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Scontro tra la presidente delle associazioni Italia-Israele e Fratoianni. “A Gaza nessun genocidio”. “Ma lei non si vergogna?”. Su La7

Scontro durissimo a Piazzapulita, su La7, tra Celeste Vichi, presidente dell’Unione Associazioni Italia-Israele, e Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e segretario di Sinistra Italiana.
A dare fuoco alle polveri è una frase di Vichi, che afferma: “Se i genitori dei bambini di Hamas fossero stati nelle loro case e avessero continuato a svolgere la vita precedente, forse tante persone successivamente non sarebbero morte“.
Il conduttore Corrado Formigli interviene immediatamente: “Ma questa è la legge del taglione“.

La polemica si riaccende quando la presidente dell’Uaii accusa Fratoianni e il suo partito di aver diffuso notizie false sulle vittime palestinesi: “Per mesi lei e quelli del suo partito ci avete raccontato che a Gaza ci sono stati 70mila morti”.
“Lo hanno detto tutte le organizzazioni internazionali“, replica Fratoianni.
L’avvocata ribatte: “Sì, organizzazioni internazionali come il Ministero della Sanità di Hamas, chiaramente”.
Il parlamentare le chiede allora se ritenga inventate anche le altre denunce sulla condotta israeliana: “Quindi la sua tesi è che è tutto inventato. Che a Gaza non c’è stato un genocidio, che non ci sono 75mila morti, che non ci sono 20mila bambini ammazzati, che in questo momento in Cisgiordania non c’è la pulizia etnica e che magari Israele non pratica l’apartheid“.
“A Gaza non c’è stato nessun genocidio – replica Vichi – e non c’è nessun apartheid, perché il 20% della sua popolazione è araba”.
Fratoianni commenta sarcastico: “Certo, Israele è una democrazia compiuta e tutto va benissimo”.

La presidente dell’Uaii afferma poi che la parola “genocidio” è nata proprio per “identificare quello che è stata la Shoah”. A insorgere stavolta è la storica Michela Ponzani: “Sta dicendo una cosa che non è vera storicamente”. Il termine, infatti, coniato dal giurista Raphael Lemkin nel 1944, venne codificato dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 e non riguarda esclusivamente lo sterminio degli ebrei, ma anche la distruzione intenzionale, totale o parziale, di altri gruppi nazionali, etnici, razziali o religiosi.

Particolarmente acceso il passaggio dedicato ai giornalisti uccisi a Gaza. Vichi sostiene che nella Striscia non siano entrati reporter stranieri “per motivi di sicurezza”. Fratoianni replica: “Nel senso che gli israeliani gli sparavano uno a uno, quindi li volevano proteggere, perché sapevano che i loro militari li puntavano alla testa. Infatti ne hanno ammazzati centinaia, lei lo sa, no?”.
“No, quelli erano terroristi che si facevano passare per giornalisti“, risponde Vichi.
Il confronto torna quindi sulla qualificazione giuridica delle operazioni militari israeliane. Il politico rilancia: “Lei è d’accordo con me che ci sono crimini di guerra?”.
Ancora una volta Vichi nega: “No, perché i crimini di guerra non sono stati ancora accertati. È gravissimo che un onorevole, un deputato, un rappresentante di un partito italiano dica questo”..

Il segretario di Sinistra Italiana, continuamente interrotto, sbotta: “Avvocata, impari a stare zitta un minuto e mi faccia concludere. È tutta la sera che lei ci sta spiegando che non c’è niente di accertato, non ci sono stati 75mila morti, 20mila bambini uccisi, crimini di guerra. Benjamin Netanyahu ha un mandato d’arresto per crimini di guerra, lei lo sa, no?“.
Fratoianni denuncia quindi “lo scempio del diritto internazionale” e richiama la situazione in Cisgiordania, affllitta dall’occupazione israeliana.

Vichi lo scimmiotta durante l’intervento.
“Per lei è legale l’occupazione? Le colonie sono legali?”, le chiede il deputato.
“Lei non conosce la risoluzione 142 del ’67?”, replica l’avvocata.
“Ma che c’entra con le colonie illegali? Lei non sa di cosa parla”, risponde Fratoianni.
“Lei invece sta dicendo il falso sapendo di dire il falso”, contrattacca Vichi.
La tensione non si attenua neppure in chiusura. Quando si parla del film-documentario Naza, la presidente dell’Uaii osserva: “È un film sicuramente molto suggestivo“.
Fratoianni reagisce con un’ultima stoccata: “Niente, lei non si vergogna neanche a fine trasmissione”.

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Botta e risposta tra Conte, Bonelli e Fratoianni sulla patrimoniale. “Non ha mai funzionato”. “Sbagli, caro Giuseppe”

Giuseppe Conte boccia la patrimoniale sui super ricchi proposta da Alleanza Verdi e Sinistra. “La tassa sui ricchi è stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato”, ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle a Roma. Perché, dice, “c’è un problema di calcolo del patrimonio” e “i mega ricchi si spostano facilmente”. A Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni promette di portare “tutta la documentazione”, assicurando che la sua non è una posizione ideologica. Immediata la replica dei due leader di Avs: “Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici e porteremo al tavolo della discussione materiali e studi che dimostrano come le obiezioni più frequenti e ripetute, a cominciare dalla ‘fuga dei capitali’, siano largamente infondate”, rispondono. E rivendicano una proposta “condivisa dalla maggioranza assoluta degli elettori italiani” che “non è più rinviabile di fronte alla diseguaglianza che continua a crescere e alla necessità di recuperare risorse per sostenere un programma di alternativa che sia davvero coraggioso”.

Al centro dello scambio è infatti la “restituzione fiscale” proposta da Avs: un’imposta annuale sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, lo 0,1% più ricco degli italiani, per finanziare parte del taglio dell’Irpef al 98% dei contribuenti. Gettito stimato: 15,9 miliardi l’anno. Obiettivo messo in discussone da Conte. Che alcune patrimoniali abbiano incontrato difficoltà è vero, ma non è corretto dire che non abbiano mai funzionato. In Spagna, per esempio, la tassa nazionale sulle grandi fortune ha incassato 623 milioni nel 2023. In Norvegia il prelievo continua a generare entrate. Quanto alla fuga dei super ricchi, una ricerca pubblicata a ottobre dal National Bureau of Economic Research (NBER) ha calcolato appena un centinaio di espatri aggiuntivi causati dalla stretta fiscale sui grandi patrimoni, evidenziando che le imprese di chi si è trasferito “rimangono economicamente attive e non riducono gli investimenti”. Secondo le stime dello studio, infatti, il gettito della patrimoniale è comunque aumentato del 71,5%, contro il 75% previsto senza i fuggiaschi. Come il Fatto ha già raccontato, persino Henley & Partners, società specializzata nel trasferimento internazionale dei milionari, ha riconosciuto che la fuga fiscale è difficile da quantificare e che, nei casi esaminati, gli espatri sono stati modesti e inferiori alle previsioni. In Francia, uno studio del Conseil d’analyse économique stima che gli espatri fiscali provocherebbero al massimo una riduzione dello 0,05% del valore aggiunto e dello 0,04% dell’occupazione.

La vera sfida è piuttosto quella del “calcolo del patrimonio”: come calcolare e tassare davvero le grandi fortune. Se le soglie sono basse si rischia di colpire ricchezze immobilizzate in case e piccole imprese. Scelte a cui si è tentato di riparare introducendo esenzioni e agevolazioni, soprattutto per le partecipazioni societarie, col risultato che anche i più ricchi sono riusciti a ridurre il proprio imponibile e a pagare molto meno del previsto. Tra le possibili soluzioni proposte c’è quella dell’economista Gabriel Zucman, già illustrata al Parlamento europeo e approfondita dal Fatto: soglia altissima, 100 milioni di patrimonio, nessuna esenzione e un’imposta che obbliga i super ricchi a raggiungere un livello minimo di tassazione, pagando però la sola differenza rispetto alle imposte già versate. Contro elusione ed espatri propone lo scambio automatico di informazioni fiscali, una exit tax, cioè una tassa sui guadagni maturati ma non ancora realizzati al momento del trasferimento all’estero della propria residenza fiscale, prevista anche da Avs con aliquota del 26%, e infine la possibilità di continuare a tassare chi cambia residenza per un limitato periodo.

Anche la Commissione europea, tuttavia, in uno studio dello scorso aprile, rileva che in generale le patrimoniali esaminate non hanno prodotto grandi entrate, soprattutto a causa di esenzioni, agevolazioni e controlli insufficienti. Insomma, il successo non è garantito e dipende dal modo in cui si disegnano le norme: quali beni tassare, come valutarli, quali esenzioni prevedere e come impedire che le grandi fortune sfuggano al prelievo. Questione decisiva anche per la possibilità di incassare davvero i 15,9 miliardi annui stimati nella proposta di Avs. A commentare divertito lo scambio interno al campo largo è intanto il centrodestra. “Sapevamo che nel campo largo sono divisi su tutto, ma non immaginavamo che arrivassero a litigare persino sul loro tema preferito: le nuove tasse da far pagare agli italiani”, ha dichiarato la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi. “Sulla patrimoniale il ‘campo diviso’ dà il meglio di sé: Conte sostiene una tesi, Bonelli e Fratoianni lo smentiscono”, rincara Maurizio Gasparri.

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