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Proteste studenti: "Scioperiamo con i lavoratori, la vostra guerra non ci fermerà"

Giulia Bertotto è stata presente alla Conferenza alla sede della Stampa Estera a Roma, dove i giornalisti internazionali hanno ascoltato le ragioni delle proteste studentesche con gli esponenti di Osa, Cambiare rotta e Piamo Casa.
I giovani hanno affermato che la guerra è la madre e al contempo l'esito più drammatico e violento di tutte le oppressioni, le quali si declinano nel caro carburanti, affitti insostenibili, gentrificazione, liberalizzazione selvaggia del mercato della casa non più calmierato, sanità privatizzata e militarizzazione sociale.
Dunque problemi politici e sociali radicati e incistiti da decenni, inaspriti da tagli da parte di partiti di ogni colore, appiattiti invece dal Governo Meloni (ma anche dalle sedicenti opposizioni) su questioni di ordine pubblico e repressi con nuovi approcci securitari.

La conferenza è stata organizzata dal giornalista Max Civili. Colleghi sono pervenuti da agenzie e tv inglesi, norvegesi, brasiliane e molte altre ancora. Grandi testate italiane non pervenute ad ascoltare le ragioni degli studenti, che stanno scendendo in piazza con operai, portuali, agricoltori e autotrasportatori.
Uniti verso lo sciopero del 30 ottobre.  

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Funerali Khamenei: non solo lutto, ma un messaggio di resistenza al mondo intero

Vi riproponiamo, con un nuovo articolo, il reportage "L'Addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran", scritto e girato da Giulia Bertotto che è stata testimone diretta delle immense folle di Teheran, nei giorni del funerale più grande e solenne della storia moderna


Assistere ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato da un attacco congiunto israelo-statunitense nel febbraio del 2026 è stata un’esperienza profonda e totalizzante, tragica e al contempo preziosa. Questo omicidio deliberatoè un delitto di esiziale gravità commesso non solo contro una figura politico-religiosa,ma anche contro il suo popolo. Un delitto che solo un’ideologia razzista, arrogante e priva del senso del sacro può commettere.

LA MIA ESPERIENZA COME GIORNALISTA, CITTADINA DEL MONDO E PELLEGRINA SULLA TERRA

Partecipare alle giornate di commemorazione per l’Ayatollah Khamenei è stata innanzitutto un’occasione di altissimo valore professionale,poiché molti colleghi giornalisti spesso scrivono di luoghi che non conoscono e si sperticano in analisi antropologiche su società che non hanno mai incontrato. Un vissuto formativo anche come cittadina attiva politicamente; vedere una tale coesione di popolo mentre in Italia il modello neoliberista è riuscito a dividere i cittadini su ogni questione, in una guerra orizzontale costante studiata per impedirci di cogliere il reale bersaglio politico delle nostre rivendicazioni.

Anche sul piano spiritualeè stata un’esperienza di forte impatto; come afferma il sociologo francese Emmanuel Todd,in Occidente la religione è in stato di “zombieficazione”. La spiritualità nelle folle di Teheran è invece viva e tangibile, focosa e furiosa, dolente ma anche orgogliosa e consapevole di aver lanciato un solenne messaggio al mondo: gli Stati Uniti e Israele, il “grande e il piccolo Satana” come li definiva proprio Khamenei, non sono invincibili. E non lo sono nonostante decenni di sanzioni, tentativi di isolamento e di destabilizzazione imposti fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

Le grandi esequie dell’Imam Khamenei si sono svolte in una fase storico-politica decisiva e drammatica: a quasi tre anni di genocidio in mondovisione a Gaza, mentre Teheran stupiva il mondo intero assestando una clamorosa sconfitta all’imperialismo trumpiano e al sionismo ormai completamente allo scoperto nel governo Netanyahu. “A Dio piacendo, il cancro del regime usurpatore sionista sarà sradicato per mano del popolo palestinese e delle forze della Resistenza in tutta la regione” annunciava proprio Khamenei il 7 ottobre 2023.

Mentre la nostra delegazione si trova in Iran, ilmondo registra grandi mutamenti: l’Ucraina è ancora logorata dalla guerra per procura di Washington contro la Russia a cui l’Europa obbedisce prona, i Brics crescono economicamente, demograficamente e nella capacità di incidere sugli equilibri di potere globale;al contrario la Nato viene messa in discussione da nuove egemonie, e soprattutto da nuove concezioni della leadership internazionale.

PELLEGRINI E TURISTI, DUE PARADIGMI

Quello a Teheran è stato un viaggio travolgente,nel quale abbiamo ricevuto forme di ospitalità e accoglienza a noi sconosciute. Diametralmente opposti i paradigmi che identificano il turista e il pellegrino. Il turista in “Occidente” deve essere sfruttato, “spennato”, ipnotizzato da città-luna park e poi ricacciato da dove è arrivato. Al pellegrino invece, vieneofferta ogni bevanda sul suo cammino, viene sostenuto fisicamente ed emotivamente durante il percorso che sta affrontando. Il suo incedere non è un accumulo di mete per una vetrina instagrammabile, ma il tragitto contemplativo verso un luogo sacro interiore ed esteriore. Il pellegrino è umano, ma in una condizione ontologica quasi ibrida;il viandante è sospeso tra terra e Cielo, tra il sentiero della propria interiorità e la comunità cerimoniale. Il pellegrino non procede per sé stesso solamente, ma dentro sé stesso e verso la famiglia dei fedeli.

Abbiamo partecipato a questo evento storico solennetra milioni di persone, albe e tramonti di folle travolgenti verso la Grande Mosallapiangente il feretro dell’Imam. Siamo staticommossi da canti, prosternazioni e preghiere per le strade della capitale. Due i simboli che rappresentavano più efficacemente lo stato d’animo diffuso; la bandiera nera del lutto issata ovunque e l’icona del pugno chiuso, emblema della fermezza contro l’avversario, della prontezza alla battaglia, della certezza nella vittoria.

UNA MISTICA INCARNATA NELLA GIUSTIZIA MONDANA

A Teheran abbiamo respirato una dialettica costante non solo tra intimo raccoglimento edesibizione rituale del lutto, ma anche tra cordoglio e collera, è così infatti che ho scelto di intitolare il mio reportage di quei giorni travolgenti. Lo sciismo non è caratterizzato da quietismo e distacco dai fatti umani, l’anelito mistico è quasi sempre vissuto con passione rivoluzionaria. L’ordine metafisico e cosmico non deve restare un’aspirazione trascendente, ma essere incarnato nella ricerca di giustizia terrena e nel sostegno alle lotte degli oppressi. Questo è l’unico modo per onorare il Divino e abitare con onore la dimensione transeunte. Ogni rivendicazione sul piano storico, ogni invettiva contro la “Coalizione Epstein” nelle piazze di Teheran, è accompagnata da una Sura coranica. La Rivelazione deve elevare l’agire politico, la politica realizzare più che può l’insegnamento del Libro.

Si tratta di una concezionea noi lontana; infatti se è vero chenella tradizione cristianae nel nucleo di tutte le saggezze mistiche troviamo l’elemento di rifiutoascetico del mondo materiale per avvicinarsi alla verità ultramondana,solo nel credo sciita questo elemento è paradossalmente intrecciato con la lotta secolare.

“Non fuggiremo; saremo sepolti in questa stessa terra. Non c'è superpotenza all'infuori di Allah, e non temiamo nessuno se non Allah”, disse Khamenei a gennaio 2026.Il mese successivo sarebbe stato martirizzato.

Affascinante è anche la dottrina dell’ultimo Imam, l’attesa escatologica sciita affine anche alla venuta del Salvatore cristiano e al ritorno del Messia ebraico. Il dodicesimo e ultimo Imam nacque a Samarra nel 869 d.C. e in tenera età si sarebbe ritirato in "occultamento", una condizione di assenza fisica agli occhi del mondo. In questo stato di nascondimento dallo sguardo materiale è Lui a guidare l’umanità che spesso non vede il bene e compie il male. Sul piano escatologico è considerato il Mahd?, il "ben guidato" da Dio, che secondo la tradizione, si manifesterà alla fine dei tempi per ripristinare l’equità sulla Terra.

Quella sciita è una religione ribelle al mondo, dissidente alla sua ingiustizia ontologica, ai suoi rapporti di forza feroci, una fede“eretica”nel cuore pulsante di sé stessa, che nasce dal sacrificio e si fonda sul martirio.

Pensiamo alle parole di sfida e insieme estatiche di Seyyed Hassan Nasrallah[2]: “Quello che vogliamo è solo l’aldilà. Il nostro agire in questo mondo è figlio del dovere e non certo di terrena bramosia. La presente realtà non è in alcun modo la nostra meta. Essa vale per noi quanto la suola di una scarpa o il muco di una capra. La sua effimera insulsa pochezza la lasciamo volentieri a voialtri. Noi apparteniamo all’altro mondo: solo lì è il nostro appagamento”.

L’ISLAMOFOBIA SELETTIVA NELLE MANIPOLAZIONI OCCIDENTALI

Da parte del cosiddetto “Occidente allargato” assistiamo ad un’islamofobia selettiva sempre più incoerente,che dimostra comela sua clava concettuale venga utilizzata a fini politici.Un esempio di questo stridente doppiopesismo lo troviamonel confrontol’Arabia saudita, un alleato sionista e di Washington, il quale al contrario della Repubblica Islamica dell’Iran, non è mai oggetto di critiche sui diritti umani, la questione femminile e le libertà civili. La maggior parte dei media omette in funzione propagandistica filo-atlantista che in Arabia Saudita solo dal 2018 le donne possono guidare le automobili o che solo dal 2019 le cittadine possono ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e registrare i figli senza il permesso di un uomo. D’altra parte non si informal’opinione pubblica dell’esteso e altissimo livello di istruzioneraggiunto dalle donne iraniane, ma si parla morbosamente del velo che indossano.

l’Iran èil nemico perfetto per la filosofia islamico-politica che lo anima, la punta di diamante dell’ “Asse della resistenza”,oggi più odiato che mai poiché ha dato un clamoroso schiaffomilitare e morale ad Usa e Israele, una dimostrazione identitaria epocale che non accadeva forse dalla guerra del Vietnam.

Questa diffusa islamofobiala rintracciamo nei media e in espressioni giornalistiche scelte per delegittimare istanze non conformi al sionismo mondiale; come ci spiega Tim Anderson nel suo saggio “Comprendere lo Yemen” il partitoyemenita Ansarallah,non viene mai chiamato dai media occidentali col suo nome ufficiale, ma “ribelli houthi”;una definizione funzionale a suggerire l’immagine di un gruppo tribale, di una sacca di violenti quasi sprovveduti, quando invece il partito è al governo dalla rivoluzione del 2014 (Anchel’Onu, ormai quasi totalmente orientata dal denaro della Casa Bianca, non riconosce il governo Ansarallah). Le sue rivendicazioni politiche nazionali, vengono ridicolizzate e presentate in maniera infantilizzata,indotte in un proxy iraniano privo di una propria fibra politica. Di nuovo dunque l’Iran viene demonizzato, come mostro oscurantista verso i propri giovani e capace di condizionare i cittadini yemeniti e le istanze di Hezbollah in Libano.

VIAGGIARE È SPECCHIARSI NELL’ALTRO

Queste mistificazioni mediatiche e istituzionali da parte dei governi occidentali sono atti di grave offesa anche verso i propri elettori: la costruzione di un nemico “esotico”, spostato sempre un po’ più ad est, serve a nascondere i soprusi e a camuffare le barbarie che i nostri governi esercitano proprio su di noi.

Pensiamo infine ad alcune dichiarazioni irricevibili e surreali da parte di Donald Trump, nel processo di normalizzazione del genocidio palestinese, della guerra all’Iran e dell’islamofobia:il 7 aprile 2026 Trump minacciò così l’intero Iran e i suoi cittadini: "Un'intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile".

Eravamo a Teheran il 7 luglio 2026, proprio quando gli Usa hanno ripreso a bombardare il sud del paese e il presidente Trump ha affermato che gli iraniani sono violenti e che non avrebbe più trattato con loro.Nessuno in quei giorni ci ha fatto sentire in pericolo, se non proprio gli Stati Uniti che avevano ripreso ad attaccare il Sud e la zona di Hormuz.

Ad aprile 2026 Trump affermava che “l’Iran è il regime più violento e pericoloso della terra”.L’Occidente, ormai incapace di riconoscersi, proietta la propria violenzasterminatrice nelle altre culture, mentendo ancora a sé stesso nel proclamarsi“civile e democratico”. Viaggiare forse è allora davvero un modo per conoscere meglio sé stessi specchiandosi nell’Altro e in questa misteriosa realtà.

[2]Il terzo segretario di Hezbollah è stato ucciso dall’esercito israeliano nel settembre del 2024.


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Funerali Khamenei: testimonianza di una giornalista indipendente e pellegrina a Teheran

Vi riproponiamo con un nuovo articolo, il reportage "L'Addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran", scritto e girato da Giulia Bertotto che è stata testimone dirette delle grandi folle di Teheran, nei giorni del funerale più numeroso e solenne della storia moderna


Assistere ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato da un attacco congiunto israelo-statunitense nel febbraio del 2026 è stata un’esperienza profonda e totalizzante, tragica e al contempo preziosa. Questo omicidio deliberatoè un delitto di esiziale gravità commesso non solo contro una figura politico-religiosa,ma anche contro il suo popolo. Un delitto che solo un’ideologia razzista, arrogante e priva del senso del sacro può commettere.

LA MIA ESPERIENZA COME GIORNALISTA, CITTADINA DEL MONDOE PELLEGRINA SULLA TERRA

Partecipare alle giornate di commemorazione per l’Ayatollah Khamenei è stata innanzitutto un’occasione di altissimo valore professionale,poiché molti colleghi giornalisti spesso scrivono di luoghi che non conoscono e si sperticano in analisi antropologiche su società che non hanno mai incontrato. Un vissuto formativo anche come cittadina attiva politicamente; vedere una tale coesione di popolo mentre in Italia il modello neoliberista è riuscito a dividere i cittadini su ogni questione, in una guerra orizzontale costante studiata per impedirci di cogliere il reale bersaglio politico delle nostre rivendicazioni.

Anche sul piano spiritualeè stata un’esperienza di forte impatto; come afferma il sociologo francese Emmanuel Todd,in Occidente la religione è in stato di “zombieficazione”. La spiritualità nelle folle di Teheran è invece viva e tangibile, focosa e furiosa, dolente ma anche orgogliosa e consapevole di aver lanciato un solenne messaggio al mondo: gli Stati Uniti e Israele, il “grande e il piccolo Satana” come li definiva proprio Khamenei, non sono invincibili. E non lo sono nonostante decenni di sanzioni, tentativi di isolamento e di destabilizzazione imposti fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

Le grandi esequie dell’Imam Khamenei si sono svolte in una fase storico-politica decisiva e drammatica: a quasi tre anni di genocidio in mondovisione a Gaza, mentre Teheran stupiva il mondo intero assestando una clamorosa sconfitta all’imperialismo trumpiano e al sionismo ormai completamente allo scoperto nel governo Netanyahu. “A Dio piacendo, il cancro del regime usurpatore sionista sarà sradicato per mano del popolo palestinese e delle forze della Resistenza in tutta la regione” annunciava proprio Khamenei il 7 ottobre 2023.

Mentre la nostra delegazione si trova in Iran, ilmondo registra grandi mutamenti: l’Ucraina è ancora logorata dalla guerra per procura di Washington contro la Russia a cui l’Europa obbedisce prona, i Brics crescono economicamente, demograficamente e nella capacità di incidere sugli equilibri di potere globale;al contrario la Nato viene messa in discussione da nuove egemonie, e soprattutto da nuove concezioni della leadership internazionale.

PELLEGRINI E TURISTI, DUE PARADIGMI

Quello a Teheran è stato un viaggio travolgente,nel quale abbiamo ricevuto forme di ospitalità e accoglienza a noi sconosciute. Diametralmente opposti i paradigmi che identificano il turista e il pellegrino. Il turista in “Occidente” deve essere sfruttato, “spennato”, ipnotizzato da città-luna park e poi ricacciato da dove è arrivato. Al pellegrino invece, vieneofferta ogni bevanda sul suo cammino, viene sostenuto fisicamente ed emotivamente durante il percorso che sta affrontando. Il suo incedere non è un accumulo di mete per una vetrina instagrammabile, ma il tragitto contemplativo verso un luogo sacro interiore ed esteriore. Il pellegrino è umano, ma in una condizione ontologica quasi ibrida;il viandante è sospeso tra terra e Cielo, tra il sentiero della propria interiorità e la comunità cerimoniale. Il pellegrino non procede per sé stesso solamente, ma dentro sé stesso e verso la famiglia dei fedeli.

Abbiamo partecipato a questo evento storico solennetra milioni di persone, albe e tramonti di folle travolgenti verso la Grande Mosallapiangente il feretro dell’Imam. Siamo staticommossi da canti, prosternazioni e preghiere per le strade della capitale. Due i simboli che rappresentavano più efficacemente lo stato d’animo diffuso; la bandiera nera del lutto issata ovunque e l’icona del pugno chiuso, emblema della fermezza contro l’avversario, della prontezza alla battaglia, della certezza nella vittoria.

UNA MISTICA INCARNATA NELLA GIUSTIZIA MONDANA

A Teheran abbiamo respirato una dialettica costante non solo tra intimo raccoglimento edesibizione rituale del lutto, ma anche tra cordoglio e collera, è così infatti che ho scelto di intitolare il mio reportage di quei giorni travolgenti. Lo sciismo non è caratterizzato da quietismo e distacco dai fatti umani, l’anelito mistico è quasi sempre vissuto con passione rivoluzionaria. L’ordine metafisico e cosmico non deve restare un’aspirazione trascendente, ma essere incarnato nella ricerca di giustizia terrena e nel sostegno alle lotte degli oppressi. Questo è l’unico modo per onorare il Divino e abitare con onore la dimensione transeunte. Ogni rivendicazione sul piano storico, ogni invettiva contro la “Coalizione Epstein” nelle piazze di Teheran, è accompagnata da una Sura coranica. La Rivelazione deve elevare l’agire politico, la politica realizzare più che può l’insegnamento del Libro.

Si tratta di una concezionea noi lontana; infatti se è vero chenella tradizione cristianae nel nucleo di tutte le saggezze mistiche troviamo l’elemento di rifiutoascetico del mondo materiale per avvicinarsi alla verità ultramondana,solo nel credo sciita questo elemento è paradossalmente intrecciato con la lotta secolare.

“Non fuggiremo; saremo sepolti in questa stessa terra. Non c'è superpotenza all'infuori di Allah, e non temiamo nessuno se non Allah”, disse Khamenei a gennaio 2026.Il mese successivo sarebbe stato martirizzato.

Affascinante è anche la dottrina dell’ultimo Imam, l’attesa escatologica sciita affine anche alla venuta del Salvatore cristiano e al ritorno del Messia ebraico. Il dodicesimo e ultimo Imam nacque a Samarra nel 869 d.C. e in tenera età si sarebbe ritirato in "occultamento", una condizione di assenza fisica agli occhi del mondo. In questo stato di nascondimento dallo sguardo materiale è Lui a guidare l’umanità che spesso non vede il bene e compie il male. Sul piano escatologico è considerato il Mahd?, il "ben guidato" da Dio, che secondo la tradizione, si manifesterà alla fine dei tempi per ripristinare l’equità sulla Terra.

Quella sciita è una religione ribelle al mondo, dissidente alla sua ingiustizia ontologica, ai suoi rapporti di forza feroci, una fede“eretica”nel cuore pulsante di sé stessa, che nasce dal sacrificio e si fonda sul martirio.

Pensiamo alle parole di sfida e insieme estatiche di Seyyed Hassan Nasrallah[2]: “Quello che vogliamo è solo l’aldilà. Il nostro agire in questo mondo è figlio del dovere e non certo di terrena bramosia. La presente realtà non è in alcun modo la nostra meta. Essa vale per noi quanto la suola di una scarpa o il muco di una capra. La sua effimera insulsa pochezza la lasciamo volentieri a voialtri. Noi apparteniamo all’altro mondo: solo lì è il nostro appagamento”.

L’ISLAMOFOBIA SELETTIVA NELLE MANIPOLAZIONI OCCIDENTALI

Da parte del cosiddetto “Occidente allargato” assistiamo ad un’islamofobia selettiva sempre più incoerente,che dimostra comela sua clava concettuale venga utilizzata a fini politici.Un esempio di questo stridente doppiopesismo lo troviamonel confrontol’Arabia saudita, un alleato sionista e di Washington, il quale al contrario della Repubblica Islamica dell’Iran, non è mai oggetto di critiche sui diritti umani, la questione femminile e le libertà civili. La maggior parte dei media omette in funzione propagandistica filo-atlantista che in Arabia Saudita solo dal 2018 le donne possono guidare le automobili o che solo dal 2019 le cittadine possono ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e registrare i figli senza il permesso di un uomo. D’altra parte non si informal’opinione pubblica dell’esteso e altissimo livello di istruzioneraggiunto dalle donne iraniane, ma si parla morbosamente del velo che indossano.

l’Iran èil nemico perfetto per la filosofia islamico-politica che lo anima, la punta di diamante dell’ “Asse della resistenza”,oggi più odiato che mai poiché ha dato un clamoroso schiaffomilitare e morale ad Usa e Israele, una dimostrazione identitaria epocale che non accadeva forse dalla guerra del Vietnam.

Questa diffusa islamofobiala rintracciamo nei media e in espressioni giornalistiche scelte per delegittimare istanze non conformi al sionismo mondiale; come ci spiega Tim Anderson nel suo saggio “Comprendere lo Yemen” il partitoyemenita Ansarallah,non viene mai chiamato dai media occidentali col suo nome ufficiale, ma “ribelli houthi”;una definizione funzionale a suggerire l’immagine di un gruppo tribale, di una sacca di violenti quasi sprovveduti, quando invece il partito è al governo dalla rivoluzione del 2014 (Anchel’Onu, ormai quasi totalmente orientata dal denaro della Casa Bianca, non riconosce il governo Ansarallah). Le sue rivendicazioni politiche nazionali, vengono ridicolizzate e presentate in maniera infantilizzata,indotte in un proxy iraniano privo di una propria fibra politica. Di nuovo dunque l’Iran viene demonizzato, come mostro oscurantista verso i propri giovani e capace di condizionare i cittadini yemeniti e le istanze di Hezbollah in Libano.

VIAGGIARE È SPECCHIARSI NELL’ALTRO

Queste mistificazioni mediatiche e istituzionali da parte dei governi occidentali sono atti di grave offesa anche verso i propri elettori: la costruzione di un nemico “esotico”, spostato sempre un po’ più ad est, serve a nascondere i soprusi e a camuffare le barbarie che i nostri governi esercitano proprio su di noi.

Pensiamo infine ad alcune dichiarazioni irricevibili e surreali da parte di Donald Trump, nel processo di normalizzazione del genocidio palestinese, della guerra all’Iran e dell’islamofobia:il 7 aprile 2026 Trump minacciò così l’intero Iran e i suoi cittadini: "Un'intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile".

Eravamo a Teheran il 7 luglio 2026, proprio quando gli Usa hanno ripreso a bombardare il sud del paese e il presidente Trump ha affermato che gli iraniani sono violenti e che non avrebbe più trattato con loro.Nessuno in quei giorni ci ha fatto sentire in pericolo, se non proprio gli Stati Uniti che avevano ripreso ad attaccare il Sud e la zona di Hormuz.

Ad aprile 2026 Trump affermava che “l’Iran è il regime più violento e pericoloso della terra”.L’Occidente, ormai incapace di riconoscersi, proietta la propria violenzasterminatrice nelle altre culture, mentendo ancora a sé stesso nel proclamarsi“civile e democratico”. Viaggiare forse è allora davvero un modo per conoscere meglio sé stessi specchiandosi nell’Altro e in questa misteriosa realtà.

[2]Il terzo segretario di Hezbollah è stato ucciso dall’esercito israeliano nel settembre del 2024.


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Iran, Zio Filippo: "L'Italia mobilita l'esercito contro i suoi cittadini, Teheran li arma contro gli Usa"

Oggi 20 ottobre è il triste anniversario della Strage di Gorla del 1944, quando bombardieri americani sganciarono una bomba su Milano. L'ordigno esplose dentro una scuola elementare uccidendo 184 bambini. Un episodio trascurato nei libri di storia perché anche la memoria è soggetta alla narrazione di chi impone la propria egemonia. Ne abbiamo parlato con Zio Filippo, misterioso attivista italo iraniano che si presenta al pubblico nei panni di un rettile blu, creatura a sangue freddo ma con un cuore caldo per gli eventi geopolitici. La sua ultima canzone è "Gorla Minab Gaza" che commemora questo episodio negli elementi comuni con il massacro della scuola iraniana di Minab e le innumerevoli aule palestinesi bombardate. 

Abbiamo chiesto a Zio Filippo quali notizie arrivano di prima mano dall'Iran; le autorità stanno mobilitando l'esercito civile, abbiamo visto immagini di donne volontarie che imbracciano fucili durante lo svolgimento delle esercitazioni. Qualcosa che manda in tilt la visione orientalista, ossessionata dall'immagine del velo femminile, che dipinge la figura femminile iraniana limitata dalla Repubblica Islamica all'unico ruolo di moglie e madre. Così, mentre il ministro Crosetto decide di mandare i militari contro i manifestanti, Teheran arma i propri cittadini contro gli Stati Uniti.

Intanto Aluf Amos Yadlin, ex generale dell'aeronautica militare israeliana, già addetto militare dell’esercito sionista a Washington e capo della Direzione dell'intelligence militare del regime di Tel Aviv ha affermato: “Nella guerra dei quaranta giorni, la Repubblica Islamica avrebbe dovuto essere rovesciata attuando quattro piani, tra cui i modelli siriano e venezuelano, e scatenando rivolte di piazza, ecc., ma questi piani sono tutti falliti! Netanyahu si era illuso e il suo piano irrealistico e fantasioso di rovesciare la Repubblica Islamica è fallito". Anche da queste parole comprendiamo il momento epocale nel quale ci troviamo, l'Iran sta cambiando i rapporti di forza dell'Asia Occidentale.

"Mai nella nostra storia Iran e Russia hanno collaborato così strettamente come ora". Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in seguito ai colloqui avuti a Teheran con il suo omologo russo Lavrov. Abbiamo commentato con Zio Filippo anche questa importante dichiarazione da parte di Teheran.

E ancora, chi vincerà alle elezioni del 27 ottobre in Israele? Il segretario della difesa Usa ha chiamato Netanyahu per dare al Primo ministro dello stato occupante e ricercato internazionale per crimini di guerra, tutto il suo appoggio: “Avrai una vittoria strepitosa” gli ha assicurato. Ciò che è certo è che Netanyahu è solo il culmine criminale del sionismo, ma non è lui la causa profonda del primo genocidio in diretta mondiale. Lo è l’antica e perniciosa ideologia sionista.

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Guerra in Iran, Zio Filippo: "L'Italia mobilita l'esercito contro i manifestanti, l'Iran arma i suoi cittadini contro gli Usa"

Oggi 24 ottobre è il triste anniversario della Strage di Gorla del 1944, quando bombardieri americani sganciarono una bomba su Milano. L'ordigno esplose dentro una scuola elementare uccidendo 184 bambini. Un episodio trascurato nei libri di storia perché anche la memoria è soggetta alla narrazione di chi impone la propria egemonia. Ne abbiamo parlato con Zio Filippo, misterioso attivista italo iraniano che si presenta al pubblico nei panni di un rettile blu, creatura a sangue freddo ma con un cuore caldo per gli eventi geopolitici. La sua ultima canzone è "Gorla Minab Gaza" che commemora questo episodio negli elementi comuni con il massacro della scuola iraniana di Minab e le innumerevoli aule palestinesi bombardate. 

Abbiamo chiesto a Zio Filippo quali notizie arrivano di prima mano dall'Iran; le autorità stanno mobilitando l'esercito civile, abbiamo visto immagini di donne volontarie che imbracciano fucili durante lo svolgimento delle esercitazioni. Qualcosa che manda in tilt la visione orientalista, ossessionata dall'immagine del velo femminile, che dipinge la figura femminile iraniana limitata dalla Repubblica Islamica all'unico ruolo di moglie e madre. Così, mentre il ministro Crosetto decide di mandare i militari contro i manifestanti, Teheran arma i propri cittadini contro gli Stati Uniti.

Intanto Aluf Amos Yadlin, ex generale dell'aeronautica militare israeliana, già addetto militare dell’esercito sionista a Washington e capo della Direzione dell'intelligence militare del regime di Tel Aviv ha affermato: “Nella guerra dei quaranta giorni, la Repubblica Islamica avrebbe dovuto essere rovesciata attuando quattro piani, tra cui i modelli siriano e venezuelano, e scatenando rivolte di piazza, ecc., ma questi piani sono tutti falliti! Netanyahu si era illuso e il suo piano irrealistico e fantasioso di rovesciare la Repubblica Islamica è fallito". Anche da queste parole comprendiamo il momento epocale nel quale ci troviamo, l'Iran sta cambiando i rapporti di forza dell'Asia Occidentale.

"Mai nella nostra storia Iran e Russia hanno collaborato così strettamente come ora". Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in seguito ai colloqui avuti a Teheran con il suo omologo russo Lavrov. Abbiamo commentato con Zio Filippo anche questa importante dichiarazione da parte di Teheran.

E ancora, chi vincerà alle elezioni del 27 settembre in Israele? Il segretario della difesa Usa ha chiamato Netanyahu per dare al Primo ministro dello stato occupante e ricercato internazionale per crimini di guerra, tutto il suo appoggio: “Avrai una vittoria strepitosa” gli ha assicurato. Ciò che è certo è che Netanyahu è solo il culmine criminale del sionismo, ma non è lui la causa profonda del primo genocidio in diretta mondiale. Lo è l’antica e perniciosa ideologia sionista.

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Proteste Francia, prof. Desogus da Parigi: le ragioni degli studenti, ma non chiamatelo Sessantotto

Il professor Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université. I suoi studi riguardano principalmente la produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra e il rapporto tra cinema e letteratura. Si occupa di diversi autori tra cui Pier Paolo Pasolini e Antonio Gramsci. Lo abbiamo intervistato per avere una sua testimonianza da Parigi. La città è da giorni a ferro e fuoco contro il caro vita, le inefficienze del sistema scolastico, il warfare e riarmo europeo a scapito del welfare, ma anche per ottenere la rottura della complicità con Israele nel genocidio palestinese.

La capitale francese si è ritrovata in un clima da guerriglia urbana con roghi, negozi vandalizzati e saccheggi…o “espropri proletari” in base a chi racconta gli eventi. A quanto sappiamo sarebbero ben 1800 i fermi, un morto per un malore e una donna avrebbe perso una mano. Macron nel suo discorso alla nazione ha affermato che condanna le violenze ma che non aggiungerà ulteriori misure di sicurezza.

Abbiamo domandato al professor Desogus le sue impressioni sul montare dello scontento nell’ambiente universitario, quindi se ci si si aspettava questo sussulto popolare. Anche a Milano si sono verificate proteste molto accese, bombe carta e vetrine sfondate, ma anche giovanissimi totalmente inermi che sono stati picchiati dalle forze dell’ordine. Come interpretiamo dal punto di vista sociale e politico questa ventata incendiaria in Italia? Queste micce di contestazione porteranno verso un cambiamento reale nell’assetto politico e istituzionale italiano oppure si afflosceranno su se stesse o verranno spente e represse?

“La borghesia di tutto il mondo che assiste con compiacimento al massacro rabbrividisce d'orrore a veder profanati calce e mattoni”. Questa frase, che sta spopolando sui social, è stata scritta da Karl Marx nel suo opuscolo storico “La guerra civile in Francia” del 1871. Si riferiva alla reazione della borghesia internazionale di fronte alla sanguinosa repressione della Comune di Parigi del 1871, evidenziando l'ipocrisia delle classi dominanti. Oggi il sistema cerca di salvarsi trasformando il conflitto politico in responsabilità giudiziarie, spiega Desogus, polarizzando mediaticamente il dibattito sulla legittimità dell'uso della violenza, così da liquidare i contenuti e le istanze dei cittadini europei.

Assistiamo quindi, per certi versi, alle stesse dinamiche denunciate da Marx; più ci "proletarizziamo" e più siamo noi stessi a scandalizzarci come "borghesi"? Abbiamo interiorizzato l’obbedienza neoliberista fino a credere che sia più giusto sottomettersi a un dominio ferocemente iniquo e aggressivo che non combatterlo anche a danno di alcune vetrine?

Sembrano tutti aver ingoiato un libro di Thomas Hobbes, secondo il quale la ribellione non è mai lecita, poiché viola il patto sociale irreversibile che fonda lo Stato. A suo avviso c’è solo un'unica eccezione: il diritto individuale alla legittima difesa e alla salvaguardia della propria vita. Il filosofo inglese insomma, considera la ribellione legittima solo quando il patto con il sovrano è rotto e il paese torna allo stato di natura. Per lui il patto sociale ha la funzione di conservare la "nuda vita" (come direbbe Giorgio Agamben), perciò se questa è in pericolo a causa del potere stesso, allora il patto può venire meno. Ma tra Hobbes e noi ci sono secoli di storia e conquiste sociali, che ci hanno resi da sudditi, cittadini.

Nel saggio "Sulla rivoluzione" (1963), Hannah Arendt analizza il concetto di rivoluzione distinguendolo dalla mera ribellione e confrontando il fallimento della Rivoluzione francese con il successo della Rivoluzione americana. Parafrasandola, solo la rivoluzione pacifica ha successo. Quindi una domanda socio-politica e filosofica sul rapporto tra violenza e potere. La protesta pacifica può davvero essere efficace? Il potere si fa strappare il dominio con metodi e pratiche che non implichino la forza e la minaccia del suo rovesciamento?

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Proteste Parigi, Desogus: il sistema cerca di salvarsi trasformando il conflitto politico in responsabilità giudiziarie

Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. I suoi studi riguardano principalmente la produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra e il rapporto tra cinema e letteratura. Si occupa di diversi autori tra cui Pier Paolo Pasolini e Antonio Gramsci. Lo abbiamo intervistato per avere una sua testimonianza. Parigi è ferro e fuoco contro il caro vita, le inefficienze del sistema scolastico, il warfare e riarmo europeo a scapito del welfare, ma anche per la rottura della complicità con Israele nel genocidio palestinese.

La città si è ritrovata in un clima da guerriglia urbana con roghi, negozi vandalizzati e saccheggi…o “espropri proletari” in base a chi racconta gli eventi. A quanto sappiamo sarebbero ben 1800 i fermi, un morto per un malore e una donna avrebbe perso una mano. Macron nel suo discorso alla nazione ha affermato che condanna le violenze ma che non aggiungerà ulteriori misure di sicurezza.

Abbiamo domandato al professor Desogus le sue impressioni sul montare dello scontento  nell’ambiente universitario, quindi se ci si si aspettava questo sussulto popolare e questi moti insurrezionali. Anche a Milano si sono verificate proteste molto accese, bombe carta e vetrine sfondate anche qui, ma anche giovanissimi totalmente inermi che sono stati picchiati dalle forze dell’ordine. Come interpretiamo dal punto di vista sociale e politico questa ventata incendiaria in Italia? Queste micce di contestazione porteranno verso un cambiamento reale nell’assetto politico e istituzionale italiano oppure si afflosceranno su se stesse o verranno spente e represse?


“La borghesia di tutto il mondo che assiste con compiacimento al massacro rabbrividisce d'orrore a veder profanati calce e mattoni”. Questa frase, che sta spopolando sui social, è stata scritta da Karl Marx nel suo opuscolo storico “La guerra civile in Francia” del 1871. Si riferiva alla reazione della borghesia internazionale di fronte alla sanguinosa repressione della Comune di Parigi del 1871, evidenziando l'ipocrisia delle classi dominanti.

Oggi vediamo per certi versi stesse dinamiche; dunque più siamo proletari e più ci scandalizziamo come borghesi? Abbiamo interiorizzato l’obbedienza fino a credere che sia più giusto sottomettersi a un dominio ferocemente iniquo e aggressivo che non combatterlo anche a danno di alcune vetrine? Sembrano tutti aver ingoiato un libro di Thomas Hobbes, secondo il quale la ribellione non è mai lecita, poiché viola il patto sociale irreversibile che fonda lo Stato. A suo avviso c’è solo un'unica eccezione: il diritto individuale alla legittima difesa e alla salvaguardia della propria vita. Il filosofo inglese insomma, considera la ribellione legittima solo quando il patto con il sovrano è rotto e il paese torna allo stato di natura. Per lui il patto sociale ha la funzione di conservare la nuda vita direbbe Giorgio Agamben, se questa è in pericolo a causa del potere stesso allora il patto può venire meno. Ma tra Hobbes e noi ci sono secoli di storia e conquiste sociali, che ci hanno resi da sudditi cittadini.

Nel saggio "Sulla rivoluzione" (1963), Hannah Arendt analizza il concetto di rivoluzione distinguendolo dalla mera ribellione e confrontando il fallimento della Rivoluzione francese con il successo della Rivoluzione americana. Parafrasandola, solo la rivoluzione pacifica ha successo. Quindi una domanda socio-politica e filosofica sul rapporto tra violenza e potere. La protesta pacifica può davvero essere efficace? Il potere si fa strappare il dominio con metodi e pratiche che non implichino la forza e la minaccia del suo rovesciamento?

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Giovani Palestinesi d'Italia: "Vi raccontiamo come resiste la diaspora palestinese in Italia"

Sidanah è una delle portavoce dei Giovani Palestinesi d'Italia, (GPI) un’organizzazione politica in diaspora nata intorno al 2017 e attiva in diverse città italiane come Milano, Torino e Roma.  Si tratta di un dialogo prezioso perché raramente questo collettivo rilascia interviste ai media. 
I palestinesi in diaspora ci spiegano come le loro attività di formazione, informazione, attivismo, sensibilizzazione e protesta siano parte di una rete di sostegno alla resistenza palestinese, sotto occupazione militare da almeno ottant'anni.

Abbiamo chiesto a Sidanah di raccontarci di più sul suo movimento, di spiegare cosa significa "resistenza", una delle parole più strumentalizzate dal sistema mediatico filosionista o comunque condizionato da un approccio orientalista. 
Oltre alla popolazione palestinese massacrata quotidianamente a Gaza, quella che vive in stato di apartheid perseguitata in Cisgiordania e sfollata nei campi profughi, c’è anche un’intera popolazione dietro le sbarre, si tratta dei prigioni politici in quello status giuridico che l'entità sionista chiama "Detenzione amministrativa", e che innumerevoli associazioni legali ritengono contrario ai diritti umani fondamentali. Insomma, la prigionia come altra forma genocidaria. 

E ancora, abbiamo chiesto un commento a proposito del fatto che Mahmoud Abbas ha di nuovo rimandato le elezioni nei territori palestinesi; avrebbero dovuto tenersi il 28 novembre ma sono state rimandate all’11 settembre del 2027. In chiusura abbiamo chiesto ai GPI la loro posizione rispetto all’ “Asse della Resistenza” antimperialista in Asia Occidentale quindi la resistenza di Ansarallah nello Yemen, della cittadinanza iraniana e libanese con Hezbollah.

GUARDA L'INTERVISTA COMPLETA QUI:

 

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Il filosofo Ercolani: "Siamo una società nicciana, in una lotta di classe col monopolio dell'IA"


Il Professor Paolo Ercolani insegna Filosofia all'Università di Urbino, cura editoriali su diverse testate, ha scritto saggi dedicati all'analisi sociale, alla critica politica, alla "questione" femminile, al nostro rapporto con il Divino. Ma soprattutto ha dedicato anni allo studio di Nietzsche, un filosofo molto controverso, spesso banalizzato, pericoloso quanto incompreso. Il suo ultimo saggio su questa figura si intitola "Nietzsche l'iperboreo. Dal Superuomo a Elon Musk". 
Siamo quindi partiti da un commento al "Melonellum" e siamo arrivati alla Volontà di Potenza. 

Abbiamo chiesto al professor Ercolani un commento circa la legge elettorale più discussa e discutibile di sempre - e ce ne vuole!- per i suoi elementi di anticostituzionalità denunciati da diversi giuristi ed esperti di Diritto.
Ercolani ci ha spiegato come siamo arrivati a questo stato di cose sul piano socio-politico e perché a suo avviso il 1975 è l'anno cruciale del passaggio dalla nostra democrazia (sempre mediata e imperfetta) e quella che lui chiama "dementocrazia". E ancora Intelligenza Artificiale e lotta di classe nella dimensione virtuale...tutto nella video intervista di "Preferivo Scrivere".

 

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Il filosofo Ercolani: "Siamo una società nicciana, in una lotta di classe col monopolio dell'IA"



Il Professor Paolo Ercolani insegna Filosofia all'Università di Urbino, cura editoriali su diverse testate, ha scritto saggi dedicati all'analisi sociale, alla critica politica, alla "questione" femminile, al nostro rapporto con il Divino. Ma soprattutto ha dedicato anni allo studio di Nietzsche, un filosofo molto controverso, spesso banalizzato, pericoloso quanto incompreso. Il suo ultimo saggio su questa figura si intitola "Nietzsche l'iperboreo. Dal Superuomo a Elon Musk". 
Siamo quindi partiti da un commento al "Melonellum" e siamo arrivati alla Volontà di Potenza. 

Abbiamo chiesto al professor Ercolani un commento circa la legge elettorale più discussa e discutibile di sempre - e ce ne vuole!- per i suoi elementi di anticostituzionalità denunciati da diversi giuristi ed esperti di Diritto.
Ercolani ci ha spiegato come siamo arrivati a questo stato di cose sul piano socio-politico e perché a suo avviso il 1975 è l'anno cruciale del passaggio dalla nostra democrazia (sempre mediata e imperfetta) e quella che lui chiama "dementocrazia". E ancora Intelligenza Artificiale e lotta di classe nella dimensione virtuale...tutto nella video intervista di "Preferivo Scrivere".

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Ambasciatore iraniano scrive al Papa: "Usa e Israele bombardano sinagoghe, chiese e moschee"

Roma, 12 ottobre, l'ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran presso la Santa Sede ha indetto un incontro con la stampa per parlare di una lettera scritta a Papa leone XIV. 

La fiducia nei rapporti politici e nella diplomazia senza spiritualità è finita, spiega Sua Eccellenza, che si rivolge ad un'autorità religiosa mondiale affinché Israele e Stati Uniti rispettino il diritto internazionale.

L'ambasciatore Mohammad Hossein Mokhtari ha mostrato alcune foto di luoghi di culto islamici, moschee, ma anche sinagoghe e chiese cattoliche e ortodesse bombardate propri da coloro che si professano difensori dei diritti umani e delle libertà civili. 

Mokhtari si è espresso anche circa le proteste in Francia, affermando che a molti governi europei non interessano le rivendicazioni degli studenti, anche se si presentano ai media e all'opinione pubblica internazionale come baluardi democratici e attenti alle richieste dei loro cittadini. Il video con alcuni estratti dalla conferenza stampa.



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Il colpo di stato silenzioso: la nuova legge elettorale per trascinare l'Italia in guerra (VIDEO)

 

di Giulia Bertotto

 

 

Il "Melonellum" è legge: siete pronti alla guerra? 

Pomeriggio del 12 ottobre, mobilitazione in Piazza Capranica, nei pressi di Montecitorio, indetta da Agorà contro la Legge Elettorale approvata pochi giorni fa alla Camera. 

Una presa d'assalto del Parlamento, dicono i manifestanti, fortemente anticostituzionale, che rende i luoghi che appartengono alla volontà popolare fortezze di un bipolarismo posticcio che ha un unico obiettivo: la guerra Nato e quella di Israele al resto del mondo.

Aderiscono Democrazia Sovrana Popolare, sindacato Fisi, Potere al popolo, Sanitari per Gaza, Assopace Palestina, molte altre sigle, giornalisti e cittadini che denunciano come il "Melonellum" sia non solo sia finalizzato ad erodere la democrazia del nostro paese, quello che resta almeno, ma soprattutto l'obiettivo finale sia la militarizzazione della società allo scopo di non trovare alcun dissenso alle logiche belliche e di sterminio.

Tra gli intervistati il professor Angelo D'Orsi, i giornalisti Fulvio Grimaldi e Andrea Lucidi.

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Falessi, Coordinamento Solidarietà con la Palestina: "Solidali col popolo che resiste non solo che soccombe"

                 

7 ottobre, tre anni dopo. Il genocidio in diretta social del popolo palestinese prosegue indisturbato e impunito. Nessuna sanzione, anzi Netanyahu minaccia il mondo nella sede delle Nazioni Unite. 

L'Antidiplomatico intervista Silvano Falessi, portavoce del Coordinamento di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Parliamo di quella fatidica data che ha segnato la storia contemporanea, una data che è diventata un tabù, un dogma, una categoria morale, un evento intoccabile. Proprio in questi giorni nel nostro paese passa alla Camera la Proposta di Legge contro "l'antisemitismo", un bavaglio anticostituzionale che dovrebbe allarmare tutti gli italiani, e non solo coloro che si battono per la causa palestinese. Il Coordinamento di Solidarietà con il Popolo Palestinese porta in piazza le bandiere dell' "Asse della Resistenza", non senza dibattiti anche all'interno della galassia filo-palestinese italiana. Ci facciamo spiegare le ragioni di questa scelta e ve le facciamo ascoltare. 

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7 ottobre. "A Gaza c'erano le fragole: vi racconto la Palestina che ho vissuto"

 
di Giulia Bertotto 
 

7 ottobre. Patrizia Cecconi è sociologa, docente, ha presieduto per due mandati l'associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, di cui ora è Presidente Onoraria. La prof. Cecconi ha vissuto per diversi mesi l'anno in Cisgiordania dal 2008 al 2019 e a Gaza dal 2012 al 2019. Cecconi è una delle testimonianze dirette e viventi diciamo "occidentali" di quello che era la Striscia di Gaza prima che il sionismo scatenasse l'apocalisse, dal 7 ottobre 2023. Le abbiamo domandato come si presentava la Striscia quando lei frequentava quella zona, sia sul piano sociale, "umanitario" e della vita quotidiana, sia dal punto di vista politico-ideologico. Le abbiamo anche domandato come possiamo fare pressione sul nostro Governo affinché interrompa le complicità nel genocidio e in questa maniacale ossessione per la guerra.

Buona visione. 

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