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Blocchi degli autotrasportatori: la spaccatura interna e i cittadini che appoggiano i presìdi (nonostante disagi e perdite) e chiedono di resistere

Gli studenti hanno raggiunto i blocchi, i ristoratori hanno regalato alimenti, le mamme sono arrivate con la busta della spesa. I disagi ci sono e sono pure tanti, a iniziare dai supermercati vuoti, ma c’è una fetta di popolazione che chiede agli autotrasportatori di non fermare i blocchi, di non perdere questa occasione storica. Nonostante tutto, nonostante gli evidenti danni che stanno subendo alcuni settori. C’è chi ha continuato anche nelle ultime ore ad appoggiare i presidi. Perché oggi gli autotrasportatori potrebbero avere un potere contrattuale senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Oggi che è il loro “se non ora, quando”. Lo mostrano i gesti di solidarietà dei cittadini che negli ultimi giorni hanno portato da mangiare ai blocchi e gli studenti delle scuole di Campania, Puglia e Calabria che hanno raggiunto i presidi, in alcuni casi rischiando anche delle conseguenze. Alcune mamme, che non hanno trovato i prodotti al supermercato, quello che sono riuscite ad acquistare l’hanno portato ai camionisti in protesta da giorni. Ma lo mostrano anche episodi che raccontano ancora di più la tensione e la spaccatura che c’è in queste ore all’interno del settore. Ieri sera, un camionista ha minacciato di darsi fuoco al casello di Avellino Est con una tanica di carburante. Evidentemente lo scenario che si vede all’orizzonte e che il Governo Meloni prepara in queste ore per mettere fine alla protesta non convince. Il noto conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, che per quattro mesi ha raccontato il dramma degli autotrasportatori calabresi, ha pubblicato ieri sui social lo scontro avuto con i dirigenti di Federalog Calabria durante il quale sono volate parole grosse.I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi degli autotrasportatori a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni per esprimere la solidarietà delle amministrazioni comunali a chi protesta da giorni

Lo scontro tra il conduttore Polimeni e la Federalog

“Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?” urlava a chi ha trattato con il ministro leghista dei Trasporti. È avvenuto dopo che Matteo Salvini ha detto di “aver sbloccato” risorse per un miliardo, di cui 480 milioni di pagamenti immediati dei crediti d’imposta maturati da maggio ad agosto. Solo che, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi. Ne sono consapevoli i campioni che, evidentemente, i conti li sanno fare ed è anche per questo che, nonostante le trattative, le promesse e l’attesa di queste ore, non tutti i blocchi sono stati rimossi. La spaccatura interna c’è e, forse, c’è sempre stata, ma ora c’è da scoprire le carte e capire chi vuole cosa. Da qui la rabbia di Polimeni: “Dove sono le risposte concrete? Dove sono gli impegni? Cosa avete portato a casa? Per Polimeni, dall’incontro con Salvini non è arrivato nulla di concreto, “soltanto un pugno di mosche”.

Le minacce ‘istituzionali’

Nel frattempo, i supermercati hanno continuato a svuotarsi, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlando di “città paralizzate e sommerse dai rifiuti”, hanno chiesto al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit, gli industriali denunciano che ci sono imprese al “collasso” in Campania e Puglia e anche il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l’allarme sul blocco della produzione. Il governo sceglie ‘la linea dura’, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Pure il Codacons minaccia di chiamare i singoli autotrasportatori e le organizzazioni che stanno sostenendo le proteste a rispondere dei danni prodotti alla collettività e dei reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La solidarietà dei cittadini, nonostante tutto

Eppure gli autotrasportatori hanno trovato la solidarietà dei cittadini. Mamme, padre di famiglia, li hanno raggiunti manifestando la loro vicinanza. A Casoria, sono scesi in campo, insieme ad alcuni ristoratori locali, portando pasta e bibite nei pressi dei blocchi. Anche ad Avellino e Caserta (per esempio all’Interporto di Maddaloni), residenti e intere famiglie hanno portato pizze e pasti caldi ai camionisti fermi ai blocchi. Rosanna Freddo, nota sui social come ‘La figlia del Pizzaiolo’ e titolare della pizzeria Tèmpora a San Marco Evangelista (Caserta), ha donato un furgone carico di pizze. Ma non si tratta dell’unico caso. I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni, partecipando ai sit-in nei due comuni. Insomma, parte della popolazione legittima la protesta e, anzi, incita a resistere. Perché le difficoltà degli autotrasportatori potrebbero essere, e un po’ lo sono, quelle di molte categorie. E poi ci sono i volontari e gli studenti. A Santa Maria Capua Vetere, solo per fare un esempio, il gruppo di volontari dell’associazione “Ciò che vedo in città” ha raggiunto i camionisti nei presidi consegnando caffè, dolci per la colazione e generi di prima necessità. A Eboli, in provincia di Salerno, sono partiti da sette scuole per raggiungere autotrasportatori e agricoltori, che protestavano contro il caro carburante. Lo hanno fatto anche a Maddaloni (Caserta), in Calabria, per esempio a Lamezia Terme e in Puglia. Tanto che a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, dopo l’assenza collettiva del 17 ottobre, è arrivata una comunicazione del dirigente scolastico, con un richiamo alla frequenza. Pena “possibili ricadute sul voto di comportamento”.

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“Ho conosciuto la povertà, li capisco e ne soffro. Riesco a fare il contadino semplicemente perché il cantante lo sostiene”: così Al Bano sulle proteste contro il caro carburanti

Al Bano commenta le proteste degli autotrasportatori che stanno coinvolgendo il Sud Italia, in particolare Puglia e Calabria, per il caro carburanti e lo fa premettendo che, “vivendo qui, il disagio lo percepisco, lo vivo”. Poi aggiunge: “Riesco a fare il contadino semplicemente perché il cantante lo sostiene, ma qui la vita è veramente dura, veramente durissima”.

Il cantante di Cellino San Marco spiega all’Adnkronos di capire chi protesta: “Li capisco e ne soffro perché so cosa vuol dire povertà: l’ho conosciuta molto bene e per moltissimi anni”. Poi l’artista allarga il discorso alla situazione del Paese: “Questo benedetto ‘miracolo economico’, ogni volta che incomincia a nascere, c’è subito una forza che è pronta a distruggerlo. Se non troviamo un equilibrio, l’Italia viene sempre martellata: è sempre così, sempre, e mi dispiace molto”.

Per risolvere la situazione, “ci vuole l’unione di tutte le forze intellettuali e culturali. È necessario unirsi per risolvere le problematiche, qua invece ci dividiamo per appesantirle”. Al Bano si augura quindi che le istanze degli autotrasportatori possano essere accolte: “Mi auguro che ci sia benzina per tutti; mi auguro che si possa raggiungere quel pizzico di benessere che è frutto di un grande lavoro, mi auguro che tutti possano godere del bello di questo meraviglioso Paese. Ieri per la prima volta sono stato nel Colosseo e tanta storia mi ha commosso ancora una volta. Quindi dico: ispiriamoci al passato per trovare una strada per il futuro”.

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Caro gasolio, perché la rivolta dei camionisti si concentra al Sud. Tra ritardi della politica e fragilità strutturali

Il governo si impegna per 480 milioni di euro complessivi destinati a compensare il caro gasolio, più ulteriori risorse per altri interventi, anche per i collegamenti marittimi e per adeguare automaticamente le tariffe ai rincari. È la risposta alle proteste degli autotrasportatori, che si aspettano di vedere i fatti entro il prossimo incontro del 27 ottobre. Anche perché i ristori non risolvono i problemi strutturali che il caro carburante ha fatto esplodere, soprattutto nel Mezzogiorno, dove i rincari sono gli stessi ma hanno un peso differente. Piccole imprese, scarso potere contrattuale, costi logistici elevati e mercati lontani sono problemi comuni all’intero settore, ma che in alcune aree del Sud si sommano l’uno all’altro riducendo o azzerando i margini per assorbire i rincari.

“Quella che era una difficoltà è diventata per molte imprese, soprattutto quelle più piccole che hanno un potere contrattuale minore, disperazione”, ha spiegato il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, alla Adnkronos. Due i problemi: quanto costa riempire il serbatoio, e quanto resta in tasca all’autotrasportatore. Se la ditta è piccola e ha pochi committenti, i margini per imporre aumenti tariffari sono ridotti. E se il prezzo del gasolio sale, si rischia di dover scegliere tra lavorare in perdita e perdere il cliente. La geografia, poi, non aiuta. Secondo l’Istat, nel 2024 il 68,2% delle merci trasportate su strada aveva origine nelle regioni settentrionali, dove si concentra anche il 56,4% del Pil nazionale. Fotografia di un mercato molto più ricco, con grandi poli industriali e logistica che alimentano l’autotrasporto e dovrebbero garantire maggiore continuità nelle commesse.

Al Sud le cose cambiano e per la Sicilia lo svantaggio è stato persino quantificato. Uno studio del 2023 della Regione Sicilia, realizzato col supporto di Prometeia, ha stimato un indice dei costi di trasporto superiore del 58,8% alla media nazionale, dando maggiore peso ai collegamenti con le regioni coi mercati economicamente più grandi. Non è una misura delle tariffe pagate, ma quella di uno svantaggio strutturale che spiega perché la distanza dai mercati precede e si somma con i rincari del carburante. A incidere sui collegamenti marittimi c’è anche l’Ets europeo, il sistema per incentivare la decarbonizzazione che impone alle compagnie di navigazione di acquistare quote per le emissioni inquinanti. Dal 2026 il meccanismo è entrato a pieno regime, con costi che possono far aumentare le tariffe dei traghetti. Un ulteriore aggravio per chi deve attraversare il mare che, ha detto il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, ricade “soprattutto sulle isole”.

Poi c’è la questione decisiva di chi paga davvero gli aumenti. La legge prevede meccanismi di adeguamento dei corrispettivi al prezzo del carburante, il cosiddetto fuel surcharge. Il problema è che non è sempre facile farli valere, soprattutto quando il trasportatore è piccolo e dipende da pochi committenti, dunque con scarsa forza contrattuale. “Il mercato dell’autotrasporto è un mercato che non ha una tariffa di legge”, ricorda Russo. Anche un aumento richiesto del 15% resta quindi affidato alla negoziazione con il committente. E non sempre quest’ultimo se lo può permettere o più semplicemente lo accetta. Come non bastasse, ha denunciato lo stesso Russo, gli sconti sul gasolio ottenuti dal governo dopo aver fatto pressione sulle compagnie petrolifere, sarebbe finito soprattutto nei distributori stradali e non sulla cosiddetta extrarete, dove molti camionisti acquistano il carburante all’ingrosso. E secondo Conftrasporto, proprio lì ci sarebbero stati i maggiori aumenti dei prezzi.

Problemi che si incrociano con quelli dell’agricoltura che in molte regioni alimenta la domanda di trasporto. Se i produttori non riescono a incassare abbastanza per le proprie merci, come lamenta il settore, è ben difficile riconoscere tariffe maggiori ai camionisti. E i blocchi dei tir rischiano di aggravare ulteriormente la situazione della filiera. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, avverte che l’ortofrutta rischia di restare nei campi, mentre il latte incontra difficoltà nel raggiungere trasformazione e commercializzazione. Una situazione che il governo dovrebbe conoscere, almeno da maggio. Da quando a Palazzo Chigi fu sottoscritto un protocollo con le associazioni per le compensazioni economiche. “Se si fossero portati avanti nei tempi concordati, forse non si sarebbe arrivati alle proteste di oggi”, osserva Russo. Ora che sono stati presi nuovi impegni, si chiede almeno che i provvedimenti arrivino in fretta e così i soldi.

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Pomodori, peperoni, melanzane e uva: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio svuota gli scaffali anche a Roma

Gli effetti della protesta di autotrasportatori e agricoltori del Sud contro il caro carburanti iniziano a farsi sentire anche nei supermercati della Capitale. I blocchi stradali stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera ortofrutticola. L’incertezza sui tempi di percorrenza e gli alti costi operativi stanno innescando una reazione a catena che impedisce alle aziende agricole di spedire le merci deperibili e minaccia il regolare arrivo di prodotti freschi sui mercati. Il risultato è che sul mercato romano sono sempre più evidenti le mancate consegne di alimenti cruciali provenienti dal Mezzogiorno, come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori.

L’allarme è lanciato dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Car – Centro Agroalimentare Roma, che segnala una crescente criticità negli approvvigionamenti ortofrutticoli destinati alla Capitale. L’emergenza, testimoniata già alcuni giorni in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sta ora estendendo anche nel Lazio. Non solo carenze di prodotti, ma anche tensione sui prezzi all’ingrosso, in crescita a causa della scarsità. I pomodori siciliani Ciliegini e Piccadilly vengono venduti a quotazioni superiori a 5 euro/kg, mentre i Datterini rossi raggiungono i 7,50 euro/kg. Per compensare questi vuoti d’offerta, si registra un forte aumento delle importazioni, con pomodori tondi a grappolo dall’Albania venduti intorno ai 2 euro/kg e peperoni dalla Spagna a 3,80 euro/kg, alternative economicamente rilevanti ma che faticano a sostituire pienamente il prodotto a chilometro zero per i consumatori attenti alla filiera italiana.

A contenere parzialmente gli effetti di questo blocco logistico intervengono le produzioni locali di Lazio e Abruzzo con ortaggi a foglia, pomodori, melanzane e zucchine, che continuano a garantire una parte dell’offerta pur con quotazioni già elevate a causa dei danni del caldo estivo. Tuttavia, si legge, un prolungamento delle proteste per il caro carburanti rischia di generare perdite economiche incalcolabili per i produttori del Sud, costretti a perdere i raccolti, e di scaricare ulteriori rincari sulla spesa alimentare dei cittadini romani. La distribuzione si trova oggi di fronte alla complessa sfida di mantenere la continuità delle forniture bilanciando disponibilità, qualità e convenienza economica.

“Tutela dei produttori e dei consumatori restano due obiettivi inseparabili. Dobbiamo salvaguardare l’equilibrio della filiera, garantendo alle aziende agricole la possibilità di vendere i propri prodotti e alle famiglie l’accesso a prodotti freschi e di qualità a prezzi sostenibili”, sottolinea il presidente del Car, Valter Giammaria. “Non possiamo permettere che la crisi logistica e il caro carburanti pesino in modo incontrollato sulle tavole dei romani. Il nostro ruolo oggi è agire da scudo, monitorando i listini per garantire la tenuta degli scambi commerciali e provare ad arginare sul nascere ogni pressione sui prezzi, difendendo la spesa delle famiglie” commenta il direttore generale, Fabio Massimo Pallottini.

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Cestini di frutta e verdura vuoti, frigo senza latte e formaggi, banchi della carne esauriti: le immagini dei supermercati di Napoli

In Campania i primi effetti dello sciopero degli autotrasportatori si cominciano a vedere sugli scaffali vuoti di alcuni supermercati. Già nel weekend a Napoli e in provincia si segnalava la carenza di disponibilità di alcuni generi alimentari, in particolare di frutta e di verdura. Al momento, il problema sembra essere esteso a macchia di leopardo su tutto il territorio regionale, con punti vendita regolarmente riforniti e altri in cui si iniziano invece a vedere intere corsie vuote. La protesta contro il caro gasolio partita dal Sud Italia nei giorni scorsi sta facendo registrare in queste ore difficoltà nella distribuzione delle merci e, anche se è ancora presto per parlare di una vera emergenza, nei prossimi giorni la situazione rischia di peggiorare. Le immagini sono relative a due punti vendita della grande distribuzione in via Medina, a Napoli centro e nel quartiere Vomero.

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Scaffali sguarniti e corsa all’acquisto nei supermercati: è l’effetto della protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori nel Sud. “Situazione insostenibile”

La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori ha svuotato gli scaffali dei supermercati. Tra il 17 e il 18 ottobre i delegati di Consumerismo No Profit hanno documentato con foto e video la situazione in nove punti vendita e mercati di sette regioni, registrando in Sicilia (Catania), Calabria (Scalea), Puglia (Cerignola), Campania (Mercogliano) e Lazio (Sora, Cassino, Fabrica di Roma) banchi vuoti o semivuoti di frutta e verdura fresche, carne, salumi e latticini, e in un caso del banco del pesce. Ma le città coinvolte sono molte di più: in Sicilia, la regione più colpita, diverse segnalazioni arrivano dalle province di Trapani, Messina, Palermo, Agrigento, dove si è scatenata una vera e propria corsa all’acquisto e dal Trapanese, in Campania ci sono banchi di frutta e verdura completamente vuoti in diversi quartieri di Napoli, così come scaffali sguarniti nei supermercati nelle province di Caserta e Salerno. In Puglia, i presidi stanno rallentando drasticamente le consegne nei supermercati, in diverse aree della provincia di Foggia e scaffali vuoti si segnalano anche a Campobasso, in Molise. “Il problema non riguarda più solo il Sud: lo vediamo già nel Lazio, e al Nord comincia a farsi sentire sui prezzi” ha spiegato Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit. La situazione potrebbe sbloccarsi in vista o in concomitanza con l’incontro organizzato a Milano dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ma il condizionale è d’obbligo. In alcuni supermercati della Campania si segnala l’arrivo di tir con alcuni prodotti che mancavano, ma per il momento la situazione resta critica.

I primi segnali nella Capitanata, in Puglia

Le prime foto sui social, in cui si vedevano scafali su scaffali completamente vuoti, sono state quelle che arrivavano dalla provincia di Foggia, nei comuni di Cerignola a San Severo. Hanno iniziato a scarseggiare farina, uova, latte e prodotti ortofrutticoli. A Foggia, pollo, latticini e pane. Una situazione disastrosa, con cittadini che davano l’allarme su ciò che stava accadendo, tanto da spingere il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a scomodarsi per scrivere in un post: “Manifestare è lecito e degno di rispetto… Bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”. Ma domenica, dopo giorni di protesta, i manifestanti hanno chiarito che il presidio principale di Poggio Imperiale, proprio davanti al casello dell’A14, non sarebbe stato smantellato. Non senza delle risposte concrete.

Scaffali vuoti in Sicilia: segnalazioni da tutte le province

In Sicilia, dove al momento c’è la situazione più critica, dovrebbe concludersi alla mezzanotte del 20 ottobre il fermo dei tir proclamato dal Comitato Trasportatori Siciliani (Cts) che, attraverso il portavoce Salvatore Bella, ha chiesto una riduzione del costo del carburante di 30-40 centesimi al litro. In attesa dell’incontro con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, però, il Comitato ha annunciato la ripresa del trasporto di frutta e verdura attraverso lo Stretto di Messina, per evitare che la merce possa deteriorarsi. Il problema riguarda soprattutto l’uva, ma il Consorzio di trasporti Aias di Catania ha contestato quest’apertura. Nel frattempo, però, in Sicilia sono state e sono giornate complicate. Le prime difficoltà si sono registrare nei supermercati delle province di Trapani e Messina. Ad Agrigento, a peggiorare la situazione è stata la caccia agli acquisti nell’incertezza delle prossime consegne. Come riportato da La Sicilia, invece, nel Ragusano le maggiori criticità riguardano i cosiddetti prodotti ‘freschissimi’, ossia latticini e formaggi freschi che vengono prodotti prevalentemente nel Nord Italia, ma anche le carni, in particolare quelle bovine provenienti da Emilia-Romagna e Lombardia.

In Campania, tra gli allarmi e la speranza di un ritorno alla normalità

Le ultime ore in Campania sono difficili da credere e da raccontare. I camionisti hanno bloccato già da qualche giorno le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari dai magazzini di catene della grande distruzione alimentare nell’area industriale di Carinaro, nel Casertano. E così, sugli scaffali dei supermercati sono iniziati a scarseggiare i prodotti, in particolare gli alimenti freschi. I primi scaffali semivuoti sono sono stati segnalati proprio nel Casertano e nel Salernitano, soprattutto nei reparti di frutta e verdura. Sulla situazione è intervenuto anche il deputato di Forza Italia, Francesco Maria Rubano, che definisce “gravissimo quanto sta accadendo a Carinaro”. E si chiede: “Chi c’è dietro questa protesta? Bisogna chiarire immediatamente chi la organizza e verificare se ci sia un disegno volto a provocare carenze di prodotti e a far salire i prezzi”. Solo che le cause non sono un mistero, sono collegate alle proteste e ai blocchi a loro volta dovute anche all’aumento del prezzo dei carburanti e questo Rubano non può non saperlo. “Nei supermercati di Napoli e in Campania entro un paio di giorni non ci sarà nulla, nessun prodotto fresco. I prodotti non arrivano più da venerdì”. Ha detto il presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, dopo aver preso parte a un tavolo alla Prefettura di Napoli, con l’ascolto delle istanze delle associazioni di categoria, mentre nella regione gli autotrasportatori hanno bloccato autostrade e strade statali per il caro carburanti. E ha raccontato: “Abbiamo registrato la preoccupazione delle catene di supermercati con gli scaffali pieni solo al 50%, la frutta e la verdura non sono arrivate questa mattina. Se non arriveranno a destinazione i tir con le merci, tra qualche giorno non ci sarà più nulla da vendere come prodotti freschi”. Anche il presidente di Confesercenti sarà al tavolo per l’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Nel frattempo, si segnala in alcuni supermercati l’arrivo di alcuni rifornimenti, ma la situazione è tuttora incerta.

Gli appelli di Confcommercio e Confagricoltura

Proprio dalla Campania arrivano gli appelli di Confcommercio, da un lato e Confagricoltura, dall’altro. “È una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori” ha scritto in una nota il vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo parlando degli effetti del blocco dei tir. Ma le preoccupazioni sono anche nelle parole di Confagricoltura. “Siamo al fianco dei trasportatori e riconosciamo le ragioni delle loro proteste, ma non possiamo ignorare le pesanti conseguenze che questa situazione sta causando alle aziende agricole. Dopo una stagione già difficile sul fronte climatico, oggi migliaia di prodotti rischiano di rimanere bloccati nelle aziende e andare perduti, mentre gli scaffali dei supermercati rischiano di restare vuoti” ha detto in queste ore il presidente di Confagricoltura Campania, Fabrizio Marzano, che richiama l’attenzione soprattutto sulle produzioni ortofrutticole. “Sono frutto di mesi di lavoro e investimenti – spiega – che rischiano di finire sprecate a causa dell’impossibilità di raggiungere i mercati. È una situazione paradossale, si rischia di buttare cibo mentre i consumatori potrebbero non trovarlo sugli scaffali. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le aziende del Sud Italia, penalizzate rispetto ai concorrenti del Nord e di Paesi come Francia e Spagna, dove le merci continuano a viaggiare regolarmente”.

Gli appelli delle associazioni

Una situazione “insostenibile” commenta Giovanni Bellissima, presidente dell’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, secondo cui è prevedibile “un ulteriore svuotamento dei carrelli della spesa in quanto non arriva né frutta, né verdura né carne. E chi ne farà le spese saranno solo i consumatori”. E chiede al Governo meloni “interventi immediati, a stretto giro. Non c’è più tempo: che siano interventi strutturali, non provvedimenti una tantum o tappabuchi”. Consumerismo chiede al Garante per la sorveglianza dei prezzi di vigilare su eventuali rincari ingiustificati. “Se il Governo non agisce con tempestività – dice il presidente Gabriele – il rischio concreto è che i disagi si trascinino per settimane, fino alle festività natalizie. Per il fresco, il prodotto non raccolto o non pescato oggi non si recupera domani. Servono risposte ora, non a crisi esplosa”.

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La protesta di tir e trattori arriva a Roma. Le ragioni che il ministro Lollobrigida dimentica, condannando i blocchi

La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori si estende, sale verso Roma e Firenze. Contro il rincaro dei carburanti che, però, si aggiunge a una serie di problemi accumulati nel tempo e a cui non si è data una risposta concreta. Neppure in queste ore. Domenica, camion e trattori hanno presidiano i principali snodi stradali in Puglia (Leggi l’approfondimento), Sicilia e Calabria e, nelle ultime ore, con il prezzo medio del gasolio vicino alla soglia dei 2,3 euro al litro (con un incremento di quasi il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), ci sono nuove manifestazioni e blocchi, con effetti sulla circolazione anche in Campania, Molise e Basilicata, ma anche sull’approvvigionamento delle merci che, dopo diversi giorni di sciopero, hanno iniziato a scarseggiare in diverse regioni, dalla Sicilia alla Campania. I ministri dell’Agricoltura del G7 si riuniscono in queste ore a Parigi – per la seconda volta in quattro mesi – per discutere, in particolare, della sicurezza degli approvvigionamenti di fertilizzanti, messa a dura prova dalla guerra nello Stretto di Hormuz, mentre gli autotrasportatori attendono con ansia l’esito della riunione con il ministro Matteo Salvini, confermata per il 20 ottobre. Non sarà il ministro ad andare dove si protesta, ma saranno gli autotrasportatori a dover andare in prefettura, a Milano. Il punto, però, è che sono tanti i fronti su cui dare delle risposte. Sembra non accorgersene il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida che, invece di dare risposte esaustive agli agricoltori, è intervenuto su Facebook per dire che “manifestare è lecito e degno di rispetto, ma bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”.

Le ragioni della protesta

Ma la protesta non riguarda solo il Sud. “Il gasolio agricolo brucia il futuro degli agricoltori” è lo slogan con cui centinaia di agricoltori, allevatori, floricoltori, pescatori di Coldiretti si sono presentati in piazza Duomo a Firenze, di fronte alla sede della presidenza della Regione Toscana, per chiedere risorse straordinarie contro l’impennata dei prezzi di gasolio, fertilizzanti, concimi azotati, vasi, manichette e materiali di consumo. Non è solo il caro carburanti e gasolio, di fatto, che rende insostenibili i costi per far viaggiare i camion e per usare i trattori nei campi, ma anche l’aumento generale delle spese per materie prime ed energia, a fronte di margini di guadagno sempre più ridotti. Gli agricoltori denunciano da anni che i loro prodotti vengono pagati troppo poco lungo la filiera e, periodicamente, devono far fronte a perdite fuori programma. Nella provincia di Agrigento, tanto per fare un esempio, gli olivicoltori hanno avviato una mobilitazione e hanno deciso di lasciare le olive nei magazzini dopo il crollo del prezzo dell’olio a 6,70 euro al chilogrammo. Una decisione pesante in paesi che vivono di questo, come Lucca Sicula, Burgio, Montevago e Menfi. Ma il calo del prezzo dell’olio colpisce anche gli olivicoltori pugliesi, come raccontato a ilfattoquotidiano.it. Perché anche a quelle latitudini, il dramma è frutto di più fattori che il ministro Lollobrigida conosce bene. Per questo il suo appunto sui blocchi delle strade ha suscitato una valanga di critiche sui social.

La mappa dei blocchi

Nel frattempo, la protesta punta a Roma. Si registrano lunghe code sull’A1, l’Autostrada del Sole, in particolare ai caselli di Ferentino e Frosinone, mentre nella Capitale è in programma una manifestazione a piazza dei Cinquecento. In Campania, la circolazione è rallentata o anche bloccata lungo gli snodi autostradali, tra cui l’A1 e l’A30, tra Napoli Nord, Caserta Sud (dove la strada è occupata), Caserta Nord, ma anche a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani. La protesta degli autotrasportatori è partita verso mezzanotte in zona Caianello e sta fortemente condizionando la viabilità in tutta la regione. Nei giorni scorsi la situazione era diventata particolarmente critica, in Calabria, per via del blocco della raffineria Eni di Taranto, nodo strategico per l’intero sud Italia nell’approvvigionamento di carburanti, e per la mancanza di prodotto ai depositi di Vibo Marina. Dopo lo sblocco dei presidi a Taranto e l’arrivo del carburante alla raffineria vibonese, la protesta proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, è andata avanti. Nelle ultime ore, un nuovo presidio è stato attivato lungo la Statale 18 nel Comune di Fuscaldo (Cosenza), mentre gli studenti dei liceo Metastasio di Scalea, hanno deciso di rimanere fuori dalla scuola manifestando solidarietà alla protesta dei tir. A Gioia Tauro, i cittadini si sono uniti alla protesta e, dopo la pausa del fine settimane, riprende il sit-in all’ingresso del porto. È stato, invece, tolto all’alba il blocco attuato da autotrasportatori e agricoltori allo svincolo dell’Autostrada A2 a Falerna, nel Lametino (Catanzaro). Da Altamura, in provincia di Bari, è partito un corteo di 35 motrici e circa cento persone, diretto a Bari per un incontro con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Ma la protesta si allarga e arriva anche nel centro di Campobasso, in Molise. Altri presidi sono segnalati anche agli ingressi di Potenza e nella zona industriale di Tito del raccordo autostradale tra il capoluogo lucano e Sicignano degli Alburni (Salerno). Sempre in Basilicata, disagi – ma senza blocchi della circolazione stradale – si registrano sul tratto lucano della strada statale Jonica, nel Metapontino, al confine con Puglia e Calabria. Dopo alcuni giorni complicati, invece, è tornata quasi alla normalità la situazione ai distributori di carburante.

L’incontro imminente con il ministro Salvini

Ma la tensione resta alta. “Sono in contatto da giorni con le associazioni nazionali, con i principali sindacati che incontrerò in prefettura a Milano martedì mattina, sia con i gruppi più spontanei – li ho sentiti personalmente – in Sicilia, in Puglia, in Calabria, che incontrerò sempre a Milano martedì pomeriggio” ha confermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini che ha chiesto “buon senso e rispetto per il lavoro degli altri, perché alcuni blocchi stanno danneggiando il lavoro di altri loro colleghi. Solo che autotrasportatori e agricoltori non ce la fanno più e non dagli ultimi giorni. Salvini, anticipando l’intenzione di “sbloccare risorse già finanziate, rallentate per motivi burocratici” non ha perso l’occasione per addossare le colpe sulle misure dell’Unione europee legate alla transizione. Il ministro, infatti, vuole aggiungere altre misure “visto il caro gasolio, le guerre che vanno avanti e alcune misure europee demenziali che danneggiano, per esempio, gli autotrasportatori delle isole. Perché le tasse imposte dall’Europa sulle emissioni chiamate Ets – accusa – ci costringono a trovare ulteriori risorse”.

La richiesta di un incontro con Lollobrigida

Anche gli agricoltori chiedono un incontro al ministro Lollobrigida. Lo ha invocato il comitato agricoltori Sicilia coordinato da Mariano Ferro, storico leader dei Forconi. “Gli agricoltori siciliani, costretti a scendere in strada in queste settimane da una situazione ormai assolutamente impossibile riguardante i costi di produzione, liberi da qualunque tessera associativa – ha scritto – chiedono di essere convocati dal ministero competente per rappresentare, per l’ennesima volta, le ormai arcinote problematiche di sempre mai seriamente affrontate e alle quali oggi, grazie a nefaste congiunture internazionali si è aggiunto il caro gasolio”. E ancora: “Basta dare un’occhiata al recente passato e ci si rende conto che mobilitazioni di questo genere si ripetono sempre più frequentemente. È ormai evidente che in assenza totale di risposte strutturali questa spirale pericolosa trascinerà migliaia di piccole e medie aziende alla chiusura”. Emblematiche, sulle reazioni di Lollobrigida, le parole di Piero De Luca (Pd), capogruppo in commissione Politiche Ue. “Il caro carburanti, il caro energia e il carrello della spesa stanno strozzando famiglie e imprese, e dal governo non è arrivata alcuna risposta. L’unico a farsi sentire è stato il ministro Lollobrigida, che si è permesso di attaccare i manifestanti evocando ipotesi di reato. Puntare il dito contro le piazze è l’ennesimo modo per sfuggire alle proprie responsabilità”.

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Prosegue la protesta degli autotrasportatori in Puglia e Calabria per il caro carburanti. Bus gratis a Reggio per 8 giorni

Il caro carburanti alimenta la protesta degli autotrasportatori e del mondo agricolo, con mobilitazioni in Calabria e nel Foggiano. Le manifestazioni denunciano l’aumento dei costi di gestione e chiedono interventi concreti per sostenere imprese e produttori, alle prese con difficoltà economiche sempre più pesanti.

In Calabria la protesta degli autotrasportatori prosegue da oltre 24 ore. Numerosi mezzi pesanti sono fermi lungo la Statale 18, nell’Alto Tirreno cosentino, con presìdi a Santa Maria del Cedro, Tortora e Guardia Piemontese, anche nell’area della rotatoria. La mobilitazione, avviata alla mezzanotte del 16 ottobre e annunciata fino al 20, potrebbe provocare rallentamenti nei tratti interessati. Al centro della contestazione ci sono il prezzo del gasolio e i costi di gestione, che secondo i manifestanti mettono a rischio la sostenibilità delle aziende di trasporto. Nel Foggiano, intanto, va avanti da lunedì 12 ottobre il presidio nei pressi del casello autostradale di Poggio Imperiale, lungo l’A14. In piazza agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori, uniti dalla protesta contro il costo del carburante e le difficoltà del comparto agricolo. I manifestanti stanno valutando anche la possibilità di portare la mobilitazione a Roma nei prossimi giorni.

“Stiamo pensando di recarci su Roma per farci sentire da chi governa davvero le nostre vite. Qui noi non ce la facciamo più”, ha dichiarato Rocco Romagnolo, rappresentante del comitato olivicoltori di Carpino. “Le aziende agricole sono al collasso”, ha aggiunto, invitando i politici a raggiungere il presidio per verificare direttamente le condizioni in cui operano i produttori. Alla manifestazione hanno partecipato numerosi sindaci del territorio e il presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, che ha chiesto un intervento delle istituzioni: “Roma deve fare la sua parte e anche la Regione”. Presenti anche studenti e il vescovo di San Severo, Giuseppe Mengoli, che ha espresso vicinanza a chi vive una situazione di difficoltà, sottolineando la necessità di ascoltare un disagio diffuso. A rappresentare la protesta anche un asinello, presentato ironicamente dal proprietario come il possibile “futuro mezzo di trasporto”, e un manifesto con la scritta “Stato assente” affisso su un trattore. Segni di una mobilitazione che, tra costi crescenti e richieste di sostegno, punta a portare all’attenzione nazionale le difficoltà di chi lavora nei campi e sulle strade.

Intanto il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, risponde all’emergenza carburanti rendendo gratuito il trasporto pubblico urbano ed extraurbano per otto giorni. Da giorni, gli agricoltori e gli autotrasportatori del Sud Italia sono in protesta contro il caro carburante e per il sindaco di Forza Italia rendere gli autobus Atam gratuiti per poco più di una settimana rappresenta “un gesto concreto di attenzione verso la comunità”. Per Cannizzaro, “un sindaco può fare poco di fronte a una crisi che investe l’intero Paese, ma qualcosa può comunque fare”.

L’aumento dei prezzi pesa sui bilanci familiari e sulla libertà di movimento e il comune di Reggio Calabria “è il primo in assoluto in Italia ad adottare una misura di questo genere in un momento così delicato”, ha comunicato in una nota il Municipio. Il provvedimento punta a promuovere anche l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico per una mobilità più sostenibile, anche se in una regione come la Calabria il modo principale per spostarsi resta l’automobile, in alcuni casi anche l’unico possibile.

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Caro gasolio, la coda di tir sulla Statale che collega Reggio Calabria a Taranto

Continua la protesta degli autotrasportatori per il caro carburante. Una lunga coda si è formata a Sibari (Cosenza) sulla statale 534 che collega Reggio Calabria a Taranto. Numerosi camion restano fermi anche lungo la Statale 18, nell’Alto Tirreno cosentino, con presìdi a Santa Maria del Cedro, Tortora e Guardia Piemontese, dove i mezzi pesanti sono presenti anche nell’area della rotatoria.

La mobilitazione, scattata alla mezzanotte del 16 ottobre, continua senza interruzioni e coinvolge diverse località della regione. Gli autotrasportatori protestano contro l’aumento del prezzo del gasolio e dei costi di gestione delle imprese, chiedendo interventi concreti a sostegno del settore. I camion rimangono parcheggiati ai margini della carreggiata, con possibili rallentamenti alla circolazione nei tratti interessati dai presìdi. La protesta, promossa da associazioni e movimenti dell’autotrasporto, è stata annunciata fino al 20 ottobre. Al centro della mobilitazione anche le difficoltà economiche delle aziende di trasporto, alle prese con costi sempre più elevati che, secondo i manifestanti, mettono a rischio la sostenibilità delle attività.

Intanto il gasolio continua a rincarare e sfiora i 2,30 euro al litro sulla rete autostradale in modalità self service. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il prezzo medio è salito a 2,296 euro, contro i 2,278 del giorno precedente. In autostrada la benzina si attesta invece a 2,050 euro al litro. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio self service è di 2,257 euro al litro per il diesel e di 2,030 euro per la benzina. Nonostante gli sconti applicati da alcune compagnie e le misure di contenimento dei prezzi, il gasolio costa il 39% in più rispetto allo stesso periodo del 2025: 63,3 centesimi in più al litro. Un pieno sulla rete ordinaria pesa così 31,65 euro in più, mentre per la benzina il rincaro annuale è del 19,7%, pari a 16,70 euro a rifornimento.

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Prezzo dei carburanti, benzina a 2.029, diesel a 2.260. La regione più cara è la Basilicata

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, QuiFinanza vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 2.029 per la benzina, 2.260 per il diesel, 0.797 per il gpl, 1.977 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.253
Benzina SELF 2.032
GPL SERVITO 0.781
Metano SERVITO 1.927

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.311
Benzina SELF 2.073
GPL SERVITO 0.774
Metano SERVITO 1.881

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.267
Benzina SELF 2.043
GPL SERVITO 0.868
Metano SERVITO 1.961

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.292
Benzina SELF 2.054
GPL SERVITO 0.820
Metano SERVITO 1.947

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.290
Benzina SELF 2.062
GPL SERVITO 0.748
Metano SERVITO 1.855

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.252
Benzina SELF 2.020
GPL SERVITO 0.769
Metano SERVITO 1.960

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.260
Benzina SELF 2.024
GPL SERVITO 0.765
Metano SERVITO 2.067

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.244
Benzina SELF 2.018
GPL SERVITO 0.764
Metano SERVITO 1.986

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.239
Benzina SELF 2.007
GPL SERVITO 0.863
Metano SERVITO 1.973

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.247
Benzina SELF 2.011
GPL SERVITO 0.764
Metano SERVITO 1.904

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.241
Benzina SELF 2.018
GPL SERVITO 0.795
Metano SERVITO 1.996

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.274
Benzina SELF 2.040
GPL SERVITO 0.807
Metano SERVITO 1.947

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.250
Benzina SELF 2.014
GPL SERVITO 0.759
Metano SERVITO 1.939

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.275
Benzina SELF 2.043
GPL SERVITO 0.761
Metano SERVITO 1.941

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.253
Benzina SELF 2.025
GPL SERVITO 0.863

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.271
Benzina SELF 2.037
GPL SERVITO 0.812
Metano SERVITO 2.113

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.249
Benzina SELF 2.022
GPL SERVITO 0.779
Metano SERVITO 2.048

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.248
Benzina SELF 2.025
GPL SERVITO 0.806
Metano SERVITO 2.130

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.243
Benzina SELF 2.021
GPL SERVITO 0.791
Metano SERVITO 2.015

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.256
Benzina SELF 2.013
GPL SERVITO 0.869

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.251
Benzina SELF 2.019
GPL SERVITO 0.780
Metano SERVITO 1.985

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

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