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Si riprende mentre avvelena vasetti di marmellata per ricattare l’azienda: a processo triestino per tentata estorsione

Si filmava nell’atto di avvelenare i vasetti di marmellata della Zuegg, minacciando poi di lasciarli sugli scaffali se l’azienda non gli avesse corrisposto 100mila euro. Un tentativo andato malissimo per un triestino di 51 anni come riportano i quotidiani locali.

È finito sotto processo per tentata estorsione perpetuata ai danni anche di altre società che vendono prodotti differenti. L’azienda specializzata nella lavorazione di frutta per la produzione di marmellata con sede a Verona in un primo momento aveva scelto di ignorare le minacce contenute nelle email; tuttavia, quando alle semplici minacce sono seguiti i video in cui l’uomo inseriva del solfato di tallio in un barattolo in un punto vendita Conad della Val di Fassa, l’allarme è scattato davvero.

La Zuegg, nella prima udienza del processo, ha lamentato anche un importante ritiro dagli scaffali di almeno un supermercato con conseguente danno patrimoniale per l’azienda.

L’imputato, inoltre, in passato aveva minacciato un’altra azienda, la società Martinelli di Villafranca, sostenendo di aver avvelenato con del topicida alcune bottiglie di birra che avrebbe distribuito in un supermercato se non avesse ricevuto 30mila euro. Le lettere di minaccia sono state segnalate alle forze dell’ordine. Prima ancora di colpire le aziende, secondo l’accusa, l’uomo aveva tentato l’estorsione anche nei confronti del proprietario di un maneggio nel triestino: aveva minacciato di avvelenare i suoi cavalli se non avesse ricevuto del denaro.

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“È lei, è la scroccona seriale. È arrivata in città, state attenti”: scatta l’allarme a Rovereto dopo gli avvistamenti della 57enne con 300 denunce alle spalle, i commercianti creano una chat anti-truffe

È bastato qualche avvistamento, un paio di fotogrammi ripresi dalle telecamere di sorveglianza, per far partire il tam tam e scatenare il panico tra i commercianti di Rovereto. Sì, perché la fama precede questa donna 57enne e non in positivo: ribattezzata dagli esercenti la “scroccona seriale”, l’italiana vanta un curriculum di oltre 300 denunce accumulate negli anni in tutto il Paese, con una predilezione per il Nord-Est. Il copione, come riporta il Corriere, è un meccanismo collaudato: usufruire di servizi, cene e pernottamenti per poi accampare scuse improbabili e dileguarsi al momento di saldare il conto.

Prima di varcare i confini del Trentino, il tour della truffa ha colpito duramente l’Alto Adige, prendendo di mira due attività di Bressanone. In un ristorante, la donna ha consumato una cena da 60 euro per poi rifiutarsi di pagare: in evidente stato di ebbrezza, ha sostenuto di non avere con sé né denaro né documenti. In un albergo della zona, invece, è riuscita a soggiornare per due notti presentando un documento falso. Entrambe le “vacanze” altoatesine si sono concluse con una denuncia per insolvenza fraudolenta, a cui si è aggiunta l’accusa di sostituzione di persona per il raggiro in hotel.

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