❌

Reading view

Lavorava in una stalla a 11 anni, botte e cinghiate se si lamentava: a processo i genitori di un bambino

Costretto a lavorare in una stalla a soli 11 anni, sia prima che dopo la scuola. Botte e cinghiate se osava lamentarsi. È successo in una famiglia del bellunese, dove i genitori di un bambino sono finiti sotto processo per maltrattamenti.
La procura di Treviso ha chiesto una condanna a sei anni di carcere per il padre e tre e mezzo per la madre, come riporta il giornale Il Gazzettino. Le indagini sono iniziate lo scorso marzo, quando la maestra di sostegno aveva segnalato alle autorità che il bambino era vittima di vessazioni: la donna aveva domandato al piccolo se avesse fatto gli auguri al padre in occasione della Festa del Papà, e lui aveva risposto che “papà è cattivo, mi picchia“.
In pochi mesi gli inquirenti hanno costruito un ampio quadro indiziario, grazie a intercettazioni audio e video ottenute installando microcamere nella casa di famiglia, che permesso l’incriminazione dei genitori. Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati i vicini di casa della famiglia e una psicologa consulente della difesa. Per il prossimo 5 novembre è prevista la sentenza.
Oltre ai nove anni di carcere complessivi, la procura chiede 270mila euro di risarcimento in totale per danni fisici morali ed esistenziali causati al bambino, che è stato allontanato dalla famiglia e si trova oggi al sicuro in una struttura protetta; a detta delle insegnanti, sta meglio.

L'articolo Lavorava in una stalla a 11 anni, botte e cinghiate se si lamentava: a processo i genitori di un bambino proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Psicofarmaci nelle borracce dei compagni: il caso dei quattro ragazzini che rischiano la sospensione

A Treviso, quattro ragazzini che frequentano una scuola superiore rischiano una lunga sospensione per aver sciolto farmaci nelle borracce dei compagni: non solo lassativi generici, ma anche psicofarmaci come lo Xanax e altre benzodiazepine. Lo hanno fatto, probabilmente, per gioco: si sono infatti divertiti a prendere in giro i propri compagni stanchi e intontiti a causa dell’effetto dei sonniferi e degli psicofarmaci ingeriti.

I genitori chiedono punizioni esemplari per i responsabili come riporta Il Gazzettino di Treviso: le domandano prima di tutto madri e padri dei ragazzi vittima del pericoloso scherzo, ma in realtà la condanna dei fatti è stata trasversale da parte di tutte le famiglie. Nei giorni scorsi hanno avuto diverse riunioni con gli insegnati, che stanno discutendo l’entità della sanzione nei confronti dei ragazzi: secondo le famiglie è importante che la punizione sia netta affinché i ragazzi capiscano che la pericolosità del loro comportamento.

I medicinali sciolti nelle borracce, infatti, possono provocare effetti collaterali anche gravi – e tra l’altro per gli psicofarmaci è necessaria la prescrizione del medico. La scuola non smentisce l’accaduto ma mantiene riserbo sulle discussioni interne del consiglio di classe. Nel frattempo, tra i genitori c’è chi pensa anche di formalizzare delle denunce nei confronti dei ragazzi responsabili.

L'articolo Psicofarmaci nelle borracce dei compagni: il caso dei quattro ragazzini che rischiano la sospensione proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌