Será no dia 24 de outubro, que a empresa Suburbs proprietária do Palacete Belmarço, abrirá as suas portas a mais uma edição do evento Noites da Lua Nova, promovido pela Associação Cultural Música XXI. Esta edição terá duas sessões, uma às 17 e outra às 18h00. O Palacete Belmarço, que atualmente é a sede da […]
Sessanta milioni di euro per gli agricoltori, 10 milioni per la pesca e 105,2 milioni di nuove risorse per l’autotrasporto. Il Consiglio dei ministri ha approvato l’annunciato decreto legge con misure di sostegno per i comparti in protesta a causa del caro gasolio determinato dalla guerra in Iran. Per i tir che nei giorni scorsi hanno bloccato mezza Italia, il provvedimento arriva a due giorni dal vertice con le associazioni di categoria in Prefettura a Milano, quando il ministroMatteo Salvini e il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi avevano annunciato lo sblocco di oltre un miliardo di euro. Una cifra che comprendeva però anche risorse già stanziate e rimaste finora in attesa di essere erogate. Ora il governo garantisce di aver accelerato sulla messa a disposizione dei crediti d’imposta e di essere intervenuto anche per andare incontro alle imprese più piccole. Le associazioni nazionali dell’albo autotrasporto “apprezzano” l’approvazione immediata del decreto, dice Paolo Uggè, presidente Fai e Unatras. Ma le 11 grandi sigle non controllano la protesta e i provvedimenti non convincono tutti: in alcune zone della Campania restano i blocchi.
“Entro la prossima settimana i crediti sul cassetto fiscale”
Il Mit “da ieri ha iniziato a fare i pagamenti e oggi ce li certifica l’Agenzia delle Entrate, quindi entro la prossima settimana le prime 2.000 imprese mandate ieri avranno i crediti di imposta sul cassetto fiscale delle Entrate”, ha detto Rixi. Si tratta dei crediti a compensazione del 70% dei maggiori costi per il carburante sostenuti tra marzo e agosto rispetto a febbraio, prima dell’esplosione dei rincari. Si tratta di contributi attesi da mesi. Per il periodo marzo-agosto, per cui erano giù stati stanziati 480 milioni, sono arrivate oltre 30mila domande che ora vanno smaltite. “I controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia”, ha chiosato Giorgia Meloni in un video diffuso dopo il Consiglio dei ministri, annunciando anche il rifinanziamento del credito d’imposta per settembre e ottobre con ulteriori 106 milioni di euro”. Si tratta di 45,2 milioni aggiuntivi per il credito d’imposta relativo alle spese di gasolio da marzo ad agosto 2026, che portano la dotazione complessiva da circa 430 a circa 480 milioni, e circa 60 milioni per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre. In aggiunta “diamo più tempo, cioè fino al 31 marzo 2027, per utilizzare questi crediti”.
Meloni ha anche annunciato che da novembre saranno sbloccati i pagamenti arretrati per il trasporto via mare, attraverso le cosiddette Autostrade del mare. Anche in questo caso le imprese attendono contributi relativi alle annualità precedenti.
Le misure per i piccoli
Il decreto interviene anche, rivendica il governo, per le imprese di dimensioni ridotte, spesso con pochi mezzi e camion più vecchi, che restano escluse dal credito d’imposta riservato ai veicoli Euro 5 e superiori con massa oltre le 7,5 tonnellate. “Abbiamo dato la possibilità di sospendere per 7 mesi i leasing sugli automezzi in modo da conservare liquidità”, ha spiegato Rixi. Salvini ha parlato di 5 mesi. E ha confermato “la spalmatura del costo del carburante anche sui committenti” attraverso il meccanismo del fuel surcharge che entrerà obbligatoriamente nei contratti, stando agli annunci.
Il contributo per il gasolio agricolo e per la pesca
Per quanto riguarda agricoltori e pescatori, vengono stanziati 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo, che “nei fatti si tradurrà in uno sconto fino a 0,45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri”, ha detto Meloni, e 10 milioni di euro per la pesca. Il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, e chi gli chiedeva se le risorse fossero sufficienti, ha risposto: “Per ora dovrebbero bastare, un po’ di ottimismo non guasta”. Per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, quei soldi “danno finalmente un pò di respiro a un comparto in totale apnea da crisi di liquidità”. Ma adesso “auspichiamo che tempi e metodo di erogazioni arrivino subito a compensare queste lunghe settimane di agonia” e “chiediamo subito la costruzione di un piano nazionale straordinario per l’agroalimentare che coinvolga tutta la filiera – produzione, trasformazione, Gdo – per affrontare in modo più organico tutte le difficoltà in campo”. Coldiretti parla di “segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e Confagricoltura di “un segnale importante in un momento di grave difficoltà per il settore primario”.
Pyongyang, 22 oct (Prensa Latina) El presidente chino, Xi Jinping, reafirmó la alianza estratégica China-República Popular Democrática de Corea (RPDC) en reciente mensaje enviado a su homólogo aquí, Kim Jong Un, destacó hoy una fuente gubernamental en Pyongyang.
Tesla said that it expects to release unsupervised FSD around Q2 2027.
Harald Tittel/picture alliance via Getty Images
Tesla's Full Self-Driving feature still requires drivers to pay attention to the road.
During its Q3 earnings call, the company said unsupervised FSD for personal cars is coming in 2027.
The catch? Your Tesla must remain within the company's Robotaxi geofences.
When I reviewed Tesla's Full Self-Driving software in January, I hailed it as an "impressive" driver-assistance feature that left me wanting more.
I dreamed of being able to flip the autonomous driving system on whenever I make my routine 400-mile trip from San Francisco to Los Angeles — kick my feet up, listen to music, and ideally fall asleep without having to supervise the road.
That's been part of Tesla's ultimate pitch for the future. "With autonomy, you get your time back," Elon Musk has said.
And the pitch may soon come true. Just don't expect to make long self-driven road trips quite yet.
On Wednesday, during Tesla's Q3 earnings call, Ashok Elluswamy, the company's VP of AI, painted a more modest picture of what FSD unsupervised will look like for a personal car — at least at first.
Elluswamy said unsupervised FSD is coming "somewhere around Q2 next year" for privately owned Teslas, with the rollout of FSD V15.
The caveat is that it will only be operable in areas where Tesla already operates its Robotaxi service, which represents a small fraction of square miles for the total number of Teslas on US roads.
The Robotaxi platform is available in parts of seven metropolitan regions: Austin, Dallas, Houston, Miami, Orlando, Tampa, and the San Francisco Bay Area.In the Bay Area, all Tesla robotaxis are supervised by a human operator.
"The only additional requirement is to make sure that, for example, the customer Model Ys can be part of the geofences and the fleet management that Tesla has for it to be fully autonomous," Elluswamy said.
In other words, your Tesla may be able to drive itself, but only if you're within the zones where Tesla Robotaxi is operating. If you're in Austin, that could cover about 260 square miles of the city, excluding high-speed roadways.
That's similar to what other aspiring self-driving car companies have pitched.
Tensor, a San Jose-based automaker, aims to sell a luxury sedan that it says can drive itself. However, the self-driving feature will only operate within restricted geofences, the company told Business Insider.
Tesla didn't say why it needs to limit the release of unsupervised FSD to geofences at first, although there are likely questions about liability that the company will have to address once it declares, Yes, our technology now lets you take your eyes off the road.
Autonomy is a difficult problem to solve after all. During the call, Elluswamy shut down the idea that competitors could catch up to Tesla's FSD.
"When they get in the long tail of this problem — it's so long that people don't realize — anyone with a sane mind should not attempt to solve this problem," he said. "It's so difficult."
Tesla posted a highlight reel showing off its robotaxi navigating real-world road conditions, including robotaxis getting in the way.
Andrej Sokolow/picture alliance via Getty Images
Tesla posted footage of its robotaxi driving without a safety driver ahead of its Q3 earnings call.
Two of the clips included footage of a Waymo robotaxi and Avride encroaching on Tesla's path.
The clips showed the Tesla Robotaxi slowing down.
Tesla took some subtle jabs at its robotaxi competitors ahead of its third-quarter earnings call on Wednesday.
On a website Tesla created for its robotaxi safety report, the company uploaded clips of its self-driving cars maneuvering in real-world conditions without a driver behind the wheel. Obstacles and hazards included stormy weather, a pedestrian crossing at a green light, stray pets, and rival robotaxis getting in the way.
Ashok Elluswamy, Tesla's VP of AI, also posted the video on X, calling it "Robotaxi B-roll."
At around the 1:44 mark of Elluswamy's post, the video shows a robotaxi coming to a complete stop in its own lane as a Waymo makes a wider-than-usual right turn. The Waymo can be seen encroaching into Tesla's lane before it returns to its own path.
A Waymo spokesperson did not immediately return a request for comment.
In another short clip, the Tesla robotaxi is seen driving at night, braking for an Avride car that pulled up from the right, a little too far into the Tesla's path.
Avride is a robotaxi company that offers robotaxi rides through Uber in Dallas and is testing rides with a safety driver behind the wheel in Austin.
A spokesperson for Avride did not immediately respond to a request for comment.
Tesla posted the footage as it seeks to make its case publicly on robotaxi safety. The company began offering a limited number of autonomous rides without an in-car safety monitor in Austin in January.
In the newly posted safety report, Tesla said its robotaxi service has driven 3.3 million miles autonomously — relatively small compared to Waymo's more than 271 million miles driven as of June.
Tesla said during its Q3 earnings call that it will launch unsupervised Cybercabs in Dallas in November.
Il governo si impegna per 480 milioni di euro complessivi destinati a compensare il caro gasolio, più ulteriori risorse per altri interventi, anche per i collegamenti marittimi e per adeguare automaticamente le tariffe ai rincari. È la risposta alle proteste degli autotrasportatori, che si aspettano di vedere i fatti entro il prossimo incontro del 27 ottobre. Anche perché i ristori non risolvono i problemi strutturali che il caro carburante ha fatto esplodere, soprattutto nel Mezzogiorno, dove i rincari sono gli stessi ma hanno un peso differente. Piccole imprese, scarso potere contrattuale, costi logistici elevati e mercati lontani sono problemi comuni all’intero settore, ma che in alcune aree del Sud si sommano l’uno all’altro riducendo o azzerando i margini per assorbire i rincari.
“Quella che era una difficoltà è diventata per molte imprese, soprattutto quelle più piccole che hanno un potere contrattuale minore, disperazione”, ha spiegato il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, alla Adnkronos. Due i problemi: quanto costa riempire il serbatoio, e quanto resta in tasca all’autotrasportatore. Se la ditta è piccola e ha pochi committenti, i margini per imporre aumenti tariffari sono ridotti. E se il prezzo del gasolio sale, si rischia di dover scegliere tra lavorare in perdita e perdere il cliente. La geografia, poi, non aiuta. Secondo l’Istat, nel 2024 il 68,2% delle merci trasportate su strada aveva origine nelle regioni settentrionali, dove si concentra anche il 56,4% del Pil nazionale. Fotografia di un mercato molto più ricco, con grandi poli industriali e logistica che alimentano l’autotrasporto e dovrebbero garantire maggiore continuità nelle commesse.
Al Sud le cose cambiano e per la Sicilia lo svantaggio è stato persino quantificato. Uno studio del 2023 della Regione Sicilia, realizzato col supporto di Prometeia, ha stimato un indice dei costi di trasporto superiore del 58,8% alla media nazionale, dando maggiore peso ai collegamenti con le regioni coi mercati economicamente più grandi. Non è una misura delle tariffe pagate, ma quella di uno svantaggio strutturale che spiega perché la distanza dai mercati precede e si somma con i rincari del carburante. A incidere sui collegamenti marittimi c’è anche l’Ets europeo, il sistema per incentivare la decarbonizzazione che impone alle compagnie di navigazione di acquistare quote per le emissioni inquinanti. Dal 2026 il meccanismo è entrato a pieno regime, con costi che possono far aumentare le tariffe dei traghetti. Un ulteriore aggravio per chi deve attraversare il mare che, ha detto il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, ricade “soprattutto sulle isole”.
Poi c’è la questione decisiva di chi paga davvero gli aumenti. La legge prevede meccanismi di adeguamento dei corrispettivi al prezzo del carburante, il cosiddetto fuel surcharge. Il problema è che non è sempre facile farli valere, soprattutto quando il trasportatore è piccolo e dipende da pochi committenti, dunque con scarsa forza contrattuale. “Il mercato dell’autotrasporto è un mercato che non ha una tariffa di legge”, ricorda Russo. Anche un aumento richiesto del 15% resta quindi affidato alla negoziazione con il committente. E non sempre quest’ultimo se lo può permettere o più semplicemente lo accetta. Come non bastasse, ha denunciato lo stesso Russo, gli sconti sul gasolio ottenuti dal governo dopo aver fatto pressione sulle compagnie petrolifere, sarebbe finito soprattutto nei distributori stradali e non sulla cosiddetta extrarete, dove molti camionisti acquistano il carburante all’ingrosso. E secondo Conftrasporto, proprio lì ci sarebbero stati i maggiori aumenti dei prezzi.
Problemi che si incrociano con quelli dell’agricoltura che in molte regioni alimenta la domanda di trasporto. Se i produttori non riescono a incassare abbastanza per le proprie merci, come lamenta il settore, è ben difficile riconoscere tariffe maggiori ai camionisti. E i blocchi dei tir rischiano di aggravare ulteriormente la situazione della filiera. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, avverte che l’ortofrutta rischia di restare nei campi, mentre il latte incontra difficoltà nel raggiungere trasformazione e commercializzazione. Una situazione che il governo dovrebbe conoscere, almeno da maggio. Da quando a Palazzo Chigi fu sottoscritto un protocollo con le associazioni per le compensazioni economiche. “Se si fossero portati avanti nei tempi concordati, forse non si sarebbe arrivati alle proteste di oggi”, osserva Russo. Ora che sono stati presi nuovi impegni, si chiede almeno che i provvedimenti arrivino in fretta e così i soldi.
The NFL and Roc Nation have yet to officially announce next year’s Super Bowl halftime performer, but users across two of the biggest prediction markets seem to think they have a pretty good idea.
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For years, the idea of speaking forthrightly to China would evoke an admonition from the US State Department and most of the American policymaking class: “We can’t do that. They won’t like it.” They’d often add, “China has red lines, don’t you know?” There are things you are told you just can’t say – questioning […]
Ucraina, un accordo senza Zelensky? Simonini: “Trump può far leva sulla stanchezza degli ucraini”
Mentre i diplomatici lavorano dietro le quinte per definire le geometrie di un possibile vertice trilaterale, la prospettiva di un incontro a tre tra Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping ridisegna le coordinate della politica internazionale. Sul tavolo non c’è solo il futuro della guerra in Ucraina, ma il tentativo del Cremlino di accreditarsi come terza potenza ordinatrice del pianeta, estromettendo Kiev e l’Europa per ridurre ogni negoziato a un affare esclusivo tra superpotenze.
Ma un accordo sul conflitto ucraino negoziato senza la partecipazione di Zelensky è davvero realizzabile? Quali sono le reali motivazioni di Mosca e i rischi che corrono le cancellerie europee? E soprattutto, fino a che punto la Cina è disposta a spingersi nel ruolo di mediatrice senza compromettere la propria strategia sull’Indo-Pacifico?
A fare il punto è Franz Simonini, analista geopolitico e firma della rivistaDomino, che ad Affaritaliani analizza la fattibilità del summit, gli obiettivi strategici di Mosca, Washington e Pechino e i possibili scenari futuri.
Quanto è concreta la proposta di Putin di un vertice trilaterale con Trump e Xi Jinping e quali obiettivi strategici persegue Mosca?
La proposta russa di un vertice trilaterale con Stati Uniti e Cina veniva ventilata già da settimane. Avanzata lo scorso settembre, è stata poi rilanciata durante la telefonata del 9 ottobre fra Donald Trump e Vladimir Putin, la stessa che ha visto confermare l’intesa sul gasolio russo e sospendere alcune sanzioni fino all’aprile 2027. Al di là della concretezza della proposta e della scenografia degli incontri, le decisioni maturano sempre prima, nei meandri delle diplomazie.
Epperò gli obiettivi di Mosca appaiono nitidi. Anzitutto estromettere dal tavolo Kiev e le cancellerie europee, ritenute dal Cremlino i principali ostacoli a una soluzione favorevole, così da ridurre «la pace» a un mero affare fra grandi potenze. Di qui il secondo scopo, di natura simbolica, ovvero sedere da pari accanto a Washington e Pechino per restituire alla Russia il rango di potenza ordinatrice ed emanciparsi, almeno in parte, dall’immagine di socio di minoranza della Repubblica popolare.
Infine profittare della fretta della Casa Bianca per incassare il più possibile dalle eventuali trattative, a dispetto delle gravi difficoltà sul campo di battaglia e prima che l’inverno rallenti ulteriormente le operazioni.
Un eventuale accordo sulla guerra in Ucraina senza la partecipazione di Zelensky sarebbe davvero possibile? Quali rischi correrebbero Kiev e l’Europa?
Sul piano tecnico, la sopravvivenza dell’Ucraina è dipesa finora dalla logistica, dalla tecnologia, dai rifornimenti e soprattutto dall’intelligence statunitense. Benché in oltre quattro anni di guerra il paese abbia saputo accrescere la propria produzione autoctona di droni e di altri sistemi d’arma, resta legato a doppio filo alle forniture occidentali.
A ciò si aggiunge la stanchezza della popolazione. Secondo un sondaggio di inizio ottobre, il 62% degli ucraini ritiene che nessuno dei due belligeranti stia prevalendo e il 56% accetterebbe cessioni territoriali in cambio di garanzie di sicurezza americane ed europee. Una spossatezza su cui Washington potrebbe far leva per imporre a Kiev le concessioni necessarie a un compromesso con Mosca, dall’amputazione del Donbass alla neutralità, fino alla rinuncia proprio a quelle garanzie che gli Stati Uniti non intendono offrire in prima persona e che tenterebbero semmai di accollare di straforo agli alleati europei.
Le trattative sono in pieno svolgimento e, tra i rapporti di forza sul campo e l’urgenza washingtoniana di volgersi all’Indo-Pacifico, potremmo trovarci dinanzi a un autentico punto di svolta.
Che cosa cerca di ottenere la Cina da questo incontro e quanto potrebbe rafforzare il proprio ruolo di mediatrice tra Mosca e Washington?
Per Pechino il vertice costituisce allo stesso tempo un’occasione e un’insidia. Ospitare a Shenzhen gli inquilini della Casa Bianca e del Cremlino consacrerebbe simbolicamente la Repubblica popolare come potenza indispensabile, l’unica in grado di favorire la pace. Di converso lo Zhongnanhai sa bene che l’incontro rischierebbe di ridursi a un atto meramente cerimoniale, privo di ricadute concrete se non a proprio detrimento.
In primo luogo, Mosca potrebbe, nei mesi successivi, recuperare margini di manovra al di fuori del rapporto obbligato con il potente vicino, allentando di riflesso la dipendenza che oggi lega le due capitali. In secondo luogo, ed è il punto decisivo, Washington, sgravata parzialmente dall’assillo del quadrante est-europeo, potrebbe concentrare le proprie pressioni sull’Impero di mezzo.
Di qui la prudenza mandarina, sospesa fra la necessità di vestire in pubblico i panni di paladina di un vantaggio reciproco tanto proclamato quanto fittizio e la convenienza di trarre partito dall’impantanamento delle potenze rivali. Con lo sguardo sempre fisso su Taiwan all’interno di un tempo limitato.
China's economy grew 4.5% year-on-year in the third quarter, up from 4.3% in the second quarter and above the 4.4% consensus forecast, the National Bureau of Statistics reported. Strong demand for Chinese hi-tech exports helped offset weak domestic spending and kept the country on track toward its 2026 growth target.
Comissão reúne entidades públicas e especialistas em diversas áreas já reuniu nos dias 8 e 9 de outubro A Câmara Municipal de Faro constituiu uma Comissão Consultiva do projeto Alameda 21, uma intervenção prevista para a área contígua à Ribeira das Lavadeiras, na Quinta da Penha, com o objetivo de criar um novo espaço de […]
A decision by the Ministry of Infrastructure & Transport has raised the fixed taxi fares from the airports in Athens and Thessaloniki Taxi: New fares €50 for a trip from the ATH International Airport to downtown Athens. The fares change concerns, among others, the predetermined fares for routes from the airports of Athens and Thessaloniki, […]