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Stellantis, l’ottobre nero di Cassino: soli tre giorni di lavoro, la fabbrica è chiusa di fatto aspettando il piano Maserati

Tre giorni di lavoro in un mese. Dopo mesi tragici, la fabbrica Stellantis di Cassino tocca il suo punto più basso certificando lo stato comatoso dello storico impianto dell’ex Fiat in attesa che il management presenti il piano Maserati, che dovrebbe coinvolgere anche il sito in provincia di Frosinone. La direzione aziendale ha comunicato che i reparti montaggio, lastratura e verniciatura resteranno fermi dal 26 al 30 ottobre: si tratterà della quarta settimana consecutiva di stop. A ottobre le giornate lavorate sono state solo tre: l’1, il 2 e il 5. Da quel momento, il cuore dei capannoni industriali è rimasto vuoto, mentre è andata un po’ meglio al comparto presse e plastica che è al servizio anche dello stabilimento di Atessa.

A fine settembre risultavano prodotte 8.897 auto tra Alfa Giulia, Alfa Stelvio e Maserati Grecale con un calo del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 e un totale di giornate lavorate pari a 56. Dopo dieci mesi del 2026, quindi, non si arriverà quindi a due mesi di presenza in fabbrica. Inevitabilmente, la situazione non cambierà di molto a novembre e dicembre, il mese in cui Cassino conoscerà il suo futuro. L’amministratore delegato Antonio Filosa ha più volte annunciato la presentazione, entro la prima metà del mese, del progetto per rilanciare Maserati, nel quale sarà centrale la fabbrica al confine tra Lazio e Campania.

La strategia prevede una collaborazione – ancora da definire – con un partner cinese, con ogni probabilità Jac e Huawei. In ogni caso, le ricadute sui 2.130 operai di Stellantis impiegati a Cassino non si vedranno prima del 2028. E bisogna anche capire come verrà strutturata la partnership: il rischio adombrato da Fiom, Uilm e Fim è che l’impianto diventi una “fabbrica-cacciavite”, cioè in cui si provvede solo all’assemblaggio di pezzi prodotti altrove. Un’eventualità che rappresenta un incubo anche per le aziende dell’indotto sul territorio, da sempre impiegate nella fornitura di componentistica per Stellantis.

Nelle scorse settimane, il presidente di Unindustria Cassino, Vittorio Celletti, ha espresso la sua preoccupazione per il futuro delle aziende facendo notare che nelle più recenti dichiarazioni Stellantis parla solo della salvaguardia dei lavoratori nel suo stabilimento, il che – nella lettura di Unindustria – potrebbe significare che non è previsto un futuro per le aziende collegate alla produzione, in quanto potrebbe entrare in campo al loro posto la filiera legata ai produttori cinesi.

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Scarseggia il carburante in Puglia e Calabria: le lunghe file (anche di notte) a caccia di benzina e diesel

Una coda chilometrica in uno dei pochi distributori con ancora qualche disponibilità di benzina e diesel, mercoledì, a Catanzaro nella zona del viadotto Bisantis, all’ingresso della città. E poi le decine di auto in fila, durante la notte, per fare un pieno a San Giovanni in Fiore, nel Cosentino. Ancora: decine di veicoli incolonnati davanti a una stazione di servizio a Brindisi, sempre di sera, senza che tutti siano riusciti a effettuare il rifornimento, impiegando fino a due ore per trovare una pompa che erogava ancora gasolio.

Ci sono decine di video che circolano sui social e reperiti da Ilfattoquotidiano.it che testimoniano la situazione che stanno vivendo gli abitanti della Puglia e della Calabria, due delle regioni che dipendono dal carburante in uscita dalla raffineria Eni di Taranto, i cui varchi sono bloccati da lunedì dal picchetto degli operai dell’Ilva, in sciopero contro il governo per chiedere interventi in grado di evitare la cassa integrazione per oltre 7.000 persone dopo la chiusura dell’area a caldo, in seguito a un decreto della Corte d’Appello di Milano.

Le autocisterne bloccate all’interno da quattro giorni hanno portato molti distributori a esaurire diesel e benzina, così i cittadini stanno prendendo d’assalto quei pochi che hanno ancora disponibilità. La situazione è ulteriormente complicata dallo sciopero del mondo agricolo e dell’autrostrasporto, in atto in entrambe le regioni per chiedere al governo misure mirate contro il caro carburante che sta mettendo in ginocchio le imprese.

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Proteste Ilva e agricoltori: pompe di benzina a secco in Puglia e Calabria e code anche di notte per il pieno

Quattro giorni di blocchi degli operai dell’Ilva davanti alla raffineria Eni di Taranto e autotrasportatori in sciopero insieme agli agricoltori hanno ridotto la disponibilità di carburante in ampie zone di Puglia e Calabria, dove si segnalano lunghe code anche notturne davanti alle stazioni di servizio che, in molti casi, hanno completamente esaurito le scorte di benzina e diesel. Le proteste, in entrambi i casi rivolte contro il governo Meloni, stanno gettando nel caos la mobilità urbana e creando non poche difficoltà agli automobilisti. La situazione è particolarmente critica nelle province salentine, a Foggia, nel Cosentino e nel Catanzarese.

L’emergenza è nata in seguito al combinato disposto di due proteste, quella degli operai dell’Ilva – arrivata oggi al quarto giorno – che da lunedì presidiano la statale jonica 106 bloccando i varchi della raffineria Eni e quella del mondo agricolo e olivicolo, insieme agli autotrasportatori. I primi sono in sciopero dopo la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria che costringerà nei prossimi mesi a un uso quasi totale della cassa integrazione e chiedono al governo di intervenire con norme specifiche legate a prepensionamenti e riconoscimento della legge sull’amianto. Agricoltori e autotrasportatori, che da giorni bloccano i caselli autostradali nel Foggiano e da venerdì manifesteranno anche in Calabria, hanno deciso di scendere in strada contro il caro carburante che pesa sui bilanci di aziende e imprese.

Nel corso dei giorni sono via via cresciuti i disagi con le pompe di benzina che hanno iniziato ad affiggere i cartelli “carburante esaurito”. Un numero aumentato di ora in ora e che ormai coinvolge la maggior parte delle stazioni di servizio di diverse compagnie, non solo quelle di Enilive. La stragrande maggioranza dei distributori ha ormai esaurito benzina e diesel nel Cosentino. Mercoledì a Catanzaro era rimasto un solo distributore attivo e si è creata una fila chilometrica, mentre nel Foggiano iniziano a registrarsi disagi anche nelle consegne delle merci nei supermercati tra il blocco dei tir e la carenza di gasolio. A Brindisi, giovedì notte, si segnalavano file interminabili e alcuni cittadini riferiscono di impiegato fino a due ore per un rifornimento. Una situazione complicata dalla psicosi scatenatasi tra i cittadini che, dopo i primi giorni, hanno iniziato a prendere d’assalto le stazioni di servizio per fare il pieno e mettersi al riparo da possibili, ulteriori e ancora più gravi carenze di carburante. Decine le segnalazioni di file interminabili di auto incolonnate in attesa del proprio turno.

La crisi logistica che sta interessando la rete di distribuzione, legata alle difficoltà nelle consegne e alle ripercussioni sul comparto, si scontra ora con la tensione sociale sul territorio. Venerdì la situazione dovrebbe complicarsi ulteriormente in Calabria, dove sono previsti presidi e mobilitazioni da parte degli agricoltori e degli operatori del settore a Rende, a Montalto Uffugo, sullo Ionio e sul Tirreno cosentino. Una protesta che si preannuncia fortemente partecipata e che intende richiamare con forza l’attenzione del governo sulle criticità ormai croniche che da mesi mettono in ginocchio l’intera filiera, dal costo insostenibile del gasolio fino alla profonda crisi di mercato.

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