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GWM Tank 300, la prova de Il Fatto.it – Il fuoristrada cinese che non teme ostacoli – FOTO

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Il Lago Maggiore è lì vicino, ma oggi il panorama si guarda di sbieco. È una giornata d’autunno ancora calda, il cielo promette pioggia e poi ci ripensa. Nell’area tecnica dove proviamo la GWM Tank 300, invece, le intenzioni sono chiare: rampe, pendenze laterali e passaggi stretti servono a capire quanto valgano le promesse di questo fuoristrada cinese.

Dopo Ora 5 e H7, GWM porta in Italia il marchio Tank, dedicato all’off-road. Secondo le stime della casa cinese, i fuoristrada con telaio a longheroni nel marcato Italia circa duemila unità l’anno: una nicchia nella quale c’è spazio per chi offre meccanica specialistica e prezzi accessibili. GWM punta a dieci modelli italiani entro il 2027.

“Born to be wild”, cantavano gli Steppenwolf. Davanti alla Tank 300 il ritornello viene spontaneo: carrozzeria squadrata, fari rotondi, passaruota pronunciati e ruota di scorta sul portellone. Lunga 4,76 metri e larga 1,93, con una presenza robusta che trova sostanza nel telaio a longheroni, nell’assale posteriore rigido e nelle protezioni sottoscocca. Qui il vestito da esploratore ha parecchie tasche utili.

Saliamo a bordo e il registro cambia. La posizione di guida è alta e comoda, la plancia ben disegnata, i sedili rivestiti in pelle Nappa. Davanti abbiamo due schermi da 12,3 pollici: convincono le grafiche e il modo in cui si passa fra le schermate dell’infotainment. Ci sono Apple CarPlay e Android Auto wireless, climatizzatore bizona, tetto panoramico, ricarica senza fili e sedili anteriori riscaldati e ventilati, con massaggio per il driver. Un ambiente accogliente anche quando fuori il terreno suggerisce di tenersi forte.

La nostra prova riguarda la plug-in Hi4-T, che abbina un 2.0 turbo a benzina a un motore elettrico: 408 cavalli e 750 Nm complessivi, cambio automatico a nove rapporti e trazione integrale meccanica con riduttore. La batteria da 37,11 kWh offre un’autonomia elettrica dichiarata di 95 chilometri; il collegamento meccanico permette al termico di continuare a muovere le ruote anche quando la carica disponibile si riduce.

Sul percorso la Tank si comporta bene. Affrontiamo salite ripide, discese impegnative e pendenze laterali con una sensazione di controllo convincente. Le geometrie aiutano: sulla plug-in l’angolo di attacco è di 32°, quello di uscita di 33° e quello di dosso di 22°. L’altezza minima da terra è di 222 mm, mentre la capacità di guado dichiarata raggiunge 70 centimetri. Sul diesel i valori salgono rispettivamente a 33°, 34°, 23° e 224 mm.

Ridotte e bloccaggi dei differenziali anteriore e posteriore aiutano a trovare trazione nei passaggi più difficili. In discesa c’è l’Hill Descent Control; il Crawl Control, cruise control da fuoristrada, mantiene invece l’andatura impostata anche in salita, gestendo acceleratore, cambio e freni e lasciandoci concentrare sulla traiettoria. Le telecamere, con la vista virtuale sotto la vettura, mostrano il terreno davanti alle ruote: scegliere dove appoggiarle diventa molto più semplice.

Nei tratti stretti arriva il Tank Turn. Il sistema frena la ruota posteriore interna e aiuta il mezzo a chiudere la curva con un raggio sensibilmente ridotto. Lo proviamo e l’effetto è evidente: un aiuto concreto dove altrimenti servirebbero più manovre.

La gamma comprende anche il 2.4 turbodiesel da 184 cavalli e 480 Nm, con automatico a nove rapporti. Unico allestimento Premium, ricco di dotazioni e con oltre venti assistenti alla guida: 46.500 euro per il diesel, 51.400 per la plug-in, messa su strada inclusa e IPT esclusa. Il diesel parte al lancio da 39.940 euro con permuta o rottamazione, escluse messa su strada e IPT. Consegne da novembre e garanzia di sette anni o 150.000 chilometri. Una proposta convincente per chi guarda a mezzi con capacità fuoristradistiche ma anche confortevoli a un prezzo che merita attenzione.

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Villa La Massa, vince la Dallara. E Clarkson porta la Jaguar nata in fattoria

Una Dallara Stradale regalata per un sessantesimo compleanno ha conquistato il Best in Show di Villa La Massa Excellence. Ma fra le protagoniste dell’appuntamento toscano c’è anche una Jaguar con una provenienza insolita: la fattoria di Jeremy Clarkson. Due storie molto diverse in un concorso che dal 16 al 18 ottobre ha riunito alle porte di Firenze alcune delle sportive più rare degli ultimi decenni, dalle Ferrari alle Maserati, fra progetti speciali e interpretazioni personali dell’automobile.

La quarta edizione, organizzata da Villa La Massa insieme a Canossa, ha confermato la scelta di guardare soprattutto alle vetture dagli anni Novanta a oggi. Una formula che affianca alla tradizione dei concorsi d’eleganza un patrimonio più recente: automobili nate per la strada o derivate dalle corse, già entrate nelle collezioni. Quattro le classi: Evoluzione, Innovazione, Restomod e Racing Heritage. Nei giardini sull’Arno si sono incontrate soluzioni tecniche, stili e modi differenti di intendere le prestazioni.

La vincitrice ha convinto per il carattere innovativo. La Dallara Stradale combina una struttura leggera con un’aerodinamica sviluppata attraverso l’esperienza nelle competizioni: il costruttore dichiara 855 chilogrammi e 400 cavalli. La configurazione può cambiare da barchetta a roadster, targa o coupé. È la prima vettura stradale della casa di Varano de’ Melegari, nata dal progetto personale di Giampaolo Dallara. Il premio all’esemplare ricevuto per i sessant’anni aggiunge un capitolo pubblico a una ricorrenza privata.

La Jaguar F-Type legata a Clarkson porta invece nel concorso un esperimento sui materiali. L’ex volto di Top Gear ha intrecciato le sue due attività più note, automobili e agricoltura, in un progetto nato a Diddly Squat, nell’Oxfordshire. L’idea è utilizzare anche fibre di lino coltivate nella fattoria per realizzare componenti in materiale composito. La base è una F-Type V6S; alla trasformazione ha collaborato Ian Callum, il designer della vettura originale. Il progetto sarà raccontato nello speciale di Prime Video Jeremy Grows a Car, previsto nel 2027. Accanto ai pannelli in composito di lino, il programma comprende rivestimenti in pelle e tappeti di lana legati alla produzione della fattoria. Una proposta che porta l’attenzione sulla provenienza dei materiali, oltre che sul disegno della carrozzeria.

Maserati ha scelto di mettere a confronto due generazioni della propria storia sportiva. La MC12, che nel 2004 segnò il ritorno del Brand nelle competizioni GT internazionali, era affiancata da una GT2 Stradale Fuoriserie realizzata per un collezionista. Il Blu Victory della carrozzeria richiama i successi della MC12; il grande Tridente bianco sul tetto e il numero 33 rosso completano una configurazione ispirata alle corse. Sul vano motore compare la firma di Andrea Bertolini, Campione del Mondo Fia GT1 con l’MC12 richiesta dal cliente.
Il collegamento è anche tecnico: la GT2 Stradale trasferisce su strada l’esperienza della GT2 da competizione. Il V6 Nettuno eroga 640 cavalli, con uno scatto dichiarato da zero a cento in 2,8 secondi. La personalizzazione permette così di affiancare alle prestazioni un riferimento preciso alla storia del marchio, invece di limitarsi a scegliere un colore fuori catalogo.

Fra le altre vetture, le Ferrari F40 LM, F80 e LaFerrari, la McLaren P1 e la Lamborghini Murciélago offrivano un confronto fra diverse generazioni di supercar. La BMW Skytop della collezione 777 di Andrea Levy si distingueva quale primo esemplare della serie di cinquanta. Nel mondo delle reinterpretazioni, la Totem GT Super numero 30, battezzata Desideria, mostrava la configurazione richiesta da un collezionista belga: verde su misura e dettagli oro satinato.

Il programma si è concluso con il trasferimento attraverso le colline toscane e la parata al Mugello, dietro la safety car. Un passaggio dai giardini all’asfalto per riportare le protagoniste del concorso nel contesto per cui sono state progettate: la guida.

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