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Guida ai riscaldamenti 2026-2027: quando si accendono e come evitare sprechi in casa

L’autunno è ormai arrivato e, con il graduale calo delle temperature esterne, si avvicina il momento di riaccendere i riscaldamenti. Per le abitazioni e gli uffici dotati di impianti centralizzati l’accensione dei termosifoni è regolata da norme precise legate dislocazione geografica.

Con i prezzi dell’energia sempre al centro dell’attenzione, efficientare l’impianto domestico rappresenta la prima vera scelta green ed economica per affrontare i mesi freddi.

Come funzionano le zone climatiche in Italia

L’Italia presenta climi diversi, dalle zone costiere del Sud alle cime alpine. Per questo motivo, la normativa nazionale suddivide i quasi 8.000 comuni italiani in sei zone climatiche, identificate dalle lettere dalla A alla F.

L’assegnazione di un comune a una determinata zona si basa sui Gradi Giorno (GG), l’unità di misura del fabbisogno termico locale: più il clima è rigido, maggiore è il numero di Gradi Giorno e, di conseguenza, più esteso è il periodo d’accensione consentito.

  • Zona A: clima molto mite (fino a 600 GG)
  • Zona B: clima mite (da 601 a 1.000 GG)
  • Zona C: clima temperato (da 1.001 a 1.400 GG)
  • Zona D: clima temperato freddo (da 1.401 a 2.100 GG)
  • Zona E: clima freddo (da 2.101 a 3.000 GG)
  • Zona F: clima molto rigido (oltre 3.000 GG)

Calendario accensione riscaldamenti 2026: le date per zona

Ogni zona climatica prevede una data di inizio e fine esercizio, oltre a un tetto massimo di ore giornaliere di funzionamento:

Zona A
Periodo: dal 1° dicembre al 15 marzo
Ore massime giornaliere: 6 ore

Zona B
Periodo: dal 1° dicembre al 31 marzo
Ore massime giornaliere: 8 ore

Zona C
Periodo: dal 15 novembre al 31 marzo
Ore massime giornaliere: 10 ore

Zona D
Periodo: dal 1° novembre al 15 aprile
Ore massime giornaliere: 12 ore

Zona E
Periodo: dal 15 ottobre al 15 aprile
Ore massime giornaliere: 14 ore

Zona F
Periodo: nessuna limitazione di data
Ore massime giornaliere: nessuna limitazione di ore

I Sindaci hanno la facoltà di modificare (ampliando o riducendo) le date e i tempi di accensione tramite apposita ordinanza comunale in caso di condizioni meteo straordinarie.

Consigli green per risparmiare in bolletta

Oltre al rispetto del calendario, adottare comportamenti virtuosi permette di tagliare i consumi in bolletta.

  • Attenzione alla temperatura del termostato
    Alzare troppo la temperatura non scalda la casa più velocemente ma alza i consumi in bolletta. Secondo le stime dell’ENEA, abbassare il termostato di solo 1 °C permette di ridurre i consumi dal 7% al 10%. La temperatura ottimale negli ambienti interni è compresa tra i 19°C e i 20°C.
  • Sfrutta le valvole termostatiche
    Obbligatorie nei condomini con impianto centralizzato, le valvole termostatiche consentono di regolare il calore stanza per stanza (solitamente su una scala da 1 a 5). Impostale su valori più alti nei locali frequentati, come la zona giorno, e riducile nelle stanze meno usate per evitare sprechi.

Checklist pratica prima dell’accensione

Prima dell’arrivo del freddo intenso, una corretta manutenzione dell’impianto garantisce efficienza e sicurezza. Cosa fare?

  1. Effettuare lo sfiato dell’aria: l’aria accumulata nei tubi durante i mesi estivi impedisce la corretta circolazione dell’acqua calda. Aprire la valvola di sfiato di ogni radiatore lasciando uscire le bolle d’aria fino al deflusso regolare d’acqua può essere molto utile.
  2. Controllare la pressione della caldaia: dopo lo sfiato, è necessario verificare il manometro. A impianto freddo, la pressione ideale deve attestarsi tra 1,2 e 1,5 bar. Se necessario, si può ripristinare il livello agendo sul rubinetto di carico.
  3. Pulire i radiatori: polvere e residui sui termosifoni creano una barriera e peggiorano la qualità dell’aria respirata. Pulirli accuratamente prima di accendere l’impianto è una buona idea.

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La sostenibilità ambientale, sociale ed economica, insieme al benessere animale delle DOP al centro dell’interesse di AECIS

Per molto tempo il benessere animale è stato raccontato come una questione di sensibilità: si è a favore, difficile essere contrari. Oggi è diventato qualcosa di più preciso. È un parametro di sostenibilità che si misura, si certifica e finisce nelle valutazioni ESG, nei capitolati della grande distribuzione e nelle analisi di rischio di chi finanzia le imprese agroalimentari.

A spostare le cose è stata l’Europa. Dal Trattato di Lisbona del 2009 gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti (art. 13): in grado quindi di provare dolore, piacere, emozioni. Da quel principio discendono una responsabilità condivisa fra Commissione e Stati membri e una strategia, Farm to Fork, che al centro del Green Deal ha trasformato la transizione verso sistemi alimentari sostenibili in un obiettivo industriale. E l’Italia è stata la prima in Europa a mettere risorse della Politica Agricola Comune sul benessere degli animali allevati.

Su questo terreno lavora AECIS, Associazione Europea Cultura Innovazione Sostenibilità, nata dall’esperienza di Alti Formaggi (2011) e costituita dai Consorzi di tutela di Provolone Valpadana DOP, Casciotta d’Urbino DOP e Piave DOP. Ed è il terreno del convegno “Sostenibilità in scena”, che l’Associazione dedica alle tre dimensioni in cui la sostenibilità si gioca davvero: ambientale, sociale ed economica. Sono anche le tre chiavi di questa lettura, perché un impegno conta qualcosa solo quando diventa verificabile. E lo strumento che lo rende tale ha un nome: SQNBA.

Che cos’è il SQNBA, in parole semplici

Il Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale è uno schema di certificazione nazionale ad adesione volontaria: nessuno è obbligato a entrarci, chi lo fa è perché ci crede. Fissa le regole e i criteri tecnici con cui va condotto l’allevamento, li misura su indicatori costruiti dalla ricerca scientifica e ne affida la verifica a organismi accreditati. Chi aderisce si impegna a tenere livelli di salute e di benessere più alti di quanto già chiedano le norme europee e italiane, a contenere il ricorso agli antibiotici e a rendere l’allevamento più sostenibile nel suo insieme.

Il vantaggio più immediato è l’ordine. Fino a oggi sullo stesso tema convivevano protocolli di certificazione diversi: faticosi da confrontare per un buyer, praticamente illeggibili per chi fa la spesa. Il SQNBA mette ordine e potrebbe diventare l’unico riferimento.

Per ora il Sistema si applica agli allevamenti bovini, da latte e da carne, e suini: sono le specie per cui il Comitato Tecnico Scientifico sul Benessere Animale ha già rilasciato le relative norme tecniche. I requisiti vivono dentro Disciplinari diversi a seconda della specie, dell’indirizzo produttivo e del modo in cui si alleva, ed è previsto che il perimetro si allarghi a tutte le specie di interesse zootecnico.

L’ingresso passa da ClassyFarm, la piattaforma informatica con cui il Ministero della Salute tiene sotto osservazione gli allevamenti e li classifica per livello di rischio. Il veterinario aziendale, o un collega incaricato e in possesso della qualifica, compila la check list dei prerequisiti e il portale risponde con un semaforo: verde se ci sono tutti, rosso se ne manca anche uno. Sul colore incidono anche le verifiche ufficiali già effettuate in stalla.

Ambiente: un animale che sta bene ha bisogno di meno farmaci

La prima ricaduta è insieme ambientale e sanitaria, e parte dal fatto che un animale che vive bene si ammala meno, e un animale che si ammala meno richiede meno trattamenti. Condizioni di allevamento e ricorso ai farmaci sono ormai due variabili che si muovono insieme, e il SQNBA nasce dentro una strategia che punta a ridurre l’antimicrobico resistenza (AMR), uno dei dossier più delicati della sanità pubblica europea.

Non è un principio astratto. Il consumo di antimicrobici e la suscettibilità sono fra le aree che monitora ClassyFarm, insieme al benessere degli animali, alla biosicurezza aziendale e alla fase di macellazione: i dati non restano in un cassetto, entrano in un sistema di classificazione del rischio che viene consultata dall’autorità sanitaria.

La direzione è quella di un modo di allevare più sostenibile, con ricadute positive sull’ambiente e sul tessuto sociale, con risvolti ambientali e sociali positivi e produzioni di qualità più alta. E vale la pena guardare dove sta andando l’Europa: dal 2020 la Commissione sta aggiornando la legislazione sul benessere animale – allevamento, trasporto, abbattimento, fino all’uscita progressiva dalle gabbie – e nella Visione 2025 per l’agricoltura e l’alimentazione ha confermato l’impegno di avvicinare gli standard richiesti anche a ciò che arriva da fuori Unione. Per un’impresa, certificarsi oggi vuol dire farsi trovare pronta.

Sociale: una filiera che si lascia leggere

La definizione più citata ha quasi mezzo secolo. Nel 1976 l’etologo B.O. Hughes descrisse il benessere animale come una condizione di piena salute, tanto fisica quanto psichica, in cui l’animale si trova in equilibrio con l’ambiente che lo circonda. Tre anni dopo il Farm Animal Welfare Council britannico tradusse quel principio nelle Cinque Libertà: niente fame né sete, niente disagio, niente dolore né malattia, la possibilità di comportarsi secondo la propria natura, nessuna paura e nessuno stress. Restano la griglia a cui le norme europee continuano a ispirarsi.

Il passaggio che riguarda da vicino chi compra è che tutto questo diventa visibile. Gli operatori certificati possono portare in chiaro i dati previsti dallo schema per distinguere i propri animali e i propri prodotti: il modo in cui si alleva, lo stabilimento da cui la partita arriva e logo SQNBA in etichetta, con una tracciabilità completa dall’allevamento alla tavola. Non è l’ennesimo bollino da decifrare ma è la possibilità di scegliere sapendo che cosa c’è dietro, nei pochi secondi che si passano davanti al banco frigo.

Ma le stalle gestite secondo standard più alti sono anche posti di lavoro migliori per chi ci passa le giornate. E i formaggi DOP restano parte integrante delle comunità in cui nascono, restano un pezzo delle comunità in cui nascono, perché il valore che producono non si ferma a monte ma si spalma su tutti gli anelli della catena.

Economia: dove si vede il ritorno

Per un’impresa zootecnica il benessere animale non è un costo a fondo perduto. Animali tenuti bene e in salute lasciano il segno su più voci di bilancio: rese più alte, lavoro meno pesante in stalla, una posizione più forte sui mercati, meno esposizione al rischio nella gestione quotidiana, una reputazione che cresce.

Per le filiere a Indicazione Geografica c’è un effetto in più. Affiancare al marchio europeo di qualità certificata, DOP o IGP, il logo SQNBA produce un ritorno di immagine e di valore che supera la semplice addizione di due marchi verificati da terzi perché consolida la credibilità dell’azienda e alzano l’asticella della qualità lungo la stessa linea che le Indicazioni Geografiche battono da decenni, e ridistribuiscono il valore in modo più equo fra tutti gli anelli della catena certificata.

Ci sono poi i costi organizzativi, perché aderire a uno schema di certificazione serio significa scrivere e applicare procedure in ogni angolo della gestione aziendale e in ogni passaggio di mano lungo la filiera – fra allevatore e caseificio, per esempio – per tenere i processi sotto controllo e correggere la rotta appena si devia. È lavoro in più ma non è una duplicazione di adempimenti: è un insieme di azioni coordinate che rafforza gli standard qualitativi di produzione, nel solco di quanto le Indicazioni Geografiche già fanno, e che porta a una distribuzione più equa del valore lungo tutta la filiera certificata.

Tre DOP diverse, un impegno comune

Provolone Valpadana, Casciotta d’Urbino e Piave sono tre mondi distanti: zone di produzione diverse, formaggi diversi e storie diverse. I rispettivi Consorzi condividono però la stessa scelta di fondo, cioè affrontare con serietà il miglioramento della filiera per rispondere alle esigenze di oggi senza scaricarne il conto su chi verrà dopo.

È una posizione coerente con la natura stessa delle denominazioni di origine, che portano la sostenibilità scritta nel proprio codice genetico: standard di sicurezza alti, prodotti con un buon profilo nutrizionale, una ripartizione del guadagno meno sbilanciata, pratiche produttive che rispettano i valori del luogo in cui sono nate.

Quello che mancava era un modo riconoscibile di dimostrarlo. Il SQNBA prende un patrimonio di pratiche spesso già in atto e lo rende certificabile, confrontabile e comunicabile. A un buyer, a un istituto di credito e, soprattutto, a chi legge un’etichetta avendo cinque secondi di attenzione a disposizione.

Ed è il percorso che “Sostenibilità in scena” porta sul palco: ambiente, persone ed economia non come tre capitoli separati di una relazione, ma come tre facce dello stesso lavoro quotidiano di chi produce un formaggio a denominazione di origine.

Le date degli incontri di approfondimento:

10 novembre 2026 – Cadeo (Pc) ore 15-17
La Scottina Relais & Bistrot
Strada del Riglio snc
Loc. Scottina – 29010 Cadeo (PC)

11 novembre 2026 – Invorio (No) ore 15-17
Sala Curioni del Municipio di Invorio
Via G. Curioni 2
28045 Invorio (No)

12 Novembre 2026 – Lodi ore 15-17
Ristorante Isola Caprera
Via Isola Caprera 14 – Lodi

16 Novembre 2026 – Treviso ore 15-17
Ristorante Albronsèr
Via di Sant’Angelo, 162
31100 Treviso (TV)

1° dicembre 2026 – Saronno (Va) ore 15-17
Istituto Prealpi di Saronno
Va San Francesco 13 – Saronno (Va)

In collaborazione con AECIS

 

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Risparmio energetico, le ore strategiche per consumare in modo intelligente: cambiare abitudini fa bene

Carichiamo due lavatrici identiche, con lo stesso programma e gli stessi panni. La prima parte alle 19.30, quando mezza Italia rientra a casa, accende il forno e la rete elettrica lavora al massimo. La seconda alle 14.00 di una giornata di sole, con il fotovoltaico del Paese che produce a pieno ritmo e la domanda ancora bassa. Il bucato viene identico ma il costo dell’energia che le ha alimentate non è lo stesso.

Capire quando conviene consumare energia elettrica è diventato uno dei modi più semplici per alleggerire la bolletta, e una delle trasformazioni più importanti in corso nel mercato dell’energia. Non ci viene chiesto di consumare meno, né di più ma di farlo nel momento giusto. Un’idea elementare, che però ribalta un’abitudine vecchia di decenni che considera l’elettricità una risorsa sempre identica a se stessa, a qualsiasi ora del giorno.

Perché il costo dell’energia elettrica cambia ora per ora

L’energia, nel corso della giornata, non è mai disponibile nella stessa misura. Il sole produce quando c’è, il vento quando soffia: la generazione da fonti rinnovabili segue i suoi ritmi, che non coincidono quasi mai con quelli delle nostre abitudini domestiche. Allo stesso tempo, la domanda ha i suoi picchi la mattina presto, e soprattutto la sera, quando tutti rientrano e accendono tutto insieme.

Il mercato quindi oscilla parecchio, e sempre di più. Nelle ore centrali delle giornate soleggiate, con tanta produzione rinnovabile e poca richiesta, il prezzo dell’energia all’ingrosso scende in modo netto. Nelle ore di punta serali succede l’opposto perché la rete è sotto pressione ed entrano in gioco gli impianti più costosi e più inquinanti.

Secondo il report trimestrale sul mercato elettrico di ITALIA SOLARE, nel secondo trimestre del 2026 le zone Sud, Calabria e Sicilia hanno messo insieme 106 ore con prezzo zonale pari a zero, la Sardegna 74. Il 12 maggio 2026, in Sud e Sicilia, il prezzo dell’energia è rimasto azzerato per nove ore consecutive, dalle 10 alle 18.

Tutte le ore con prezzi pari o inferiori a 20 €/MWh si sono concentrate fra le 10 e le 18, con il picco nella fascia di massimo irraggiamento, tra mezzogiorno e le 16. Nelle ore notturne, nemmeno una.

In mezzo a queste due curve – quella della produzione pulita e quella dei nostri consumi – c’è uno spazio enorme, e in gran parte ancora inutilizzato. Riempirlo significa, molto concretamente, spostare qualche consumo da un’ora all’altra.

Energy Break Octopus
Octopus Energy
Energy Break Octopus

Fasce orarie F1, F2 e F3: cosa dicono, e cosa non dicono più

Chi cerca di capire quando costa meno la corrente parte quasi sempre dalle fasce orarie che compaiono in bolletta, definite da ARERA: la F1 copre i giorni feriali dalle 8 alle 19, la F2 le ore di spalla (dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 nei feriali, più il sabato diurno), la F3 le notti, le domeniche e i festivi. La regola che tutti conoscono è che la F3 è la fascia più economica e la F1 la più cara.

Quella regola deriva però da una delibera del 2006, scritta in un Paese in cui il fotovoltaico era marginale. Vent’anni dopo, il sole ha spostato il baricentro perché oggi, soprattutto in molte giornate di primavera ed estate, le ore meno care sono ormai quelle centrali della giornata, che la F1 classifica come ore di punta.

Le fasce orarie restano utili per leggere la bolletta e scegliere tra tariffa monoraria, bioraria e multioraria. Ma raccontano la giornata con tre blocchi disegnati vent’anni fa, mentre il sistema elettrico oggi cambia ora per ora. Ed è esattamente lo spazio in cui si inserisce l’idea di spostare i consumi: non più seguire tre fasce fisse, ma muoversi sui momenti in cui l’energia è davvero abbondante e pulita.

Spostare i consumi: cosa ci guadagnano la rete e la bolletta

Il primo binario è quello del sistema. Ogni kilowattora consumato quando c’è abbondanza di rinnovabili è una risorsa che non viene chiesta a una centrale a gas nelle ore serali, quando il sole cala. Spostare i consumi riduce le tensioni sulla rete, limita il ricorso agli impianti di riserva e permette di sfruttare energia pulita che, altrimenti, in certi momenti rischierebbe semplicemente di andare sprecata.

Il secondo binario, quello che interessa più da vicino chi guarda la bolletta, è economico. Se l’energia nelle ore favorevoli costa meno, chi riesce a concentrare lì una parte dei propri consumi ha tutto da guadagnare. Non serve rinunciare a nulla: la lavatrice, l’asciugatrice, la lavastoviglie, il forno, la ricarica dell’auto elettrica sono consumi che, nella maggior parte dei casi, possono tranquillamente slittare di qualche ora senza che nessuno in casa se ne accorga. È una logica che il mercato italiano sta iniziando a scoprire adesso.

Power Up ed Energy Break: come Octopus Energy premia chi sposta i consumi

Octopus Energy, compagnia energetica attiva nel settore delle rinnovabili, in Italia dal 2022 e arrivato a un milione di utenze in gestione, ha costruito su questo principio due iniziative speculari, aperte ai propri clienti e strutturate come “sessioni”: finestre di poche ore, annunciate in anticipo, in cui viene chiesto di fare una cosa molto precisa.

Con i Power Up la richiesta è di consumare di più. Durante la finestra indicata – tipicamente nelle ore in cui la produzione rinnovabile è abbondante – l’energia consumata oltre i livelli abituali viene regalata. Tradotto in pratica: è il momento di far partire la lavatrice e la lavastoviglie insieme, infornare la teglia che si rimandava da giorni, accendere il condizionatore o mettere in carica tutto ciò che si può. Le prime sessioni raccontano quanto la cosa abbia preso: 160.000 iscritti, 150.000 famiglie che hanno effettivamente aumentato i consumi beneficiando di energia gratuita, e un incremento complessivo di 201 MWh concentrato in cinque sessioni, per un totale di sette ore.

Gli Energy Break fanno l’esatto contrario, e intervengono nei momenti di maggiore pressione sulla rete: per un’ora si riducono temporaneamente i consumi, rimandando ciò che può essere rimandato, e in cambio arriva uno sconto in bolletta. Lo scorso agosto i clienti coinvolti sono stati oltre 95.000, con un risparmio complessivo di 21,3 MWh in una sola ora: l’equivalente di quasi 20.000 condizionatori spenti tutti insieme.

Due direzioni opposte ma con la stessa logica di fondo: nessuno chiede di consumare meno nell’arco del mese, si chiede di scegliere meglio il quando.

Intelligent Octopus: la ricarica dell’auto elettrica nelle ore più convenienti

Bisogna però ricordarsi l’orario, segnarsi la finestra, far partire l’elettrodomestico al momento giusto. Funziona, come dimostrano i numeri delle sessioni, ma richiede un minimo di attenzione.

Il livello successivo è quello in cui a occuparsene è la tecnologia. È il caso di Intelligent Octopus, il servizio che gestisce in automatico la ricarica domestica dell’auto elettrica. Il meccanismo è semplice da raccontare: il sistema dialoga con il veicolo o con la wallbox, legge quando l’energia sulla rete è più pulita e più conveniente, e distribuisce la ricarica in quelle finestre. All’utente resta una sola cosa da fare: indicare a che ora vuole trovare l’auto pronta.

Il resto accade senza che nessuno debba cambiare abitudini. La ricarica viene ottimizzata da sola, l’auto è carica all’orario richiesto, e sull’energia utilizzata in modalità Intelligent si applica uno sconto del 30% sulla componente energia fino al 31 ottobre 2026. Nel frattempo, migliaia di ricariche che si spostano nelle ore giuste diventano un contributo reale alla stabilità della rete e a un uso migliore delle rinnovabili.

Il servizio conta oggi quasi 500.000 dispositivi connessi nel mondo e circa 4.300 in Italia: numeri ancora piccoli sul totale del parco auto, ma che descrivono bene la direzione. È la stessa logica che, negli anni, arriverà a pompe di calore, sistemi di accumulo e impianti fotovoltaici domestici.

Consumare meglio, non meno: un’abitudine che non chiede rinunce

Per anni il risparmio energetico è stato raccontato come una sottrazione: spegnere, abbassare, rinunciare. Questa è una storia diversa. Qui non si tratta di fare a meno di qualcosa, ma di collocare gli stessi consumi in un punto diverso della giornata, quello in cui l’energia è più pulita, più abbondante e meno cara.

Il beneficio è doppio e non entra in conflitto con se stesso: la rete respira e la bolletta si alleggerisce. E più sono le famiglie che si muovono, più l’effetto diventa visibile sull’intero sistema elettrico nazionale.

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