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Come Silvia Salis ha imparato nello sport a riconoscere gli inganni della politica

La parte più difficile da raccontare è sempre l’inizio. Perché è una fase che, nella vita, quasi non esiste. C’è ben poco, infatti, che cominci in un istante preciso e misurabile. Non possiamo certificare, ad esempio, la partenza esatta di un amore, di una vocazione, di una rivalità o di una passione. Tutto comincia sempre molto prima rispetto a quando ce ne rendiamo conto. Qualcosa prende forma lentamente, senza dare nell’occhio, e solo dopo decidiamo di etichettare l’istante di ogni singolo big bang e appuntare una data nel calendario della nostra memoria.

“Inizio” è una parola confortevole ma falsa, una scorciatoia narrativa che usiamo per dare una parvenza di ordine a ciò che ordine non ha. “Fine”, invece, è una parola onesta, nonostante sia assai meno popolare. La fine arriva e non regala mai possibilità di equivoci. Perciò questo racconto comincia dalla fine. Da oggi.

Mi chiamo Silvia Salis e sono la sindaca di Genova, la mia città d’origine e del cuore. È passato poco più di un anno da quel lunedì di maggio del 2025 che ha cambiato la mia vita per sempre.

Sono cresciuta dentro un campo d’atletica e se oggi sono qui è solamente perché quel campo mi ha regalato molto più di un mestiere. Lo sport è stato infatti una palestra ideale. È un’arena in cui è impossibile fingere, perché costringe ogni atleta a fare i conti con i suoi limiti, senza poter raccontare a se stesso e al mondo una versione più edulcorata e comoda della realtà. Se non sei preparato abbastanza o hai paura se ne accorgono tutti, specie i tuoi avversari. Nello sport non c’è nessuno spazio per la mistificazione: si vince, si perde, a volte si pareggia. Non esistono sondaggi, exit poll e interpretazioni faziose, ma solo misure e classifiche ufficiali. Alla fine ottieni un numero, punto.

E tutto questo modifica per sempre il tuo modo di affrontare la vita. Ti abitua a una forma di verità non filtrata dalle parole. Così, quando ti trovi in contesti dove invece le parole contano più di ogni altra cosa, cogli subito la differenza e fiuti il pericolo. La politica è uno di quei contesti; anzi, è quello dominato per eccellenza da sfumature, diplomazie, distinguo, distanze prese, slogan, sofismi e talvolta, per non dire spesso, inganni.

La politica è entrata nella mia vita, senza bussare, sotto forma di domanda. “Cosa succede fuori dal campo sportivo, oltre quel perimetro in cui le regole sono chiare, in cui il merito è riconosciuto da inappellabili centimetri e secondi, in cui il gesto ha un esito indiscutibile? Cosa accade dove invece il risultato non arriva subito, la responsabilità si sparpaglia come zizzania e la bontà di ogni decisione si verifica nel tempo?”

All’inizio a spingerti a esplorare questo nuovo territorio è soltanto la curiosità. Poi, con il passare dei mesi, la curiosità diventa inquietudine, perché cominci a distinguere dettagli di cui prima non ti accorgevi nemmeno. Piccole disfunzioni del sistema o disuguaglianze sottili. Allora la domanda si ripresenta con maggiore impeto e precisione: “Cosa succede fuori dal campo?”. E, soprattutto: “Chi decide?”.

Capisci così che restare a guardare non è più sufficiente. È un cambio di punto di vista definitivo. Non riesci più a separare ciò che sei da ciò che accade intorno a te. Non riesci più a dire: “Non mi riguarda”. E quando arrivi a quel punto, anche se non la chiami ancora “politica”, sei già dentro la politica. Non è una vocazione, non è una scelta consapevole, è qualcosa che irrompe mentre stai facendo altro, mentre credi di occuparti solo di te stessa, dei tuoi muscoli, dei tuoi infortuni, delle tue vittorie o delusioni, e invece stai già imparando a traslocare dentro qualcosa di più grande.

È già domani - Silvia Salis - copertina

Tratto da “È già domani” (Feltrinelli), di Silvia Salis, 18 euro, 272 pagine.

PRESENTAZIONI
Il 14 ottobre a Genova alle 18 nella Libreria Feltrinelli di via Ceccardi in dialogo con Corrado Formigli.
il 17 ottobre a Milano alle 18 alla Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, il 25 ottobre al Teatro Puccini di Firenze alle 19.

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