I messaggi di Trump, quelli di Steve Bannon, i tentativi di mettere nelle conclusioni del Consiglio europeo avvertimenti sull’«immigrazione irregolare» segnano un cambio di passo?
Battaglia a colpi d'immagine nella politica Usa: avanti i forti e virili tra i democratici mentre tra i repubblicani spazio agli ex Navy Seal e ai candidati di «bell'aspetto»
Ai suoi comizi urla e lacrime di gioia. «È come fare una doccia pulita», dice una sostenitrice, cercando di spiegare il sollievo di sentire finalmente qualcuno criticare il presidente americano con chiarezza
Il democratico, avanti nei sondaggi per le elezioni di metà mandato sull'avversario Paxton (sarebbe la prima vittoria di un senatore dem nello Stato dal 1988), resta a casa con l’influenza. Musk, Casa Bianca e alcuni influencer rilanciano la voce del crollo nervoso, anche dopo le smentite
«Se il presidente interviene, siamo pronti». Alla vigilia del voto del 3 novembre, i due Stati contesi nel 2020 provano a rassicurare gli elettori. Ma il pericolo più grande, avvertono gli esperti, non sono i brogli. È la sfiducia, che può spingere a disertare le urne oppure, al contrario, trasformare la paura in rabbia e mobilitazione.
La capa dello staff della Casa Bianca nell'occhio del ciclone dopo la consulenza dei suoi strateghi LaCivita e Blair per i filorussi in Bosnia. Trump aveva minacciato di licenziarli, ma poi ha ridimensionato la polemica
La notizia è arrivata dopo che il sito Politico aveva rivelato che da mesi erano in corso scontri via email tra il vicesegretario di Stato Christopher Landau e Zampolli
Il vicesegretario di Stato all'inviato per le partnership globali: «Non hai alcuna autorità sulla politica estera». E minaccia il licenziamento. Lui: «Non voleva che mi occupassi di fentanyl»