21 MILIARDI IN ARMI | LEVANTE
Il governo prepara per settembre una variazione di bilancio di dimensioni paragonabili a una legge di bilancio. La quota maggiore va alla spesa militare, coperta con nuovo debito: SAFE o titoli di Stato. Il resto è una partita di giro sulle accise che non produce un euro di risorse nuove. Nel frattempo il risiko bancario consegna a un gruppo con azionariato dominato dai grandi fondi il secondo polo bancario europeo, e la politica estera fabbrica un avversario simbolico a costo zero: la Spagna. Tre movimenti, una sola logica.
Ne discutiamo a Levante, martedì 4 agosto, con Alessandro Volpi e Francesco Dall’Aglio. Conduce Margherita Furlan.
IN QUESTA PUNTATA
Le due guerre aperte e la crisi di Ceuta: oltre cinquantamila ingressi nell’esclave, la sospensione di Schengen decisa dall’Italia verso un altro Paese fondatore, il Consiglio Affari Interni straordinario. Chi guadagna dallo scontro fra Roma e Madrid, e qual è la posta reale sullo Stretto di Gibilterra.
Lo scostamento di settembre: 0,9 per cento del prodotto alla difesa, finanziato interamente a debito; 0,6 per cento di partita di giro sulle accise mobili. Che cosa significa coprire spesa militare con emissioni nuove, e perché il riarmo è oggi l’unica spesa pubblica che l’Europa considera legittimo finanziare a debito.
Il credito passa di mano: dopo il ritiro di Banco Bpm resta sul tavolo l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps da 30,6 miliardi. Il premio vero non è la rete del Monte: è Mediobanca e la sua quota in Generali. La stessa geometria azionaria già vista in Unicredit e nell’Opas Poste-Tim.
La favola della spesa pubblica: chi invoca la motosega alla Milei dimentica che l’istruzione è scesa dal 4,5 al 3,9 per cento del prodotto e la sanità dal 7 al 6,3. E che il servizio sanitario nazionale è finanziato in larga parte da imposte indirette, cioè senza alcuna progressività.
Il perimetro del dicibile: la politica statunitense dei visti, le revoche a chi scrive articoli di opinione, i dinieghi motivati con la sicurezza nazionale. Quando la critica a uno Stato terzo diventa criterio di ammissione a un Paese.
I LIBRI DEGLI OSPITI ALESSANDRO VOLPI La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, 2025 I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, 2024 Nelle mani dei fondi, Altreconomia, 2024 L’America secondo Trump. Prospettive economiche e scenari globali, Edizioni La Vela, 2024 FRANCESCO DALL’AGLIO Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba, ad est dell’equatore, 2023 (curato con Carlo Ziviello)
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La cronologia del rubinetto: dalla Festa del Trono all’impennata del 30 luglio, con almeno 88 vittime accertate
La filiera Washington-Tel Aviv: gli editoriali del Middle East Forum, il deputato Díaz-Balart, l’analisi su Ynet che teorizza la pressione israeliana su Madrid
La posta vera: lo Stretto, Gibilterra, le basi di Rota e Morón, il collo di bottiglia che nessuno può più dare per scontato
Lo strappo di Roma: controlli di frontiera ripristinati con la Spagna, l’ambasciatore convocato, il riflesso che divide l’Europa
Con Andrea Zhok: chi ha davvero smontato l’identità italiana, le illusioni «no border», la parola vuota «remigrazione»
Cosa resta dell’Europa: attore politico o geografia amministrativa
OSPITI Filippo Dellepiane, analista politico, dirigente nazionale di Liberiamo l’Italia, autore dell’analisi «Il rubinetto di Rabat» (dalle
Al centro della puntata di questa sera un intreccio che modifica le carte in tavola: l’alleanza navale a guida saudita nata per rompere l’assedio degli Houthi sul Mar Rosso, l’accordo sul nucleare civile firmato con Washington e subito legato all’ingresso di Riyadh negli accordi di Abramo, e i quattrocento militari italiani schierati nel Golfo dalla metà di marzo senza che il Parlamento ne discutesse e ne sapesse niente. Non parliamo di una crisi regionale, ma della mappa di un ordine che cambia. Approfondiamo l’argomento con Lorenzo Maria Pacini, classe 1994, docente universitario di geopolitica e scienze strategiche, editorialista di Strategic Culture Foundation, membro del Multipolarity Forum. In studio Jeff Hoffman
Il Golfo brucia e Pechino non spara: compra. Greggio iraniano a prezzo scontato, istituzioni come WAICO, reti di pagamento come mBridge, mediazioni come quella di Islamabad: mentre Washington produce caos, la Cina lo converte in opportunità. È il collaudo della «China Opportunity 2.0», la formula con cui Pechino si presenta al mondo come piattaforma dell’innovazione e venditrice di ordine.
Affrontiamo insieme:
i raid della notte, i missili sulla base americana in Giordania e lo Stretto di Hormuz richiuso
WAICO: a Shanghai nasce l’organizzazione mondiale per l’intelligenza artificiale, senza Stati Uniti, Unione Europea e Italia
mBridge, dedollarizzazione e la liquidità usata come arma
la Cina dentro la crisi: metà del suo petrolio passa da Hormuz, e a Kuwait City il fuoco ha toccato un’azienda cinese
La via cinese. Sfida per un futuro condiviso, Meltemi.
The Chinese Way: Overcoming Challenges for a Shared Future, edizione inglese, 2024.
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Il conflitto unico presenta il conto all’Italia. QatarEnergy proroga la forza maggiore fino a fine settembre: 24 carichi di GNL cancellati, e il primo cliente europeo di quel gas siamo noi. Alla pompa il gasolio resta sopra i due euro; il governo trova 125 milioni per dieci giorni di sconto e ne prenota 14.900 per il riarmo attraverso i prestiti SAFE.
Il caro carburanti come imposta di guerra: prezzi, accise mobili, extragettito
La forza maggiore di QatarEnergy e il paradosso Golden Pass: il gas di Doha che torna dall’America
La notte irachena: i raid congiunti di Washington e Riad sulle Forze di mobilitazione popolare
Bab el-Mandeb e Hormuz: due stretti che strozzano le rotte, con le navi italiane in mezzo
L’israelizzazione dell’Italia: il MUOS di Niscemi, Sigonella e la mobilitazione del 2 agosto