☢️ NUCLEARE, NON SOLO RICORDO | LEVANTE
Ottantuno anni fa, alle 8.15 del mattino, Hiroshima. Stamattina, alla stessa ora, cinquantamila persone in silenzio nel Parco Memoriale della Pace e un sindaco che accusa i governanti del mondo di considerare ancora la deterrenza nucleare un approccio realistico. In prima fila, per la prima volta da capo del governo, la premier giapponese Sanae Takaichi: la stessa il cui ministro della Difesa ha dichiarato tre settimane fa che Tokyo «non può più evitare» di discutere la questione nucleare.
La tesi della puntata: l’anniversario di Hiroshima e Nagasaki non è memoria, è cronaca. I due Paesi sconfitti nel 1945 si riarmano, il Trattato di non proliferazione esce dalla terza conferenza di revisione consecutiva senza un documento finale, Washington firma con Riyadh un accordo che apre all’arricchimento dell’uranio proprio mentre bombarda Teheran per negarglielo, e l’Italia programma diciannove miliardi aggiuntivi per la difesa nel prossimo biennio.
AFFRONTIAMO INSIEME
Il libro bianco della Difesa giapponese e la messa in discussione dei tre principi non nucleari
Berlino, la deterrenza francese e il riarmo per interposta persona
L’accordo 123 con l’Arabia Saudita: senza Gold Standard, senza Protocollo aggiuntivo AIEA
Hormuz, il blocco che non si scioglie e chi guadagna dall’oscillazione del greggio
Il conto italiano del riarmo: 33,9 miliardi reali contro 45,3 dichiarati alla NATO
IN STUDIO Alberto Bradanini, ambasciatore d’Italia a Teheran dal 2008 al 2012 e a Pechino dal 2013 al 2015, presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea. Margherita Furlan, giornalista, fondatrice e direttrice di Casa del Sole TV, autrice di «BRICS Scacco Matto». Conduce Jeff Hoffman.
I LIBRI DEGLI OSPITI Alberto Bradanini, «Cina. L’irresistibile ascesa», Sandro Teti Editore, 2022 Alberto Bradanini, «Cina. Lo sguardo di Nenni e le sfide di oggi», Edizioni Anteo Alberto Bradanini, «Oltre la Grande Muraglia», Egea, 2018 Margherita Furlan, «BRICS Scacco Matto», La Casa del Sole Edizioni (disponibile in italiano, inglese e russo)
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A Levante questa sera, mercoledì 5 agosto 2026, live alle 18,30, Margherita Furlan dialoga con Antonio Mazzeo e Paolo Borgognone.
Washington annuncia di essere a poche ore da un’intesa provvisoria di sessanta giorni sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Nelle stesse ore un’inchiesta di Reuters rivela che cinque mesi di guerra hanno prosciugato quasi per intero le scorte americane di missili tattici a lungo raggio.
E a Roma, dentro l’ambasciata degli Stati Uniti, si chiude il settimo round dei colloqui fra Israele e Libano.
Tre notizie che i telegiornali raccontano separate. Le leggiamo come un solo movimento: la potenza egemone consuma, l’Europa paga, l’Italia presta il territorio. Il magazzino è vuoto, e la diplomazia improvvisa di Washington somiglia molto a un inventario.
L’accordo su Hormuz e chi tratta davvero con chi: Teheran ribadisce che il negoziato è con l’Oman e non con Washington
L’inchiesta sugli arsenali americani esauriti e cosa significa per la deterrenza verso Russia e Cina
Le comunicazioni di Giorgetti alla Camera: 21,7 miliardi per la difesa e 14,4 per l’energia, con la flessibilità energetica incastrata dentro la clausola militare
I 14,9 miliardi del fondo europeo SAFE, prestiti da restituire, e lo scontro sul mandato parlamentare
Roma sede del negoziato Israele-Libano mentre l’Idf costruisce nuove basi nel sud del Paese dei cedri
Cosa resta della tradizione di sovranità mediterranea da Mattei a Moro a Craxi
Perché la borsa festeggia insieme la pace sullo Stretto e il titolo della prima azienda italiana della difesa
Antonio Mazzeo
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Il governo prepara per settembre una variazione di bilancio di dimensioni paragonabili a una legge di bilancio. La quota maggiore va alla spesa militare, coperta con nuovo debito: SAFE o titoli di Stato. Il resto è una partita di giro sulle accise che non produce un euro di risorse nuove. Nel frattempo il risiko bancario consegna a un gruppo con azionariato dominato dai grandi fondi il secondo polo bancario europeo, e la politica estera fabbrica un avversario simbolico a costo zero: la Spagna. Tre movimenti, una sola logica.
Le due guerre aperte e la crisi di Ceuta: oltre cinquantamila ingressi nell’esclave, la sospensione di Schengen decisa dall’Italia verso un altro Paese fondatore, il Consiglio Affari Interni straordinario. Chi guadagna dallo scontro fra Roma e Madrid, e qual è la posta reale sullo Stretto di Gibilterra.
Lo scostamento di settembre: 0,9 per cento del prodotto alla difesa, finanziato interamente a debito; 0,6 per cento di partita di giro sulle accise mobili. Che cosa significa coprire spesa militare con emissioni nuove, e perché il riarmo è oggi l’unica spesa pubblica che l’Europa considera legittimo finanziare a debito.
La favola della spesa pubblica: chi invoca la motosega alla Milei dimentica che l’istruzione è scesa dal 4,5 al 3,9 per cento del prodotto e la sanità dal 7 al 6,3. E che il servizio sanitario nazionale è finanziato in larga parte da imposte indirette, cioè senza alcuna progressività.
Il perimetro del dicibile: la politica statunitense dei visti, le revoche a chi scrive articoli di opinione, i dinieghi motivati con la sicurezza nazionale. Quando la critica a uno Stato terzo diventa criterio di ammissione a un Paese.
La cronologia del rubinetto: dalla Festa del Trono all’impennata del 30 luglio, con almeno 88 vittime accertate
La filiera Washington-Tel Aviv: gli editoriali del Middle East Forum, il deputato Díaz-Balart, l’analisi su Ynet che teorizza la pressione israeliana su Madrid
Cosa resta dell’Europa: attore politico o geografia amministrativa
OSPITI Filippo Dellepiane, analista politico, dirigente nazionale di Liberiamo l’Italia, autore dell’analisi «Il rubinetto di Rabat» (dalle
Al centro della puntata di questa sera un intreccio che modifica le carte in tavola: l’alleanza navale a guida saudita nata per rompere l’assedio degli Houthi sul Mar Rosso, l’accordo sul nucleare civile firmato con Washington e subito legato all’ingresso di Riyadh negli accordi di Abramo, e i quattrocento militari italiani schierati nel Golfo dalla metà di marzo senza che il Parlamento ne discutesse e ne sapesse niente. Non parliamo di una crisi regionale, ma della mappa di un ordine che cambia. Approfondiamo l’argomento con Lorenzo Maria Pacini, classe 1994, docente universitario di geopolitica e scienze strategiche, editorialista di Strategic Culture Foundation, membro del Multipolarity Forum. In studio Jeff Hoffman
Il Golfo brucia e Pechino non spara: compra. Greggio iraniano a prezzo scontato, istituzioni come WAICO, reti di pagamento come mBridge, mediazioni come quella di Islamabad: mentre Washington produce caos, la Cina lo converte in opportunità. È il collaudo della «China Opportunity 2.0», la formula con cui Pechino si presenta al mondo come piattaforma dell’innovazione e venditrice di ordine.
Affrontiamo insieme:
i raid della notte, i missili sulla base americana in Giordania e lo Stretto di Hormuz richiuso
WAICO: a Shanghai nasce l’organizzazione mondiale per l’intelligenza artificiale, senza Stati Uniti, Unione Europea e Italia
mBridge, dedollarizzazione e la liquidità usata come arma
la Cina dentro la crisi: metà del suo petrolio passa da Hormuz, e a Kuwait City il fuoco ha toccato un’azienda cinese
La via cinese. Sfida per un futuro condiviso, Meltemi.
The Chinese Way: Overcoming Challenges for a Shared Future, edizione inglese, 2024.
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Il conflitto unico presenta il conto all’Italia. QatarEnergy proroga la forza maggiore fino a fine settembre: 24 carichi di GNL cancellati, e il primo cliente europeo di quel gas siamo noi. Alla pompa il gasolio resta sopra i due euro; il governo trova 125 milioni per dieci giorni di sconto e ne prenota 14.900 per il riarmo attraverso i prestiti SAFE.
Il caro carburanti come imposta di guerra: prezzi, accise mobili, extragettito
La forza maggiore di QatarEnergy e il paradosso Golden Pass: il gas di Doha che torna dall’America
La notte irachena: i raid congiunti di Washington e Riad sulle Forze di mobilitazione popolare