?MOSCA NON CREDE ALLE LACRIME | LEVANTE LIVE
? OSPITI Aleksandr Ibragimov, in diretta da Mosca. Rettore della Scuola del Buon Senso, PhD in scienze filologiche. Linguista, psicologo, scrittore, sceneggiatore. Membro dell’Unione degli Scrittori Russi. La voce dall’interno del mondo russo. Moni Ovadia, attore, scrittore, voce ebraica critica del sionismo. Conduce Margherita Furlan.
? IL FILM, LA CHIAVE Nel 1980 Vladimir Men’šov raccontava tre donne che arrivano a Mosca dalla provincia e imparano, a caro prezzo, che la città non concede nulla a chi piange: bisogna decidere, agire, resistere. Il film vinse l’Oscar e divenne un proverbio politico. Quarantasei anni dopo quella frase torna attuale. Mosca non crede alle lacrime di Kiev né a quelle di Bruxelles, e attende il proprio calendario: le elezioni della Duma del 18-20 settembre, dopo le quali, secondo quanto gli inviati americani hanno riferito agli europei, il Cremlino sarebbe disposto a riaprire il negoziato. Intanto l’Europa apprende delle trattative per telefono, da Washington.
? L’ALTRO FRONTE Sul fronte mediorientale l’Occidente si spacca. Dodici Paesi (Regno Unito, Francia, Spagna, Canada, Norvegia, Irlanda, Portogallo, Polonia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda) hanno detto no a Israele e vietano i prodotti delle colonie in Cisgiordania, con Belgio e Paesi Bassi già sulla stessa linea. Roma e Berlino restano fuori. Tajani si ripara dietro l’unanimità europea, la Germania dietro la propria storia. Tel Aviv risponde con la minaccia di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme. A Levante questa sera, mercoledì 9 settembre 2026, due crisi che raccontano lo stesso vuoto: l’assenza dell’Europa dai luoghi in cui si decide.
? AFFRONTIAMO INSIEME Come si vede da Mosca la guerra alla vigilia del voto per la Duma e quanto pesa davvero l’economia russa sulla disponibilità a trattare. Cosa resta della missione Witkoff-Kushner e di un negoziato che passa sopra la testa dell’Europa. La frattura tra i dodici e Roma-Berlino sulle sanzioni alle colonie. Il senso di un’Italia che si dice contraria agli insediamenti e poi non firma.
? LIBRI DELL’OSPITE Moni Ovadia, Un ebreo contro, Edizioni Gruppo Abele, 2021. Moni Ovadia, Perché no? L’ebreo corrosivo, La nave di Teseo, 2016.
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A Levante questa sera, 8 settembre 2026, alle 19, Margherita Furlan dialoga con Francesco Dall’Aglio, storico e analista militare, ricercatore all’Accademia bulgara delle Scienze, e con Alessandro Volpi, storico dell’economia all’Università di Pisa e autore de «La guerra della finanza», su un’Europa che resta al fronte mentre Washington negozia, e che sanziona la frutta dei coloni mentre a Roma si legifera su ciò che si può dire di Israele.
Trump e Putin si parlano al telefono per un’ora e il Cremlino annuncia il «pieno ripristino delle relazioni» con Washington a guerra finita.
Dodici Paesi occidentali vietano il commercio con le colonie israeliane in Cisgiordania, e l’Italia non firma.
Domani il ddl antisemitismo arriva alla Camera.
Tre notizie, una sola domanda: che cosa resta della sovranità europea e italiana quando le potenze trattano sopra la nostra testa?
AFFRONTIAMO INSIEME 
La telefonata Trump-Putin, la missione Witkoff-Kushner e il «nessun piano ostile verso l’Europa» del Cremlino
Le sanzioni di Regno Unito, Francia, Canada e altri nove Paesi agli insediamenti israeliani: peso reale o gesto simbolico
Il ddl antisemitismo e la definizione IHRA: la criminalizzazione del boicottaggio e la sovranità sul linguaggio
Chi paga la pace di Trump e chi guadagna dal riarmo europeo
L’Italia assente dove si decide e zelante dove si vieta
LIBRI DEGLI OSPITI
Alessandro Volpi, La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, 2025
Alessandro Volpi, I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, 2024
Alessandro Volpi, Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione, Laterza, 2023
Francesco Dall’Aglio e Carlo Ziviello (a cura di), Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba, ad est dell’equatore, 2023
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A Levante questa sera, lunedì 7 settembre 2026 alle 19, Margherita Furlan dialoga in diretta con il filosofo Andrea Zhok, con Vincenzo Maddaloni, giornalista e scrittore in collegamento da Berlino, e con Antonio Mazzeo, giornalista d’inchiesta e ricercatore per la pace. Al centro, le tre crepe dello stesso edificio: il voto di Sassonia-Anhalt che travolge il sistema politico del dopoguerra, a crisi economica negli USA con il debito americano tenuto in piedi dalla finanza a leva di Wall Street, gli inviati di Trump che trattano a Mosca e a Kiev mentre il Sud Globale si riorganizza.
il terremoto di Sassonia-Anhalt: AfD al 44,4%, CDU dimezzata, affluenza record, e un cordone sanitario che esclude dal governo quasi metà degli elettori
la crisi politica tedesca vista da Berlino: la ribellione del popolo contro le élite, oltre destra e sinistra
la mina sotto il debito USA: la Cina si ritira, i fondi speculativi comprano a leva con oltre tremila miliardi presi a prestito
Kushner e Witkoff a Mosca e a Kiev: chi vuole chiudere la guerra in Ucraina e chi lavora per prolungarla
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la fine dell’architettura petrolio-per-protezione che regge da mezzo secolo il rapporto fra Washington e la monarchia saudita
le rotte del greggio che puntano a Oriente, dal Mar Rosso all’Asia
l’Accordo congiunto di difesa fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan e il peso della copertura nucleare di Islamabad
il caso della citazione mai pronunciata attribuita al comandante dei Pasdaran Ahmad Vahidi, certificata da Netanyahu e smontata dalla stampa israeliana
Ottantuno anni fa, alle 8.15 del mattino, Hiroshima. Stamattina, alla stessa ora, cinquantamila persone in silenzio nel Parco Memoriale della Pace e un sindaco che accusa i governanti del mondo di considerare ancora la deterrenza nucleare un approccio realistico. In prima fila, per la prima volta da capo del governo, la premier giapponese Sanae Takaichi: la stessa il cui ministro della Difesa ha dichiarato tre settimane fa che Tokyo «non può più evitare» di discutere la questione nucleare.
La tesi della puntata: l’anniversario di Hiroshima e Nagasaki non è memoria, è cronaca. I due Paesi sconfitti nel 1945 si riarmano, il Trattato di non proliferazione esce dalla terza conferenza di revisione consecutiva senza un documento finale, Washington firma con Riyadh un accordo che apre all’arricchimento dell’uranio proprio mentre bombarda Teheran per negarglielo, e l’Italia programma diciannove miliardi aggiuntivi per la difesa nel prossimo biennio.
Il libro bianco della Difesa giapponese e la messa in discussione dei tre principi non nucleari
Nelle stesse ore un’inchiesta di Reuters rivela che cinque mesi di guerra hanno prosciugato quasi per intero le scorte americane di missili tattici a lungo raggio.
Tre notizie che i telegiornali raccontano separate. Le leggiamo come un solo movimento: la potenza egemone consuma, l’Europa paga, l’Italia presta il territorio. Il magazzino è vuoto, e la diplomazia improvvisa di Washington somiglia molto a un inventario.
L’accordo su Hormuz e chi tratta davvero con chi: Teheran ribadisce che il negoziato è con l’Oman e non con Washington
L’inchiesta sugli arsenali americani esauriti e cosa significa per la deterrenza verso Russia e Cina
Roma sede del negoziato Israele-Libano mentre l’Idf costruisce nuove basi nel sud del Paese dei cedri
Cosa resta della tradizione di sovranità mediterranea da Mattei a Moro a Craxi
Perché la borsa festeggia insieme la pace sullo Stretto e il titolo della prima azienda italiana della difesa
Senza editori, senza partiti, senza padrini politici.
Il governo prepara per settembre una variazione di bilancio di dimensioni paragonabili a una legge di bilancio. La quota maggiore va alla spesa militare, coperta con nuovo debito: SAFE o titoli di Stato. Il resto è una partita di giro sulle accise che non produce un euro di risorse nuove. Nel frattempo il risiko bancario consegna a un gruppo con azionariato dominato dai grandi fondi il secondo polo bancario europeo, e la politica estera fabbrica un avversario simbolico a costo zero: la Spagna. Tre movimenti, una sola logica.
Le due guerre aperte e la crisi di Ceuta: oltre cinquantamila ingressi nell’esclave, la sospensione di Schengen decisa dall’Italia verso un altro Paese fondatore, il Consiglio Affari Interni straordinario. Chi guadagna dallo scontro fra Roma e Madrid, e qual è la posta reale sullo Stretto di Gibilterra.
Lo scostamento di settembre: 0,9 per cento del prodotto alla difesa, finanziato interamente a debito; 0,6 per cento di partita di giro sulle accise mobili. Che cosa significa coprire spesa militare con emissioni nuove, e perché il riarmo è oggi l’unica spesa pubblica che l’Europa considera legittimo finanziare a debito.
La favola della spesa pubblica: chi invoca la motosega alla Milei dimentica che l’istruzione è scesa dal 4,5 al 3,9 per cento del prodotto e la sanità dal 7 al 6,3. E che il servizio sanitario nazionale è finanziato in larga parte da imposte indirette, cioè senza alcuna progressività.
La cronologia del rubinetto: dalla Festa del Trono all’impennata del 30 luglio, con almeno 88 vittime accertate
La filiera Washington-Tel Aviv: gli editoriali del Middle East Forum, il deputato Díaz-Balart, l’analisi su Ynet che teorizza la pressione israeliana su Madrid
OSPITI Filippo Dellepiane, analista politico, dirigente nazionale di Liberiamo l’Italia, autore dell’analisi «Il rubinetto di Rabat» (dalle
Al centro della puntata di questa sera un intreccio che modifica le carte in tavola: l’alleanza navale a guida saudita nata per rompere l’assedio degli Houthi sul Mar Rosso, l’accordo sul nucleare civile firmato con Washington e subito legato all’ingresso di Riyadh negli accordi di Abramo, e i quattrocento militari italiani schierati nel Golfo dalla metà di marzo senza che il Parlamento ne discutesse e ne sapesse niente. Non parliamo di una crisi regionale, ma della mappa di un ordine che cambia. Approfondiamo l’argomento con Lorenzo Maria Pacini, classe 1994, docente universitario di geopolitica e scienze strategiche, editorialista di Strategic Culture Foundation, membro del Multipolarity Forum. In studio Jeff Hoffman
Affrontiamo insieme:
i raid della notte, i missili sulla base americana in Giordania e lo Stretto di Hormuz richiuso
WAICO: a Shanghai nasce l’organizzazione mondiale per l’intelligenza artificiale, senza Stati Uniti, Unione Europea e Italia
mBridge, dedollarizzazione e la liquidità usata come arma
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Il caro carburanti come imposta di guerra: prezzi, accise mobili, extragettito
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