Energia Oltre – Secondo una bozza di documento governativo visionata dall’agenzia Reuters, il Ministero dell’Economia russo prevede che quest’anno il Paese produrrà ed esporterà meno gas naturale rispetto alle stime precedenti, mentre l’Europa si prepara a concludere gli ultimi acquisti di gas (GNL) russo.
La Russia ha anche ridotto le previsioni sulla produzione di petrolio per il 2026 – portandole ai minimi degli ultimi 17 anni – e ha rivisto le prospettive di esportazione di carburante per l’anno in corso e per il prossimo a causa della guerra in Ucraina.
Le previsioni serviranno ad aggiornare il bilancio federale fino al 2029. Le stime su produzione ed esportazione di gas naturale sono state riviste al ribasso sullo sfondo della rottura dei legami economici e politici con l’Occidente dovuta alla guerra in Ucraina e dei piani dell’Unione Europea di interrompere tutti gli acquisti di gas russo a partire dal prossimo anno.
Secondo la bozza delle previsioni, quest’anno la produzione di gas naturale in Russia si attesterà a 683,1 miliardi di metri cubi, un dato inferiore di 5,3 mmc rispetto alla proiezione di maggio, ma comunque superiore ai 662,7 mmc prodotti nel 2025.
Questo mese il Cremlino ha dichiarato che l’Europa si sta danneggiando acquistando gas costoso sul mercato spot invece di optare per le forniture russe, più economiche. Mosca sostiene di essere pronta a riprendere le forniture di gas all’Europa, anche attraverso i gasdotti sottomarini Nord Stream, di cui una linea è rimasta intatta dopo le esplosioni del settembre 2022.
Si prevede che le esportazioni russe di GNL via mare saliranno a 35 milioni di tonnellate quest’anno, rispetto ai 30,3 milioni di tonnellate del 2025; si tratta comunque di un volume inferiore di 5,3 milioni di tonnellate rispetto alle stime precedenti.
Il documento indica che le esportazioni di GNL continueranno a crescere nei prossimi anni, ma a un ritmo più lento rispetto a quanto previsto in precedenza. Secondo i calcoli di Reuters, nel 2025 le esportazioni di gas russo verso l’Europa sono crollate del 44%, attestandosi a soli 18 mmc – il livello più basso dalla metà degli anni ’70 – in seguito alla chiusura della rotta di transito ucraina. Le esportazioni russe di gas via gasdotto verso l’Europa avevano raggiunto un picco di circa 180 mmc annui nel biennio 2018-2019.
Intanto i prezzi del diesel nelle stazioni di servizio dell’Unione europea hanno toccato ieri un nuovo massimo di 2,23 euro al litro, contro i 2,16 euro della settimana precedente: è quanto emerge da un’analisi realizzata dall’agenzia France Presse basata sui dati nazionali pubblicati dalla Commissione europea. In base a tali tabelle, disponibili dal 2005, si registrano record in 19 Paesi dell’Unione europea – tra cui Germania, Francia e Italia – a causa degli shock energetici causati dai conflitti in Medio Oriente e Ucraina.
Talvolta le vignette raccontano il nostro tempo meglio di intere biblioteche.
Gira un disegno a fumetti, probabilmente realizzato con l’Intelligenza Artificiale, con didascalie in perfetto latino, in cui Gesù Cristo mostra a una piccola folla pane e pesci, evocazione del famoso miracolo della moltiplicazione.
Abbigliati con indumenti d’epoca, i presenti, con aria perplessa, non mostrano particolare interesse per il Redentore.
Un uomo chiede se il pane contenga glutine.
Un altro, con fiero cipiglio, afferma di non voler mangiare pesce: veganus sum.
Una donna sospettosa domanda: il pesce non conterrà mercurio?
La vignetta – involontario apologo della postmodernità – ha più chiavi di lettura.
Viene alla mente lo straordinario racconto del Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij. Ivan, il più tormentato, narra ad Alioscia un sogno febbrile: Gesù torna sulla terra nella Siviglia dell’Inquisizione.
Senza che si sveli, tutti lo riconoscono, implorando miracoli e salvezza. Un vegliardo cardinale, l’Inquisitore, lo fa arrestare dopo avergli rimproverato di aver portato la libertà al popolo incapace di usufruirne. Dopo la sua venuta sulla terra, spiega, è stata la Chiesa a farsi carico di rendere felici gli uomini. Il suo ritorno turba l’ordine faticosamente raggiunto.
La domanda dell’Inquisitore è glaciale: perché sei venuto a infastidirci?
La persona di Gesù, la sua predicazione, i suoi precetti interrogano l’umanità di ogni tempo. O meglio, la interrogavano.
Oggi viviamo un’epoca non solo post religiosa, ma post umana. Gesù infastidisce come ogni domanda di senso, ma ormai non è più riconosciuto, nella vignetta e nella realtà.
Fu profetico egli stesso, ponendo la domanda decisiva nel Vangelo di Luca (18,8): quando tornerà, il figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra?
La risposta è negativa, almeno nello spicchio di mondo chiamato Occidente, altezzosamente chiuso nella superstizione scientista, che considera superstizione, sciocca credenza, primitivismo, tutto quanto eccede la dimensione materiale dell’esistenza.
Così come l’Inquisitore accusa Gesù redivivo di turbare l’ordine costituito, la vignetta lo sospetta di offrire un cibo spirituale avariato, simboleggiato da beni materiali come il pane e i pesci.
Soprattutto, colpisce l’indifferenza di chi vede e ascolta Cristo. La folla, antica ma modernissima, appare insensibile, disinteressata a chi sia l’uomo barbuto dinanzi a lei; finisce per porre domande ed esprimere valori privi di consistenza.
È l’idiota collettivo postmoderno cresciuto a pubblicità, consumo, ideuzze, piaceri volgari, novità assunte quasi religiosamente, sostitute del Verbo.
E tutti, gattopardi, sciacalli e pecore, continuano a credersi il sale della terra, come disse il disincantato Principe di Salina all’inviato dei Savoia, rifiutandone le promesse.
Sale della terra: una citazione evangelica, ma quanti la riconoscono come tale, nel deserto degli analfabeti funzionali muniti di titolo di studio?
Il povero Gesù, forse scambiato per venditore maldestro o predicatore con vassoio per le offerte, non viene rifiutato: peggio, è ignorato.
Le domande dei postmoderni in abiti antichi sono quelle di chi non vuole capire. Generazioni di signorini soddisfatti guardiamo il dito che indica la luna senza mai elevare lo sguardo.
Liberati dal bisogno immediato, aderiamo a mode sostitute della morale e siamo preda dei timori più vari, rappresentati nella vignetta dalla richiesta di cibo senza glutine e di pesci che non accumulino mercurio come in natura.
Fragile salutismo indotto dal circo del consumo, unito all’ecologismo d’accatto e alle idiosincrasie alimentate da giganteschi interessi la cui portata sfugge ai superficiali che abboccano a qualunque novità, spacciata per cultura, fuoriuscita dall’ignoranza di ieri per entrare nel luccicante regno delle magnifiche sorti e progressive.
Diventiamo civili, colti e razionali se non mangiamo carni e prodotti di origine animale per non sfruttare altre creature, ma non battiamo ciglio sullo sfruttamento vecchio e nuovo dell’uomo.
Gusti indotti scambiati per avanzata civiltà, dimentichi che la natura ignora le ubbie moralistiche dei popoli in declino.
Prestiamo fede a qualsiasi narrazione provenga dal baccano orchestrato dal potere senza vedere l’essenziale, “invisibile agli occhi” (Il piccolo principe) ma non all’anima.
Anima? Che cosa significa, che rappresenta?
Nulla, agli occhi dell’omuncolo postmoderno. Non si può compravendere, toccare o pesare, non ha codice QR. Quindi, non esiste. Chi vi fa appello, come Gesù, non è creduto né riconosciuto. Tutt’al più è un breve intermezzo nella corsa quotidiana, soggetto alla derisione, all’incredulità.
Che ne dice la Scienza, sempre con la maiuscola? Se tace o nega, meglio abbandonarlo al suo destino o smascherarlo – noi astuti, scafati, emancipati- con futili domande. Gli abbiamo già dedicato fin troppo del nostro preziosissimo tempo.
Eppure- non stiamo meglio di quando credevamo in Dio. Non è che manchi la fede: è stata sostituita dai Diritti, dal Progresso, dalla Scienza, dalla Ragione. Potenza di calcolo, mancanza di senso. In mezzo egoismo, disumanità, vuoto interiore.
Una vita senza glutine, ossia senza ciò che unisce. L’Inquisitore che lo arrestava perché pericoloso aveva più rispetto per Gesù della folla postmoderna che lo rifiuta (non posso mangiare il tuo pane: sono vegano!) o gli pone condizioni (il pesce senza mercurio).
Un prodotto tra gli altri sullo scaffale del supermercato. A che cosa serve, pensa l’Idiota Collettivo?
Mercoledì, il rendimento del titolo a 10 anni ha registrato il più rapido aumento giornaliero dall’inizio del 2025. Giovedì ha toccato il livello più alto dal luglio 2007.
John Roque di 22V Research ha rilevato che, in 16 casi di rapido aumento del rendimento a 10 anni dal 1970 a oggi, si è verificata una crisi finanziaria.
“Dobbiamo essere preparati o avvisati del fatto che i tassi stanno salendo e che qualcosa finirà per rompersi”, ha avvertito Roque.
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Trader al lavoro durante la sessione mattutina alla Borsa di New York.
Angela Weiss | Afp | Getty Images
Il rendimento del titolo del Tesoro a 10 anni
sta salendo a livelli che non si vedevano da anni. Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente Wall Street non è tanto il livello assoluto raggiunto, quanto la velocità del movimento.
Quando i tassi salgono a un ritmo così sostenuto, la storia insegna che tende a verificarsi qualche evento negativo.
Mercoledì, il rendimento a 10 anni ha registrato il più rapido aumento giornaliero dal 7 aprile 2025, per poi salire ulteriormente giovedì superando il 5,17%: un balzo notevole, considerando che due settimane fa era inferiore al 4,8% e che, a un certo punto di agosto, si attestava sotto il 4,6%.
“Qualcosa finisce sempre per rompersi”, ha affermato una recente nota di John Roque, responsabile dell’analisi tecnica presso 22V Research.
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Titolo del Tesoro USA a 10 anni
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Rendimento dei Treasury USA a 10 anni, ultimi 3 mesi
Analizzando un grafico del rendimento dei Treasury a 10 anni relativo agli ultimi cinquant’anni, Roque ha individuato 16 casi in cui si è verificato un rapido rialzo simile a quello attuale. Ognuno di questi movimenti ha portato a una qualche forma di crisi finanziaria. Sebbene l’entità delle crisi e il loro impatto sui mercati siano variati (dal fallimento, traumatico ma di breve durata, della Silicon Valley Bank nel 2023 al crollo azionario del 1987), l’impennata dei rendimenti ha quasi sempre causato perturbazioni sui mercati finanziari, penalizzando gli asset di rischio.
“Certo come il giorno segue la notte: quando il rendimento dei Treasury a 10 anni sale, qualcosa finisce per cedere”, ha osservato Roque ai microfoni della CNBC. “È opportuno mantenere la prudenza”.
Il rendimento dei Treasury a 10 anni funge da parametro di riferimento per i costi di finanziamento dell’intera economia. Dai tassi sui mutui alle complesse operazioni degli hedge fund, molte attività dipendono dalla stabilità di questo rendimento. Quando esso subisce un’impennata rapida, può far saltare i piani rischiosi di aziende o investitori che contavano su tassi di finanziamento stabili.
Cosa cederà questa volta? Di solito non è evidente finché non è troppo tardi e, in apparenza, non sempre il problema è direttamente legato ai costi di finanziamento. Lo scoppio della bolla delle dot-com fu causato da molteplici fattori, in particolare da valutazioni irrealistiche di numerose aziende tecnologiche che non generavano alcun profitto; tuttavia, anche i tassi più alti giocarono un ruolo importante. Durante la crisi immobiliare, l’aumento dei tassi mise a nudo la scarsa severità delle banche nella concessione dei prestiti, rendendo sempre più difficile per i mutuatari con debiti a tasso variabile onorare i pagamenti.
Questa volta, gli operatori di mercato indicano spesso come possibili punti di rottura il mercato in forte espansione (e opaco) del credito privato e i progetti per i data center dedicati all’IA, finanziati in misura eccessiva tramite debito (in parte fuori bilancio). Attenzione alle banche regionali
Secondo Roque, questa volta sarà fondamentale monitorare le banche regionali: affinché il mercato mantenga la propria stabilità, è necessario che esse registrino buone performance. Lo State Street SPDR S&P Regional Banking ETF (KRE)
è già sceso di quasi il 10% rispetto ai massimi recenti, avvicinandosi pericolosamente alla soglia della “correzione” (un calo del 10% o più). Analizzando le passate turbolenze causate dai tassi elevati, si nota come il settore bancario sia solitamente quello che subisce le ripercussioni più pesanti.
“È essenziale che le banche regionali, in particolare, tengano la posizione o subiscano un calo minimo o non problematico”, ha affermato. “Se le banche regionali continuano a scendere – e di conseguenza anche le banche in generale – non è possibile avere un mercato forte. Semplicemente non è possibile”.
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State Street SPDR S&P Regional Banking ETF
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State Street SPDR S&P Regional Banking ETF (KRE), da inizio anno (YTD)
L’analista ha inoltre evidenziato segnali di cedimento nei settori delle utility e dell’edilizia residenziale. Solo nell’ultima settimana, il comparto utility dell’S&P 500
ha perso oltre il 4%, risultando di gran lunga il settore con la performance peggiore tra gli 11 gruppi che compongono l’indice.
“Il mercato obbligazionario ha dovuto faticare non poco per convincere le persone che i tassi sono in aumento; siamo stati tutti condizionati a credere che i rialzi dei tassi fossero solo temporanei, ma credo che questa volta la situazione sia diversa”, ha osservato Roque. “Siamo di fronte a un rialzo strutturale dei rendimenti obbligazionari e a un mercato ribassista di lungo periodo per le obbligazioni”.
“Dobbiamo essere preparati o consapevoli del fatto che i tassi…”
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Il partito Alternativa per la Germania (AfD) sostiene una “svolta demografica” attraverso incentivi economici per le famiglie numerose e una ferma opposizione all’aborto, rifiutando l’immigrazione come soluzione al calo demografico.
La forte Erinnerungskultur (cultura della memoria) tedesca, che implica il confronto con i crimini dell’epoca nazionalsocialista e il loro riconoscimento, ha spinto AfD a prendere le distanze da qualsiasi paragone storico. Di conseguenza, il partito ha adottato un approccio cauto, ma chiaro nel promuovere le proprie idee sull’incremento della natalità tra la popolazione autoctona. Il suo programma invoca una “svolta demografica” che, a detta del partito, garantirebbe la trasmissione della cultura tedesca e la stabilità dei sistemi sociali del Paese. Sebbene in questa tornata elettorale si sia astenuto dal fissare obiettivi numerici espliciti, in passato il partito ha promosso il modello della famiglia con tre figli come soluzione ideale per contrastare quello che definisce un “deficit di nascite”. Le proposte economiche per incentivare le famiglie numerose — tra cui crediti d’imposta e contributi pensionistici — rimangono tuttavia poco definite.
Leggermente meno pubblicizzata è la posizione del partito in merito all’aborto. AfD sostiene che il sostegno economico alle coppie ridurrebbe quello che considera un tasso di aborto eccessivamente elevato. È interessante notare che, secondo la World Population Review, nel 2024 il tasso di aborto in Germania era di 5,4 casi ogni 1.000 donne; solo 12 dei 151 Paesi inclusi nell’elenco registravano tassi inferiori.
Tuttavia, anche le proposte politiche in questo ambito rimangono vaghe. Pur senza chiedere esplicitamente un divieto totale, AfD ha sostenuto l’introduzione di restrizioni severe e ha spinto affinché l’aborto non venga più riconosciuto come un diritto umano né sostenuto dallo Stato. I dati del Guttmacher Institute dimostrano che i tassi di aborto diminuiscono quando le donne hanno accesso ai servizi e ai diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva, a una maggiore istruzione e a una più ampia parità di genere.
Il crollo delle nascite
Il calo demografico potrebbe essere una delle ragioni alla base della popolarità di AfD. Secondo la sociologa Katja Salomo: “Le ricerche indicano che il sostegno elettorale ai partiti di estrema destra, inclusa AfD, tende a essere più elevato nelle regioni maggiormente colpite dal declino demografico”. Nel 2023, l’intelligence interna ha rilevato che la sezione di AfD in Sassonia-Anhalt era permeata da un'”ideologia razzista”, in violazione della Costituzione tedesca che garantisce la “dignità umana” per tutti.
Nel suo manifesto, AfD della Sassonia-Anhalt sostiene che l’immigrazione sia un “rimedio inadeguato all’estinzione della popolazione locale”. Propone invece di incentivare famiglie più numerose, ad esempio erogando bonus alla nascita ai genitori.
Le onde d’urto della proiezione di potenza iraniana nello Stretto di Hormuz stanno ora diventando visibili negli Stati Uniti. Si dice che l’amministrazione Trump stia considerando un piano per imporre un divieto di 90 giorni sulle esportazioni di gasolio dagli Stati Uniti, nel tentativo di abbassare i prezzi interni del carburante, che sono schizzati a livelli record in mezzo al conflitto con l’Iran e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali. La notizia, riportata per la prima volta da Politico, cita cinque persone informate delle discussioni e indica che la Casa Bianca intende finalizzare il divieto entro la fine della settimana, sebbene il meccanismo legale per la sua attuazione rimanga poco chiaro.
Nel frattempo, l’industria petrolifera americana ha avvertito che il divieto potrebbe avere conseguenze gravi per le catene di approvvigionamento internazionali, l’agricoltura e i trasporti, rimuovendo il più grande esportatore mondiale di gasolio dal mercato globale. L’inarrestabile aumento dei prezzi del gasolio negli Stati Uniti è direttamente legato al conflitto con l’Iran e alle conseguenti interruzioni, inclusi il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz e ora Bab el-Mandeb. Da quando il conflitto è iniziato alla fine di febbraio, i prezzi al dettaglio del gasolio negli Stati Uniti hanno superato per la prima volta la soglia dei 6 dollari al gallone, raggiungendo una media di 6,52 dollari al gallone il 23 settembre, rispetto ai 3,69 dollari di un anno prima – un aumento del 76%.
La guerra ha ridotto drasticamente le esportazioni di gasolio dal Golfo Persico, in particolare dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, mentre le esportazioni russe sono anch’esse limitate dagli attacchi ucraini sulle raffinerie. Nonostante le raffinerie statunitensi operino vicino alla capacità massima, le scorte domestiche di gasolio rimangono circa il 15% al di sotto della media quinquennale, e gli analisti prevedono che le carenze di approvvigionamento persisteranno ben nel 2027.
La Cina progetta nuove e ingenti riserve di carbone, mentre le nazioni occidentali abbandonano gradualmente i combustibili fossili.
Il 15° Piano quinquennale cinese prevede una riserva annuale di carbone di 100 milioni di tonnellate entro il 2030, ma le riserve attuali sono già sei volte superiori.
Nonostante la crescita delle energie rinnovabili, il carbone fornisce ancora il 54% dell’elettricità e il 57% dell’energia primaria della Cina.
Nel 2024 la Cina ha avviato la costruzione di nuove centrali a carbone per una potenza complessiva di 94,5 gigawatt, pari al 93% della nuova costruzione di centrali a carbone a livello globale.
Gli analisti sostengono che le politiche occidentali di emissioni nette zero hanno spostato la capacità industriale e le emissioni verso la Cina anziché ridurle a livello globale.
Le emissioni della Cina sono aumentate di oltre 3 miliardi di tonnellate all’anno, mentre Stati Uniti, UE e Regno Unito hanno ridotto le proprie.
Secondo quanto riportato da ‘El Mundo’, gli Stati Uniti hanno avvertito i paesi dell’Europa meridionale di un possibile attacco da parte di Mosca. Alcune fonti indicano che la Russia potrebbe lanciare droni Gerbera, con una gittata di 600 km, da navi per attaccare Spagna, Francia e Italia, paesi dova l’opinione pubblica è più contraria alllllla guerra.. Analizziamo cosa si sa e come si sta evolvendo la minaccia.
Según ‘El Mundo’, EE.UU. ha alertado a los países del sur de Europa de un posible ataque de Moscú. Según las informaciones, Rusia lanzaría desde barcos los drones Gerbera, con 600 km de autonomía, para atacar España, Francia e Italia. Les explicamos qué se sabe y cómo crece la amenaza.
Los servicios de inteligencia de Estados Unidos han trasladado a varios países europeos un informe que apunta a una posible operación rusa con drones contra objetivos en España, Francia o Italia.
La información, avanzada por el periodista Xavier Colás para ‘El Mundo’, antiguo corresponsal en Rusia, sitúa el origen de la alerta en la visita del pasado mes de agosto del director de la CIA John Ratcliffe a Moscú, y describe un escenario de ataque muy concreto: drones lanzados desde barcos mercantes disfrazados de tráfico comercial ordinario.
El dron señalado: el Gerbera, un arma barata y difícil de detectar
Según la información recabada por fuentes del Ministerio de Defensa de Lituania anónimas, y recogida por ‘El Mundo’, el aparato en cuestión sería el Gerbera, un dron ruso de pequeño tamaño (apenas dos metros de longitud y 18 kilos de peso) capaz de recorrer hasta 600 kilómetros a unos 160 km/h.
Su reducida carga explosiva -entre cuatro y cinco kilos- no busca una destrucción masiva, sino un efecto simbólico y disruptivo: cerrar temporalmente un aeropuerto, provocar un incendio o demostrar que Moscú puede alcanzar la retaguardia europea sin la necesidad de cruzar ninguna frontera terrestre.
El método no es una hipótesis lejana. El Kremlin ya ha ensayado lanzamientos de drones desde plataformas marítimas. Sin ir más lejos, el pasado mes de febrero una unidad naval sueca detectó un aparato despegando de un buque ruso de Inteligencia en el estrecho de Öresund. A esto se suma el precedente del ataque con drones armados en el aeropuerto alemán de Leipzig, que Berlín atribuye a la Inteligencia rusa, y el episodio de los 19 drones que sobrevolaron sin munición el espacio aéreo de Polonia hace un año.
Por qué el sur de Europa y no solo el flanco oriental
La lógica del Kremlin, según los analistas consultados por el periódico español, no responde a la cercanía geográfica sino a la vulnerabilidad política. El experto británico Keir Giles, especializado en estrategia militar rusa, sostiene que Moscú buscará “el punto más débil de Europa”, y cita expresamente a países como España, que no cuentan con sistemas integrados de defensa aérea adecuados frente a este tipo de amenaza.
Esta idea conecta directamente con la advertencia que ya lanzó el secretario general de la OTAN, Mark Rutte hace meses: un misil ruso tardaría apenas diez minutos más en llegar a Madrid que a Varsovia. Rutte quiso así desmontar la percepción de que el sur de Europa queda al margen del “flanco oriental” y, por tanto, fuera del radio de riesgo y la guerra que Rusia inició en 2022 contra Ucrania y que amenaza todo el continente.
La intimidación con drones lanzados desde el Mediterráneo, más lenta pero igual de simbólica, encaja en ese mismo mensaje: la distancia ya no es una garantía de seguridad para ningún país europeo.
España, Francia e Italia comparten además otro factor de riesgo señalado en la investigación: los tres celebran elecciones en 2027 y cuentan con fuerzas políticas capaces de capitalizar el cansancio social generado tras años de guerra de Ucrania (a pesar de los deseos de Trump de poner fin al conflicto antes de que comience el invierno) algo que el Gobierno de Vladímir Putin podría intentar explotar con una acción de bajo coste y alto impacto mediático.
El ministro de Defensa de Italia, Guido Crosetto, ha publicado un mensaje en X pidiendo no echar “más leña en el fuego”: “No sirve a nadie y no encuentra ninguna confirmación, la alarma lanzada esta mañana por un periódico español que plantea posibles ataques a Italia, España y Francia por parte de naves y drones rusos. Ya vivimos en tiempos difíciles y “nerviosos” y no sirve a nadie echar más leña al fuego”., ha dicho el político.
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Aimone di Savoia-Aosta
30 agosto 2026
Aimone di Savoia-Aosta
UNA VITA ALL’INSEGNA DELL’ONORE. Aimone di Savoia-Aosta, VI Duca d’Aosta, è nato a Firenze nel 1967. Dopo aver studiato al Collegio Navale di Venezia e aver iniziato la sua carriera professionale a Londra, si è trasferito in Russia nei primi anni Novanta. In seguito è entrato a far parte del Gruppo Pirelli e, più di recente, è tornato in Italia dopo molti anni trascorsi all’estero. Ha inoltre ricoperto la carica di Ambasciatore dell’Ordine di Malta in Russia.
Tempo di lettura: 13 minuti.
È possibile ascoltare il podcast di questa intervista qui.
Aimone di Savoia-Aosta, lei ha studiato all’Università Bocconi. Si è laureato?
Non ho mai terminato gli studi alla Bocconi. Vorrei poter dire di essere un dottore della Bocconi, ma purtroppo ho abbandonato il corso.
Ha ricevuto il Collare dell’Annunziata a quindici anni. Cosa ha significato per lei?
È stato un grande onore. Il Collare dell’Annunziata è uno dei più antichi ordini cavallereschi d’Europa. Tradizionalmente si trattava di una confraternita molto ristretta, strettamente legata a Casa Savoia. Umberto II me lo conferì quando avevo appena quindici anni, in anticipo rispetto a quanto previsto dalla tradizione. Egli morì sei mesi dopo; per questo ho sempre considerato tale onorificenza particolarmente importante.
«La storia d’Italia non inizia nel 1946, ma il 17 marzo 1861, a Torino!»
Aimone di Savoia-Aosta
Aimone con la moglie Olga e i figli (da sinistra a destra) Amedeo, Umberto e Isabella alla Reggia di Venaria, Venaria Reale, 2024
Aimone di Savoia-Aosta, perché è andato in Russia nel 1992?
Quasi per caso. Lavoravo per un’azienda che fallì e un amico ed io decidemmo di andare in Russia. L’Unione Sovietica era appena crollata e il Paese sembrava una terra di opportunità. Si percepiva una sensazione straordinaria: tutto stava per cambiare.
Cosa hai scoperto?
La realtà era molto più dura dell’ideale. La transizione dal sistema sovietico a un’economia di mercato fu estremamente brutale. La “terapia d’urto” generò enormi ricchezze per alcuni e perdite terribili per altri. Era un momento storico unico, quasi come essere arrivati in Francia nel 1789.
Perché sei rimasto?
Perché il Paese mi affascinava. Ho anche del sangue russo, anche se questo non ha influito sulla decisione iniziale; forse, in seguito, quella parte di me è emersa con più forza.
Hai vissuto in Russia dall’era di Eltsin a quella di Putin. Cos’è la Russia per te?
Un Paese che amo profondamente e che è molto difficile comprendere dall’esterno. La Russia ha attraversato fasi straordinarie: il periodo sovietico, il caos degli anni Novanta, lo sviluppo economico e sociale dei primi anni di Putin e, successivamente, un periodo più cupo. Viverci ti insegna a guardare a queste fasi in modo diverso.
Perché pensi che la Russia venga spesso fraintesa?
Perché spesso la si conosce attraverso la letteratura, l’arte e la storia politica, ma non attraverso la vita quotidiana. Quando ci vivi e ne parli la lingua, vedi un Paese diverso. I russi sono profondamente sentimentali e nazionalisti, con un forte senso della cultura e della tradizione.
Com’era la vita in Russia?
Fantastica. Negli anni Novanta era un singolare crogiolo di culture, mentre negli anni Duemila il Paese divenne molto più sofisticato. C’era una vita culturale ricca e un’enorme libertà di viaggiare e scoprire il territorio. La Russia è straordinaria per le sue città, i musei, l’arte e la natura.
Ti sentivi libero, lì?
Sì, e in un certo senso mi sentivo doppiamente libero. In Italia il mio cognome creava spesso dei pregiudizi, anche quando erano di segno positivo: la gente si faceva già un’idea di chi fossi. In Russia questo non accadeva. E ciò mi dava un grande senso di libertà.
E oggi, in Italia?
Oggi mi sento estremamente libero. Mi sono liberato da quel senso di pressione. «Il titolo di Duca di Puglia mi è stato conferito da Umberto II e tale concessione rientrava nella tradizione di Casa Savoia.»
Aimone di Savoia-Aosta, come concilia la Sua eredità reale con la vita nella Repubblica Italiana?
Credo che la risposta risieda nella responsabilità storica. Sono nato sotto la Repubblica, l’ho servita nella Marina Militare e ho trascorso tutta la mia vita sotto questa istituzione. Allo stesso tempo, una parte della memoria storica del Paese scorre nella mia famiglia. Ritengo che abbiamo la responsabilità di preservare tale memoria e di trasmetterla ai nostri figli.
Cosa vorrebbe che i Suoi figli comprendessero?
Che la storia d’Italia è una storia unitaria. Vorrei vedere una maggiore continuità tra Monarchia e Repubblica, senza per questo mettere in discussione le istituzioni repubblicane. La storia d’Italia non inizia nel 1946, bensì il 17 marzo 1861, a Torino! La mia famiglia è parte della storia d’Italia, e quella storia va studiata nella sua interezza.
È stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Come ha accolto questo riconoscimento?
Con grande piacere. È stato un onore ricevere un’onorificenza dal Presidente Mattarella. Nel suo discorso presso l’Ambasciata d’Italia, l’Ambasciatore Pasquale Terracciano ha sottolineato quanto fosse orgoglioso di conferire un’onorificenza della Repubblica, per la pri…
NO, NON È UNO SCHERZO: IERI IN UE HANNO DECISO DI PROLUNGARE LE SANZIONI ALLA RUSSIA PER ALTRI 3 ANNI!
Su questa vicenda c’è un silenzio vergognoso. Nessuno che dica mezza parola. Evidentemente stanno tutti d’accordo!
Ieri quei guerrafondai dell’Unione Europea hanno raggiunto l’accordo per prolungare le sanzioni contro la Russia fino al 22 settembre 2029. Solitamente le prolungano di sei mesi alla volta, adesso hanno deciso di prolungarle direttamente per tre anni. Ripeto: tre anni. È così che cercano la pace? Miserabili!
Questi sono fuori di testa. Continuano sempre sulla strada delle sanzioni, nonostante ci stiano portando alla fame. Ci faranno crepare per Zelensky, questa è la realtà. Sono settimane che si riuniscono quasi giornalmente pur di trovare un accordo per prolungare le sanzioni contro la Russia.
Questi deficienti si sono riuniti a oltranza fino a quando non sono arrivati allo scopo. Per sanzionare israele, il peggior Stato terrorista della storia, alla prima volta che non c’è stato accordo, allora hanno mollato tutto. Per sanzionare la Russia, anzi, noi, tanto discutono fino a che non approvano sanzioni. Ipocriti senza vergogna.
avete notato che….
negli ultimi anni le persone, comprese quelle che appartengono alla classe dirigente, dimostrino capacità intellettive sempre più scarse? Ormai per molti è diventato molto difficile fare anche il più semplice dei ragionamenti logici. Per quanto possa sembrare strano, questo non è un fenomeno che appartiene solo alla nostra epoca, bensì è qualcosa che si ripresenta in determinati momenti precisi della storia dell’uomo, come suggeriscono storici e antropologi con le loro ricerche.
Alcuni anni fa, ascoltando una conferenza del professor Barbero, rimasi colpito da una sua affermazione, che fu la seguente:
“Quando noi medievisti studiamo la fine del mondo antico, con le invasioni barbariche, siamo colpiti non solo dal collasso delle infrastrutture e delle tecnologie, di cui pure qualche piccolo sintomo oggi comincia a delinearsi, ma anche dal degradarsi della capacità di ragionare. Dal fatto che anche nel dibattito pubblico, nel dibattito intellettuale, a un certo punto diventa normale fare ragionamenti che non sono più ragionamenti, accostamenti arbitrari, fare parallelismi senza accorgersi che si sta ragionando meno bene di prima. La frequenza con cui assistiamo a questo fenomeno nel dibattito pubblico e nell’informazione, mi fa venire in mente un parallelo con il VII secolo, epoca in cui la capacità di ragionare in modo logico non era la cosa più apprezzata.”
Incuriosito da tale brillante riflessione, mi misi a fare delle ricerche, fino a scoprire che esistono fior di studi al riguardo.
Gli studiosi, infatti, hanno notato che dalle tavolette d’argilla degli antichi sumeri ai manoscritti tardo-romani, i documenti che precedono la fine di grandi civiltà condividono in molti casi la stessa serie di dettagli inquietanti:
·una progressiva perdita di rigore logico;
il deterioramento della lingua;
il dilagare dell’ignoranza.
Non si tratta, ovviamente, di un’improvvisa mutazione biologica della specie umana in quei determinati periodi, ma di un sintomo culturale e istituzionale ben preciso.
Secondo le teorie di alcuni antropologi, quando una società diventa troppo complessa per sostenersi, tra le prime strutture a cadere ci sono quelle educative. Il sapere formale smette di essere tramandato, provocando un analfabetismo di ritorno che si riflette direttamente nei testi dell’epoca, i quali diventano via via più approssimativi, grammaticalmente poveri e privi di pensiero critico.
A questo fenomeno si affianca un’altra ipotesi, forse ancora più interessante: quella di un declino cognitivo della società. In sostanza, di fronte a crisi sistemiche e a un sovraccarico informativo impossibile da gestire, la classe dirigente e la popolazione subiscono una forma di “fuga dalla realtà”. Il ragionamento logico e analitico viene abbandonato in favore di slogan ultrasemplificati, pensiero magico e dogmi dettati da leader di qualche gruppo. La lingua, che è il vero “sistema operativo” di una cultura, si svuota di sfumature, rendendo progressivamente più difficile per la società elaborare soluzioni razionali ai propri problemi.
Il collasso di una civiltà, pare suggeriscano gli studiosi, non ha solo inizio quindi con l’invasione di un nemico o con una catastrofe naturale, ma può avere le sue radici anche nell’incapacità collettiva di formulare pensieri logici e veritieri. Un monito silenzioso, scritto secoli fa, che attende solo di essere letto.
Tutto questo non vi sembra rispecchiare il momento storico che stiamo vivendo?
L’intelligenza artificiale si erge come compimento della tecno civiltà faustiana occidentale, nel frattempo minacciata dall’irruzione fulminea dell’oriente cinese. Più che una forza di vero rinnovamento, l’automazione algoritmica rappresenta la mummificazione della nostra società. Delegando all’apparato elettronico, alla mente artificiale la creazione artistica, la scrittura, l’analisi giuridica, la decisione, il pensiero critico , l’apprendimento, abdichiamo alla vitalità organica. I suoi modelli linguistici (LLM) non generano nuovi simboli viventi; si limitano a elaborare e ricombinare statisticamente i detriti del nostro passato culturale. Il genio creativo è sostituito dall’efficienza dell’elaborazione dei dati, un’intelligenza insensibile emersa con forza travolgente quando il cuore spirituale della cultura ha cessato di battere. Per Jacquel Ellul, sociologo ma anche teologo, la tecnica è il rischio del secolo, la modalità attraverso cui il moloch tecnologico abbatte ogni ostacolo in nome dell’utilità e dell’efficienza.
Uno dei nodi tragici consiste in quello che Spengler definì il tradimento della tecnologia moderna, creata dall’ umanità occidentale con l’inequivocabile scopo di sottomettere la natura. La storia insegna che lo strumento finisce invariabilmente per schiavizzare il suo inventore. Il paradosso potrebbe manifestarsi nelle reti neurali artificiali che mutano, apprendono e assumono decisioni autonome a velocità misurabili in millisecondi, una scala temporale neppure pensabile dal cervello biologico. Abbiamo costruito un ambiente di flussi globali tanto complesso che la mente umana non è più in grado di gestirlo senza il supporto dell’intelligenza artificiale. Ci troviamo al punto di non ritorno in cui il sistema, gli Stati, i mercati, le grandi infrastrutture, dipendono totalmente da questa trama artificiale impossibile da disattivare senza causare l’immediato collasso dell’intero sistema.
Il patto faustiano si consuma con la rinuncia all’autonomia umana in cambio della capacità di calcolo, la volontà di potenza postmoderna. Il fenomeno ha una dimensione geopolitica destabilizzante. Spengler in Anni della decisione, spiega che l’Occidente ha commesso l’errore di esportare la propria tecnologia in altre civiltà in nome del profitto a breve termine e di una provvisoria egemonia. Globalizzandosi verso oriente, la tecnologia si è resa indipendente dai suoi ideatori. Gli strumenti di dominio creati dall’anima faustiana sono passati nelle mani di culture che non condividono la struttura psichica e gli imperativi etici dell’Occidente, ma che hanno imparato a usarli con notevole efficacia.
L’attuale corsa per la supremazia tecnologica tra Usa e Cina si inserisce nel conflitto di fine civiltà. Il risultato della pulsione universalista non è l’armonia planetaria o un ordine strutturato; il mondo è più frammentato che mai sotto la patina tecnologica, immerso in lotte di potere, ribelle all’egemonia declinante della civiltà che l’ha plasmata. La degradazione della democrazia formale apre le porte a ciò che Spengler chiamava cesarismo: l’ascesa di figure autoritarie, amorali, che governano con la forza o con la manipolazione dell’opinione pubblica. Questo è evidente nel neo confucianesimo cinese, ma avanza nel potere immenso di figure quali Elon Musk, Bill Gates, Peter Thiel, Alex Karp, Sam Altman, i signori di Silicon Valley e dell’Intelligenza Artificiale. Costoro stanno elaborando una specifica ideologia, l’ accelerazionismo o illuminismo oscuro che travolge la territorialità, gli Stati, le procedure della democrazia e le regole giuridiche. Si tratta del traguardo finale che oltrepassa la fase tecnocratica per diventare giustificazione tautologica del potere.
Uno dei suoi strumenti sono le cosiddette “iperstizioni” (Nick Land) , finzioni o idee che si autoavverano attraverso le azioni che ispirano, Diffuse dall’alto per mezzo dei mezzi digitali, del marketing e dalle nuove culture, trasformano la narrazione in fatto incontrovertibile e rendono la virtualità non più distinguibile dalla realtà, capovolgendo credenze e comportamenti. L’intelligenza artificiale e la progettazione algoritmica sono gli strumenti di controllo sociale più perfetti mai immaginati: producono un livello di monitoraggio, controllo personalizzato e mutazione delle condotte senza precedenti, unito, come dicevamo, alla confusione dolosa tra reale e virtuale, uni-verso e meta-verso. Attraverso gli algoritmi, le piattaforme digitali e la proliferazione di simulazioni che dissolvono la verità fattuale, la realtà è atomizzata, resa malleabile, plastica. Le popolazioni vengono disarmate intellettualmente in un mare di stimolazioni istantanee (frames) promosse dai tecnocrati sulla strada di diventare autocrati. La sovranità è sostituita dalla docilità dell’utente riformattato.
Nella sua fase terminale, la cultura occidentale esaurisce le possibilità creative, raggiunge la dimensione planetaria e si libera delle tensioni metafisiche. L’ intera umanità rischia di trasformarsi in folla informe di fellah, la parola araba che Spengler usa per designare la massa senza volto che si adatta e sopravvive da una civiltà all’altra senza appartenere ad alcuna, inconsapevole, estranea ai movimenti della storia, preoccupata solo della sopravvivenza e del benessere materiale. È l’avvento degli ultimi uomini descritti con disprezzo da Nietzsche, manipolati dalla tecnostruttura e presto direttamente dalla macchina. In questa gabbia digitale globalizzata, l’esistenza si riduce alla dimensione zoologica vissuta in un ambiente artificiale dove l’intrattenimento automatizzato guidato da algoritmi “di ricompensa” esaurisce gli orizzonti della vita.
Le persone diventano appendici biologiche di un ecosistema tecnico che decide che cosa consumare, che cosa pensare e in che cosa credere. Di fronte al vuoto lasciato dal declino delle religioni e dall’esaurimento del razionalismo, emerge uno spurio supermercato dello spirito. La fede di un tempo si dissolve in eclettiche pratiche pseudo spirituali, sincretismi, surrogati di credenze liquidi, transitori. I guru tecnologici si comportano da profeti, o sommi sacerdoti, immaginando l’avvento di una Singolarità informatica potente come il giudizio finale (Ray Kurzweil) , o sono ossessionati dalla figura dell’Anticristo e del Kathechon, “ciò che trattiene”, la tecnica considerata liberatoria (Peter Thiel). Lucida follia del mondo al contrario. Una tecno fede cieca, irrazionale, sintomo di decadenza poiché si aspetta che la tecnologia ci salvi miracolosamente dalle crisi esistenziali, ecologiche ed economiche causate dalla sua stessa ipertrofia.
Il pericolo apocalittico dell’algoritmo faustiano sta nel fatto che non è presentato come un’opzione tra le altre: diventa determinismo inevitabile creduto per l’omogeneizzazione delle menti, la distruzione delle condizioni organiche e la polverizzazione delle radici locali che storicamente hanno permesso la nascita di nuove culture. La Terra è trasformata in immensa fabbrica automatizzata dove tutto ciò che non è quantificabile è condannato all’irrilevanza. Fedele alla sua visione tragica e ciclica della storia, Spengler non credeva che la megamacchina sarebbe durata in eterno in un progresso indefinito. Al contrario, ne profetizzò il collasso a causa della mancanza di rinnovamento vitale.
La sua fine contiene la probabilità di una drammatica collisione. Una minoranza prometeica conduce una guerra contro l’ordine biologico per imporre la propria volontà di potenza, ma la natura è, alla fine, infinitamente più forte. La scarsità di risorse materiali, la legge dell’entropia, la radicale disconnessione dalle strutture organiche della vita, unite all’ inaridimento spirituale, conducono alla catastrofe. Quando la macchina faustiana crollerà per l’ esaurimento psicologico delle élite o di guerre di annientamento, ciò che rimarrà non sarà un territorio vergine per un nuovo inizio. Ciò che attende i superstiti potrebbe essere il deserto. Una volta distrutto il tessuto organico e delegata la capacità di pensare ai freddi circuiti algoritmici, la post umanità potrebbe aver dimenticato come vivere umanamente.
Stiamo forse assistendo al penultimo atto del dramma, in cui l’umanità osserva affascinata il tremolio di uno schermo che illumina la propria eclissi? Poiché la civiltà faustiana ha portata globale, il suo declino trascinerebbe il mondo in un’era di sterilità, poiché la morte della cultura implica la fine della storia. Le strutture globali (organizzazioni internazionali, mercati finanziari) potrebbero persistere per inerzia come gusci vuoti ancora a lungo, ma l’umanità sopravvivrebbe gestendo le rovine tecnologiche senza la capacità – né il desiderio – di generare una nuova cultura. Distopia, suggestione, timore, o realistica prudenza, la nostra ? Più necessaria, crediamo, allorché gli stessi banditori mettono in guardia dai rischi, che peraltro non chiariscono, a parte l’accertata autonoma violazione di sistemi informatici complessi. Certo non regge più l’ottimismo a senso unico, l’ eudemonismo con il paraocchi, avvolti nell’ “andrà tutto bene” obbligato dei pifferai.
I mandarini della tecnocrazia ci devono molte spiegazioni, a partire dal rischio della disoccupazione di massa e dalla massificazione integrale delle menti, all’incapacità del diritto di stabilire regole, limiti, determinare responsabilità nell’uso di potentissimi apparati artificiali, dai robot alla sterminata gamma di utilizzazioni dell’I.A, sino alla possibilità che davvero la macchina prenda il sopravvento su chi l’ha inventata e potrebbe non riuscire più a controllarla, neppure per i suoi scopi contrari al resto dell’umanità.
Gli psicologi avvertono che un numero sempre maggiore di persone, specie giovani, non sa più prendere decisioni- anche elementari- senza consultare la voce non umana della chatbox alimentata dall’ I.A. L’apparato artificiale sostituisce il libero arbitrio. E non è che la punta dell’iceberg. I grandi capi dell’ Intelligenza Artificiale invocano una moratoria: perché, al di là di manovre finanziarie o interessi indicibili ? Se la ragione fosse più grave di quanto fanno trapelare ? Se anche così non fosse, noi, semplici esseri umani, abbiamo diritto di sapere, capire, decidere, scegliere. Chi dipende da altri uomini è un servo e uno schiavo. Ma è ancora un uomo chi è determinato, agito, sorvegliato, orientato, occupato, comandato da una macchina? “Uomini siate, e non pecore matte”.
Tutti i camion e tutti i trattori agricoli sono Diesel: la mancanza di diesel significa la fame di massa e
Martedì 22 settembre 2026 – 20:28
Riepilogo
Colloqui USA-Iran: Rappresentanti dell’amministrazione USA (non identificati) hanno tenuto colloqui di tre ore con funzionari iraniani a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU.
Ultimatum di Trump all’ONU: Promuove un possibile accordo “dopo” le elezioni di metà mandato USA, ma si chiede anche: “Li spingo all’inferno senza alcuna possibilità di sopravvivenza?”
Divieto di esportazione del diesel: Trump ha dichiarato di aver discusso con il suo team un possibile divieto sulle esportazioni di diesel statunitense, mentre i legislatori premono per misure volte ad affrontare i prezzi elevati del carburante interno.
Firma di uno storico accordo di sicurezza con la Groenlandia: Trump sigla l’accordo di sicurezza con Danimarca e Groenlandia.
Trump affronta le sfide dell’IA nel suo discorso: Ha promosso un approccio più permissivo verso l’IA, definendola “super-intelligenza”. Ha affermato: “Gli Stati Uniti sono leader mondiali nella super-intelligenza e continueremo a esserlo in modo sicuro e responsabile”.
Accordo nucleare definitivo USA-Iran entro il 31 dicembre 2026?
Sì 16% · No 85%
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Incontro di 3 ore sull’Iran; proposta di divieto di esportazione del diesel
Funzionari dell’amministrazione Trump hanno tenuto un lungo incontro con la delegazione iraniana a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York, martedì; il presidente ha definito l’incontro “molto buono”. Ha inoltre aggiunto che è stato “molto produttivo” e che “ne è previsto un altro in un futuro molto prossimo”.
Quanto a chi rappresentasse la Casa Bianca, non sono stati fatti nomi specifici, ma il presidente Trump, parlando ai giornalisti, è sembrato riferirsi ai suoi inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, seduti vicino a lui. “È stato un incontro durato tre ore”, ha indicato Trump. Confermato: il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha incontrato l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner a margine dell’Assemblea Generale presso la sede dell’ONU a New York, secondo quanto riportato dal New York Times citando due funzionari iraniani.
Non confermato: una fonte di alto livello ha dichiarato ad Al Arabiya che l’incontro di New York tra le delegazioni americana e iraniana ha sbloccato la situazione negoziale; una svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Iran è possibile, ma richiede diversi passaggi.
Forze armate iraniane: le dichiarazioni di Trump sull’Iran all’Assemblea Generale dell’ONU sono definite “strumenti di propaganda interna”.
Nel suo importante discorso all’ONU, tenuto in mattinata, Trump ha avvertito di poter “annientare” l’Iran e “mandarli all’inferno”, pur lasciando aperta la speranza che Teheran sia disposta a raggiungere un accordo, probabilmente dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Nel pomeriggio, Trump ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, affermando di aver chiesto il divieto di esportazione del diesel. I prezzi del petrolio sono scesi immediatamente alla notizia, per poi ricominciare presto a salire; tuttavia, alcune fonti hanno avvertito che la controversa proposta potrebbe rivelarsi controproducente.
Trump ha dichiarato di aver discusso un possibile divieto di esportazione del diesel con il suo team, mentre il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che l’amministrazione sta valutando tale eventualità.
Trump su Iran, petrolio ed elezioni di metà mandato
Dal podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente Trump ha dichiarato al mondo: “Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io ho realizzato la pace”. L’attenzione si è rapidamente spostata sulla Repubblica Islamica dell’Iran, accusata da Trump di diffondere “morte, carneficina e caos”. Ha affermato: “Erano i bulli del Medio Oriente, ma non lo sono più”.
Nel riproporre i temi ricorrenti della sua amministrazione, Trump ha citato una cifra ancora più elevata di cittadini iraniani che sarebbero stati uccisi di recente dal proprio governo, sostenendo – senza fornire prove – che oltre 72.000 cittadini iraniani fossero stati massacrati. Un numero che continua a crescere incessantemente. Passando a parlare della guerra vera e propria, Trump ha esaltato il fatto che le navi della marina iraniana giacciano ormai “sul fondo del mare”, che la loro economia sia completamente distrutta e che molte capacità, come i radar, siano ormai del tutto inesistenti. Eppure, la minaccia nucleare rimane al centro dell’attenzione. Ribadendo la sua “linea rossa” – ovvero non permettere mai che l’Iran ottenga armi nucleari – Trump si è vantato di come la sua operazione “Epic Fury” abbia “annientato il loro programma nucleare sotto montagne di macerie”. Tuttavia, continua a indicare l’Iran come una minaccia atomica.
Una delle affermazioni più interessanti è arrivata quando Trump ha detto che Teheran ha costruito un missile capace di colpire l’Europa e che gli iraniani se ne sono vantati apertamente. Ha quindi esortato gli europei (che finora hanno respinto l’invito a partecipare a una missione militare nello Stretto di Hormuz) a prenderne atto. “Ho una decisione importante da prendere… si arriverà a un accordo con l’Iran o annienterò la Repubblica Islamica, e ‘in fretta’? Li spedirò all’inferno senza alcuna possibilità di sopravvivenza?”
Ha parlato della possibilità di annientarli, pronunciando questa frase chiave:
“Credo che raggiungeremo un accordo subito dopo le elezioni, perché per loro non avrebbe senso fare diversamente”, ha detto Trump. “Stanno aspettando di vedere come andrò alle elezioni di metà mandato…”
Vertice a Palazzo Chigi. Escalation in Arabia, il contingente si sposta
Riunione tra Crosetto, Mantovano e i vertici militari “Uomini e mezzi via dai luoghi meno sicuri”.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time in Senato
L’escalation della minaccia Houthi spinge il Governo a ridefinire la mappa della presenza militare nel Golfo Persico. È il dossier finito al centro di un vertice ad altissimo livello convocato ieri a Palazzo Chigi, alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto, del sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi di sicurezza Alfredo Mantovano e dei vertici di Forze armate e intelligence. Un incontro decisivo per fare il punto sui principali scenari di crisi, ma soprattutto per analizzare l’ultimo report stilato dalla Difesa e richiesto dallo stesso Crosetto a seguito dell’attacco subito dalla base saudita di Ta’if, in cui è andato distrutto un caccia italiano.
La priorità assoluta resta la sicurezza dei nostri militari sul campo. Le verifiche sui rischi reali stanno portando a una rimodulazione dei contingenti italiani nel Golfo: tra le opzioni al vaglio, la decisione più probabile indicherebbe una “movimentazione di militari” verso territori più sicuri – senza escludere riposizionamenti all’interno dello stesso territorio saudita –, ipotesi ritenuta preferibile rispetto a una riduzione tout court del contingente.
Del resto, le norme consentono il ridislocamento delle truppe in qualsiasi momento. L’Italia mantiene una struttura operativa articolata nell’area: oltre alla Task Force Arabia di stanza nell’hub di King Fahd – finito nel mirino dei miliziani yemeniti –, il nostro Paese è impegnato in Kuwait, Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. In queste ore si valuta lo spostamento dei tre caccia Eurofighter rimasti operativi dopo l’ultimo raid, del velivolo radar Gulfstream Caew (tra i più costosi della flotta aerea), del sistema missilistico di difesa terra-aria Samp-T di nuova generazione abbinato al radar Kronos Grand Mobile High Power dislocato a King Fahd, fino al sistema d’arma Skynex nel Golfo.
Sui social media circolano voci secondo cui l’Ucraina, con l’aiuto di Israele, vorrebbe condurre attacchi false flag contro uno o più paesi NATO. A tal fine potrebbe essere utilizzato equipaggiamento che è stato recentemente caricato su un aereo ucraino An-124 all’aeroporto di Ben Gurion (Tel Aviv/Israele).
Il tipo di equipaggiamento militare caricato sui camion non è riconoscibile, ma potrebbe trattarsi eventualmente di repliche o armi russe rubate.
Questo spiegherebbe comunque le parole del giornalista vicino a Zelensky, che profeticamente parla di un evento militare che presto “darà ali all’Ucraina”.
le affermazioni:
Sii pronto! Sembra che possa succedere qualcosa di ora in ora. «Dicono letteralmente che entro pochi giorni accadrà qualcosa che darà alla Ucraina grandi speranze» — Dmytro Gordon, giornalista vicino a Zelensky, alla televisione ucraina.
«Non posso dire di cosa si tratta — è un segreto militare. Ma so che nei prossimi giorni accadrà qualcosa che darà ali alla nazione»
Nessuno sa cosa significhi esattamente, ma ci sono molte opzioni. Da una false flag che scateni l’articolo 5 della NATO, a consegne speciali di armi, fino alla dichiarazione aperta di guerra da parte della NATO. Sii pronto!
Il Ministro della Difesa estone, Martin Herem ha infatti dichiarato
L’Estonia è in grado di combattere la Russia da sola. Distruggeremo le infrastrutture russe
E ancora…
L’esercito estone è in grado di resistere alla Russia da solo. Se varcate la frontiera, vi uccideremo tutti. La Russia deve dissolversi in numerosi stati indipendenti
ha dichiarato il ministro estone evidentemente sotto metanfetamine 😂🤡
E di grazia, distruggerete la Russia usando tutti e 12 i vostri soldati? 😂🤡
Ma questo è del mestiere? Cambia spacciatore… 😂🤡
Anche se la faccia da ritardato ci dice molto su di lui e su tutti i politici UE… Se non sei ritardato, in quei posti, non ci arrivi!
Ma fate attenzione perché nel suo farneticare lancia un messaggio pesante che le élite globaliste portano avanti da sempre
Muovere guerra alla Russia per disgregarla e farne tanti piccoli staterelli ovviamente sotto il controllo occidentale e quindi loro per depredare tutte le risorse e le materie prime!
Non vanno sottovalutate le farneticazioni di questi malati perché è proprio da questi staterelli che potrebbe arrivare il false flag che userà la UE per dire che la Russia ci ha attaccato
AfD vince, CDU estromessa dal parlamento statale: il Meclemburgo-Pomerania Anteriore si trova ad affrontare una difficile formazione di governo.
L’AfD diventa per la prima volta il partito più forte nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, l’SPD perde il primo posto e la CDU non riesce a superare la soglia del cinque percento. Un’analisi elettorale tra rimonte, crolli e il nuovo panorama politico dello stato.
Entrambi vogliono governare a Schwerin: il ministro-presidente dell’SPD Schwesig e il candidato dell’AfD Holm.
Per la prima volta, l’AfD si porta in testa: con il 38,2%, l’AfD diventa la forza politica più forte nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore; segue l’SPD con il 35,5%.
Una svolta storica per la CDU: con il 4,9%, non riesce a superare la soglia del 5% e per la prima volta dal 1990 non è rappresentata nel parlamento statale.
La formazione del governo resta aperta: AfD e SPD avanzano rivendicazioni politiche diverse; la situazione di maggioranza nel nuovo parlamento regionale è ora cruciale.
Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore si sono svolte le elezioni e gli equilibri politici regionali sono cambiati significativamente. Per la prima volta in un’elezione regionale, l’AfD ha superato l’SPD. Secondo i risultati preliminari, l’AfD ha ottenuto il 38,2% dei voti, mentre i socialdemocratici della ministra-presidente Manuela Schwesig si sono fermati al 35,5%. Solo nel 2021, il divario tra i due partiti era di quasi 23 punti percentuali, anche se all’epoca l’SPD era in vantaggio.
L’AfD ha più che raddoppiato la sua quota di voti, raggiungendo il 16,7%. Sebbene le perdite dell’SPD siano state relativamente moderate rispetto al 39,6% del 2021, il partito ha perso la sua posizione di maggioranza. Alle spalle di entrambi i partiti, l’assetto consolidato del parlamento statale ha cominciato a sgretolarsi: la CDU è scesa dal 13,3% al 4,9% e non è più rappresentata nel parlamento statale.
Secondo i risultati preliminari, il Partito della Sinistra ha ottenuto il 6,5%, mentre i Verdi il 5,7%. Il BSW, con il 4,8%, è rimasto appena al di sotto della soglia del 5%, e l’FDP, con l’1,0%, significativamente al di sotto. Nessuno dei due partiti sarà rappresentato nel nuovo parlamento statale.
Il ritorno dell’SPD
Quanto serrata sia diventata la corsa elettorale è evidente dagli ultimi sondaggi. All’inizio di settembre, l’AfD era ancora in vantaggio di tre punti sull’SPD nel sondaggio Forschungsgruppe Wahlen: 37% contro 34%. Nell’ultimo sondaggio prima delle elezioni, la situazione si era ribaltata. L’SPD aveva raggiunto il 37%, l’AfD il 36%. Nel giro di una settimana, il partito di Schwesig aveva quindi guadagnato quattro punti sull’AfD, portandosi per la prima volta in leggero vantaggio.
Il movimento ha avuto origine principalmente dall’SPD. I suoi consensi sono aumentati di tre punti in una settimana, mentre l’AfD ne ha perso uno. Tuttavia, il gruppo di ricerca Wahlen ha messo in guardia dal trarre conclusioni affrettate sull’esito delle elezioni da questi dati. A pochi giorni dal voto, il 21% degli intervistati era ancora indeciso su chi votare, o addirittura se votare.
Alle urne, tuttavia, la rimonta alla fine non è bastata. Schwesig ne ha comunque fatto il fulcro della festa elettorale dell’SPD. Si è trattato di “una rimonta in tempi difficili”, ha affermato. L’SPD ha “lottato per ogni voto” fino all’ultimo.
Non ha minimizzato il primo posto dell’AfD. “Secondo le proiezioni iniziali, sembra che l’AfD sarà il partito più forte e noi no”, ha affermato Schwesig. Il suo partito prende “molto sul serio” la performance dell’AfD.
Schwesig rimane l’asso nella manica dell’SPD.
Il fatto che l’SPD si sia avvicinato così tanto all’AfD è probabilmente legato anche alla personalizzazione della campagna elettorale. Gli indici di gradimento personali di Schwesig erano significativamente più alti di quelli del candidato dell’AfD alla carica di Ministro-Presidente, Leif-Erik Holm.
Nel barometro politico della ZDF di inizio settembre, il 61% degli intervistati ha indicato Schwesig come candidato preferito alla carica di Ministro-Presidente, mentre il 28% ha preferito Holm. Questo non equivale a un voto per un partito specifico. Tuttavia, i dati mostrano che la valutazione dei principali candidati ha rivelato un quadro diverso rispetto alla preferenza di partito.
Schwesig ha ripreso questo tema la sera delle elezioni. L’SPD aveva ricevuto “molta fiducia”, ha affermato, “da entrambe le parti politiche”. Voleva essere all’altezza di questa fiducia e continuare il suo lavoro come Ministro-Presidente.
Solo i sondaggi post-elettorali potranno dimostrare se Schwesig sia effettivamente riuscito ad attrarre elettori di altri partiti o indecisi verso l’SPD. Solo l’analisi dei flussi di elettori potrà spiegare con maggiore precisione da dove provenissero i voti nella fase finale.
L’AfD raggiunge il suo obiettivo più importante
Per l’AfD, il confronto con il 2021 è inequivocabile. Secondo i risultati preliminari, la loro quota di voti è salita dal 16,7% al 38,2%. Ciò corrisponde a un incremento di 21,5 punti percentuali.
Il candidato dell’AfD alla carica di Ministro-Presidente, Leif-Erik Holm, ha immediatamente tratto spunto politico da questa situazione durante la festa elettorale. “Siamo in testa e ovviamente vogliamo rimanere in testa fino alla fine della serata”, ha dichiarato. L’AfD ha un “mandato per governare nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore”.
Lo stesso Holm ammise che il primo posto da solo non bastava per governare. Formare un governo sarebbe stato difficile. Ciononostante, annunciò che il suo partito avrebbe “invitato tutti i partiti”. Si aspettava che fossero disposti a dialogare.
Enrico Schult, candidato di punta della lista regionale dell’AfD, si è concentrato anche sui risultati ottenuti dal suo partito: “Siamo la forza più forte qui nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore”.
Per Holm, il risultato è significativo anche all’interno del suo stesso partito. L’AfD era in testa ai sondaggi da mesi prima che l’SPD la raggiungesse nella fase finale. Ciononostante, alla fine l’AfD ha prevalso. La discrepanza tra i tassi di approvazione del partito e quelli individuali rimane sorprendente: mentre l’AfD ha raggiunto quasi il 38%, Holm è rimasto molto indietro rispetto a Schwesig nei sondaggi per quanto riguarda il suo candidato preferito alla carica di primo ministro regionale.
La sera delle elezioni, tutti gli occhi erano puntati sul collegio elettorale di Schwerin I. Manuela Schwesig e Leif-Erik Holm si candidavano come candidati diretti. Schwesig ha vinto il seggio di Schwerin I con un ampio margine, ottenendo il 54,2% dei voti, mentre Holm ha ricevuto il 28,4%.
La CDU viene estromessa dal parlamento statale.
La serrata competizione tra AfD e SPD quasi cela una seconda grave battuta d’arresto. La CDU rischia la sua prima uscita in assoluto dal parlamento regionale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
Questo segna una svolta storica per il partito. Fin dalle prime elezioni statali del 1990, la CDU era stata rappresentata ininterrottamente nel parlamento regionale di Schwerin. In quelle prime elezioni, si era addirittura affermata come il partito più forte con il 38,3% dei voti, formando successivamente il governo regionale insieme all’FDP.
Di quella posizione non rimane quasi nulla. Ancora nel 2021, la CDU aveva ottenuto il 13,3% dei voti ed era entrata nel parlamento regionale con dodici rappresentanti. Ora, rispetto a quelle elezioni, ha perso 8,4 punti percentuali. Per la prima volta dalla ricostituzione dello stato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la CDU non sarà più rappresentata nel prossimo parlamento regionale.
Il crollo era stato previsto dai sondaggi, ma non necessariamente l’eliminazione della CDU. L’ultima proiezione del gruppo di ricerca Wahlen dava ancora la CDU al sei percento. La sera delle elezioni, inizialmente, è scesa al 5 percento. Alla fine, è bastata solo per il 4,9 percento.
Anche il BSW si attesta al di sotto della soglia con il 4,8%, mentre i Verdi, con il 5,7%, la superano. Pertanto, pochi decimi di punto percentuale non solo determinano il futuro parlamentare dei singoli partiti, ma modificano anche la distribuzione dei seggi e, di conseguenza, le possibilità di formare un governo.
Due rivendicazioni, ma non ancora la maggioranza
I discorsi di apertura di Manuela Schwesig e Leif-Erik Holm di questa sera hanno rivelato quali saranno i punti focali dei prossimi giorni. Entrambi i principali candidati traggono richieste diverse dallo stesso risultato elettorale.
Holm fa leva sulla sua posizione di primo ministro e vuole invitare gli altri partiti al dialogo. Schwesig, d’altro canto, argomenta basandosi sugli equilibri di potere al di là dell’AfD. Sottolinea che l’AfD non ha ottenuto la maggioranza assoluta e non può governare da sola. La maggioranza degli elettori ha votato per altri partiti. Da ciò deriva il suo desiderio di un “governo democratico e stabile” e lo collega alla sua ambizione di rimanere Ministro Presidente.
Entrambe sono interpretazioni politiche del risultato elettorale. La questione cruciale è chi riuscirà ad assicurarsi la maggioranza nel nuovo parlamento regionale per eleggere il Ministro-Presidente. Secondo le proiezioni attuali, una coalizione con i Verdi garantirebbe la maggioranza matematica. Tutti i partiti avevano precedentemente escluso una coalizione con l’AfD.
La dimensione di Berlino
La campagna elettorale non è stata una questione politica esclusivamente a livello statale. Alla vigilia del voto, Holm aveva descritto le elezioni come un “campanello d’allarme” per il governo federale. Schwesig, a sua volta, ha parlato di “difficoltà provenienti dal livello federale” la sera delle elezioni.
Da questi dati non si può dedurre in che misura le motivazioni politiche nazionali abbiano effettivamente influenzato la decisione di voto. A tal fine, sono fondamentali i sondaggi post-elettorali. In particolare, nel caso della CDU, sarà necessario esaminare se il suo risultato sia stato maggiormente influenzato da fattori politici a livello statale, dalla polarizzazione tra SPD e AfD, o dalla valutazione della situazione politica nazionale.
Anche l’SPD si trova ad affrontare questo interrogativo. Gli indici di gradimento personale di Schwesig, nettamente superiori alla media, suggeriscono che la sua influenza sul risultato elettorale dovrebbe essere esaminata più attentamente. Solo quando saranno disponibili i dati sui risultati elettorali si potrà valutare se abbia effettivamente contribuito a differenziare il suo partito dal sentimento politico nazionale prevalente.
Dopo questa notte elettorale, la battaglia politica si sposta dalle urne al parlamento. L’AfD può vantare il primo posto ottenuto, mentre Schwesig può contare su potenziali maggioranze al di là dell’AfD. Chi governerà il Meclemburgo-Pomerania Anteriore in futuro dipenderà da chi riuscirà a formare una maggioranza nel nuovo parlamento regionale.
Lisa Miller, professoressa di psicologia e pedagogia alla Columbia University, ha condotto un’ampia ricerca sulla spiritualità di bambini e adolescenti, scoprendo cose sorprendenti.
Secondo Miller, gli adolescenti che hanno una solida base spirituale, ovvero un rapporto che trascende se stessi e si connette a qualcosa di più grande, mostrano una ripresa più rapida dopo un trauma.
«Nel 1994, ho iniziato a lavorare nel reparto di psichiatria di un ospedale di New York. Nella mia clinica venivano adolescenti che avevano vissuto traumi come il divorzio dei genitori o la morte di uno di loro. Sentivano che il loro mondo era andato in frantumi, oppure soffrivano di problemi come la tossicodipendenza e l’alcolismo, l’ansia e i pensieri suicidi», ha dichiarato Lisa Miller, professoressa di psicologia clinica alla Columbia University, in un’intervista.
Negli ultimi due decenni, Miller ha condotto ricerche approfondite, i cui risultati sono stati pubblicati su prestigiose riviste di psicologia e psichiatria.
«A un certo punto, ho iniziato a notare un fenomeno interessante che non riuscivo a spiegare: gli adolescenti e i giovani che avevano una base spirituale, un rapporto con qualcosa di più grande di loro, mostravano una guarigione più rapida rispetto a coloro che non avevano la stessa connessione», ha osservato. «Ma nel 1994 non esisteva un singolo studio sottoposto a revisione paritaria sulla spiritualità negli adolescenti e nei giovani».
Dina Gordon: La sua spiritualità era legata alla fede religiosa?
Lisa Miller: Non necessariamente. La sua spiritualità era legata a un senso personale e interiore di apprezzamento e riconoscimento di un potere superiore che trascende l’umanità. Questa forza può manifestarsi in modi diversi per persone diverse. Può essere il creatore del mondo, un essere divino, la natura, l’universo e altro ancora. Alcune persone si rivolgono a Dio quando incontrano difficoltà; altre meditano, fanno passeggiate nella natura o chiedono cosa il potere superiore si aspetti da loro.
Metaforicamente parlando, i giovani che ho osservato hanno attraversato un “tunnel di oscurità” pieno di gravi problemi, e all’altra estremità del tunnel hanno trovato la luce. Sono giunti a una profonda comprensione spirituale.
Lisa Miller, professoressa di psicologia e pedagogia presso la Columbia University.
Foto: per gentile concessione di Nina Subin
Trovare una via d’uscita dal tunnel
Gordon: Fammi un esempio.
Miller: Una ragazza di tredici anni di nome Iliana (uno pseudonimo) è uno degli esempi più straordinari che abbia mai incontrato. Suo padre possedeva una gastronomia. Un giorno, due suoi conoscenti lo rapinarono e lo uccisero.
Iliana era molto legata al padre e cadde in una profonda depressione. Trascurava gli studi, piangeva incessantemente e si era completamente isolata. Veniva alle sedute in clinica ma non comunicava con me; se ne stava seduta curva, con lo sguardo perso nel vuoto, completamente chiusa in se stessa.
Per molti mesi, i metodi di trattamento psicologico più accreditati all’epoca – la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) e la psicoterapia interpersonale – non riuscirono ad aiutarla a superare il tunnel della depressione, e lei continuò a peggiorare.
Poi, un giorno, si presentò a una riunione con gli occhi che le brillavano e un ampio sorriso. “Indovinate cosa è successo?” disse eccitata. Raccontò di aver incontrato a scuola un ragazzo gentile, dolce e premuroso che le aveva davvero toccato il cuore. La cosa più entusiasmante, per Iliana, era il nome insolito e raro del ragazzo. Si chiamava “Horatio”, che era anche il nome di suo padre.
«Vedi,» disse lei. «Il ragazzo che ho incontrato ha lo stesso nome di mio padre. È un segno. Mio padre me l’ha mandato; è un segno che veglia ancora su di me.»
Da quel giorno in poi, le condizioni di Iliana migliorarono rapidamente e lei uscì dalla depressione. Miller scrisse nel suo libro che Iliana cambiò completamente la sua prospettiva di sua spontanea volontà.
Secondo Miller, giunse alla consapevolezza che nei momenti più bui e difficili, nei periodi di dolore e sofferenza, esisteva una forza superiore che le permetteva di ricevere luce e amore.
Il destino si trova in mezzo alla natura
Miller ha offerto un altro esempio. C’era un giovane che voleva diventare medico e, verso la fine delle scuole superiori, aveva fatto domanda a sei facoltà di medicina.
Miller: Fu rifiutato da tutti e cadde in depressione. Si sentiva un fallito. Pensava che non ce l’avrebbe mai fatta, che non sarebbe mai diventato medico come suo padre e sua madre. Un giorno, mentre camminava nel bosco, vide una luce radiosa filtrare tra gli alberi e provò una profonda connessione con la natura. Questa luce trasformò il suo modo di pensare; improvvisamente sentì la presenza di una forza superiore di amore e sostegno.
Ha detto: “In quel momento ho capito e ho saputo che Dio aveva un piano per me, che forse non sarei diventato un medico come i miei genitori, ma sarei diventato un guaritore nel modo in cui Dio aveva previsto per me”.
Un altro esempio è quello di una giovane donna che stava per sposare il suo fidanzato del liceo. Stavano insieme da tre anni e lui le aveva promesso che si sarebbero sposati. Una settimana prima del diploma, lui la lasciò e lei cadde in depressione.
Mi ha detto che lui le aveva spezzato il cuore. Ha detto che si sentiva brutta, indegna d’amore, non abbastanza brava. Ma più tardi, quando si è seduta in sinagoga accanto ai suoi genitori e ai suoi nonni, e tutti improvvisamente l’hanno guardata, si è sentita circondata dal loro amore. E attraverso quell’amore, ha sentito l’amore di Dio e ha capito che non era sola.
Foto: Addictive Stock/iStock
Ricerca con i bambini
Come ha affermato Miller, quando ha iniziato la sua carriera come psicologa clinica, esistevano già prove scientifiche degli effetti positivi della spiritualità negli adulti. Queste includevano, ad esempio, tassi di guarigione più elevati dalle malattie, tassi inferiori di depressione e dipendenza e una maggiore aspettativa di vita. Ma non esisteva un singolo studio scientifico sugli effetti positivi della spiritualità nei bambini, negli adolescenti e nei ragazzi.
E così, insieme ad altri ricercatori, iniziò a studiare gli effetti della spiritualità nella risoluzione dei problemi che si presentano comunemente negli adolescenti.
I loro studi, sottoposti a revisione paritaria, hanno rilevato che una solida base spirituale offre una protezione significativa agli adolescenti, con un rischio ridotto di circa l’80% di sviluppare tossicodipendenza, un rischio inferiore di circa il 70% per le ragazze di impegnarsi in attività sessuali occasionali e una riduzione del 43% della probabilità di depressione nelle ragazze adolescenti.
La forza mentale come fondamento
Gordon: Come fai a sapere che è stata la spiritualità ad aiutare questi giovani, e non tratti caratteriali come la fiducia in se stessi o i valori appresi in famiglia?
Miller: In studi di questo tipo, si misura il grado di spiritualità dei soggetti e si esaminano tratti caratteriali come determinazione, forza di volontà, generosità, ottimismo e resilienza emotiva. È emerso che la spiritualità ha un’influenza maggiore di qualsiasi altro tratto caratteriale.
Abbiamo osservato che gli adolescenti privi di una solida base spirituale tendono a giudicarsi maggiormente in base ai risultati esteriori, alle abilità possedute o all’aspetto fisico. Hanno una maggiore propensione a percepirsi come un insieme di parti separate, alcune delle quali apprezzano e altre no.
Ad esempio: “Sono bravo in matematica, non sono bravo negli sport, ho i brufoli, non sono popolare, non sono riuscito ad entrare all’università, altri hanno più successo di me”. L’autocritica, il confronto con gli altri e la competizione costante possono rendere la vita molto difficile per gli adolescenti.
Al contrario, i giovani con una solida base spirituale si vedono come un’entità completa, come un’anima con uno scopo preciso nella vita. Pertanto, la loro visione del mondo è completamente diversa.
Potrebbero pensare: “Tutte le mie capacità sono doni e devo usarle per realizzare lo scopo per cui sono qui”. Il compito potrebbe essere quello di servire altri esseri umani o di servire Dio. Ciò si riflette nella convinzione che una giornata difficile sia solo una giornata difficile, o un inizio difficile sul cammino verso un obiettivo più elevato.
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La spiritualità è innata?
La ricerca di Miller è stata in parte ispirata dal lavoro pionieristico di Kenneth Kendler, psichiatra e genetista. Nel 1997, Kendler e i suoi colleghi pubblicarono un ampio studio che esaminava 1.902 gemelli monozigoti e fraterni.
Questi individui avevano in media 30 anni. Alcuni erano cresciuti insieme, altri separatamente. Una delle conclusioni rivoluzionarie della sua ricerca fu che la spiritualità è un tratto innato trasmesso per via ereditaria.
Gordon: Come si può stabilire che la spiritualità sia una caratteristica innata?
Miller: Confrontando gemelli identici cresciuti insieme con gemelli cresciuti separatamente, è possibile determinare in che misura un particolare tratto sia innato o il risultato di influenze ambientali.
Ad esempio, è stato scoperto che il QI è per circa il 60% innato e per il 40% influenzato dall’ambiente, mentre i temperamenti come l’introversione o l’estroversione sono per il 50% ereditari e per il 50% ambientali. Nello studio di Kendler, ai gemelli è stato chiesto del livello di credenza religiosa e/o spirituale nell’ambiente in cui erano cresciuti, e i calcoli statistici hanno rivelato che ogni persona possiede circa il 29% di spiritualità alla nascita.
Ulteriori studi condotti sui gemelli hanno prodotto risultati simili.
Miller ha spiegato che l’importanza della ricerca risiede nel fatto che il modo in cui la spiritualità si sviluppa nella vita di una persona, o se essa si esprime affatto, dipende per circa il 70% dall’ambiente. Questo include i genitori, la famiglia allargata, ciò che viene insegnato a scuola, la comunità, la cultura in generale e le amicizie che si coltivano.
Miller: Dato che solo circa un terzo delle qualità spirituali è innato e circa due terzi dipendono dall’ambiente, i primi vent’anni di vita di una persona hanno un’influenza decisiva sullo sviluppo e sulla coltivazione della spiritualità.
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Spiritualità e credenza religiosa
La ricerca di Kendler ha portato a un’ulteriore conclusione: spiritualità e credo religioso sono due concetti distinti. La spiritualità è la sensazione di una connessione personale con Dio, la natura o un’altra entità superiore.
Al contrario, il grado di adesione di una persona a una particolare religione è un’esperienza a sé stante. Kendler non ha riscontrato alcuna correlazione significativa tra spiritualità e credo religioso. Alcune persone sono molto spirituali e profondamente religiose, mentre altre sono molto spirituali ma prive di fede religiosa.
Miller ha inoltre osservato che “la spiritualità può offrire una forte protezione contro l’uso di droghe, mentre la stretta adesione alle [regole religiose] senza un senso di connessione sacra non previene l’uso di droghe”.
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Gordon: Se i genitori hanno trascurato la spiritualità dei figli, è ancora possibile colmare questo divario durante l’adolescenza?
Miller: Sì, è possibile. Il motivo è che l’adolescenza è un’età di risveglio spirituale. Mentre in passato l’adolescenza era vista semplicemente come una fase di transizione turbolenta che conduceva alla maturità sessuale, fisica, mentale ed emotiva, ora è intesa anche come un risveglio spirituale, un periodo di ricerca e crescita.
A quest’età, emergono per la prima volta interrogativi esistenziali: qual è il senso della vita, qual è il mio ruolo nel mondo, chi sono io come individuo a sé stante, e altro ancora. Questa accresciuta consapevolezza spirituale, che porta con sé ricerca, riflessione e dubbio, offre ai genitori l’opportunità di sostenere i propri figli adolescenti nello sviluppo e nel rafforzamento del loro nucleo spirituale.
Questo risveglio spirituale durante l’adolescenza è universale. In interviste condotte con 6.725 giovani provenienti da otto paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, India e Camerun, i ricercatori hanno riscontrato una tendenza verso un crescente interesse per la spiritualità, indipendentemente dalla religione o dal paese in cui i giovani vivevano.
Miller: Un simile risveglio spirituale si verifica di nuovo nella mezza età, intorno ai 45 anni, quando si inizia a esaminare se stessi a posteriori: “Ho svolto bene il mio ruolo nel mondo finora?”, “Sono un buon padre/una buona madre?”, “Ho fatto pieno uso dei doni che ho ricevuto da Dio?”, e così via. Verso la fine della vita, forse alla fine dei 70 anni, si verifica un altro risveglio spirituale.
Quando un figlio raggiunge l’adolescenza mentre i suoi genitori sono nella mezza età e anche in una fase di intenso risveglio spirituale, possono intraprendere insieme un percorso di crescita spirituale, per discutere le domande che emergono e per comprendere che si tratta in definitiva di un viaggio molto personale e che ognuno percorre la propria strada.
Il 13 maggio 2015, a Times Square, New York, alcuni praticanti del Falun Dafa eseguono gli esercizi del Falun Dafa in occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale del Falun Dafa.
Foto: Samira Bouaou/The Epoch Times
Promuovere la spiritualità nei bambini
Gordon: Abbiamo parlato dell’importanza della spiritualità, come emerge chiaramente dalla tua ricerca. Come si può coltivare nei bambini affinché siano resilienti di fronte alle tempeste dell’adolescenza?
Miller: Ci sono diversi modi per coltivarla, e sono tutti molto importanti. Innanzitutto, i genitori devono esprimere le proprie esperienze spirituali nel comportamento quotidiano. È importante mostrare ai bambini fin da piccoli che la spiritualità fa parte della vita e che esiste una realtà spirituale.
Ad esempio, quando mia madre accendeva le candele dello Shabbat, non si affrettava nel rituale né si limitava a borbottare la preghiera per adempiere a un obbligo. Dopo tutti i frenetici preparativi per lo Shabbat, si immergeva in un momento di calma e tranquillità, accendeva le candele e recitava la preghiera con fervida devozione e sincera espressione. Lacrime di gratitudine le rigavano il viso mentre ringraziava Dio, presente nella sua vita e che le aveva donato tutto ciò che possedeva. Tutto il suo essere irradiava l’esperienza spirituale che stava vivendo.
Miller: Allo stesso modo, i genitori possono invitare i propri figli a unirsi a loro esprimendo riconoscimento e apprezzamento per la forza superiore presente nelle loro vite.
Ad esempio, invitando i propri figli a partecipare alla preghiera, alla meditazione, a una tranquilla passeggiata nella natura o a qualsiasi altra pratica spirituale presente nella loro vita. Un aspetto complementare è il modo in cui trattano gli altri esseri umani, esprimendo amore e compassione attraverso l’aiuto e la considerazione.
Ad esempio, cucinando per un vicino che sta affrontando cure mediche difficili o facendo volontariato in una casa di riposo. È importante che i genitori spieghino ai propri figli come queste azioni siano un’espressione di riconoscimento e apprezzamento per una forza superiore nella loro vita.
Foto: Halfpoint/iStock
Miller: Un’altra possibilità è che i genitori raccontino ai figli come la spiritualità sia presente nelle loro vite. Spiegate che il percorso alla scoperta della spiritualità è un viaggio e che i giovani potrebbero intraprendere il proprio.
Quel viaggio potrà avere i suoi alti e bassi, le sue difficoltà e i suoi dubbi, i suoi successi e i suoi fallimenti. Ma non saranno mai soli; ci sarà sempre la presenza di una forza superiore, anche quando si sentiranno veramente isolati.
Infine, Miller cita uno studio secondo il quale l’amore incondizionato e l’accettazione aiutano i bambini a sviluppare e coltivare la propria spiritualità.
Miller: È ora che la psicologia consideri la spiritualità come una componente centrale nella vita dei giovani.
Nessun successo esteriore può essere paragonato all’importanza del risveglio spirituale durante l’adolescenza, perché questo risveglio costruisce la bussola interiore, rafforza la nostra innata capacità di connetterci con una forza superiore per tutta la vita e protegge gli adolescenti durante un periodo turbolento della loro esistenza, un periodo in cui il rischio di suicidio o di cadere in depressione è maggiore rispetto a quello di essere investiti da un’auto o di contrarre il COVID-19.
La messa in guardia contro i pericoli dello sviluppo impetuoso, rapidissimo, rizomatico, dell’Intelligenza Artificiale, arriva adesso anche dai suoi signori e padroni. Si moltiplicano le dichiarazioni di scienziati, accademici e ricercatori delle grandi imprese private fintech, e addirittura dei fondatori e maggiori azionisti di giganti ipercapitalizzati come Open A.I. e Anthropic. C’è chi ipotizza scenari apocalittici: l’I.A. potrebbe farla finita con la specie umana entro un decennio. Alcuni insiders allarmati chiedono una moratoria. Preso atto che la tecnica non si ferma per decreto e che certe prese di posizione sembrano rispondere più a esigenze di mercato (il sistema di controllo dell’I.A. è un notevole business) e a logiche di concorrenza che a sincero allarme; riconosciuto che la corsa dell’I.A. è un campo di battaglia della guerra ibrida per il dominio combattuta tra Stati Uniti e Cina in assenza del fanalino di coda europeo; tenuto conto che il potere politico americano e i suoi terminali tecnologici – Musk, Palantir – non intendono fermarsi per motivi imperiali e che la Cina avanza senza preoccupazioni etiche o cautele umanitarie, resta l’agitazione per una tecnologia di cui sappiamo poco, se non che modificherà per sempre le nostre esistenze, il nostro modo di pensare, giudicare, stare nel mondo; l’”esserci” (dasein) della creatura umana, per dirla con Martin Heidegger.
Il filosofo di Essere e tempo fu il primo a interrogarsi, nel secolo passato, sul ruolo rivoluzionario della tecnica. La civiltà degli algoritmi – i modelli matematici fatti di sequenze di istruzioni che permettono di risolvere problemi, compiere operazioni complesse su base predittiva, è il compimento – e forse l’ultima alta prestazione cognitiva – dell’uomo che Oswald Spengler chiamò faustiano. Faust, il personaggio reso universale dal poema di Goethe, disposto a vendere l’anima al diavolo, simbolizza l’essere umano teso a superare ogni limite terreno per inseguire conoscenza, potere, azione senza fine. Rappresenta lo spirito, la mentalità, la pratica febbrile della civiltà occidentale nella sua fase culminante. In principio era l’azione, esclama Faust, correggendo l’incipit del Vangelo di Giovanni: in principio era il Verbo, cioè Dio. L’assoggettamento all’uomo delle forze naturali era il progetto di Francis Bacon, fondatore della scienza moderna.
Dinanzi al nuovo leviatano che incombe si concretizza il dominio planetario dell’algoritmo faustiano. Nulla o quasi sarà come prima. Quanto meno, prepariamoci, a partire dal giudizio sul primato della tecnica a spese di ogni altra conoscenza umana. Per Heidegger l’essenza della tecnica moderna non è qualcosa di puramente tecnico, ma la modalità fondamentale del disvelamento dell’essere, la forma visibile con cui le cose si manifestano all’uomo. La visione strumentale che si fa errore esiziale considera la tecnica un mezzo per raggiungere dei fini, un’attività umana tra le altre. Questa concezione non ne coglie l’essenza. Ridurla a semplice strumento ci impedisce di giudicarla, dominarla, prenderne le distanze. La non neutralità della tecnica contemporanea è la sua caratteristica fondamentale, come compresero pensatori del calibro di Carl Schmitt e Jacques Ellul. Oggi è anche magistero di Papa Leone XIV.
Secondo Heidegger l’essenza della tecnica è di essere insieme impianto e imposizione, gestell nell’immaginifico lessico del gigante di Messkirch. Mentre nell’antichità la tecnica assecondava la natura, oggi la aggredisce, la considera un fondo di riserva (bestand), un insieme di energia e materiali pronti a essere catalogati, sfruttati e consumati a comando . La conseguenza è il nichilismo, poiché la tecnica riduce tutto, compresi gli esseri umani, a oggetti, risorse di consumo, destituendoli di ogni altro senso o fine. L’uomo è ridotto a funzione: crede di dominare la tecnica, in realtà ne diventa appendice e poi schiavo, intrappolato nel pensiero puramente calcolante. Con linguaggi e presupposti diversi, fu il medesimo approccio dell’ Ernst Junger maturo e di Walter Benjamin. Al tempo dell’ I.A., temiamo la completa abdicazione umana al pensiero sino alla decisione devoluta alla tecnica perfino nelle più minute questioni.
Vi è nell’essere umano una inadeguatezza costitutiva di fronte alla tecnica, che Gunther Anders definì dislivello prometeico, il divario tra il talento di inventare e produrre macchine e la capacità di immaginarne gli effetti per padroneggiarli. L’uomo di Anders diventa “antiquato” perché è inferiore ai prodotti della sua intelligenza, individuale e collettiva. La riflessione di Heidegger si spinge più in là; l’uomo moderno si trova profondamente impreparato di fronte alla tecnica perché commette l’errore di considerarla uno strumento sotto il suo controllo. I risultati dell’I.A. dicono il contrario e i rischi paventati da alcuni dei suoi banditori lo dimostrano sinistramente. Ne La questione della tecnica Heidegger spiegò che l’illusione più pericolosa dell’essere umano è di essere il signore della terra, convinto che i dispositivi tecnologici siano mezzi da usare e dominare a piacimento. L’ essenza della tecnica è un orizzonte di pensiero neo gnostico che soffoca l’uomo. Nel caso dell’Intelligenza Artificiale inquieta la possibilità di ibridare l’umanità con la macchina (i sostenitori direbbero di incrementarne la dotazione) o “aumentarla“ con i chip e altre derive trans e postumane: la condizione intuita dal filosofo diventa dura realtà .
La ragione profonda della sconfitta dell’uomo faustiano nel momento del suo trionfale dominio delle forze della natura è l’illusione strumentale che lo consegna cieco e senza difese interiori al primato della tecnica. Il Gestell è un dispositivo che costringe l’uomo a guardare la natura esclusivamente come riserva infinita (nel mondo finito!) di energia e materiali da sfruttare. La natura, spiega Heidegger, non viene più contemplata, ma provocata. L’uomo stesso è ridotto a “fondo”. Convinto di dominare la macchina, non si accorge di venire a sua volta catalogato, modificato, standardizzato dal sistema tecnico. Diventa egli stesso materiale di consumo. I padroni della tecnica si incaricano di renderlo inconsapevole, indifferente. Davanti al flusso incessante dell’innovazione, l’uomo abdica al pensiero meditante: non riflette più su se stesso né sulle conseguenze dei suoi atti.
Poiché tuttavia la tecnica è il nostro destino, l’unica salvezza risiede nel trovare il coraggio di interrogarsi sulla sua essenza. Solo riscoprendo la capacità di domandare e guardando all’arte (che i greci chiamavano techne) l’uomo può smettere di subire passivamente la tecnologia e sviluppare con essa un rapporto consapevole. Lo stesso Heidegger, che non ebbe il tempo di conoscere Internet, lo sviluppo del computer, lo smartphone e l’Intelligenza Artificiale, al termine della vita, arrivò ad affermare: solo un dio ci potrà salvare. Lasciò un filo di speranza citando un verso del poemetto Patmos del poeta romantico Friedrich Hoelderlin: “ma dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. Ossia, nel caso della tecnica padrona, il pensiero critico, il giudizio etico, in ultima analisi il senso del limite, ovvero la sconfitta finale dell’uomo faustiano ad opera dell’ homo sapiens.
Secondo Oswald Spengler l’espansione della tecnologia, guidata dalla civiltà occidentale, non rappresenta il culmine della razionalità umana, bensì un crocevia tragico. Molte sue intuizioni e deduzioni si sono rivelate illuminanti per l’analisi delle tendenze presenti. Ne L’ uomo e la tecnica (1931 !) previde con sorprendente precisione lo scenario che si sta dispiegando oggi davanti ai nostri occhi. La tecnologia, nata dalle profondità dell’anima occidentale, caratterizzata da un’insaziabile sete di innovazione, illimitatezza e sfruttamento radicale delle forze della natura, si distacca dalle sue origini territoriali diventando fenomeno planetario.
L’antica sete di conoscenza e conquista presente nelle ardite spedizioni marittime, nelle esplorazioni, nelle scoperte scientifiche e nelle rivoluzioni industriali, sociali e politiche, è mutata; ha abbandonato il mondo materiale per insediarsi nell’ubiquità di reti virtuali, in una struttura invisibile, onnipresente e astratta, l’ algoritmo. Parlare di algoritmo faustiano significa riconoscere la fase terminale, definitiva della tecnologia occidentale, il suo irrevocabile compimento. È il passaggio dal controllo sulla materia all’imperativo del codice, una forza che aspira all’onniscienza e all’onnipotenza convertendo la contingenza aleatoria della vita in calcolo deterministico. Il timore è che la struttura digitale finisca per saturare completamente il globo, impedendo irreversibilmente la nascita di qualsiasi altra cultura.
L’umanità si troverebbe trascinata in una mutazione senza precedenti: una civiltà tecnicamente onnipotente, spiritualmente morta, che marcia a capofitto verso la pietrificazione. Per comprendere la portata dell’ ordine algoritmico, occorre rivolgersi alla morfologia della storia di Spengler, consistente non in un progresso lineare, cumulativo, ma nel susseguirsi di diverse culture che nascono, maturano, invecchiano e muoiono, ognuna delle quali rappresenta un modo specifico di vedere il mondo. L’ anima apollinea della cultura greco-romana provava orrore per l’illimitato, identificava la perfezione con la proporzione e l’equilibrio. L’anima faustiana è caratterizzata dall’ ossessione per lo spazio infinito, dal puro dinamismo e dall’ insaziabile volontà di potenza.
Sotto questa prospettiva metafisica, l’intelligenza artificiale non è un incidente storico o un mero progresso ingegneristico; è il destino inevitabile, l’ineluttabile conseguenza dell’anima faustiana. Rappresenta il tentativo dell’uomo occidentale di separare l’intelletto dalla materia biologica, un prometeismo che trascende i limiti dello spazio e del tempo. Mentre la tecnologia industriale classica rimaneva dipendente dalla materia e dal corpo, l’algoritmo crea e gestisce informazioni, colonizza il futuro attraverso la massiccia previsione prodotta dall’incrocio di dati e metadati. Questo cambio di paradigma segna l’affondamento di ciò che Spengler chiamava civiltà. La Cultura rappresenta la fase creativa, organica, naturale e spirituale di un popolo; la Civiltà lo stadio tardo, meccanico, artificiale e decadente, in cui l’intelletto freddo sostituisce l’anima calda, e ciò che attiene alla qualità si scioglie nel regno della quantità . E adesso, dei dati e della tecnocrazia. (continua)
L’AfD prepara colloqui con Mosca per riaprire i flussi di gas a basso costo verso la Germania – AfD sta preparando possibili colloqui con il presidente Putin e con il suo inviato economico e principale negoziatore Kirill Dmitriev, per riaprire i flussi di gas a basso costo verso la Germania
Non è passato molto tempo perché Alternativa per la Germania (AfD) — reduce dal risultato storico del 43,8% alle elezioni nello Stato orientale della Sassonia-Anhalt di inizio mese, che ha scosso il cancelliere Friedrich Merz e la sua Unione Cristiano-Democratica (CDU) — intraprendesse iniziative che costituiscono un vero e proprio colpo di avvertimento e uno schiaffo sia a Berlino sia a Bruxelles.
L’incontro potrebbe tenersi il prossimo anno, già a marzo 2027, e sarebbe guidato dai co-leader dell’AfD Alice Weidel e Tino Chrupalla.
È esattamente ciò che gli elettori tedeschi hanno sostenuto alle elezioni regionali, e l’AfD non ha mai nascosto l’intenzione di riaprire il rubinetto energetico russo. Weidel lo aveva detto con chiarezza in un’intervista di giugno:«L’energia a basso costo dalla Russia era il segreto del successo del “Made in Germany”. Dobbiamo riaverla».
«La perdita di questa energia ci ha fatto indietreggiare di anni. Sono stati persi centinaia di migliaia di posti di lavoro», aveva aggiunto allora la co-leader dell’AfD. «Ci ha resi dipendenti dagli Stati Uniti, che ci vendono energia a prezzi molto più alti».
Prima dell’inizio della guerra in Ucraina, la Russia forniva oltre la metà del gas naturale tedesco e più di un terzo delle importazioni di petrolio greggio del Paese.
Il gas russo verso la Germania è stato interrotto a tappe, in parallelo con i grandi attentati al Nord Stream e le relative inchieste. Berlino ha poi trovato fornitori alternativi come Norvegia e Paesi Bassi e ha aumentato la dipendenza dalle importazioni di GNL.
Molti tedeschi sono stanchi di vedere salire ogni giorno i prezzi della vita mentre risorse e miliardi incalcolabili vengono dirottati verso il governo Zelensky nella guerra in Ucraina.
Finora non è stato ancora annunciato né confermato nulla in modo ufficiale dal lato russo o tramite una dichiarazione ufficiale dell’AfD. Reuters, citando le proprie fonti, sottolinea però un punto decisivo: «L’incontro avverrebbe solo se prima fosse raggiunto un quadro di pace tra Russia e Ucraina, e gli organizzatori speravano che riunisse AfD, Russia e Stati Uniti. Tra le possibili sedi del vertice figuravano Israele, gli Emirati Arabi Uniti o l’India».18
In precedenza ZeroHedge aveva ripreso un commento di Andrew Korybko che sintetizza il clima sia a Mosca sia nelle strade tedesche, sempre più orientate a destra:
Infine, gli errori economici riguardano le sanzioni dell’UE sull’energia russa, che hanno portato il blocco a sostituire i contratti di gas a lungo termine e a basso costo con la Russia con importazioni costose a prezzo di mercato da altre fonti.
I prezzi ora sono quasi dieci volte più alti di prima e «potrebbero salire ulteriormente».
Putin ha criticato anche le politiche europee sugli stoccaggi di gas, «indifferenti allo stato tecnico di questi impianti e ai volumi fisici coinvolti». Tutto ciò danneggia l’economia dell’UE.
In sintesi, Putin sostiene che l’ascesa dell’AfD sia una rivolta elettorale contro queste politiche, tutte incentrate sulla Russia.
Questo non significa che il partito o i suoi sostenitori siano «filorussi», e tanto meno «marionette russe»: significa solo che comprendono l’importanza di rapporti pragmatici con la Russia per gli interessi politici, la sicurezza e lo sviluppo economico del proprio Paese. La paura ossessiva antirussa, il rischio di una Terza guerra mondiale sull’Ucraina e l’abbandono dell’energia russa a basso costo non hanno aiutato affatto la Germania.
«I migliori interessi per la Germania» da anteporre, là dove le forniture energetiche «sono più convenienti, cioè dalla Russia»…
Alice Weidel, leader dell’AfD tedesca, sulla Russia:
Dobbiamo procurarci i combustibili fossili là dove gas naturale e petrolio costano meno — cioè dalla Russia.
Avere buone relazioni con la Russia è nel nostro interesse di sicurezza e nel nostro interesse economico.
A titolo di richiamo, già a giugno c’erano stati gesti diplomatici molto provocatori da parte dell’AfD: il portavoce per la politica estera Markus Frohnmaier si era recato a San Pietroburgo per incontrare Dmitriev e l’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, invitando a riaprire il gasdotto Nord Stream.
Nota di contesto (dall’esclusiva Reuters)
Secondo le fonti, gli organizzatori speravano che al vertice sul gas partecipassero anche i rappresentanti statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, per esaminare la riapertura dei gasdotti Nord Stream. Un alto funzionario USA ha però detto a Reuters che Witkoff e Kushner non sono stati informati né invitati.18
Le preparazioni mostrano la fragilità del sistema politico attuale (Merz in caduta libera) tedesco, dove il rifiuto storico dei partiti di governo di collaborare con AFD è messo alla prova dai successi elettorali dell’AfD.
Il partito ha appena vinto in Sassonia-Anhalt e affronta un’altra prova di popolarità in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Stato in cui i gasdotti Nord Stream arrivano in Germania.
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Un’intelligenza artificiale (IA) fuori controllo potrebbe scatenare una futura Terza Guerra Mondiale?
Non abbiamo bisogno di film come *Terminator 2* e del suo SkyNet per immaginarlo: siamo nel 2026 ed esiste già un terrificante precedente reale che avrebbe potuto innescare un conflitto armato con la Cina, potenza dotata di armi nucleari.
Un analista dell’intelligence statunitense ha utilizzato dati raccolti da un’IA per un rapporto successivamente diffuso capillarmente attraverso i canali riservati del Pentagono; tuttavia, il chatbot su cui si era fatto affidamento aveva, di fatto, “allucinato” la presenza di componenti per armi nucleari trasportati a bordo di una nave cinese diretta in Iran.
Naturalmente, ciò ha fatto scattare i massimi livelli di allerta a Washington, nel bel mezzo di un conflitto armato in corso che il Presidente Trump aveva avviato proprio per prevenire tale eventualità: ovvero che l’Iran ottenesse un ordigno nucleare e componenti per armi atomiche.
A quel punto la pianificazione militare è entrata nel vivo, con l’imminente avvio di un’operazione di abbordaggio da parte delle forze speciali. Unità d’élite erano presumibilmente già in volo, pronte a calarsi sulla nave cinese in questione.
Tuttavia, “l’operazione è stata interrotta solo dopo che alcuni funzionari hanno esaminato più attentamente il rapporto di intelligence, scoprendo che era stato redatto con l’ausilio di un chatbot basato su IA”, riferisce la CNN in un’esclusiva clamorosa pubblicata venerdì. L’episodio sarebbe avvenuto la scorsa primavera.
Il grave errore è stato rilevato appena in tempo per annullare quella che avrebbe potuto rivelarsi la catastrofe e la gaffe geopolitica del secolo: “Il chatbot aveva identificato in modo errato il materiale trasportato dalla nave”.
In sostanza, gli Stati Uniti si sono ritrovati potenzialmente sull’orlo di un conflitto con la Cina basandosi su informazioni di intelligence completamente inventate.
Per prevenire qualsiasi sospetto di iperbole o sensazionalismo gratuito, una fonte ufficiale (rimasta anonima) ha dichiarato alla CNN che la valutazione dell’intelligence — rivelatasi “completamente falsa” — ha rischiato, alla fine, di “scatenare una guerra”. Sebbene i vertici del Pentagono – incluso il Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti per il Pacifico (SOCPAC) – non abbiano ancora risposto alle richieste di chiarimento della CNN, l’emittente ha ricostruito la presunta sequenza degli eventi e le modalità con cui ciò potrebbe essere accaduto:
Nel caso specifico, l’analista ha interrogato un chatbot in merito ad alcuni rapporti di intelligence riguardanti il manifesto di carico della nave, provenienti dal SOCPAC con sede alle Hawaii. Non è emerso chiaramente se il chatbot fosse un prodotto disponibile in commercio o uno sviluppato dal governo statunitense.
“Gli strumenti interni sono per lo più copie di quelli commerciali, solo con un po’ di trucco in più”, ha affermato un ex alto funzionario statunitense esperto dei sistemi di IA utilizzati dagli analisti militari e dell’intelligence.
Il bot ha incrociato dati di intelligence provenienti da fonti aperte (OSINT) con informazioni riservate derivanti dall’intercettazione di segnali (SIGINT) in possesso del governo, giungendo a una conclusione fatale riguardo al carico trasportato dalla nave.
Successivamente, l’analista ha nuovamente impiegato l’IA per organizzare i risultati in un rapporto di intelligence standard – del tipo ritenuto affidabile dai vertici militari – e lo ha diffuso.
Il rapporto sembra suggerire che lo strumento di IA utilizzato – di cui non è nota l’identità – sarebbe stato considerato inadeguato e carente per una valutazione di tale importanza.
Un ulteriore elemento “rassicurante” per i lettori è che, dato che la massiccia integrazione dell’IA appare ormai una tendenza “irreversibile” all’interno del Dipartimento della Difesa e della comunità dell’intelligence, incidenti sfiorati di questo tipo…
I tre fratellini — due gemelli di sette anni e la sorella maggiore di nove — attendevano con trepidazione questo momento da quasi un anno. Dopo dieci mesi di separazione, avrebbero dovuto finalmente rimettere piede nella nuova abitazione dei genitori, Catherine e Nathan, a Palmoli. Un ritorno a casa di poche ore, seppur sotto la rigida vigilanza di un tutor. All’ultimo minuto, però, i servizi sociali hanno bloccato tutto, impedendo ai piccoli di riabbracciare la madre, il padre e persino i loro amati animali domestici.
La motivazione ufficiale addotta dagli assistenti parla di “questioni di sicurezza e riservatezza”, un pretesto che ha spezzato nuovamente il cuore dei bambini, privati di un traguardo tanto atteso. Il colloquio è stato così dirottato in un’altra struttura.
Sulla vicenda è intervenuto duramente il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, definendo l’accaduto incomprensibile: “La macchina burocratica sembra voler fare tutto tranne che tutelare il benessere dei minori. Si continuano a dilatare i tempi inventando ostacoli ogni volta che si fa un passo avanti, come se i servizi sociali cercassero deliberatamente qualsiasi pretesto per frenare il ricongiungimento familiare”.
Dietro queste dinamiche emergono forti interessi economici. L’istituto di Vasto che ospita i minori percepisce 7.500 euro mensili, mentre la famiglia d’origine riusciva a crescerli spendendo appena un decimo di quella cifra. I dati del ministero, convalidati dall’Istituto degli Innocenti, mostrano come il sistema degli allontanamenti sia un ingranaggio colossale: oltre 38.000 minorenni vengono sottratti alle famiglie ogni anno, generando una spesa che supera i 100 milioni di euro solo per le rette delle comunità. A questo si aggiunge lo stipendio di 48.000 assistenti sociali e una fitta rete di periti psicologici e medici nominati dai tribunali (Ctu) e dai legali delle parti.
Una macchina burocratica mastodontica che spesso fallisce nel suo scopo primario. Nei contesti di reale marginalità, come i campi rom e le baraccopoli dove vivono circa 11.000 minori senza istruzione e spesso spinti alla criminalità sin da piccoli, questo apparato non interviene mai per paura di subire aggressioni.
A differenza di tali contesti, Catherine e Nathan hanno assecondato ogni imposizione: hanno lasciato l’abitazione isolata nei boschi, hanno rinunciato all’istruzione parentale (homeschooling) pur essendo un loro diritto, hanno iscritto i figli alla scuola pubblica e hanno spento i riflettori mediatici sulla vicenda. Anche di fronte a quest’ultimo diniego, hanno sofferto in silenzio senza proteste pubbliche. I tre bambini affronteranno il primo giorno di scuola accompagnati dagli assistenti sociali anziché dai genitori, prima di essere ricondotti in comunità.
Potranno rivedere la madre e il padre solo tra una settimana, affrontando due ore di viaggio complessive tra Vasto e Palmoli per un breve incontro vigilato, per poi tornare a dormire da soli nelle stanze della struttura. Una vera e propria demolizione del nucleo familiare dettata da posizioni ideologiche.
La fase attuale si concluderà il 30 ottobre. A novembre spetterà al tribunale dei minorenni — guidato da una presidente con un passato da parlamentare del Partito Comunista Italiano — stabilire il da farsi. Il 20 novembre segnerà un anno esatto dall’allontanamento dei bambini. Nel frattempo, di fronte alla richiesta del ministero della Giustizia di visionare i fascicoli del caso, la giudice ex deputata ha presentato un esposto al Csm, sostenuta dall’Anm, denunciando una presunta interferenza del governo.
Un’opposizione ingiustificata, dato che il controllo degli atti rientra proprio nei doveri del ministero.
L’ostruzionismo sul caso fa ipotizzare la volontà di nascondere gli errori originari (l’assistente sociale che ha dato il via all’iter è attualmente sotto indagine) e un pregiudizio contro una madre cattolica di origine australiana, colpevole solo di non essersi conformata al pensiero comune e di aver difeso le proprie convinzioni.
Il rappresentante russo Kirill Dmitriev e i leader del partito tedesco “Alternative für Deutschland” (AfD) si stanno preparando per negoziati sulla ripresa delle forniture di gas russo alla Germania, inclusa la possibile riapertura dei gasdotti “Nord Stream”.
Lo ha riportato Reuters, che ha notato che l’incontro potrebbe aver luogo nel 2027, se si raggiungerà un accordo su una risoluzione pacifica del conflitto tra Russia e Ucraina. Si prevede che i co-presidenti dell’AfD, Alice Weidel e Tino Chrupalla, parteciperanno ai negoziati. Il partito sostiene la fine del boicottaggio del petrolio e del gas russo al fine di ridurre i costi energetici.
Il Consiglio del Sinodo Generale della Chiesa Anglicana del Canada ha autorizzato l’uso di testi liturgici “sperimentali” per chi sceglie il suicidio assistito. In questo rito, si prevedono confessione e assoluzione, unzione con l’olio e comunione, che culminano in una preghiera speciale recitata immediatamente prima della somministrazione del veleno. Nel suo testo, il luogo del suicidio è definito uno “spazio sacro” dove “Dio incontra” i presenti.
Se la trasformazione di un omicidio in una forma di sacramento può sembrare una completa inversione dei valori cristiani, è bene ricordare che proprio questo tema era stato descritto minuziosamente quasi 110 anni fa. Chi ha letto Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson ricorderà gli inquietanti “ministri dell’eutanasia”, che ponevano fine alla vita in una visione religiosa anticristiana. Forse lo stesso Benson (figlio di un arcivescovo di Canterbury e convertito dall’anglicanesimo al cattolicesimo romano) non sarebbe giunto a immaginare che il “sacramento” dell’eutanasia non fosse amministrato da un regime ateo (come egli immaginava nel suo romanzo), bensì dalla stessa tradizione cristiana in cui era cresciuto.