🔴SANGUE E PETROLIO | LEVANTE LIVE
A Levante in diretta questa sera, 29 settembre 2026, alle ore 19, Margherita Furlan dialoga con Stefano Orsi, analista di armamenti e aree di crisi, e Matteo Bortolon, saggista di debito e governance economica, su una sola grande questione tenuta insieme da due fronti apparentemente distanti. A Oriente gli Stati Uniti mantengono il blocco navale sull’Iran e rifiutano la tregua dei sette giorni offerta da Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz. A Occidente, nel Venezuela occupato dal gennaio scorso, si spartiscono diciassette campi petroliferi e sessantacinque miliardi di barili. Il sangue si versa su due fronti, il petrolio scorre in una sola direzione, e il conto arriva alla pompa di benzina italiana. Affrontiamo insieme:
Perché Trump ha detto no alla proposta iraniana di riaprire Hormuz in sette giorni, e cosa resta del blocco a sette mesi dall’inizio
North American Blue Energy Partners: il Dipartimento della Difesa statunitense azionista al trentacinque per cento senza mettere un dollaro
Eni operatore esclusivo di Junín 5 per venticinque anni: politica energetica nella tradizione di Mattei o posto a un tavolo apparecchiato da altri
Brent a centosette dollari, gasolio oltre i due euro, il tetto Eni sui carburanti: quando un’azienda si sostituisce allo Stato
Il calendario elettorale americano come vero orologio della guerra: cosa può succedere dopo il 3 novembre
LIBRI DEGLI OSPITI Matteo Bortolon, La gabbia dei trattati. Per una riconquista della sovranità democratica, Dissensi.
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La guerra ha conquistato il suo ultimo territorio: la nostra mente. A Levante questa sera, 28 settembre 2026, Margherita Furlan dialoga con il filosofo Michele Putrino e con il giornalista d’inchiesta Antonio Mazzeo sulle fabbriche di bot che ci fanno litigare sui social, sulla guerra cognitiva teorizzata dalla NATO e ora entrata nella Difesa italiana, e su come difendere l’unica cittadella che nessuno dovrebbe poterci togliere: il nostro giudizio. Affrontiamo insieme:
Gli sciami di intelligenza artificiale che fabbricano il consenso e simulano che «lo dicono tutti»
La mente come nuovo dominio della guerra: dal rapporto NATO del 2020 al disegno di legge italiano del 5 agosto 2026
Il modello di business delle piattaforme: quando la rabbia diventa fatturato
Hormuz, guerra di comunicati: il sottomarino conteso fra Pasdaran e Pentagono
La scuola va alla guerra: la militarizzazione comincia sui banchi
Lo stoicismo come arte di resistere alla manipolazione, da Epitteto a oggi
Antonio Mazzeo, «La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia», Manifestolibri
Michele Putrino, «Liberi dalla paura. Gli insegnamenti di un’antica dottrina per liberarsi dal controllo del sistema», Uno Editori, 2021
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A Levante questa sera, 25 settembre 2026, alle 19 in diretta, il Golfo entra nella sua fase decisiva: l’Arabia Saudita esporta ai minimi da tredici anni, Ansarallah controlla Bab al-Mandab, l’oleodotto Est-Ovest riapre a capacità ridotta sotto minaccia permanente e Washington, invece di difendere il suo cliente, apre un canale con chi gli spara addosso.
Ne discutono Lorenzo Maria Pacini, professore di filosofia politica e geopolitica, e Margherita Furlan, giornalista e direttrice di Casa del Sole TV, ospiti di Jeff Hoffman.
Che cosa succede quando la potenza che garantisce la sicurezza dei suoi clienti smette di poterla garantire
Missili su Mecca, Yanbu e Taif: e a Taif ci sono i caccia italiani
Londra manda i rifornimenti in volo, Parigi manda uomini e radar: l’Europa difende i terminali altrui e paga l’energia più cara del mondo industrializzato
Multipolarismo a mano armata: quali limiti ha una transizione che passa per i blocchi navali
Che cosa distingue un fatto verificato da un’attribuzione, anche quando l’ipotesi ci piace
Cantare amantis est. Bene, bellezza e musica in sant’Agostino da Ippona, Il Cerchio, 2022
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A Levante questa sera, giovedì 24 settembre 2026, alle 19, Margherita Furlan dialoga con Alberto Bradanini, già ambasciatore d’Italia a Pechino, e con Aleksandr Ibragimov, in diretta da Mosca, sulla stessa scena vista da due finestre: la trattativa tra le due grandi potenze e la paura che ne resta fuori.
Xi da Trump: che cosa vuole la Cina, che cosa vogliono gli Stati Uniti
Gli amministratori delegati di Nvidia, OpenAI, JPMorgan e Qualcomm alla cena di Stato: la tavola dice più del comunicato
Tregua commerciale prorogata, Board of Trade, terre rare e soia
Taiwan e il comunicato del 1982: fin dove arriva la trattativa
La Duma dei 355 seggi: un Putin più forte e che cosa ne fa con l’Europa
Il caso El Mundo: droni dal mare contro Italia, Francia e Spagna? Crosetto: nessuna conferma
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Xi alla Casa Bianca: dazi, dollaro, tecnologia e la partita a tre con Mosca
Hormuz, Golfo Persico e la militarizzazione del Mediterraneo
Fronte ucraino: attacchi incrociati, avanzata russa, ipotesi di un nuovo vertice Trump-Putin
GLI OSPITI Alessandro Volpi, storico ed economista, Università di Pisa Antonio Mazzeo, giornalista d’inchiesta, esperto di basi militari e militarizzazione Stefano Orsi, analista militare del conflitto russo-ucraino Jeff Hoffman alla conduzione
Alessandro Volpi, La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, 2025
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Dal podio dell’ONU Trump ha detto tre cose in un’ora: con l’Iran «o si fa un accordo o dovrò distruggerli», ma l’intesa arriva «dopo le elezioni di metà mandato»; con l’Ucraina «una soluzione più rapida di quanto la gente possa pensare», e mentre siamo in diretta riceve Zelensky per imporgli una tregua energetica con il gasolio americano a 6,51 dollari al gallone; in Groenlandia due basi e il «controllo permanente sulla sicurezza». Nelle stesse ore l’Arabia Saudita riaccende l’oleodotto verso il Mar Rosso e aggira Hormuz, il Brent scende sotto i cento dollari, Teheran offre di riaprire lo Stretto in sette giorni.
L’Assemblea generale su invito: Abbas senza visto per il secondo anno, Netanyahu con un mandato d’arresto in tasca e la porta spalancata, lo scontro con il sindaco Mamdani
La tregua energetica fra Kiev e Mosca: una pausa per le città ucraine o per il gasolio americano prima del voto?
Resta un diritto internazionale o solo la sua liturgia? Guterres, il relatore ONU sui 223 morti nei Caraibi, la Siria dei depositi che saltano
Crisi sistemica: quando bollette, debito e urne raccontano la stessa storia
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Il gasolio ha toccato oggi il massimo storico: 2,231 euro al litro sulla rete ordinaria, 2,313 in autostrada. Un pieno costa 7 euro in più rispetto a un mese fa. Dietro la cifra alla pompa ci sono due stretti chiusi, Hormuz e Bab el-Mandeb, un oleodotto saudita fermo, un governo che ha lasciato scadere il taglio delle accise e un’Europa che continua a finanziare il riarmo mentre le famiglie pagano il conto della guerra.
La spesa militare italiana ed europea che cresce mentre si tagliano gli aiuti a lavoratori e autonomi
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Affrontiamo insieme:
A Levante questa sera, 8 settembre 2026, alle 19, Margherita Furlan dialoga con Francesco Dall’Aglio, storico e analista militare, ricercatore all’Accademia bulgara delle Scienze, e con Alessandro Volpi, storico dell’economia all’Università di Pisa e autore de «La guerra della finanza», su un’Europa che resta al fronte mentre Washington negozia, e che sanziona la frutta dei coloni mentre a Roma si legifera su ciò che si può dire di Israele.
Trump e Putin si parlano al telefono per un’ora e il Cremlino annuncia il «pieno ripristino delle relazioni» con Washington a guerra finita.
Dodici Paesi occidentali vietano il commercio con le colonie israeliane in Cisgiordania, e l’Italia non firma.
Domani il ddl antisemitismo arriva alla Camera.
Tre notizie, una sola domanda: che cosa resta della sovranità europea e italiana quando le potenze trattano sopra la nostra testa?
AFFRONTIAMO INSIEME 
La telefonata Trump-Putin, la missione Witkoff-Kushner e il «nessun piano ostile verso l’Europa» del Cremlino
Le sanzioni di Regno Unito, Francia, Canada e altri nove Paesi agli insediamenti israeliani: peso reale o gesto simbolico
Il ddl antisemitismo e la definizione IHRA: la criminalizzazione del boicottaggio e la sovranità sul linguaggio
Chi paga la pace di Trump e chi guadagna dal riarmo europeo
L’Italia assente dove si decide e zelante dove si vieta
LIBRI DEGLI OSPITI
Alessandro Volpi, La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, 2025
Alessandro Volpi, I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, 2024
Alessandro Volpi, Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione, Laterza, 2023
Francesco Dall’Aglio e Carlo Ziviello (a cura di), Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba, ad est dell’equatore, 2023
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A Levante questa sera, lunedì 7 settembre 2026 alle 19, Margherita Furlan dialoga in diretta con il filosofo Andrea Zhok, con Vincenzo Maddaloni, giornalista e scrittore in collegamento da Berlino, e con Antonio Mazzeo, giornalista d’inchiesta e ricercatore per la pace. Al centro, le tre crepe dello stesso edificio: il voto di Sassonia-Anhalt che travolge il sistema politico del dopoguerra, a crisi economica negli USA con il debito americano tenuto in piedi dalla finanza a leva di Wall Street, gli inviati di Trump che trattano a Mosca e a Kiev mentre il Sud Globale si riorganizza.
il terremoto di Sassonia-Anhalt: AfD al 44,4%, CDU dimezzata, affluenza record, e un cordone sanitario che esclude dal governo quasi metà degli elettori
la crisi politica tedesca vista da Berlino: la ribellione del popolo contro le élite, oltre destra e sinistra
la mina sotto il debito USA: la Cina si ritira, i fondi speculativi comprano a leva con oltre tremila miliardi presi a prestito
Kushner e Witkoff a Mosca e a Kiev: chi vuole chiudere la guerra in Ucraina e chi lavora per prolungarla
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la fine dell’architettura petrolio-per-protezione che regge da mezzo secolo il rapporto fra Washington e la monarchia saudita
le rotte del greggio che puntano a Oriente, dal Mar Rosso all’Asia
l’Accordo congiunto di difesa fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan e il peso della copertura nucleare di Islamabad
il caso della citazione mai pronunciata attribuita al comandante dei Pasdaran Ahmad Vahidi, certificata da Netanyahu e smontata dalla stampa israeliana
Ottantuno anni fa, alle 8.15 del mattino, Hiroshima. Stamattina, alla stessa ora, cinquantamila persone in silenzio nel Parco Memoriale della Pace e un sindaco che accusa i governanti del mondo di considerare ancora la deterrenza nucleare un approccio realistico. In prima fila, per la prima volta da capo del governo, la premier giapponese Sanae Takaichi: la stessa il cui ministro della Difesa ha dichiarato tre settimane fa che Tokyo «non può più evitare» di discutere la questione nucleare.
La tesi della puntata: l’anniversario di Hiroshima e Nagasaki non è memoria, è cronaca. I due Paesi sconfitti nel 1945 si riarmano, il Trattato di non proliferazione esce dalla terza conferenza di revisione consecutiva senza un documento finale, Washington firma con Riyadh un accordo che apre all’arricchimento dell’uranio proprio mentre bombarda Teheran per negarglielo, e l’Italia programma diciannove miliardi aggiuntivi per la difesa nel prossimo biennio.
Il libro bianco della Difesa giapponese e la messa in discussione dei tre principi non nucleari
Nelle stesse ore un’inchiesta di Reuters rivela che cinque mesi di guerra hanno prosciugato quasi per intero le scorte americane di missili tattici a lungo raggio.
Tre notizie che i telegiornali raccontano separate. Le leggiamo come un solo movimento: la potenza egemone consuma, l’Europa paga, l’Italia presta il territorio. Il magazzino è vuoto, e la diplomazia improvvisa di Washington somiglia molto a un inventario.
L’accordo su Hormuz e chi tratta davvero con chi: Teheran ribadisce che il negoziato è con l’Oman e non con Washington
L’inchiesta sugli arsenali americani esauriti e cosa significa per la deterrenza verso Russia e Cina
Roma sede del negoziato Israele-Libano mentre l’Idf costruisce nuove basi nel sud del Paese dei cedri
Cosa resta della tradizione di sovranità mediterranea da Mattei a Moro a Craxi
Perché la borsa festeggia insieme la pace sullo Stretto e il titolo della prima azienda italiana della difesa
Senza editori, senza partiti, senza padrini politici.
Il governo prepara per settembre una variazione di bilancio di dimensioni paragonabili a una legge di bilancio. La quota maggiore va alla spesa militare, coperta con nuovo debito: SAFE o titoli di Stato. Il resto è una partita di giro sulle accise che non produce un euro di risorse nuove. Nel frattempo il risiko bancario consegna a un gruppo con azionariato dominato dai grandi fondi il secondo polo bancario europeo, e la politica estera fabbrica un avversario simbolico a costo zero: la Spagna. Tre movimenti, una sola logica.
Le due guerre aperte e la crisi di Ceuta: oltre cinquantamila ingressi nell’esclave, la sospensione di Schengen decisa dall’Italia verso un altro Paese fondatore, il Consiglio Affari Interni straordinario. Chi guadagna dallo scontro fra Roma e Madrid, e qual è la posta reale sullo Stretto di Gibilterra.
Lo scostamento di settembre: 0,9 per cento del prodotto alla difesa, finanziato interamente a debito; 0,6 per cento di partita di giro sulle accise mobili. Che cosa significa coprire spesa militare con emissioni nuove, e perché il riarmo è oggi l’unica spesa pubblica che l’Europa considera legittimo finanziare a debito.
La favola della spesa pubblica: chi invoca la motosega alla Milei dimentica che l’istruzione è scesa dal 4,5 al 3,9 per cento del prodotto e la sanità dal 7 al 6,3. E che il servizio sanitario nazionale è finanziato in larga parte da imposte indirette, cioè senza alcuna progressività.
La cronologia del rubinetto: dalla Festa del Trono all’impennata del 30 luglio, con almeno 88 vittime accertate
La filiera Washington-Tel Aviv: gli editoriali del Middle East Forum, il deputato Díaz-Balart, l’analisi su Ynet che teorizza la pressione israeliana su Madrid
OSPITI Filippo Dellepiane, analista politico, dirigente nazionale di Liberiamo l’Italia, autore dell’analisi «Il rubinetto di Rabat» (dalle