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A first in Brazil: Black-faced lion tamarins vaccinated

On a Wednesday in July, deep in a coastal restinga area of Brazil’s Paraná state, muffled footsteps broke through the chirping of manakins. Three field researchers from the conservation NGO Society for Wildlife Research and Environmental Education (SPVS) moved carefully along a trail, each carrying a small cage covered in a dark cloth. Each cage held a black-faced lion tamarin, known locally as the caissara lion tamarin (Leontopithecus caissara). Captured safely from the canopy, the three small primates — two males and one female — were carried to a makeshift tent in a forest clearing, where they would make history. Within hours, they would become the first of their species to be vaccinated against yellow fever. A team of researchers and veterinarians was waiting, quickly transferring each tamarin into a cotton bag to be weighed, starting a race against the clock to protect one of Brazil’s most threatened mammals. L. caissara is one of four lion tamarin species endemic to the Atlantic Forest; it ranks among the world’s rarest primates. First found and described by science in 1990, its wild population was estimated at just 392 individuals in a 2011 study. Most tamarins are confined to coastal restinga areas along the São Paulo-Paraná state border. A Society for Wildlife Research and Environmental Education veterinarian examines a sedated black-faced lion tamarin. Image by Gabriel Marchi. The species’ already restricted range has also been fragmented for decades. Part of the problems started with the Varadouro Canal, a 6-kilometer (3.7-mile)-long, 50-meter (164-feet)-wide artificial…This article was originally published on Mongabay

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Vantara in talks with Brazil on ‘strategic cooperation’ on threatened species, FOIA documents reveal

Vantara, the billionaire-run Indian private zoo that houses more than 150,000 animals, discussed a “strategic conservation partnership” with authorities in Brazil, the world’s most biodiverse country, according to documents obtained by Mongabay under Brazil’s Freedom of Information Act (FOIA). Correspondence between Vantara representatives and Brazilian officials reveal that negotiations, initiated by Vantara, began in August 2025, and involved some of Brazil’s threatened species. The zoo, which is located in Gujarat state in western India, was founded in 2025 by Anant Ambani. He’s the youngest son of India’s richest person, Mukesh Ambani, who heads Reliance Industries, a conglomerate valued at $167 billion as of press time. On Aug. 30, 2025, a Vantara representative sent a letter by email to three officials at the Chico Mendes Institute for Biodiversity Conservation (ICMBio), the governmental agency responsible for protecting Brazil’s biodiversity. The sender’s identity was redacted in the FOIA response. The subject line reads, “Proposal for Strategic Conservation Partnership with the Government of Brazil.” The letterhead uses Vantara’s official name, the Greens Zoological Rescue and Rehabilitation Centre (GZRRC). The letters are addressed to Mauro Pires, president of ICMBio; Marcelo Marcelino de Oliveira, the agency’s director; and Raul Fontoura, its head of international affairs. The letter sent by Vantara to ICMBio proposing a “strategic conservation partnership.” Obtained by Mongabay through FOIA. The letter states that Vantara was “well-positioned to assist with other Brazilian species requiring urgent ex-situ intervention,” referring to the conservation strategy of keeping a population surplus in zoos and breeding centers, rather than…This article was originally published on Mongabay

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In the USA the Criminal Justice System (Sic) Commits More Crimes Than Criminals, by Paul Craig Roberts

Reports I have read have me inclined to believe that there have been far more wrongful arrests from AI facial recognition and flock cameras than correct arrests. In a recent wrongful arrest US Marshalls from the Fugitive Task Force showed up in plainclothes outside a Tennessee grandmother’s home demanding that she come out with hands...
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Integration and the Neighbours Who Integrated Perfectly Until You Had to Live Next Door

How successful is racial integration in Britain? The ultimate test, says James Hartwood, is living next door – which is when even small cultural differences are magnified to the max and tensions can boil over.

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Gli installati, i rivendicativi e i radicati: tre eserciti in guerra

I risultati delle recenti tornate elettorali in Germania e Svezia, uniti al successo dell’islamo-socialista Zohran Mamdani a New York e ai sommovimenti nell’opinione pubblica di Gran Bretagna, Francia, Spagna, preparano uno scenario di profonda polarizzazione.

L’asse destra/sinistra cede il passo al riposizionamento della società occidentale in tre parti sempre più lontane e incomunicabili.

A New York e a Berlino, dove l’elettorato metropolitano, composto da popolazioni di ogni origine, prive di tratti comuni, monadi individualiste sradicate, da tempo ha voltato le spalle alle forze identitarie e ai moderati di ogni tendenza, assistiamo alle prove della pericolosa saldatura tra la sinistra radicale e le masse immigrate.

A Berlino come nelle banlieues francesi e negli agglomerati urbani britannici avanza l’alleanza apparentemente più innaturale, quella tra l’islamismo, gli immigrati che hanno conseguito la cittadinanza, e un pezzo di sinistra.

Il terreno comune sono le politiche abitative delle immense periferie urbane e la rivendicazione dell’assistenzialismo pubblico.

Sulla scia di Mamdani la Linke berlinese guidata da una giovane di ascendenza turca che ha tenuto comizi anche nella lingua delle sue origini, ha vinto le elezioni sul tema della casa, con la promessa di espropri contro le società immobiliari che possiedono ben duecentomila alloggi.

Pressoché per intero, le comunità immigrate extraeuropee con cittadinanza tedesca hanno votato Linke.

Nelle regioni dell’ex DDR – la Germania ancora tedesca- trionfa Alternative fuer Deutschland (AfD) e crollano le forze di sistema, democristiani, socialdemocratici e liberali, in parte i Verdi.

In Svezia l’esito elettorale che ha consegnato la vittoria con scarto minimo al variegato arcipelago delle sinistre (in attesa delle indagini su probabili brogli) è stato determinato dalla mobilitazione massiccia dei “nuovi svedesi”, in maggioranza islamici.

Anche qui con l’uso delle lingue di origine, oltreché con la propaganda dei capi religiosi. Facile prevedere lo stesso destino in Francia, dove La France Insoumise è diventata il partito di raccolta delle folte comunità di origine nordafricana.

Il Rassemblement National di Marine Le Pen è primo tra gli operai, nelle aree rurali e suburbane e tra la popolazione di stirpe francese.

In mezzo, in Francia come in Germania, in Gran Bretagna e negli Usa, è forte ma in declino un ceto centrale benestante. Da noi le avvisaglie della nuova polarizzazione si sono viste nelle elezioni comunali di Venezia con le liste bengalesi e nella saldatura tra sinistra radicale e immigrazione islamica a Bologna in occasione della morte di un marocchino cittadino italiano arrestato dalla polizia.

Alla divisione destra/sinistra, oltrepassata dal conflitto tra alto e basso, centro e periferia, nativi e immigrati, élite e popolo, si sovrappone il nuovo fenomeno della spaccatura della società in tre tronconi.

Elezione dopo elezione, in Francia, Germania, Svezia e Regno Unito, le urne disegnano il panorama di un’Europa la cui popolazione è divisa in tre blocchi sociali contrapposti.

Possiamo definire il primo gruppo gli “installati” o sistemati, gli agiati, l’establishment, i dipendenti pubblici, i pensionati benestanti, i professionisti legati al carrozzone pubblico, i ceti garantiti che non devono affrontare la competizione liberista né la pressione diretta degli immigrati.

Votano in netta prevalenza per i partiti di sistema, di destra, centro e sinistra, che si tratti di Macron, Merz o qualsiasi altro prodotto del blocco sin qui egemone socialdemocratico-popolare-liberale.

Il secondo gruppo sono i “rivendicativi”, i cittadini di origine straniera e chi vive del vasto mondo dell’assistenza sociale: la forza trainante della nuova sinistra.

La terza categoria sono i “radicati”, o espropriati: gli autoctoni della classe media e bassa impoverita, il cui voto è orientato in modo schiacciante verso i movimenti sovranisti e patriottici.

I contorni di ciascun gruppo e la loro proporzione variano a seconda del paese, della sua storia e delle specificità socio-culturali, ma la frattura sta diventando evidente ovunque.

Cresce il numero degli “espropriati”, gli sconfitti della globalizzazione, delle nuove tecnologie, sconcertati dal fulmineo mutamento del panorama umano, culturale e valoriale, privati della loro vecchia nazione, della loro identità e della speranza di miglioramento, che danno ali ai partiti che propugnano il ritorno degli Stati nazionali.

I dominanti li chiamano con disprezzo populisti e sempre più spesso estremisti: il monopolio delle parole.

In Francia, Marine Le Pen e affini sfiorano il quaranta per cento delle intenzioni di voto. In Germania, il caso di Afd è emblematico: nonostante i virulenti tentativi di criminalizzazione e non poche limitazioni legali, il partito è il primo del Paese.

Uguale sorte per il Reform Party di Nigel Farage nel Regno Unito. Intanto si assottiglia il numero degli “installati”, la fascia sociale benestante e garantita che rimpiange i prosperi, tranquilli decenni della seconda metà del XX secolo.

Nostalgia senza prospettive nell’epoca del debito pubblico, dell’inflazione che rialza la testa, crisi energetica, rischio di guerra, precariato, crollo della spesa sociale.

Le opzioni socialdemocratiche, liberali e democristiane perdono slancio, concentrando i consensi dei ceti di riferimento su politici alla Macron, figure che trasmettono un illusorio senso di sicurezza a chi non chiede altro.

L’onda dei rivendicativi, scontenti e risentiti avanza nell’ islamizzazione di molte città europee, offrendo alla vecchia sinistra l’opportunità di riconquistare potere. I tre gruppi sono praticamente impermeabili.

È improbabile che un appartenente alla categoria degli scontenti rivendicativi sostenga un candidato degli installati, ancora meno uno appoggiato dai radicati, i quali, a loro volta, non possono votare chi considerano a ragione nemico esistenziale.

In Germania e Svezia i cittadini di stirpe non autoctona hanno votato solo al 4 per cento per candidati identitari. Con distinte sfumature locali, il fenomeno è destinato a ripetersi.

In Italia e Spagna il peso della sinistra diffusa è massimo tra i pensionati, le burocrazie, gli insegnanti e tra i cittadini “originari” che vivono di sussidi e benefici pubblici. Da noi Forza Italia, il centro residuale e parte del PD coincidono negli interessi degli “installati”.

Una società frammentata è, entro certi limiti, un fatto fisiologico. Tuttavia, nelle condizioni presenti, le aspettative profonde di ciascuno dei tre gruppi esigono la disfatta o addirittura la scomparsa degli altri.

Gli obiettivi dei “rivendicativi” risentiti possono essere imposti solo attraverso la distruzione della vecchia comunità nazionale baluardo dei “radicati”, la cui sopravvivenza richiede di neutralizzare il campo opposto.

Gli “installati” contano ancora molto, ma il loro numero declina e non rappresentano altro che il tentativo di mantenere equilibri di potere e strutture al collasso.

Perciò è reale la possibilità che diventi inevitabile qualche forma di guerra civile, o meglio intestina, giacché le fazioni contrapposte non hanno nulla in comune.

Difficile il compromesso o la conciliazione tra chi desidera preservare il paese com’era e chi è determinato a trasformarlo in qualcosa di completamente diverso. La questione migratoria è cruciale.

La grande divisione dei prossimi anni potrebbe essere tra immigrazione e remigrazione. Se prevarrà la prima, i “rivendicativi” avranno raggiunto il loro scopo e costruiranno un nuovo potere, compresa una propria casta di “installati”. Se prevarrà la remigrazione, si affermeranno i radicati. In entrambi i casi, il processo sarà traumatico.

Simile è la riflessione di chi si cela dietro lo pseudonimo proustiano di Boni Castellane. Gli argomenti economici- pur importanti per costruire consenso- cedono il passo alla struttura immigrazionista, architrave dei “rivendicativi”.

La sinistra radicale sembra aver trovato la mappa concettuale perduta dopo la catastrofe del 1989. Oltre a rappresentare le minoranze etniche e sessuali, prova ad allearsi con l’islamismo.

Questo, in attesa di fondare partiti religiosi o etno-religiosi colonizza abilmente movimenti come la France Insoumise, il Labour inglese o lo spagnolo Podemos, fornendo voti e quadri dirigenti.

L’alleanza sembra fruttuosa, ma finirà per spaccare la sinistra tradizionale, in cui è molto consistente l’apporto degli Installati per reddito, interessi e moderatismo riformista. Ciò è già evidente nelle dinamiche del partito democratico americano.

L’altra deflagrazione riguarda la scissione culturale tra metropoli e aree suburbane, periferiche e rurali. Castellane osserva che la metropoli è il “luogo di nascita della postsocietà, intesa come agglomerato di comunità etniche, consumismo come impianto di vita, dinamiche culturali e servizi distinti per ogni nicchia culturale metropolitana”.

Tra luoghi diventati spazi disumani senza destino comune e il resto dei territori il conflitto è inevitabile.

Vedremo se la rivoluzione tecnologica e la crescente penalizzazione politica, culturale ed economica delle aree non metropolitane susciterà la reazione dei radicati sottoposti ad attacco e quale sarà la posizione degli “installati”.

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The Forgotten Jewish Network Behind Cuba’s Fight Against Spain, by Jose Alberto Nino

For many Americans, Spain in 1898 represented a fading colonial power struggling to hold Cuba. For some Jewish immigrants, it also recalled the empire that expelled Jews in 1492 and became synonymous with centuries of religious persecution. Joseph Pulitzer, the Hungarian-born Jewish immigrant who came to America in 1864 and built the New York World...
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