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Zakhrova: dove sono le autorità europee quando la polizia francese «calpesta e schiaccia i ragazzini»?

L'Eliseo tace mentre la polizia francese "calpesta e schiaccia i ragazzi" durante le proteste studentesche. Questa la denuncia di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo.

"L'unica cosa che mi preoccupa davvero al riguardo è il silenzio dell'Eliseo sulle azioni della polizia; credo che tutti abbiano visto quelle immagini ieri, tutti coloro che seguono l'agenda politica internazionale. Quella stessa polizia francese - a parte il termine 'calpestare', l'unica altra parola che posso usare è 'schiacciare' - stava schiacciando i propri ragazzi senza la minima considerazione", ha affermato Zakharova.

Inoltre, la portavoce ha sottolineato il silenzio da parte dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, nonché dei membri dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE).

“Il secondo punto che mi ha colpito. E dov’è Kaja Kallas? Qualcuno può svegliarla? […] E dove sono loro, per così dire, nella loro Bruxelles, in quella loro PACE, dove sono tutti? Questo è il loro momento di gloria”, ha detto.

Secondo la portavoce, "finalmente tutto è andato come piace a loro". "Voglio sentire almeno una volta - quando dal loro punto di vista non ci sono altre ragioni o opzioni se non quella di non fare una dichiarazione - almeno una volta una dichiarazione reale o una dichiarazione che si avvicina ad essere reale, su come le persone pacifiche e disarmate non possono essere trattate in questo modo, direi direttamente anche i bambini, gli scolari, gli studenti", ha aggiunto.

"Probabilmente avrei dovuto usare altre espressioni: detenere, arrestare, ma purtroppo non posso, perché quello che abbiamo visto ieri e in questi giorni non può essere descritto con il tradizionale lessico politico o giuridico. Questo non è un arresto. [...] Questo è semplicemente un massacro, un autentico massacro", la sua amara chiosa.

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Le dure conseguenze dell'attacco iraniano sulle basi USA

 

I danni subiti dalle basi militari statunitensi in Medio Oriente sono così gravi che Washington potrebbe non ripristinare mai più il livello di presenza precedente nella regione, riporta The Intercept.

Secondo la testata, le truppe statunitensi stanno affrontando serie difficoltà nella difesa delle proprie installazioni all'estero, mentre il conflitto con l'Iran sfugge al controllo del Segretario alla Difesa Pete Hegseth. La pubblicazione riferisce che, in seguito a una serie di attacchi devastanti nella regione, domenica i bombardieri strategici schierati nel Regno Unito sono stati evacuati in territorio statunitense come misura di sicurezza di fronte a una serie di "minacce".

Cos'è successo a Fairford?

La scorsa settimana, cinque uomini sono stati arrestati nei pressi della base aerea di Fairford, nel Gloucestershire, con l'accusa di reati legati agli esplosivi e al terrorismo; in seguito sono stati tutti rilasciati su cauzione.

Le autorità britanniche hanno ipotizzato un presunto coinvolgimento iraniano nell'incidente, un'illazione "categoricamente" respinta dal ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e dall'ambasciata iraniana a Londra. Un funzionario citato da The Intercept ha descritto la minaccia come un "complotto sofisticato" mirato contro la base aerea di Fairford con l'uso di "diversi droni", un'operazione che avrebbe scatenato "un incubo militare e di pubbliche relazioni". L'allarme è stato tale da spingere il Pentagono a richiamare d'urgenza 12 bombardieri strategici B-1.

Secondo quanto riportato dai media, l'impossibilità di proteggere gli aerei a nord-ovest di Londra si inserisce in un'ondata di attacchi contro le infrastrutture statunitensi su scala globale.

Attacchi iraniani contro gli Stati Uniti in Medio Oriente

In questo contesto, le offensive iraniane condotte con droni e missili balistici hanno causato vittime tra le truppe, messo in pericolo numerosi soldati e distrutto o danneggiato diverse postazioni in Medio Oriente. Inoltre, alcune basi chiave hanno subito danni così ingenti da stravolgere radicalmente le operazioni. "La situazione delle basi nella regione potrebbe non riprendersi mai completamente", ha avvertito un funzionario citato da The Intercept.

Il rapporto descrive nel dettaglio come gli attacchi iraniani abbiano inflitto danni talmente gravi alle installazioni statunitensi che Washington potrebbe non recuperare mai più il suo precedente livello di presenza militare nella regione. Secondo il documento, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno consumato oltre 11.000 munizioni solo nei primi 16 giorni di guerra, mentre il 65% dei missili intercettori Patriot è stato esaurito tra febbraio e luglio.

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Le "epiche" perdite aeree statunitensi nella loro "Epic Fury" contro l'Iran

 

Secondo un nuovo rapporto del Congressional Research Service, citato martedì dal New York Post, almeno 81 velivoli militari statunitensi sono stati distrutti o danneggiati dall'inizio della guerra con l'Iran, con perdite pari a 3,3 miliardi di dollari.

Tra le perdite subite durante l'operazione "Epic Fury" figurano alcuni dei caccia più avanzati di Washington, come un caccia stealth F-35A Lightning II danneggiato e 12 caccia F-15E Strike Eagle distrutti o danneggiati. Il 2 marzo, tre F-15, del valore di oltre 30 milioni di dollari ciascuno, sono stati abbattuti per errore dal fuoco amico sopra il Kuwait, mentre un altro si è schiantato sopra l'Iran il mese successivo. A settembre, altri otto F-15E hanno subito danni lievi in attacchi iraniani contro la base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania, ma secondo quanto riferito sono stati rimessi in servizio.

Altrettanto significativa è la perdita di almeno 45 droni MQ-9 Reaper, ciascuno del valore compreso tra 30 e 50 milioni di dollari. L'analisi evidenzia anche la perdita di un aereo da ricognizione E-3 Sentry del valore di 270 milioni di dollari, una piattaforma ormai datata ma essenziale. Washington ha inoltre perso un A-10 Thunderbolt II ad aprile, mentre un altro è stato danneggiato nell'attacco di settembre.

Elenco completo degli aerei statunitensi persi o danneggiati:

  • 12 caccia F-15E Strike Eagle
  • 1 caccia stealth F-35A Lightning II
  • 2 aerei d'attacco A-10 Warthog
  • 7 aerei cisterna KC-135 Stratotanker
  • 1 aereo spia E-3 Sentry
  • 2 aerei per operazioni speciali MC-130J Commando II
  • 1 elicottero di ricerca e soccorso HH-60W Jolly Green II
  • 1 drone ad alta quota MQ-4C Triton
  • 3 droni multiuso MQ-1
  • 1 elicottero d'attacco AH-64 Apache
  • 4 elicotteri d'attacco leggero AH-6 Little Bird
  • 1 elicottero marittimo MH-60 Sea Hawk

In precedenza, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, aveva pubblicato un elenco di aerei militari statunitensi danneggiati o distrutti dalle forze iraniane durante il conflitto. "L'era in cui i vostri F-35 e F-15 vengono braccati e voi dovete segnalare i danni è già iniziata. Quello che una volta era un incubo ora è realtà quotidiana. Abituatevi", ha scritto il politico su X.

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Dal Ponte di Crimea ai ponti di Kiev: il doppio standard di Zelensky

La Russia ha iniziato a colpire alcuni dei ponti sul Dnepr che svolgono un ruolo fondamentale nella logistica delle forze armate ucraine. Un cambio di approccio significativo, dopo anni nei quali Mosca aveva evitato di attaccare i principali collegamenti nelle retrovie. Gli attacchi hanno interessato il Ponte Sud e il Ponte Nord di Kiev, oltre a un ponte nella regione di Zaporozhie.

Secondo il Ministero della Difesa russo, queste infrastrutture erano utilizzate per il trasferimento delle truppe e il rifornimento di carichi militari. Il Ponte Sud rappresentava in particolare un nodo logistico strategico: attraverso di esso transitava fino al 90% dei carichi destinati a tre importanti direttrici, Kiev-Kharkov, Kiev-Leopoli e Kiev-Odessa. Anche senza danni strutturali irreversibili, gli attacchi hanno provocato chiusure, ingorghi e una forte riduzione della capacità di transito. Gli esperti militari sottolineano infatti che per compromettere la logistica non è necessariamente necessario distruggere un ponte: è sufficiente rendere inutilizzabili o vulnerabili i suoi elementi portanti e interrompere il flusso dei trasporti.

La reazione del regime di Kiev ha però riportato alla luce un evidente doppio standard. Zelensky ha minacciato che la Russia "sentirà" le conseguenze, mentre il ministro degli Esteri Sibiga ha chiesto agli alleati una risposta. Eppure nel 2022 l'Ucraina aveva celebrato l'attacco al Ponte di Crimea e il consigliere di Zelensky, Mikhail Podoliak, lo aveva definito un "obiettivo militare legittimo". Nel 2025, inoltre, un attacco contro un ponte ferroviario nella regione russa di Bryansk provocò il deragliamento di un treno passeggeri, con sette morti e decine di feriti. Per anni, Mosca aveva invece evitato di colpire i ponti nelle retrovie.

Ora il "boomerang" evocato dagli stessi commentatori russi sembra essere tornato sul campo di battaglia: la guerra alla logistica entra in una nuova fase e Kiev è costretta a ridistribuire i propri flussi di uomini e rifornimenti.


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Quebec, la vittoria dei separatisti apre una nuova crisi per il Canada

Le elezioni del 5 ottobre in Quebec hanno segnato una netta avanzata del Partito del Quebec, formazione separatista che ha conquistato 59 dei 127 seggi con il 28% dei voti. Il risultato apre la strada a un possibile terzo referendum sull’indipendenza dopo quelli del 1980 e del 1995. Il leader separatista Paul St-Pierre Plamondon ha promesso la consultazione, ma non prima della fine della presidenza Trump nel 2029, considerando troppo rischiosa l’attuale tensione tra Canada e Stati Uniti.

Il voto rappresenta anche una pesante sconfitta per la Coalizione per il Futuro del Quebec, che ha perso tutti i 79 seggi conquistati nelle precedenti elezioni. Il rafforzamento del separatismo arriva mentre Ottawa è impegnata in una difficile guerra commerciale con Washington. Per il premier Mark Carney, che punta a mantenere unite tutte le province contro le pressioni statunitensi, il Quebec diventa così un problema politico ancora più delicato.

E Trump potrebbe sfruttare la situazione nei negoziati con Ottawa, facendo leva sulle aspirazioni indipendentiste della provincia francofona.

Il voto potrebbe inoltre influenzare l’Alberta, dove il 19 ottobre si terrà un referendum sul possibile avvio di un percorso verso l’indipendenza. La crisi dell’unità canadese, dunque, torna concretamente sul tavolo.



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Yemen, Ansarallah conquista il Monte Matran e punta su Taiz

 

Le Forze Armate Yemenite (YAF), guidate da Ansarallah, hanno conquistato l'area del Monte Matran nel distretto di Al-Selw, a sud della strategica città di Taiz, nel sud-ovest dello Yemen.

L'avanzata coincide con violenti scontri tra le truppe di Sana'a e le milizie sostenute dall'Arabia Saudita, che cercano di riprendere il controllo di Bab al-Mandab e di diverse zone della costa occidentale occupate dalla YAF il mese scorso. Secondo fonti militari, durante le operazioni sul Monte Matran l'esercito yemenita ha sequestrato un ingente quantitativo di equipaggiamento militare, inclusi veicoli corazzati e armi di vario calibro.

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Attraverso i propri canali ufficiali, la YAF ha diffuso filmati girati da droni che mostrano attacchi con missili balistici diretti contro le concentrazioni di truppe filosaudite. Tra le operazioni rivendicate figura anche un raid missilistico contro il campo di Al-Dagharir a Jizan, nel sud-ovest dell'Arabia Saudita, oltre ad attacchi mirati contro l'aeroporto di Abha. Secondo le forze di Sana'a, gli attacchi avrebbero causato decine di morti e feriti tra le fila nemiche.

Nelle ultime ore, le forze yemenite hanno inoltre lanciato un'ampia ondata di rappresaglie contro infrastrutture energetiche e militari in territorio saudita, prendendo di mira l'aeroporto King Khalid di Riyadh e una raffineria della Aramco a Rabigh, dove sono stati segnalati incendi.

Mentre gli scontri sul campo si intensificano, si registrano notizie contrastanti sul controllo del territorio. Le fazioni filogovernative sostenute da Riyadh affermano di essere avanzate nei pressi del distretto di Dhubab e nel settore orientale di Bab al-Mandab, penetrando in alcune aree come confermato anche dai corrispondenti locali. Al contrario, la YAF ha bollato questi annunci come "vittorie immaginarie", ribadendo di mantenere saldamente il controllo degli accessi alla fondamentale via navigabile del Mar Rosso e delle isole adiacenti.

Sul piano umanitario e militare, la coalizione a guida saudita ha intensificato i raid aerei con l'operazione denominata "L'alba dello Yemen", concepita per supportare le milizie alleate sul terreno. Gli attacchi hanno provocato vittime civili, tra cui una studentessa.

Nonostante la pressione aerea della coalizione, la YAF ha bloccato la strada principale che collega Aden a Taiz, stringendo ulteriormente la morsa sulla città. Taiz resta sotto il controllo del governo sostenuto dall'Arabia Saudita, ma è ormai da tempo quasi completamente accerchiata dalle forze di Ansarallah.

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Bolivia: il Procuratore Generale deposto teme per la propria vita

Roger Mariaca, l'ex procuratore boliviano al centro di un controverso caso di corruzione, ha espresso timore per la propria incolumità, essendo stato rinchiuso nella stessa prigione che ospita criminali da lui stesso fatti incarcerare.

"Ho condotto le indagini insieme al mio team di procuratori; abbiamo assicurato alla giustizia assassini che attualmente si trovano in custodia cautelare proprio nelle carceri in cui ci state mandando", ha dichiarato l'ex funzionario durante un'udienza, rivolgendosi al giudice che presiede il suo processo.

Mariaca ha fatto riferimento in particolare a un caso giudiziario in cui ha ottenuto l'arresto dei responsabili dell'omicidio di cittadini brasiliani a Santa Cruz de la Sierra; gli individui coinvolti sono stati trasferiti nel carcere di Cantumarca, situato nel dipartimento di Potosí.

Lunedì, Mariaca è stato trasferito nella stessa struttura per scontare la custodia cautelare in attesa dell'inizio del processo a suo carico per riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e traffico di sostanze controllate.

"Ha disposto sei mesi di detenzione. Rispetto la decisione - motivo per cui presenteremo ricorso tramite il mio avvocato - ma voglio che sappia, Vostro Onore, che la mia vita è ormai nelle mani del sistema giudiziario e nelle Sue, in quanto autorità giudiziaria che sovrintende al caso: una situazione che Lei avrebbe potuto evitare", ha aggiunto.

El Fiscal General de Bolivia detenido por la DEA tras conocerse los vínculos de Cerimedo con el narcotráfico le pide al juez en su primera audiencia que no lo envíe a la cárcel donde están los asesinos que él encarceló, también que no tuvo posibilidad de defensa en su detención. https://t.co/C0oGY5AoIG

— Julián Macías Tovar (@JulianMaciasT) October 5, 2026

Ha inoltre affermato che, dal momento del suo arresto la scorsa settimana, il suo diritto alla difesa non è mai stato rispettato; è stato trasferito a Potosí nonostante la sua residenza legale fosse a Santa Cruz de la Sierra, dove vivono i suoi tre figli minori, economicamente a suo carico.

Mariaca è stato arrestato mercoledì scorso dopo che gli Stati Uniti lo avevano inserito in una lista di 29 funzionari di Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù ai quali era stato revocato il visto a causa di presunti legami con la criminalità organizzata.

L'arresto del procuratore ha suscitato notevoli polemiche, poiché stava conducendo l'indagine su Fernando Cerimedo, consulente di spicco per governi di destra della regione e figura vicina alla cerchia ristretta di Donald Trump negli Stati Uniti.

Cerimedo, che ha lavorato anche come consulente per l'attuale presidente boliviano Rodrigo Paz, è detenuto in Bolivia dall'agosto scorso con accuse che includono tentato femminicidio, arricchimento illecito, riciclaggio di denaro, traffico di droga e usurpazione di funzioni pubbliche.

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Il Partito Comunista del Cile denuncia "l'intervento aperto" degli USA nelle elezioni della regione


In merito alle elezioni presidenziali in Brasile, Lautaro Carmona, presidente del Partito Comunista del Cile (PCCh), ha accusato gli Stati Uniti di interferire nei processi elettorali della regione. Nella tornata elettorale, il neoliberista di estrema destra Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 47,03% dei voti contro il 45,16% di Luiz Inácio Lula da Silva, candidato della sinistra progressista: un risultato che costringerà i due candidati al ballottaggio.

In un'intervista al programma Tolerancia Cero di CNN Cile - come riporta La Tercera - il leader comunista ha discusso il panorama elettorale brasiliano e ha analizzato l'ascesa della destra in diversi paesi dell'America Latina.

"Le battaglie elettorali coinvolgono sempre molteplici fattori; pertanto, si può scegliere una particolare spiegazione senza escludere l'influenza di altri elementi", ha affermato Carmona analizzando il risultato di Lula da Silva e la performance dei partiti di sinistra.

Tuttavia, il presidente del Partito Comunista (PCCh) ha sostenuto: "Ritengo che vi sia un intervento aperto ed evidente da parte degli Stati Uniti, risalente alla presidenza di Donald Trump".

"Giungono segnalazioni da più parti su come abbiano interferito - anche attraverso nuovi meccanismi di comunicazione - nei processi elettorali, favorendo una prospettiva e screditandone un'altra; sono in gioco tattiche molto sottili e precise", ha aggiunto.

Interpellato in merito alle accuse di interferenza elettorale rivolte anche a paesi come Cina e Russia, Carmona ha preferito non approfondire tale aspetto, riportando l'attenzione della sua analisi sugli Stati Uniti. Infatti, le circostanze stanno dimostrando che di interferenze in America Latina, con buona pace della propaganda, ci sono solamente quelle statunitensi.

"Questo è il quadro relativo al Brasile e alla posizione del Brasile in America Latina, regione recentemente definita 'cortile di casa' dai portavoce statunitensi e all'attenzione particolare rivolta a influenzarne i risultati elettorali", ha affermato.

Ha inoltre sostenuto che, qualora la candidatura del Partito dei Lavoratori (PT) non dovesse risollevarsi in vista del ballottaggio del 25 ottobre, il risultato avrebbe "conseguenze enormi e gravissime".

Analizzando le ragioni dell'avanzata elettorale della destra, Carmona ha osservato che "nel contesto dell'esaurimento di progetti che non hanno saputo rispondere alle reali esigenze e aspettative della popolazione - sia materiali che soggettive - ha preso piede qualcos'altro; forse il populismo. (Tuttavia) non intendo sminuire i successi elettorali di un'altra forza politica; preferisco studiarli e trarne conclusioni serie".

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Pezeshkian smaschera Washington: "I negoziati con gli USA? Una trappola"

 

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato, durante un colloquio con il Ministro degli Esteri armeno, che il problema principale nei rapporti con gli Stati Uniti risiede nel fatto che, ad ogni tentativo di negoziazione, Washington risponde con la guerra.

Nel corso dell'incontro tenutosi a Teheran con il Ministro degli Esteri e del Commercio Internazionale dell'Armenia, Ararat Mirzoyan, Pezeshkian ha definito un "inganno" la prassi statunitense di alternare attacchi militari a proposte di dialogo. Il Presidente ha ribadito che Teheran non intende negoziare con un avversario che ricorre ad assassinii mirati, sanzioni, pressioni e minacce, violando sistematicamente gli impegni presi.

"Finora siamo stati attaccati tre volte proprio nel bel mezzo dei colloqui", ha denunciato il leader iraniano, evidenziando come Washington non cerchi un reale dialogo, bensì il rovesciamento della Repubblica Islamica. Un tentativo che, ha aggiunto Pezeshkian, ha finito unicamente per rafforzare l'unità nazionale.

Sulla stessa linea, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha ribadito che l'Iran difenderà con fermezza i propri interessi e la sicurezza nazionale, escludendo qualsiasi riapertura dei negoziati finché non saranno soddisfatte le condizioni poste da Teheran e denunciando le continue contraddizioni della politica statunitense.

Nucleare, ispezioni AIEA e relazioni regionali

Pezeshkian ha inoltre difeso la natura pacifico del programma nucleare iraniano, ricordando come Teheran abbia continuamente dimostrato massima trasparenza e disponibilità alle verifiche, sottoponendosi a livelli di supervisione tra i più elevati mai imposti dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA).

Ciononostante, il Presidente ha evidenziato come alla disponibilità al dialogo e alle ispezioni abbiano fatto seguito attacchi alle infrastrutture nucleari e l'assassinio di scienziati iraniani: "Quale logica può mai giustificare il bombardamento dei nostri centri scientifici e universitari?", ha contestato.

Guardando allo scenario geopolitico regionale, Pezeshkian ha ribadito la volontà dell'Iran di rafforzare i legami con i Paesi vicini per neutralizzare le pressioni esterne, mettendo in guardia contro le ingerenze straniere che destabilizzano il Caucaso. In merito ai rapporti con Yerevan, il Presidente ha espresso profonda stima per l'Armenia e per la comunità armena residente in Iran, definendola un pilastro d'onestà e rispetto reciproco, richiamando anche il positivo incontro avuto a New York con il Primo Ministro Nikol Pashinyan.

Da parte sua, il ministro Mirzoyan ha confermato la volontà dell'Armenia di sviluppare ulteriormente la cooperazione bilaterale con l'Iran in ambito internazionale, superando il vincolo delle sanzioni unilaterali. Pur ribadendo la vocazione pacifista di Yerevan e la difficoltà del percorso di stabilizzazione regionale, Mirzoyan ha garantito il massimo impegno nell'ampliare la partnership strategica tra i due Paesi.

L'Iran motiva la propria profonda diffidenza nei confronti di Washington ricordando come, in ben tre occasioni distinte, gli Stati Uniti abbiano fatto deragliare accordi e trattative: attacchi congiunti condotti con Israele mentre erano in corso colloqui indiretti sul nucleare e la violazione dei memorandum d'intesa volti a porre fine alle ostilità. A fronte di questa condotta, Teheran ha risposto sul piano militare e strategico — inclusa la minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz —, stringendo l'amministrazione statunitense in un'impasse complessa da sbroglaire.

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"L'UE è complice di Israele": la dura lettera di 500 ex leader ed ex diplomatici europei

 

Un gruppo di 500 ex alti funzionari, ex diplomatici, ex ministri ed ex dipendenti pubblici europei ha denunciato apertamente l'inazione dell'Unione Europea di fronte ai piani di Israele volti a edificare nuovi insediamenti nei territori occupati della Cisgiordania.

In una dichiarazione congiunta pubblicata sul quotidiano francese Libération, i firmatari hanno sottolineato: «Nonostante le considerevoli conseguenze di questa nuova annessione territoriale, l'Unione Europea non ha adottato alcuna misura per dissuadere l'attuazione del progetto E1 né, più in generale, ha rispettato gli obblighi derivanti dai trattati europei di agire di fronte alle palesi violazioni del diritto internazionale».

Tra le personalità di spicco che hanno sottoscritto il documento figurano gli ex primi ministri e ministri degli Esteri francesi Dominique de Villepin e Alain Juppé, l'ex primo ministro italiano Massimo D'Alema, l'ex premier belga Yves Leterme, l'ex primo ministro svedese Stefan Löfven, l'ex Alto Rappresentante dell'UE Josep Borrell e l'ex Presidente del Parlamento Europeo Enrique Barón.

La richiesta di sanzioni e lo stop agli accordi commerciali

Di fronte al progetto israeliano di dividere di fatto in due la Cisgiordania occupata tramite l'area strategica "E1" — dove è prevista a breve l'assegnazione degli appalti per la costruzione di oltre 1.200 abitazioni —, i firmatari chiedono all'UE di agire "immediatamente". In vista del prossimo Consiglio Affari Esteri dell'UE, sollecitano la sospensione delle disposizioni commerciali dell'Accordo di Associazione UE-Israele del 2000, che garantisce il libero scambio bilaterale nei settori industriale e agricolo.

Inoltre, il gruppo chiede alla Commissione Europea di presentare con urgenza proposte legislative per sanzionare tutti gli istituti finanziari e i fornitori di servizi coinvolti nel progetto E1 o in altre attività legate agli insediamenti illegali, vietando qualsiasi scambio commerciale nell'UE correlato a tali accordi.

Le accuse a Germania e Italia e le tensioni sul campo

Mentre 12 Paesi europei hanno condannato il piano israeliano valutando restrizioni commerciali nazionali, i firmatari hanno criticato duramente la posizione di altri Stati membri — con particolare riferimento a Germania e Italia — accusati di "bloccare sistematicamente l'adozione di misure a livello europeo, diventando così di fatto complici dell'indebolimento dei valori dell'UE e del definitivo affossamento della soluzione a due Stati".

La presa di posizione arriva in un clima di forte escalation. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha recentemente dichiarato che l'intera Cisgiordania occupata "appartiene a Israele". Sul terreno, i dati della Commissione palestinese contro il Muro e gli Insediamenti registrano oltre 5.500 attacchi condotti dai coloni contro abitazioni e uliveti nei primi nove mesi del 2026, con il danneggiamento di oltre 14.000 alberi.

Nonostante Tel Aviv abbia rinviato l'apertura delle gare d'appalto per il progetto E1 per evitare interferenze con le imminenti elezioni legislative israeliane, la pressione sul campo resta altissima: ad oggi si stima che circa 750.000 coloni risiedano in Cisgiordania, ripartiti in 194 insediamenti e oltre 400 avamposti illegali.

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La Cina contro le mafie del Myanmar: così Pechino ha smantellato l’impero delle truffe

Dieci minuti. È bastato questo tempo a una task force cinese per arrestare alcuni esponenti delle cosiddette “quattro grandi famiglie” del nord del Myanmar, dopo il loro ingresso in territorio cinese nell’ottobre 2023. È uno degli episodi raccontati dal documentario ‘The Demise of Myanmar-Based Telecom Fraud’, dedicato alla vasta operazione con cui Pechino ha smantellato le organizzazioni criminali responsabili di truffe ai danni di cittadini cinesi. La campagna era partita nell’estate del 2023 contro quattro principali centri delle frodi nel nord del Myanmar. Di fronte al rifiuto di alcuni gruppi di collaborare, le autorità cinesi decisero di abbandonare i negoziati e passare all’azione. Dopo una sparatoria che coinvolse cittadini cinesi nell’ottobre 2023, Cina e Myanmar istituirono una squadra investigativa congiunta.

Per la prima volta la polizia cinese entrò nei complessi utilizzati dalle organizzazioni criminali a Kokang per raccogliere prove, operando anche mentre infuriavano i combattimenti e cadevano bombe nelle vicinanze. Il documentario mostra anche la dimensione violenta del sistema: in un complesso controllato dalla famiglia Ming è stato scoperto un poligono sotterraneo dove sarebbero stati uccisi lavoratori coinvolti nelle truffe. Le organizzazioni criminali avevano trasformato frodi, gioco d’azzardo, droga e prostituzione in un vero sistema economico, protetto da gruppi armati e da importanti famiglie locali.

Il gruppo guidato da She Zhijiang, ad esempio, aveva creato oltre 200 piattaforme di gioco online, coinvolgendo 330.000 cittadini cinesi e movimentando più di 2,7 miliardi di yuan. La risposta cinese ha portato all’arresto di oltre 57.000 cittadini cinesi sospettati di coinvolgimento nelle frodi attraverso operazioni coordinate tra Cina e Myanmar. I principali esponenti delle organizzazioni sono stati perseguiti, condannati e, in diversi casi, giustiziati. Il risultato della campagna si riflette anche nei dati più recenti: in Cina i casi di frode telefonica sono diminuiti per undici mesi consecutivi rispetto all’anno precedente e, nella prima metà del 2026, le denunce sono calate del 15,6%.

La vicenda mostra così la dimensione di un'operazione che Pechino ha condotto attraverso pressione diplomatica, cooperazione transfrontaliera e azione diretta contro le strutture criminali. Il messaggio lanciato ai gruppi del Myanmar è stato inequivocabile: la protezione offerta da confini e reti criminali non sarebbe più stata sufficiente a sottrarsi alla repressione cinese.


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Trump e il petrolio, l’Europa davanti a un ricatto permanente

Cento milioni di barili potrebbero far scendere temporaneamente i prezzi dei carburanti e offrire un sollievo all’economia europea. Ma insieme ad essi l’Europa rischierebbe di perdere anche una parte della propria autonomia politica, scrive Advance.

L’UE è caduta in una trappola e Trump ha capito che, chiudendo il rubinetto, può costringere gli europei a fare concessioni. Il problema è che il meccanismo può ripetersi: oggi saranno richieste determinate concessioni, domani potrebbero essere altre, stabilite di volta in volta da Washington.



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L'avvertimento di Lula a Bolsonaro in vista del ballottaggio

Il presidente brasiliano e candidato alla rielezione Luiz Inácio Lula da Silva ha lanciato un avvertimento al suo rivale politico Flávio Bolsonaro, in seguito ai risultati del primo turno elettorale, che hanno visto prevalere l'esponente della destra.

"Sono molto bravo negli scontri diretti. Bolsonaristi, preparatevi, perché vi sconfiggeremo", ha scritto il presidente sul suo account X.

Eu sou muito bom no mata-mata. No tête-à-tête. Os bolsonaristas se preparem, porque nós vamos derrotá-los. https://t.co/x7ILCy5gYD

— Lula (@LulaOficial) October 5, 2026

Lo storico leader brasiliano ha rilasciato queste dichiarazioni dopo l'annuncio dei risultati del primo turno delle elezioni, in cui Lula ha ottenuto il 45,16% dei voti totali, mentre Bolsonaro lo ha superato di quasi due punti percentuali, attestandosi al 47,03%.

Il leader del Partito dei Lavoratori (PT), che era in testa ai sondaggi, ha definito il risultato "inaspettato", poiché contava di vincere senza ricorrere al ballottaggio.

Lula ha dichiarato che questo lunedì inizia una "nuova campagna" per "mostrare la vera immagine del Brasile di oggi e del Brasile che vogliamo".

Il ballottaggio si terrà il 25 ottobre.

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La Russia valuta la ripresa dei voli diretti per Cuba

Il Ministero degli Esteri russo ha confermato che la ripresa dei voli diretti verso Cuba rimane una priorità nell'agenda bilaterale. La conferma è giunta da Alexander Shchetinin, Direttore del Dipartimento per l'America Latina del Ministero degli Esteri russo.

Il funzionario ha sottolineato che la riattivazione dei collegamenti aerei dipende dal ripristino delle condizioni tecniche e logistiche sull'isola; senza questo prerequisito, non è possibile riaprire le tratte.

Queste capacità sono state fortemente influenzate dall’intensificazione delle misure coercitive unilaterali promosse da Washington. L'interruzione temporanea delle rotte dirette risponde alla grave carenza di carburante per l'aviazione del Jet A-1, l'input da cui dipende ogni decollo.

?? Rusia mantiene en agenda la reanudación de los vuelos directos con Cuba, según la Cancillería rusa. El diplomático Alexandr Schetinin confirmó que evalúan las condiciones para retomar las conexiones aéreas. #teleSUR #Rusia #Cuba https://t.co/BsLn5xIEfZ

— teleSUR TV (@teleSURtv) October 5, 2026

La carenza è stata causata dalle sanzioni finanziarie ed energetiche coercitive firmate dall’amministrazione statunitense. Queste azioni mirano a ostacolare l’approvvigionamento di idrocarburi all’isola e colpiscono l’intero apparato di approvvigionamento.

L'Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI) ha registrato un calo del 48% negli arrivi di visitatori internazionali. Il totale si è attestato a sole 298.057 unità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: una flessione che ha più che dimezzato l'afflusso di viaggiatori nel Paese.

La crisi dell'approvvigionamento energetico si è aggravata dopo che la Casa Bianca ha imposto dazi e attuato misure intimidatorie nei confronti delle compagnie di navigazione e delle aziende energetiche che forniscono petrolio all'isola. L'impatto si estende ai trasporti, alla sanità, alla produzione alimentare e all'aviazione civile.

Il blocco economico ha trasformato la carenza di carburante in un problema strutturale. L'isola dipende dalle importazioni di greggio per alimentare aeromobili, ospedali e sistemi di trasporto. Per Mosca, la ripresa dei voli richiede condizioni operative specifiche; le operazioni sono subordinate a concrete garanzie logistiche.

Il ripristino dei voli diretti tra le due capitali richiede l'implementazione di procedure sicure per il rifornimento degli aerei russi presso gli aeroporti cubani o in scali intermedi. Questa sfida operativa è al centro della cooperazione strategica bilaterale.

La possibilità di effettuare rifornimenti durante scali intermedi è tra le alternative al vaglio di entrambe le parti. L'obiettivo è garantire che gli aeromobili non dipendano da un unico punto di rifornimento.

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Dopo Rutte anche Stubb invita ad accusare sempre la Russia.... anche sul caso Cueta

 

Dopo le dichiarazioni shock di Marc Rutte, l'ineffabile segretario della NATO, che ha invitato i paesi dell'Ue a dara la colpa alla Russia anche se non del tutto certi, il presidente finlandese Alexander Stubb ha regalato un'altra chicca in una surreale intervista al quotidiano spagnolo El Mundo. L'uomo che ha grandi responsabilità nella decisione che ha portato alla fine della neutralità del suo paese e all'escalation attuale contro Mosca, ha accusato la Russia di essere responsabile di una vasta gamma di problemi di sicurezza che affliggono l’UE - e su questo nulla di nuovo rispetto alla russofobia nota - compreso, aggiunge Stubb, anche dell’afflusso di migranti durante l’estate a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. «Mandano richiedenti asilo al nostro confine, come abbiamo visto anche a Ceuta», ha detto, accusando la Russia di commettere atti di sabotaggio in tutta l’UE. Il giornalista spagnolo, chiaramente incurisioto, dall'intraprendenza di Stubb sull'argomento lo ha incalzato. E il presidente finlandese ha dovuto semplicemente ammettere di non «conoscere la questione abbastanza bene da prendere posizione».

Ora che Sanchez ha annunciato le elezioni per fine novembre si moltiplecheranno dichiarazioni di questo tipo. E, infatti, non contento, Stubb ha poi affermato che gli attacchi informatici sostenuti dalla Russia «stanno avvenendo proprio in questo momento contro banche spagnole e altri obiettivi», senza citare prove specifiche. 

Interrogato sulla possibilità di un conflitto diretto tra la NATO e la Russia, tuttavia, Stubb l’ha liquidata come trascurabile. «Ci aspettiamo che la Russia attacchi? La risposta è no. Non abbiamo prove in tal senso», ha dichiarato . Secondo il presidente finlandese, i leader dell’UE hanno un «problema di comunicazione», poiché alcuni hanno «agito in modo allarmistico, confondendo scenari [ipotetici] con la percezione della minaccia».

Il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevicius aveva esortato ieri i funzionari a non «esagerare» quando rilasciano dichiarazioni allarmistiche sulla Russia e ha affermato che non vi sono prove che il Paese stia pianificando un attacco alla NATO. Ciononostante, i funzionari dell’UE hanno sostenuto che il blocco, così come la NATO, dovrebbe essere preparato a un potenziale scontro con la Russia. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha affermato che il Paese deve essere pronto per un conflitto già a partire dal 2028. Il governo tedesco ha modificato il proprio «freno all’indebitamento» costituzionale per finanziare la spesa militare e ha approvato un bilancio per il 2026 che stanzia la cifra record di 108,2 miliardi di euro (121,5 miliardi di dollari) alla difesa e 11,5 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina.

Ci prepariamo, in estrema sintesi, alla guerra con idiozie su Ceuta come quella di Stubb al Mundo e con il Segretario della NATO Rutte che invita i paesi membri ad accusare la Russia anche se non ne sono certi. Con i media filo UE che coprono queste assurdità con l'autocensura.

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Rutte si lascia scappare: “quasi certo” è sufficiente per attribuire la colpa alla Russia

 

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha esortato gli Stati membri ad attribuire alla Russia la responsabilità di qualsiasi incidente che ritengano sospetto, anche in assenza di prove inconfutabili. Ha inoltre accolto con favore una recente accusa mossa dall’Estonia contro il suo vicino orientale e ha invitato le altre nazioni a seguire l’esempio.

Intervenendo questa settimana a una conferenza stampa congiunta con il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevicius, Rutte ha incoraggiato un pubblico gioco di accuse su quelle che ha definito “attività maligne nella zona grigia”, abitualmente attribuite alla Russia dai membri della NATO.

“Avete sentito ieri il Comandante Supremo Alleato dire: ‘Ehi, quando potete, quando siete sicuri che siano i russi, o quasi sicuri che siano i russi, attribuitelo ai russi’ – esattamente come ha fatto oggi l’Estonia. Lo apprezzo», ha affermato Rutte.

Lunedì, il comandante supremo alleato della NATO in Europa, Alexus Grynkewich, ha descritto l’attribuzione pubblica di questo tipo di incidenti alla Russia come un «deterrente» contro la presunta «minaccia russa» durante un intervento davanti a una commissione del Parlamento europeo. Rutte è noto per la sua ferma posizione anti-russa, nonché per il suo ardente sostegno a Kiev nel conflitto con Mosca. La scorsa settimana, intervenendo a un evento del Chicago Council on Global Affairs in Iowa, si è offerto di aiutare «a proteggere gli Stati Uniti dalle minacce della Russia». Durante la conferenza stampa congiunta con Sinkevicius, ha inoltre sostenuto che il blocco dovrebbe fare «ancora di più per l’Ucraina, e non di meno».

Di seguito la traduzione dello spezzone in questione di Marc Rutte. Dal sito della NATO non l'hanno ancora tolto.

"E sono pienamente d’accordo. E per quanto riguarda la tua seconda domanda, no, non sto dicendo che queste attività maligne nella “zona grigia” non abbiano un impatto. Possono avere un impatto, e a volte lo hanno, chiaramente. Quello che sto dicendo è che disponiamo di tutte le opzioni di risposta, a volte visibili, a volte no – non sempre pubbliche, non sempre basate sul principio “occhio per occhio”. Ieri avete sentito il Comandante Supremo Alleato dire: «Ehi, quando è possibile, quando siete sicuri che siano i russi, o quasi sicuri che siano i russi, attribuitelo ai russi» – esattamente come ha fatto oggi l’Estonia. Me ne rallegro. E condividete anche tutte le informazioni di cui disponete, in qualità di Alleati, con la NATO, con lo SHAPE e con il team del Comandante Supremo Alleato, in modo da avere un quadro completo della situazione. Quindi, le opzioni di risposta ci sono. Facciamo ciò che è necessario, e gli Alleati possono davvero aiutare attribuendo la responsabilità, ma anche assicurandosi che abbiamo una visione d’insieme di ciò che sta accadendo. È esattamente ciò che stiamo facendo, nello spirito di mantenere la calma e andare avanti. Siamo più forti e loro lo sanno."

E intanto con un "quasi certo" di Rutte potremmo trovarci presto in guerra contro una potenza nucleare....

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