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Tecnologie, industria e nuove minacce. Come preparare la difesa del futuro

La necessità di rafforzare le capacità militari europee, l’evoluzione della difesa aerea e missilistica e il ruolo dell’industria nello sviluppo dei sistemi di nuova generazione. Sono i temi affrontati nel primo panel della sessione dedicata al futuro del potere aerospaziale, nell’ambito del convegno “Facciamo Sistema”, promosso dall’Aeronautica militare a Palazzo Aeronautica, in cui sono intervenuti anche il ministro della Difesa Guido Crosetto e del capo di Stato maggiore Antonio Conserva. A moderare il confronto Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa, sicurezza e spazio dello Iai.

Una deterrenza europea più autonoma

Il possibile ridimensionamento del contributo americano alla Nato richiede agli alleati europei maggiori capacità e una pianificazione più coerente. Per Andrea Gilli, docente alla University of St Andrews, “se vengono meno gli enablers dobbiamo avere più massa”, ma costruire nuove capacità richiede risorse e tempo. Una difficoltà aggravata dalla lentezza dei processi decisionali e di acquisizione, che rischiano di vanificare gli sforzi dell’industria per accelerare lo sviluppo tecnologico.

Il tema delle capacità riguarda anche il rapporto tra difesa e offesa. Il generale Mauro Lunardi ha richiamato la necessità di costruire una difesa multilivello, capace di contrastare tanto i missili ipersonici quanto i droni a basso costo. “Oltre alla qualità è fondamentale la quantità”, soprattutto in termini di scorte e disponibilità operativa. Alla protezione dello spazio aereo devono però affiancarsi capacità offensive, proiezione logistica e strumenti per operare nei domini cyber e spaziale.

Dall’integrazione alla cooperazione industriale

Per rispondere a minacce differenti occorre collegare efficacemente piattaforme, sensori e sistemi decisionali. Una “superiorità sistemica”, secondo Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, che trova applicazione anche nel progetto Michelangelo Dome. Centrale il rapporto tra cooperazione e autonomia tecnologica. “Non possiamo pensare di avere uno scudo senza avere un minimo di sovranità sulla parte che riguarda la fusione dati, l’elaborazione e il decision making”, ha precisato.

Una prospettiva condivisa da Enzo Tosini, direttore generale di MBDA Italia, secondo cui la cooperazione industriale sarà “non solo auspicabile, ma probabilmente indispensabile”. L’azienda punta a rafforzare la produzione missilistica, sviluppare soluzioni economicamente sostenibili e contribuire alle architetture di difesa aerea integrata, combinando sistemi avanzati e nuove tecnologie.

Droni e tecnologie di nuova generazione

La rapidità con cui evolvono i droni impone di ripensare gli strumenti di contrasto, anche sul piano della sostenibilità economica. Alessandro Ercolani, ceo di Rheinmetall Italia, ha portato l’esempio ucraino, dove alcuni modelli hanno triplicato la velocità in poco più di un anno, riducendo i tempi di reazione delle difese. La risposta richiede sistemi mobili e l’integrazione di sensori radar, ottici e acustici con informazioni satellitari, capaci di individuare minacce sempre più difficili da intercettare.

Un’evoluzione che coinvolge anche lo spettro elettromagnetico, sempre più rilevante per la protezione delle piattaforme e la superiorità informativa. Domitilla Benigni, ceo di ELT Group, ha sottolineato la necessità di integrare guerra elettronica, cyber e intelligenza artificiale, superando una concezione della superiorità militare basata esclusivamente sulle prestazioni delle singole piattaforme. La capacità di raccogliere, proteggere ed elaborare le informazioni diventa così parte integrante della risposta alle minacce, comprese quelle asimmetriche e a basso costo.

L’innovazione riguarda anche i sistemi più avanzati, a partire dalla propulsione dei caccia di sesta generazione. Riccardo Procacci, ceo di Avio Aero, ha spiegato come i nuovi motori dovranno conciliare esigenze spesso contrastanti. Maggiore efficienza e autonomia richiedono temperature elevate e dimensioni più grandi, mentre la bassa osservabilità impone soluzioni compatte e una ridotta impronta termica. A questo si aggiunge la crescente richiesta di energia elettrica per i sistemi di bordo, che rende indispensabile progettare motore e velivolo come un unico sistema. Un percorso che richiede investimenti nella ricerca, coinvolgimento della filiera nazionale e partnership internazionali. Per Procacci, infatti, “la collaborazione internazionale non è in nessun modo antitesi alla sovranità”, purché ciascun partner contribuisca con tecnologie e competenze proprie.

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Deas porta il made in Italy della cybersicurezza a Kuala Lumpur

DEAS Cyber+ porta a Kuala Lumpur tecnologie sviluppate in Italia per l’analisi dei malware e la protezione dei dati sensibili. La società sta partecipando in questi giorni a CyberDSA 2026, appuntamento asiatico dedicato alla cyber defence, dove presenta Heimdall-Sandbox, piattaforma proprietaria pensata per analizzare software sospetti in un ambiente isolato e completamente offline.

La presenza al CyberDSA si inserisce in un mercato in cui cybersicurezza e intelligenza artificiale sono sempre più intrecciate. L’edizione 2026 ruota anche attorno al tema della sovranità del dato, centrale per organizzazioni che gestiscono informazioni strategiche e non possono trasferire campioni o artefatti verso infrastrutture esterne.

Analizzare il malware in ambiente controllato

Heimdall-Sandbox consente di eseguire un sample sospetto e osservarne il comportamento mentre interagisce con il sistema. L’analista può seguire processi, file e memoria, intervenendo sull’ambiente di prova in tempo reale.

Il cuore della piattaforma è AlluQL, linguaggio sviluppato internamente da DEAS e utilizzato anche per oltre 700 regole di detection mappate sul framework Mitre Att&Ck. La stessa architettura permette inoltre ad agenti di intelligenza artificiale e ad altri strumenti di sicurezza di interagire con la sandbox attraverso interfacce dedicate.

Il nodo della sovranità del dato

La scelta di mantenere l’analisi offline risponde alla necessità di evitare che informazioni sensibili escano dall’infrastruttura dell’organizzazione. Un campione malevolo può infatti contenere credenziali, documenti o riferimenti alla rete interna, rendendo il controllo sul dato parte integrante della sicurezza.

“La presenza di DEAS in contesti internazionali come CyberDSA testimonia l’interesse crescente verso competenze e tecnologie sviluppate in Italia. Il nostro Paese possiede professionalità di altissimo livello e può esportare non soltanto prodotti, ma capacità tecnologica, conoscenza e sicurezza. È un Made in Italy meno visibile di quello tradizionale, ma sempre più strategico”, ha sottolineato Stefania Ranzato, fondatrice di DEAS.

Per l’azienda, Kuala Lumpur rappresenta quindi anche un passaggio nella crescita internazionale, con l’obiettivo di portare all’estero tecnologia proprietaria mantenendo in Italia competenze e proprietà intellettuale.

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