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Tutte le tappe del tour romano di Delcy Rodriguez

“Portiamo l’esperienza del Venezuela. Lavoriamo con la convinzione che l’accesso agli alimenti sia un diritto fondamentale”. Nessun riferimento alla transizione politica del Paese sudamericano, nessun accenno alla crisi umanitaria che continuano a patire i venezuelani. Atterrata a Roma, la leader del regime chavista, Delcy Rodriguez, si è concentrata sul principale motivo del suo viaggio: la partecipazione, insieme ad un’ampia delegazione, al World Food Forum della Fao in programma dall’8 al 16 ottobre. A ricevere Rodriguez c’era Máximo Torero, economista capo della Fao e coordinatore del forum; il ministro degli Affari esteri venezuelano, Félix Plasencia e l’ambasciatrice del Venezuela in Italia, Maria Elena Uzzo. Non ci sono stati rappresentanti del governo italiano.

Nonostante gli scandali di corruzione del regime di cui da anni fa parte, Rodriguez farà parte dell’evento ed è stata designata per pronunciare un discorso. Negli Stati Uniti continuano i processi e le indagini su come la rivoluzione bolivariana ha usato il programma di sussidi di alimenti e medicine per arricchimenti e malversazioni di fondi, con il prestanome di Nicolas Maduro, Alex Saab, a capo di questo sistema.

Le sanzioni internazionali contro funzionari del regime continuano a essere in vigore, ma Rodriguez può entrare in territorio italiano per l’immunità diplomatica che le permette di partecipare a questi eventi (come alle Nazioni Unite a New York). Il governo di Pedro Sánchez l’ha anche invitata al Summit Iberoamericano a Madrid il 4 e il 5 novembre.

Non è da escludere qualche incontro con la direzione dell’Eni, con cui il Venezuela ha firmato di recenti nuovi accordi.

Intanto, un gruppo di venezuelani ha organizzato una protesta contro la presenza della leader del regime a Roma.

Llegamos a Roma, Italia, para participar en el Foro Mundial de la Alimentación de la FAO. 🇻🇪🇮🇹 https://t.co/h8MyTm1JSe

— Delcy Rodríguez (@delcyrodriguezv) October 11, 2026

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Chi (non) ha vinto le primarie socialdemocratiche in Francia

Raphaël Glucksmann è il nuovo leader della socialdemocrazia francese. Sarà lui il candidato di questa frazione politica alle presidenziali del 2027. Con il Partito Socialista, l’eurodeputato ha ottenuto il 66,17% dei voti, vincendo sul segretario socialista Olivier Faure, che ha ricevuto solo il 14,5% dei voti, e l’ex ministra Ségolène Royal, con il 7%. Molto indietro anche i pre-candidati Emmanuel Maurel e Jérôme Guedj.

Una vittoria che invia un chiaro messaggio, secondo Glucksmann, fondatore del partito Place Publique. “Questo risultato dice qualcosa di potente – ha dichiarato il candidato -: una sinistra fedele ai suoi valori può unire, governare e vincere”. Per lui si può “parlare di giustizia, di ecologia e di Repubblica senza dovere rinunciare a nulla”.

Gli ultimi sondaggi indicano che Glucksmann potrebbe ottenere il 10% dei voti, molto poco per aspirare al secondo turno, dove molto probabilmente ci sarà la candidata dell’estrema destra strada Marine Le Pen. Glucksmann ha negato qualsiasi alleanza con il candidato di La Francia Insumisa, Jean-Luc Mélenchon. La strada è ancora in salita: il socialdemocratico dovrà anche misurarsi con l’ex presidente socialista, François Hollande, che si prevede annuncerà la sua candidatura alle presidenziali a dicembre.

Nato a Boulogne-Billancourt nel 1979, Glucksmann è europarlamentare dal 2019 ed è stato giornalista. È figlio del filosofo francese di origine ebraica André Glucksmann. Ha frequentato la prestigiosa università Sciences Po di Parigi e ha contribuito a molti movimenti democratici in Georgia ed Ucraina. Infatti, è stato consigliere del presidente georgiano Mikheil Saakashvili fino al 2013. Rientrato in Francia, è stato direttore del giornale Le Nouveau Magazine Littéraire.

Il suo progetto politico incarna una sinistra moderata, molto diversa da quella concepita da Mélenchon, che critica l’Europa e sembra condividere visioni con Mosca e Pechino. Glucksmann critica la persecuzione agli uiguri in Cina e l’ingerenza di Mosca nelle democrazie occidentali.

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Chi è Elwan B., lo studente dietro le proteste in Francia

Uno dei volti più conosciuti delle proteste degli studenti di queste ore in Francia è quello del sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko, membro del partito France Insoumise. Ma la mente dietro alle manifestazioni che infiammano le piazze francesi sarebbe di un giovane studente chiamato Elwan B.

Il ragazzo, di soli 17 anni, frequenta l’Istituto Jacques‐Decour e ha richiamato l’attenzione dei media quando si è seduto a fianco del leader di France Insoumise, Jean‐Luc Mélenchon, durante una protesta. Avvolto in una “kefiah”, l’indumento tradizionale mediorientale, simbolo del sostegno alla Palestina, Elwan B. ha dichiarato che Mélenchon “è l’uomo che salverà la Francia, sono convinto”. Il leader di sinistra pubblicò la loro fotografia insieme con la didascalia: “Insieme, per vincere”.

Elwan rappresenta il movimento auto-organizzato che promuove le manifestazioni, e che fino ad oggi aveva ribadito di non volere alcun leader. Nelle prime interviste ha criticato duramente il sistema politico francese e politici come Emmanuel Macron e Gabriel Attal.

Tra le richieste che porta avanti c’è, al primo posto, la creazione di una vera “sinistra di rottura”, che possa mettere in atto misure forti, tra cui la cancellazione del sistema di accesso all’istruzione superiore Parcoursup. Elwan considera che questa piattaforma è uno strumento che aumenta la disuguaglianza sociale ed è primo di trasparenza.

“Un accento operaio degli anni ‘50, un modo di parlare ampolloso e un’aria insolente… C’è un tocco dell’Antoine Doinel adolescente nel giovane Elwan B., la nuova figura di spicco del movimento studentesco delle scuole superiori sui social media”, scrive il quotidiano Le Figarò.

La differenza è che il personaggio fittizio di François Truffaut, indubbiamente un po’ ribelle, non indossava una kefiah e non gridava “Acab” attraverso un megafono davanti ai suoi compagni di classe. Diventato un’icona di internet in soli due giorni, con migliaia di “mi piace” per ogni sua nuova apparizione online, Elwan chiede una revisione completa del sistema scolastico.

“In periferia, la violenza è molto più vantaggiosa per i singoli perché non hanno nulla”, ha spiegato questo giovane studente al videografo di estrema destra Vincent Lapierre, in un video diffuso da Le Parisien. Elwan B. era in un blocco stradale davanti al liceo Jacques-Decour, a due passi da Montmartre. Davanti alla telecamera ha pronunciato un discorso sulla “segregazione sociale” tra quartieri benestanti e quartieri degradati e sulla disparità di risorse a disposizione degli studenti delle scuole superiori rispetto a quelli che vivono in periferia. Con 10 milioni di visualizzazioni in poche ore, il ragazzo è diventato una delle voci più discusse della rabbia degli studenti francese contro la politica tradizionale.

Il giorno dopo, Elwan era in tv, al programma del giornalista David Pujadas “La Grande Confrontation”. A discutere con lui un’altra studentessa e attivista di destra, Louise Montangon, che ha denunciato le violenze intorno alle scuole e gli attacchi agli insegnanti: “Siete gli utili idioti di questo movimento”.

 

 

 

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La casa preferita di Putin? È a Sochi e in fase di ristrutturazione

Il presidente Vladimir Putin ha deciso di allargare la sua casa nel Mare Nero e dietro a questa scelta potrebbe esserci una motivazione di sicurezza più che logistica. La storica struttura statale Bocharov Ruchey a Sochi, usata da Boris Yeltsin, tra altri leader russi, è diventata la dimora preferita dell’attuale capo del Cremlino da maggio del 2000. Nel 2008 è stata segnata come la residenza ufficiale del presidente russo ed è lì che poteva “dormire, lavorare, vivere e svolgere tutte le sue funzioni, inclusa quella del comandante supremo a capo” dello Stato.

Secondo il quotidiano britannico Financial Times, solo nel 2021 c’è stato 24 volte, ma dal 2024 al 2025 – colpa della guerra in Ucraina – solo due volte. I droni ucraini sono riusciti a raggiungere la dimora e questo ha spinto Putin a ridurre i suoi spostamenti sul Mare Nero.

Questa situazione però non ha diminuito la sua preferenza nello svolgere alcuni appuntamenti importanti, come nel 2024 è accaduto quando ha ricevuto nella residenza Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Nel 2024, Bocharov Ruchey è stato demolito (è rimasto uguale solo una zona costruita per i Giochi Olimpici invernali di Sochi del 2014) e i servizi federali di sicurezza hanno cominciato la progettazione di un’enorme ristrutturazione per proteggere la residenza in un perimetro di tre chilometri.

Le autorità russe non hanno confermato la ristrutturazione ma un’indagine dell’emittente Bbc ha svelato alcuni indizi: cause legali aperte, immagini satellitari e annunci di lavoro (in cambio di casa vicino alla piscina, cibo gratis e pagamento in contanti) che riguardano Bocharov Ruchey.

“In una decisione su una disputa tra contrattisti, Bbc News Russia ha scoperto il riferimento ad un contratto di un programma statale di acquisizioni di difesa con il codice numero 2327202903572000000000000 – spiega l’emittente -. L’informazione di questi contratti è segreta ma il codice svela alcuni dettagli importanti. I primi quattro numeri indicano l’anno in cui si è firmato il contratto e la data di scadenza. I tre numeri successivi, 202, sono il codice dell’Fso, l’autorità che contratta”.

Si tratta dunque di appalti di imprese che lavorano a Bocharov Ruchey. Il principale è il contrattista generale della costruzione Tsi Group. Ci sono state anche alcune irregolarità che riguardano la costruzione dei muri della “casa principale” con l’impresa Orenburg.

La Bbc ha anche scoperto alcuni annunci di impiego per costruttori, da idraulici a fabbri, pubblicati sui social network, in cui si offre alloggi vicino alla piscina, pagamenti in contanti, cibo gratis e altri benefici. “L’installazione è strategica”, hanno aggiunto.

Inizialmente, l’offerta di lavoro è limitata a cittadini russi senza precedenti penali, ma successivamente il mercato è stato aperto a kazachi, bielorussi e chirghisi.

TSI e il gruppo Transstroiinvest hanno un’ampia esperienza in progetti di costruzione legati al governo russo e alle organizzazioni di sicurezza statali. “Nel 2019, il media di inchiesta indipendente russo Project ha informato che l’impresa aveva partecipato alla costruzione di una residenza statale nella località di Oliva, nella costa sud della Crimea annessa”, ha aggiunto la Bbc.

Transstroiinvest continua a lavorare in territori occupati dell’Ucraina, come ad esempio, il restauro dell’antico cinema di Mariupol, occupato dalla Russia nel 2022. Tra quell’anno e il 2025, TSI si è aggiudicato 54 contratti, tra cui un contratto di ricostruzione del centro infantile internazionale Artek per 330 milioni di dollari.

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