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La disponibilità del Pd (anche sull’Ucraina) non è debolezza. Parla Alfieri

Cinque risoluzioni, un terreno comune ancora da consolidare e una faglia politica che continua a passare per Kyiv. Il confronto sulle comunicazioni di Giorgia Meloni mette alla prova la capacità delle opposizioni di trovare una sintesi sui grandi dossier internazionali, ma è soprattutto sull’Ucraina che si misura la tenuta dell’intesa. Perché se su Gaza, Iran e difesa europea le convergenze appaiono più agevoli, il sostegno militare a Kyiv resta il punto sul quale le diverse sensibilità del centrosinistra rischiano di diventare distanze politiche. La novità, però, c’è: anche il Movimento 5 Stelle ha scelto di non opporsi all’invio di armi, pur declinando la propria posizione con accenti differenti. È da qui che Alessandro Alfieri, senatore del Partito democratico, parte per rivendicare il lavoro di ricomposizione del fronte progressista. Senza nascondere le divergenze, ma con un avvertimento preciso: la disponibilità del Pd a costruire un’alleanza non deve essere scambiata per debolezza. Sullo sfondo, una partita che intreccia la sicurezza europea, il rapporto con Donald Trump e la costruzione dell’alternativa a Giorgia Meloni. Una sfida che, per Alfieri, deve cominciare dal programma, prima ancora che dalla scelta del leader.

Senatore Alfieri, le cinque risoluzioni presentate dalle opposizioni in occasione delle comunicazioni della presidente del Consiglio, che denunciano diverse distanze sul versante dell’aiuto a Kyiv, restituiscono l’immagine di un fronte che ancora una posizione comune non l’ha trovata. Come se lo spiega?

Ci siamo mossi come accade normalmente quando si è all’opposizione e si affrontano questioni di questa portata. Come faceva il centrodestra nella precedente legislatura. Su Gaza, sull’Iran e sulla necessità di rafforzare la difesa europea esiste una condivisione di fondo. Naturalmente non dobbiamo pensare tutti esattamente allo stesso modo: le differenze sono legittime e possono anche consentirci di parlare a un elettorato più ampio. L’importante è che le diverse sensibilità non si traducano in posizioni nettamente contrapposte. Su questi temi abbiamo dimostrato di poter lavorare insieme.

Il nodo, però, resta l’Ucraina. Per la prima volta il Movimento 5 Stelle non si è opposto all’invio di armi a Kyiv, pur formulando la propria posizione in termini differenti. È un passo avanti concreto?

È un elemento politicamente significativo. Non è necessario che ogni forza della coalizione utilizzi le stesse parole o abbia identiche sfumature. Il confronto serve proprio a trovare una sintesi che rispetti le diverse sensibilità, senza compromettere la coerenza della posizione comune. Se vogliamo costruire un’alternativa credibile, dobbiamo dimostrare di saper tenere insieme culture politiche differenti. La condizione è che ci sia una direzione condivisa e che nessuno assuma posizioni incompatibili con l’impianto comune.

La guerra, intanto, prosegue e la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo. Che cosa si aspetta dal prossimo Consiglio europeo?

Mi aspetto un segnale forte, sia sul fronte delle sanzioni contro la Russia sia sul rinnovo del sostegno all’Ucraina. Dobbiamo far arrivare a Mosca un messaggio inequivocabile: siamo al fianco di Kyiv e non intendiamo arretrare, soprattutto mentre Putin continua a bombardare indiscriminatamente i civili. Non possiamo abbandonare gli ucraini proprio adesso. La credibilità dell’Europa si misura anche dalla capacità di mantenere gli impegni assunti e di non lasciare che la stanchezza o le divisioni interne finiscano per favorire chi ha aggredito un Paese sovrano.

Il sostegno militare, da solo, può bastare a costruire una prospettiva di pace? E, soprattutto, cosa vi aspettate come opposizione?

Serve anche un’iniziativa diplomatica più incisiva. Siamo convinti che occorra lavorare alla figura di un inviato unico e a un’iniziativa capace di aprire una nuova fase, sul modello di Helsinki. Abbiamo bisogno di costruire un’architettura di sicurezza europea adeguata al nuovo scenario internazionale. Non possiamo limitarci a gestire le emergenze: dobbiamo ragionare sulle condizioni che consentano di garantire stabilità e sicurezza nel lungo periodo. Sostenere l’Ucraina e lavorare a una soluzione diplomatica non sono obiettivi in contraddizione. L’Europa deve essere capace di perseguirli entrambi.

In questo quadro, Donald Trump sembra voler ridisegnare gli equilibri internazionali secondo una logica essenzialmente bilaterale. L’Europa rischia di restare spettatrice?

È un rischio che dobbiamo evitare investendo molto di più nella nostra autonomia strategica. Trump tende a leggere le relazioni internazionali attraverso la lente degli affari, dei rapporti bilaterali e dei rapporti di forza. È una visione che rischia di mettere in secondo piano il ruolo delle istituzioni multilaterali e la necessità di costruire equilibri condivisi. L’Unione europea deve essere in grado di difendere i propri interessi, senza dipendere esclusivamente dalle scelte di altri. Per farlo servono una politica estera più incisiva, capacità di difesa e una visione comune. La sicurezza europea non può essere delegata interamente a Washington.

Dalla politica estera alla politica interna. La direzione nazionale del Pd in programma questo weekend arriva in una fase decisiva per la costruzione dell’alternativa a Meloni. Quale risultato prevede?

Mi aspetto un passaggio importante, innanzitutto per dare un segnale di compattezza del Partito democratico. Siamo consapevoli di essere il baricentro dell’alternativa a questo governo e dobbiamo dimostrare di avere una proposta riconoscibile, fondata su priorità chiare. La direzione nazionale deve servire a definire le parole chiave del nostro progetto e a indicare un percorso comprensibile, tanto per le forze politiche con cui vogliamo costruire la coalizione quanto per i cittadini che guardano a noi.

Il nodo della leadership, però, resta sul tavolo. Prima il programma o prima il nome di chi guiderà il centrosinistra?

Per noi viene prima la cornice programmatica. Dobbiamo partire da un tavolo comune nel quale definire gli impegni fondamentali della coalizione. Sarà quel programma a vincolare chiunque verrà scelto per guidarci nella sfida elettorale, uomo o donna che sia. Il tema della leadership è importante, ma non può sostituire la discussione su ciò che vogliamo fare per il Paese. Prima bisogna chiarire dove vogliamo andare, poi individuare le modalità più efficaci per scegliere chi dovrà rappresentarci.

Il centrosinistra arriva da una sconfitta, nel 2022, segnata anche dalla divisione tra le forze che oggi provano a ricostruire un’intesa. Il Pd è disposto a fare un passo indietro per favorire l’unità, specie alla luce da un lato dell’ultima presa di posizione di Schlein e dello sgomitare di Conte?

Abbiamo messo in campo un supplemento di generosità per ricostruire la coalizione con cui ci siamo presentati divisi alle elezioni del 2022. Ma questa disponibilità non deve essere scambiata per debolezza. C’è anche l’orgoglio di una comunità politica che ha una storia, un’identità e un elettorato a cui deve rispondere. L’obiettivo è costruire un’alleanza competitiva, non annullare il Partito democratico. La generosità è utile se permette di arrivare a una sintesi; non può diventare la rinuncia a esprimere la nostra visione del Paese.

Il rischio è che il confronto tra le forze del centrosinistra si trasformi in una trattativa permanente, mentre il governo continua a occupare la scena come si è visto ieri durante l’applauditissimo intervento di Meloni. Come si evita questa impasse?

Dobbiamo fare uno scatto in avanti. Stiamo lavorando perché gli elettori ci percepiscano come una forza di governo, capace non soltanto di contestare le scelte della maggioranza, ma anche di offrire risposte concrete. Serve un percorso riconoscibile, con priorità definite e impegni verificabili. Credo ci sia una consapevolezza crescente della responsabilità che abbiamo davanti. Non possiamo permetterci di deludere chi ci chiede un’alternativa. La credibilità si costruisce dimostrando di sapere dove si vuole portare il Paese e di avere una squadra in grado di farlo.

In definitiva, qual è il messaggio che il Pd deve mandare agli elettori in questa fase?

Che siamo consapevoli della posta in gioco. La sfida non riguarda soltanto la costruzione di una coalizione o la scelta di una leadership, ma la possibilità di offrire all’Italia un’alternativa di governo solida e credibile. Dobbiamo essere capaci di tenere insieme le differenze, senza nasconderle, e di trasformarle in una proposta comune. È questo il passaggio che ci viene richiesto: dimostrare che l’unità non è una formula tattica, ma la premessa per governare.

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Vi spiego cosa vuole Trump dalla Russia (e da Zelensky). Conversazione con Savino

Una tregua proclamata da un soggetto terzo e ignorata dai due belligeranti, un’intesa petrolifera con il Cremlino che scavalca Kyiv e Bruxelles, la richiesta di elezioni presidenziali in un Paese in guerra e in parte occupato. La diplomazia di Trump sul conflitto in Ucraina appare sempre più personalistica e guidata dall’agenda interna, a partire dalle elezioni di midterm e da una guerra con l’Iran che non sta andando come previsto. Fomiche.net ne ha parlato con Giovanni Savino, docente presso l’Università Federico II di Napoli ed esperto di Russia, che legge le mosse della Casa Bianca tra calcoli elettorali, rancori personali e una Russia che non arretra.

Trump ha annunciato una tregua energetica, ma la notte stessa la Russia ha continuato a colpire le infrastrutture ucraine. Oggi Trump insiste che la tregua c’è. Possiamo davvero aspettarcela?

Va detto che anche l’Ucraina continua a colpire obiettivi energetici russi, quindi siamo di fronte a una tregua che esiste soltanto nella mente di Donald Trump. Con ogni probabilità il presidente statunitense ha annunciato qualcosa che rientrava tra le proposte che Witkoff e Kushner avrebbero dovuto portare ai colloqui con Mosca. Quei colloqui, però, non ci sono stati, e anzi il viaggio in Russia previsto nei giorni scorsi è stato rinviato. Il risultato è una tregua che non è una tregua, perché nessuna delle due parti l’ha accettata e nessuna ne ha nemmeno parlato. L’unica indicazione è arrivata da Kyiv, ed è che semplicemente non ne erano stati informati. Cosa aspettarsi, quindi, è difficile da dire, proprio perché la tregua è stata proclamata da un soggetto terzo, cioè il presidente degli Stati Uniti. Certo, un terzo non da poco, ma pur sempre estraneo ai due contendenti. D’altra parte Trump ci ha già abituati a questo genere di annunci, come quando nei mesi scorsi ha dichiarato di aver “sbloccato” lo Stretto di Hormuz. Una tregua che non è una tregua, insomma, non sorprende più di tanto.

Nelle stesse ore Trump ha raggiunto un accordo con Putin sull’importazione di petrolio russo. È una “coltellata alle spalle” del fronte occidentale?

Questo elemento c’è senz’altro, anche perché l’Europa continua a non essere pervenuta. Adotta un pacchetto di sanzioni dopo l’altro, ma nessuno sembra in grado di fermare l’escalation russa di queste settimane, che si gioca meno sul terreno e più nella dimensione aerea. L’accordo raggiunto da Trump ha un valore più politico che economico. Nell’immediato si parla di 300-700 mila barili di diesel, una quantità minima rispetto ai consumi statunitensi e mondiali, e complessivamente di 7 milioni di barili, cioè l’equivalente di due giorni di consumo globale. Il significato politico, invece, è proprio quello che lei sottolineava. Da un lato c’è il tentativo di trovare un’intesa con Putin scavalcando Kyiv, per non parlare dell’Europa, su cui c’è poco da dire. Dall’altro c’è la volontà di arrivare alle elezioni di midterm con qualcosa in mano, visto che la guerra con l’Iran non è finita e non sta andando come previsto. Nei calcoli di Trump, un accordo con Putin potrebbe far scendere i prezzi del diesel, non tanto per i volumi messi sul mercato dalla Russia quanto per l’effetto che avrebbe sulle aspettative, e aiutarlo così a ottenere un buon risultato alle urne. Vedremo.

Intanto Trump è tornato ad attaccare Zelensky, accusandolo di bloccare i negoziati e chiedendo nuove elezioni. Zelensky ha risposto che si potranno fare se Putin concederà una tregua di 60 giorni. Come giudica questo scambio?

Trump ce l’ha con Zelensky da molto tempo, ben prima del suo ritorno alla Casa Bianca. Tutto risale a quando cercò di coinvolgere l’Ucraina nello scandalo sugli affari a Kyiv di Hunter Biden, figlio dell’allora candidato e poi presidente Joe Biden, chiedendo a Zelensky una serie di cose che il presidente ucraino si rifiutò di concedergli. Non mi piace fare psicologismo, ma abbiamo visto che Trump è un personaggio piuttosto vendicativo, e questa inimicizia si è manifestata molte volte. Non stupisce, quindi, che di tanto in tanto si ripetano scenate di questo tipo. Sulla tregua, è vero che Mosca ha continuato a porre condizioni difficilmente accettabili anche per gli americani, e persino per Trump, che pure si è mostrato più volte disposto ad ascoltare le ragioni del Cremlino. Allo stesso tempo, però, in una parte dell’establishment ucraino, come in quello europeo, l’idea di trattare con la Russia resta legata alla convinzione che l’Ucraina stia vincendo la guerra. Non è così, il che non significa che la stia vincendo o stravincendo la Russia, quello a cui assistiamo da anni è uno stallo sanguinoso.

Quanto alle elezioni presidenziali, come valuta la cosa?

La richiesta mi sembra quantomeno complicata. Il Paese è in guerra, e anche con 60 giorni di tregua bisognerebbe organizzare un voto decidendo innanzitutto dove si vota. I russi occupano territori che rivendicano, ma anche aree che non rivendicano, come alcune zone delle regioni di Sumy e Kharkiv. Poi c’è la questione di chi vota e dove votano gli ucraini all’estero. Prima della guerra si stimava che circa un milione e mezzo di ucraini vivessero come rifugiati in Russia: voterebbero anche loro? E quelli che si trovano in Europa? Bisognerebbe poi costruire una rete di osservatori internazionali, e se il diritto di voto venisse esteso ai rifugiati in Russia, resterebbe da capire se sarebbe possibile garantire osservatori indipendenti anche lì. Le domande sono moltissime, e personalmente trovo piuttosto lunare porre il tema di nuove presidenziali in un Paese in guerra, in parte occupato e con un numero enorme di cittadini che vivono fuori dai confini nazionali.

Nella preferenza di Trump per Putin c’è il bisogno di trattare con un pari, un po’ come Putin, che scavalca Europa e Ucraina per parlare solo con Washington?

Sicuramente Trump vuole trattare da pari a pari con chi riconosce come suo pari. Anche qui siamo nel campo della psicologia spicciola, ma è evidente che si trova più a suo agio con Xi Jinping, Vladimir Putin o Narendra Modi che con Ursula von der Leyen o con la povera Giorgia Meloni. C’è quindi l’idea della grande potenza che privilegia il rapporto con altre potenze che, se non sono alla pari, quantomeno contano a livello internazionale. Allo stesso tempo, però, vediamo come tutta una serie di rappresentazioni, dall’Ucraina proxy degli Stati Uniti alla Russia proxy della Cina, siano saltate fin da subito, anche se soprattutto in Italia si fatica a riconoscerlo. Se l’Ucraina fosse un proxy di Washington, oggi staremmo discutendo di chi è pronto a sedersi al tavolo con Mosca. E se la Russia fosse un proxy della Cina, o fosse sensibile al fascino di Trump, che per anni ci è stato descritto come una sorta di emanazione del Cremlino alla Casa Bianca, non si capirebbe perché non accetti un’offerta forse poco generosa sul piano economico ma importante su quello politico. Quest’anno le sanzioni sono state allentate per ben due volte, in primavera con l’attacco all’Iran e ora con l’accordo con Trump. Eppure Mosca non arretra di un millimetro e continua a ritenere che la guerra debba andare avanti.

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Meloni presidia la scena. A sinistra? Potrebbe svoltare Calabresi. Parla Piepoli

Tutto tranquillo. Allineati e coperti: incassato il risultato della legge elettorale il governo prosegue senza scossoni. Nella fotografia scattata da Nicola Piepoli, fondatore di Piepoli Sondaggi, la politica italiana sembra procedere senza grossi traumi: la maggioranza conserva la propria solidità, Giorgia Meloni presidia il centro della scena e il centrosinistra continua a cercare una sintesi che, almeno per ora, resta soprattutto formale. È questa la prima impressione del sondaggista, che legge nel voto sulla legge elettorale un passaggio capace di rafforzare la percezione di continuità dell’esecutivo. Come se, sul piano politico, non fosse successo nulla di particolarmente rilevante. La premier, del resto, sa come trasformare la presenza in consenso. Lo ha dimostrato anche all’assemblea di Assolombarda, dove ha raccolto applausi e si è mossa con la sicurezza di chi sente di avere il controllo della scena. Sul fronte opposto, invece, Giuseppe Conte ed Elly Schlein devono fare i conti con rivalità che rischiano di indebolire qualsiasi tentativo di costruire un’alternativa. In mezzo c’è Roberto Vannacci, che ha sottratto consensi al centrodestra ma, secondo Piepoli, difficilmente potrà trasformare la propria presenza in un fenomeno politico paragonabile agli esordi del Movimento 5 Stelle. Anche perché l’elettore, oggi, sembra più interessato a difendere ciò che possiede che a inseguire nuove avventure. Eppure, tra gli equilibri ancora da definire, c’è una variabile che potrebbe sorprendere: Milano, dove Mario Calabresi potrebbe offrire al centrosinistra un’occasione inattesa.

Piepoli, partiamo dalla legge elettorale. L’impressione è che il governo consideri il passaggio parlamentare una conferma della propria forza. È così?

L’impressione è proprio questa: il governo pensa che non sia accaduto nulla, se non la normale amministrazione, che anzi lo ha rafforzato con l’approvazione della legge elettorale. C’è una rappresentazione di continuità, di un sistema che tiene e che non sembra attraversato da particolari scosse. Naturalmente, la situazione mondiale è un’altra cosa e presenta complessità evidenti. Ma nell’immagine che l’Italia offre di sé, al momento, sembra essere tutto in ordine.

Anche la recente uscita di Giorgia Meloni all’assemblea di Assolombarda ha restituito l’immagine di una premier in pieno controllo della scena. Lei che ha assistito direttamente, che impressione ha avuto?

Meloni ha fatto un bello show. Si è presentata come la padrona dell’Italia e, in quel contesto, aveva le condizioni per farlo. Era a proprio agio, ha raccolto applausi quasi in continuazione. È una grande comunicatrice, sa occupare lo spazio e trasmettere un senso di leadership. Questo, in politica, è un vantaggio competitivo considerevole.

Dunque il centrodestra è in salute?

Nel complesso sì. C’è una perdita di voti, in parte drenati da Vannacci, ma non vedo al momento le condizioni perché questo fenomeno possa crescere ulteriormente. La sua forza appare oscillante verso il basso. Potrebbe restare un partito laterale, capace di conservare uno spazio, ma senza diventare il protagonista di una nuova stagione politica.

Perché esclude che Vannacci possa replicare l’effetto dirompente del Movimento 5 Stelle agli esordi?

Perché manca l’elemento dell’incognito. Quando Beppe Grillo lanciò il Movimento 5 Stelle, c’era qualcosa di radicalmente nuovo, una proposta che intercettava una domanda politica ancora in larga parte inespressa. Oggi quell’effetto non c’è. Vannacci è già riconoscibile e non rappresenta una sorpresa per l’opinione pubblica. Inoltre, il clima sociale è cambiato.

In che senso?

La mentalità generale è difensiva. Le persone sono preoccupate dall’inflazione, dal valore dei propri beni, dalla necessità di proteggere ciò che hanno. In un’atmosfera di questo genere, chi propone una postura offensiva fatica a fare strada. L’elettore, in questa fase, sembra più interessato alla sicurezza delle proprie condizioni che alla prospettiva di una rottura.

Passiamo al centrosinistra. Il tentativo di costruire un’alternativa al governo procede tra incontri, aperture e discussioni sul programma. Quanto può essere competitivo?

Il centrosinistra sta cercando di unirsi con una certa esasperazione. Ma anche se dovesse riuscirci formalmente, qualche voto potrebbe comunque scappare. L’unità politica non produce automaticamente unità elettorale. E poi c’è una questione più generale: a sinistra è difficile fare previsioni perché tutti sembrano avere una storia passata, ma non ancora una storia futura.

È un giudizio che investe direttamente Elly Schlein e Giuseppe Conte?

Certamente. Se vogliono essere competitivi devono uscire dall’invidia reciproca. La competizione tra loro rischia di diventare un ostacolo alla costruzione di un’alternativa credibile. Il problema non è soltanto trovare un accordo, ma superare la rivalità per stabilire chi debba guidare il campo progressista. Finché questa questione rimarrà irrisolta, il centrodestra continuerà ad avere un vantaggio.

La presenza di una leadership riconoscibile come quella di Meloni rende ancora più evidente il problema?

Sì. A destra c’è un cervello pensante, Giorgia Meloni, che riesce a dare una direzione alla coalizione. A sinistra, invece, la ricerca di una sintesi rischia di trasformarsi in una competizione permanente. Per essere competitivi non basta avere i numeri: bisogna riuscire a trasformarli in una proposta politica riconoscibile.

Lei ha evocato la possibilità che Calabresi rappresenti una sorpresa a Milano. Perché proprio lì?

Potrebbe essere una buona sorpresa per il centrosinistra. È una variabile da considerare, perché potrebbe contribuire a modificare gli equilibri e, forse, aiutare anche a superare alcune rivalità interne. Non dico che risolverebbe automaticamente il problema del rapporto tra Conte e Schlein, ma potrebbe introdurre un elemento nuovo in una discussione che rischia di restare prigioniera dei suoi protagonisti abituali.

Resta il tema del centrodestra e della sua capacità di tenere insieme sensibilità differenti. L’accordo elettorale della coalizione è scontato?

Non lo si può dire oggi. Dipenderà anche da come andranno i sondaggi e da quale sarà la convenienza dei diversi partecipanti. La tipologia delle forze in campo rende la questione tutt’altro che automatica. Le alleanze si costruiscono anche sulla base dei rapporti di forza e delle prospettive di ciascuno.

Se dovesse indicare, in definitiva, il principale vantaggio del centrodestra e il limite più evidente del centrosinistra, quale sarebbe?

Il centrodestra dispone di una leadership forte e riconoscibile, capace di comunicare e di mantenere una direzione. Il centrosinistra, invece, deve ancora trovare una prospettiva comune. C’è una frase di Andreotti che rimane immortale: il potere logora chi non ce l’ha. È una battuta, ma contiene anche un’indicazione politica: stare all’opposizione non basta per diventare un’alternativa. Bisogna dimostrare di sapere dove si vuole andare.

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Stop all’Ets e acquisti di energia centralizzati. La via europea per sopravvivere a Hormuz secondo Sommella

ROBERTO SOMMELLA GIORNALISTA

Quando si vive in uno spazio comune, è facile prendersi un raffreddore. E qualcuno, in Europa, il raffreddore ce l’ha: la Francia, un tempo invincibile e dispensatrice di buone politiche insieme alla Germania, oggi decisamente malconcia. Viene da chiedersi, dunque, se l’Italia alle prese con l’ultima manovra del governo Meloni e travolta, come del resto un po’ tutti nel Vecchio continente, rischi di beccarsi qualche bacillo. Formiche.net lo ha chiesto a Roberto Sommella, giornalista, saggista e direttore di MF-Milano Finanza. “L’incendio francese per ora è in piazza”, spiega Sommella, “per le proteste degli studenti. Sui mercati è cresciuto però il rischio Parigi che ci deve far ricordare una cosa: quando sei nell’euro nessuno è immune dal contagio e la crescita dello spread e degli interessi sul debito francese lo dimostra. Noi italiani dovremmo stare al riparo da questo virus, a patto di tagliare il debito e abbassare le tasse per la crescita”.

Eppure, se non si ha proprio la memoria corta, ci si dovrebbe ricordare di quanto l’Italia sia stata massacrata da Bruxelles solo per l’aver sforato il deficit di qualche decimale. Mentre invece Parigi, che oggi viaggia abbondantemente sopra il 5%, è sempre stata trattata con un occhio di riguardo. Ed è lo stesso Sommella a spiegare questo paradosso. “È così, per un motivo molto semplice, le regole sul deficit al 3% le hanno fatte i francesi con la complicità dei tedeschi”. Fin qui il capitolo mercato.

L’altro focolaio è l’energia. Chi importa petrolio e gas, come l’Italia, oltre a rischiare di rimanere a secco di materia prima, sta sperimentando pericolosi aumenti in bolletta. E allora, che fare? “Lo shock energetico che va dall’Ucraina a Hormuz ha solo una possibile risposta che è quella europea: meno tasse sulle emissioni inquinanti, meno Ets, più acquisti centrali di energia ma a condizioni di mercato”, spiega Sommella, facendo sua la proposta dello stesso governo Meloni per un azzeramento, o qualcosa di molto simile, del meccanismo Ets che tassa il carbone.

La discussione si chiude poi sulla necessità per l’Europa di rimanere al passo di Cina e Stati Uniti, investendo decine di miliardi in tecnologia, transizione e Intelligenza Artificiale. In una parola, competitività. Ma come fare a generare quei denari utili alla causa? “Rilanciando l’industria europea. Con il New Green Deal abbiamo fatto regole con cui si vendono in Europa auto cinesi e non europee, ditemi se ha un senso”. E sulla manovra, dalla coperta ancora corta, nulla di nuovo sotto il sole. “Finché avremo 3 mila miliardi di debito e cento miliardi l’anno di evasione fiscale non avremo alternative, con nessun governo di qualsiasi colore politico”.

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Se Trump sgancia gli Usa dalla sicurezza europea. Il monito di Camporini

Degli Stati Uniti bisogna fidarsi, ma con prudenza. Ne è convinto il generale Vincenzo Camporini, alla luce delle parole di Trump su Zelensky, dell’accordo sul diesel Casa Bianca-Mosca e dell’attacco all’Arabia Saudita portato dagli Houthi. “Se qualcuno mi chiedesse di scommettere sulla validità dell’articolo cinque, non rischierei i miei quattrini”, dice a proposito della Nato.

Trump ha accusato Zelensky di non voler raggiungere un accordo per porre fine alla guerra e di creare problemi al mondo con gli attacchi alle raffinerie russe suggerendo a Kiev di trovare un nuovo leader in grado di raggiungerlo. Queste parole come cambiano lo scenario nell’immediato e soprattutto in un eventuale ormai difficile tavolo diplomatico?

Diciamo che è un distacco ormai formale della politica estera americana da quello che accade in Europa e in Ucraina, quindi dobbiamo prendere atto che a questo punto l’interesse di Trump per la politica europea e per la sicurezza in Europa non è più rilevante. C’è un fatto che io credo sia abbastanza significativo, ovvero le imminenti elezioni di midterm che secondo me stanno scatenando il panico alla Casa Bianca.

In che senso?

Indubbiamente i risultati che si possono prevedere sono molto negativi per i repubblicani e a questo punto bisogna incolpare qualcuno di quello che dispiace all’elettorato americano, come l’aumento del costo dei carburanti. Per cui l’ideale è scaricare la colpa non su chi ha creato il conflitto con l’Iran, ma su chi neutralizza le capacità di raffinazione da parte russa che, come tutto il mondo sa, non essere assolutamente determinante per questo aspetto, ma che lui può far passare come la causa di tutti i mali. Quindi a questo punto lascia Ucraina ed Europa al loro destino.

Per quanto tempo ancora la Nato potrà far finta di nulla?

Abbiamo qualche motivo di seria preoccupazione. C’è in generale una volontà di salvaguardare il principio della solidarietà transatlantica: io stesso faccio parte di un gruppo di lavoro con altri colleghi di altri Paesi per cercare di trovare il modo di attenuare l’attuale situazione. Ma è chiaro che in questo momento se qualcuno mi chiedesse di scommettere sulla validità dell’articolo cinque, non rischierei i miei quattrini.

L’accordo sul diesel tra Trump e Putin che scenari apre anche in seno all’Europa?

Premetto che l’accordo dal punto di vista quantitativo è irrisorio, visto che stiamo parlando del fabbisogno di un paio di giorni del mercato americano quindi nulla che possa significativamente influire sul prezzo del gasolio. Ma dal punto di vista dello scenario europeo, è chiaro che ci sarà qualcuno che avrà la tentazione di usarlo: purtroppo vi sono ambienti che apertamente nutrono simpatie per la posizione di Mosca e che cercheranno di sollecitare un allineamento con il governo americano. In alcuni Paesi questo non ha nessuna possibilità di riuscire ma in altri, come l’Italia, temo di sì perché è particolarmente permeabile alla propaganda di Mosca e certamente qualche voce si leverà in tal senso.

In generale oggi l’Europa è autosufficiente dal punto di vista della difesa?

No, oggi l’Europa non è autosufficiente per una serie di capacità specifiche e non certo dal punto di vista delle forze perché le forze europee sono abbastanza adeguatamente numerose e con equipaggiamenti di ottima qualità. Ma ci sono alcune capacità nel campo delle intelligence, della sorveglianza del territorio, delle comunicazioni, della trasmissione dati, della sorveglianza satellitare e della difesa antimissile che oggettivamente gli europei non hanno mai sviluppato. Se vorranno essere autonomi e avere voce in capitolo sulla scena internazionale dovranno sviluppare nell’immediato futuro, anche se sono cose che non si costruiscono dall’oggi al domani ma richiedono anni.

Secondo la sua opinione l’attacco degli Houthi all’Arabia Saudita ci dice anche che l’ombrello americano non è così esteso come immaginavamo?

Mah, è un ombrello molto randomico, nel senso che gli Stati Uniti hanno un accordo di collaborazione militare con l’Arabia Saudita. Evidentemente la cosa è considerata irrilevante dal punto di vista dell’azione quindi l’attacco è un’ulteriore dimostrazione che degli Stati Uniti bisogna fidarsi ma con molta prudenza.

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Casini chiude un’epoca. Ecco cosa mancherà alla politica secondo Cesa

Ci sono addii che assomigliano più a un passaggio di testimone che a una resa. Dopo quasi 45 anni trascorsi in Parlamento, Pier Ferdinando Casini ha deciso di non ricandidarsi, chiudendo una stagione politica che attraversa la Prima Repubblica, la fine della Democrazia cristiana, il bipolarismo e le trasformazioni più recenti del sistema politico italiano. Una scelta maturata con serenità, senza strappi né retroscena particolari, ma che inevitabilmente riapre una domanda: che cosa perde la politica italiana quando esce di scena uno dei suoi protagonisti più longevi? Per Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc e amico di Casini fin dagli anni della Democrazia cristiana giovanile, il Parlamento perde un pezzo da novanta. Ma il congedo dalle Camere non significa necessariamente la parola fine. Anche perché, osserva Cesa, il prestigio istituzionale dell’ex presidente della Camera lascia ancora aperti scenari importanti. Compreso, un domani, quello del Quirinale.

Lorenzo Cesa, Casini ha annunciato che non si ricandiderà in Parlamento dopo 44 anni. Quando ha maturato questa decisione?

Ne avevamo parlato qualche tempo fa. Poi, due domeniche fa, mi ha telefonato e abbiamo avuto una lunga conversazione. L’ho trovato molto tranquillo e sereno. È una scelta che ha maturato con grande consapevolezza, dopo una vita trascorsa nelle istituzioni. Il prossimo anno saranno 45 anni di attività parlamentare: se si vive questo impegno con la serietà e il senso di responsabilità con cui lo ha vissuto Pier Ferdinando, è inevitabile che, a un certo punto, si senta anche il peso di un percorso così lungo.

C’è anche una ragione politica? Il Parlamento di oggi è molto diverso da quello in cui Casini ha cominciato.

Certamente, il Parlamento è cambiato profondamente rispetto a quello di una volta. Ma non credo che la sua decisione sia riconducibile soltanto a questo. Pier ha attraversato stagioni politiche completamente diverse, ha saputo misurarsi con trasformazioni enormi e compiere scelte difficili nei momenti più delicati. Lo ha fatto mantenendo una grande coerenza e una notevole linearità. Oggi, semplicemente, sente di poter dedicare il proprio tempo anche ad altro. È una decisione personale, che va rispettata.

Che cosa rappresenta, allora, il suo passo indietro per la politica italiana?

Il Parlamento perde un pezzo da novanta. Casini non è soltanto un parlamentare di lunghissimo corso: è una figura che ha attraversato la storia repubblicana senza smarrire il proprio profilo istituzionale. Ha conosciuto la stagione della Democrazia cristiana, la fine dei partiti tradizionali, la nascita del bipolarismo e le successive trasformazioni. In tutti questi passaggi ha dimostrato di saper assumere responsabilità e di non sottrarsi alle decisioni difficili. È un patrimonio di esperienza che non si improvvisa e che, inevitabilmente, mancherà alle istituzioni.

La vostra amicizia nasce proprio negli anni della Dc giovanile. Che cosa ricorda di quel periodo?

Ci siamo conosciuti da ragazzi, durante un’esperienza della Fondazione Adenauer a Berlino. Fanfani nominò Pier vicecommissario del movimento giovanile della Democrazia cristiana e da lì nacque un rapporto che si è trasformato in una grande amicizia. Quando lui arrivò a Roma, il legame si consolidò ulteriormente. Abbiamo condiviso battaglie politiche, momenti difficili e passaggi fondamentali della nostra storia personale. Pier, tra l’altro, è stato il mio testimone di nozze.

Essere democristiani, da giovani, significava anche andare controcorrente?

Soprattutto in certi ambienti. Essere democristiani al liceo, a Bologna, o all’università non era affatto semplice. Noi rappresentavamo l’area più moderata della Dc giovanile e qualcuno avrebbe voluto tenerci ai margini. Insieme ad altri, tra cui Dario Franceschini, conducemmo una battaglia per entrare nel Consiglio nazionale. Fu una stagione di confronto politico autentico, nella quale le differenze si misuravano attraverso le idee e la capacità di costruire una linea. Pier divenne poi vicesegretario nazionale, mentre Marco Follini assunse la presidenza. Erano anni di formazione politica e umana che ci hanno segnato profondamente.

Avete vissuto insieme anche la stagione drammatica del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro. Che cosa vi ha lasciato quell’esperienza?

Fu un momento terribile. Eravamo giovani, ma ci trovammo davanti a una delle crisi più drammatiche della storia della Repubblica. Ricordo ancora quando esponenti comunisti, liberali e repubblicani vennero a portarci la loro solidarietà in via Arenula, dove aveva sede il movimento giovanile della Dc. Al di là delle divisioni politiche, in quelle ore si percepiva la consapevolezza di essere davanti a una ferita che riguardava l’intero Paese. Esperienze come quella ti insegnano che la politica non è soltanto competizione: è anche responsabilità verso le istituzioni e la comunità nazionale.

Casini, nella sua carriera, è arrivato a un passo dal Quirinale. La mancata elezione al Colle resta una pagina aperta?

Pier arrivò vicinissimo al Quirinale, anche se fu lui stesso, in quella circostanza, a fare un passo indietro. Per una partita del genere bisognerà aspettare ancora qualche anno, ma il suo prestigio istituzionale è comprovato. La sua esperienza, il profilo che ha costruito e il rispetto che si è guadagnato nel corso del tempo restano elementi importanti. La decisione di non ricandidarsi in Parlamento non cancella nulla di tutto questo. Non significa che la sua storia pubblica sia necessariamente conclusa.

Dunque il Quirinale potrebbe essere ancora nel suo orizzonte?

Non farei previsioni, perché sarebbe prematuro. Ma non escluderei a priori che il suo nome possa tornare a essere considerato quando si aprirà quella partita. Casini ha dimostrato di possedere le qualità istituzionali necessarie per ricoprire incarichi di altissimo livello. Il punto, naturalmente, sarà capire quali saranno gli equilibri politici e le condizioni del momento. Oggi bisogna rispettare la sua scelta e il percorso personale che lo ha portato a compierla.

C’è anche una dimensione privata in questa decisione: Casini è diventato nonno.

È una fase nuova della vita, che merita di essere vissuta. Dopo decenni trascorsi tra impegni parlamentari, responsabilità politiche e scadenze istituzionali, è comprensibile che una persona voglia dedicare più tempo agli affetti. Ma, conoscendo Pier, so che continuerà a seguire la politica con attenzione. Quando hai vissuto così a lungo le istituzioni, non smetti semplicemente di interessartene. Cambia il modo di esserci, non necessariamente il legame con la vita pubblica.

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Green deal e allanze, in Ue a dare le carte sarà ancora il Ppe. Le previsioni di Cattaneo

Sta cambiando rapidamente il quadro: politico interno, internazionale, economico. Per questa ragione Manfred Weber ha riunito in queste ore il Ppe a Taormina per fare il punto della situazione, tra progetti da implementare (green, energia, difesa) e obiettivi (come la prossima commissione europea e le elezioni in Francia e Spagna). Non a caso al meeting siciliano sono presenti anche Ursula von der Leyen e Roberta Metsola. Formiche.net ne ha parlato con il deputato di Forza Italia Alessandro Cattaneo, reduce dalla tre giorni di lavoro a Milano promossa da Antonio Tajani.

ALESSANDRO CATTANEO

In vista del vertice di Taormina, ma soprattutto del 2029 come nuovo orizzonte per la Commissione europea di domani, quali sono le strategie del Ppe alla luce del mutevole scenario politico e geopolitico?

Il Ppe si candida autorevolmente, non da oggi, ad essere il baricentro concreto e pragmatico che tuteli i valori europei, rappresenti il ceto medio e quello produttivo, tenendo insieme la coesione europea all’interno di tutta la nostra area. Dico pragmatismo e concretezza perché, nelle ultime legislature europee, si è dovuta fare una mediazione continua con le altre forze, soprattutto socialiste e non di rado le posizioni sono state molto distanti, penso soprattutto all’epoca di Timmermans. Grazie al Ppe però sono state edulcorate, a mio avviso molto in meglio, alcune politiche. C’è ancora tanto da fare, però, penso a un ambientalismo che non abbia una visione fanatica ma che sia pragmatico e in cui le aziende siano alleate per trovare le soluzioni. Penso anche a interpretare i valori europei nella maniera più moderna e migliore possibile: insomma, sta a noi fare tutto ciò.

A proposito di ambientalismo, la data del 2034 verrà spostata in avanti? Quale l’idea del Ppe su questo elemento che sta portando tante preoccupazioni, soprattutto alle aziende dell’automotive?

Io credo che soprattutto sui temi dell’ambiente, la sinistra ha rischiato di farci deragliare secondo una visione che ha mortificato e mette ancor oggi in pericolo molte aziende che invece determinano il progresso della nostra Europea: questo va assolutamente modificato. Noi vogliamo che le tematiche ambientali siano al centro perché tutti sappiamo che il cambiamento climatico è una realtà e dobbiamo quindi ridurre le emissioni di CO2. Questo, ça va sans dire, è assolutamente il tema ed è una priorità anche per il Ppe. Però tutto ciò si si può perseguire sempre consapevoli che l’area europea emette circa il 7% degli inquinanti del mondo. Quindi noi dobbiamo fare la nostra parte ma, ahimè, non siamo determinanti.

Come procedere?

Dobbiamo insieme alle aziende lavorare sull’innovazione del prodotto e su cicli industriali che sappiano risparmiare energia utilizzarne di più verde. È un percorso che assolutamente stiamo facendo però dialogando con le imprese e coi lavoratori si vede che gli obiettivi sono troppo ambiziosi: io sono un ingegnere e so che in queste sfide di innovazione si possono avere accelerazioni o viceversa bisogna avere più pazienza per raggiungere certi obiettivi. Ma insomma l’area europea sta percorrendo tutto questo tragitto di evoluzione. Pensiamo al grande sviluppo delle rinnovabili: dobbiamo andare avanti ma aggiornare passo passo, senza fanatismi e soprattutto tutelando il nostro sistema industriale e difenderci dai grandi competitor come la Cina.

Un esempio di cooperazione positiva?

Il nuovo Regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi, l’esempio del packaging, dimostra che è stato fatto un grande lavoro anche da Forza Italia: significa che con applicazione e metodo siamo riusciti a modificare una legge che avrebbe condannato a morte una filiera italiana di grande valore.

La prossima sfida?

Le case green. La casa è storica priorità di Forza Italia: il parco case italiano ha delle specificità che gli altri Paesi non hanno. C’è una piccola proprietà molto più diffusa, quindi serve una difesa di una logica rispettosa dell’ambiente ma anche che in qualche modo possa incentivare un approccio non punitivo. Infatti stiamo pensando ai fondi messi a disposizione sul comparto energia che ci permetteranno di sforare di circa 7 miliardi di euro nella prossima manovra al fine di indirizzarli sul tema casa magari, con una nuova stagione più sostenibile ed equilibrata sugli ecobonus in edilizia.

Gli ultimi sondaggi dicono che se si votasse oggi sia in Spagna che in Francia, il centrodestra vincerebbe a mani basse. Il prossimo anno si voterà anche in Italia. Sta cambiando la cartina politica dei Paesi membri? E quale il ruolo del Ppe?

Ogni nazione ha dei suoi percorsi, uno diverso dall’altro. Noi come Forza Italia rivendichiamo la nascita del centrodestra ad opera di Berlusconi che ebbe tale intuizione nel 1994, inserendo il bipolarismo in Italia che non c’era. Da allora questa alleanza funziona perché non è un cartello elettorale, ma una squadra con identità simili che riescono a trovare una sintesi, anche alla luce della cultura di governo dei singoli partiti. Noi abbiamo anche provato nelle ultime elezioni europee ad allargare questa esperienza all’Europa: la Germania invece ha un altro tipo di esperienza con un baricentro al centro, però lì si sta consumando proprio in questi mesi la crisi di quell’impostazione. Io penso che possa essere invece un assetto capace di prendere sempre più il sopravvento. Ma in Italia abbiamo già provato i populismi a Palazzo Chigi con il Movimento Cinque Stelle. E gli italiani hanno visto che con quei populisti al governo i problemi non si risolvono ma si aggravano. E che sono delle illusioni quelle che vengono declamate in campagna elettorale rispetto poi a una incapacità di governare, con anche una logica dissennata sui conti pubblici: un’assistenza che diventa assistenzialismo, una visione di Paese che è populista ma direi anche qualunquista. Ed è quanto di più lontano dall’idea di PPe, di Forza Italia e del centrodestra.

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Nino Galloni: Stato note e lavoro

Federico Caffè insegnava che l’economia deve servire il lavoro, non la rendita; che la piena occupazione è un dovere dello Stato; che la finanza lasciata a sé stessa diventa un potere senza volto. Quarant’anni dopo, quelle idee tornano d’attualità. 🌍 Nello stretto di Hormuz si torna a colpire le navi e il Brent risale oltre i 100 dollari. 🔥 L’inflazione italiana sale al 4,2 per cento, trascinata da un’energia rincarata del 22 per cento. 🏦 La BCE alza i tassi e il decennale italiano tocca i rendimenti più alti del 2026. 🇪🇺 Bruxelles prepara il pacchetto di sanzioni più ampio dall’inizio della guerra e finanzia Kiev con nuovo debito comune. Chi paga il conto? Famiglie e imprese. Eppure gli italiani possiedono oltre 6.400 miliardi di ricchezza finanziaria, e il manifatturiero italiano torna a crescere. L’Italia potrebbe fare molto di più, partendo dallo stampare statonote e finanziare progetti risolutivi nella Sanità, nell’istruzione e nelle piccole e medie imprese di questo paese. Niente slogan: soluzioni praticabili, con i loro limiti. Ne parliamo con Nino Galloni, economista post-keynesiano, collaboratore di Federico Caffè, già funzionario del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica e direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura di Jeff Hoffman Affrontiamo insieme: 📖 Le idee di Federico Caffè e perché oggi fanno paura 💶 Le statonote: come funzionerebbero davvero e chi si opporrebbe 🧾 Moneta fiscale, crediti d’imposta e debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese 🏭 La rinascita delle piccole e medie imprese italiane: credito, energia, filiere 🐷 I risparmi degli italiani: come tenerli in Italia prima che li drenino i grandi fondi ⚔ Sanzioni, guerre e Hormuz: quanto costano all’economia reale 🇮🇹 Quali margini di sovranità restano davvero all’Italia ▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI CON NINO GALLONI Statonote e spazi di sovranità    • Statonote e spazi di sovranità   Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese?    • Nino Galloni: crisi energetica, che ne sar…      • 🔴 NINO GALLONI: LA FINE DEL SISTEMA INFINI…   📚 I LIBRI DI NINO GALLONI ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008 ▫La Sicilia protagonista della rivoluzione sovranista costituzionale, Edizioni Arianna 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. #NinoGalloni #FedericoCaffè #Statonote #MonetaFiscale #SovranitàMonetaria #Risparmio #PMI #PiccoleMedieImprese #MadeInItaly #Inflazione #BCE #Spread #Sanzioni #Hormuz #CrisiEnergetica #Italia #CasadelSoleTV #Multipolarismo 📖💶🏭🐷🇮🇹

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Realtà su ordinazione

🧠 Sabato siamo partiti dal volo Flydubai e dall’«11 settembre sventato» evocato da Netanyahu: come si costruisce un racconto prima dei fatti. Stasera scendiamo un livello più in profondità: perché la nostra mente accetta anche ciò che non è vero, e che cosa accade quando la storia viene riscritta dal potere mentre accade. Ne parliamo con con Stefano Re, criminologo, saggista ed esperto di metacomunicazione, autore di «Mindfucking», e con Roberto Quaglia, scrittore e saggista, autore de «Il mito dell’11 settembre» e de «Il fondamentalismo hollywoodista». Affrontiamo insieme: ✈ Il volo Flydubai una settimana dopo: che cosa resta del racconto quando le conferme non arrivano 🔁 Ripetere per convincere: l’effetto verità illusoria 🧩 Perché le smentite non cancellano la prima versione ⚖ Dissonanza cognitiva: quando i fatti contraddicono ciò in cui crediamo 👥 Credere per appartenere: conformismo e spirale del silenzio 📜 La storia riscritta: Il popolo palestinese che «non esiste» 🕊 Il paradosso della memoria distorta 🛡 Come difendersi, anche dalle contro-narrazioni 📚 I LIBRI DEGLI OSPITI Stefano Re LaScienzah. Quando la scienza si trasforma in fanatismo religioso, Arianna Editrice, 2025 Mindfucking. Dai manuali segreti della CIA al marketing, le tecniche di condizionamento mentale, Arianna Editrice, 2024 (edizione ampliata) Roberto Quaglia Guerra e pace e zombi. Democrazia totalitaria contro mondo multipolare, Youcanprint, 2025 Hollywoodism. The Invisible Ideology, Youcanprint, 2025 Il fondamentalismo hollywoodista. Viaggio in Iran alla scoperta dell’invisibile ideologia dell’Occidente, Youcanprint, 2020 Il mito dell’11 settembre. I versetti satanici della democrazia occidentale, Youcanprint, 2020 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleT… 💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) ▶ LA PRIMA PUNTATA Re e Quaglia: il volo Flydubai e l’11 settembre https://www.youtube.com/watch?v=SzUsh… ▶ PRECEDENTI CONVERSAZIONI Stefano Re: giornalismo, metacomunicazione e percezione della realtà https://casadelsole.tv/stefano-re-gio… Stefano Re, Federico Greco: codice Epstein, dal metalinguaggio all’analfabetismo indotto https://casadelsole.tv/stefano-re-fed… 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. #StefanoRe #RobertoQuaglia #Propaganda #Narrazioni #GuerraCognitiva #Flydubai #11Settembre #Netanyahu #Gaza #Palestina #Sionismo #Antisionismo #NetureiKarta #Satmar #Metacomunicazione #Psicologia #Disinformazione #CasaDelSoleTV #Multipolarismo 🧠📜🕊✡📡
 
 
 
 
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Margherita Furlan. Il prezzo della decadenza. Guarda la puntata intera: https://www.youtube.com/live/ouQzao-1gSU 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole TV non ha editori forti né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. Se credi nel valore di un’informazione che non tace, aiutaci a continuare. 💳 Dona tramite bonifico bancario: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: LA CASA DEL SOLE EDIZIONI Causale: Donazione Casa del Sole TV 🅿 Dona tramite PayPal: paypal.me/casadelsoletv ⏰Sostegno ricorrente: casadelsole.tv/sostienici Anche un piccolo contributo fa la differenza. Grazie di cuore! ❤

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🔴 NINO GALLONI: LA FINE DEL SISTEMA INFINITO DELLA CREAZIONE DELLA MONETA

Dal 2008 in poi le banche centrali hanno inondato il mondo di liquidità: salvataggi bancari, acquisti di titoli, debito pubblico finanziato a tassi vicini allo zero. Oggi lo scenario si rovescia. L’inflazione italiana sale al 4,2 per cento, trascinata da un’energia che costa il 22 per cento in più di un anno fa. Il gasolio supera i 2,30 euro al litro, il petrolio oscilla attorno ai 100 dollari sotto il peso della crisi di Hormuz, e la BCE risponde alzando i tassi per la seconda volta quest’anno. Mentre l’Occidente stringe il credito, i BRICS e il Sud globale accumulano oro e costruiscono canali di pagamento che aggirano il dollaro. Fino a quando potrà reggere un sistema fondato sulla creazione illimitata di moneta? E chi pagherà il conto quando la macchina si fermerà? Dalla politica monetaria ai ricordi di chi ha visto da dentro lo smantellamento della programmazione economica italiana. Ne parliamo con Nino Galloni, economista post-keynesiano, collaboratore di Federico Caffè, già funzionario del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica e direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura di Jeff Hoffman Affrontiamo insieme: 🖨 Banche centrali e creazione di moneta: quanto può durare ancora? 🏦 La BCE alza i tassi contro un’inflazione da energia: medicina giusta o errore? ⛽ Carburanti, bollette e inflazione: chi incassa mentre noi paghiamo 💵 Dollaro, oro e debito americano: il tramonto di una valuta di riserva 🌍 BRICS e Sud globale: l’architettura del mondo multipolare 📚 Federico Caffè, il maestro scomparso, e il prezzo della coerenza 🏛 La chiusura del Ministero del Bilancio: quando l’Italia ha smesso di programmare 📜 La Carta di Roma, le tesi del 2008 e il confronto con Washington 🇮🇹🇪🇺 Italia ed Europa: esiste una via d’uscita dalla subalternità? 📚 I LIBRI DI NINO GALLONI ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008 ▫La Sicilia protagonista della rivoluzione sovranista costituzionale, Edizioni Arianna ▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese?    • Nino Galloni: crisi energetica, che ne sar…   Statonote e spazi di sovranità    • Statonote e spazi di sovranità   Dedollarizzazione controllata    • 🚨NINO GALLONI DEDOLLARIZZAZIONE CONTROLLATA   🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. #NinoGalloni #FedericoCaffè #BancheCentrali #BCE #Inflazione #SovranitàMonetaria #Dollaro #Dedollarizzazione #Oro #BRICS #SudGlobale #CrisiEnergetica #Carburanti #MinisteroDelBilancio #Italia #Europa #CasadelSoleTV #JeffHoffman #MargheritaFurlan #Multipolarismo

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Chi scrive il copione?

✈ Un volo da Dubai a Tel Aviv, una colluttazione in cabina, un atterraggio d’emergenza in Arabia Saudita. Il movente è ancora ignoto, ma la cornice è arrivata subito: attacco jihadista, nuovo 11 settembre sventato, eroi a bordo. Come si costruisce un racconto prima dei fatti, e a chi serve? “Gli USA giurano di sconfiggere chiunque sia il nemico contro cui siamo in guerra”, titolò la rivista satirica The Onion all’indomani dell’11 settembre. L’attacco al giornalismo fu senza precedenti. Asfaltate le organizzazioni sindacali, rovesciate come calzini le associazioni di giornalisti. Ne parliamo con Stefano Re, criminologo, saggista ed esperto di metacomunicazione, e con Roberto Quaglia, scrittore di fantascienza e saggista. Due sguardi complementari: chi studia come un messaggio comunica il modo in cui deve essere letto, e chi da venticinque anni smonta i miti fondativi della propaganda occidentale. Affrontiamo insieme: 🧠 Metacomunicazione dell’emergenza: parole, immagini e tempi con cui si fissa una cornice 🗓 L’11 settembre come unità di misura di ogni minaccia, venticinque anni dopo 🎬 Il dirottamento come genere cinematografico: eroi, cattivi e lieto fine già scritti 🚩 Falsa bandiera: i casi documentati della storia e il confine con il sospetto automatico 🖼 Realtà ritoccata: fotografie ufficiali, video virali, immagini sintetiche 🕵 Profilo criminologico: attentato pianificato, gesto suicida o ancora nessuna delle due cose 🌍 Lo stesso volo raccontato da Tel Aviv e dai media arabi 📚 I LIBRI DEGLI OSPITI Stefano Re LaScienzah. Quando la scienza si trasforma in fanatismo religioso, Arianna Editrice, 2025 Mindfucking. Dai manuali segreti della CIA al marketing, le tecniche di condizionamento mentale, Arianna Editrice, 2024 (edizione ampliata) Roberto Quaglia Guerra e pace e zombi. Democrazia totalitaria contro mondo multipolare, Youcanprint, 2025 Hollywoodism. The Invisible Ideology, Youcanprint, 2025 Il fondamentalismo hollywoodista. Viaggio in Iran alla scoperta dell’invisibile ideologia dell’Occidente, Youcanprint, 2020 Il mito dell’11 settembre. I versetti satanici della democrazia occidentale, Youcanprint, 2020 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. #StefanoRe #RobertoQuaglia #Flydubai #11Settembre #FalsaBandiera #FalseFlag #Netanyahu #Metacomunicazione #Propaganda #GuerraCognitiva #Narrazioni #Mindfucking #Hollywoodismo #CasaDelSoleTV #Multipolarismo

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L’America alza il conto

Gasolio a livelli mai visti, petrolio di nuovo oltre i 100 dollari, titoli del Tesoro americano ai massimi dal 2007 e una Fed che torna ad alzare i tassi. Mentre Bruxelles apre al Canada come primo membro associato dell’Unione, Trump minaccia dazi pesantissimi sull’Europa. All’ONU l’Iran fissa le condizioni per riaprire Hormuz, i BRICS rilanciano valute nazionali e riforma del Fondo monetario. E il conto, come sempre, arriva alla pompa e in bolletta. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, già direttore generale al Ministero del Lavoro, da decenni voce critica sulla sovranità monetaria e sulla politica industriale del Paese. Intervista a cura di Jeff Hoffman

Dentro l’intervista:
 La CIA avverte Italia, Francia e Spagna..
 Canada membro associato: emancipazione europea o nuovo recinto atlantico?
🏦 Treasury oltre il 5% e Fed al rialzo: il mondo si stanca del debito americano?
🛢 Hormuz, blocco navale e beni congelati: la finanza come arma di guerra
🌍 BRICS dopo Nuova Delhi: valute nazionali, FMI e divisioni interne
⛽ Gasolio record. Eutanasia dell’Unione europea?
📈 Borse: petrolio e difesa in rialzo, famiglie e imprese in affanno

📚 I LIBRI DELL’OSPITE
▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022
▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022
▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007
▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008
▫La Sicilia protagonista della rivoluzione sovranista costituzionale, Edizioni Arianna

▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI
Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese?
https://www.youtube.com/watch?v=aAItMLLOJpc
Statonote e spazi di sovranità
https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk
Dedollarizzazione controllata
https://www.youtube.com/watch?v=Ql2baUlXNLI

📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN
♟ BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo)

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La transizione può salvarci

Il pieno costa più di 2 euro al litro, le bollette corrono, i salari restano fermi. USA e Israele hanno acceso la miccia. Il petrolio gira intorno ai 110 dollari. In Italia lo sconto sulle accise è diventato un atto di guerra, così lo hanno definito. Intanto lo stretto sul mar Rosso è sotto il controllo del movimento Ansar Allah, alleato di Teheran. Hormuz è sotto il diretto controllo della Repubblica Islamica dell’Iran. I paesi BRICS hanno condannato Washington. Il mondo multipolare non è più una teoria ma un dato di fatto. Esiste una strada che non sia l’ennesima proroga? L’Italia ha ancora margini di manovra, o ha già firmato la propria resa? Ne parliamo con Nino Galloni, economista che da decenni studia moneta, sovranità e politica industriale, già direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura d Jeff Hoffman Dentro l’intervista: 🛢 Hormuz, oleodotti in fiamme e il petrolio che non scende 🧾 Gli appelli di imprese, sindacati e consumatori: chi ha capito il vero nodo 🇪🇺 Il decreto bollette fermato dalle regole europee: quanto conta ancora Roma? ⛽ Calmiere dei prezzi ed extraprofitti: tabù o strumenti legittimi? 💶 Salari agganciati a un indice che ignora l’energia: il conto nascosto 🏦 Moneta fiscale, deroghe, Mes: come si finanzia un’emergenza senza svendersi 🌍 Il vertice BRICS di Nuova Delhi e un’Italia che guarda al Mediterraneo 🔭 L’inverno che ci aspetta e i segnali da non perdere 📚 I LIBRI DELL’OSPITE ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008 ▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese? https://www.youtube.com/watch?v=aAItMLLOJpc Statonote e spazi di sovranità https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk Dedollarizzazione controllata https://www.youtube.com/watch?v=Ql2baUlXNLI 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleTVChannel 💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole TV non ha editori forti né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. Se credi nel valore di un’informazione che non tace, aiutaci a continuare. 💳 Dona tramite bonifico bancario: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: LA CASA DEL SOLE EDIZIONI Causale: Donazione Casa del Sole TV 🅿 Dona tramite PayPal: paypal.me/casadelsoletv ⏰Sostegno ricorrente: casadelsole.tv/sostienici Anche un piccolo contributo fa la differenza. Grazie di cuore! ❤

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La transizione può salvarci

Il pieno costa più di 2 euro al litro, le bollette corrono, i salari restano fermi. USA e Israele hanno acceso la miccia. Il petrolio gira intorno ai 110 dollari. In Italia lo sconto sulle accise è diventato un atto di guerra, così lo hanno definito. Intanto lo stretto sul mar Rosso è sotto il controllo del movimento Ansar Allah, alleato di Teheran. Hormuz è sotto il diretto controllo della Repubblica Islamica dell’Iran. I paesi BRICS hanno condannato Washington. Il mondo multipolare non è più una teoria ma un dato di fatto. Esiste una strada che non sia l’ennesima proroga? L’Italia ha ancora margini di manovra, o ha già firmato la propria resa? Ne parliamo con Nino Galloni, economista che da decenni studia moneta, sovranità e politica industriale, già direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura d Jeff Hoffman Dentro l’intervista:

🛢 Hormuz, oleodotti in fiamme e il petrolio che non scende

🧾 Gli appelli di imprese, sindacati e consumatori: chi ha capito il vero nodo 🇪🇺 Il decreto bollette fermato dalle regole europee: quanto conta ancora Roma?

⛽ Calmiere dei prezzi ed extraprofitti: tabù o strumenti legittimi?

💶 Salari agganciati a un indice che ignora l’energia: il conto nascosto

🏦 Moneta fiscale, deroghe, Mes: come si finanzia un’emergenza senza svendersi

🌍 Il vertice BRICS di Nuova Delhi e un’Italia che guarda al Mediterraneo

🔭 L’inverno che ci aspetta e i segnali da non perdere

📚 I LIBRI DELL’OSPITE ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008

▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese? https://www.youtube.com/watch?v=aAItMLLOJpc Statonote e spazi di sovranità https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk Dedollarizzazione controllata https://www.youtube.com/watch?v=Ql2baUlXNLI

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Come ti fabbricano il consenso

Abbiamo parlato di percezione e di costruzione dell’opinione pubblica, adesso cerchiamo di capire come funziona l’officina dei media, dove insieme alla propaganda viene creata la realtà che devi percepire. Rispondiamo anche alle domande che ci avete lasciato nei commenti alle interviste precedenti. Le trovate lungo tutta la puntata.

🙏 Ne parliamo con Federico Povoleri, regista, documentarista e autore della trilogia Sub Limen e di Enigma Kubrick. Intervista a cura di Jeff Hoffman

🧠 Di cosa parliamo: Atmosfere, narrazioni, scenografie

🤖 Piattaforme, sistemi di raccomandazione, immagini sintetiche: quando fabbricare un video credibile non costa più nulla. L’Italia, dal neorealismo sepolto a Cinecittà affittata: chi riempie i nostri schermi e con quale immaginario.

🛡 E la domanda che ci avete fatto più di tutte: come ci si difende, e come si insegna a un figlio a guardare un film senza esserne guidato Antonio Gramsci scriveva nei Quaderni del carcere che il dominio non si regge soltanto sulla forza: ha bisogno del consenso, e il consenso si coltiva nella cultura. Un secolo dopo quella coltivazione ha un nome commerciale. Si chiama intrattenimento.

📚 LIBRI DELL’OSPITE Enigma Kubrick. Cosa raccontano davvero i suoi film? (Saggi) Sub Limen 3. La Tana del Bianconiglio Sub Limen 2. Alla conquista delle menti. Il lato oscuro di Hollywood, ARPOD / PlaceBook Publishing, 2022. Prefazione di Massimo Mazzucco Sub Limen. La tua vita è un inganno, ARPOD / PlaceBook Publishing

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📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo)

▶ LE PRECEDENTI INTERVISTE A FEDERICO POVOLERI Federico Povoleri: la fabbrica della guerra https://www.youtube.com/watch?v=BKgnnAaHDjM Realtà artificiale nella manifattura del consenso https://www.youtube.com/watch?v=Pw1InYjbfjk

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Nuove tendenze in quel di Hollywood

Quali sono le tecniche con cui il cinema e i media costruiscono il consenso: non le teorie generali, ma gli strumenti concreti del mestiere. Chi decide cosa vediamo, con quale inquadratura, con quale musica sotto, e a chi conviene. Come scriveva Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere, il dominio non si regge soltanto sulla forza: ha bisogno del consenso, e il consenso si coltiva nella cultura. Un secolo dopo, quella coltivazione si chiama intrattenimento. Ne parliamo con Federico Povoleri, scrittore, regista, sceneggiatore. Intervista a cura di Jeff Hoffman Affrontiamo insieme:

? La grammatica tecnica della manipolazione: inquadratura, montaggio, colore, colonna sonora, scelta dei volti

? Gli uffici di collegamento tra apparati militari e grandi studi, e il prezzo pagato in sceneggiatura per ottenere mezzi e basi

? Kubrick e i casi di scuola analizzati in Sub Limen 2

? Narrazioni, piattaforme, algoritmi e video sintetici: la propaganda è smpre più facile, produrre un’immagine falsa non costa quasi nulla.

? LIBRI DELL’OSPITE Sub Limen 3. La Tana del Bianconiglio (2024) Sub Limen 2. Alla conquista delle menti. Il lato oscuro di Hollywood, ARPOD / PlaceBook Publishing, 2022. Prefazione di Massimo Mazzucco Sub Limen. La tua vita è un inganno (2020)

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Domenica 13 tutti a Roma

Domenica festeggiamo il compleanno di Disconnessi, a Roma dalle 10:00 alle 19:00 in Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma. Dodici mesi fa nasceva una testata indipendente che ha scelto di raccontare la transizione digitale dal punto di vista di chi la subisce. Un anno di inchieste, controinformazione e battaglie: dall’euro digitale al riconoscimento facciale, dalle antenne 5G all’intelligenza artificiale che riscrive la storia. Con un impegno dichiarato in prima pagina: articoli scritti da esseri umani, senza intelligenza artificiale.

? A Casa del Sole TV il racconto di questo primo anno e la presentazione della festa di compleanno.

Affrontiamo insieme:
▪ Perché un giornale cartaceo nell’epoca dello schermo
▪ L’euro digitale e l’iniziativa costituzionale per difendere il contante
▪ Sorveglianza urbana, sensori, riconoscimento facciale: la città che ti guarda
▪ Adolescenti, social e salute mentale: quando la rete fa male davvero
▪ Transumanesimo, corpo ibrido e la nuova élite tecno-globalista
▪ Luddismo, disconnessione, diritto alla vita analogica

? LA FESTA DI COMPLEANNO
Domenica 13 settembre 2026, dalle 10:00 alle 19:00
Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma
Tavola rotonda, confronto politico sulla transizione digitale, laboratorio sull’elettrosmog, cabaret, musica dal vivo e taglio della torta.
Ingresso libero a offerta consapevole e disconnessa.
Programma completo: oasisana.com

? LA TESTATA
Giornale online: il 1° e il 15 di ogni mese
Rivista cartacea mensile «De-Tech», in abbonamento e in edicola
shop.disconnessi.info | disconnessi.info

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Domenica 13 tutti a Roma

Domenica festeggiamo il compleanno di Disconnessi, a Roma dalle 10:00 alle 19:00 in Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma. Dodici mesi fa nasceva una testata indipendente che ha scelto di raccontare la transizione digitale dal punto di vista di chi la subisce. Un anno di inchieste, controinformazione e battaglie: dall’euro digitale al riconoscimento facciale, dalle antenne 5G all’intelligenza artificiale che riscrive la storia. Con un impegno dichiarato in prima pagina: articoli scritti da esseri umani, senza intelligenza artificiale.

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Affrontiamo insieme:
▪ Perché un giornale cartaceo nell’epoca dello schermo
▪ L’euro digitale e l’iniziativa costituzionale per difendere il contante
▪ Sorveglianza urbana, sensori, riconoscimento facciale: la città che ti guarda
▪ Adolescenti, social e salute mentale: quando la rete fa male davvero
▪ Transumanesimo, corpo ibrido e la nuova élite tecno-globalista
▪ Luddismo, disconnessione, diritto alla vita analogica

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Domenica 13 settembre 2026, dalle 10:00 alle 19:00
Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma
Tavola rotonda, confronto politico sulla transizione digitale, laboratorio sull’elettrosmog, cabaret, musica dal vivo e taglio della torta.
Ingresso libero a offerta consapevole e disconnessa.
Programma completo: oasisana.com

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🚨NINO GALLONI DEDOLLARIZZAZIONE CONTROLLATA

Quasi una banca centrale su due prevede di aumentare le proprie riserve auree entro dodici mesi e il 74 per cento si attende un dollaro più leggero nelle riserve globali entro cinque anni: sono i dati dell’indagine 2026 del World Gold Council su 76 istituti centrali. Intanto il petrolio resta appeso alle tensioni sullo stretto di Hormuz, il gas europeo torna a pesare sulle bollette italiane e il dibattito pubblico continua a raccontare energia, moneta e debito come vicende separate. Riprendiamo il filo e proviamo a seguire il denaro e l’economia, chi decide il prezzo dell’energia, chi incassa quando noi paghiamo, quale può essere una via d’usita. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, già Direttore Generale del Ministero del Lavoro e voce storica della critica alla sovranità monetaria negata all’Italia. Intervista a cura di Jeff Hoffman

Affrontiamo insieme:
💵 Il logoramento del dollaro come valuta di riserva e la corsa all’oro delle banche centrali
🛢 Speculazione finanziaria e prezzi dell’energia: quanta scarsità è reale e quanta è scommessa
🌍 BRICS, oro e canali di pagamento alternativi: quanto è solida l’architettura multipolare
🔧 Quale alternativa per produrre energia?

📚 I LIBRI DI NINO GALLONI
▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022
▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022
▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007
▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008

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📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN
BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo)

▶ ULTIMA INTERVISTA A NINO GALLONI
Dalla trappola speculativa all’economia reale
https://www.youtube.com/watch?v=3tSYPQxcD_s

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