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“Alcaraz si è infortunato perché voleva copiare Djokovic”: la strana teoria di Stubbs
L’infortunio al polso che ha condizionato Carlos Alcaraz per diversi mesi continua a far discutere. Sulle cause dello stop dello spagnolo sono state avanzate diverse ipotesi, ma tra le spiegazioni emerse ce n’è una che chiama direttamente in causa Novak Djokovic. A sostenerla è Rennae Stubbs, ex tennista australiana ed ex allenatrice di Serena Williams, oggi protagonista di un podcast molto seguito, secondo la quale il tentativo di riprodurre alcuni movimenti del servizio del campione serbo potrebbe aver contribuito ai problemi fisici del numero uno spagnolo. “Ho una mia idea sul problema di Carlos e secondo me non è così semplice come possa apparire in superficie“, ha spiegato Stubbs, introducendo la propria teoria sulle origini del problema.
Il periodo lontano dai campi è stato particolarmente lungo per Alcaraz, costretto a fermarsi per quasi cinque mesi, da Barcellona fino agli US Open. Un’assenza pesante, durante la quale il polso ha rappresentato un ostacolo importante per il suo ritorno alla piena condizione. Secondo Stubbs, alla base dei problemi potrebbe esserci stato un cambiamento tecnico legato proprio al servizio. “Carlos ha provato a servire come fa Djokovic, si è allenato tantissimo per copiarlo e alla fine si è rovinato il polso“, è la spiegazione proposta dall’australiana.
L’ex tennista ritiene che il legame tra i due giocatori possa essere più stretto di quanto si pensi, almeno dal punto di vista tecnico. Alcaraz ha sempre manifestato grande ammirazione per il servizio di Djokovic e, secondo Stubbs, avrebbe cercato di riprodurne alcuni aspetti, arrivando a modificare il proprio movimento. “Le battute di Carlos e Nole sono quasi sovrapponibili, hanno un movimento del corpo molto fluido e bello da vedere ma il problema di Carlos, che ha sempre ammirato molto il servizio del collega, è che a forza di imitarlo, ha finito per infortunarsi”.
Nell’analisi dell’australiana, il punto critico sarebbe rappresentato dagli aggiustamenti introdotti nel movimento del polso durante il servizio. Interventi tecnici che, secondo la sua interpretazione, avrebbero finito per compromettere la funzionalità dell’articolazione e influenzare il rendimento dello spagnolo. “Modificare così il lavoro del polso nel servizio gli ha creato problemi evidenti. Ha utilizzato quel piccolo movimento verso il basso che, sul modello di Novak, gli ha distrutto la mobilità. Penso che questi cambiamenti e questi aggiustamenti abbiano avuto ripercussioni sul suo polso. Credo che continuerà ad avere qualche difficoltà anche in futuro, purtroppo”.
Stubbs aveva già espresso le proprie perplessità in occasione degli US Open, quando Alcaraz aveva disputato il doppio misto insieme a Serena Williams. In quella circostanza, secondo l’ex allenatrice della campionessa statunitense, il servizio dello spagnolo era apparso meno incisivo rispetto al solito, un segnale che avrebbe ricondotto proprio ai problemi fisici accusati nei mesi precedenti. Per Stubbs, dunque, il recupero del servizio rappresenterà uno degli aspetti fondamentali su cui Alcaraz dovrà lavorare per tornare al massimo livello. “Lo avevo già detto agli US Open, quando ha giocato il doppio misto con Serena Williams: il suo servizio non aveva la solita potenza e questo è dovuto proprio al problema che ha al polso. Carlos deve assolutamente migliorare il servizio, per lui sarà cruciale se vorrà mettere sotto pressione Jannik Sinner“, ha concluso Stubbs.
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Maxi-squalifica per Stefan Milicevic: è stato bandito dalle partite di tennis di tutto il mondo
Squalifica esemplare decisa dall’Itia per Stefan Milicevic, responsabile di gravi violazioni delle norme anticorruzione del tennis. Il serbo è stato radiato per 24 anni e sarà costretto a versare a titolo di multa la somma di 70mila dollari. Milicevic a partire dallo scorso 9 ottobre, data di entrata in vigore della sanzione, è da considerarsi completamente escluso da qualsiasi evento legato all’Itia stessa e gli è proibito, da qui fino al 2050, presenziare a eventi organizzati o autorizzati da World Tennis, Wta, Atp, dai tornei dello Slam o da qualsiasi federazione nazionale.
Milicevic, 29 anni, che nell’agosto 2014 aveva raggiunto il suo best ranking in singolare al numero 1338 del mondo, è stato accusato di aver manipolato sei incontri, cinque dei quali disputati in prima persona, e di aver tentato di combinare altri sei match tra il 2022 e il 2024. Nel comunicato si legge: “Al giocatore è stato inoltre contestato di aver reclutato, o tentato di reclutare, diversi professionisti per inserirli in una rete corruttiva attiva nello stesso periodo, contribuendo così alla manipolazione di altri incontri”.
Il 24 settembre 2026, al termine dell’inchiesta, a Milicevic è stata notificata una contestazione per grave violazione del regolamento (Notice of Major Offense). Il giocatore non ha presentato alcuna risposta e, in conformità con le norme e le linee guida sanzionatorie dell’Itia, la sanzione prevista in questi casi è di 24 anni di squalifica e una multa di 70mila dollari. La squalifica è entrata in vigore il 9 ottobre 2026 e terminerà l’8 ottobre 2050.
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“Cahill non sapeva del forfait di Sinner, gliel’hanno detto mentre era in aeroporto. Ora è in attesa di notizie, è frustrante”: così Brad Gilbert
Nessuno sa realmente come stia oggi Jannik Sinner, alle prese con la tendinopatia al ginocchio. Probabilmente nemmeno il suo allenatore Darren Cahill. Almeno stando a quanto dichiarato da Brad Gilbert, allenatore di tennis che nel corso della sua carriera ha seguito anche Andre Agassi e Andy Murray (due seguiti anche da Cahill in passato). Gilbert e Cahill sono molto amici, come anche confermato da Gilbert nel corso del podcast Big T con con Andrea Petkovic. “Ho parlato molto con Darren ultimamente. Mi ha detto che tutto è iniziato quando era in viaggio verso l’aeroporto di Los Angeles per prendere il volo per Cincinnati. Aveva un appuntamento con Jannik, ma all’ultimo minuto ha ricevuto una telefonata che lo informava che l’italiano non avrebbe giocato. Da allora, è in attesa di notizie, e questo è molto frustrante“, ha spiegato Gilbert, sottolineando anche come oggi il tecnico di Sinner – con cui a fine anno potrebbe inoltre esserci una separazione – sia all’oscuro o comunque non ben informato della situazione del numero uno al mondo.
Gilbert, che da tennista ha conquistato 20 tornei ed è stato anche numero 4 del ranking Atp, ha poi parlato in maniera più approfondita delle condizioni di Sinner: “A quanto mi risulta, Jannik sta seguendo i consigli dei medici, che vogliono evitare l’intervento chirurgico. Gli hanno chiesto di prendersi qualche giorno di riposo e poi di riprendere gli allenamenti. Ma il dolore continua a tornare. Alcuni giorni si sente bene, ma alla fine avverte di nuovo fastidio. Io spero che non ci siano troppi cuochi nella sua cucina“, facendo riferimento ai vari specialisti consultati da Sinner in questo periodo.
L’azzurro lavora per evitare l’intervento chirurgico, che lo terrebbe ovviamente fuori per più tempo rispetto a una normale terapia. Strada che però Gilbert non condivide pienamente. Sinner infatti, anche senza intervento, rimarrà fuori almeno cinque mesi. La sua ultima partita è datata 12 luglio: finale di Wimbledon vinta contro Zverev. “Pensate cosa potrebbe succedere se arrivassimo a dicembre, quando dovrà intensificare gli allenamenti per prepararsi agli Australian Open, e il dolore continuasse? In quello scenario, l’intervento chirurgico diventerebbe un’opzione. Si cerca sempre di evitare la chirurgia, ma la verità è che oggi gli interventi al ginocchio sono molto meno invasivi di trent’anni fa”, ha concluso Gilbert.
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Alcaraz fuori a Shanghai, Sinner fermo: Zverev chiuderà l’anno da numero uno
Tassazione montepremi nel tennis internazionale, come si calcolano imposte e ritenute
Il circuito professionistico del tennis rappresenta uno degli ecosistemi sportivi più dinamici e globalizzati del panorama mondiale. Giocatori e giocatrici appartenenti ai circuiti ATP e WTA trascorrono gran parte dell’anno spostandosi da un Paese all’altro per partecipare a tornei di diversa categoria, dai Challenger ai Master 1000, fino ai quattro eventi del Grande Slam. Questa continua mobilità transfrontaliera genera una serie di complessità dal punto di vista giuridico e tributario.
Ogni vittoria di un match o il semplice superamento di un turno all’interno di un tabellone principale comporta il diritto a percepire un compenso economico sotto forma di premio di gara. Tuttavia, il passaggio dall’importo lordo del premio al netto effettivamente incassato dall’atleta è regolato da norme stringenti. La tassazione dei montepremi nel tennis internazionale si fonda su un delicato equilibrio tra le sovranità fiscali dei singoli Paesi, i trattati contro la doppia imposizione e i principi di territorialità sanciti dagli organismi internazionali.
Tennis internazionale e principio della territorialità
La pietra angolare su cui si regge la fiscalità dello sport professionistico internazionale è rappresentata dall’articolo 17 del Modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio. Questa disposizione stabilisce una deroga fondamentale rispetto ai criteri generali previsti per i redditi da lavoro autonomo, dalle professioni libere o dalle attività d’impresa.
In base alla regola generale stabilita dalle convenzioni internazionali, le prestazioni di lavoro autonomo o professionale sono solitamente tassabili esclusivamente nello Stato di residenza del contribuente, a meno che questi non disponga di una stabile organizzazione o di una base fissa nell’altro Stato. L’articolo 17 del Modello OCSE ribalta totalmente questa impostazione per le categorie degli artisti e degli sportivi.
La norma attribuisce prioritariamente allo Stato della fonte – ovvero il Paese sul cui territorio si svolge la manifestazione sportiva – la potestà impositiva sui redditi derivanti dalle prestazioni personali dell’atleta. Di conseguenza, nel momento in cui l’organizzatore di un torneo eroga il premio spettante al tennista, assume la qualifica di sostituto d’imposta ed è tenuto ad applicare una ritenuta alla fonte. Tale ritenuta viene trattenuta direttamente alla fonte e versata all’amministrazione finanziaria locale, consentendo allo Stato ospitante di incassare le imposte sull’attività svolta all’interno dei propri confini territoriali.
L’applicazione dell’articolo 17 prescinde completamente dalla durata della permanenza dello sportivo nel Paese ospitante, dalla sua nazionalità o dalla presenza di contratti a lungo termine. Il solo fatto di scendere in campo e disputare un incontro ufficiale attribuisce allo Stato ospitante la facoltà di tassare il compenso associato a quella specifica prestazione.
Il principio del worldwide taxation e l’articolo 3 del Tuir
Se da un lato lo Stato ospitante applica la ritenuta alla fonte sui premi erogati, dall’altro l’atleta deve fare i conti con la legislazione fiscale del proprio Paese di residenza. Per i tennisti che mantengono la propria residenza fiscale in Italia, la normativa di riferimento sul piano nazionale si rinviene nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir).
L’articolo 3 del Tuir sancisce il principio del worldwide taxation system (tassazione del reddito mondiale). In forza di questo principio, i soggetti residenti fiscalmente nel territorio dello Stato italiano sono tassati su tutti i redditi posseduti, indipendentemente dal luogo in cui tali redditi sono stati prodotti o percepiti.
Un tennista residente in Italia che vince un torneo negli Stati Uniti, in Francia o in Australia deve necessariamente includere l’intero importo lordo del montepremi all’interno della propria dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi Pf). Il reddito di fonte estera deve essere sommato agli eventuali altri redditi percepiti in Italia, concorrendo alla formazione dell’imponibile complessivo soggetto alle aliquote progressive dell’Irpef e alle relative addizionali regionali e comunali.
L’adozione contemporanea del criterio della territorialità da parte dello Stato del torneo e del criterio del reddito mondiale da parte dello Stato di residenza genera una sovrapposizione d’imposta sullo stesso provento. Senza un idoneo meccanismo di compensazione, l’atleta subirebbe un gravoso fenomeno di doppia imposizione fiscale.
Il recupero delle imposte estere
Per evitare che la tassazione dei montepremi nel tennis internazionale penalizzi ingiustamente i contribuenti attraverso la duplicazione dei prelievi fiscali, l’ordinamento italiano mette a disposizione lo strumento del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero, disciplinato dall’articolo 165 del Tuir.
Il legislatore, infatti, ha attribuito al residente italiano la facoltà di detrarre dalle imposte dovute in Italia le ritenute e i tributi già versati a titolo definitivo allo Stato estero in cui è stato vinto il montepremi. Il funzionamento pratico di questo meccanismo richiede una sequenza precisa di passaggi:
- determinazione del reddito lordo. Il tennista dichiara in Italia l’ammontare lordo del montepremi convertito in euro al tasso di cambio ufficiale del giorno di incasso;
- calcolo dell’imposta lorda italiana. Si calcola l’Irpef teoricamente dovuta sul reddito complessivo comprendente anche il montepremi estero;
- imputazione del credito d’imposta. Dall’imposta italiana così calcolata si scomputa l’importo della ritenuta già trattenuta dall’organizzatore del torneo all’estero.
L’applicazione del credito d’imposta presenta tuttavia limiti normativi ben definiti. In primo luogo, la detrazione è ammessa fino a concorrenza della quota d’imposta italiana attribuibile al reddito estero: ciò significa che se l’aliquota applicata all’estero è superiore a quella italiana, l’eccedenza non può essere chiesta a rimborso. In secondo luogo, la detrazione spetta a condizione che le imposte pagate nello Stato estero abbiano il carattere della definitività. Le ritenute applicate a titolo d’acconto o provvisorie richiedono prima la presentazione di una dichiarazione dei redditi locale nello Stato del torneo per determinare l’imposta finale effettivamente dovuta.
Distinzione tra montepremi e sponsorizzazioni
Nel bilancio di un tennista professionista di alto livello, i premi di gara costituiscono spesso solo una porzione del fatturato complessivo, affiancata dai proventi derivanti dai contratti di sponsorizzazione, cessione dei diritti d’immagine e forniture tecniche. La gestione fiscale di tali componenti richiede una rigida distinzione in termini di qualificazione giuridica.
I contratti di sponsorizzazione cosiddetti puri o di natura promozionale globale non sono direttamente collegati alla prestazione sportiva resa in un singolo torneo. In questi casi, la convenzione internazionale non applica l’articolo 17, bensì l’articolo 7 del Modello OCSE, che disciplina la tassazione degli utili d’impresa e dei redditi derivanti dalle attività professionali ordinarie.
L’articolo 7 stabilisce la tassazione esclusiva dei redditi nello Stato di residenza fiscale del contribuente. Pertanto, le somme corrisposte da uno sponsor internazionale a un tennista per l’utilizzo del suo nome o del suo volto nelle campagne pubblicitarie mondiali non possono essere assoggettate a ritenuta alla fonte da parte degli Stati in cui si giocano i singoli tornei, salvo i casi in cui l’accordo contrattuale preveda espressamente la presenza obbligatoria dell’atleta in uno specifico evento locale.
| Tipologia di reddito | Riferimento normativo | Criterio di tassazione |
| Montepremi e premi di gara | Articolo 17 del Modello OCSE | Tassazione prioritaria nello Stato della fonte (luogo del torneo) con ritenuta alla fonte |
| Sponsorizzazioni generali e royalties | Articolo 7 del Modello OCSE | Tassazione esclusiva nello Stato di residenza fiscale dell’atleta |
| Redditi esteri dichiarati in Italia | Articolo 3 del TUIR | Principio del reddito mondiale (worldwide taxation) con obbligo di dichiarazione Irpef |
| Eliminazione doppia imposizione | Articolo 165 del TUIR | Concessione del credito d’imposta per le ritenute pagate all’estero a titolo definitivo |
Adempimenti pratici e conservazione delle certificazioni fiscali
Per beneficiare del credito d’imposta in Italia ed evitare contestazioni durante gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, la gestione documentale del tennista deve seguire standard di accuratezza rigorosi. Il riconoscimento della detrazione ex art. 165 Tuir non è infatti automatico, ma subordinato alla prova documentale dell’effettivo prelievo subito all’estero.
Al termine di ogni torneo, il comitato organizzatore o la federazione ospitante è tenuta a rilasciare al giocatore una certificazione fiscale ufficiale (Tax Certificate o Withholding Statement). Questo documento deve indicare con precisione:
- l’importo lordo del montepremi spettante all’atleta;
- l’ammontare esatto della ritenuta trattenuta e versata all’erario locale;
- il riferimento normativo in base al quale la trattenuta è stata effettuata.
Qualora la ritenuta applicata all’estero sia solo a titolo d’acconto – come avviene ad esempio negli Stati Uniti o nel Regno Unito per determinati scaglioni di reddito -, il tennista è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi nello Stato estero entro i termini stabiliti dalla legislazione locale. Solo una volta ottenuto il prospetto di liquidazione definitiva (Tax Return o Notice of Assessment) sarà possibile determinare l’esatta quota di imposta definitiva scomputabile dall’Irpef in Italia. La corretta tracciabilità dei flussi finanziari e la conservazione tempestiva di tutta la documentazione contabile rappresentano elementi indispensabili per la tutela del patrimonio dell’atleta professionista.
Sinner rinuncia anche a Shanghai, il ginocchio non è guarito. E il web impazzisce
Can Andre Agassi Enjoy Pickleball More Than He Hated Tennis?
“I don’t understand enjoying something without caring about it,” Andre Agassi tells Lizzy Goodman midway through her thoughtful character study. Goodman shadows the former tennis great as he tries to get comfortable in his pickleball years, detailing the dynamic interplay of Agassi’s moods: Fun Andre, Philosopher Andre, Dark Andre. Many of the best athlete profiles extend the narrative of a legend beyond the court, making more complicated human meaning once a subject has set the game aside. Here, Goodman and Agassi achieve a gratifying volley, the journalist turning over the athlete’s challenging interiority and sending it back to him to consider.
The made-for-TV version of the Andre 2.0 story might go something like this: A retired, middle-aged tennis great takes up a goofily named, hugely popular new sport and is finally able to exorcise the demons that haunted him throughout his tennis career. This seemed to be the story Agassi was beginning to tell after the watch event, as he sat on an ottoman at the bar of his hotel, holding a dry Belvedere martini with extra olives. He talked about his love of pickle, how it challenged him mentally, how suited his body felt to its movements. He shifted around in his seat, trying to keep his perpetually embattled back from seizing up. “I was on a tennis court today,” he said. “What the [expletive] was I doing on a tennis court?”
But it became apparent, over the months that followed, that it would take more than a new sport to resolve the central question that all three of Agassi’s personas have been wrestling with for a long, long time. He summarized it, wryly, as he ordered another cocktail: “Why do I end up doing so many things that I actually don’t want to do?”
Djokovic’s US Open exit leaves fans heartbroken
The 39-year-old struggled physically before losing a four-hour battle to Mariano Navone.
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