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Caso Ricina, sotto esame il portatile della cugina di Gianni Di Vita. Completati gli accertamenti informatici

Proseguono le indagini e gli accertamenti informatici nell’ambito dell’inchiesta sull’avvelenamento Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise dalla ricina lo scorso dicembre. Un notebook in particolare ha attirato l’attenzione degli investigatori nell’ultima giornata di ispezioni informatiche nelle scuole molisane disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte delle due donne. Questa volta gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco hanno acquisito i dati di un singolo computer portatile, in uso a Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, che insegna al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda. La perquisizione, iniziata alle 9 e conclusa alle 13, aveva l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di tracce informatiche riconducibili a ricerche sul veleno.

Come nelle altre scuole ispezionate nei giorni precedenti, gli investigatori hanno lavorato principalmente sui dati del server a cui sono collegati i computer dell’istituto, senza procedere all’acquisizione dei singoli dispositivi, con l’eccezione del notebook. Alle operazioni ha assistito Gianni Alfonso, esperto informatico e consulente di Vittorino Facciolla, avvocato che assiste Gianni Di Vita. Sull’ispezione resta però un elemento da chiarire. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dal plesso scolastico sono stati rubati sette computer. Sul furto avevano indagato i carabinieri, dopo la denuncia presentata dalla scuola. L’assenza dei dispositivi ha impedito di esaminare tutti i pc che sono stati utilizzati nell’istituto durante l’ultimo anno.

Con l’intervento di Casacalenda si sono concluse le quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura, che hanno interessato oltre 200 computer in altrettanti istituti. Gli investigatori erano già stati all’istituto Agrario e al liceo Scientifico di Riccia, dove lavorano la professoressa amica di Di Vita e suo marito, e al liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico.

Intanto, sul caso è intervenuto, con poche parole, lo stesso Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Interpellato dal Corriere della Sera al cimitero del paese, l’ex sindaco ha dichiarato: “Non ho mai creduto che volessero uccidermi“. E ha aggiunto: “Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”. Sull’inchiesta, invece, Di Vita ha preferito non entrare nei dettagli, affidandosi al lavoro degli investigatori: “Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo“.

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Ricina, le piante del seme velenoso individuate tra Riccia e il lago Occhito. Prosegue l’ispezione informatica

Prosegue la ricerca di tracce informatiche che possano aiutare a ricostruire il duplice avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, morte alla fine dello scorso dicembre. Giovedì mattina gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco sono entrati nel liceo classico Mario Pagano del capoluogo molisano, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico. Gli accertamenti, iniziati intorno alle 9.15, riguardano 63 computer.

Poco prima dell’arrivo degli agenti è giunto nell’istituto anche il tecnico dei laboratori informatici. Le operazioni sono in corso e sono il proseguimento di quelle dei giorni precedenti con l’obiettivo di risalire all’utente che su Reddit chiedevano informazioni e notizie sul veleno spacciandosi per scrittore. Quella odierna ed è la terza delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di sostanze venefiche, al momento contro ignoti.

Nei giorni scorsi gli accertamenti hanno interessato l’Istituto Agrario e il liceo Scientifico di Riccia. In entrambi i casi gli investigatori non hanno sequestrato i singoli computer, ma hanno acquisito i dati dei server centrali, attraverso i quali transitano le connessioni dei dispositivi. Le informazioni saranno analizzate al termine delle operazioni nelle quattro scuole. Venerdì è prevista l’ultima perquisizione al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella.

Sempre secondo Repubblica, gli investigatori stanno cercando di verificare se le ricerche online di un utente che dall’agosto scorso avrebbe consultato su Reddit informazioni sull’impiego della ricina possano essere ricondotte a una persona coinvolta nella vicenda. Tra i termini che il software della Polizia di Stato è chiamato a individuare nei computer figurano anche “solfato di ammonio”, “solfato di sodio” ed “esano”, sostanze che potrebbero essere pertinenti alla lavorazione del veleno.

Le verifiche informatiche si inseriscono in un’indagine che punta a incrociare le tracce digitali con gli elementi scientifici raccolti sul veleno. Nelle scorse settimane, tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, gli agenti della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano, secondo quanto riporta Repubblica, avrebbero individuato diverse piante di ricina, in questo periodo dell’anno ricche di semi. È da questi ultimi che potrebbe essere stata ricavata la sostanza poi lavorata artigianalmente. Un’ipotesi investigativa che si collega alla quantità di veleno rilevata nei campioni di sangue delle due vittime dall’Istituto Maugeri di Pavia. Le due donne sono morte per un’intossicazione acuta da ricina. E dall’autopsia è emerso con chiarezza che le vittime non hanno avuto scampo per letalità e concentrazione del veleno.

La pista investigativa, riferisce ancora Repubblica, si concentra sulle relazioni personali di Gianni Di Vita e sui rapporti emersi dall’analisi delle chat di Antonella e dalle testimonianze raccolte. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha escluso al quotidiano che l’ipotesi secondo cui l’obiettivo dell’avvelenamento fosse Gianni Di Vita sia una pista della Procura: “Fantasie. Non è una nostra ipotesi”. Secondo la ricostruzione riportata dal giornale, gli investigatori ritengono che l’obiettivo potesse essere Antonella, mentre non è ancora certo che anche la figlia Sara fosse destinataria del piano.

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