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Omicidio Vassallo, il ricorso della procura di Salerno contro l’assoluzione del pentito Ridosso: “Confessione attendibile e coerente con i verbali delle indagini”

“Romolo Ridosso non è un collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni per essere credibili devono essere valutate ricercando riscontri obiettivi individualizzanti – così come sostenuto nella sentenza impugnata – ma è un imputato che ammette le sue responsabilità e altresì chiama in correità altri partecipi”. Inoltre, le prove che sia implicato nell’omicidio di Angelo Vassallo risalgono a prima delle sue confessioni del 24 e 25 marzo 2025. Erano già contenute negli atti delle indagini preliminari e dell’ordinanza di custodia cautelare del 2024.

Ecco alcuni dei punti cruciali delle 25 pagine del ricorso con cui la Dda della Procura di Salerno – procuratore Raffaele Cantone, pm Elena Guarino – proverà a smontare in Appello la sentenza di assoluzione del pentito. Ridosso è l’ex ras della camorra di Scafati che con le sue dichiarazioni aveva riaperto le indagini sull’omicidio del sindaco pescatore di Pollica. Un cold case che attende giustizia dal 5 settembre 2010.

Un comunicato a firma del procuratore Cantone ha dato notizia dell’impugnazione. Ilfattoquotidiano.it ora offre ai suoi lettori in anteprima alcuni dei passaggi di un atto cruciale per lo snodo dei processi. Se l’assoluzione di Ridosso dovesse infatti passare in giudicato, quasi certamente crollerebbero le fondamenta delle accuse a carico dei coimputati che hanno scelto il rito ordinario: l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Mentre pende un’altra impugnazione, relativa al proscioglimento in udienza preliminare del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. Vicende umane e giudiziarie strettamente intrecciate, che dipendono le une dalle altre.

I magistrati inquirenti avevano chiesto per Ridosso (difeso dall’avvocato Michele Avino) una condanna a sette anni e quattro mesi. E ritengono che la sentenza di assoluzione del giudice Giovanni Rossi, motivata con una serie di giudizi molto severi sulla complessiva inattendibilità delle confessioni e del narrato del criminale di Scafati al termine di un processo col rito abbreviato, “omette di valutare l’esistenza di una pletora di elementi di prova già acquisiti agli atti della richiesta di misura cautelare, trascura che Ridosso non è un collaboratore di giustizia ma un imputato che ha reso una confessione riscontrata da una serie di elementi, compie una serie di errori logico deduttivi”.

In sostanza, la Procura punta sulla circostanza che la partecipazione di Ridosso al sopralluogo del 3 settembre 2010 ad Acciaroli in Bmw bianca con Cipriano, per verificare l’esistenza di eventuali telecamere, è un dato granitico, costante e più volte ribadito nei verbali del collaboratore. Anche quelli risalenti agli anni precedenti alle confessioni. E le contraddizioni tra le varie ricostruzioni, evidenziate dal giudice sono così spiegate: “Ridosso si è comportato come spesso accade nell’esperienza ricorrente dei nostri Uffici giudiziari, come un imputato di fatti gravi che – sentito nella fase delle indagini non conoscendo le fonti di prova a suo carico – cerca di evitare il suo coinvolgimento. Successivamente, di fronte alle evidenze investigative rese note dalla lettura dell’ordinanza cautelare emessa nei suoi confronti, decide di ammettere le sue responsabilità. Questi ha reso una serie di interrogatori nel corso degli anni – circa 15 – in cui ha sempre cercato di riferire una versione dei fatti non veritiera spinto dalla necessità di tutelare sé stesso ed il figlio Salvatore (che lo accompagnava il giorno del sopralluogo ad Acciaroli) da possibili accuse circa il loro coinvolgimento”.

E quando il giudice asserisce che Ridosso è inattendibile perché si sarebbe “inventato” solo l’ultimo giorno che il sopralluogo era finalizzato a verificare l’assenza di telecamere e che si era offerto di gambizzare il sindaco per 50mila euro, “soltanto per ottenere benefici penitenziari”, i pm nel ricorso ricordano che non hanno chiesto i benefici per l’imputato, e ribattono che la questione delle telecamere era stata sollevata già il giorno prima, nell’interrogatorio del 24.3.2025. Inoltre era già stata detta dal collaboratore nel 2024. E che se l’essersi proposto come killer di una gambizzazione è stata una sua fantasia, “la logica conseguenza sarebbe stata quella di una pronuncia di condanna per concorso pieno in omicidio, e non l’assoluzione dall’accusa per concorso anomalo in omicidio”, perché la sua responsabilità penale resta connessa alla partecipazione al sopralluogo e alle attività preparatorie del delitto.

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Abel Ferrara, el director maldito que dejó las drogas a los 61: “Mi rehabilitación se basa en dejar de decir mentiras”

Es un clásico de Brian de Palma, pero hubo un tiempo en que Atrapado por su pasado (1993), el thriller criminal protagonizado por Al Pacino, pudo ser un éxito de Abel Ferrara (Bronx, Nueva York, 75 años). A principios de los noventa el legendario director llevaba un año ensayando con Al Pacino cuando apareció un guionista nuevo. Semanas después, Tom Pollock, jefe de Universal, le llamó aparte durante una cena en un restaurante de Cannes para hablarle de otra nueva versión del guion, lo cual a Ferrara le pareció una tomadura de pelo. Dejó su botella de vino blanco en la mesa de Pollock antes de ir a hablar con él, y al volver la cogió y se la metió dentro de la chaqueta, por esa costumbre neoyorquina de esconder el alcohol al salir a la calle. A los pocos días, le despidieron: alguien fue contando que le había robado una botella a Pollock.

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© Ernesto Ruscio (Getty Images)

El director Abel Ferrara, en una foto de 2024 en Roma (Italia), donde reside actualmente.
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Le tende in piazza per l’emergenza casa infiammano anche il Portogallo: “Dov’è la casa del premier?”

Nao consigues pagar a tua renda? Traz a tua tenda: “Non riesci a pagare l’affitto? Porta la tua tenda”. Come spesso accade nel Portogallo di un genio della letteratura come Fernando Pessoa, anche nelle lotte sociali il richiamo della poesia è fortissimo. Lo striscione simbolo della protesta che dalla fine della scorsa settimana ha trasformato la centralissima Praça D.Joao I° di Porto in un camping urbano, dopo gli scontri con la polizia avvenuti nella notte tra mercoledì e giovedì, è stato sostituito da quello più amaro A violéncia è o ùnico argumento da ignorància (e qui la traduzione è inutile). Il movimento di lotta per la casa, esploso nelle piazze di Madrid, alla fine è arrivato anche nel vicino Portogallo, dove negli ultimi quindici anni il mercato immobiliare ha avuto un’impennata clamorosa: Lisbona e Porto come Londra e Milano, siamo a questi livelli.

Il cuore della protesta è Porto, dove sono in corso maxi-lavori per l’ampliamento della rete metropolitana e dove nell’ultimo decennio è esploso il turismo. La piazza è stata occupata in modo progressivo. Ai giovani, si sono aggiunte persone di mezz’età e anziani. Il problema degli alloggi è trasversale. Unisce tutta quella fascia di popolazione che non possiede una casa. Il contrasto con i “proprietari”, che hanno spesso ereditato abitazioni anche in rovina e sono diventati improvvisamente ricchi, è notevole. Non c’è da sorprendersi se il premier Luìs Montenegro, capo del governo conservatore, ha liquidato la questione accusando i protestanti di essere “egoisti” perché turbano pace e quiete pubblica. Facile per lui pontificare: possiede una casa a Espinho, tre a Bragança e altre cinquanta sparse nell’impero immobiliare dell’azienda di famiglia.

Le parole più dure sono però state espresse dal sindaco di Porto, Pedro Duarte, anche lui esponente del partito socialdemocratico al governo. Il suo richiamo all’ordine e allo sgombero della piazza ha preceduto l’intervento della polizia, scattato tra il 14 e il 15 ottobre, in piena notte, quando ormai non erano più presenti giornalisti e televisioni. Gli agenti hanno usato le maniere forti. Gli scontri hanno provocato il ferimento di 37 persone, 2 delle quali in modo grave. La protesta non si è fermata. Giovedì sera, sono tornate le tende, ma qualche ora dopo c’è stato l’autoscioglimento perché è circolata la voce dell’infiltrazione di militanti dell’estrema destra. Un ritiro temporaneo. Venerdì notte la piazza è stata nuovamente occupata, i toni della protesta sono diventati più forti e nelle tv si è dato spazio a chi minacciava “dobbiamo trovare la casa di Montenegro”.

Il movimento raggiungerà oggi Lisbona, con un corteo che partirà da Cais do Sodré, vicino al fiume Tago e raggiungerà Praça Rossìo, cuore della capitale, dove il sindaco Pedro Moedas, anche lui del PSD, ha annunciato il ritiro dei monopattini elettrici condivisi per ragioni di sicurezza. Un altro sit-in è in programma a Coimbra, città universitaria, dove la crisi delle abitazioni colpisce soprattutto gli studenti. Le manifestazioni sono state organizzate dalla CGTP (Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi) contro il “brutale aumento” dei prezzi di case, carburante e beni di prima necessità. A Faro, in Algarve, regione turistica dove i prezzi hanno raggiunto livelli elevatissimi, in solidarietà con “le tende di Porto” si svolgerà un raduno presso la Rotonda do Fórum, organizzato da diversi movimenti e collettivi.

In Portogallo la situazione esplosiva degli alloggi è stata prodotta da tre fattori: aumento della popolazione grazie anche al contributo degli immigrati delle ex colonie (Brasile e Angola in particolare), alterazione del mercato prodotta dai pensionati sbarcati nel paese per approfittare delle agevolazioni fiscali e carenza strutturale dell’edilizia popolare. L’affitto di un monolocale a Porto e Lisbona costa come uno stipendio. I giovani sono tagliati fuori e sono costretti a restare in famiglia. I lavoratori con i salari più bassi abbandonano i grandi centri urbani e cercano un tetto in aree rurali, lontane da uffici e fabbriche. Il movimento non ha ancora espresso un leader. Lo slogan è “oggi parlano alcuni, domani parlano altri”. Sono stati finora respinte affiliazioni politiche: “La lotta per un alloggio dignitoso è trasversale e attraversa tutta la nostra società”.

E’ stata aperta un’inchiesta sugli scontri di Porto, ma la linea dura ha raccolto i consensi anche del partito populista di estrema destra Chega. “L’intervento delle forze dell’ordine è stato corretto – il commento del deputato Pedro Pinto -. Il Portogallo non è un paese di tende in strada”. Il governo si appella alla legge che vieta le proteste pubbliche dopo le 0.30, ma gli attivisti replicano citando l’articolo 45 della Costituzione, nel quale si esprime il diritto alla manifestazione. Una posizione, questa, sostenuta dal presidente della Repubblica, il socialista Antonio José Seguro: “Difendo il diritto di manifestare, ma nel rispetto della legge”.

La protesta per la casa potrebbe travolgere l’intero Portogallo e non vanno sottovalutate le sue potenzialità. E’ la tesi del sociologo Fernando Bessa Ribeiro, professore dell’Università del Minho: “Con la questione degli alloggi, nel nostro paese siamo in uno stato di emergenza. La situazione potrebbe diventare esplosiva. Il governo farebbe bene a non sottovalutarla perché potrebbe sfuggire di mano. Dopo decenni di resistenza passiva, in Portogallo stiamo assistendo a una forma di protesta proattiva. C’è un risveglio di partecipazione e di coscienza civile. Non sappiamo dove possa portare”.

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