Funerali Khamenei: non solo lutto, ma un messaggio di resistenza al mondo intero
Vi riproponiamo, con un nuovo articolo, il reportage "L'Addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran", scritto e girato da Giulia Bertotto che è stata testimone diretta delle immense folle di Teheran, nei giorni del funerale più grande e solenne della storia moderna
Assistere ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato da un attacco congiunto israelo-statunitense nel febbraio del 2026 è stata un’esperienza profonda e totalizzante, tragica e al contempo preziosa. Questo omicidio deliberatoè un delitto di esiziale gravità commesso non solo contro una figura politico-religiosa,ma anche contro il suo popolo. Un delitto che solo un’ideologia razzista, arrogante e priva del senso del sacro può commettere.
LA MIA ESPERIENZA COME GIORNALISTA, CITTADINA DEL MONDO E PELLEGRINA SULLA TERRA
Partecipare alle giornate di commemorazione per l’Ayatollah Khamenei è stata innanzitutto un’occasione di altissimo valore professionale,poiché molti colleghi giornalisti spesso scrivono di luoghi che non conoscono e si sperticano in analisi antropologiche su società che non hanno mai incontrato. Un vissuto formativo anche come cittadina attiva politicamente; vedere una tale coesione di popolo mentre in Italia il modello neoliberista è riuscito a dividere i cittadini su ogni questione, in una guerra orizzontale costante studiata per impedirci di cogliere il reale bersaglio politico delle nostre rivendicazioni.
Anche sul piano spiritualeè stata un’esperienza di forte impatto; come afferma il sociologo francese Emmanuel Todd,in Occidente la religione è in stato di “zombieficazione”. La spiritualità nelle folle di Teheran è invece viva e tangibile, focosa e furiosa, dolente ma anche orgogliosa e consapevole di aver lanciato un solenne messaggio al mondo: gli Stati Uniti e Israele, il “grande e il piccolo Satana” come li definiva proprio Khamenei, non sono invincibili. E non lo sono nonostante decenni di sanzioni, tentativi di isolamento e di destabilizzazione imposti fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979.
Le grandi esequie dell’Imam Khamenei si sono svolte in una fase storico-politica decisiva e drammatica: a quasi tre anni di genocidio in mondovisione a Gaza, mentre Teheran stupiva il mondo intero assestando una clamorosa sconfitta all’imperialismo trumpiano e al sionismo ormai completamente allo scoperto nel governo Netanyahu. “A Dio piacendo, il cancro del regime usurpatore sionista sarà sradicato per mano del popolo palestinese e delle forze della Resistenza in tutta la regione” annunciava proprio Khamenei il 7 ottobre 2023.
Mentre la nostra delegazione si trova in Iran, ilmondo registra grandi mutamenti: l’Ucraina è ancora logorata dalla guerra per procura di Washington contro la Russia a cui l’Europa obbedisce prona, i Brics crescono economicamente, demograficamente e nella capacità di incidere sugli equilibri di potere globale;al contrario la Nato viene messa in discussione da nuove egemonie, e soprattutto da nuove concezioni della leadership internazionale.
PELLEGRINI E TURISTI, DUE PARADIGMI
Quello a Teheran è stato un viaggio travolgente,nel quale abbiamo ricevuto forme di ospitalità e accoglienza a noi sconosciute. Diametralmente opposti i paradigmi che identificano il turista e il pellegrino. Il turista in “Occidente” deve essere sfruttato, “spennato”, ipnotizzato da città-luna park e poi ricacciato da dove è arrivato. Al pellegrino invece, vieneofferta ogni bevanda sul suo cammino, viene sostenuto fisicamente ed emotivamente durante il percorso che sta affrontando. Il suo incedere non è un accumulo di mete per una vetrina instagrammabile, ma il tragitto contemplativo verso un luogo sacro interiore ed esteriore. Il pellegrino è umano, ma in una condizione ontologica quasi ibrida;il viandante è sospeso tra terra e Cielo, tra il sentiero della propria interiorità e la comunità cerimoniale. Il pellegrino non procede per sé stesso solamente, ma dentro sé stesso e verso la famiglia dei fedeli.
Abbiamo partecipato a questo evento storico solennetra milioni di persone, albe e tramonti di folle travolgenti verso la Grande Mosallapiangente il feretro dell’Imam. Siamo staticommossi da canti, prosternazioni e preghiere per le strade della capitale. Due i simboli che rappresentavano più efficacemente lo stato d’animo diffuso; la bandiera nera del lutto issata ovunque e l’icona del pugno chiuso, emblema della fermezza contro l’avversario, della prontezza alla battaglia, della certezza nella vittoria.
UNA MISTICA INCARNATA NELLA GIUSTIZIA MONDANA
A Teheran abbiamo respirato una dialettica costante non solo tra intimo raccoglimento edesibizione rituale del lutto, ma anche tra cordoglio e collera, è così infatti che ho scelto di intitolare il mio reportage di quei giorni travolgenti. Lo sciismo non è caratterizzato da quietismo e distacco dai fatti umani, l’anelito mistico è quasi sempre vissuto con passione rivoluzionaria. L’ordine metafisico e cosmico non deve restare un’aspirazione trascendente, ma essere incarnato nella ricerca di giustizia terrena e nel sostegno alle lotte degli oppressi. Questo è l’unico modo per onorare il Divino e abitare con onore la dimensione transeunte. Ogni rivendicazione sul piano storico, ogni invettiva contro la “Coalizione Epstein” nelle piazze di Teheran, è accompagnata da una Sura coranica. La Rivelazione deve elevare l’agire politico, la politica realizzare più che può l’insegnamento del Libro.
Si tratta di una concezionea noi lontana; infatti se è vero chenella tradizione cristianae nel nucleo di tutte le saggezze mistiche troviamo l’elemento di rifiutoascetico del mondo materiale per avvicinarsi alla verità ultramondana,solo nel credo sciita questo elemento è paradossalmente intrecciato con la lotta secolare.
“Non fuggiremo; saremo sepolti in questa stessa terra. Non c'è superpotenza all'infuori di Allah, e non temiamo nessuno se non Allah”, disse Khamenei a gennaio 2026.Il mese successivo sarebbe stato martirizzato.
Affascinante è anche la dottrina dell’ultimo Imam, l’attesa escatologica sciita affine anche alla venuta del Salvatore cristiano e al ritorno del Messia ebraico. Il dodicesimo e ultimo Imam nacque a Samarra nel 869 d.C. e in tenera età si sarebbe ritirato in "occultamento", una condizione di assenza fisica agli occhi del mondo. In questo stato di nascondimento dallo sguardo materiale è Lui a guidare l’umanità che spesso non vede il bene e compie il male. Sul piano escatologico è considerato il Mahd?, il "ben guidato" da Dio, che secondo la tradizione, si manifesterà alla fine dei tempi per ripristinare l’equità sulla Terra.
Quella sciita è una religione ribelle al mondo, dissidente alla sua ingiustizia ontologica, ai suoi rapporti di forza feroci, una fede“eretica”nel cuore pulsante di sé stessa, che nasce dal sacrificio e si fonda sul martirio.
Pensiamo alle parole di sfida e insieme estatiche di Seyyed Hassan Nasrallah[2]: “Quello che vogliamo è solo l’aldilà. Il nostro agire in questo mondo è figlio del dovere e non certo di terrena bramosia. La presente realtà non è in alcun modo la nostra meta. Essa vale per noi quanto la suola di una scarpa o il muco di una capra. La sua effimera insulsa pochezza la lasciamo volentieri a voialtri. Noi apparteniamo all’altro mondo: solo lì è il nostro appagamento”.
L’ISLAMOFOBIA SELETTIVA NELLE MANIPOLAZIONI OCCIDENTALI
Da parte del cosiddetto “Occidente allargato” assistiamo ad un’islamofobia selettiva sempre più incoerente,che dimostra comela sua clava concettuale venga utilizzata a fini politici.Un esempio di questo stridente doppiopesismo lo troviamonel confrontol’Arabia saudita, un alleato sionista e di Washington, il quale al contrario della Repubblica Islamica dell’Iran, non è mai oggetto di critiche sui diritti umani, la questione femminile e le libertà civili. La maggior parte dei media omette in funzione propagandistica filo-atlantista che in Arabia Saudita solo dal 2018 le donne possono guidare le automobili o che solo dal 2019 le cittadine possono ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e registrare i figli senza il permesso di un uomo. D’altra parte non si informal’opinione pubblica dell’esteso e altissimo livello di istruzioneraggiunto dalle donne iraniane, ma si parla morbosamente del velo che indossano.
l’Iran èil nemico perfetto per la filosofia islamico-politica che lo anima, la punta di diamante dell’ “Asse della resistenza”,oggi più odiato che mai poiché ha dato un clamoroso schiaffomilitare e morale ad Usa e Israele, una dimostrazione identitaria epocale che non accadeva forse dalla guerra del Vietnam.
Questa diffusa islamofobiala rintracciamo nei media e in espressioni giornalistiche scelte per delegittimare istanze non conformi al sionismo mondiale; come ci spiega Tim Anderson nel suo saggio “Comprendere lo Yemen” il partitoyemenita Ansarallah,non viene mai chiamato dai media occidentali col suo nome ufficiale, ma “ribelli houthi”;una definizione funzionale a suggerire l’immagine di un gruppo tribale, di una sacca di violenti quasi sprovveduti, quando invece il partito è al governo dalla rivoluzione del 2014 (Anchel’Onu, ormai quasi totalmente orientata dal denaro della Casa Bianca, non riconosce il governo Ansarallah). Le sue rivendicazioni politiche nazionali, vengono ridicolizzate e presentate in maniera infantilizzata,indotte in un proxy iraniano privo di una propria fibra politica. Di nuovo dunque l’Iran viene demonizzato, come mostro oscurantista verso i propri giovani e capace di condizionare i cittadini yemeniti e le istanze di Hezbollah in Libano.
VIAGGIARE È SPECCHIARSI NELL’ALTRO
Queste mistificazioni mediatiche e istituzionali da parte dei governi occidentali sono atti di grave offesa anche verso i propri elettori: la costruzione di un nemico “esotico”, spostato sempre un po’ più ad est, serve a nascondere i soprusi e a camuffare le barbarie che i nostri governi esercitano proprio su di noi.
Pensiamo infine ad alcune dichiarazioni irricevibili e surreali da parte di Donald Trump, nel processo di normalizzazione del genocidio palestinese, della guerra all’Iran e dell’islamofobia:il 7 aprile 2026 Trump minacciò così l’intero Iran e i suoi cittadini: "Un'intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile".
Eravamo a Teheran il 7 luglio 2026, proprio quando gli Usa hanno ripreso a bombardare il sud del paese e il presidente Trump ha affermato che gli iraniani sono violenti e che non avrebbe più trattato con loro.Nessuno in quei giorni ci ha fatto sentire in pericolo, se non proprio gli Stati Uniti che avevano ripreso ad attaccare il Sud e la zona di Hormuz.
Ad aprile 2026 Trump affermava che “l’Iran è il regime più violento e pericoloso della terra”.L’Occidente, ormai incapace di riconoscersi, proietta la propria violenzasterminatrice nelle altre culture, mentendo ancora a sé stesso nel proclamarsi“civile e democratico”. Viaggiare forse è allora davvero un modo per conoscere meglio sé stessi specchiandosi nell’Altro e in questa misteriosa realtà.
[2]Il terzo segretario di Hezbollah è stato ucciso dall’esercito israeliano nel settembre del 2024.









