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False Flag in arrivo

Imagen de un posible ataque de drones rusos desde el Mediterráneo a países como España, Italia y Francia.

Secondo quanto riportato da ‘El Mundo’, gli Stati Uniti hanno avvertito i paesi dell’Europa meridionale di un possibile attacco da parte di Mosca. Alcune fonti indicano che la Russia potrebbe lanciare droni Gerbera, con una gittata di 600 km, da navi per attaccare Spagna, Francia e Italia, paesi dova l’opinione pubblica è più  contraria alllllla guerra.. Analizziamo cosa si sa e come si sta evolvendo la minaccia.

https://es.euronews.com/2026/09/24/la-cia-alerta-de-un-ataque-ruso-con-drones-contra-espana-francia-o-italia-que-se-sabe

La CIA alerta de un ataque ruso con drones contra España, Francia o Italia: qué se sabe

Imagen de un posible ataque de drones rusos desde el Mediterráneo a países como España, Italia y Francia.
Derechos de autor Jesús Maturana, Euronews, Canva

Por Maria Muñoz Morillo

Publicado •última actualización 

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Según ‘El Mundo’, EE.UU. ha alertado a los países del sur de Europa de un posible ataque de Moscú. Según las informaciones, Rusia lanzaría desde barcos los drones Gerbera, con 600 km de autonomía, para atacar España, Francia e Italia. Les explicamos qué se sabe y cómo crece la amenaza.

Los servicios de inteligencia de Estados Unidos han trasladado a varios países europeos un informe que apunta a una posible operación rusa con drones contra objetivos en España, Francia o Italia.

La información, avanzada por el periodista Xavier Colás para ‘El Mundo’, antiguo corresponsal en Rusia, sitúa el origen de la alerta en la visita del pasado mes de agosto del director de la CIA John Ratcliffe a Moscú, y describe un escenario de ataque muy concreto: drones lanzados desde barcos mercantes disfrazados de tráfico comercial ordinario.

El dron señalado: el Gerbera, un arma barata y difícil de detectar

Según la información recabada por fuentes del Ministerio de Defensa de Lituania anónimas, y recogida por ‘El Mundo’, el aparato en cuestión sería el Gerbera, un dron ruso de pequeño tamaño (apenas dos metros de longitud y 18 kilos de peso) capaz de recorrer hasta 600 kilómetros a unos 160 km/h.

Su reducida carga explosiva -entre cuatro y cinco kilos- no busca una destrucción masiva, sino un efecto simbólico y disruptivo: cerrar temporalmente un aeropuerto, provocar un incendio o demostrar que Moscú puede alcanzar la retaguardia europea sin la necesidad de cruzar ninguna frontera terrestre.

El método no es una hipótesis lejana. El Kremlin ya ha ensayado lanzamientos de drones desde plataformas marítimas. Sin ir más lejos, el pasado mes de febrero una unidad naval sueca detectó un aparato despegando de un buque ruso de Inteligencia en el estrecho de Öresund. A esto se suma el precedente del ataque con drones armados en el aeropuerto alemán de Leipzig, que Berlín atribuye a la Inteligencia rusa, y el episodio de los 19 drones que sobrevolaron sin munición el espacio aéreo de Polonia hace un año.

Por qué el sur de Europa y no solo el flanco oriental

La lógica del Kremlin, según los analistas consultados por el periódico español, no responde a la cercanía geográfica sino a la vulnerabilidad política. El experto británico Keir Giles, especializado en estrategia militar rusa, sostiene que Moscú buscará “el punto más débil de Europa”, y cita expresamente a países como España, que no cuentan con sistemas integrados de defensa aérea adecuados frente a este tipo de amenaza.

Esta idea conecta directamente con la advertencia que ya lanzó el secretario general de la OTAN, Mark Rutte hace meses: un misil ruso tardaría apenas diez minutos más en llegar a Madrid que a Varsovia. Rutte quiso así desmontar la percepción de que el sur de Europa queda al margen del “flanco oriental” y, por tanto, fuera del radio de riesgo y la guerra que Rusia inició en 2022 contra Ucrania y que amenaza todo el continente.

La intimidación con drones lanzados desde el Mediterráneo, más lenta pero igual de simbólica, encaja en ese mismo mensaje: la distancia ya no es una garantía de seguridad para ningún país europeo.

España, Francia e Italia comparten además otro factor de riesgo señalado en la investigación: los tres celebran elecciones en 2027 y cuentan con fuerzas políticas capaces de capitalizar el cansancio social generado tras años de guerra de Ucrania (a pesar de los deseos de Trump de poner fin al conflicto antes de que comience el invierno) algo que el Gobierno de Vladímir Putin podría intentar explotar con una acción de bajo coste y alto impacto mediático.

El ministro de Defensa de Italia, Guido Crosetto, ha publicado un mensaje en X pidiendo no echar “más leña en el fuego”: “No sirve a nadie y no encuentra ninguna confirmación, la alarma lanzada esta mañana por un periódico español que plantea posibles ataques a Italia, España y Francia por parte de naves y drones rusos. Ya vivimos en tiempos difíciles y “nerviosos” y no sirve a nadie echar más leña al fuego”., ha dicho el político.

L'articolo False Flag in arrivo proviene da Blondet & Friends.

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Alain Elkann intervista Aimone di Savoia!

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Aimone di Savoia-Aosta
30 agosto 2026

Aimone di Savoia-Aosta
UNA VITA ALL’INSEGNA DELL’ONORE. Aimone di Savoia-Aosta, VI Duca d’Aosta, è nato a Firenze nel 1967. Dopo aver studiato al Collegio Navale di Venezia e aver iniziato la sua carriera professionale a Londra, si è trasferito in Russia nei primi anni Novanta. In seguito è entrato a far parte del Gruppo Pirelli e, più di recente, è tornato in Italia dopo molti anni trascorsi all’estero. Ha inoltre ricoperto la carica di Ambasciatore dell’Ordine di Malta in Russia.

Tempo di lettura: 13 minuti.

È possibile ascoltare il podcast di questa intervista qui.

Aimone di Savoia-Aosta, lei ha studiato all’Università Bocconi. Si è laureato?

Non ho mai terminato gli studi alla Bocconi. Vorrei poter dire di essere un dottore della Bocconi, ma purtroppo ho abbandonato il corso.

Ha ricevuto il Collare dell’Annunziata a quindici anni. Cosa ha significato per lei?

È stato un grande onore. Il Collare dell’Annunziata è uno dei più antichi ordini cavallereschi d’Europa. Tradizionalmente si trattava di una confraternita molto ristretta, strettamente legata a Casa Savoia. Umberto II me lo conferì quando avevo appena quindici anni, in anticipo rispetto a quanto previsto dalla tradizione. Egli morì sei mesi dopo; per questo ho sempre considerato tale onorificenza particolarmente importante.

«La storia d’Italia non inizia nel 1946, ma il 17 marzo 1861, a Torino!»

Aimone di Savoia-Aosta
Aimone con la moglie Olga e i figli (da sinistra a destra) Amedeo, Umberto e Isabella alla Reggia di Venaria, Venaria Reale, 2024

Aimone di Savoia-Aosta, perché è andato in Russia nel 1992?

Quasi per caso. Lavoravo per un’azienda che fallì e un amico ed io decidemmo di andare in Russia. L’Unione Sovietica era appena crollata e il Paese sembrava una terra di opportunità. Si percepiva una sensazione straordinaria: tutto stava per cambiare.

Cosa hai scoperto?

La realtà era molto più dura dell’ideale. La transizione dal sistema sovietico a un’economia di mercato fu estremamente brutale. La “terapia d’urto” generò enormi ricchezze per alcuni e perdite terribili per altri. Era un momento storico unico, quasi come essere arrivati ​​in Francia nel 1789.

Perché sei rimasto?

Perché il Paese mi affascinava. Ho anche del sangue russo, anche se questo non ha influito sulla decisione iniziale; forse, in seguito, quella parte di me è emersa con più forza.

Hai vissuto in Russia dall’era di Eltsin a quella di Putin. Cos’è la Russia per te?

Un Paese che amo profondamente e che è molto difficile comprendere dall’esterno. La Russia ha attraversato fasi straordinarie: il periodo sovietico, il caos degli anni Novanta, lo sviluppo economico e sociale dei primi anni di Putin e, successivamente, un periodo più cupo. Viverci ti insegna a guardare a queste fasi in modo diverso.

Perché pensi che la Russia venga spesso fraintesa?

Perché spesso la si conosce attraverso la letteratura, l’arte e la storia politica, ma non attraverso la vita quotidiana. Quando ci vivi e ne parli la lingua, vedi un Paese diverso. I russi sono profondamente sentimentali e nazionalisti, con un forte senso della cultura e della tradizione.

Com’era la vita in Russia?

Fantastica. Negli anni Novanta era un singolare crogiolo di culture, mentre negli anni Duemila il Paese divenne molto più sofisticato. C’era una vita culturale ricca e un’enorme libertà di viaggiare e scoprire il territorio. La Russia è straordinaria per le sue città, i musei, l’arte e la natura.

Ti sentivi libero, lì?

Sì, e in un certo senso mi sentivo doppiamente libero. In Italia il mio cognome creava spesso dei pregiudizi, anche quando erano di segno positivo: la gente si faceva già un’idea di chi fossi. In Russia questo non accadeva. E ciò mi dava un grande senso di libertà.

E oggi, in Italia?

Oggi mi sento estremamente libero. Mi sono liberato da quel senso di pressione. «Il titolo di Duca di Puglia mi è stato conferito da Umberto II e tale concessione rientrava nella tradizione di Casa Savoia.»

Aimone di Savoia-Aosta, come concilia la Sua eredità reale con la vita nella Repubblica Italiana?

Credo che la risposta risieda nella responsabilità storica. Sono nato sotto la Repubblica, l’ho servita nella Marina Militare e ho trascorso tutta la mia vita sotto questa istituzione. Allo stesso tempo, una parte della memoria storica del Paese scorre nella mia famiglia. Ritengo che abbiamo la responsabilità di preservare tale memoria e di trasmetterla ai nostri figli.

Cosa vorrebbe che i Suoi figli comprendessero?

Che la storia d’Italia è una storia unitaria. Vorrei vedere una maggiore continuità tra Monarchia e Repubblica, senza per questo mettere in discussione le istituzioni repubblicane. La storia d’Italia non inizia nel 1946, bensì il 17 marzo 1861, a Torino! La mia famiglia è parte della storia d’Italia, e quella storia va studiata nella sua interezza.

È stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Come ha accolto questo riconoscimento?

Con grande piacere. È stato un onore ricevere un’onorificenza dal Presidente Mattarella. Nel suo discorso presso l’Ambasciata d’Italia, l’Ambasciatore Pasquale Terracciano ha sottolineato quanto fosse orgoglioso di conferire un’onorificenza della Repubblica, per la pri…

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