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Europa e Cina faccia a faccia. Parte la trattativa sul deficit

L’aereo è atterrato, il portellone si è aperto e Maros Sefcovic, commissario europea al commercio, è sceso. Da quel momento è iniziata la delicata, anzi delicatissima, missione che potrebbe portare Cina ed Europa a una tregua commerciale che, nei fatti, converrebbe a tutti e due. Per il Dragone, per esempio, rinunciare al più grande e variopinto spazio economico del mondo, mezzo miliardo di individui, sarebbe un gran bel problema. Specialmente dopo la chiusura semi-ermetica del mercato americano. L’Europa, da parte sua, ne ha abbastanza della concorrenza sleale cinese, tutta sussidi e steroidi. Bruxelles è pronta ad alzare nuovi muri, aumentando l’ansia di Pechino. Per tutte queste due ragioni, un’intesa che freni la prepotenza commerciale e la forza muscolare della Cina da una parte e salvaguardi l’export made in China dall’altra, conviene ad ambo le parti.

“Primo giorno in Cina, con un obiettivo: iniziare a riequilibrare il nostro deficit commerciale insostenibile con la Cina”, ha scritto sui social media Sefcovic, prima di sbarcare nella Repubblica popolare. Riferendo di aver incontrato nell’immediato i rappresentanti delle imprese europee presenti in loco, le quali, a suo dire, chiedono di migliorare l’accesso al mercato cinese. Certo, le discussioni debbono ancora entrate nel vivo e con ogni probabilità i primi verdetti arriveranno nelle prossime ore, quando Segovic parteciperà alla riunione sul commercio con il ministro cinese Wang Wentao.

E di sicuro sul tavolo c’è l’ipotesi anticipata da Bloomberg di limitare le vetture ibride in arrivo dalla Cina, un test generale che la Commissione potrebbe estendere ad altri settori strategici. La missione segue la lettera congiunta inviata a Bruxelles da Emmanuel Macron e Friedrich Merz, nella quale Parigi e Berlino chiedono poteri speciali per escludere d’urgenza le imprese cinesi dal mercato unico in presenza di distorsioni competitive. Le misure di salvaguardia consentiranno così all’Ue di limitare l’ingresso di prodotti di un determinato settore qualora si registri un’impennata delle importazioni nel blocco. Uno degli strumenti a disposizione della Commissione è l’applicazione di contingenti tariffari, che prevedono un prelievo sulle importazioni eccedenti un certo volume.

Naturalmente, la Commissione intende utilizzare il caso delle auto ibride come banco di prova: se l’iniziativa dovesse avere successo, potrebbe essere replicata in altri settori in cui il blocco rileva squilibri commerciali. Un obiettivo chiave dell’Ue sarebbe quello di mantenere il tetto alle importazioni di vetture ibride a un livello tale da evitare ritorsioni da parte di Pechino, hanno affermato le fonti. Una mossa a cui sta lavorando la Commissione europea va nel tentativo di ridurre il deficit commerciale europeo. Per parte cinese, la parola d’ordine è comunque dialogo. Pechino “ha sempre ritenuto che mantenere una cooperazione aperta e risolvere le divergenze economiche e commerciali attraverso il dialogo e consultazioni su un piano di parità sia nell’interesse comune della Cina e dell’Unione europea”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning durante la conferenza stampa quotidiana. Ma la verità è che la palla ce l’hanno Sefcovic e Wentao.

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La Russia non vola più. Più tasse su gli aerei e velivoli in affitto

Dalle auto agli aerei il passo è breve. E molto. Sono immagini ancora vive degli occhi quelle che raccontano le lunghe code di veicoli in fila ai distributori di carburante in Russia, prima che anche l’ultimo gallone di benzina o gasolio venga esaurito. Un quadro, se non ci fosse di mezzo la guerra scatenata da Mosca contro l’Ucraina, che avrebbe del grottesco: uno dei più grandi Paesi produttori al mondo di petrolio, rimasto a secco di carburante. Eppure è la verità, la raffinazione russa è pressoché totalmente fuori uso, a causa degli attacchi da parte dei droni ucraini. Gli aerei, invece, ancora volano perché di cherosene ancora un po’ ne è rimasto. Ma costa.

Ecco perché al Cremlino qualcuno ha pensato di valutare l’introduzione di una nuova tassa speciale per i passeggeri aerei al fine di compensare i costi di leasing e gestione dei nuovi velivoli russi, oltre a coprire i costi del carburante. Se ne sono accorti i servizi segreti ucraini, i cui calcoli raccontano di una tassa aggiuntiva per i voli nazionali che sarà compresa tra 500 e 700 rubli, mentre per i voli internazionali tra mille e 2 mila rubli a biglietto. Complessivamente, il governo prevede di raccogliere fino a 250 miliardi di rubli dai cittadini nei prossimi anni per coprire l’enorme differenza tra il costo reale degli aerei di linea nazionali e i prezzi agevolati concessi fin qui alle compagnie aeree. Come noto, infatti, fin qui Mosca per non paralizzare il Paese ha concesso alcuni sconti sui biglietti aerei. Una situazione tuttavia non più sostenibile.

Ora, questa iniziativa è l’ennesima prova di come il regime di Vladimir Putin stia scaricando tutti i problemi finanziari dell’economia russa direttamente sulle spalle dei cittadini comuni. A causa della guerra di aggressione su vasta scala contro l’Ucraina e delle colossali spese militari, il bilancio statale russo, ricordano gli stessi 007 ucraini nel documento relativo all’extra tassa sul trasporto aereo, è esaurito, quindi le autorità stanno ricorrendo a soluzioni d’emergenza a spese della popolazione. I russi sono già costretti a pagare tasse più alte (in particolare l’Iva) e tariffe insostenibili per le utenze, che aumenteranno per la seconda volta questo autunno. E ora a questa lista si aggiungono i costi per il sostegno all’aviazione civile, che si trova in crisi a causa delle sanzioni e della mancanza di pezzi di ricambio importati.

Gli esperti affermano che tali tariffe porteranno inevitabilmente a una diminuzione della domanda di trasporti e a un calo del traffico passeggeri complessivo, dato che i redditi della maggior parte dei russi rimangono bassi perché mangiati dall’inflazione. Di più. A ennesima riprova di una crisi ormai strutturale dell’economia russa, in grado di intaccare la vita quotidiana nella Federazione, c’è il fatto che, proprio in queste ore, Mosca abbia chiesto al Vietnam di affittarle i suoi aerei passeggeri, compresi equipaggi e servizi di manutenzione. Il ministro dei Trasporti Andrei Nikitin ha dichiarato che Mosca ha proposto alle compagnie vietnamite di trasferire aerei alle compagnie russe con contratti di wet lease, una formula che include velivolo, equipaggio, manutenzione e assicurazione, e che Hanoi sta esaminando la proposta. Motivo? In Russia di velivoli non se ne costruiscono più.

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