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In 25 anni i prezzi di spesa e utenze sono raddoppiati, fino a +120% per le famiglie

Negli ultimi 25 anni i beni e i servizi primari sono aumentati, costano il doppio. E i dati, secondo l’analisi del Codacons, sono destinati a peggiorare nel 2026. Alla base dell’analisi ci sono i numeri dell’Istat del report “Storie di dati” che racconta le trasformazioni dell’Italia, l’inflazione, il ruolo delle crisi energetiche, ma anche l’evoluzione dei prezzi tra i prodotti e l’Italia nel contesto europeo. Quello che ne emerge è che i prezzi sono cresciuti a un ritmo molto più sostenuto rispetto all’inflazione media.

I numeri dell’Istat confermerebbero i numerosi allarmi lanciati negli ultimi anni dal Codacons circa l’andamento dei listini al dettaglio in Italia. Come spiega l’associazione, prezzi e tariffe crescono di anno in anno, ma le voci indispensabili per le famiglie subiscono gli aumenti maggiori e in alcuni casi beni e servizi costano il doppio rispetto a 25 anni fa. È il caso dell’abitazione, delle utenze, degli alimenti, tutte spese alle quali una famiglia non può rinunciare trattandosi di beni primari.

Prezzi +63% tra il 2000 e il 2025

Si esce dal supermercato con la metà delle buste di un tempo e l’Istat ci conferma questa sensazione individuale. I numeri infatti mostrano l’andamento collettivo di un’Italia che tra il 2000 e il 2025 ha visto i prezzi in media aumentare del 63%. In alcuni casi i prezzi sono cresciuti di oltre il 100%, come quelli legati a case, utenze, alcolici, tabacchi e servizi finanziari.

Il report “Storie di dati” dell’Istat fotografa un periodo molto più lungo degli ultimi 25 anni, addirittura risale ai primi anni dall’Unità d’Italia. Quello che interessa a noi oggi però sono i prezzi di beni e servizi dal 2000 in poi.

Cosa è aumentato?

Mentre la crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo tocca il 63%, ci sono voci di spesa che vedono un aumento anche superiore al 100%, per esempio è il caso del dato aggregato di abitazione e utenze; altre voci invece aumentano, ma rimangono inferiori al 30% come per i servizi di istruzione e sanità.

Alcuni dati:

  • abitazione e utenze domestiche +120%;
  • alimentari +90%.

Quasi un secolo di aumenti

Il racconto che fa l’Istat è quello di un andamento dei prezzi che nel breve e nel lungo periodo mostra differenze significative in termini di intensità e persistenza. I prezzi dei beni sono cresciuti di meno perché rispetto ai servizi c’è stato un progresso nella produttività del lavoro e nell’esposizione alla concorrenza internazionale.

Infatti, dalla metà degli anni ’50 i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, mentre quelli dei servizi di circa 60. Come racconta l’Istat, questo aumento diversificato si può spiegare con lo sviluppo dell’industria, dove i beni possono essere prodotti impiegando meno lavoro o sprecando meno risorse, mentre per quanto riguarda i servizi la componente lavorativa continua ad avere un peso maggiore.

Negli anni ’70 e poi negli anni ’80 i prezzi hanno subito una forte accelerazione in corrispondenza degli shock petroliferi e delle tensioni inflazionistiche dei due decenni. Solo a partire dalla metà degli anni ’80 i prezzi hanno iniziato a rallentare, ma dagli anni 2000 fino ai giorni nostri, per effetto della crescita più contenuta dei prezzi dei beni, la differenza tra prodotti e servizi è tornata ad aumentare.

C’è poi lo shock energetico del 2022 che ha determinato l’impennata dei prezzi dei beni anche fino a oltre il 100% e, nell’ultimo triennio, la situazione di instabilità ha mantenuto i prezzi più o meno stabili (quindi alti). All’inizio del 2026, con il conflitto nel Golfo Persico, ci si trova ad aspettare una nuova impennata dei prezzi.

L’aumento dei prezzi dell’energia

In particolare, il focus è sull’aumento dei prezzi dell’energia registrato sia dopo l’invasione russa dell’Ucraina, sia quello attuale dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Andrea De Panizza, economista e dirigente di ricerca dell’Istat, ha spiegato che:

La crescita dei prezzi al consumo di energia nel 2022 è stata addirittura superiore rispetto alle fiammate inflazionistiche degli anni ’60.

Eppure l’impatto è risultato più contenuto per la diversa durata degli aumenti e le condizioni economiche. De Panizza aggiunge anche che, nelle crisi petrolifere del passato, i rincari si erano protratti a lungo e si attivava un meccanismo di indicizzazione salariale che oggi è assente.

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Riscaldare casa in modo economico, quale costa di meno tra pellet e gas: confronto prezzi

L’inizio dell’inverno 2026 mette gli italiani di fronte alla domanda su come riscaldare le proprie abitazioni nella maniera più economica ed efficiente possibile. Dopotutto il riscaldamento della casa causa un enorme impatto sul consumo di energia e quindi sui costi in bolletta, soprattutto se si utilizzano sistemi vecchi da aggiornare. Qual è quindi il sistema di riscaldamento più economico?

Qual è il riscaldamento più economico oggi?

Un’alternativa più economica alla caldaia a gas è la stufa a legna o a pellet, quindi una caldaia a biomassa. La convenienza dipende soprattutto dal costo delle materie prime che sono facilmente reperibili, soprattutto se si possiede una casa in montagna. Lo svantaggio in molti casi è la manutenzione, che ha un costo più elevato.

Quali sono le biomasse?

Quali sono gli altri combustibili da biomassa? Facciamo riferimento alle fitomasse, ovvero le biomasse provenienti da piante come:

  • legna;
  • pellet;
  • cippato;
  • noccioline;
  • sansa;
  • segatura.

Ma dentro si trovano anche sottoprodotti agricoli come paglia e ramaglie, oppure i residui dell’industria alimentare locale come la vinaccia, la sansa e l’agri-pellet.

Ognuna di queste ha caratteristiche specifiche, che vanno dall’efficienza al basso costo, fino alla semplificazione dello stoccaggio o all’assenza di impurità.

Riscaldare l’abitazione con le biomasse può essere più o meno vantaggioso a seconda di quale si utilizza, dal cippato di legno alla legna da ardere, fino al pellet. La soluzione più economica, grazie a una filiera corta e alla disponibilità locale che riduce i costi di trasporto o approvvigionamento, è il cippato di legno a 32 euro al megawattora, la metà della legna da ardere che invece si stabilizza a 67 euro circa al megawattora.

Quanto si risparmia con il pellet rispetto al gas?

Le tensioni geopolitiche internazionali hanno spinto in alto i prezzi dell’energia e le biomasse legnose per il riscaldamento si confermano per il 2026-2027 le soluzioni più stabili, economiche e sostenibili.

Anche se da gennaio 2026 il pellet sta registrando una crescita del 27% rispetto all’anno precedente, resta ancora il più competitivo se messo a confronto con il costo dell’energia per megawattora. Mettendo a confronto i dati ARERA e i prezzi del pellet certificato ENplus A1:

Combustibile Unità di Misura Costo Medio (Ottobre 2026) Costo Termico (€/MWh) Risparmio stimato vs Metano
Legna da Ardere Ton / Quintale ~18 – 22 € / q.le 60 – 67 € fino al 45%
Pellet (ENplus A1) Sacco 15 kg ~7,10 – 7,30 € / sacco 96 – 99 € fino al 18%
Gas Metano Smc ~1,05 – 1,15 € / Smc 110 – 115 € Riferimento
GPL Litro ~1,15 – 1,25 € / Litro 135 – 145 € Più caro del Metano (+20%)
Gasolio Riscaldamento Litro ~1,40 – 1,50 € / Litro 140 – 150 € Più caro del Metano (+30%)

Quale consuma di più: la stufa a pellet o il condizionatore?

Con lo stesso principio si può rispondere alla domanda su quale consumi di più tra stufa a pellet e condizionatore. Da una parte abbiamo l’utilizzo di un elettrodomestico a energia elettrica, che subisce gli effetti della vulnerabilità internazionale rispetto agli aumenti di prezzo dati dall’instabilità in Medio Oriente; dall’altra abbiamo il prezzo delle biomasse, piuttosto stabile nel tempo, che utilizza risorse locali e quindi è indipendente dalle importazioni.

I dati dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali ci raccontano che l’Italia dispone di un grande patrimonio forestale, di oltre 11 milioni di ettari su circa il 40% del territorio. Si tratta di un potenziale definito “poco sfruttato” perché utilizzato tra il 18% e il 37% rispetto a una media europea del 73%.

Con le biomasse si risparmia sul gas e si toglie la propria abitazione dal sistema di dipendenza energetica. A ricordarlo è il presidente dell’associazione, Marco Bussone.

Quale scegliere?

È difficile dare una risposta univoca, perché per diversi tipi di impianti di riscaldamento serve un investimento iniziale piuttosto elevato. Certo, si può rientrare dalla spesa nel corso del tempo, ma questo non risponde direttamente a cosa convenga per l’inverno 2026-2027 che ormai è alle porte. Per esempio, un primo modo per risparmiare sul riscaldamento è passare da una vecchia caldaia a gasolio a una a metano. Si può poi puntare sulle pompe di calore, ma senza fotovoltaico non portano a risparmiare così tanto.

Il riscaldamento domestico sta andando verso un’integrazione tra tecnologie, in particolare in un edificio efficiente, ovvero con cappotto termico e adeguatamente isolato, al quale si aggiunge l’energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici e una pompa di calore per costruire un unico sistema.

Per ottenere questo risultato ci sono dei bonus da poter utilizzare, come il “Conto Termico“, cioè il contributo diretto erogato dal Gestore dei Servizi Energetici per chi sostituisce un vecchio impianto di riscaldamento con un moderno impianto a pellet o legna. Oppure si può guardare agli interventi di riqualificazione energetica o ristrutturazione edilizia con Ecobonus e Bonus Casa.

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