❌

Reading view

La morte di Samora Machel: quattro decenni di interrogativi e sospetti

Il Mozambico e il Sudafrica commemorano Samora Machel, storico leader della lotta anticoloniale e primo presidente del Mozambico indipendente, morto quarant'anni fa in un incidente aereo che ancora oggi solleva interrogativi. Machel guidò il Paese dopo la fine del dominio coloniale portoghese nel 1975, conquistata al termine di una lunga lotta armata condotta dal Frelimo. Fu una delle voci più autorevoli dell'emancipazione africana e un convinto oppositore dei regimi coloniali e razzisti che ancora dominavano l'Africa australe. Il 19 ottobre 1986, mentre rientrava da un incontro di leader regionali in Zambia, il suo aereo si schiantò sui monti Lebombo, nei pressi di Mbuzini, vicino ai confini tra Sudafrica, Mozambico ed Eswatini.

Nell'incidente morirono Machel e altre 34 persone. L'inchiesta guidata dal Sudafrica attribuì la tragedia agli errori dei piloti, escludendo un sabotaggio. Maputo respinse però queste conclusioni, sostenendo che l'incidente potesse essere stato organizzato dal governo sudafricano dell'apartheid per eliminare il presidente mozambicano. Anche esperti sovietici, provenienti dal Paese in cui era stato costruito l'aereo, contestarono i risultati dell'indagine. Anni dopo, la Commissione per la verità e la riconciliazione sudafricana non riuscì a stabilire conclusioni definitive, ma sollevò nuovi interrogativi e raccomandò ulteriori accertamenti.

Tra gli elementi controversi figurava la presenza di soldati sudafricani nella zona dello schianto il giorno precedente. A quarant'anni dalla morte di Machel, dunque, la commemorazione non riguarda soltanto una figura fondamentale della storia africana. Riporta alla luce anche una vicenda mai chiarita fino in fondo, segnata dalle ombre del regime dell'apartheid e da domande alle quali le indagini ufficiali non hanno dato una risposta conclusiva.

La memoria di Samora Machel resta legata alla conquista dell'indipendenza e alla lotta per la liberazione dell'Africa australe. Ma finché le circostanze della sua morte rimarranno avvolte nell'incertezza, la richiesta di verità continuerà a far parte della sua eredità politica.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE "Il MONDO IN 10 NOTIZIE" - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

  •  

Cuba risponde al nuovo mandato d'arresto contro Raúl Castro negli USA

Un tribunale statunitense ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell'ex presidente cubano Raúl Castro. In risposta, l'attuale presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez hanno condannato la mossa, definendola una "manovra" da parte di fazioni che rappresentano la "putrefazione politica" dello Stato della Florida.

In un post sul suo account X, il leader cubano ha descritto questa "azione riprovevole contro il Generale d'Esercito" come parte di un "patetico circo di Miami, con risvolti elettorali", affermando che il provvedimento "non ha alcun fondamento legale o pratico, né mai lo avrà".

"Questa manovra, camuffata da termini legali e orchestrata da politici anti-cubani contro Raúl e Cuba, merita la nostra ferma condanna. Si inserisce in un'agenda aggressiva e nasce dalle difficoltà che costoro incontrano nel tentativo di giustificare il blocco e la punizione collettiva del nostro popolo", ha dichiarato Díaz-Canel.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE "Il MONDO IN 10 NOTIZIE" - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

  •  

Lavrov a Teheran per incontrare Araghchi: "Scambio franco e dettagliato"

 

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avuto un colloquio con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, il 19 ottobre nel corso della sua visita di lavoro a Teheran.

Si tratta del quarto incontro di persona tra i ministri degli Esteri dei due Paesi dall'inizio dell'anno, a cui si aggiungono 14 conversazioni telefoniche. Il Ministero degli Esteri russo ha riferito che il confronto ha visto uno scambio di opinioni franco e dettagliato su un'ampia agenda di cooperazione bilaterale e sulle principali questioni internazionali di interesse comune. Il ministero ha inoltre precisato che i ministri hanno analizzato i progressi nell'attuazione degli accordi raggiunti nei vertici tra il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Masoud Pezeshkian, tenutisi il 1° settembre 2026 a Bishkek e l'8 ottobre 2026 ad Avaza, definendo il calendario dei prossimi incontri.

Il Ministero degli Esteri russo ha sottolineato che è stata dedicata la dovuta attenzione agli aspetti attuali della cooperazione commerciale, economica e degli investimenti, oltre che alla realizzazione di importanti progetti congiunti nei settori dei trasporti, della logistica e dell'energia.

Inoltre, è stata discussa la situazione nella regione del Golfo Persico e le modalità per superare la gravissima crisi internazionale causata dall'aggressione illegale degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, che ha inferto un duro colpo alla stabilità e alla sicurezza non solo in Medio Oriente, ma a livello globale, come specificato dalla diplomazia russa.

Il ministero ha aggiunto che i diplomatici hanno concordato nuove misure per innalzare il livello di coordinamento in sede ONU e per ampliare la collaborazione all'interno di BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ed Unione Economica Eurasiatica.

Infine, Mosca ha ribadito che i colloqui di Teheran contribuiscono a rafforzare ulteriormente il partenariato strategico globale tra Russia e Iran, in linea con le aspirazioni dei popoli di entrambi i Paesi amici e nell'interesse della stabilità regionale.

  •  

Cile: repressione a Santiago per l'anniversario della rivolta contro il neoliberismo


Chiudere le stazioni della metro, blindare il centro, sparare gas lacrimogeni sui ragazzi. È così che il governo di José Antonio Kast ha "celebrato" il settimo anniversario del cosiddetto 'Estallido Social' a Santiago. Mentre migliaia di persone scendevano in piazza per ricordare i trenta morti e i migliaia di feriti del 2019 nella rivolta contro il neoliberismo, la risposta è stata la solita: repressione. Ventinove arresti, scontri, il coprifuoco di fatto imposto da chi dovrebbe tutelare i cittadini. 

Ma cosa chiede il popolo cileno? Lo dice un sondaggio chiaro: il 68% dei cileni sa che le disuguaglianze di sette anni fa sono ancora tutte lì. Kast, al potere da appena sette mesi e già bocciato dal 64% del Paese, ha risposto tagliando la sanità, l'istruzione, le borse di studio. Ha tolto i computer ai bambini poveri e ha cancellato i programmi di sostegno per le donne. E poi ha il coraggio di parlare di "democrazia". 

???????? Carabineros reprimen a manifestantes en Santiago de Chile en el 7.° aniversario de las protestas de 2019. Se reportan enfrentamientos con efectivos policiales. #teleSUR #18oct https://t.co/Wl4YoC4AOg

— teleSUR TV (@teleSURtv) October 18, 2026


Sotto i governi neoliberisti del Sud America, oggi asserviti a Washington, i diritti umani sono diventati un optional. Una parola da pronunciare con enfasi solo quando fa comodo per attaccare i nemici geopolitici, ma da dimenticare completamente quando il proprio popolo scende in piazza per chiedere dignità. A Santiago, la democrazia si è ridotta a un guscio vuoto: si può anche votare, ma solo se a vincere sono i padroni delle banche o i servi di Washington. Chi protesta non è un cittadino con dei diritti, ma un criminale. Kast lo ha detto chiaramente, definendo l'Estallido una "rivolta criminale". 

Eppure, questo copione non è solo cileno. È lo stesso identico copione che vediamo recitare in Europa. Dai tagli ai servizi pubblici di Madrid o Parigi, alla criminalizzazione dei movimenti per la casa e dei sindacati a Roma o Berlino, il neoliberismo globale ha un'unica, spietata linea guida: proteggere i profitti e schiacciare chi si ribella. Che sia la destra ultracattolica di Kast in Cile o l'élite tecnocratica europea, il messaggio al popolo è sempre lo stesso: "Non c'è alternativa". 

  •  

Colombia: ombre sull'acquisto dei caccia Gripen

L'Ufficio del Controllore Generale della Colombia ha segnalato il rischio di un possibile sovrapprezzo di 2,13 miliardi di pesos (circa 671.000 dollari) nell'acquisto di aerei da combattimento Gripen, come riportato da Caracol Radio.

Secondo l'ente, in un'operazione di bilancio effettuata il 20 gennaio dal Ministero della Difesa con l'azienda svedese Saab, è stato applicato un tasso di cambio di 4.936,96 pesos per euro, a fronte di un tasso ufficiale fissato dal Banco de la República, in quella stessa data, a 4.339,41. Tale differenza – pari a quasi 600 pesos per euro – rappresenta un tasso superiore del 14% rispetto a quello ufficiale.

La Contraloría (l'organo di controllo contabile) ha dichiarato che "sussiste il rischio di un danno al patrimonio pubblico dovuto all'utilizzo di un tasso di cambio per l'euro superiore a quello ufficialmente pubblicato dal Banco de la República", il che potrebbe potenzialmente comportare "perdite finanziarie per lo Stato".

L'operazione rientra in un contratto formalizzato dall'amministrazione di Gustavo Petro per l'acquisizione di una flotta di 17 velivoli Gripen E/F destinati alla Forza Aerospaziale.

Il rilievo sollevato dall'ente non costituisce una sanzione formale; funge piuttosto da avvertimento, volto a sollecitare una correzione dell'operazione e a prevenire un potenziale danno erariale.

  •  

Macron in Medio Oriente alla ricerca di carburante mentre la Francia brucia

 

Lunedì il presidente francese Emmanuel Macron inizierà una visita di tre giorni nel Golfo Persico con l'obiettivo di garantire alla Francia nuovi approvvigionamenti energetici.

Sebbene avesse inizialmente valutato l'ipotesi di rimanere nel Paese per gestire la crisi interna, Macron ha poi confermato la propria partenza durante un discorso televisivo alla nazione trasmesso domenica sera. Nel suo intervento ha spiegato di aver già avviato diverse iniziative internazionali per garantire la disponibilità di carburante e gas, precisando che il viaggio nei Paesi del Golfo servirà proprio ad assicurare le forniture nazionali. La missione, che include incontri con quattro partner regionali chiave, mira inoltre a rafforzare le intese sul piano economico, difensivo e della sicurezza, mentre la Francia affronta un'ondata di proteste e saccheggi innescati dal carovita e dalle precarie condizioni delle strutture scolastiche.

Ad alimentare le polemiche si è aggiunto un episodio avvenuto alla vigilia delle manifestazioni di sabato: il presidente e la moglie sono stati ripresi ad un concerto della cantante canadase Céline Dion. La diffusione del filmato della coppia che assisteva allo spettacolo ha scatenato un'ondata di critiche e una pioggia di meme sui social media.

 

  •  

Egitto pronto all'intervento militare in soccorso dell'Arabia Saudita

 

Domenica 18 ottobre il parlamento egiziano si è riunito in una sessione straordinaria per valutare l'autorizzazione a un eventuale sostegno militare all'Arabia Saudita di fronte all'avanzata dei ribelli Houthi in Yemen, secondo quanto riportato da Reuters.

I lavori, che riprenderanno nella giornata di lunedì, sono stati convocati su richiesta del presidente Abdel Fattah al-Sisi per discutere l'intervento delle forze armate a fianco del regno saudita. Come confermato da una nota della presidenza, il Cairo si è detto pronto a garantire "ogni forma di supporto necessaria e possibile" per tutelare la sicurezza, la stabilità e l'integrità territoriale dell'alleato.

La decisione è maturata al termine di una riunione del Consiglio di Difesa Nazionale presieduta da al-Sisi e alla quale hanno preso parte i vertici militari e di governo. Il leader egiziano ha precisato che le mosse del Paese saranno coordinate con le direttive di re Salman e del principe ereditario Mohammed bin Salman. La prospettiva di un impegno militare dell'Egitto si inserisce nel contesto di un'escalation degli attacchi degli Houthi contro il territorio saudita, che ha spinto Riad a sollecitare l'aiuto degli alleati regionali, del Pakistan e del presidente statunitense Donald Trump.

  •  

Iran: sequestrato e studiato il più grande ordigno convenzionale usato dagli USA

 

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) ha dichiarato il 18 ottobre di essere entrato in possesso di una bomba anti-bunker americana GBU-57 MOP, l'ordigno convenzionale ad alto potenziale più grande al mondo.

In una nota ufficiale, Mohammad Reza Naqdi, consigliere del comandante in capo dell'IRGC, ha affermato che attualmente solo due Paesi dispongono di questa bomba da 14 tonnellate: gli Stati Uniti e l'Iran. Secondo le ricostruzioni fornite dai vertici militari di Teheran, il Paese si sarebbe impossessato di una parte dell'ordigno — rimasto inesploso — durante la Guerra dei Dodici Giorni, combattuta tra il 13 e il 24 giugno 2025. Naqdi ha inoltre sottolineato che gli esperti della Repubblica islamica hanno già analizzato la tecnologia del dispositivo, avvertendo che i missili iraniani sono pronti e che qualsiasi passo falso del nemico verrà neutralizzato senza lasciargli alcuna via di scampo.

  •  
❌