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Caro carburanti e caro vita, la protesta dei tir si allarga: dalla Puglia alla Campania. Nuovi presidi anche a Potenza

La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori continua a creare disagi nel Mezzogiorno. Nuovi presidi anche in Basilicata, mentre in Campania le manifestazioni hanno provocato chiusure autostradali e chilometri di code. Preoccupano i rifornimenti di carburante e la distribuzione alimentare. Martedì è previsto l’incontro con il ministro Salvini.

Chiuso il raccordo A1-A30 nella notte, camion agli svincoli di Potenza e problemi per la distribuzione

Alle tre del mattino, la protesta degli autotrasportatori ha provocato la chiusura temporanea del collegamento tra l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno, per chi proviene da Napoli. La giornata è cominciata con lunghe code in Campania: due chilometri tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord, altrettanti tra Napoli Nord e Caserta Nord e tre chilometri sulla A30, nel tratto tra Maddaloni e il collegamento con l’A1. Polizia Stradale e personale di Autostrade per l’Italia sono intervenuti per gestire la circolazione.

Contemporaneamente, la mobilitazione ha raggiunto anche gli ingressi di Potenza. Questa mattina sono stati segnalati presidi di tir nei pressi degli svincoli di Potenza Est e Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, lungo il raccordo autostradale Potenza-Sicignano degli Alburni. Altri disagi si registrano sulla statale 106 Jonica, nel Metapontino, al confine tra Basilicata, Puglia e Calabria, senza blocchi completi della circolazione. Nella regione lucana, dopo giorni di difficoltà, la situazione ai distributori di carburante sta invece tornando quasi alla normalità.

Sono gli ultimi sviluppi di una protesta che da settimane attraversa il Sud Italia, coinvolgendo agricoltori, autotrasportatori e altre categorie produttive. Camion e trattori sono presenti lungo arterie stradali, svincoli autostradali e collegamenti strategici per il trasporto delle merci. Le conseguenze cominciano a interessare anche chi non partecipa alle manifestazioni, con difficoltà nelle consegne, scaffali meno riforniti in alcuni supermercati e timori per la disponibilità di gasolio.

Perché protestano agricoltori e autotrasportatori: il gasolio vicino a 2,30 euro al litro

All’origine delle mobilitazioni ci sono soprattutto l’aumento dei carburanti e dei costi di produzione, che stanno riducendo i margini economici delle imprese. Secondo le rilevazioni diffuse dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del gasolio self service aveva raggiunto 2,296 euro al litro sulla rete autostradale e 2,257 euro sulla rete stradale ordinaria. Il Codacons ha stimato un rincaro del 39% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a circa 31,65 euro in più per un pieno da 50 litri.

Per gli autotrasportatori il gasolio rappresenta una delle principali voci di spesa. Le imprese denunciano anche il costo dei collegamenti marittimi, particolarmente rilevante per chi lavora in Sicilia, e chiedono interventi sul credito d’imposta e sulle accise. L’aumento dei costi rischia di rendere economicamente insostenibili numerosi viaggi, soprattutto quando le tariffe riconosciute ai trasportatori non crescono nella stessa misura.

Le difficoltà dell’agricoltura sono in parte differenti e precedono gli ultimi rincari estivi. Gli agricoltori denunciano costi sempre più alti per carburante, energia e fertilizzanti, mentre in alcuni comparti i prezzi riconosciuti alla produzione sono diminuiti. È il caso dell’olio d’oliva. Le rilevazioni Ismea indicano che sulla piazza di Bari il prezzo all’origine dell’extravergine è sceso a 4,30 euro al chilogrammo. Un prezzo che riguarda la vendita all’origine, non quello pagato dai consumatori al supermercato. Gli olivicoltori chiedono controlli più rigorosi sulle importazioni e sulle possibili frodi, oltre a misure di sostegno e prezzi capaci di coprire i costi produttivi. La protesta agricola riguarda anche allevatori e altri produttori, preoccupati per la sostenibilità delle aziende e per la concorrenza di prodotti provenienti dall’estero.

Calabria e Puglia, i trattori in strada da settimane e gli scaffali dei supermercati si svuotano

La Calabria è stata tra le prime regioni a mobilitarsi, con iniziative spontanee degli agricoltori già dalla fine di settembre. Nelle ultime settimane i presidi si sono estesi dalla Sibaritide al Pollino, dal Cosentino alla provincia di Catanzaro, fino ad alcuni snodi importanti per i collegamenti regionali. Domenica 18 ottobre la protesta coinvolgeva una quindicina di aree, tra cui la statale 534 nei pressi di Firmo-Sibari e la statale 106 nel territorio di Cassano allo Ionio. Nel pomeriggio si è registrato anche un blocco dello svincolo autostradale di Falerna, lungo l’A2.

Accanto agli agricoltori, dal 16 ottobre si sono fermati gli autotrasportatori aderenti alla Fedralog Calabria, con una mobilitazione programmata fino alla mezzanotte del 20 ottobre. I manifestanti hanno ribadito la volontà di proseguire in assenza di provvedimenti ritenuti sufficienti. “Se non avremo risposte certe e concrete, andremo avanti, intensificheremo la mobilitazione e niente è escluso”, ha dichiarato uno dei partecipanti ai presidi calabresi. Anche in Puglia i disagi si stanno prolungando. Nel Foggiano i presidi coinvolgono la zona di Poggio Imperiale, vicino al casello dell’A14, e diversi collegamenti della statale 16. Altre manifestazioni hanno interessato il Brindisino. Il rallentamento dei trasporti sta incidendo sulla distribuzione alimentare, con carenze già segnalate in alcuni supermercati della provincia di Foggia, soprattutto per i prodotti freschi.

Gli agricoltori rischiano a loro volta di subire ulteriori danni. Frutta, verdura, latte e altri prodotti deperibili devono raggiungere rapidamente i mercati e i punti vendita. Quando le consegne vengono ritardate o sospese, aumenta il rischio che la merce si deteriori prima di essere commercializzata, con nuove perdite economiche per chi l’ha prodotta.

Sicilia, dai supermercati agli autobus: cresce la preoccupazione per i rifornimenti

In Sicilia il fermo dei servizi di autotrasporto merci proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano è iniziato il 16 ottobre e dovrebbe terminare il 20. Numerosi mezzi sono rimasti nei piazzali delle aziende e nelle aree portuali, con ripercussioni sulle consegne. A Palermo, nei giorni scorsi, la preoccupazione per la disponibilità di carburante ha provocato code alle pompe, mentre diversi cittadini hanno anticipato gli acquisti nei supermercati.

A preoccupare sono anche i trasporti pubblici su gomma. Il presidente di Anav Sicilia, Antonio Graffagnani, aveva denunciato già sabato 17 ottobre la mancata consegna di gasolio ad alcuni depositi aziendali. Senza nuovi approvvigionamenti, le imprese private che effettuano servizi di linea potrebbero essere costrette a ridurre le corse, concentrando le riserve disponibili sui collegamenti indispensabili per studenti e lavoratori.

La regolare distribuzione dei beni alimentari resta un’altra incognita. Le difficoltà potrebbero aggravarsi se il fermo dei camion dovesse proseguire oltre le date annunciate, interessando anche le imprese di trasformazione che dipendono dall’arrivo quotidiano di materie prime.

A Taranto la crisi dell’ex Ilva ha aggravato le difficoltà nei rifornimenti

Alle proteste di agricoltori e autotrasportatori si è aggiunta nei giorni scorsi quella degli operai dell’ex Ilva di Taranto. I lavoratori dello stabilimento siderurgico contestano le prospettive occupazionali e il piano governativo, chiedendo garanzie per il futuro della produzione e dei posti di lavoro, oltre a un progetto industriale che affronti la decarbonizzazione.

La vertenza è distinta da quella sul caro carburanti, ma i suoi effetti hanno coinvolto gli stessi territori. Il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto ha interrotto o rallentato il transito delle autocisterne, contribuendo alle carenze di carburante registrate in Puglia, Basilicata e Calabria. Le difficoltà hanno interessato anche i rifornimenti degli aeroporti di Bari e Brindisi, dove nei giorni scorsi erano state introdotte limitazioni.

Venerdì 16 ottobre i sindacati hanno deciso di rimuovere il blocco davanti alla raffineria, mentre lo sciopero dei metalmeccanici è stato sospeso in attesa di nuovi confronti con il governo. Per il 27 ottobre è previsto un incontro dedicato al futuro dell’acciaieria. La rimozione dei blocchi ha consentito di riavviare i rifornimenti, ma non ha interrotto le mobilitazioni degli autotrasportatori.

Le prime risposte delle Regioni e l’incontro di Salvini con gli autotrasportatori

Le amministrazioni regionali hanno annunciato i primi interventi economici. In Calabria la Giunta ha approvato un pacchetto da 15 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alle imprese agricole e 10 milioni agli autotrasportatori. Sono stati definiti anche i criteri per l’assegnazione dei contributi, calcolati sulla base dei maggiori costi sostenuti e documentati per il carburante.

In Puglia la Regione ha annunciato un pacchetto da 30 milioni di euro per l’agricoltura, destinato a sostenere i costi di produzione e gli investimenti nelle filiere. Circa un terzo delle risorse potrebbe essere riservato alle spese per il gasolio. Si tratta di interventi diversi per destinatari e stato di attuazione, che non risolvono da soli le richieste avanzate dalle categorie.

L’attenzione si concentra adesso sull’incontro di martedì 20 ottobre a Milano, convocato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, con la partecipazione prevista del viceministro Edoardo Rixi. Il confronto con le rappresentanze nazionali sarà affiancato da quello con i gruppi autonomi attivi nelle regioni meridionali, previsto nel pomeriggio.

Il governo sta lavorando per accelerare la disponibilità dei 590 milioni di euro già stanziati per il rinnovo del parco veicolare, ma rimasti rallentati da ostacoli burocratici, e per individuare ulteriori risorse a sostegno dell’autotrasporto. Le associazioni chiedono soprattutto misure immediate per compensare il rincaro del gasolio e ridurre i costi che gravano sulle imprese.

Il fermo proclamato in Calabria e Sicilia dovrebbe terminare alla mezzanotte di martedì. Le delegazioni porteranno al tavolo le proprie richieste, mentre la prosecuzione della mobilitazione dipenderà dalle risposte del governo. Nel frattempo, i presidi restano attivi e le imprese della distribuzione devono fare i conti con i ritardi accumulati nelle consegne.

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Smoke Signals: The dangerous fatalism of AGI in Silicon Valley

An AI worker in an ashtray with cigarette buds

Getty Images; Tyler Le/BI

Last week, Palantir CTO Shyam Sankar mentioned something bizarre in an interview on CBS News. "So many AI researchers have started smoking as a way of signaling to other researchers how much they believe in AI," he said. Their thinking, he said, goes like this: "I believe so much in AI that it's going to cure cancer. So I'm showing you my chips are all in."

I laughed as I read the quote. It read like a headline in The Onion, mocking the blind optimism of the AI-pilled. But then I felt sad and worried for them. Are they smoking because they believe AI is saving the world, I wondered, or because they believe AI is ending it?

It's been an especially alarming few months here in San Francisco. OpenAI's bots went rogue and hacked another company, and then an Anthropic researcher quit, warning that AI could wipe out the human race. It seemed more believable to me that these researchers were smoking because they didn't think they'd be around for much longer — or at least freaked out about that possibility. I thought of the HBO show "The Leftovers," which features a doomsday cult that chain-smokes. Because they believe the world has ended, they don't mind obliterating their lungs. They're living as though they're already dead.

I asked a handful of people who work in AI and none of them knew anyone who had suddenly taken up cigarettes because of AI. So I don't think what Sankar observed is widespread. But in a story last month about tech founders who smoke, my colleague Henry Chandonnet quoted a guy who wasn't worried about his habit because he believed AI will soon cure lung cancer. Among the people I spoke to, a few recognized that underlying sentiment: AI's going to fix (or destroy) everything, so YOLO. Last year, my former colleague Rob Price reported on these attitudes. Some were spending down their savings. Others were taking dangerous drugs and having orgies. Last year, my former colleague Rob Price reported on these attitudes. Some were spending down their savings. Others were taking dangerous drugs and having orgies.

While AI boomers and doomers expect completely opposite outcomes, I've found it interesting that their very different beliefs often end up manifesting as the same behaviors. Smoke or don't smoke, it doesn't matter: The future is inevitable. In either case, they're relinquishing their fate to a humanity-ending or humanity-saving AI — and ignoring one of the most evidence-backed things they can do to live a healthy future. It's a kind of fatalism, believing that what you do won't change what happens next.

I see traces of that in so many corners of society. What's the point of studying, students say, if they're never going to be as good as ChatGPT at coding or math? What's the point of agonizing over a breakup text, people say, if a bot can write it for them? What's the point of working hard, employees say, if their companies are going to replace them with an agent? In a recent survey by Verasight, 78% felt that they had little or no say over how AI is being developed and regulated.

Even the people who have the most say don't seem to believe they do. Anthropic CEO Dario Amodei has issued increasingly grave warnings about the technology that he himself is creating. He has to keep going, he says, because if he doesn't, a less responsible steward of the industry will. Amodei and his peers sound as if they're utterly powerless in the face of an unstoppable god. If it's really that bad, couldn't they just pull the plug? "Saturday Night Live" captured the strangeness of it all in a recent sketch impersonating Amodei. "If we can pressure lawmakers to create guardrails," Jane Wickline's Amodei deadpanned, "we will be able to stop me."

We need people thinking seriously about the risks of these technologies, and we also need people dreaming big about the immense good they can bring. But neither of these outcomes is inevitable. As we entrust more and more of our work and our lives to AI agents, we shouldn't cede our own agency to them too. I'm not taking up smoking anytime soon.

Read the original article on Business Insider

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