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Nuovo bonus mamme 2026 Inps: via alle domande, come fare e requisiti

L’Inps ha aperto da oggi il canale telematizzato per l’invio delle domande relative al Nuovo bonus mamme 2026.

Con la pubblicazione del messaggio numero 3343, l’Istituto dà ufficialmente il via alle richieste per accedere al contributo economico erogato in un’unica soluzione con la mensilità di dicembre 2026.

Come fare domanda sul portale Inps passo dopo passo

La procedura per richiedere l’assegno si svolge interamente online sul sito dell’Istituto tramite i seguenti passaggi:

  • accedere al portale ufficiale Inps autenticandosi con Spid di livello 2, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o eIdas;
  • entrare nella sezione dedicata alle prestazioni a sostegno del reddito e selezionare il punto d’accesso per le prestazioni non pensionistiche;
  • spuntare l’opzione del Nuovo bonus mamme 2026 e compilare il modulo con i dati del rapporto di lavoro e i codici fiscali dei figli;
  • verificare la correttezza dei dati inseriti, inoltrare la richiesta e scaricare la ricevuta con il numero di protocollo.

Sarà possibile consultare lo stato di avanzamento dell’istanza direttamente dall’area riservata MyInps o rivolgendosi a un patronato.

Entro quando si può fare richiesta

Le lavoratrici interessate hanno tempo fino al 31 dicembre 2026 per trasmettere la domanda. Il termine slitta al 31 gennaio 2027 solo per chi perfeziona i requisiti d’accesso nel corso del mese di dicembre 2026.

Le differenze con il precedente Bonus mamme

Il nuovo incentivo presenta modifiche sostanziali rispetto al vecchio Bonus mamme. Mentre il vecchio strumento si configurava come uno sgravio del 100% dei contributi previdenziali Ivs a carico della lavoratrice, la misura attuale consiste in un contributo economico diretto erogato dall’Inps.

Con la decontribuzione si poteva cumulare un beneficio di 3.000 euro l’anno, percepiti durante l’anno in busta paga. Il nuovo bonus accredita un importo fisso di 60 euro al mese, per un tetto massimo di 720 euro annui, che viene liquidato in un’unica soluzione a fine anno.

In passato il diritto spettava esclusivamente alle lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato. La nuova disciplina estende invece l’accesso alla prestazione sia alle lavoratrici dipendenti sia alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste.

Infine, se con il vecchio beneficio fiscale non era prevista alcuna soglia Isee o reddituale, la nuova misura introduce un tetto al reddito annuo individuale da lavoro, fissato entro il limite massimo di 40.000 euro.

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Bonus 500 euro respinto nonostante Naspi e disoccupazione, il chiarimento dell’Inps

Circa 350 giovani che hanno chiesto il contributo da 500 euro al mese per l’autoimpiego hanno presentato un esposto alle autorità europee e all’Anac contro i rigetti delle loro domande. Dopo che la vicenda è arrivata sui giornali, l’Inps è intervenuto con un comunicato stampa il 20 ottobre 2026. Nella nota l’Istituto esclude che le domande siano decise da algoritmi e indica nel Ministero del Lavoro l’unico soggetto che può certificare lo stato di disoccupazione. Proprio su questo requisito, infatti, si sono bloccate molte pratiche, comprese quelle di chi, al momento di aprire l’attività, percepiva la Naspi.

Il contributo è previsto dall’articolo 21, comma 3, del decreto Coesione e vale 500 euro mensili per un massimo di 3 anni, al massimo fino al 31 dicembre 2028. Spetta a chi aveva meno di 35 anni ed era disoccupato quando ha avviato un’impresa o aperto la partita Iva tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025, nei settori delle nuove tecnologie e della transizione digitale ed ecologica. L’Inps ha chiuso l’istruttoria a giugno, aprendo la fase dei riesami per le domande respinte.

Cosa contestano i richiedenti

Come riportato da Fanpage, l’esposto è stato inviato all’Olaf (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode), alla Procura europea e all’Autorità nazionale anticorruzione da circa 350 richiedenti e da un comitato civico. Le contestazioni principali riguardano:

  • rigetti che sarebbero stati decisi da procedure automatizzate senza un adeguato controllo umano, in contrasto con l’articolo 22 del Gdpr;
  • lo stato di disoccupazione, la cui verifica sarebbe all’origine di oltre 3.000 delle circa 5.000 richieste di riesame;
  • pratiche ferme da mesi;
  • difficoltà nell’accesso agli atti che motivano i rigetti.

Il coinvolgimento delle autorità europee si spiega con il finanziamento. La misura rientra infatti nel Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, cofinanziato dal Fondo sociale europeo Plus.

I chiarimenti dell’Inps sulle verifiche

La nota non cita l’esposto ma solo gli articoli usciti in questi giorni. Sul punto delle decisioni automatizzate spiega che:

L’istruttoria automatizzata non è basata su algoritmi decisionali ma sulla consultazione e sul riscontro delle informazioni certificate presenti nelle banche dati disponibili.

L’Istituto controlla nei propri archivi i dati dell’impresa o la data di apertura della partita Iva per i liberi professionisti, l’appartenenza dell’attività alle categorie ammesse e i dati anagrafici del richiedente. Su queste voci i funzionari stanno riesaminando le pratiche caso per caso.

Chi certifica lo stato di disoccupazione

Come previsto dalla circolare 148 del 28 novembre 2025, lo stato di disoccupazione viene attestato con una dichiarazione sostitutiva al momento della domanda. L’Inps verifica che sia presente consultando la banca dati del Ministero del Lavoro, che definisce

unico soggetto competente a certificare lo stato di disoccupazione.

Se nel sistema non risulta la posizione, la domanda viene respinta anche quando il richiedente ha documenti che dicono il contrario. Le posizioni corredate da documentazione idonea, precisa l’Inps, sono state sottoposte alla valutazione del Ministero.

Perché ci sono ritardi

L’Istituto ha riconosciuto un rallentamento nella conclusione delle pratiche, soprattutto nei casi in cui è servita la valutazione di un’altra amministrazione.

Il pagamento, comunque, parte quando arrivano le informazioni mancanti e vengono confermati tutti i requisiti, compreso il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva.

Il nodo della Naspi

L’articolo 21, comma 1, del Dlgs 150/2015 stabilisce che la domanda di Naspi presentata all’Inps, che viene trasmessa ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, equivale alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did), il passaggio da cui dipende lo stato di disoccupazione.

Sulla carta, quindi, chi ha chiesto la Naspi dovrebbe risultare disoccupato. Quando non succede, il problema riguarda i dati presenti nel sistema. Su questi casi si concentrano i riesami trasmessi al Ministero.

Cosa fare se la domanda è ancora bloccata

Se si è tra i richiedenti del bonus da 500 euro al mese del decreto Coesione, i passaggi da seguire sono:

  1. verificare nel servizio Incentivo decreto Coesione del portale Inps, con identità digitale, il motivo del rigetto;
  2. se il rigetto riguarda la disoccupazione, controllare che nel sistema risultino la Did e lo stato di disoccupazione alla data di avvio e, se mancano, chiederne l’aggiornamento, dato che in riesame l’Inps si basa su queste risultanze;
  3. allegare al riesame tutta la documentazione che prova il requisito, come la domanda di Naspi e il relativo provvedimento;
  4. verificare di essere in regola con i versamenti contributivi, perché senza Durc regolare il pagamento non parte.

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