In Campania prosegue la protesta degli autotrasportatori e aumentano i disagi per i cittadini. Quasi tutti i distributori di benzina nella città di Napoli hanno esaurito le scorte di carburante e fuori le poche stazioni di servizio ancora attive, per tutta la mattinata si sono create code di decine di auto e persone con le taniche in mano per un rifornimento extra. Nei supermercati gli scaffali sono sempre più vuoti e in alcuni punti vendita non è certa la riapertura nei prossimi giorni se dovesse proseguire il blocco dei rifornimenti. “Noi stiamo protestando per tutti – ci spiega uno degli autotrasportatori in presidio a via Brecce, nel blocco davanti al deposito di carburante nei pressi del porto di Napoli – protestiamo contro il caro gasolio e in generale contro il caro vita. E su questi temi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta dal governo, non è possibile pagare il gasolio ad oltre 2 euro e 40 a litro, costi che si aggiungono poi all’aumento dei prezzi in generale, ci stanno portando verso la rovina”.
Gli autotrasportatori minacciano di proseguire il blocco fino al 27 ottobre, data del prossimo incontro con il governo e intanto puntano il dito contro l’esecutivo reo di non ascoltare le motivazioni degli autisti che non riescono più a sostenere i costi del carburante. Una contestazione che in Campania ha letteralmente bloccato per tutto il giorno i collegamenti con la rete autostradale. “Facciamo un appello al governo – dicono i manifestanti dal presidio di Casoria, in provincia di Napoli – i circa 400 milioni di cui parlava ieri il ministro Salvini a noi non interessano, così come non interessano gli sgravi fiscali, i risultati li vogliamo vedere davanti al distributore di benzina quando abbasseranno i prezzi, altrimenti da qui non ce ne andiamo. Vogliamo risposte concrete su come poter sostenere il costo del carburante che sta rendendo impossibile per noi lavorare e il costo della vita in generale che ormai è diventato insostenibile per molte famiglie non solo al sud”.
A Cavalleggeri Aosta, lo storico rione nella parte occidentale di Fuorigrotta, c’è una donna di 40 anni. Si chiama Claudia, si aggira tra i corridoi del supermercato che conosce come le sue tasche e con gli occhi cerca il posto dove solitamente c’è la pasta. Ma la pasta non c’è al Sole365, catena di grandi distribuzioni attiva esclusivamente in Campania. E neppure la farina, il latte, lo zucchero, i prodotti freschi. Passate e pelati neppure a parlarne. Manca tutto: salumi, formaggi, uova, pancarré. Ora che lei è riuscita a prendere l’ultima confezione rimasta, di quello integrale, non ce n’è più neppure l’ombra. “C’è solo del cioccolato, le caramelle e pochi pacchi di biscotti” constata.
Poi prende fiato e butta giù. “Sembra di essere in guerra” dice. E ha ragione. Ma la guerra ha più fronti e, ad appena 16 chilometri da Cavalleggeri, c’è un’altra donna. Si chiama Francesca. Lei ha 44 anni, ma sembra una ragazzina. Vive a Torre del Greco, in provincia di Napoli, e anche lei in questi giorni è andata al supermercato. Ha due figli, quindi ci è andata eccome. E vicino casa, anche qui, c’è il Sole365. Ma Francesca non è una cliente come tutti gli altri, perché lei un autotrasportatore l’ha sposato sedici anni fa, ne conosce la battaglia, che oggi fa sua e in quegli scaffali vuoti suo malgrado la rivede e la rivendica tutta.
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Al Sole 365 del rione Cavalleggeri (Napoli)
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Scaffali vuoti al Giolì di Villaggio Coppola, a Castel Volturno
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Gli scaffali al supermercato Sole 365 del rione Cavalleggeri (Napoli)
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Un avviso alla clientela, al Sole 365 del rione Cavalleggeri (Napoli)
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Mancano frutta e verdura all'Eurospin di San Giorgio a Cremano (Na)
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Scaffali vuoti all'Md di Ercolano (Napoli)
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Al Giolì di Pineta Mare, a Castel Volturno
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Al Sole365 di Torre del Greco
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scaffali vuoti Torre del Greco (Napoli) Sole 365
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Scaffali vuoti al supermercato Mi.Ca di Marcianise
La guerra dietro gli scaffali vuoti
“Ho fatto la spesa sabato, poi i supermercati si sono tutti svuotati. Non solo il Sole365. Se vai al discount Md è la stessa cosa. Ci sono le foto” dice. Ed è da giorni, infatti, che sui social e nelle chat di gruppo girano centinaia di immagini dei supermercati del Sud. In Campania, in Puglia, da Foggia al Salento, ma anche in Calabria, per esempio a Scalea e Lamezia Terme. Cosa ne pensa Francesca? “Mio marito sta perdendo giorni di lavoro, ma non credo che tutti abbiano capito – e lo dico con dispiacere – perché è nato questo sciopero. Il problema non è solo l’aumento del prezzo del gasolio, ma è anche il fatto che prima un chilo di pomodori costava 2 euro e oggi ne costa 6, quando poi al contadino si pagano 0,75 euro al chilogrammo per le zucchine che, però, al supermercato si trovano a 6 euro. Lo facciamo per il futuro dei nostri ragazzi”. È una storia vera e amara che, evidentemente, direttive e buoni propositi non sono riusciti a modificare.
Quando finirà?
A Torre del Greco si torna dopo. Perché a Cavalleggeri c’era Claudia che provava a fare questa benedetta spesa e con lei c’era anche sua sorella. Elvira, quarantasei anni, che vive a Fuorigrotta. Lei la spesa l’ha fatta all’Md di via Diocleziano. All’uscita del supermercato si accorge di aver speso appena dieci euro. Ed è decisamente la prima volta. “È avvilente non tanto perché non c’è la merce – racconta – frigo vuoti, banchi vuoti e persino chiusi. La cosa che più colpisce è vedere che tutti camminano nei corridoio, quasi intontiti, domandandosi la stessa cosa. Cosa sta succedendo? Come è possibile? Come andrà domani?”.
Intanto, al Vomero, si fanno rifornimenti di pasta, acqua e carta igienica. Mario, 60 anni, ha fatto il giro dei supermercati: Conad, Dodeca e Sole365. E la situazione non è certo rassicurante. La signora Linda ha un bar in piazza Rossini: “Va male, tra supermercati vuoti, benzina zero e allerta meteo con le scuole chiuse”. Già, fuori c’è da pensare anche alle code per la benzina e all’inferno che si è scatenato.
Ora non ci pensa Pasquale. Pensionato, 80 anni, è lo zio di Elvira. È stato in un supermercato Giolì, al Villaggio Coppola di Castel Volturno (Caserta). E lui aggiorna, al telefono, su come va la situazione da quelle parti. Lo fa anche con la figlia che vive fuori. Le dice del pane: “Sono vuoti. Conad ce l’ha per il momento, l’Md non ha neppure quello”. Perché molti produttori hanno dovuto fermare o ridurre la produzione, dato che era impossibile far arrivare la semola proveniente dai molini di Puglia e Sicilia in tempo, perché non andasse a male. Lui ha sentito che le cose potrebbero migliorare, ma di certo non v’è nulla.
Viaggio tra gli scaffali vuoti dei paesi vesuviani (e non solo)
Se ci si lascia Napoli alle spalle e ci si dirige a Sud, si attraversano i Comuni vesuviani. E gli effetti del blocco dei tir, qui, si possono osservare un po’ più che a macchia di leopardo. Giovanna, 51 anni, fa la spesa all’Eurospin (nella foto). Ma prima si è fatta il giro di tutti i supermercati. “Sono vuoti, dalla pasta alla frutta, fino alla verdura, non c’è nulla. Non puoi non pensare al Covid” dice. E allora, forse, toccherà inventarsi qualcosa come in quei mesi, quando mezza Italia era chiusa in casa, anche a cucinare, un po’ per gestire il tempo libero forzato, un po’ per trovare conforto. “Ma durante il Covid il cibo al supermercato si trovava” è la giusta osservazione.
A Ercolano c’è Paola all’Md: smartphone in mano, sta facendo fotografie e video per l’amica Vittoria, che vive nella vicina Portici. “Tutto vuoto” le scrive. E poi valanghe di video. E Vittoria le risponde con una foto altrettanto esaustiva di un altro supermercato vuoto, a Baronissi (Salerno). L’ha inviata al marito Alessandro un collega che vive lì. Si va a Pompei. “Lunedì pomeriggio al Superstore Conad, all’interno del centro commerciale La Cartiera, gli scaffali erano semivuoti, ma la situazione è precipitata nelle ultime ore” racconta Tony. Cinquant’anni da poco compiuti, sposato con Daniela, due figli. Se manca qualcosa all’ultimo minuto può andare tranquillamente sotto casa, al minimarket La speseria, del Gruppo 365. Si fa presto a dire tranquillamente, perché è proprio qui che ha avuto l’amara sorpresa: “Scaffali completamente vuoti e, la prima cosa che ha notato, non solo mancano frutta e verdura, ma persino l’acqua. Persino lo spazio della mozzarella, che normalmente è strapieno, è deserto. A dire il vero, anche quello dei saponi liquidi”.
Per ora niente scorte particolari. “In casi particolari, faccio scorte di pasta, olio, legumi, la carta igienica. E metto in garage, ma speriamo non ce ne sia bisogno” spiega. Si torna a Torre del Greco, magari si è sbloccato qualcosa. Sulla strada del Sole 365 c’è più confusione. “Sono le code chilometriche per la benzina” spiega Gigi. Anche lui ha trovato il supermercato vuoto. La sorella Sara vive a Roma con la famiglia. Chiama e aggiorna: “Qui ancora niente, sembra tutto normale, ma hanno già messo la confezione da 250 grammi di pomodorini a 6 euro. Una follia”. Ecco, appunto.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti continua a provocare disagi alla circolazione in Campania. Dalle 7 circa di questa mattina, mercoledì 21 ottobre, è stato temporaneamente chiuso il nodo tra l’autostrada A1 Milano-Napoli e la A30 Caserta-Salerno per i veicoli provenienti da Roma, a causa della manifestazione che sta interessando la sede autostradale. Le ripercussioni sul traffico si concentrano nel tratto casertano. Si registrano tre chilometri di coda tra Caserta Nord e il bivio con la A30 in direzione Napoli, mentre altri due chilometri di rallentamenti interessano il tratto tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma. Lunghe file di mezzi pesanti sono segnalate anche nella zona di Caserta Sud.
La mobilitazione ha comportato inoltre la chiusura della stazione di Nocera Pagani in uscita, per chi proviene da entrambe le direzioni, e del nodo tra la A1 e la strada provinciale 1 di Casoria per i veicoli provenienti da Roma e diretti verso la statale 7 Appia. Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia stradale e il personale del sesto Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia, impegnati nella gestione della viabilità e nell’assistenza agli automobilisti.
I percorsi alternativi
Per limitare i disagi, Autostrade per l’Italia ha indicato diversi itinerari alternativi. Agli automobilisti provenienti da Roma e diretti a Napoli viene consigliato di uscire a Caserta Nord, percorrere la viabilità ordinaria e rientrare in autostrada a Caserta Sud. Chi è diretto a Salerno o deve proseguire sulla A30 in direzione sud è invitato, invece, a uscire a Caserta Nord, seguire le indicazioni per Maddaloni e rientrare sulla A30 attraverso la stazione di Maddaloni.
Per chi proviene da Napoli, l’indicazione è di utilizzare il nodo A1 Nord-A30 Sud fino all’uscita di Maddaloni, percorrere la viabilità ordinaria lungo la statale 700 in direzione nord e rientrare sull’A1 alla stazione di Santa Maria Capua Vetere, in direzione Napoli.
La protesta continua nonostante l’intervento del Governo
La mobilitazione in Campania prosegue nonostante l’incontro tenutosi a Milano tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e i rappresentanti della categoria (leggi l’articolo di Chiara Brusini sui fondi stanziati). Al termine del confronto, il Governo ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro destinati al settore e ulteriori interventi, fissando per il 27 ottobre un nuovo tavolo di confronto.
Le misure annunciate non hanno tuttavia fermato la protesta nella regione, dove i presidi continuano a incidere sulla circolazione autostradale. La mobilitazione interessa anche la A30 Caserta-Salerno: nei giorni scorsi erano stati segnalati presidi e code in corrispondenza del casello di Nola. Diversa la situazione in Sicilia, dove il Comitato dei trasportatori ha annunciato la revoca del fermo, pur in presenza di alcuni presidi ancora attivi sull’isola.
Rischio per i trasporti pubblici
Martedì sera l’Ente Autonomo Volturno (Eav) ha annunciato il taglio dei servizi su gomma da oggi almeno sino al 24 ottobre quando potrebbero fermarsi metro e treni, a causa della carenza di carburante a disposizione e restano a rischio i trasporti su mare verso Ischia e Procida. Tagli alle corse in vista anche per Air Campania. Nel frattempo, la psicosi tra i cittadini si alimenta: sono segnalati sempre più distributori a secco, con lunghe code alle pompe con riserve di carburante specialmente a Napoli e si moltiplicano anche i supermercati con gli scaffali vuoti, per carenza di prodotti freschi. È segnalata in difficoltà l’Asia per il recupero dei rifiuti.
“Abbiamo sbloccato un miliardo di euro”. Parola del viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi che, dopo l’incontro in Prefettura a Milano con le associazioni di rappresentanza degli autotrasportatori in protesta, ha annunciato “da domani” il rimborso degli extracosti dovuti al caro gasolio. Dal canto suo Matteo Salvini, pur ostentando soddisfazione, ammette che “è l’inizio di un percorso”. La realtà è che le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge nei prossimi giorni si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi (una parte è ancora più risalente nel tempo) ma che finora sono rimasti sulla carta. Non a caso le sigle di categoria hanno già in agenda un altro vertice tra una settimana – il 27 ottobre, stavolta al ministero – per verificare che stavolta i ristori arrivino a destinazione. E se il Comitato dei trasportatori siciliani ha revocato il fermo, in Campania e Calabria i blocchi rimarranno. Con il rischio che la carenza di prodotti nei supermercati si aggravi.
Il primo e più importante punto dell’intesa di martedì è lo sblocco immediato dei pagamenti dei crediti di imposta pari al 70% della maggior spesa per il gasolio sostenuta tra marzo e agosto rispetto ai costi di febbraio, prima dell’inizio della guerra in Iran e della conseguente esplosione dei prezzi. Un supporto previsto già dal decreto varato dal governo il 18 marzo, quello che ha riconosciuto il primo taglio delle accise per gli automobilisti. Da allora a fine settembre oltre 30mila aziende hanno fatto domanda. “Erano stati stanziati 100 milioni poi via via aumentati fino ad arrivare a 434“, spiega Sergio Lo Monte, segretario nazionale di Confartigianato Trasporti e segretario di Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali dell’autotrasporto merci. “Ma tra mancanza di liquidità e burocrazia che si è messa di traverso non è mai arrivato un euro”. Considerato che tra febbraio e agosto il rincaro medio alla pompa è stato di circa 33 centesimi al litro, con punte di oltre 40 centesimi in aprile e agosto, un’impresa con una piccola flotta di cinque camion e un consumo medio mensile di 15mila litri ha speso 4.900 euro in più ogni mese, 30mila nel semestre, senza ricevere alcuna compensazione.
“Ora ci è stato assicurato lo sblocco”, prosegue Lo Monte, “con l’aggiunta di ulteriori 50 milioni al plafond, per coprire tutte le domande. In più ci hanno annunciato che sono stati trovati altri 60 milioni che consentiranno di coprire anche settembre e ottobre: le domande si faranno nella prima decade di novembre e tra gennaio e febbraio dovrebbero arrivare i versamenti. E il termine del 31 dicembre per la fruizione è stato prorogato al 31 marzo, altrimenti chi non aveva scadenze fiscali da compensare avrebbe perso i crediti”.
Nel decreto legge che dovrebbe arrivare a giorni entrerà anche, è la promessa, “il rafforzamento della clausola di adeguamento automatico dei corrispettivi versati dal committente al prezzo del gasolio, il cosiddetto il fuel surcharge. Abbiamo chiesto che venga prevista per legge l’incidenza e che vengano fissati parametri certi in modo che valga per tutti i contratti, anche quelli in forma non scritta, che sono quelli prevalenti e diffusi soprattutto al Sud. In questo modo ci sarà automaticamente la possibilità per gli autotrasportatori di ribaltare il sovra-costo in fattura“.
A novembre infine è stato garantito l’arrivo del contributo noto come marebonus, riservato alle imprese insulari che utilizzano le “Autostrade del mare“. Anche qui ci sono contributi che “non vengono pagati fin dalle annualità 2023-24 e 2024-25”, racconta il segretario di Unatras. “Mancava la cassa, ora verranno avviati i pagamenti grazie a un’altra sessantina di milioni”. Ma per finanziare anche gli imbarchi del 2026 serviranno altre risorse, pena ritrovarsi di nuovo di fronte a una pila di istanze non pagate.
Ma come si arriva al “miliardo” evocato da ministro e viceministro? “Si è parlato anche del fondo da 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare, destinato a incentivare la sostituzione dei mezzi più inquinanti. C’era già il decreto interministeriale, ma anche quella misura è bloccata da marzo al ministero dell’Economia. Ci dicono che dobbiamo sostituire i veicoli inquinanti e poi…”. E poi, stando a Salvini, “ci sono normative europee che limitano la possibilità di allocare questi soldi”. E qui la quadra è ancora da trovare: “Siamo in una discussione serrata con Bruxelles”. Come dire: l’attesa non è ancora finita.