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Proteste di camionisti e agricoltori, il cdm stanzia sostegni per il caro gasolio. 105 milioni per l’autotrasporto, 60 per l’agricoltura e 10 per la pesca

Sessanta milioni di euro per gli agricoltori, 10 milioni per la pesca e 105,2 milioni di nuove risorse per l’autotrasporto. Il Consiglio dei ministri ha approvato l’annunciato decreto legge con misure di sostegno per i comparti in protesta a causa del caro gasolio determinato dalla guerra in Iran. Per i tir che nei giorni scorsi hanno bloccato mezza Italia, il provvedimento arriva a due giorni dal vertice con le associazioni di categoria in Prefettura a Milano, quando il ministro Matteo Salvini e il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi avevano annunciato lo sblocco di oltre un miliardo di euro. Una cifra che comprendeva però anche risorse già stanziate e rimaste finora in attesa di essere erogate. Ora il governo garantisce di aver accelerato sulla messa a disposizione dei crediti d’imposta e di essere intervenuto anche per andare incontro alle imprese più piccole. Le associazioni nazionali dell’albo autotrasporto “apprezzano” l’approvazione immediata del decreto, dice Paolo Uggè, presidente Fai e Unatras. Ma le 11 grandi sigle non controllano la protesta e i provvedimenti non convincono tutti: in alcune zone della Campania restano i blocchi.

“Entro la prossima settimana i crediti sul cassetto fiscale”

Il Mit “da ieri ha iniziato a fare i pagamenti e oggi ce li certifica l’Agenzia delle Entrate, quindi entro la prossima settimana le prime 2.000 imprese mandate ieri avranno i crediti di imposta sul cassetto fiscale delle Entrate”, ha detto Rixi. Si tratta dei crediti a compensazione del 70% dei maggiori costi per il carburante sostenuti tra marzo e agosto rispetto a febbraio, prima dell’esplosione dei rincari. Si tratta di contributi attesi da mesi. Per il periodo marzo-agosto, per cui erano giù stati stanziati 480 milioni, sono arrivate oltre 30mila domande che ora vanno smaltite. “I controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia”, ha chiosato Giorgia Meloni in un video diffuso dopo il Consiglio dei ministri, annunciando anche il rifinanziamento del credito d’imposta per settembre e ottobre con ulteriori 106 milioni di euro”. Si tratta di 45,2 milioni aggiuntivi per il credito d’imposta relativo alle spese di gasolio da marzo ad agosto 2026, che portano la dotazione complessiva da circa 430 a circa 480 milioni, e circa 60 milioni per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre. In aggiunta “diamo più tempo, cioè fino al 31 marzo 2027, per utilizzare questi crediti”.

Meloni ha anche annunciato che da novembre saranno sbloccati i pagamenti arretrati per il trasporto via mare, attraverso le cosiddette Autostrade del mare. Anche in questo caso le imprese attendono contributi relativi alle annualità precedenti.

Le misure per i piccoli

Il decreto interviene anche, rivendica il governo, per le imprese di dimensioni ridotte, spesso con pochi mezzi e camion più vecchi, che restano escluse dal credito d’imposta riservato ai veicoli Euro 5 e superiori con massa oltre le 7,5 tonnellate. “Abbiamo dato la possibilità di sospendere per 7 mesi i leasing sugli automezzi in modo da conservare liquidità”, ha spiegato Rixi. Salvini ha parlato di 5 mesi. E ha confermato “la spalmatura del costo del carburante anche sui committenti” attraverso il meccanismo del fuel surcharge che entrerà obbligatoriamente nei contratti, stando agli annunci.

Il contributo per il gasolio agricolo e per la pesca

Per quanto riguarda agricoltori e pescatori, vengono stanziati 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo, che “nei fatti si tradurrà in uno sconto fino a 0,45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri”, ha detto Meloni, e 10 milioni di euro per la pesca. Il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, e chi gli chiedeva se le risorse fossero sufficienti, ha risposto: “Per ora dovrebbero bastare, un po’ di ottimismo non guasta”. Per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, quei soldi “danno finalmente un pò di respiro a un comparto in totale apnea da crisi di liquidità”. Ma adesso “auspichiamo che tempi e metodo di erogazioni arrivino subito a compensare queste lunghe settimane di agonia” e “chiediamo subito la costruzione di un piano nazionale straordinario per l’agroalimentare che coinvolga tutta la filiera – produzione, trasformazione, Gdo – per affrontare in modo più organico tutte le difficoltà in campo”. Coldiretti parla di “segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e Confagricoltura di “un segnale importante in un momento di grave difficoltà per il settore primario”.

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Concordato preventivo biennale 2026-2027: proposta da accettare entro il 2 novembre

Il 2 novembre 2026 è una data da segnare sul calendario per le partite IVA che intendono aderire al concordato preventivo biennale. Entro questa scadenza, infatti, i contribuenti interessati possono accettare la proposta dell’Agenzia delle Entrate per definire in anticipo il reddito fiscale relativo agli anni 2026 e 2027. Si tratta di un accordo che può offrire maggiore prevedibilità nella pianificazione delle imposte, ma che richiede un’attenta valutazione della propria situazione economica.

Con la circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di raccogliere e aggiornare le indicazioni sull’istituto, chiarendo le regole di accesso, le modalità di adesione, i motivi di esclusione e i benefici riconosciuti ai contribuenti. Ecco come funziona il concordato preventivo biennale, chi può utilizzarlo e quali aspetti considerare prima di accettare la proposta del Fisco.

Che cos’è il concordato preventivo biennale e come funziona

Il concordato preventivo biennale, conosciuto anche con la sigla CPB, è stato introdotto dal decreto legislativo 12 febbraio 2024, n. 13. Il suo obiettivo è favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, permettendo a determinate categorie di contribuenti di concordare preventivamente con l’Agenzia delle Entrate il reddito da dichiarare ai fini delle imposte sui redditi per due anni.

In pratica, l’Amministrazione finanziaria elabora una proposta sulla base delle informazioni disponibili, tra cui i dati delle dichiarazioni fiscali, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e gli elementi presenti nelle proprie banche dati. Il contribuente può esaminare gli importi proposti e decidere se accettarli.

Per il biennio 2026-2027, il concordato riguarda il reddito derivante dall’attività d’impresa o di lavoro autonomo e il valore della produzione netta rilevante ai fini dell’IRAP, nei casi in cui l’imposta sia dovuta. L’elemento centrale è che le imposte interessate vengono calcolate sulla base concordata, anziché sul reddito effettivamente prodotto nel corso del biennio, secondo le regole previste dalla normativa. Se l’attività genera guadagni superiori a quelli preventivati, il maggior reddito ordinario non comporta automaticamente un aumento della base imponibile concordata. Se, invece, il reddito effettivo è inferiore, il contribuente potrebbe comunque dover pagare le imposte sulla base stabilita nell’accordo, salvo le specifiche ipotesi previste dalla legge.

Il concordato non elimina, tuttavia, tutti gli obblighi fiscali: restano gli adempimenti dichiarativi e contabili previsti per la propria attività e l’IVA continua a essere determinata secondo le regole ordinarie.

Chi può aderire al concordato preventivo biennale

Il CPB 2026-2027 è destinato principalmente ai contribuenti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e applicano gli ISA, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Si tratta degli indicatori utilizzati dal Fisco per valutare il grado di affidabilità fiscale delle attività economiche.

Non è quindi sufficiente avere una partita IVA aperta: occorre verificare che la propria attività rientri tra quelle interessate dagli ISA e che siano rispettate tutte le condizioni previste dalla disciplina.

In linea generale, non possono aderire:

  • i contribuenti in regime forfetario;
  • i soggetti per i quali non sono previsti gli ISA applicabili al concordato;
  • i contribuenti che hanno già un concordato in corso per il biennio 2025-2026 e non possono quindi aderire contemporaneamente a un nuovo biennio sovrapposto;
  • i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5.164.569 euro, secondo i limiti previsti dalla disciplina.

Sono inoltre previste condizioni specifiche relative alla posizione fiscale del contribuente. Per questo motivo, prima di accettare la proposta è opportuno controllare non soltanto il reddito indicato dall’Agenzia, ma anche l’effettiva sussistenza dei requisiti di accesso.

Debiti fiscali, dichiarazioni e altre cause di esclusione

Tra gli aspetti da verificare rientrano i debiti tributari e contributivi. Per il biennio 2026-2027, la disciplina prevede una soglia di 5.000 euro per i debiti definitivi relativi a tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate e per i contributi previdenziali, da valutare complessivamente secondo le regole vigenti. La verifica riguarda la situazione al 31 dicembre 2025. Dal conteggio sono esclusi, alle condizioni stabilite dalla legge, i debiti sospesi o regolarmente rateizzati. Se l’importo residuo supera la soglia, il contribuente può rimuovere la causa ostativa pagando la parte eccedente prima di accettare la proposta.

La normativa contempla anche ulteriori impedimenti, tra cui determinate omissioni dichiarative nei periodi d’imposta precedenti e specifiche condanne per reati tributari o economici. Per il 2026-2027 è inoltre rilevante la presenza, nel 2025, di redditi esenti o non imponibili superiori al 40% del reddito derivante dall’attività d’impresa o professionale.

Scadenza 2 novembre 2026: come accettare la proposta

Per il biennio 2026-2027, il termine ordinario è stato differito al 31 ottobre 2026. Poiché la data cade di sabato, la scadenza effettiva per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare è lunedì 2 novembre 2026. La stessa scadenza riguarda sia chi aderisce per la prima volta sia chi rinnova il concordato già applicato nel biennio 2024-2025. Per i contribuenti con un periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare si applica, invece, il termine specifico previsto in relazione alla chiusura dell’esercizio.

Per valutare la proposta, il contribuente deve utilizzare il software “Il tuo ISA 2026 CPB”, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. La procedura consente di inserire le informazioni necessarie, elaborare la proposta e visualizzare gli importi relativi al biennio.

L’accettazione può essere comunicata attraverso due modalità:

  • insieme alla dichiarazione dei redditi: la comunicazione viene trasmessa con il modello ISA collegato al modello Redditi 2026;
  • con invio autonomo: il modello CPB viene trasmesso telematicamente insieme al solo frontespizio di Redditi 2026, compilando l’apposita sezione relativa alla comunicazione.

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