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© ANTÓNIO PEDRO SANTOS/LUSA

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Il movimento Houthi ha rivendicato un'ampia offensiva contro diversi obiettivi strategici in Arabia Saudita, colpendo la sede del Ministero della Difesa a Riyadh, due aeroporti internazionali e alcuni impianti petroliferi della compagnia Aramco.
L'annuncio è giunto tramite il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, che ha presentato le azioni come una ritorsione diretta per i recenti cento giorni di campagna militare condotta dalle forze saudite nello Yemen, accusate di aver causato centinaia di vittime tra i civili attraverso oltre duemila e novecento attacchi aerei e missilistici.
L'operazione, condotta nell'arco di quarantotto ore mediante l'impiego coordinato di droni e missili balistici, si è articolata in quattro attacchi principali. Oltre al raid contro il quartier generale della Difesa nella capitale, le forze Houthi sostengono di aver colpito l'aeroporto internazionale King Fahd a Dammam, provocando il blocco del traffico aereo, e lo scalo di Abha nel sud-ovest del Paese.
Un ulteriore raid ha interessato il complesso energetico di Aramco a Yanbu, sulla costa occidentale, dove l'impatto avrebbe innescato un incendio.
Oltre a confermare la prosecuzione delle azioni militari in territorio saudita, i vertici del gruppo ribelle hanno lanciato un fermo avvertimento a Riyadh contro eventuali ritorsioni rivolte alle tribù yemenite, prospettando conseguenze di vasta portata per la stabilità dell'intera regione. La leadership Houthi ha ribadito la volontà di mantenere una linea di massima pressione fino al completo arresto delle operazioni ostili e alla rimozione del blocco imposto allo Yemen.

Il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbero tenere un incontro trilaterale “storico” in occasione del vertice APEC in Cina. Lo ha affermato il consigliere del Cremlino Yury Ushakov.
Il vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) è in programma a Shenzhen, in Cina, il 18 e 19 novembre. Intervistato mercoledì dal canale russo Vesti, Ushakov ha affermato che Pechino ha già avviato i preparativi per i potenziali colloqui. «Tutti sono pronti per questo, ma molto, se non tutto, dipende dai padroni di casa cinesi del vertice», ha detto. La possibilità di colloqui trilaterali è stata discussa anche durante l’incontro di Putin con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff a San Pietroburgo mercoledì, secondo quanto riferito dal Cremlino.
Ushakov ha descritto l’incontro proposto come potenzialmente «storico», sottolineando che si tratterebbe del primo incontro dei tre leader in questa configurazione. Putin e Trump si sono incontrati di persona l’ultima volta in occasione di un vertice ad Anchorage, in Alaska, nell’agosto 2025, e sono rimasti in contatto telefonico, l’ultima volta il 9 ottobre.
Alla domanda se i colloqui potrebbero contribuire anche agli sforzi di pace nel conflitto ucraino, Ushakov ha affermato che un singolo incontro non sarebbe sufficiente. «Anche se l’incontro durasse una, due o cinque ore, non sarebbe comunque possibile risolvere tutti i problemi», ha detto. Commentando la possibilità che il vertice possa equivalere a una «nuova Yalta», Ushakov ha dichiarato: «Penso che, se l’incontro avrà luogo, ci sarà una valanga di commenti e valutazioni».
La Conferenza di Yalta del 1945 riunì il leader sovietico Joseph Stalin, il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e il primo ministro britannico Winston Churchill per discutere delle fasi finali della Seconda guerra mondiale e dell’ordine internazionale del dopoguerra.

As violent riots grip France, British political leader Nigel Farage warned Americans against repeating what he described as Europe's mass immigration failures, arguing that years of unchecked migration have transformed European cities and fueled unrest that could eventually spread elsewhere.
"People like me who were warning about this years ago have sadly been proven right, but the problems are gonna be here for a very, very long time," Farage told Fox News Digital in an interview. "Please, please don't make the same level of mistakes that we have," he said in his message to Americans.
Violent riots have erupted across parts of Europe in recent weeks, particularly in France, with Farage pointing to years of mass migration and failed political leadership as key factors fueling the unrest. The Reform UK leader singled out Emmanuel Macron, arguing that the French president should have mobilized the military to confront the violence, after education protests spiraled into riots, destruction and theft.
MACRON JETS OUT OF RIOT-TORN FRANCE FOR GULF TRIP AS POLITICAL PRESSURE MOUNTS
"Macron was asleep at the wheel, and it isn't just that he was at a concert," Farage said. "And whilst the French do have effective police forces, the scale of the uprising, I mean the mass looting, the mass looting and violence that took place in Paris was genuinely horrendous."
"Meloni's reaction was swifter and a better sign of leadership," Farage said, referring to the Italian leader deploying 500 military troops to Milan in response to recent riots. "But the problem is, for people like Macron, who have always said, any criticism of immigration, whether legal or illegal, makes you racist, they psychologically find it hard to face up to their own failures of policy."
Farage warned that the unrest he described in France and elsewhere in Europe could eventually erupt in Britain, pointing to demonstrations in London and questioning whether British leaders would respond more forcefully than Macron.
ITALY UNLEASHES MILITARY RESPONSE TO VIOLENT RIOTS AS FRANCE FACES A RECKONING OF ITS OWN
"You know, my real worry is they can happen in this country too," Farage said. "We've got the same hard left here. We've the same hate mobs that march, chanting in the streets of London, from the river to the sea."
"I'm concerned that these things could happen here. And I wonder whether a British prime minister has got any more courage than President Macron in France," he added.
Farage contrasted Europe's failure to control its borders with President Donald Trump's immigration crackdown in the United States.
TRUMP, WALTZ LINK FRANCE RIOTS TO MASS IMMIGRATION AS THOUSANDS ARE ARRESTED
"Look, whatever you think of President Trump's current policies, one thing he has done, and he promised he'd do. He's closed the southern border," Farage said.
Trump vowed Tuesday to treat potential rioters in the U.S. "very rough," pointing to the unrest in France, he said at a rally in Greenville, North Carolina, before being interrupted by a protestor in the crowd.
"They're crazy, these people. Look at that guy. He's a nutjob," Trump said, in reference to the protester.
He warned that he would crack down on potential threats, saying he would not allow similar unrest to take hold in the U.S.
FRANCE COULD FACE EVEN WORSE DESTRUCTION WITH SECOND WEEKEND OF PLANNED RIOTS, STATE DEPT WARNS
"That's what you witness over the last three or four days. You watch nutjobs like him in France ruining their country," Trump said. "We're not going to put up with it by the way."
"If a possible threat, which could happen, I hope you won't get angry if I treat them very, very rough, because that's what's going to happen. They're not going to destroy our country," he said.
On Tuesday, British counterterrorism police rearrested two men suspected of assisting Iranian intelligence in an alleged plot targeting RAF Fairford, a U.K. base used by U.S. bombers.
Authorities say Iranian state involvement is "highly likely," though no charges have been filed.
FOILED TERROR PLOT AT BOMBER BASE SIGNALS WIDER THREAT TO US MILITARY INSTALLATIONS: EXPERT
Farage said he has foreshadowed such criminal acts, alleging that Iran has exploited illegal crossings of the English Channel to move operatives into Britain.
"I've called again and again for this to be declared a national security emergency. I have been ignored. If the Americans removing their bombers from RAF Fairford isn't enough warning. I don't know what is," he said.
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"We've just become so caught up over here in Europe and Britain with this human rights culture, which puts the interests, frankly, of the bad guys above the interests of the majority."

Il 21 ottobre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il confronto con Teheran troverà presto una soluzione "in un modo o nell'altro", senza tuttavia fornire dettagli sullo stato delle trattative.
Rispondendo alla corrispondente di NewsNation, Libbey Dean, che gli chiedeva se il dialogo con l'Iran fosse ancora aperto, Trump ha inizialmente risposto che c'era "un po'" di dialogo, aggiungendo che si vedrà cosa succederà. Quando però gli è stato domandato di nuovo se ritenesse ormai conclusi i colloqui, ha precisato di non credere che ci siano negoziati in corso e che qualcosa accadrà molto presto. Ha poi aggiunto che molti pensano che ciò avverrà dopo le elezioni, ma che si vedrà.
Nel corso delle sue dichiarazioni, ha descritto la tensione con la Repubblica islamica come un "piccolo conflitto", affermando che gli Stati Uniti stanno ottenendo "ottimi risultati sia sul piano militare che finanziario" e definendo "incredibile" ciò che è stato fatto nei confronti dell'Iran. Il presidente ha rilasciato queste battute sulla pista della base aerea di Andrews, nel Maryland, di ritorno da un evento elettorale in Carolina del Sud.

Secondo quanto riportato dal New York Times, funzionari statunitensi e fonti informate confermano che gli Stati Uniti e Israele hanno elaborato piani specifici per riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni americane di metà mandato.
Mentre prende sempre più piede l'ipotesi di un'operazione rapida ma intensa, le forze armate di entrambi i paesi hanno intensificato le esercitazioni e condotto sorvoli sull'Iraq per simulare manovre d'attacco. A conferma del passaggio della pianificazione alla fase operativa, il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha incontrato questa settimana il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per discutere di nuove opzioni offensive.
La testata ha tuttavia evidenziato diversi motivi di scetticismo sulla riuscita di un nuovo conflitto rispetto alla prima fase dell'aggressione israelo-americana tra febbraio e aprile, la quale aveva già causato il rialzo dei prezzi dell'energia e dell'inflazione globale, compromesso la stabilità regionale e messo a dura prova le difese aeree del Pentagono. Inoltre, il giornale sottolinea come l'approvazione finale da parte del presidente Donald Trump non sia affatto scontata. Trump ha infatti posto ripetutamente il veto su vari piani di attacco su larga scala, compreso quello di questo mese, stoppando le operazioni quando gli eserciti erano ormai pronti all'azione.

L'Iran ha sottolineato come il mancato rispetto degli impegni da parte degli Stati Uniti e i loro continui tentativi di imporre diktat unilaterali rappresentino il principale ostacolo alla diplomazia e al raggiungimento di un intesa duratura.
Rispondendo alle recenti affermazioni del segretario di Stato americano Marco Rubio — che aveva indicato nelle convinzioni religiose degli iraniani la causa dello stallo nei negoziati —, il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baqai, ha dichiarato che non si possono pretendere concessioni rifiutando la reciprocità o imponendo condizioni senza considerare i legittimi interessi dell'altra parte.
Nel suo intervento, Baqai ha contestato apertamente la ricostruzione americana, chiedendosi cosa c'entrino il mancato rispetto degli impegni diplomatici e il ricorso alla forza da parte di Washington con la fede degli iraniani. Ha poi osservato come la religione non escluda affatto la razionalità, così come il secolarismo non sia di per sé garanzia di saggezza, ribadendo che a rendere impossibili le trattative non sono le credenze religiose dell'Iran, bensì l'atteggiamento degli Stati Uniti, incline all'imposizione anziché al vero confronto diplomatico.
In un momento storico particolarmente delicato per il paese, impegnato in uno dei passaggi diplomatici più complessi dai tempi dell'accordo sul nucleare del 2015, Teheran ribadisce dunque che il dialogo resta inutile a fronte di continue sanzioni e minacce. Rivolgendosi direttamente a Rubio e ai vertici americani, il portavoce iraniano ha infine sollecitato le autorità statunitensi ad abbandonare i pregiudizi ideologici per iniziare a comprendere le reali esigenze di sicurezza dell'Iran, assumendosi la piena responsabilità delle promesse finora disattese.
