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Una giornata particolare per una fragilità che unisce alla Festa del Cinema di Roma

Immaginiamo la giornata particolare di una casalinga, Antonietta (Sophia Loren), madre di sei figli che, nella miseria della casa di un comprensorio popolare, prepara di prima mattina la colazione per la famiglia e stira gli abiti per la parata del 6 maggio del 1938, giorno della visita di Adolf Hitler a Roma. Moglie di un usciere fascista burbero e prepotente, prigioniera di stereotipi, è chiusa dal “destino” in una gabbia di solitudine estranea ad ogni aspirazione. Non partecipa all’atteso evento. Ma è un merlo a indicarle la strada per la libertà, fuggendo dalla gabbietta da lei distrattamente lasciata aperta mentre si prende cura anche di lui. Dalla necessità di riprendere l’uccello sul davanzale dell’appartamento di fronte, nasce, infatti, l’incontro con l’inquilino Gabriele (Marcello Mastroianni), uomo gentile e sensibile, conduttore radiofonico in attesa di andare al confino perché omosessuale. Sullo sfondo dell’immediata sintonia che irrompe tra i protagonisti, la roboante radiocronaca dell’intesa tra Hitler e Mussolini.

Parte dal film Una giornata particolare del 1977 di Ettore Scola, ambientato a Palazzo Federici, complesso residenziale di 650 appartamenti degli anni Trenta, il dibattito organizzato dal Censis il 22 ottobre scorso, dal titolo Leggere, interpretare e raccontare la società italiana, presso l’Accademia nazionale di San Luca, nell’ambito della ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Obiettivo, una riflessione congiunta di ricerca sociale, giornalismo, cinema e architettura per interpretare l’attuale periodo attraverso una pellicola che ha saputo fissare una drammatica memoria storica. Nella sede quattrocentesca della fondazione dell’accademia di belle arti, Giorgio De Rita, Segretario generale Censis, Aldo Cazzullo, giornalista, saggista e conduttore televisivo, e Francesca Serafini, sceneggiatrice e scrittrice, accompagnano la proiezione spiegando l’importanza di raccontare la storia di tutti, con il dovere di guardare la realtà anche con gli occhi degli altri, per condividere valori.

Un dialogo tra passato e futuro per decifrare la complessità del presente, in un periodo storico di incertezza di prospettive politiche e instabilità sociale, nel quale sembra essersi perso il senso della memoria. Individualismo, narcisismo e abbandono di luoghi di aggregazione, compiacimento dell’ignoranza e uso di linguaggi inaccessibili, sono la triste fotografia di un paese che, oggi, sembra dimenticare la propria storia. La sfida è creare spazi condivisi per un ’”Io” che diventi “Noi”, con l’orgoglio di essere italiani. Nelle radici della nostra identità, è la speranza per il futuro, evidenzia Aldo Cazzullo che, con il programma di successo “Una giornata particolare”, racconta la storia dell’Italia. Bellezza, arte e cultura, figure artistiche e storiche chiedono una responsabilità storica per un patrimonio unico al mondo.

“Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna farlo in due”, recita il personaggio Gabriele. In una società di individui smarriti e disorientati dalla mancanza di riferimenti, in un’iperconnessione digitale che genera maggiore isolamento amplificando rancori e violenze e che crea sempre nuove solitudini e diversità, i sentimenti sono in grado di accogliere e offrire risposte? “Una giornata particolare” non è una romantica storia d’amore, è la magia di due anime che si riconoscono in una fragilità che diventa forza, unisce, trasforma l’emarginazione in ascolto reciproco e umanità senza tempo. Per entrambi i protagonisti, lei emarginata in quanto donna che vive nel culto del duce, lui discriminato dal regime in quanto omosessuale, è “solo” una giornata ma è di quelle che cambiano la vita. In grado di risvegliare la coscienza e comprendere che non esiste una normalità accettabile, se imposta. Nella quotidianità inaridita da modelli e stereotipi, dalla dimensione più intima nasce la bellezza di un inatteso sentimento.

L’opera cinematografica del 1977 che, grazie a un lavoro di restauro, continua a rappresentare una pietra miliare di risonanza internazionale e, con i filmati d’epoca, un mirabile ritratto dell’Italia fascista, è, dunque, un invito a riflettere sulla Storia, sui sentimenti, sulle discriminazioni, sull’identità. Rappresentazione, come per numerosi ritratti femminili della Festa del Cinema di Roma 2026, anche del tormentato percorso della condizione femminile e, al contempo, di un modello maschile in crisi. Lo scatto di Sergio Strizzi di Monica Vitti sul set de “L’eclisse” del regista Antonioni, scelta come immagine per il festival, evoca alienazione individuale e crisi di sentimenti, ma non scomparsa definitiva della luce, lasciando al temporaneo oscuramento uno spazio di speranza.

Quale sarà la nostra “giornata particolare” tenera e potente, leggera e profonda, per un orizzonte di futuro? Ogni giorno è “una giornata particolare” che ci pone di fronte a scelte di indifferenza o, invece, di autenticità e vicinanza, guardando a un possibile cambiamento con il cuore aperto. Nelle relazioni, in famiglia, nelle comunità e, soprattutto, con noi stessi, lontani da inutile retorica e alla ricerca di emozioni e valori, sogni e desideri. Nella speranza che, alla fine della “giornata”, non ritorni tutto come prima, come nel film di Scola, lasciando un senso di profonda malinconia e rassegnazione. Senza futuro.

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Dalla tv alle piattaforme, come i broadcaster europei stanno costruendo il loro ecosistema digitale

Mentre il dibattito pubblico continua spesso a contrapporre televisione tradizionale e streaming, il mercato europeo sta evolvendo in una direzione diversa. La vera trasformazione non consiste infatti nella sostituzione della televisione lineare da parte delle piattaforme OTT, ma nella nascita di un nuovo ecosistema digitale nel quale broadcaster, operatori pay, piattaforme streaming, pubblicità online e Connected Tv convergono progressivamente nello stesso ambiente competitivo. È questa una delle principali evidenze che emergono da Turning Digital 2026 – The Broadcaster’s Digital Ecosystem, il nuovo rapporto annuale di ITMedia Consulting.

Nel 2025 il mercato televisivo dell’Europa occidentale ha raggiunto i 80,4 miliardi di euro, in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente, confermando la solidità dell’industria audiovisiva europea nonostante il rallentamento economico e le tensioni geopolitiche internazionali. Dietro questa crescita si nasconde però una trasformazione molto più profonda. Le categorie che per decenni hanno definito il settore stanno progressivamente perdendo significato. Broadcaster, operatori pay TV, piattaforme streaming e servizi video digitali competono ormai per le stesse risorse: audience, dati, investimenti pubblicitari e attenzione degli utenti.

La risposta europea alle piattaforme globali

Per anni l’evoluzione del mercato audiovisivo è stata raccontata quasi esclusivamente come l’affermazione dei grandi operatori globali dello streaming. Questa lettura oggi appare incompleta. I broadcaster europei stanno infatti accelerando la costruzione di ecosistemi digitali propri attraverso piattaforme Bvod, canali Fast, distribuzione su Connected Tv e sistemi pubblicitari basati sui dati. Il risultato è un modello che combina la forza editoriale della televisione tradizionale con le logiche tipiche delle piattaforme digitali. La crescita dei servizi Bvod è particolarmente significativa. Nati come semplici piattaforme catch-up, sono progressivamente diventati veri hub digitali attraverso i quali i broadcaster costruiscono relazioni dirette con gli utenti, raccolgono dati, personalizzano l’offerta e sviluppano nuove forme di monetizzazione. Nel 2025 i ricavi pubblicitari generati dal Bvod hanno raggiunto circa 2,6 miliardi di euro in Europa, rappresentando ormai oltre il 10% delle entrate pubblicitarie dei broadcaster.

Accanto al Bvod cresce il fenomeno Fast, ovvero i canali gratuiti supportati dalla pubblicità. Pur rappresentando ancora un segmento relativamente limitato, nei cinque principali mercati europei hanno già superato i 360 milioni di euro di ricavi e stanno diventando uno strumento importante per valorizzare cataloghi esistenti e intercettare nuove audience.

La convergenza tra media, dati e pubblicità

La trasformazione non riguarda però soltanto i contenuti. La vera novità consiste nell’integrazione crescente tra produzione audiovisiva, distribuzione digitale, dati e pubblicità. La Connected TV sta diventando il luogo nel quale convergono televisione, streaming, advertising digitale e tecnologie di misurazione avanzata. Non è più semplicemente uno schermo, ma l’infrastruttura attraverso la quale si organizza il nuovo ecosistema audiovisivo.
Anche l’evoluzione del mercato pubblicitario racconta questa dinamica. Nel 2025 la raccolta televisiva tradizionale è diminuita dell’1,6%, mentre l’Avod ha continuato a crescere fino a rappresentare il 26% dei ricavi pubblicitari televisivi complessivi, contro appena il 9% del 2019. La pubblicità video sta quindi abbandonando progressivamente la distinzione tra televisione e digitale, per spostarsi verso ambienti convergenti nei quali convivono linear TV, Bvod, Avod, FAST e Connected TV.

Un tema industriale e strategico per l’Europa

Questa evoluzione assume un significato che va oltre il settore audiovisivo.
In un contesto segnato dalla crescente competizione digitale globale, la capacità dei broadcaster europei di costruire piattaforme proprietarie, rapporti diretti con gli utenti e nuovi modelli pubblicitari rappresenta anche una questione di autonomia industriale e tecnologica.
Il Regno Unito appare oggi il mercato più avanzato nello sviluppo di questi ecosistemi, ma anche Francia e Germania mantengono posizioni molto solide. L’Italia, pur restando uno dei Paesi nei quali la televisione conserva il peso più elevato nel mercato pubblicitario, è chiamata ad accelerare la transizione verso modelli sempre più integrati e data-driven.

Oltre la contrapposizione tra lineare e streaming

L’insegnamento più importante che emerge dal rapporto è forse proprio questo: il futuro dell’audiovisivo europeo non sarà determinato dalla vittoria della televisione sullo streaming o viceversa. Sta emergendo un ecosistema nel quale contenuti, dati, pubblicità, piattaforme digitali e distribuzione convergono progressivamente all’interno di un unico mercato. I broadcaster che avranno successo non saranno necessariamente quelli che controlleranno i canali televisivi più forti, ma quelli capaci di costruire le relazioni più solide con il pubblico attraverso piattaforme digitali integrate, valorizzando insieme contenuti, dati e capacità tecnologiche. In questo senso, il futuro non è più “televisione contro streaming”. Il futuro è l’ecosistema digitale europeo dell’audiovisivo.

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