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Se l’Intelligenza artificiale distrugge i libri
È celebre la definizione di capitalismo di Joseph Schumpeter: distruzione creatrice.
L’ansia di fare tabula rasa, di ri-creare il mondo senza limiti a immagine e somiglianza del febbrile tipo umano del capitalista/imprenditore animato dal desiderio di innovare per guadagnare e dominare ha raggiunto il suo apice con lo sviluppo della tecnologia informatica ed elettronica.
L’ultima tendenza è rendere ogni cosa immateriale, una bolla tecnica controllata da chi ha scoperto i segreti dell’ordine naturale e li piega ai propri interessi. Di dominio ben più che di arricchimento.
Si può affermare che la nuova geopolitica ha per oggetto il controllo prima, il superamento poi della creatura umana. Lo strumento più raffinato, l’innovazione più disruptiva (ciò che spezza una continuità, interrompe un processo o produce un cambiamento improvviso e radicale) è l’Intelligenza Artificiale.
Siamo arrivati al punto che l’IA, ossia i suoi padroni, gli Altman, i Karp, i Thiel e pochi altri, stanno distruggendo a tappe forzate il patrimonio comune più alto dell’umanità, i libri, che custodiscono e trasmettono il sapere umano.
Anthropic, Open AI, Palantir e le altre aziende tese all’onnipotenza tecnologica, compresa Amazon, acquistano biblioteche intere, specie testi rari e antichi, si appropriano delle ultime copie di manuali tecnici, scientifici, storici, filosofici e di ogni altro testo utile ai loro fini; scansionano il contenuto e poi lo distruggono.
Immagazzinare fisicamente libri cartacei costa troppo, meglio cancellare la traccia di millenni di conoscenza umana dopo averla messa a disposizione dei modelli previsionali e predittivi – gli LLM, large linguistic model – dell’Intelligenza Artificiale.
Sapere non è più per tutti, ma oligopolio di un grumo di giganti privati. Forse l’ossessione di Peter Thiel per la figura biblica dell’Anticristo è un capitolo ulteriore del mondo al contrario.
Per il tecnocrate filosofo l’Anticristo contemporaneo è la resistenza all’accelerazione tecnologica e alle sue possibilità. Lucida follia rovesciata di geni ossessionati dal dominio e dalla propria personale caducità.
Non è certo la prima volta che i libri, il lascito ai posteri di ogni ambito della cultura, sono oggetto di distruzione. Sono noti il rogo di testi storici e filosofici ordinato dal primo imperatore cinese nel 213 a.C, la distruzione della biblioteca di Alessandria – summa della sapienza antica – da parte dell’invasore maomettano nel VII secolo, il falò delle vanità (arte, libri, abiti, gioielli) dell’allucinato Savonarola nella Firenze di fine secolo XV, l’incendio nazista nel 1933, la distruzione di libri imposta da Mao Tze Tung negli anni tragici della cosiddetta rivoluzione culturale.
In Fahrenheit 451, distopia letteraria di Ray Bradbury ambientata nell’America del XXI secolo, i libri sono vietati e un corpo specializzato ha il compito di rintracciare gli ultimi esemplari per distruggerli.
Ma ciò che viene compiuto dalla cupola tecnocratica e tecnolatrica padrone dell’IA è del tutto inusitato, non solo nelle modalità.
La cultura viene sottratta alla fruizione libera, acquisita per nutrire l’IA e poi distrutta per motivazioni economiche e ostentare il monopolio assoluto sulla conoscenza: padroni del passato per dominare il presente e ipotecare il futuro.
Tutto diviene semplice traccia elettronica, teoricamente indelebile, trasferita nei magazzini virtuali, i clouds, le nuvole elettroniche che uniscono la potenza di calcolo dei grandi data center agli algoritmi di apprendimento automatico.
Tutto viene sottratto all’umanità che ha prodotto per millenni conoscenza per accumulo di esperienze; tutto diventa “cosa loro”. Non si perde completamente, come nei roghi antichi, ma è privatizzata.
Sarà disponibile a discrezione, scegliendo con cura chi avrà accesso, perché, a che scopo e a quale prezzo.
Si chiama “progetto Panama”, sino a pochissimo tempo fa negato e secretato. L’intero scibile umano si trasforma in materiale disponibile, il Bestand di Heidegger, ma solo per la tecno oligarchia dominatrice del tempo presente.
Non si sfugge alla prigione tecnocratica, si diventa plastilina nelle mani di chi è in grado di nascondere o rendere fruibile il sapere secondo interesse o capriccio.
A noi resta un nichilismo smemorato, spensierato, colmato a richiesta e dietro pagamento attraverso lo schermo dello smartphone e la scatola magica dell’Intelligenza Artificiale, cornucopia postmoderna della dea Atalanta.
Forse chi scrive parla pro domo sua, in quanto autore di oltre dieci libri, ma vorrebbe che l’oblio di ciò che ha scritto e pensato avvenisse per scelta e per la legge del tempo, non per sottrazione deliberata da parte di pochi potenti che si appropriano di tutto, materiale e immateriale, lo immagazzinano nella dimensione virtuale e ne fanno oggetto di allenamento intensivo per il cervellone artificiale che oltrepassa tutte le intelligenze che una volta chiamavamo umane.
Non solo la cupola tecnocratica si impadronisce delle risorse del pianeta, acqua, fonti energetiche, porzioni sempre più ampie del territorio per dedicarle ai giganteschi apparati da alimentare continuamente, raffreddare, ingrandire a scapito dell’antiquata civiltà degli uomini e della persistenza dei viventi, ma la trasforma in trust privato della conoscenza e dell’intelligenza, destinata a decadere nel residuo homo (non più) sapiens. Schiavitù assoluta per de-umanizzazione.
È obsoleto anche lo studio di Howard Gardner sull’intelligenza umana. Le sue conclusioni verranno rinchiuse nel cloud, a disposizione esclusiva della tecnostruttura e dei suoi servi più eminenti?
Gardner identificò nove tipologie differenziate di intelligenza umana, più una decima, speculativa, ciascuna deputata a differenti settori del nostro agire.
Intelligenza logico-matematica; linguistica; spaziale; musicale; cinestetica o procedurale; interpersonale; intrapersonale; naturalistica; filosofico-esistenziale.
Dopo di lui, Antonio Battro e Percival J. Dunham identificarono una nuova tipologia, l’intelligenza digitale. Successivamente Gardner fece una sintesi delle abilità necessarie nell’età contemporanea proponendo una classificazione alternativa: intelligenza disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa ed etica, dopo aver esaminato diverse attitudini, dall’intelligenza tecnologica a quella digitale, mercantile, emotiva e perfino spirituale.
Lo psicologo americano ha lavorato per il re Prussia? Probabilmente sì, se l’IA si appresta a sostituirci nelle decisioni, nelle iniziative, perfino in certi ambiti della creatività. Dunque, l’homo sapiens è una creatura fungibile, fastidiosa, perché ancora dotata di giudizio e raziocinio.
Perciò, dopo averla ridotta a puro impulso ed esecutrice immediata dei propri istinti con la cantilena dei “diritti”, i padroni universali hanno ogni interesse a ridurne il numero. Umanità inutile è un’espressione usata apertamente da Yuval Harari e Bill Gates.
Una volta incorporata nel magazzino universale dell’Intelligenza Artificiale l’intera produzione intellettuale e scientifica dell’uomo, messo da parte per inservibilità pratica il suo pensiero etico, morale, spirituale, bruciata o resettata ogni sua traccia, il mondo di Fahrenheit 451 sarà perfettamente realizzato.
La residuale futura umanità insipiens regredirà ad animale dalla scarsa dotazione istintuale, la nostra condizione primigenia. I più abili diventeranno cyber uomini al servizio della megamacchina.
E non ci sarà un Guy Montag ribelle a salvare i libri, accaparrati dai signori dell’Intelligenza Artificiale.
Aveva ragione Martin Heidegger: solo un Dio ci può salvare. Ma lo vorrà?
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Casa Bianca anima nera
La Casa Bianca parla apertamente di «prendere Cuba», e la stampa costruisce il fascicolo che dovrebbe giustificarlo. Mentre il Sud America viene scosso da un sisma devastante e la nuova Colombia riscrive in sette giorni la propria politica estera, l’America Latina entra in una fase senza precedenti, con lsraele che preme da una parte e gli USA che ripetono la solita vecchia strategia. Dal 9 gennaio a Cuba non arriva più petrolio. Metà del Paese resta al buio a intermittenza, gli ospedali razionano, gli aerei restano a terra. Dopo 60 anni di blocco, una vera e propria guerra economica e mediatica, non solo a Cuba ma in tutta l’America Latina. Ne parliamo con Gianmarco Pisa, analista geopolitico e ricercatore di pace dell’IPRI, Corpi Civili di Pace. Intervista a cura di Jeff Hoffman
Affrontiamo insieme:
L’embargo energetico e i blackout: l’arma che non lascia crateri
La fabbrica del consenso: come si prepara mediaticamente un’aggressione
La Colombia di De la Espriella: Golan, Sahara Occidentale, basi statunitensi
Il terremoto del Chocó e gli aiuti umanitari come strumento politico
Che cosa può ancora fare un movimento per la pace in questo quadro
LIBRI DELL’OSPITE
Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento,
Multimage, Firenze, 2026
Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura, Multimage, 2024
La pagina in comune, Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2015
Corpi Civili di Pace in Azione, Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2013
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I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN
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Terremoto all’OMS: 2.400 posti di lavoro tagliati, dirigenti in fuga…
Autore: France-Soir Pubblicato il 20 agosto 2026 – 09:28
Possiamo ancora credere che si tratti di una semplice ristrutturazione? L’OMS, l’istituzione che per anni ha impartito lezioni al mondo, ora viene dissanguata.
Nei prossimi mesi sono stati eliminati 2.400 posti di lavoro, tra cui un quarto del personale, 900 dei quali solo a Ginevra. Questo rappresenta un vero fallimento: un fallimento di credibilità, un fallimento politico, un fallimento morale.
Jeremy Farrar, il direttore scientifico, lascerà l’incarico alla fine di settembre. Mentre l’OMS fa riferimento, con garbo, all’età pensionabile, il Telegraph e fonti interne raccontano una storia diversa, fatta di crescente frustrazione nei confronti della burocrazia e di lotte di potere. Nonostante abbiano cercato di etichettarlo come una “normale partenza”, non ha convinto nessuno.
Farrar non è nuovo alla scena; è la stessa persona che, insieme a Fauci, ha a lungo insistito sull’origine naturale del virus. Ma ora sappiamo ciò che alcuni stretti collaboratori di Fauci hanno finalmente ammesso: già nel gennaio 2020, il genoma “sembrava essere stato modificato geneticamente”. Farrar stesso ha esitato, ma ha comunque insistito sulla linea ufficiale. Oggi sta facendo le valigie, proprio mentre David Morens, ex consigliere senior di Fauci al NIAID, si dichiara colpevole di aver organizzato l’occultamento di documenti pubblici relativi ai finanziamenti per la ricerca, in cambio di tangenti e promesse di futuri finanziamenti. Sebbene Fauci non sia citato nell’atto d’accusa, il suo fidato consigliere ha ammesso di aver nascosto documenti all’amministrazione statunitense.
Quanto a Yukiko Nakatani, responsabile dei dati e dei sistemi sanitari, ha lasciato Ginevra il 13 agosto per il Giappone, ufficialmente per un nuovo incarico presso il Ministero della Salute giapponese. Health Policy Watch riporta che i dirigenti interni parlano di accese discussioni e dure critiche sulla gestione dei dati e sulla leadership di Tedros. Questa fuga di notizie è particolarmente rilevante, dato che i funzionari con sede a Ginevra hanno ricevuto le lettere di licenziamento con due mesi di tempo per fare le valigie e lasciare la Svizzera.
Dopo anni in cui si è ritenuta intoccabile, l’OMS è finalmente sotto accusa; il suo deficit di bilancio ha raggiunto un miliardo di dollari dal ritiro degli Stati Uniti. Tedros si riferisce a questo come a una “dolorosa riorganizzazione delle priorità”, scegliendo attentamente le parole. E Bill Gates, il grande filantropo, ma anche colui che impartisce gli ordini per GAVI, il suo altro progetto prediletto, la cui fondazione ha a lungo gestito i finanziamenti con gli Stati Uniti, starà sicuramente osservando questo spettacolo con un sorriso leggermente forzato.
L’organizzazione globale che ha esitato trasparenza e fiducia si trova ora a licenziare in massa il personale, a vedere i suoi migliori scienziati andarsene, lasciando un imbarazzante silenzio su ciò che è realmente accaduto dal 2020.
Il fetore che emana da questa vicenda, mentre Fauci è sotto pressione negli Stati Uniti, non è certo piacevole. Fonte: France Soir
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- La Cina respinge fermamente la richiesta degli Stati Uniti di sostenere la loro “operazione economica più devastante” contro l’Iran
La Cina respinge fermamente la richiesta degli Stati Uniti di sostenere la loro “operazione economica più devastante” contro l’Iran
La Cina ha respinto con fermezza l’appello di Washington ad aderire all’attuazione delle sanzioni statunitensi per “schiacciare” l’economia iraniana, opponendosi alle pressioni dell’amministrazione Trump per partecipare alle “sanzioni più dure della storia”, che hanno segnato una nuova fase del conflitto incentrata su una guerra economica prolungata, poiché una soluzione militare è considerata sempre più irrealistica e improbabile.
“Per quanto riguarda la questione iraniana, le sanzioni e le pressioni non contribuiscono a risolvere il problema”, ha dichiarato un rappresentante dell’ambasciata cinese a Washington, secondo quanto riportato da Reuters. Il nuovo piano della Casa Bianca prevede un forte ricorso alla pressione internazionale sui paesi esterni per imporre un isolamento estremo alla Repubblica islamica.
Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito la stessa posizione ai giornalisti venerdì durante un consueto briefing. “La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere il problema attraverso mezzi politici e diplomatici”, ha affermato.
Interrogato specificamente sulle recenti dichiarazioni del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent, Lin ha sottolineato la necessità che tutte le parti adottino “misure responsabili” per risolvere la guerra. “La Cina si oppone alle sanzioni unilaterali illegali che non hanno fondamento nel diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Lin.
via EPA
Giovedì Bessent aveva dichiarato alla CNBC: “È un doppio colpo. Abbiamo il blocco (sull’Iran) e imporremo le sanzioni più dure della storia”. Ha poi promesso: “Funzionerà in Iran e faremo crollare questo regime”.
Ha inoltre citato alcune (famigerate) parole del Presidente George W. Bush rivolte agli alleati dopo gli attentati dell’11 settembre: “O siete con noi, o siete contro di noi”, ha detto Bessent nell’intervista. “Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo.”
Una retorica così intransigente difficilmente convincerà i cinesi, anche perché sanno benissimo cosa è successo dopo quella dichiarazione di Bush: le forze americane si sono impantanate in ben due pantagoni in Medio Oriente, Afghanistan e Iraq, in quelle che sono state cinicamente definite “guerre infinite”.
Inoltre, la reazione a Baghdad è stata pressoché immediata, poiché una delle principali conseguenze indesiderate della guerra di cambio di regime voluta dagli Stati Uniti è stata l’ascesa al potere di politici sciiti filo-iraniani in Iraq. Pechino è fin troppo consapevole del bilancio degli Stati Uniti nella regione, mentre i decisori politici di Washington continuano a ignorare le evidenti lezioni della storia recente.
Giovedì Bessent è apparso perplesso dalla reazione dei prezzi del petrolio, affermando inoltre che sarebbe stato meglio discutere con Pechino in privato:
“Credo che i mercati petroliferi stiano interpretando male il significato di questa pressione economica”, ha dichiarato Bessent giovedì. I prezzi del petrolio hanno raggiunto i massimi da oltre tre settimane.
“Abbiamo informazioni asimmetriche e non capisco perché il prezzo del petrolio sia schizzato alle stelle”, ha affermato Bessent. “Se stiamo esercitando la massima pressione economica, significa che probabilmente non ci sarà una ripresa cinetica su larga scala”.
Alla domanda se gli Stati Uniti potrebbero prendere di mira la Cina per i suoi rapporti commerciali con l’Iran, Bessent ha risposto che molte conversazioni è meglio svolgerle in privato.
“Siamo fiduciosi che tutti vogliano la riapertura dello Stretto (di Hormuz) e che i prezzi dell’energia tornino a scendere”, ha concluso. “Tenete presente che la Cina ricava il 50% della sua energia dal Golfo. Quindi, farebbe loro un grande favore adeguarsi.”
Tuttavia, Bessent si è dato da fare questa settimana per ribadire il cambio di strategia di Trump (optando per una “soluzione” di guerra d’assedio economica, dopo che la strategia militare non ha dato i risultati sperati)…
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- Profitti di guerra inanzitutto: i campioni dell’Italia sbarcano a Kiev per collaudare le nuove armi
Profitti di guerra inanzitutto: i campioni dell’Italia sbarcano a Kiev per collaudare le nuove armi
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- La stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale
La stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale
Giornale d’Italia
Washington punta sull’isolamento economico per piegare Teheran, ma la chiusura di Hormuz rende la partita globale. Tra petrolio, sanzioni e tensioni nel Golfo, il rischio è che la pressione produca escalation anziché resa.
di Riccardo Renzi – 21 Agosto 2026
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Mappa dello Stretto di Hormuz postata da Trump, fonte: Truth, @DonaldTrump
La nuova guerra economica di Washington
Donald Trump ha annunciato quella che definisce una nuova fase di “guerra economica” contro l’Iran, minacciando un isolamento senza precedenti per Teheran e per gli Stati, le banche e le imprese che continueranno a commerciare con la Repubblica islamica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato delle sanzioni più dure mai adottate dagli Stati Uniti. La logica è quella della massima pressione: ridurre le entrate petrolifere, strangolare i canali finanziari e rendere sempre più costoso per i Paesi terzi mantenere rapporti economici con Teheran. È una strategia già sperimentata per anni, non soltanto contro l’Iran ma anche contro la Russia. Il problema è che le sanzioni possono certamente impoverire un’economia, ma non necessariamente produrre la capitolazione politica desiderata da chi le impone. L’Iran, inoltre, vive da decenni sotto restrizioni americane e ha costruito una parte significativa della propria economia proprio attorno alla necessità di aggirarle. Ciò non significa che possa assorbire indefinitamente nuovi shock: l’inflazione, la perdita di investimenti e l’interruzione dei commerci rappresentano costi enormi. Significa però che il rapporto fra sofferenza economica e resa strategica è tutt’altro che automatico.
Hormuz, il vero punto critico
Il problema più grande, tuttavia, non riguarda soltanto l’Iran. Riguarda il mercato energetico mondiale. Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali colli di bottiglia della circolazione globale di petrolio e gas. Prima della guerra vi transitava una quota enorme del commercio mondiale di greggio; oggi il traffico è precipitato. Secondo dati citati dall’Associated Press, nella settimana di metà agosto i passaggi confermati erano scesi drasticamente e, in una delle giornate osservate, soltanto tre navi avevano attraversato lo stretto. Trump sostiene che il blocco sia efficace e che le alternative infrastrutturali possano ridurre progressivamente l’importanza di Hormuz. Ma costruire oleodotti e aumentare la capacità di esportazione attraverso rotte alternative richiede anni, non settimane. Nel frattempo, ogni riduzione del traffico significa maggiore rischio, assicurazioni più costose, noli più elevati e soprattutto petrolio più caro. È qui che la strategia americana rischia di produrre un paradosso: per mettere in difficoltà l’Iran si finisce per trasferire una parte del costo sul resto del mondo.
L’errore delle sanzioni come soluzione universale
La tentazione di Washington è considerare la pressione economica come una leva quasi meccanica: meno petrolio, meno valuta, maggiore malcontento, quindi maggiore disponibilità del regime a trattare. La storia suggerisce maggiore prudenza. Le sanzioni possono funzionare quando accompagnano una trattativa credibile e lasciano all’avversario una via d’uscita. Quando invece vengono percepite come un tentativo di ottenere una resa incondizionata, possono rafforzare la convinzione della leadership colpita che non esista alcuna alternativa alla resistenza. Teheran, del resto, interpreta il conflitto come una questione di sopravvivenza nazionale. In questo quadro, l’inasprimento economico rischia di consolidare anziché dissolvere la volontà di combattere. È precisamente il punto sollevato da Alastair Crooke: attribuire alla pressione economica la capacità di produrre automaticamente un cambio di regime significa sottovalutare la resilienza accumulata dall’Iran dopo decenni di isolamento.
Il fronte emiratino cambia gli equilibri
A rendere ancora più difficile la situazione è arrivata la decisione degli Emirati Arabi Uniti di sospendere commercio e transazioni finanziarie con l’Iran, dopo aver accusato Teheran di avere lanciato due missili balistici verso le acque emiratine. L’Iran ha respinto l’accusa. Il provvedimento è particolarmente significativo perché Dubai rappresentava una delle principali porte economiche dell’Iran verso il mercato internazionale. Secondo Reuters, la Cina resta oggi il principale acquirente del petrolio iraniano, mentre gli Emirati costituiscono un importante canale commerciale e di riesportazione. La chiusura di questo canale non è dunque una semplice misura diplomatica. È una ferita economica concreta. Resta però una domanda che merita di essere posta senza trasformarla in una certezza: perché Teheran avrebbe dovuto deliberatamente colpire un vicino che costituisce uno dei suoi principali sbocchi commerciali? I due missili segnalati dagli Emirati sono finiti in mare e Abu Dhabi sostiene che fossero diretti contro la navigazione. L’Iran nega invece di averli lanciati. Non disponiamo di elementi pubblici sufficienti per stabilire che si sia trattato di un’operazione sotto falsa bandiera. L’ipotesi non può essere presentata come un fatto, ma le circostanze rendono legittimo chiedere un’indagine indipendente prima di trasformare l’episodio in una nuova certezza propagandistica.
Il rischio della spirale incontrollabile
È questo il punto geopolitico più delicato. Ogni attore possiede oggi una ragione per alzare la posta: Washington vuole riaprire Hormuz e imporre condizioni a Teheran; l’Iran vuole evitare una capitolazione; gli Emirati vogliono proteggere i propri traffici; Israele punta a neutralizzare definitivamente la minaccia iraniana; gli europei devono evitare una nuova crisi energetica. Ma gli obiettivi non coincidono. La guerra rischia così di trasformarsi in un conflitto “a pilota automatico”, nel quale ogni attacco produce una risposta e ogni risposta modifica gli equilibri abbastanza da rendere politicamente più difficile fermarsi. Reuters ha recentemente evidenziato proprio questo rischio, collegando la contrazione del traffico a Hormuz alle crescenti tensioni tra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo.
La lezione di Mosca
Da una prospettiva strettamente geopolitica, Washington dovrebbe ricordare l’esperienza russa. Le sanzioni occidentali hanno imposto costi enormi a Mosca, ma non hanno prodotto il risultato politico inizialmente auspicato: la Russia ha riorientato parte dei propri commerci, approfondito i rapporti con Cina e India e sviluppato ulteriormente strumenti per aggirare le restrizioni. L’Iran potrebbe fare qualcosa di analogo, sebbene parta da condizioni economiche molto più fragili. Questo non significa che Teheran sia immune dalla pressione. Al contrario: il blocco dei traffici, la perdita del canale emiratino e l’inasprimento delle sanzioni possono aggravare seriamente una situazione già difficile. Ma trasformare questa sofferenza in una previsione di imminente collasso sarebbe analiticamente azzardato.
La partita è ormai globale
La questione iraniana non può più essere considerata una semplice disputa fra Washington e Teheran. Hormuz è una questione mondiale, perché attraverso quel corridoio passa una parte essenziale dell’energia destinata ai mercati asiatici ed europei. La domanda decisiva, quindi, non è soltanto se Trump riuscirà a mettere l’Iran in ginocchio. È se la pressione economica riuscirà a ottenere un accordo prima che il costo della guerra diventi superiore ai vantaggi che Washington spera di conseguire. Perché una cosa è certa: un Iran impoverito può essere un Iran più debole; un Iran messo alle strette può anche diventare un Iran più pericoloso. E se Hormuz resterà chiuso, il conto non arriverà soltanto a Teheran. Arriverà alle pompe di benzina, alle industrie e ai bilanci pubblici di mezzo mondo. È questo il paradosso della nuova escalation: nel tentativo di isolare l’Iran, si rischia di internazionalizzare ancora di più il costo della guerra.
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Manca un piano B per l’infrastruttura che regge l’euro
T2 è il sistema attraverso cui le banche dell’Eurozona regolano i pagamenti tra loro in tempo reale. Non ha sostituti: se si ferma, si fermano tutte le operazioni. Una situazione che diventa preoccupante di fronte alla possibilità di attacchi informatici.
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La fatica di capire
Mai così tante informazioni disponibili. Mai così poca capacità di leggerle. Oltre al problema della lucidità come bene non espropriabile, ci chiediamo quale sia la differenza tra chi ha accumulato nozioni e chi possiede una conoscenza costruita con lo studio, la disciplina e l’esperienza.
Non è una questione accademica. È la differenza tra chi subisce gli eventi e chi li legge.
Mentre i fronti di guerra si moltiplicano e tendono a saldarsi in un unico scenario e lo Stretto di Hormuz resta chiuso, e il blocco navale statunitense e le condizioni poste da Teheran per una riapertura piena tengono in ostaggio le rotte del greggio e del gas naturale liquefatto. E mentre Banca Italia ci fa sapere quanto è cresciuto il debito, il conto dell’aggressione statunitense e israeliana arriva puntuale nelle bollette e nel carrello della spesa. Ne parliamo con Michele Putrino, scrittore e studioso di filosofia. Intervista a cura di Jeff Hoffman.
Di cosa parliamo:
Accumulo di nozioni e conoscenza vera: perché non sono la stessa cosa
La fatica dello studio come atto di libertà
I fronti si uniscono: leggere una crisi invece di commentarla
Impegno concreto e piedi piantati in terra
LIBRI DI MICHELE PUTRINO Liberi dalla paura. Gli insegnamenti di un’antica dottrina per liberarsi dal controllo del sistema (Uno Editori, 2021) Manuale di resistenza al potere (Uno Editori, 2019, prefazione di Enrica Perrucchetti)
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- Vergarolla, il mistero che non è un mistero: i documenti britannici indicano la polizia di Tito
Vergarolla, il mistero che non è un mistero: i documenti britannici indicano la polizia di Tito
Alessandro Volpi: cambiamo rotta
Dalla concentrazione del risparmio gestito nelle mani dei Big Three (BlackRock, Vanguard, State Street) agli utili record delle banche italiane, con il credito all’economia reale che si assottiglia. E’ la mappa di un potere che non si vota, non si discute, e decide a prescindere dalla volontà dei cittadini-elettori. Cosa succede quando il
35,9% del debito è in mani estere. E circa un terzo di quella quota è nei portafogli dei grandi fondi statunitensi. Non è un dettaglio tecnico: è la misura esatta di quanto margine politico resta a un Paese che paga quasi cento miliardi di interessi l’anno. Ne parliamo con Alessandro Volpi, storico dell’economia all’Università di Pisa, saggista. Intervista a cura Jeff Hoffman
Parliamo di:
Il record del debito pubblico: 3.207,2 miliardi, cosa dicono davvero i dati di Bankitalia
Quantitative tightening: la BCE si ritira, i fondi americani avanzano
Big Three: come tre gestori arrivano a pesare su una fetta enorme delle società quotate
Le banche italiane e i profitti record: chi incassa, chi resta senza credito
Risparmio previdenziale italiano: la materia prima più contesa d’Europa
Cosa possono fare gli Stati: fiscalità sulla rendita, banca pubblica, controlli reali
I LIBRI DI ALESSANDRO VOLPI
La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, 2025
Nelle mani dei fondi. Il controllo invisibile della grande finanza, Altreconomia, 2024
I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, 2024
Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione, Laterza, 2023
La mutazione italiana, Altreconomia, 2023
Storia del debito pubblico in Italia. Dall’Unità a oggi (con L. Tedoldi), Laterza, 2021
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- Il vescovo Schneider paragona la Fraternità Sacerdotale San Pio X al rifiuto di Sant’Atanasio di avallare l’eresia
Il vescovo Schneider paragona la Fraternità Sacerdotale San Pio X al rifiuto di Sant’Atanasio di avallare l’eresia
Il vescovo Schneider ha difeso le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X come atti necessari per continuare la loro opera di preservazione della fede cattolica perenne in modo chiaro e completo, nella sua dottrina e nei suoi sacramenti.
Immagine in evidenza
Il vescovo Atanasio Schneider, durante una conferenza a Roma, ottobre 2023
Michael Haynes
Emily
Mangiaracina
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(LifeSiteNews) — Il vescovo Atanasio Schneider ha paragonato la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ai vigili del fuoco che un capo dei pompieri punisce per aver utilizzato metodi “collaudati” per spegnere le fiamme che minacciavano una casa.
In una dichiarazione condivisa dalla giornalista Diane Montagna, Schneider ha ricordato la scomunica di Sant’Atanasio per fare luce sull’attuale censura della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte del Vaticano. Ha raccontato che Papa Liberio pronunciò questa scomunica contro Sant’Atanasio per essersi rifiutato di “entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani” che appoggiavano l’eresia o erano complici di essa.
“Oggi, Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di ‘scisma’ nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di essere in comunione con membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al Papa”, ha osservato Schneider.
— L’articolo continua sotto la Petizione —
Chiedete a Papa Leone XIV di abbandonare la Traditionis Custodes e di revocare tutte le soppressioni della Messa in latino
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Ha descritto le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X come un esempio di un “raro dilemma” che si trova a dover scegliere tra preservare la fede cattolica perenne in modo chiaro e inequivocabile “o essere canonicamente riconosciuti dal Papa”. Ciò è dimostrato, ha osservato, dal fatto che una delle condizioni per il riconoscimento della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte del Vaticano è che essa accetti pienamente il Concilio Vaticano II, che contiene “ambiguità dottrinali”, e che “accetti non solo la validità ma anche la legittimità” della Nuova Messa “nonostante la sua vaghezza dottrinale e rituale, che segna una netta rottura con il Rito Romano tradizionale”.
Il vescovo ha puntato il dito contro “sviluppi malsani all’interno della Chiesa” che hanno contribuito a un atteggiamento di condanna nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X: il legalismo, che considera il diritto creato dall’uomo come assoluto, e il papalismo, che considera il papa come assoluto. Secondo questa “visione ristretta della realtà”, i cattolici sono giunti a dare priorità al legalismo e al papalismo rispetto alla chiara dottrina, ha affermato.
“Eppure, durante ogni grande crisi dottrinale nella storia della Chiesa, la regola ferrea è stata quella di evitare qualsiasi ambiguità dottrinale”, ha sottolineato Schneider. Ha evidenziato l’esempio di Papa Onorio I, che emanò lettere “dottrinalmente ambigue” che furono poi “fermamente condannate” da papi e tre concili ecumenici, nonostante il tentativo del suo successore di stabilire un’“ermeneutica della continuità”.
Ignorando questo esempio storico, oggi si “afferma diffusamente all’interno della Chiesa che non può sorgere alcun conflitto di coscienza tra l’obbedienza al Papa e la preservazione della purezza inequivocabile della fede”, ha osservato Schneider. «Questo significa, in definitiva, che l’obbedienza al Papa è così apprezzata che si ritiene preferibile accettare ambiguità in materia di fede e riti liturgici piuttosto che agire contro un comando papale, anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto», ha continuato Schneider.
Ha sottolineato che oggigiorno le persone hanno una comprensione errata e «ristretta» di cosa significhi essere in comunione con la Chiesa cattolica, riducendola alla sola «obbedienza al Papa».
«Questo rischia di elevare l’obbedienza al Papa allo stesso livello dell’obbedienza alla rivelazione divina di Dio», ha osservato Schneider.
Secondo San Roberto Bellarmino, l’unità con la Chiesa richiede la professione della stessa fede e la comunione dei sacramenti, nonché il rimanere «sotto la guida di pastori legittimi, e in particolare del Romano Pontefice». San Bellarmino ha anche sostenuto che è «lecito» «resistere» a un papa che «attacca il corpo», «opprime le anime» e soprattutto «cerca di distruggere la Chiesa». Schneider ha sottolineato analogamente che in circostanze “straordinarie” un cattolico “potrebbe essere tenuto in coscienza ad agire contro il diritto positivo (leggi disciplinari emanate dall’autorità umana della Chiesa) proprio per rimanere fedele senza compromessi alla Legge divina”.
Ha evidenziato che il requisito che le ordinazioni episcopali siano effettuate con l’approvazione del papa è un esempio di diritto positivo – e peraltro piuttosto recente. Inoltre, “anche dopo tale sviluppo, il diritto canonico non ha considerato le ordinazioni episcopali illecite… come offese all’unità della Chiesa, come atti intrinsecamente scismatici o come intrinsecamente malvagi”.
La Fraternità San Pio X ha un incentivo particolarmente forte a proseguire il suo lavoro.
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Cosa succede quando reciti il Rosario?
Quando preghi, Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori ora…., la Beata Madre viene istantaneamente al tuo fianco per pregare con te. E non viene da sola. Porta con sé gli Angeli. E non uno o due soltanto, poiché ella è la Regina degli Angeli, quindi cori di angeli vengono con lei.
E lei e Gesù sono uniti nel cuore e non possono essere separati, quindi ella porta Gesù con sé. E Gesù non può essere separato dalla Trinità, quindi Egli porta il Padre e lo Spirito Santo con Sé. E dove è la Santissima Trinità, lì è tutta la creazione, e tu sei circondato da una tale bellezza e luce che non puoi immaginare in questa vita.
Tua Madre viene come Nostra Signora delle Grazie con le mani distese. Raggi di luce emanano dalle sue mani, trafiggendo il tuo corpo, guarendoti e colmandoti di grazie. Questa è la tua eredità, che fu versata dal cuore di Gesù sulla Croce, quando il centurione trafisse il Suo Cuore con la lancia, nel solo vaso puro pronto a ricevere tali grazie in quel momento, tua Madre. Ora, mentre reciti il Rosario, o anche solo un’Ave Maria, ricevi la tua porzione di queste grazie. Egli disse anche in quel momento: «Chiunque si rivolge a Maria e recita il Rosario non può essere toccato da Satana». È un mistero che chiunque reciti il Rosario con il cuore sia così benedetto, protetto e potente nelle sue preghiere per gli altri?
Padre Gabriele Amorth, Capo Esorcista del Vaticano
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- VP News
- Permesso di indebitarsi, divieto di campare: come Bruxelles usa l’energia per commissariare l’Italia
Permesso di indebitarsi, divieto di campare: come Bruxelles usa l’energia per commissariare l’Italia
Il Parlamento non legifera, ratifica. E il bicameralismo è già morto
- VP News
- La Scuola Cattolica in Italia (1993–2025): tra analisi dei dati, crisi strutturale e rilancio strategico
La Scuola Cattolica in Italia (1993–2025): tra analisi dei dati, crisi strutturale e rilancio strategico
Non saper leggere i numeri è un danno per tutti
La pandemia ci ha insegnato che la capacità di comprendere e analizzare i dati non è un lusso, ma una condizione necessaria per decisioni efficaci e condivise. Come superare un’ignoranza diffusa, che coinvolge cittadini e amministrazioni pubbliche.
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Statonote e spazi di sovranità
Per trent’anni ci hanno spiegato che i soldi non ci sono. Che il vincolo è esterno, tecnico, indiscutibile. Che l’unica politica economica possibile è la contabilità. Oggi l’ordine monetario nato a Bretton Woods si sta sfilacciando: le banche centrali comprano oro, gli scambi si spostano su valute locali, il dollaro non è più un destino. E l’Italia sta a guardare, ma siccome siamo in vista delle elezioni, parliamo di cosa dovrebbe fare il prossimo governo in termini di politiche economiche, di contrasto alla deindusstrializzaione e all’inflazione. Il dollaro potrebbe non essere più un destino incontrastabile. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, saggista. Intervista a cura di Jeff Hoffman
IN QUESTA PUNTATA
Quali suggerimenti al governo che verrà?
Statonote, sovranità monetaria, moneta fiscale
De-dollarizzazione e mondo post-angloamericano: quanto è reale, quanto è retorica
Federico Caffè, Enrico Mattei, Aldo Moro, Bettino Craxi – un unico filo
I LIBRI DI NINO GALLONI
Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022
La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022
Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007
La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008
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- BLOODY RED SKIES after Earthquakes even over COLOMBIA after VENEZUELA. Biblical Omen, HAARP Geomagnetic Test like Colourful Auroras or Rare Natural event?
BLOODY RED SKIES after Earthquakes even over COLOMBIA after VENEZUELA. Biblical Omen, HAARP Geomagnetic Test like Colourful Auroras or Rare Natural event?
by Carlo Domenico Cristofori
UPDATE ON AUGUST, 19, 2026
In Colombia, the sky turned a bloody red color after latest earthquakes
Before the fear caused by the 7.4 magnitude earthquake in Colombia had even subsided, an unusual sight in the sky this time caused panic.
The sky turning intense shades of red and orange during sunset hours raised concerns of a new tremor in some areas, while experts stated that the sight was a natural atmospheric event.
Residents of the Colombian city of Galeras witnessed an unusual natural phenomenon when the sky suddenly turned a bright red color.
This event occurred in the northern part of the country, in the Sucre department, in the La Sabana subregion, on August, 16, a few year later the latest earthquake in Colombia of low intensity 4.2 that haven’t caused damage due to its depthness.
Locals were surprised and concerned about what surrounded them. Footage of the red sky quickly spread on social media, sparking active discussion.
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POSTED ON JULY, 7, 2026
The sky turning an eerie blood red after Venezuela Earthquake
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Days after twin earthquakes struck Venezuela, leaving thousands dead and causing widespread devastation across parts of the south American country, residents in the capital Caracas witnessed the sky turning an eerie blood red.
Videos quickly spread over social media, showing a burning crimson sky as the sun sank below the horizon, bathing the city in a red glow.
Now let’s try to analyze the possible causes from a natural, scientific, and metaphysical perspective.
It would be a mistake, in fact, to ignore potentially supernatural or geoengineered phenomena simply because we persist in confining these areas to a corner where science, unfortunately, still lacks certain and empirically unequivocal answers.
It’s important to note that a video published by the New York Post showed the sky changing in color from deep red to purple, just like the multi-colored auroras triggered by the HARRP station often used by US Pentagon for geoengineering military tests.
A Rare Natural Event
«Scientists say there is a much more simple explanation for the vivid sunset. Known locally as a ‘candilazo’, it occurs when the sun’s light travels through a thicker layer of the atmosphere, scattering blue and violet wavelengths and allowing the red and orange hues to dominate the sky» the bristish newspaper The Independent wrote.
This is called Rayleigh scattering, and it is enhanced when there are more particles in the atmosphere, such as dust, smoke, or moisture. Saharan dust can often cause this to happen when it is carried on the wind across the Atlantic to this part of the world, further intensifying the colour of the sunsets in northern South America.
However, geophysicists say there is no scientific evidence linking red sunsets with seismic activity, and science is torn over whether earthquake lights, or EQL, are even real.
But the same scientists quoted by the mainstream newspaper – it should be noted – cannot even explain why there were 93 earthquakes in a single week in the Pacific Ring of Fire (and not only)
“Geophysicists differ on the extent to which they think that individual reports of unusual lighting near the time and epicenter of an earthquake actually represent EQL,” The U.S. Geological Survey states on its website. “Some doubt that any of the reports constitute solid evidence for EQL, whereas others think that at least some reports plausibly correspond to EQL.”
Therefore, despite the online speculation, the dramatic sky over Caracas is simply a natural event and not linked to the earthquakes, which were caused by the grinding movement along the boundary between the Caribbean and South American tectonic plates.
The Fears of a Biblical Omen
Social media users questioned if the colored sky was linked to the deadly earthquake that had recently struck the region.
The timing sparked theories ranging from mysterious ‘earthquake lights’ to biblical signs, as many likened it to Joel 2:30-31, which describes the ‘Day of the Lord’, which is a time of God’s coming judgment and power, Daily Mail pointed out.
‘And I will show wonders in the heavens and on the earth, blood and fire and columns of smoke. The sun shall be turned to darkness, and the moon to blood, before the great and awesome day of the Lord comes,’read the verses.
The prophecies about earthquakes in the “end times” announced in the Book of Revelation are also mentioned in the Gospel of St. Luke (21, 10-11):
«Then he (Jesus – ed) said to them: “Nation will rise against nation, and kingdom against kingdom. There will be great earthquakes, famines and pestilences in various places, and fearful events and great signs from heaven”.
And more (Luke, 21, 26-28):
“There will be signs in the sun, moon and stars. On the earth, nations will be in anguish and perplexity at the roaring and tossing of the sea. People will faint from terror, apprehensive of what is coming on the world, for the heavenly bodies will be shaken. At that time they will see the Son of Man coming in a cloud with power and great glory. When these things begin to take place, stand up and lift up your heads, because your redemption is drawing near.”
A Consequence of a Geomagnetic Bombardment as Forecast by Fidel Castro
But there is another explanation that could instead be related to an anthropogenic geoengineering action as was foreseen and announced by Fidel Castro regarding a possible US military attack through the use of geomagnetic bombardment of the HAARP station in Alaska.
According to the Cuban revolutionary, the infamous structure used for the electromagnetic alteration of the ionosphere in order to cause artificial northern lights – the acronym HAARP stands for High-frequency Active Auroral Research Program – could also be capable of causing earthquakes, as also claimed by various scientists who do not deserve mention as they have not published certified studies.
But it is absolutely certain that the HAARP station is capable of producing dazzling auroras, producing sky colors that vary from green to red and purple depending on the intensity of the radio frequency (as we detailed in a previous investigation, see image below).

Therefore, even if Castro’s conspiracy theory about an earthquake caused by geoengineering in Venezuela is accepted as possible, a phenomenon of strange, intense blood-red illumination of the sky would be entirely consistent with a geomagnetic bombardment.
It’s important to note that a video published by the New York Post showed the sky changing in color from deep red to purple, just like the multi-colored auroras triggered by the HARRP station.
This color variation certainly isn’t evidence of a dangerous geoengineering operation, but it’s certainly a very serious clue that shouldn’t be underestimated.
DAZZLING AURORAS DEBUNKED! Artificially Caused by HAARP & US NSF. Not by a Solar Storm as CNN Told
It should be remembered that in 2019, the Trump administration used electromagnetic attacks to sabotage Venezuela’s electricity gridin a vain attempt to cause a coup against President Nicolas Maduro.
And Maduro himself was arrested in a raid by US military special forces using directed-energy weapons and bombs, currently prohibited under conventional law.
For the sake of completeness, we’ve listed three different hypotheses regarding Venezuela’s strange red skies. Choose which one you think is most plausible.
Carlo Domenico Cristofori – OSINT investigative journalist
MAIN SOURCES
GOSPA NEWS – HAARP & CLIMATE GEOENGINEERING DOSSIER
THE INDEPENDENT – Dramatic pictures show red skies over Caracas days after deadly earthquake
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Il denaro contante è libertà
È indispensabile difendere il denaro contante, quello che sta nel nostro portafogli. Chi ama pagare con carta di credito ha un’idea di libertà declinata come comodità.
È comodo non avere contante: non si rischia il furto o lo smarrimento; non ci si sente limitati nelle spese. Una libertà negativa, consumistica, tipicamente moderna, finta, da mondo al contrario.
L’individualismo spinto, unito all’indifferenza per le motivazioni reali dei comportamenti diretti dall’alto, rovescia le prospettive.
Parliamo di libertà ma accettiamo senza battere ciglio che il potere finanziario sia il vero padrone del “nostro” denaro, che ci consegna in piccole quantità, non prima di avere estratto uno strano plusvalore, la commissione, il pizzo del grassatore.
I signori del denaro ci controllano, sanno tutto delle nostre propensioni, spese, preferenze, in nome della maledetta “trasparenza”, ovvero della fine della privatezza, dell’intimità e della riservatezza; trattengono il nostro denaro e decidono insindacabilmente se e in quale misura restituircelo.
Per questa operazione estrattiva – trasferimento di risorse dal basso all’alto – hanno bisogno della complicità dello Stato, le cui leggi rendono sempre più complicato usufruire liberamente del nostro peculio e utilizzare il contante come mezzo di pagamento.
Il potere pubblico condivide con gli emittenti di denaro la capacità di conoscere tutto di noi, quindi anche di estrarre alla fonte parti del reddito. Una rapina legale della quale siamo vittime impotenti.
La maggiore libertà dei pagamenti elettronici riguarda solo chi gestisce il rubinetto – emittenti di moneta, banche, società finanziarie – chi orienta le norme a favore di quei poteri fortissimi, oltreché i padroni delle complesse tecnologie alla base del gesto di appoggiare una carta elettronica al POS, digitare il codice relativo e attendere il buon fine, accompagnato dalla dicitura “transazione approvata”.
Qui dovrebbe sorgere la prima reazione e, invece, no. L’omuncolo postmoderno, superbo cultore delle sue (apparenti) libertà, per quale motivo dovrebbe vedere approvate da qualcuno – l’entità sovraordinata, impersonale, la Matrix finanziaria – le sue spese, scelte di consumo, preferenze?
Non sono forse suoi i quattrini?
Perché Stato, tecnostruttura e banche dovrebbero sapere per filo e per segno dove, quando e per quali spese abbiamo usato i nostri (!) soldi?
Il potere fonda la sua presa ferrea sulla maggioranza sulla reiterazione ossessiva di messaggi, in gran parte falsi o fuorvianti.
Ripetiamolo a nostra volta: l’uso del contante è la pietra angolare della sovranità personale, che è innanzitutto padronanza di se stessi.
Il denaro contante, misura del valore ma anche valore della misura (Giacinto Auriti) è un sistema efficiente, semplice e immediato per condurre transazioni finanziarie da oltre quattromila anni.
L’uso della moneta il cui valore nominale corrispondeva al contenuto in metallo, risale a Babilonia prima del 2000 a.C..
L’introduzione della cartamoneta deriva dalle cambiali dell’antica Cina, dai titoli di credito ebraici e da Cartagine. La banconota nella forma odierna nacque nel VII secolo in Cina.
Oggi siamo esposti a un rischio mortale per la libertà con la diffusione obbligata della valuta digitale emessa da una banca centrale (privata, sottratta per legge al controllo pubblico dei governi e dei parlamenti), destinata a fungere da unica unità di pagamento, vietando di fatto l’uso del contante.
L’acronimo a cui dovremo abituarci – e sottometterci – è CBDC (Central Bank Digital Currency, valuta digitale della banca centrale). Sono stati lungimiranti gli svizzeri, che hanno imposto con referendum l’inserimento nella costituzione elvetica del diritto all’uso del denaro contante.
Sotto forma di legge di iniziativa popolare, il movimento Italia del Domani di Marco Rizzo sta cercando di offrire agli italiani la medesima possibilità.
La valuta digitale ha gravi conseguenze per la libertà dei cittadini. Le tutele previste per l’uso del contante negli USA possono essere un punto di riferimento per resistere alle catastrofiche conseguenze dell’instaurazione del tecnofeudalesimo monetario.
La prima linea di difesa della costituzione americana è avere stabilito l’autorità del parlamento federale sul denaro.
L’articolo 1, sezione 8, conferisce al Congresso il potere esclusivo di “coniare moneta, regolarne il valore e quello della valuta, e fissare gli standard di pesi e misure”.
La Corte Suprema – massimo organo giurisdizionale Usa – non si è ancora pronunciata direttamente sulla questione delle CBDC.
Le principali decisioni in merito sono state le sentenze Knox contro Lee (1871), che sancì la costituzionalità dell’autorizzazione federale della stampa di moneta legale e McCulloch contro il Maryland (1819), che stabilì il diritto e il potere governativo di creare una banca federale.
I principi della Costituzione statunitense proteggono dunque il diritto di utilizzare il contante nelle transazioni finanziarie.
L’istituzione delle CBDC come unità monetaria obbligatoria rappresenterebbe una novità assoluta negli USA e un precedente di capitale importanza.
Il Quarto Emendamento (clausola I) garantisce i cittadini rispetto a perquisizioni, sequestri e confische, con l’esplicito divieto di entrare nella proprietà privata, nonché l’opposizione alla confisca illegale e arbitraria di beni; protegge la sicurezza di persone, abitazioni, documenti ed effetti personali.
Sancisce, cioè, il diritto fondamentale alla privatezza contro le intrusioni governative, a cui oggi si affianca il potere della tecnostruttura privata.
Eliminare il contante come mezzo di pagamento legale annullerebbe il diritto alla privacy sancito dal Quarto Emendamento. Le persone non avrebbero più riservatezza nelle transazioni quotidiane e sarebbero assoggettate a un’inaccettabile intrusione da parte del governo, degli emittenti di moneta, delle entità finanziarie e dei possessori delle tecnologie applicate alla monetazione elettronica.
Chi detiene moneta a corso legale, ovvero contanti, possiede il valore di tale valuta senza intermediari. L’utilizzo delle valute digitali delle banche centrali annullerebbe la proprietà effettiva di un bene o di una somma di denaro, poiché le CBDC sono diverse dai contanti soprattutto perché rappresentano una promessa di pagamento che le banche possono interpretare, ritardare, sospendere, disattendere.
Esiste una differenza fondamentale tra una promessa di pagamento e il pagamento effettivo, ossia i contanti, proprietà incondizionata e assoluta.
Il più sinistro esempio di coercizione digitale è stato l’atteggiamento del governo liberale canadese contro il cosiddetto Canadian Freedom Convoy (convoglio canadese della libertà) nel 2022, con cui gli autisti di camion si opposero alla vaccinazione contro il COVID-19.
Il governo bloccò settantasei conti bancari dei dirigenti della protesta. A chi manifestava pacificamente contro l’obbligo di sottoporsi a una terapia genica sperimentale fu impedito di accedere al suo denaro.
Il congelamento dei conti bancari fu una palese coercizione politica per costringerli a fare ciò che non volevano bloccando il mezzo della loro sopravvivenza.
Non esiste un modo più semplice per bloccare l’accesso ai conti bancari che utilizzare la valuta digitale al posto del contante, ben più difficile da confiscare. Non esiste un metodo più perfetto per sovvertire la libertà che costringere a utilizzarle.
La stabilità di un sistema politico si fonda sulla proprietà diffusa, che garantisce sicurezza poiché consente ai singoli di controllare i mezzi di produzione, protezione e sopravvivenza.
Il denaro, in quanto mezzo di scambio, assicura la stabilità economica, incoraggia gli investimenti e la crescita nazionale.
Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva mondiale per decenni anche perché non ha mai confiscato denaro ai cittadini. Nessuna nazione responsabile investirebbe in una valuta di riserva gravata dall’abolizione o dal difficile uso del contante come mezzo di pagamento legale.
I CBDC aumentano il rischio di furto e criminalità informatica e possono, in casi estremi, mettere in pericolo la vita delle persone. Esiste una vasta letteratura sui furti informatici ai danni dei conti bancari, così come sulle fughe di informazioni personali.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la CBDC crea un ecosistema vasto e complesso, che amplifica i rischi esistenti e ne genera di nuovi.
Pensiamo a situazioni come guerre, interruzioni o crisi energetiche, malfunzionamenti, disastri naturali che causano guasti alle reti energetiche o bancarie, rendendo impossibile l’accesso ai fondi.
Già questo giustifica l’imperativa necessità di conservare il contante. Non esiste migliore garanzia indipendente da qualsiasi ente o potere che preservi l’accesso alle risorse finanziarie per famiglie e individui in ogni momento.
Le valute digitali (CBDC) istituiscono e legittimano un sistema di credito sociale sul modello cinese, ponendo il potere politico, dirigenti ed azionisti della banca centrale, l’élite tecnologica e i banchieri nella posizione di signori tecno feudali.
Il sistema di credito sociale cinese valuta l’affidabilità di individui e imprese, monitora il comportamento e assegna un punteggio, con tutto ciò che comporta in termini di diritti politici, opportunità sociali e sanzioni.
Un punteggio negativo può comportare restrizioni di viaggio, impedire l’accesso a posizioni professionali, difficoltà nell’ottenere prestiti, umiliazione pubblica.
Le valute digitali delle banche centrali facilitano l’imposizione di controllo sociale e politico per promuovere, colpire o vietare mandati politici, culturali, legali e religiosi, cancellando la privacy e la libertà di espressione.
Il governo indiano ha ritirato improvvisamente due banconote che rappresentavano l’86 per cento del circolante, ufficialmente per combattere la corruzione. La scomparsa del contante ha causato un’ondata di suicidi tra chi non sa orientarsi nella complessità dei sistemi digitali o ne è escluso.
Adottare le valute digitali rappresenta il compimento della transizione a una drammatica forma di feudalesimo, l’arma assoluta della tecno tirannia. Difendere e sancire legalmente l’uso del contante è la chiave per preservare le concrete libertà individuali.
Laddove il governo non rispetta i diritti civili, il contante aiuta a proteggere la società dall’uso illegittimo del potere pubblico, dalla sorveglianza e dall’intimidazione, ha dichiarato Heike Mai, dirigente di Deutsche Bank. È tanto difficile da capire?
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