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Il Governo francese in risposta alle richieste degli studenti: più risorse per l’istruzione

Le proteste? «È un loro diritto, anche per contestare il governo. Abbiamo il dovere di ascoltarli. Prendere sul serio i giovani significa tanto sostenere il loro impegno quanto condividere con...

🔴Da Gaza al mondo | TG 7.10.26

7 October 2026 at 20:27

* Kiev, la Nato indossa l’elmetto di Jeff Hoffman
* Notte di fuoco, diplomazia in stallo di Jeff Hoffman
* USA e Israele armano il Marocco di Gionata Chatillard
* Bab el-Mandeb, Ansarallah sfida il patto della Mecca di Jeff Hoffman
* L’Asia brucia le riserve di dollari di Margherita Furlan
* Berlino vuole blindare il Mare del Nord di Ivan Bodyan
* Da Milazzo a Priolo, l’emirato mette radici di Margherita Furlan
* Svezia invia truppe e Patriot in Polonia di Ivan Bodyan
* Germania, arrestato ex capo intelligence di Ivan Bodyan
* Okinawa, l’ultima colonia sotto bandiera alleata di Jeff Hoffman

Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan
Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman
Editing di Mia Tarulli e Isabelle Tonussi

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Il futuro di Windows 11 è un PC con Copilot che usa il computer al posto tuo

7 October 2026 at 21:00
Windows traccia la strada per un futuro dove desktop e AI si dovranno inevitabilmente incontrare: nelle prossime versioni del sistema operativo arriverà la ricerca nella taskbar con azioni rapide, Copilot organizzerà e modificherà i file del PC e le app Windows saranno create da un prompt. Usando IA locale e in cloud.... Leggi tutto

Il Governo francese in risposta alle richieste degli studenti: più risorse per l’istruzione

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🔴DALL’11 SETTEMBRE AL 7 OTTOBRE | LEVANTE LIVE

7 October 2026 at 19:11

LEVANTE | 7 ottobre, tre anni dopo: Netanyahu sapeva? Avvertimenti ignorati, Europa complice del silenzio e la legge sull’antisemitismo. 🕯 Tre anni dal 7 ottobre 2023. Secondo inchieste di Haaretz, New York Times e Wall Street Journal, Netanyahu avrebbe ricevuto avvertimenti dagli Emirati e dall’Egitto prima dell’attacco. Perché nessuno ha agito? E perché Israele rifiuta ancora una commissione d’inchiesta indipendente? Bruxelles sanziona tre coloni e quattro organizzazioni, ma risparmia Ben Gvir e Smotrich. Contro il governo di Tel Aviv, nessun passo concreto. Ipocrisia o impotenza? Il ddl antisemitismo adotta la definizione IHRA: tutela necessaria o strumento per silenziare la critica a Israele? Ripartiamo dalle parole di Moni Ovadia, ospite lunedì su Casa del Sole TV. 🌍 E poi: l’Accordo della Mecca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, la strategia di Erdogan, il fronte Houthi, la guerra dell’intelligenza artificiale e il declino della civiltà occidentale. ⛽ Intanto in Italia inflazione al 4,2%, energia +22% e carburanti sopra i 2 euro. I libri degli ospiti: ✍Federico De Renzi: ✍Dialoghi sulle minoranze. Un viaggio attraverso le minoranze del mondo, Fabrizio Noli, Federico De ✍Renzi- editore: Qulture Edizioni – anno edizione: 2014 ✍L’India dei turchi. Una storia dimenticata del subcontinente indiano- Federico De Renzi, Simone Costanzo – editore: Il Cerchio 2025 ✍Michele Putrino, Manuale di resistenza al potere – Uno Editori, 2019 ✍Liberi dalla paura. Gli insegnamenti di un’antica dottrina per liberarsi dal controllo del sistema Uno Editori, 2021 ✍ Roberto Quaglia, Guerra e pace e zombi, 2025 ✍ Roberto Quaglia, Il fondamentalismo hollywoodista, 2020 ✍ Roberto Quaglia, Il mito dell’11 settembre e l’opzione dottor Stranamore, 2006 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN ♟ BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 📡 Un podcast d Margherita furlan, una produzione Casa del Sole TV 👍 Iscriviti, attiva la 🔔 e sostieni l’informazione indipendente! #Levante #CasaDelSoleTV #AccordoDellaMecca #ArabiaSaudita #Turchia #Erdogan #Pakistan #Iran #Yemen #Houthi #MedioOriente #AsiaOccidentale #Russia #Propaganda #GuerraCognitiva #IntelligenzaArtificiale #DeclinoOccidente #Inflazione #CaroCarburanti #Geopolitica #Multipolarismo

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La farsa della "pace" di Kiev e il mito delle Wunderwaffe

 

La “pace” fasulla dei Goncharenko ucraini e le “Wunderwaffe” di Kiev

 

6 ottobre. La notizia, se così la si vuol definire, dato che si tratta sostanzialmente di un goffo e aperto tentativo di “bidonare” Moskva, è che il deputato della Rada Aleksej Goncharenko, uno abituato in passato a farsi immortalare in compagnia di Joe Biden o nelle scene più violente del majdan ucraino, ha rilasciato nei giorni scorsi una dichiarazione dettata dal panico, cavalcando però anche l'onda degli umori della gente che, stando ai sondaggi ufficiali ucraini, al 72% propende per addivenire a un accordo con la Russia. «Ponti parzialmente chiusi a Kiev» ha detto Goncharenko, «attacchi al settore energetico. Attacchi alle imprese. Attacchi ai depositi. Attacchi ai data center. Ci troviamo di fronte a un problema enorme. E la strategia scelta dal governo, cioè la ricerca di una “Wunderwaffe” che risolverà tutti i nostri problemi, è assurda».

Goncharenko fa parte della frazione parlamentare Solidarietà europea, che fa capo all'ex Presidente golpista Petro Porošenko, pur se, ufficialmente, la frazione non appoggia tali posizioni, condivise invece da alcuni deputati del frazione Servo del popolo del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, secondo il quale, però, l'uscita di Goncharenko risponde a precise istruzioni ricevute da non meglio identificati inviati di Donald Trump. «La realtà è questa: stiamo perdendo la guerra» afferma Goncharenko; «stiamo perdendo un numero enorme di uomini; non abbiamo abbastanza denaro nostro per pagare la guerra, figuriamoci per governare il paese; stiamo perdendo attività commerciali ed economiche: per la prima volta in 100 anni, non abbiamo prodotto una sola tonnellata di acciaio in una settimana». Dunque, propone di raggiungere un accordo con la Russia, contando comunque che il regime banderista mantenga il controllo sulla maggior parte dell'Ucraina. «Se i nostri alleati americani vogliono prezzi dell'energia bassi... e le sanzioni contro la Russia vengono comunque revocate, forse non dovremmo essere così sciocchi e dovremmo approfittarne.

Ad esempio, dovremmo noi stessi sostenere la revoca delle sanzioni contro la Russia in cambio della fine di tutti gli attacchi sul territorio ucraino, dello sblocco del mar Nero e della limitazione delle ostilità in un settore del fronte nel Donbass».

Goncharenko propone quindi di accettare l'abbandono dell'adesione alla NATO, anche se, come si evince dal suo ragionamento, solo a parole, restando cioè l'Ucraina una forza per procura dell'Alleanza atlantica, sotto l'ombrello occidentale: «Per cercare di raggiungere un accordo, dobbiamo inviare un segnale. Ad esempio, la questione della neutralità. Torniamo di nuovo alla realtà. Saremo accettati nella NATO? Se veniamo presi, la NATO ci aiuterà in caso di guerra? Conosciamo la risposta a queste domande... Facciamo intendere che siamo pronti a parlare di neutralità... Continueremo la cooperazione con la NATO come ora. Creeremo un bilancio europeo comune per finanziare il nostro esercito. Proseguiremo nel riarmo». Questo il succo, chiaro e tondo, spiattellato quanto basta, da un lato, per adeguarsi al sentimento popolare stanco della guerra e, dall'altro, per non essere accusato di “tradimento” da nazisti e nazionalisti.

Il politologo Vladimir Fesenko, di stretta osservanza presidenziale ucraina, ritiene che l'uscita di Goncharenko risponda a un sentimento diffuso nel paese: «Molte persone dicono che sia necessario avviare colloqui di pace con la Russia e che si debbano fare delle concessioni; alcuni lo dicono sottovoce, altri tra di loro, altri ancora in discussioni riservate. Goncharenko si limita a esprimere pubblicamente la stessa posizione che, in un modo o nell'altro, viene già discussa nella nostra società a porte chiuse... Non faccio una valutazione quantitativa in questo momento, perché ci sono dati sociologici, ma penso che il numero reale di queste persone sia più alto; non tutti rispondono alle domande dei sociologi». In ogni caso, dice, Goncharenko cerca di approfittare dell'attuale situazione militare, politica e socio-psicologica: «si rende conto che la gente è stanca, molti sono depressi. Ci sono sempre più persone che desiderano sinceramente porre fine alla guerra, anche a costo di fare delle concessioni. Lui ha percepito questo sentimento e vuole cavalcare quest'onda, diventarne il leader, elaborare il suo programma politico e sfruttare questo momento favorevole. Questa è la sua politica».

“Sua” relativamente, obietta il politologo ucraino, fieramente russofobo, Jurij Romanenko: conoscendo il soggetto, si può dire che Trump stia creando una falsa immagine di "pacificatore" a partire dalla “prostituta” Goncharenko, che viene promosso dagli americani come una delle alternative politiche per l'Ucraina del dopoguerra. Per quanto riguarda Porošenko, anche se la frazione Solidarietà europea ha preso le distanze dalle dichiarazioni di Goncharenko, l'ex presidente sta conducendo un ben preciso gioco, visto che Goncharenko non è stato espulso dalla frazione alla Rada: Porošenko «è astuto in questo senso. La sua è una strategia razionale... ti metti al riparo dai rischi, lanci un'esca e, se succede qualcosa, hai in mano gli strumenti adatti... Ipotizziamo che Goncharenko si candidi alla presidenza, inizi la campagna elettorale; Porošenko guarda i sondaggi e valuta le probabilità tra Zalužnyj e Goncharenko, o qualcun altro... se ci saranno le elezioni, se ci sarà un paese, se a quel punto ci sarà uno stato. Ecco come andrà a finire».

Oltre che delle smanie “pacifiste” di Goncharenko, Romanenko parla anche della situazione militare, che è lecito supporre niente affatto slegata dall'uscita del deputato di Solidarietà europea. Così, dice Romanenko, nella guerra con la Russia, l'Ucraina si è affidata a un miracolo, sperando  in un colpo di fortuna. Evidente il riferimento ai famosi “Flamingo”, al FP-7, della cui realizzazione in accordo con la Germania si è trattato anche nel corso della visita a Kiev di Friedrich Merz del 4 ottobre. Romanenko dice che «il percorso è più o meno questo: si crede nei miracoli, si aspetta un'arma miracolosa che cambierà tutto, si aspetta che la Russia crolli da sola o che arrivi la NATO. Mentre aspettiamo, per quanto tempo combatteremo? Fino alla fine, fino all'ultimo ucraino. Il governo è alla ricerca di una “Wunderwaffe”, un'arma miracolosa che risolverà tutti i nostri problemi».

Il fatto è, afferma il politologo, che nemmeno la comparsa di missili balistici ucraini cambierebbe la situazione, dato che la Russia ne avrebbe comunque molti di più, anche se Kiev, dice, potrebbe trovare una contromisura ai droni a reazione russi.

Ma la Russia poi ne creerà di nuovi e «noi cercheremo di nuovo una contromisura. E così via, in un circolo vizioso. E ogni ciclo ci costa migliaia di vite, migliaia di distruzioni. Gli ucraini amano il misticismo. Crediamo nei segni, nella salvezza miracolosa, che in qualche modo accadrà, che in qualche modo ce la faremo. Ma il mondo reale è spiacevole. I buoni muoiono, le armi miracolose arrivano troppo tardi o non arrivano affatto».

Anche un nazista convinto, come l'ex comandante di compagnia di “Ajdar”, Evghenij Dikij, afferma che non abbia senso annunciare continuamente le date di lancio dei missili balistici ucraini contro Moskva, dato che la Russia ha già attaccato con successo gli impianti di produzione di FirePoint e dei suoi subappaltatori. Indicare delle «date precise, in queste circostanze, a mio parere è un po' sbagliato: sarebbe stato meglio tacere, come hanno fatto con il FP-7. Lo hanno annunciato solo dopo che il lancio in combattimento era già iniziato... Penso che sarebbe una buona idea imporre il silenzio anche sul FP-9, destinato a Moskva». Le preoccupazioni dei nazisti sono comprensibili, commenta Anatolij Lapin su PolitNavigator; ma, con i “Gherani” che "decomunizzano" quotidianamente le strutture di Kiev, il regime di Zelenskij ha semplicemente bisogno di placare in qualche modo il malcontento pubblico, e le promesse di vendetta con i nuovi “Flamingo” servono proprio a questo.

A questo proposito, l'ex vicesegretario del Consiglio di sicurezza ucraino Serghej Krivonos sostiene che il programma missilistico balistico di FirePoint sia una pura farsa, e la dimostrazione del lancio del FP-7 nient'altro che un tentativo di giustificare l'appropriazione indebita di miliardi di dollari. «Non è il primo lancio di questo missile che io ricordi; è il quindicesimo o sedicesimo. E ancora una volta non ha prodotto alcun risultato. Se ci fosse stato un risultato, le autorità lo avrebbero sbandierato ai quattro venti. Si tratta dell'ennesima truffa populista a basso costo per ingenui... negli ultimi due anni sono stati spesi oltre due miliardi di dollari per la campagna FirePoint... con quella somma avremmo potuto bombardare l'Impero russo con semplici sgabelli, in termini di quantità... non vediamo obiettivi effettivamente colpiti in territorio nemico, non vediamo niente, e non vediamo i soldi che sono stati investiti in questo progetto... Guardate, invece, con quanta sistematicità, purtroppo, operi l'industria della difesa nemica e come stia accelerando la modernizzazione dei droni aerei di cui dispone, ampliandone le capacità. Stiamo portando avanti un progetto che risale alla Seconda Guerra Mondiale, cercando di presentare come arma miracolosa un missile che ha esaurito le sue potenzialità. Cosa faremo con quest'arma miracolosa, anche se iniziasse a volare per i 250-300 chilometri promessi? Per noi, questo non risolve assolutamente nulla».

In effetti, afferma il politologo ucraino Ruslan Bortnik, Kiev ha migliorato le contromisure contro i droni russi, ma ne sta pagando un prezzo elevato. A suo dire, il numero di droni russi che raggiungono Kiev si sarebbe ridotto al 10-15%: «Potremmo assistere a un calo di efficacia dei droni russi, i cosiddetti “pacchetti”, che vengono abbattuti con maggiore frequenza. Per inciso, questa settimana c'è stato un attacco balistico su Kiev, ma alcuni missili, compresi quelli balistici, sono stati abbattuti, il che indica che il sistema di difesa aerea ucraino si è dotato di munizioni, anche antimissile, che vengono parzialmente utilizzate... e purtuttavia la difesa aerea ha un costo elevato... il rapporto costi-benefici non è a favore dell'Ucraina. In altre parole, la Russia spende meno risorse infliggendo danni maggiori. L'Ucraina deve spendere più risorse per abbattere queste armi relativamente più economiche».

Secondo Bortnik, la fase più acuta della guerra aerea raggiungerà il suo primo picco a dicembre e il successivo a febbraio; «quindi, amici, prepariamoci». Soprattutto, ci permettiamo di aggiungere, non diamo un peso che assolutamente non ha alle omelie propagandistiche dei Goncharenko di turno: se ce fosse stato ancora bisogno, proprio la visita del cancelliere tedesco a Kiev è servita a ribadire dove e chi prenda le decisioni sulla guerra in Ucraina contro la Russia. La pace necessaria ai conti elettorali della Casa Bianca, se arriverà, potrà benissimo sorvolare sulle uscite alla Goncharenko.

 

Le leggi non scritte che condizionano l’economia italiana

19 October 2026 at 09:04

Esistono regole non scritte radicate nel tessuto sociale italiano che hanno impatti sulla condizione economica del nostro paese. Con Alberto Bisin affrontiamo questo ulteriore aspetto che può aver contribuito al declino italiano.

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Gli investimenti nell’IA non rendono: una immensa bolla

7 October 2026 at 17:24

Le cosiddette aziende di Intelligenza Artificiale continuano a far parlare di sé. L’enfasi mediatica che le circonda non è giustificata dal valore che apportano alla società.

Rappresentano un pericolo per il benessere economico.

Il denaro investito – e tuttora investito – in queste realtà è sprecato; i potenziali ritorni non ne giustificano l’esborso.

Ho già sostenuto questa tesi in un precedente articolo:

Non c’è alcuna giustificazione – se non l’hype – per gli attuali investimenti nell’IA – MoA, 26 agosto 2026

Le valutazioni di mercato sbandierate da queste aziende e le centinaia di miliardi investiti in data center per mantenerle operative appaiono assurde se confrontate con i potenziali ricavi che potrebbero generare.

Immaginiamo un prodotto talmente valido da spingere ogni famiglia del Nord America e dell’Europa a spendere circa 20 dollari al mese per utilizzarlo. Si tratterebbe di 400 milioni di famiglie, per un fatturato complessivo di 48 miliardi di dollari l’anno. Una cifra irrisoria se paragonata ai circa 1.100 miliardi di dollari (1,1 trilioni) di contratti stipulati da OpenAI e Anthropic con Microsoft, Amazon e Oracle per la potenza di calcolo attuale e futura.

Non esiste alcun prodotto basato sull’IA all’orizzonte (al di là del clamore mediatico) né alcun flusso di ricavi in ​​grado di giustificare investimenti di tale portata.

Anche BCA Research (via Ed Zitron) concorda:

Per giustificare le spese in conto capitale (capex), le aziende di IA potrebbero dover generare, in ultima analisi, ricavi per 10.000 miliardi di dollari l’anno. Senza un massiccio incremento della crescita della produttività, un simile obiettivo sarà difficilissimo da raggiungere.

Gli investimenti in capitale attualmente destinati a LLM e IA sono del tutto sproporzionati rispetto ai potenziali ricavi futuri. Si tratta di denaro sprecato.

Un recente articolo di Greg Ip sul Wall Street Journal conferma la mia analisi:

L’America spenderà il 9% del PIL in IA? Il settore ci conta (versione archiviata) – WSJ, 2 ottobre 2026

Chi crede nel boom dell’intelligenza artificiale dovrebbe esaminare con attenzione questa cifra: il 9% del PIL. È questa la cifra che le aziende e i consumatori americani dovrebbero arrivare a spendere ogni anno per i servizi di società come Anthropic e OpenAI, al fine di giustificare le somme ingenti attualmente investite in questa tecnologia.

È plausibile che gli americani spendano per questa singola tecnologia una quota del proprio reddito pari a quella destinata al cibo? Circa il doppio di quanto la nazione spende per tutte le forme di energia o per l’insieme di computer e software? Sette volte la spesa complessiva dei consumatori per servizi telefonici, di streaming e internet?

È lecito essere scettici.

Quel 9% è il risultato di un semplice calcolo: quanto è stato e sarà investito nell’IA e quale ritorno è necessario generare per giustificare tale investimento.

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Dall'energia alle spedizioni, la crisi si allarga: l'incubo di un inverno senza carburante

Russell Hardy, amministratore delegato di Vitol, il più grande distributore indipendente di petrolio al mondo, ha parlato chiaro all'Energy Intelligence Forum di Londra. Le scorte disponibili nei paesi occidentali per compensare le interruzioni di approvvigionamento causate dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si sono esaurite. Il mercato è ora sempre più esposto a ulteriori shock. Quella che era iniziata come una crisi del petrolio greggio si è trasformata in una carenza di prodotti raffinati e ora si è evoluta in una crisi delle spedizioni marittime.

I numeri raccontano la portata del problema. Negli ultimi sette-dieci giorni, circa 12 milioni di barili al giorno di greggio e altri 2 milioni di barili di prodotti raffinati hanno lasciato il Medio Oriente a bordo di petroliere. "Senza di essi, si avrebbe quello scenario da 200 dollari al barile, quindi è piuttosto importante che continui", ha dichiarato Hardy. Le scorte occidentali sono state prosciugate. "Non ci sono più scorte da drenare in Occidente", ha aggiunto.

La situazione si è aggravata progressivamente. I prezzi delle spedizioni marittime hanno registrato incrementi parabolici. L'incertezza è diventata così estrema che i commercianti non riescono a stimare le spese di trasporto con una precisione superiore a 2-4 dollari per barile. Hardy ha anche avvertito che le carenze di carburante raffinato probabilmente persisteranno durante l'inverno perché la capacità di raffinazione globale rimane limitata. Questo è lo scenario da incubo in cui è piombato il mondo a causa delle azioni scellerate di Trump, Zelensky, Netanyahu e altri vassalli assortiti come gli europei.

I paesi del G7 hanno concordato la scorsa settimana di rilasciare 100 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati dalle scorte di emergenza, iniziando con il diesel, dopo che l'amministrazione del presidente Donald Trump ha fatto pressione sull'Europa affinché facesse di più per frenare i prezzi in aumento. Hardy ha però notato che i dettagli del piano non sono completamente trasparenti, incluso quanto greggio e diesel verrebbero rilasciati e da dove proverrebbero.

Questo intervento segue mesi di pesanti prelievi dalle scorte utilizzati per compensare le interruzioni di approvvigionamento dall'inizio della guerra con l'Iran alla fine di febbraio. L'Agenzia Internazionale per l'Energia ha affermato che circa 325 milioni di barili erano già stati rilasciati entro l'inizio di ottobre da un'azione di emergenza da 400 milioni di barili annunciata a marzo.

Il petrolio rimane nei depositi occidentali, ma gran parte quello che resta è detenuto nelle riserve strategiche, necessario per mantenere in funzione le infrastrutture, o non può essere portato prontamente sul mercato. Questo lascia meno approvvigionamento immediatamente disponibile per assorbire un'altra interruzione.

I flussi di greggio dal Medio Oriente si sono ripresi in modo significativo, ma le spedizioni di carburanti raffinati sono rimaste indietro. Le petroliere impiegano anche più tempo per completare i viaggi poiché le interruzioni intorno allo Stretto di Hormuz complicano le normali spedizioni, riducendo la disponibilità di navi anche quando più greggio torna sul mercato.
Amin Nasser, amministratore delegato di Saudi Aramco, ha avvertito che meno del 10 percento dei circa 6 miliardi di barili rimanenti nelle scorte commerciali globali di petrolio è praticamente disponibile per il mercato. Ha affermato che la ricostruzione delle scorte esaurite potrebbe richiedere fino a due anni anche dopo che i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz torneranno alla normalità.

La crisi energetica non è più solo una questione di prezzi alla pompa. È una questione di disponibilità fisica di carburante, di capacità di raffinazione, di navi che possano trasportare il greggio. È un problema che tocca ogni aspetto della vita quotidiana, dal riscaldamento invernale ai costi di trasporto delle merci. E all'orizzonte non si intravedono misure capaci di riportare il settore quantomeno vicino alla normalità.

Festa nazionale ed esplosione dei consumi: come la risposta del mercato interno cinese smonta i calunniatori della sua economia

Pan Li, una trentenne di Pechino, ha appena concluso un viaggio on the road con la sua famiglia a Datong. Le parole d'ordine: meraviglie turistiche, cucina locale, attività educative per i bambini e un pizzico di tecnologia. La sua esperienza non è un caso isolato, ma il ritratto vivido di una nazione che si muove, spende e si gode la vita. Durante le recenti festività, centinaia di milioni di cinesi hanno preso la strada, confermando un trend che va ben oltre il semplice svago. È il termometro di un'economia che respira a pieni polmoni e di un benessere quotidiano che si traduce in scelte di consumo più consapevoli e appaganti.

Non si tratta solo di spostamenti fisici. I numeri delle ferrovie, con oltre 250 milioni di viaggi, e gli incassi al botteghino, superiori a 1,1 miliardi di yuan, raccontano di un mercato interno vibrante. Il vero segnale di un miglioramento tangibile della qualità della vita emerge però da come le persone decidono di utilizzare il proprio budget. I viaggiatori cercano esperienze più lunghe e ricche. Quasi il 30 percento ha prenotato hotel in almeno due città, mentre le prenotazioni in quattro o più città sono schizzate in alto. Questo desiderio di esplorazione profonda indica che i cittadini non si limitano più a risparmiare per necessità, ma investono attivamente nel proprio benessere culturale e personale.

Pan Li e la sua famiglia hanno speso circa 8.000 yuan per una settimana di viaggio, come racconta il quotidiano Global Times La voce più grossa del budget non è andata a finire in costi rigidi come benzina, pedaggi o biglietti d'ingresso, ma in esperienze. "Il servizio di guida turistica è straordinario, costa circa 500 yuan a visita. Mia figlia sembra avere domande senza fine per la nostra guida riguardo ai reperti culturali che abbiamo visitato", racconta. 

Questa transizione dal consumo materiale a quello esperienziale è la prova regina di un tessuto economico maturo. Le persone hanno la serenità finanziaria per pagare la conoscenza, il tempo e le emozioni.

L'innovazione dal lato dell'offerta asseconda perfettamente questa nuova domanda. Sul monte Tai, circa 2.000 turisti hanno provato gli esoscheletri robotici per scalare la montagna. Per 80 yuan, questa tecnologia ad alta intensità ha azzerato la fatica, trasformando una passeggiata faticosa in un'esperienza accessibile e memorabile. È l'immagine perfetta di un'economia che funziona. La tecnologia non sostituisce l'uomo, ma eleva la sua esperienza quotidiana, rendendo il tempo libero davvero tale.

Gli analisti leggono questi dati come un indicatore macroeconomico di prim'ordine. Wang Peng, ricercatore associato presso l'Accademia di Scienze Sociali di Pechino, fotografa la situazione con chiarezza: "Non si tratta di una crescita a impulsi in un singolo settore, ma di un riflesso concentrato della continua ottimizzazione della struttura dei consumi e di un impulso endogeno del mercato che si rafforza costantemente, gettando le basi a livello micro per la ripresa e il miglioramento dell'economia per l'intero anno. I vantaggi del super-mercato cinese continuano a essere liberati, i consumi nei servizi sono diventati il motore principale della crescita, gli effetti del sostegno politico sono stati erogati con precisione e l'innovazione dal lato dell'offerta ha continuato a rinvigorire la vitalità".

Questo benessere si riversa anche oltre i confini nazionali. I turisti cinesi hanno invaso le mete globali, dai Dodici Apostoli in Australia alle Dolomiti in Italia. Un trend sui social recitava "Il mondo intero sa che i cinesi sono in vacanza". Le autorità thailandesi prevedono l'arrivo di 250.000 visitatori dalla Cina. Il cerchio si chiude con il turismo in entrata. Zhang Yiwu, professore all'Università di Pechino, nota come gli stranieri cerchino sempre più la Cina autentica: "La tendenza a privilegiare le esperienze approfondite è anche notevolmente evidente nel turismo in entrata, con i visitatori d'oltremare sempre più disposti ad avventurarsi in regioni meno conosciute per sperimentare la Cina autentica".

Le vacanze autunnali in occasione della Festa Nazionale cinese non sono solo una pausa dal lavoro. Sono la manifestazione tangibile di una società che ha raggiunto un nuovo gradino di prosperità. Un'economia che sa produrre ricchezza, distribuire opportunità e permettere ai suoi cittadini di godersi il frutto del proprio impegno, scoprendo il mondo e se stessi. Vista dalla Cina, la depressa Europa in crisi è a una distanza siderale.

 

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“Catastrofe neoliberista” di Angelo D’Orsi è un viaggio nella storia e una necessità. Un viaggio che ripercorre le origini e le dinamiche di una dittatura totalitaria, capace di imporsi con violenza e di camuffarsi abilmente da paladina della libertà e della democrazia, dominando la vita quotidiana di miliardi di persone. Una necessità, perché solo attraverso la comprensione profonda dell’avversario è possibile immaginare alternative. Con il rigore di un grande storico e l’ottimismo della volontà di ispirazione gramsciana, D’Orsi ci offre gli strumenti per decifrare il presente e costruire un futuro diverso.

App Robotaxi di Tesla disponibile in tutto il mondo: anche i turisti potranno utilizzare il servizio negli Stati Uniti

By: dmove
7 October 2026 at 16:39
Tesla espande l’accessibilità al proprio ecosistema software dedicato alla guida autonoma aprendo le porte agli store digitali in Europa e nel mondo. L’applicazione debutta in Paesi quali Italia, Germania e Regno Unito, ma l’arrivo delle Model Y senza conducente, del Cybercab e del FSD sulle nostre strade è ancora lontano... Leggi tutto

Zakhrova: dove sono le autorità europee quando la polizia francese «calpesta e schiaccia i ragazzini»?

L'Eliseo tace mentre la polizia francese "calpesta e schiaccia i ragazzi" durante le proteste studentesche. Questa la denuncia di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo.

"L'unica cosa che mi preoccupa davvero al riguardo è il silenzio dell'Eliseo sulle azioni della polizia; credo che tutti abbiano visto quelle immagini ieri, tutti coloro che seguono l'agenda politica internazionale. Quella stessa polizia francese - a parte il termine 'calpestare', l'unica altra parola che posso usare è 'schiacciare' - stava schiacciando i propri ragazzi senza la minima considerazione", ha affermato Zakharova.

Inoltre, la portavoce ha sottolineato il silenzio da parte dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, nonché dei membri dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE).

“Il secondo punto che mi ha colpito. E dov’è Kaja Kallas? Qualcuno può svegliarla? […] E dove sono loro, per così dire, nella loro Bruxelles, in quella loro PACE, dove sono tutti? Questo è il loro momento di gloria”, ha detto.

Secondo la portavoce, "finalmente tutto è andato come piace a loro". "Voglio sentire almeno una volta - quando dal loro punto di vista non ci sono altre ragioni o opzioni se non quella di non fare una dichiarazione - almeno una volta una dichiarazione reale o una dichiarazione che si avvicina ad essere reale, su come le persone pacifiche e disarmate non possono essere trattate in questo modo, direi direttamente anche i bambini, gli scolari, gli studenti", ha aggiunto.

"Probabilmente avrei dovuto usare altre espressioni: detenere, arrestare, ma purtroppo non posso, perché quello che abbiamo visto ieri e in questi giorni non può essere descritto con il tradizionale lessico politico o giuridico. Questo non è un arresto. [...] Questo è semplicemente un massacro, un autentico massacro", la sua amara chiosa.

Political Fake BIOTERRORISM vs Moscow! Russia’s Sanitary Watchdog: “NO EPIDEMIC RISK in Irkutsk”. BMJ and US Epidemiologist Hulscher confirms (VIDEO)

Commenting earlier on reports of plague or another infection in the Irkutsk Region, Russian Presidential Spokesman Dmitry Peskov said people should rely on assessments by Rospotrebnadzor, rather than rumors and idle speculation.

For days, many American bloggers and politicians have been sounding an alarm that currently appears unjustified and blown out of proportion.

British Medical Journal: “Russia plague outbreak: Epidemic risk is low, says WHO”

Excerpt by BMJ (former British Medical Journal)

«The risk of a plague epidemic is low after the death of a laboratory technician who worked at a plague research institute in Russia, the World Health Organization (WHO) has said» BMJ reported today confirming Moscow statements.

However, the United Nations body said that it was closely monitoring the situation and urged Russian authorities to be “transparent” about the death.

Darya Shipilova, 28, worked at the Irkutsk Antiplague Research Institute in the Siberia region of Russia. She died on 2 October, two days after being admitted to hospital and placed on a ventilator.1

Russian authorities have downplayed the incident and said that Shipilova died of “pneumonia of an unknown aetiology.” However, media reports suggested that she died of pneumonic plague and that she may have become infected after an accident in the laboratory.

VIDEO – US Epidemiologist Hulscher: ““NONE PANDEMICS from lab-acquired PNEUMONIC PLAGUE infection”

Nicolas Hulscher, American epidemiologist posted on Social:

«Before everyone panics about the lab-acquired pneumonic plague infection in Russia: This isn’t the 1300s. We now have effective treatments (antibiotics). At least five documented pneumonic plague outbreaks/clusters have occurred since 2011».

«NONE became a pandemic. Multiple lab-acquired plague infections have also occurred in modern history. NONE became a pandemic».

Russia’s sanitary watchdog says no epidemic risks in Irkutsk Region

Originally published by TASS News Agency

All the links to previous Gospa News investigations have been added in the aftermath by virtue of the ties with covered topics

A review of compliance with biosafety requirements in the Irkutsk Region has been completed, with no emergencies involving work with pathogens identified, the press service of Russia’s sanitary watchdog – Rospotrebnadzor – said.

The watchdog also noted that the World Health Organization (WHO) had published an assessment indicating no risk associated with a case of community-acquired pneumonia in Irkutsk.

TASS has compiled the key facts about the situation in the region.

Rospotrebnadzor statements

– The review of compliance with biosafety requirements in the Irkutsk Region has been completed, with no emergencies involving work with pathogenic microorganisms identified.

– Comprehensive preventive measures have been implemented in the region, and there are no epidemic risks to the public.

– Monitoring has ended for 90% of those who had contact with the patient, with no health problems caused by infectious diseases identified.

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– Rospotrebnadzor has also provided the WHO with information about the situation in the region.

– The WHO, in turn, published an assessment indicating no risk associated with the case of community-acquired pneumonia in Irkutsk, according to Rospotrebnadzor.

Response

– Russian Presidential Spokesman Dmitry Peskov said the WHO had been duly informed about the case of pneumonia of unknown etiology in the Irkutsk Region.

– He urged the public to rely on Rospotrebnadzor’s statements, noting that the watchdog regularly releases detailed information about the epidemiological situation.

– According to Peskov, the media have published a large amount of information about the epidemiological situation in the Irkutsk Region, most of which is false.

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– Commenting earlier on reports of plague or another infection in the region, Peskov urged the public to rely on assessments by highly qualified Rospotrebnadzor specialists rather than rumors and idle speculation.

Situation in region

– An employee of an anti-plague institute in the Irkutsk Region was diagnosed with pneumonia of unknown etiology, Rospotrebnadzor previously reported.

– The watchdog emphasized that a special set of measures had been implemented in response.

– Expanded testing of samples taken from the patient found no microorganisms associated with her professional activities.

– Subsequent testing identified two cases each of COVID-19 and rhinovirus infection among those who had contact with the woman.

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– About 16,000 cases of acute respiratory viral infections are recorded in the Irkutsk Region every week, with no increase reported over the past two weeks.

– The sanitary and epidemiological situation in the Irkutsk Region remains calm.

Originally published by TASS News Agency


 

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