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USA, emergenza per la rete elettrica in 13 Stati: allarme sulla tenuta del sistema

Il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha emanato lunedì un ordine di emergenza per garantire la stabilità della rete elettrica in 13 Stati e nel Distretto di Columbia. Il provvedimento è entrato in vigore martedì e resterà valido fino al 16 ottobre. La misura è stata adottata su richiesta di PJM Interconnection, la società regionale che coordina la rete elettrica all'ingrosso in un'ampia area degli Stati Uniti.

Alla base della richiesta figurano un improvviso aumento della domanda di elettricità e possibili carenze nella capacità di generazione o nelle infrastrutture di trasmissione. Gli Stati interessati sono Delaware, Illinois, Indiana, Kentucky, Maryland, Michigan, New Jersey, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Virginia e Virginia Occidentale. Secondo Wright, l'ordine consentirà di mettere a disposizione capacità aggiuntiva di produzione elettrica, comprese fonti di riserva, per far fronte alle condizioni di particolare pressione previste sulla rete.

L'obiettivo dichiarato è garantire a milioni di famiglie e imprese della regione medio-atlantica un approvvigionamento elettrico accessibile, affidabile e sicuro. Il ricorso a poteri di emergenza evidenzia le difficoltà che possono emergere quando la domanda cresce rapidamente e la capacità del sistema rischia di non essere sufficiente.

La misura punta a prevenire criticità nell'approvvigionamento, assicurando margini aggiuntivi di produzione in una fase considerata delicata per la rete elettrica statunitense.


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L'India accelera: crescita al 7% secondo il FMI

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha alzato al 7% la previsione di crescita del PIL dell'India per l'anno fiscale 2026-2027, rispetto al 6,4% stimato a luglio. Il Paese figura tra le economie in più rapida crescita analizzate dall'organizzazione, nonostante l'aumento dei prezzi del petrolio e il rallentamento dell'economia globale.

Secondo il rapporto, la revisione al rialzo riflette un dinamismo superiore alle attese, trainato da una solida domanda interna e da un forte settore dei servizi. L'FMI sottolinea inoltre il potenziale di crescita a lungo termine dell'India, sostenuto da "fattori demografici favorevoli, un mercato interno ampio e in espansione e continue riforme strutturali".

L'organizzazione ha inoltre portato al 7% la previsione di crescita per l'anno fiscale 2027-2028, rispetto al 6,7% precedentemente stimato. Nel frattempo, la banca centrale indiana prevede una crescita del PIL del 7,1% per il periodo in corso.

Le prospettive favorevoli dell'India contrastano con il rallentamento globale. L'FMI prevede per l'economia mondiale una crescita del 3,1% nel 2026, in calo rispetto al 3,5% registrato nel 2025.


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Sánchez a Littizzetto: “Grazie Luciana ma devo rimanere qui a cucinare paella”. Poi l’endorsement a Schlein

Il presidente del governo spagnolo si è rivolto alla comica italiana che durante l’ultima puntata di “Che tempo che fa” gli aveva dedicato una ironica lettera. E poi rilancia la richiesta sulla guida del campo largo: “Per l’Italia non c’è nessuno meglio di Elly”

Cina: Xi Jinping lancia il piano per una “Cina sana”

La salute pubblica come pilastro della prosperità nazionale e dello sviluppo del Paese. È questa la linea indicata dal presidente cinese Xi Jinping, che ha chiesto di accelerare la costruzione di una “Cina sana” nel corso del XV Piano quinquennale, relativo al periodo 2026-2030. Intervenendo alla Conferenza nazionale sulla salute, tenutasi a Pechino, Xi ha sottolineato che il benessere della popolazione rappresenta un indicatore fondamentale della forza di una nazione. L'obiettivo è consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni e rendere i servizi sanitari sempre più equilibrati, inclusivi, efficienti e di qualità.

Dal XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese, nel 2012, la Cina ha portato avanti un importante processo di rafforzamento delle strutture sanitarie, della medicina tradizionale, della prevenzione delle malattie e dei sistemi di assistenza e copertura sanitaria. Un percorso che, secondo Xi, ha prodotto risultati storici e progressi complessivi nel settore. La nuova fase punta a mettere la salute al centro delle politiche pubbliche, superando una visione limitata alla sola cura delle patologie. In questa prospettiva, la prevenzione assume un ruolo prioritario: intervenire sui fattori di rischio prima che si trasformino in problemi sanitari è, ha evidenziato il presidente cinese, l'approccio più efficace ed economicamente sostenibile per proteggere la popolazione.

Pechino intende inoltre rafforzare il sistema di prevenzione e controllo delle malattie, migliorare la capacità di risposta alle epidemie e riorganizzare i servizi sanitari affinché i cittadini possano ricevere cure efficaci anche vicino al luogo in cui vivono. Un'attenzione particolare sarà riservata alla medicina tradizionale cinese, il cui patrimonio dovrà essere preservato e sviluppato attraverso l'innovazione, insieme al potenziamento della ricerca di base e delle capacità scientifiche originali del Paese. Xi ha indicato anche la necessità di coordinare meglio i servizi medici, l'assicurazione sanitaria e il settore farmaceutico, migliorando al contempo la formazione e la disponibilità di personale medico altamente qualificato. La strategia non si limita ai confini nazionali. La Cina intende promuovere la costruzione di una comunità globale della salute, rafforzando la cooperazione internazionale per affrontare le principali sfide sanitarie.

Nel quadro del nuovo Piano quinquennale, la “Cina sana” diventa così un obiettivo trasversale: investire nella prevenzione, nell'innovazione e nell'accessibilità delle cure significa rafforzare il benessere collettivo e porre la salute della popolazione al centro delle priorità di sviluppo.

Dalla spezieria al beauty case: come è cambiata la cosmesi naturale nei secoli

13 October 2026 at 22:16

Prima dei sieri in flacone, delle creme airless e delle lunghe liste INCI, la cura della pelle era fatta soprattutto di oli, cere, acque aromatiche, polveri, erbe e preparazioni tramandate nelle case, nelle botteghe e nelle antiche spezierie.

La cosmesi naturale che oggi troviamo nei nostri beauty case è molto diversa da quella del passato, ma conserva un legame evidente con una storia lunga secoli: l’idea di utilizzare materie prime di origine vegetale per detergere, profumare, ammorbidire e proteggere pelle e capelli.

A cambiare non sono stati soltanto i contenitori e le texture. Sono cambiate soprattutto la conoscenza della pelle, le tecniche di formulazione, le norme di sicurezza e le aspettative di chi acquista.

Ripercorrere questa evoluzione permette di capire perché molti ingredienti apparentemente moderni abbiano in realtà origini molto antiche.

Quando la bellezza nasceva dalla dispensa e dal giardino

Per gran parte della storia, ciò che oggi chiamiamo cosmetico non era nettamente separato dalla preparazione domestica, dall’erboristeria o dalla profumeria.

Oli vegetali, cere, argille, erbe aromatiche e fiori erano materiali facilmente riconoscibili e potevano entrare tanto nella cura personale quanto nelle preparazioni medicinali o nei profumi.

L’olio, in particolare, ha accompagnato la cura del corpo per secoli. Serviva come base per unguenti e preparazioni aromatiche, permetteva di ammorbidire la pelle e poteva essere arricchito attraverso la macerazione di piante e fiori.

Anche le acque floreali occupavano uno spazio importante. Rosa, lavanda, rosmarino e agrumi appartengono a una tradizione che attraversa epoche e territori diversi e che ritroviamo ancora oggi sotto forma di idrolati, estratti e componenti aromatiche.

Le spezierie, antenate dei moderni laboratori

Nel Medioevo e nel Rinascimento le spezierie erano luoghi molto più complessi delle moderne profumerie.

Vi si potevano trovare droghe vegetali, spezie, resine, oli, cere, essenze e preparazioni destinate a usi differenti. Il confine tra rimedio, profumo e cosmetico era spesso molto meno definito di quanto lo sia oggi.

La lavorazione delle materie prime richiedeva conoscenza, esperienza e tecniche che venivano progressivamente perfezionate: infusioni, macerazioni, distillazioni e miscelazioni permettevano di trasformare piante e sostanze aromatiche in prodotti più facilmente utilizzabili.

È anche attraverso queste pratiche che si sviluppò una cultura della profumeria e della cura personale destinata a diventare sempre più raffinata.

Firenze, Venezia e altre città italiane ebbero un ruolo importante nella circolazione di materie prime, profumi e preparazioni cosmetiche, grazie anche ai rapporti commerciali con il Mediterraneo e l’Oriente.

Il fascino dei profumi e delle acque aromatiche

La storia della cosmesi non riguarda soltanto la pelle.

Il profumo è stato per secoli uno degli aspetti più affascinanti della cura personale. Agrumi, fiori, erbe e resine venivano utilizzati per creare composizioni aromatiche che, con il tempo, diventarono sempre più elaborate.

La distillazione rese possibile ottenere acque aromatiche ed essenze con caratteristiche molto diverse rispetto alle semplici infusioni.

Molti ingredienti che oggi associamo immediatamente alla cosmesi naturale — rosa, lavanda, bergamotto, rosmarino, salvia — appartengono a questa storia.

Il loro utilizzo moderno è però molto diverso: oggi vengono inseriti in formulazioni studiate con criteri precisi, dosaggi controllati e valutazioni di sicurezza che nel passato semplicemente non esistevano.

Non tutto ciò che era naturale era anche delicato

Guardare alla cosmesi antica con nostalgia può essere affascinante, ma rischia di creare un’immagine poco realistica.

Le preparazioni del passato non erano necessariamente più sicure perché semplici o naturali.

Nel corso dei secoli sono state utilizzate anche sostanze irritanti o veri e propri ingredienti problematici, soprattutto quando l’obiettivo estetico prevaleva sulla conoscenza degli effetti a lungo termine.

Il celebre incarnato pallido ricercato in alcune epoche, per esempio, portò all’impiego di preparazioni che oggi non troverebbero alcuno spazio in un cosmetico moderno.

La storia della bellezza è quindi anche la storia di una progressiva comprensione di ciò che può essere utilizzato sulla pelle e di come debba essere formulato.

Dalla ricetta artigianale alla formulazione cosmetica

La grande trasformazione avviene con lo sviluppo della chimica e, successivamente, dell’industria cosmetica.

Creme ed emulsioni diventano progressivamente più stabili. Si sviluppano sistemi di conservazione più efficaci, texture più piacevoli e prodotti capaci di mantenere le proprie caratteristiche per periodi più lunghi.

Il cosmetico smette di essere soltanto una miscela di ingredienti e diventa una vera formulazione.

Questa distinzione è importante anche quando parliamo di cosmesi naturale contemporanea.

Una moderna crema naturale non è semplicemente un insieme di oli ed estratti vegetali. È il risultato di un equilibrio tra fase acquosa e fase oleosa, emulsionanti, umettanti, ingredienti funzionali, sistema conservante e controllo microbiologico.

La natura fornisce molte delle materie prime; la tecnologia permette di trasformarle in prodotti pratici, stabili e piacevoli da usare.

Il ritorno degli ingredienti botanici

Negli ultimi decenni l’interesse verso gli ingredienti vegetali è tornato fortemente al centro del settore beauty.

Oli di jojoba, argan, mandorla e rosa mosqueta; burri come karité e cacao; aloe, idrolati, estratti botanici e argille sono diventati familiari anche a chi non è particolarmente appassionato di cosmetica.

Non si tratta però semplicemente di un ritorno al passato.

Gli ingredienti tradizionali vengono oggi studiati, estratti e inseriti nelle formulazioni attraverso tecniche molto differenti rispetto a quelle utilizzate secoli fa.

Anche il consumatore è cambiato. Legge le etichette, confronta le formulazioni, cerca informazioni sull’origine delle materie prime e spesso desidera conoscere non soltanto il risultato cosmetico, ma anche la filosofia del marchio.

Quando il naturale incontra la tecnologia

Uno degli aspetti più interessanti della cosmesi contemporanea è proprio l’incontro tra tradizione e innovazione.

Un estratto vegetale può derivare da una pianta utilizzata da secoli, ma essere ottenuto attraverso processi moderni che permettono di standardizzarne meglio le caratteristiche.

Una crema può contenere oli e burri tradizionali e allo stesso tempo utilizzare emulsionanti di nuova generazione, packaging airless e sistemi di conservazione studiati per garantire stabilità e sicurezza.

Persino il modo in cui scegliamo un cosmetico è diventato tecnologico.

Quello che un tempo richiedeva la visita a una bottega oggi può essere fatto online, confrontando ingredienti, texture, certificazioni e destinazioni d’uso.

Dalla bottega all’ecommerce specializzato

La continuità tra passato e presente si vede anche nel ruolo della specializzazione.

La vecchia spezieria non vendeva semplicemente merci: era un luogo in cui la conoscenza delle materie prime aveva un valore centrale.

In forma naturalmente molto diversa, qualcosa di simile avviene oggi negli ecommerce verticali dedicati alla cosmesi naturale.

Tra le realtà italiane del settore c’è BioVeganShop, attivo da oltre tredici anni e dedicato esclusivamente alla selezione di prodotti naturali e biologici per la bellezza e il benessere.

Il confronto con una spezieria storica non va naturalmente preso alla lettera, ma il principio della specializzazione rimane interessante: in un mercato enorme, organizzare e descrivere formulazioni differenti permette al consumatore di orientarsi con maggiore consapevolezza.

Oggi possiamo leggere un INCI, confrontare più marchi e scegliere una crema in pochi minuti. È un gesto quotidiano che racchiude, in realtà, secoli di evoluzione della cultura cosmetica.

Il beauty case moderno ha radici molto antiche

Osservando una mensola contemporanea si possono trovare flaconi tecnologici, sieri concentrati, detergenti delicati e creme dalle texture sofisticate.

Eppure, dietro molti di questi prodotti continuano ad apparire ingredienti che sarebbero stati familiari anche a chi preparava unguenti e acque aromatiche molti secoli fa.

La differenza è nel modo in cui li conosciamo e li utilizziamo.

La cosmesi naturale contemporanea non rappresenta quindi un semplice ritorno alle origini. È piuttosto il risultato dell’incontro tra un patrimonio antico di materie prime vegetali e la capacità moderna di trasformarle in formulazioni più sicure, stabili e funzionali.

Forse è proprio questo il suo aspetto più interessante: aprire un piccolo vasetto di crema può sembrare un gesto del tutto moderno, ma in quel gesto sopravvive una storia molto più lunga del nostro beauty case.

L'articolo Dalla spezieria al beauty case: come è cambiata la cosmesi naturale nei secoli su Vanilla Magazine scritto da Antonio Pinza

Condanna al mandante dell’omicidio di Tupac Shakur: 40 anni all’ex capo gang Duane “Keffe D” Davis

La sentenza a trent’anni dalla morte della leggenda del rap, ucciso a colpi di arma da fuoco a Las Vegas. “Non si può strappare un uomo alla sua famiglia. Non si può togliergli la vita stessa, il suo intero futuro, e poi farla franca. Soprattutto quando quell'uomo è Tupac...

La UE suicida ci ha segato il PIL

13 October 2026 at 20:44

Gilberto Trombetta
@Gitro77

Prima della UE e dell’euro, il PIL dei Paesi europei rappresentava il 28,5% di quello mondiale, quello degli USA il 26%, quello dell’Italia più del 5% (il triplo della Cina), quello della Russia il 2,2% e quello cinese l’1,5% (grafico 1).

Nel 1999 il PIL della UE era sceso al 24%,quello USA era salito al 29,5%, quello dell’Italia era sceso al 3,8%, quello russo (dopo il crollo dell’URSS) era sceso allo 0,6% mentre il PIL cinese aveva quasi raggiunto quello italiano (3,3%).

Nel 2024, dopo 30 anni di Maastricht, il PIL dei Paesi UE è crollato al 17,5% (quello italiano è 1/3 di 25 anni fa, 1/8 di quello cinese), quello americano è di poco superiore ai livelli del 1990 (26,2%) mentre quello della Cina socialista e della Russia di Putin sono rispettivamente saliti al 17% e al 2%. Concentrandoci sull’Italia, il rapporto del PIL pro capite italiano rispetto a quello mondiale è crollato dal 4,2 prima di Maastricht all’attuale 2,8. Come nel 1961. Una perdita del 30% (grafico 2). La verità è che al contrario di quello che ci hanno raccontato (mentendo) per decenni, l’Unione Europea ha aumentato il grado di subalternità dei Paesi europei riducendoli all’irrilevanza su scala globale. [dati della Banca Mondiale – PIL a prezzi correnti e PIL pro capite a prezzi costanti 2015]

Casoli: «I tedeschi si vergognano di Ursula» Asian Gate e favoritismo per la deindustrializzazione dell’Europa

Da Luigi il 2026-10-11 11:55

https://www.laverita.info/interviste-e-personaggi/francesco-casoli-ursula

L’espressione “Asian Gate”, utilizzata dall’imprenditore Francesco Casoli per descrivere le dinamiche che penalizzano l’industria europea a favore dei mercati orientali, poggia su solide e allarmanti evidenze macroeconomiche. [1, 2]

I dati aggiornati relativi ai flussi commerciali, alla produzione e alle recenti spaccature politiche evidenziano l’impatto di questo fenomeno sull’Europa:

1. Il deficit commerciale colossale

Il pilastro numerico dell’Asian Gate risiede nel profondo squilibrio della bilancia commerciale tra Unione Europea e Cina.

  • Un miliardo di euro al giorno: È la portata del deficit commerciale europeo nei confronti di Pechino, che si attesta su una cifra record stimata in circa 360 miliardi di euro all’anno. [1]
  • La forbice dell’import-export: Nel secondo trimestre del 2026, mentre le esportazioni europee verso la Cina sono rimaste deboli e stabili, le importazioni di manufatti cinesi sono balzate a ben 154 miliardi di euro in un solo trimestre, spingendo il deficit trimestrale a 103 miliardi di euro. [1]

2. Il “sorpasso” tecnologico e la deindustrializzazione

L'articolo La UE suicida ci ha segato il PIL proviene da Blondet & Friends.

🔴 BURRO E CANNONI | LEVANTE LIVE

13 October 2026 at 19:21

Per ottenere da Bruxelles il permesso di indebitarsi, l’Italia accetta di spendere 7,2 miliardi l’anno in armi: le tutele sociali di lavoratori e ceto medio sono ormai subordinate all’acquisto di sistemi d’arma. 🎙 A Levante questa sera, martedì 13 ottobre 2026, Margherita Furlan dialoga con Alessandro Volpi, storico ed economista, e Paolo Borgognone, saggista e storico delle idee, sulla Legge di Bilancio 2027 e sul prezzo, politico ed economico, che il Paese paga per farla quadrare. 💣 La manovra da 30 miliardi regge su una clausola di salvaguardia per un extradeficit dello 0,6% del PIL: oltre 14 miliardi l’anno di nuovi BTP, con l’obbligo di destinarne metà al riarmo. Il debito per le armi diventa il lasciapassare contabile per non tagliare sanità e pensioni. 🌍 Intanto il debito pubblico e privato globale ha toccato i 370 mila miliardi di dollari, mentre il 5% della popolazione detiene quasi 300 mila miliardi di ricchezza. Chi dovrebbe pagare la montagna debitoria? ☢ In Italia sono in corso le esercitazioni NATO, compresa quella nucleare, senza un passaggio parlamentare. Che cosa significa ospitarle nella stessa settimana in cui si vota una manovra che finanzia la difesa a debito? ⛽ E mentre l’Europa si indebita per prepararsi alla guerra con Mosca, dopo la telefonata tra Putin e Trump il gasolio russo torna a scorrere verso gli Stati Uniti. Chi decide il riarmo non è chi lo paga. 🧭 Affrontiamo insieme: 🔹 I numeri veri della Legge di Bilancio 2027 e il gioco di prestigio contabile dell’extradeficit 🔹 Da «burro o cannoni» ad «armi a pranzo»: quando il riarmo smette di essere un’alternativa e diventa una condizione 🔹 La spesa per interessi verso il 4,6% del PIL e la spirale che divora gli spazi fiscali 🔹 Il 5% che possiede il mondo e la tassazione che nessun governo osa proporre 🔹 Le esercitazioni NATO in Italia e la sovranità sottratta 🔹 Il gasolio di Putin a Trump: multipolarismo o condominio tra potenze? 📚 LIBRI DEGLI OSPITI 📕 Alessandro Volpi, La finanza è colpevole, Laterza, 2026 📕 Alessandro Volpi, I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, 2024 📕 Alessandro Volpi, Nelle mani dei fondi, Altreconomia, 2023 📘 Paolo Borgognone, Generazione Erasmus, Zambon, 2018 📘 Paolo Borgognone, Deplorevoli? Rappresentazioni dei ceti popolari in Occidente, Zambon, 2017 📘 Paolo Borgognone, Capire la Russia, Zambon, 2016 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV 🗞 Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente, autofinanziato da sei anni, senza editori e senza partiti. 💶 Per donazioni: 🏦 IBAN: IT63P0326822300052392596590 👤 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni ✍ Causale: Donazione Casa del Sole TV ⭐ Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   🔸 Analista Multipolare €5/mese 🔸 Inviato della Verità €15/mese 🔸 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN ♟ BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #AlessandroVolpi #PaoloBorgognone #LeggeDiBilancio #Riarmo #NATO #DebitoPubblico #Manovra2027

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🔴TRINCEA ITALIA | TG 13.10.26

13 October 2026 at 19:00

– Teheran tende la mano, Riad conta i missili di Jeff Hoffman
– Ansarallah stringe Taiz, Hormuz incendia le petroliere di Jeff Hoffman
– Londra moltiplica i nemici, Washington sceglie i bersagli di Jeff Hoffman
– Ceuta, dalla crisi migratoria alla tensione militare di Gionata Chatillard
– NATO, esercitazioni “Steadfast Noon” in Italia di Ivan Bodyan
– Bruxelles presta, Roma riarma a credito di Jeff Hoffman
– Parigi abborda, la Casa Bianca fa il pieno di Jeff Hoffman
– Moldavia, via libera alla produzione di droni militari di Ivan Bodyan
– Mosca: “Decine di italiani combattono in Ucraina” di Ivan Bodyan
– Brasile: l’algoritmo spinge a destra? di Jeff Hoffman
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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Il Lazio punta sulla space economy. Accordo con l’Asi e nuovi investimenti

13 October 2026 at 16:46

Un accordo triennale per rafforzare la filiera aerospaziale del Lazio, sostenere il trasferimento tecnologico e favorire la crescita delle imprese innovative. Regione Lazio e Agenzia spaziale italiana (Asi) hanno siglato un’intesa che accompagnerà la nascita, prevista a novembre, del nuovo Distretto industriale e tecnologico dell’Aerospazio e della Sicurezza. L’accordo, presentato dalla vicepresidente regionale Roberta Angelilli e dal commissario straordinario dell’Asi Mario Cospito, si inserisce in un piano di sviluppo che comprende strumenti di finanziamento per 115 milioni di euro.

Dalla ricerca alle applicazioni industriali

La collaborazione punta a collegare le competenze scientifiche alle esigenze dell’industria, intervenendo sia sulla produzione di satelliti e sistemi spaziali, sia sullo sviluppo di servizi basati sui dati satellitari. Tra le applicazioni individuate figurano il monitoraggio ambientale, la prevenzione del dissesto idrogeologico, l’agricoltura di precisione e la gestione della logistica. Il progetto coinvolge un ecosistema regionale che conta 360 imprese aerospaziali, 23.500 addetti e un fatturato di circa 5 miliardi di euro, di cui 2 miliardi provenienti dall’export. Un comitato paritetico, composto da tre rappresentanti per ciascuna istituzione, seguirà l’attuazione dell’accordo e individuerà nuove opportunità di collaborazione.

Il nuovo distretto e le risorse disponibili

La costituzione del distretto, evoluzione di quello tecnologico esistente, estenderà il perimetro industriale anche alla sicurezza, valorizzando le possibili applicazioni dual use delle tecnologie spaziali. Sul piano finanziario, la Regione ha previsto due strumenti per complessivi 115 milioni di euro. Il bando Filiere Tecnologiche, da 55 milioni, sosterrà progetti collaborativi tra grandi imprese, Pmi e organismi di ricerca. Altri 60 milioni saranno disponibili attraverso Step-Fri, in collaborazione con Cassa depositi e prestiti, per favorire gli investimenti nelle tecnologie strategiche. Le risorse riguardano più comparti e non sono interamente riservate all’aerospazio.

L’iniziativa guarda anche alla futura programmazione europea 2028-2034, che nella proposta della Commissione destina circa 130 miliardi di euro a difesa, sicurezza e spazio. L’obiettivo è preparare la filiera laziale a competere per queste opportunità, rafforzando la capacità delle imprese di partecipare a programmi di ricerca e sviluppo industriale. La costituzione del distretto rappresenterà il prossimo passaggio per definire priorità operative e progetti comuni.

Vi spiego cosa vuole Trump dalla Russia (e da Zelensky). Conversazione con Savino

13 October 2026 at 16:45

Una tregua proclamata da un soggetto terzo e ignorata dai due belligeranti, un’intesa petrolifera con il Cremlino che scavalca Kyiv e Bruxelles, la richiesta di elezioni presidenziali in un Paese in guerra e in parte occupato. La diplomazia di Trump sul conflitto in Ucraina appare sempre più personalistica e guidata dall’agenda interna, a partire dalle elezioni di midterm e da una guerra con l’Iran che non sta andando come previsto. Fomiche.net ne ha parlato con Giovanni Savino, docente presso l’Università Federico II di Napoli ed esperto di Russia, che legge le mosse della Casa Bianca tra calcoli elettorali, rancori personali e una Russia che non arretra.

Trump ha annunciato una tregua energetica, ma la notte stessa la Russia ha continuato a colpire le infrastrutture ucraine. Oggi Trump insiste che la tregua c’è. Possiamo davvero aspettarcela?

Va detto che anche l’Ucraina continua a colpire obiettivi energetici russi, quindi siamo di fronte a una tregua che esiste soltanto nella mente di Donald Trump. Con ogni probabilità il presidente statunitense ha annunciato qualcosa che rientrava tra le proposte che Witkoff e Kushner avrebbero dovuto portare ai colloqui con Mosca. Quei colloqui, però, non ci sono stati, e anzi il viaggio in Russia previsto nei giorni scorsi è stato rinviato. Il risultato è una tregua che non è una tregua, perché nessuna delle due parti l’ha accettata e nessuna ne ha nemmeno parlato. L’unica indicazione è arrivata da Kyiv, ed è che semplicemente non ne erano stati informati. Cosa aspettarsi, quindi, è difficile da dire, proprio perché la tregua è stata proclamata da un soggetto terzo, cioè il presidente degli Stati Uniti. Certo, un terzo non da poco, ma pur sempre estraneo ai due contendenti. D’altra parte Trump ci ha già abituati a questo genere di annunci, come quando nei mesi scorsi ha dichiarato di aver “sbloccato” lo Stretto di Hormuz. Una tregua che non è una tregua, insomma, non sorprende più di tanto.

Nelle stesse ore Trump ha raggiunto un accordo con Putin sull’importazione di petrolio russo. È una “coltellata alle spalle” del fronte occidentale?

Questo elemento c’è senz’altro, anche perché l’Europa continua a non essere pervenuta. Adotta un pacchetto di sanzioni dopo l’altro, ma nessuno sembra in grado di fermare l’escalation russa di queste settimane, che si gioca meno sul terreno e più nella dimensione aerea. L’accordo raggiunto da Trump ha un valore più politico che economico. Nell’immediato si parla di 300-700 mila barili di diesel, una quantità minima rispetto ai consumi statunitensi e mondiali, e complessivamente di 7 milioni di barili, cioè l’equivalente di due giorni di consumo globale. Il significato politico, invece, è proprio quello che lei sottolineava. Da un lato c’è il tentativo di trovare un’intesa con Putin scavalcando Kyiv, per non parlare dell’Europa, su cui c’è poco da dire. Dall’altro c’è la volontà di arrivare alle elezioni di midterm con qualcosa in mano, visto che la guerra con l’Iran non è finita e non sta andando come previsto. Nei calcoli di Trump, un accordo con Putin potrebbe far scendere i prezzi del diesel, non tanto per i volumi messi sul mercato dalla Russia quanto per l’effetto che avrebbe sulle aspettative, e aiutarlo così a ottenere un buon risultato alle urne. Vedremo.

Intanto Trump è tornato ad attaccare Zelensky, accusandolo di bloccare i negoziati e chiedendo nuove elezioni. Zelensky ha risposto che si potranno fare se Putin concederà una tregua di 60 giorni. Come giudica questo scambio?

Trump ce l’ha con Zelensky da molto tempo, ben prima del suo ritorno alla Casa Bianca. Tutto risale a quando cercò di coinvolgere l’Ucraina nello scandalo sugli affari a Kyiv di Hunter Biden, figlio dell’allora candidato e poi presidente Joe Biden, chiedendo a Zelensky una serie di cose che il presidente ucraino si rifiutò di concedergli. Non mi piace fare psicologismo, ma abbiamo visto che Trump è un personaggio piuttosto vendicativo, e questa inimicizia si è manifestata molte volte. Non stupisce, quindi, che di tanto in tanto si ripetano scenate di questo tipo. Sulla tregua, è vero che Mosca ha continuato a porre condizioni difficilmente accettabili anche per gli americani, e persino per Trump, che pure si è mostrato più volte disposto ad ascoltare le ragioni del Cremlino. Allo stesso tempo, però, in una parte dell’establishment ucraino, come in quello europeo, l’idea di trattare con la Russia resta legata alla convinzione che l’Ucraina stia vincendo la guerra. Non è così, il che non significa che la stia vincendo o stravincendo la Russia, quello a cui assistiamo da anni è uno stallo sanguinoso.

Quanto alle elezioni presidenziali, come valuta la cosa?

La richiesta mi sembra quantomeno complicata. Il Paese è in guerra, e anche con 60 giorni di tregua bisognerebbe organizzare un voto decidendo innanzitutto dove si vota. I russi occupano territori che rivendicano, ma anche aree che non rivendicano, come alcune zone delle regioni di Sumy e Kharkiv. Poi c’è la questione di chi vota e dove votano gli ucraini all’estero. Prima della guerra si stimava che circa un milione e mezzo di ucraini vivessero come rifugiati in Russia: voterebbero anche loro? E quelli che si trovano in Europa? Bisognerebbe poi costruire una rete di osservatori internazionali, e se il diritto di voto venisse esteso ai rifugiati in Russia, resterebbe da capire se sarebbe possibile garantire osservatori indipendenti anche lì. Le domande sono moltissime, e personalmente trovo piuttosto lunare porre il tema di nuove presidenziali in un Paese in guerra, in parte occupato e con un numero enorme di cittadini che vivono fuori dai confini nazionali.

Nella preferenza di Trump per Putin c’è il bisogno di trattare con un pari, un po’ come Putin, che scavalca Europa e Ucraina per parlare solo con Washington?

Sicuramente Trump vuole trattare da pari a pari con chi riconosce come suo pari. Anche qui siamo nel campo della psicologia spicciola, ma è evidente che si trova più a suo agio con Xi Jinping, Vladimir Putin o Narendra Modi che con Ursula von der Leyen o con la povera Giorgia Meloni. C’è quindi l’idea della grande potenza che privilegia il rapporto con altre potenze che, se non sono alla pari, quantomeno contano a livello internazionale. Allo stesso tempo, però, vediamo come tutta una serie di rappresentazioni, dall’Ucraina proxy degli Stati Uniti alla Russia proxy della Cina, siano saltate fin da subito, anche se soprattutto in Italia si fatica a riconoscerlo. Se l’Ucraina fosse un proxy di Washington, oggi staremmo discutendo di chi è pronto a sedersi al tavolo con Mosca. E se la Russia fosse un proxy della Cina, o fosse sensibile al fascino di Trump, che per anni ci è stato descritto come una sorta di emanazione del Cremlino alla Casa Bianca, non si capirebbe perché non accetti un’offerta forse poco generosa sul piano economico ma importante su quello politico. Quest’anno le sanzioni sono state allentate per ben due volte, in primavera con l’attacco all’Iran e ora con l’accordo con Trump. Eppure Mosca non arretra di un millimetro e continua a ritenere che la guerra debba andare avanti.

Energia e competitività. Quale menù per il prossimo Consiglio europeo

13 October 2026 at 16:42

Sono quattro gli argomenti che verranno trattati nel prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: competitività, energia, guerre, migranti. Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever chiedono ad António Costa, in vista del Consiglio, di assumere una serie di iniziative concrete. Troppo forti le preoccupazioni dei singoli paesi sulla situazione internazionale che impatta sulle economie, oltre al fatto che esiste l’esigenza reale di tutta l’Ue di vedere un’accelerazione su comparti nevralgici come la competitività e su una crisi dagli esiti ancora incerti, come quella energetica legata alla situazione nel golfo.

Nella missiva rivolta al Presidente del Consiglio europeo, il Presidente del Consiglio, il Cancelliere tedesco e il Primo Ministro belga, dopo la riunione del gruppo informale degli “Amici della competitività” della scorsa settimana, invitano a approfondire tre strade. Ovvero: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di ‘reporting’ Ue, soprattutto per le Pmi. Inoltre si fa specifico riferimento al collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale.

Il tema energetico è connesso alla cosiddetta tabella di marcia “One Europe, One Market” agli elevati prezzi dell’energia e agli squilibri macroeconomici globali, in particolare con la Cina. Si attendono a questo proposito “misure a breve termine”, come ad esempio la possibilità che il Consiglio europeo chieda alla Commissione di presentare ulteriori misure senza dimenticare la connessione con il macro tema dei rapporti con la Cina, visto e considerato che la scorsa settimana nella plenaria di Strasburgo è stata votata una risoluzione che inasprisce i meccanismi di difesa delle industrie europee rispetto all’invasività di super players esterni. Al secondo posto delle analisi ci sarà il cosiddetto dossier “difesa e sicurezza” legato a tre criticità: gli attacchi ibridi russi in Europa e la relativa risposta dell’Ue, la situazione in Medio Oriente con lo status quo in Libano, Iran, Gaza e Cisgiordania, e la criticità nello Yemen, dove la situazione “si è estesa e aggravata”.

Ma non è tutto, perché il consiglio analizzerà anche il dossier migranti e la gestione delle crisi migratorie nella consapevolezza che, come ammesso da un funzionario Ue, “il numero di ingressi irregolari nell’Ue è in costante calo da cinque anni cosa che dimostra che le misure adottate dall’Unione per contrastare tali ingressi sono efficaci e stanno funzionando”. Infine il tema dell’allargamento e delle riforme, con particolare attenzione al Montenegro, che è l’unico candidato che vede vicino il traguardo visto che il relativo trattato di adesione è in fase di elaborazione. Andranno quindi valutate le clausole di salvaguardia con le relative conseguenze.

A proposito di bilanci e prossimo Quadro finanziario pluriennale va segnalata la posizione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola secondo cui “non possiamo fare di più con meno, se vogliamo che l’Europa ottenga risultati concreti, deve disporre del necessario sostegno finanziario”, per cui “dobbiamo garantire che le priorità che stiamo realizzando – quelle che i cittadini ci chiedono di portare avanti – siano accompagnate dai finanziamenti adeguati”.

L’Italia investe nell’Ucraina del dopoguerra. Perché conta l’accordo tra Med-Or e Kyiv 

13 October 2026 at 16:36

La Fondazione Med-Or ha firmato un accordo di cooperazione con l’Accademia diplomatica ucraina Hennadii Udovenko, istituzione che fa capo al ministero degli Esteri di Kyiv. L’intesa, siglata martedì 13 ottobre a Roma, punta a rafforzare la collaborazione tra Italia e Ucraina nel campo della formazione diplomatica e del dialogo internazionale, ampliando le relazioni bilaterali anche sul piano istituzionale.

Il Memorandum of Understanding è stato sottoscritto presso la sede della Fondazione dal presidente di Med-Or, Marco Minniti, e dal direttore dell’Accademia diplomatica ucraina, Ihor Ostash. Alla cerimonia hanno partecipato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, e l’ambasciatore ucraino in Italia, Ihor Brusylo.

L’accordo definisce un quadro di collaborazione per lo sviluppo di iniziative congiunte nel settore della formazione diplomatica, prevedendo anche la possibilità di coinvolgere docenti ed esperti italiani e internazionali nei programmi dell’Accademia ucraina. Si tratta di un ambito nel quale Med-Or ha già sviluppato una rete di partenariati internazionali, in particolare con Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, e che viene ora esteso alla cooperazione con Kyiv.

L’iniziativa assume un significato particolare nel contesto della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, inserendosi nel più ampio quadro delle relazioni tra Roma e Kyiv. La formazione diplomatica e il rafforzamento delle capacità istituzionali rappresentano infatti strumenti di cooperazione che guardano anche oltre le esigenze immediate del conflitto, contribuendo a consolidare le competenze e le relazioni internazionali dell’Ucraina.

L’importanza dell’accordo va però oltre la formazione diplomatica. In una fase in cui il sostegno all’Ucraina è concentrato soprattutto sulle esigenze della guerra, l’intesa tra Med-Or e l’Accademia diplomatica di Kyiv guarda al lungo periodo, investendo nelle capacità istituzionali e nelle relazioni internazionali del Paese. Per Med-Or, l’intesa costituisce un ulteriore sviluppo delle proprie attività di cooperazione internazionale, con l’obiettivo di contribuire al rafforzamento dei rapporti tra Italia e Ucraina attraverso il dialogo, la formazione e la condivisione di competenze diplomatiche.

Spazio, così il gruppo ceco Csg punta alle orbite

13 October 2026 at 16:35

Il gruppo ceco della difesa Csg ha acquisito una partecipazione del 9,5% in Mda Space, società canadese attiva nelle tecnologie spaziali, diventandone il maggiore azionista. L’operazione si inserisce nel percorso di espansione del gruppo industriale europeo nei comparti spaziale e aerospaziale, e affiancherà le attività preesistenti nel settore della difesa convenzionale. Mda Space, quotata alle Borse di Toronto e New York, sviluppa tecnologie e servizi nei sistemi satellitari, nella robotica spaziale e nell’intelligence geospaziale. La società opera sia sul mercato commerciale sia in quello governativo e conta oltre 4mila dipendenti.

La partecipazione sarà detenuta attraverso una società controllata dedicata e la stessa Csg ha dichiarato che intende valutare ulteriori possibili forme di collaborazione industriale con Mda Space, tra cui investimenti congiunti in impianti di produzione o assemblaggio in Europa, partnership in operazioni di acquisizione e iniziative per ampliare la presenza commerciale internazionale della società canadese attraverso la propria rete di clienti.L’investimento segue altre operazioni di venture capital realizzate da Csg attraverso il fondo Tech Horizons VC, che ha già investito nella britannica SatVu e nella tedesca Atmos Space Cargo.

Un team dedicato allo sviluppo delle attività spaziali

Contestualmente, il gruppo ha costituito un team dedicato allo sviluppo delle attività spaziali. La struttura sarà guidata da Ladislav Stahl, nominato Head of space strategy and technology, e Filip Kocián, che assumerà il ruolo di Space director for corporate development. Alla squadra si unirà anche Cameron McKenzie, dirigente canadese con oltre trent’anni di esperienza nei settori aerospaziale e della difesa, in qualità di senior advisor per il Canada.

Stahl ha già ricoperto incarichi nell’ambito dell’intelligence e della sicurezza spaziale presso la Nato e ha diretto in precedenza il Centro satellitare della Repubblica Ceca. Kocián ha maturato esperienza negli investimenti, nelle fusioni e acquisizioni e nello sviluppo aziendale nell’industria spaziale, mentre McKenzie ha lavorato in precedenza presso L3Harris Technologies, Cae e la Canadian commercial corporation.

Le prospettive dell’economia spaziale

L’iniziativa si colloca nella strategia di lungo periodo di Csg per ampliare le proprie competenze oltre i comparti tradizionali della difesa e dell’aerospazio. Secondo le stime elaborate dal gruppo, la space economy globale potrebbe raggiungere un valore di 1.800 miliardi di dollari entro il 2035. Nel 2025, la spesa pubblica globale per la sola difesa spaziale è stata pari a circa 74 miliardi di dollari.

“Vogliamo essere un azionista strategico di lungo periodo e vediamo un significativo potenziale di crescita congiunta per Mda Space e Csg”, ha dichiarato Michal Strnad, presidente del consiglio di amministrazione di Csg, che ha inoltre indicato che l’investimento potrà contribuire ad ampliare l’offerta di prodotti destinata ai clienti del gruppo.

Mike Greenley, amministratore delegato di Mda Space, ha accolto l’ingresso di Csg nella compagine azionaria, sottolineando il contributo che un investitore industriale europeo può offrire all’espansione della società. Greenley ha inoltre indicato il rafforzamento della rete di investitori e partner commerciali in Europa tra gli elementi legati all’operazione. Stanislav Kuba, direttore degli investimenti di Csg, ha spiegato che l’espansione nel settore spaziale si basa su una strategia industriale di lungo periodo e sulla disciplina finanziaria. La creazione del team dedicato e l’investimento in Mda Space, ha affermato, consentiranno al gruppo di sviluppare competenze interne e di acquisire una partecipazione diretta nel settore.

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