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“Il sistema russo anti-jamming ha più del 75% di componenti Usa”: la rivelazione dell’intelligence ucraina

Il sistema russo anti jamming denominato Kometa, che serve a guidare sugli obiettivi missili e droni senza subire interferenze elettroniche, è composto almeno da 37 parti: 28 di queste sono riconducibili a fabbricazioni americane. A rivelarlo, con un documento pubblicato sul portale War&Sanctions, è l’intelligence della difesa ucraina (DIU). Tra le aziende che producono i componenti ci sono Texas Instruments, Altera Corporation (intel), Analog Devices, Micron technologies. Altri pezzi che arricchiscono Kometa sono attribuibili a Toshiba, Murata e Resenas (Giappone), Cosmo Electronics (Taiwan), U-blox e StMicroelectronics (Svizzera) e aziende cinesi come Elitestek, Shenzen MMIC Microelettronics e Runic.

A costruire le varie versioni di Kometa, sempre secondo i dati forniti dalla DIU, sono 28 aziende, tra russe e cinesi. Il produttore principale si chiama Vniir-Progres, che appartiene al gruppo Abe Electro: solo nell’anno in corso, sono 100mila i sistemi Kometa richiesti.

I servizi ucraini nel loro documento scrivono: “Tra i componenti più critici figurano i field-programmable gate array (FPGA) Altera Cyclone prodotti da Intel (USA), i convertitori analogico-digitali e digitale-analogici e i circuiti integrati a radiofrequenza prodotti dall’azienda americana Analog Devices e dalla sua sussidiaria Linear Technology. È stato appurato che Vniir-Progress è costantemente alla ricerca di canali di approvvigionamento alternativi e di prodotti sostitutivi per Altera e Analog Devices, poiché le consegne sono diventate difficili a causa delle sanzioni e dei controlli più severi sulle esportazioni”.

La questione dei componenti per realizzare il sistema di protezione dalle interferenze elettroniche è legata alle sanzioni imposte dall’Occidente e al sistema di controllo che, evidentemente, non sempre funziona. Lo scorso luglio è stato il New York Times a rivelare che il Giappone era terreno fertile per le attività del Servizio segreto militare russo (Gru). La sezione conosciuta come 20esima Direzione è stata indicata dal quotidiano americano come responsabile dell’acquisto di componenti per le armi di Mosca, utilizzate anche nel conflitto in Ucraina. C’è da dire che secondo le risultanze ottenute dal New York Times, aziende giapponesi come Toshiba, Panasonic e Nippon Electric non hanno esportato in modo consapevole i loro prodotti verso l’industria bellica russa.

La rete organizzata dalla 20esima Divisione sfrutta vie commerciali non soggette a restrizioni come Uzbekistan, Cina, Sri Lanka e Vietnam. Un documento esaminato dai giornalisti americani mostrava che una compagnia giapponese, la Proco Air Service, partner commerciale di Aeroflot, che curava spedizioni di merce attraverso paesi terzi prima di arrivare in Russia. Fino ad agosto 2026 l’Ucraina ha documentato 5.816 componenti di fabbricazione estera in circa 200 sistemi di armamenti russi. Ad esaminare le tecnologie e compilare l’elenco è stato la Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa (HUR). In occasione della pubblicazione del rapporto sono stati mostrati alcuni esempi, come riportato dal media United24, tra cui un micro computer Jetson Orin di Nvidia che era stato recuperato all’interno di un missile da crociera M71 Monochrome. Tuttavia, per gli stessi servizi ucraini, le sanzioni restano ancora uno strumento da applicare, a patto che siano rafforzate per “interrompere le catene di approvvigionamento tecnologico verso la Russia e limitare le capacità del complesso militare-industriale”.

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Received — 21 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

Mondiali under 21 di karate, la Polonia ferma alla frontiera gli atleti russi e bielorussi: “Li avevamo avvisati”

21 October 2026 at 13:52

La Federazione Russa aveva sconsigliato di partecipare; nonostante ciò, un gruppo di atleti russi e bielorussi, con visti turistici, si è presentato in Polonia per partecipare ai campionati mondiali di karatè under 21, in programma dal 14 al 18 ottobre. Risultato: le guardie di frontiera di Bielsko-Biala hanno fermato quattro russi e undici bielorussi, imponendo loro un ordine di espulsione. Tra i motivi che hanno spinto i polacchi a fermare gli atleti, anche il fatto che alcuni di loro provenivano da una scuola che supporta l’invasione dell’Ucraina.

La Federazione Russa, con una presa di posizione ufficiale rilanciata dalla Tass, ha dichiarato che “aveva previsto questo sviluppo e pertanto non ha raccomandato la partecipazione di nessuno al torneo, ma non ha potuto impedire agli atleti di competere in questa importante competizione internazionale. Non abbiamo nulla da obiettare alla Federazione Mondiale di Karate (WKF), con la quale abbiamo instaurato un rapporto molto costruttivo”. Paweł Połtorzecki, presidente della Federazione polacca di karate, ha ricordato che Varsavia non avrebbe gradito la presenza di atleti russi e bielorussi, e per questo “li avevamo avvertiti in anticipo di non venire, tramite i nostri contatti nel mondo del karate”.

Ma la vicenda non si concentra solo su divieti imposti prima di entrare sul tatami. Uno dei nodi principali riguarda l’appartenenza di alcuni atleti fermati dalle guardie di frontiera polacche con la Oryol Karat, istituto scolastico e sportivo che supporta le truppe russe mandate a combattere in Ucraina. Alcuni media hanno segnalato che, questo sostegno si concretizza con la preparazione da parte degli studenti di abbigliamento – li chiamano “i battaglioni del cucito” – oppure ospitando reduci dal fronte, dedicando loro cartoline e messaggi di incoraggiamento, e partecipando a programmi di addestramento per l’utilizzo di droni.

Su Vkontakte – principale social network russo e dei paesi della Federazione – Oryol Karat è definita “la migliore del Distretto Federale Centrale e una delle migliori in Russia nel karate”. L’istituto non aveva fatto mistero sulla volontà di fare partecipare i propri atleti ai mondiali under 21, con un messaggio pubblicato il 12 ottobre: “Ieri abbiamo salutato Alexey Pankratov e due dei suoi atleti, Valeria e Nikita Milovanov, diplomati della nostra scuola di karate Orel-Karat, in partenza per i Campionati del Mondo 2026 che si terranno la prossima settimana in Polonia! Crediamo nella vittoria dei nostri ragazzi!”. Il direttore della scuola di karate si chiama Oleg Koshelev, ed è anche vice presidente della Federazione Russa della disciplina; sostenitore del presidente Putin e delle sue motivazioni per “l’operazione speciale”, Koshelev alle elezioni di settembre ha invitato a votare per “il presidente e una Russia forte”.

Il 19 ottobre Piotr Borys, viceministro dello sport e del turismo, all’emittente TVN24 ha ribadito che il governo non gradisce che atleti russi partecipino a competizioni ospitate sul suolo polacco, non solo quelle sotto bandiera di Mosca, ma anche in veste di atleti neutrali. Poltozhetsky, presidente della federazione di karate polacca, ritiene che nonostante i divieti la comitiva formata da russi e bielorussi contava di passare la frontiera per iscriversi al campionato mondiale all’ultimo minuto, e per questo avevano visti turistici e non quelli richiesti a cittadini che non provengono dall’Unione europea, per i quali è richiesta la motivazione di ingresso in Polonia.

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