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Cinema e streaming, la rivincita dei film italiani: il pubblico torna in sala e guarda sulle piattaforme. I successi: da Buen Camino a La Grazia

22 October 2026 at 13:59

Sorpresa! Il cinema in sala e i film in streaming – in primis i titoli italiani – non si guardano più in cagnesco, anzi si compenetrano con risultati quantitativi di rilievo. C’è grande euforia attorno ai dati snocciolati all’ultima edizione del MIA (Mercato Internazionale dell’Audiovisivo), nella ricerca promossa da ANICA intitolata “Il consumo dei film in Italia: il pubblico tra esperienza in sala e altri schermi”. A partire dalla sottosegretaria del Mibact, Lucia Borgonzoni, che in un affollato panel di addetti ai lavori ha cantato vittoria: “Sembrava che col Covid la sala dovesse scomparire. Si diceva che con le piattaforme i cinema avrebbero chiuso tutti, invece i film (quelli italiani, ndr) vanno visti in tutte le fasi del loro sfruttamento oltre la sala”.

Già, perché cifre e percentuali mostrati dal presidente ANICA, Alessandro Usai, e dal responsabile della ricerca, Michele Casula, dicono che le sale si stanno riprendendo grazie agli under 35 e che molti film italiani già di successo al cinema hanno un’ulteriore lunga vita sulle piattaforme streaming, dove peraltro si sono “accasciati stancamente” (il termine lo ha usato Paolo Orlando di Medusa Film) gli over 50, oramai ben oltre il 50% del pubblico pagante tra le piattaforme online (erano sul 35% dieci anni fa).

Intanto, il motivo di tanti ampi sorrisi tra gli operatori del settore riguarda un primo dato: confrontando il numero di biglietti venduti tra il 2018 e il primo semestre 2019 con quelli del 2025 più il primo semestre 2026, si passa da 29 milioni e 500mila a 29 milioni e 600mila. Insomma, il gap Covid sembra rimarginato.

Ma andiamo con ordine. Sui 68 milioni di ingressi calcolati nel 2025 sono disponibili diversi dati disaggregati. A partire dal fatto che a tirare il rilancio del ritorno in sala sono per il 56% gli under 35 (che rappresentano il 31% della popolazione italiana), con un exploit della fascia 15-24 anni, che stacca più biglietti rispetto al periodo pre-pandemia. Al contrario, gli over 50, che sono il 50% della popolazione, stazionano sul 25%. In pratica, questi ultimi stanno ricominciando a tornare lentamente in sala, ma staccano meno di due biglietti a testa all’anno, mentre gli under 35 sono tra 4 e 5 biglietti a testa.

E ancora: tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026 si passa da 18 milioni di teste in sala a 22 milioni, escludendo peraltro i risultati di blockbuster campioni d’incassi estivi come Odissea e Spider-Man: Brand New Day, usciti a luglio ’26.

Ma oltre l’ottimismo della matematica c’è qualcosa in più. Perché una parte della ricerca presentata al MIA ha voluto testare anche l’interazione tra sala e streaming, riportando risultati curiosi e inattesi nel lasso temporale di quattro settimane (20 maggio-20 giugno 2026). Sono 32 milioni le visioni di film sul divano di casa, a fronte di 4,2 milioni di biglietti in sala. Su questa cifra il cinema italiano “pesa” per quasi un 20%, contro un 8% in sala nello stesso periodo.

Un risultato ancor più alto se si guarda ai film nuovi, ovvero quelli appena approdati sui servizi pay: su 9,3 milioni di visioni di film nuovi in totale, ben 3 milioni riguardano film italiani, attestandosi sul 32%. “Il cinema italiano va molto bene sui servizi pay, meglio ancora se di produzione recente”, spiegano da ANICA.

Basta guardare la top ten generale, dove sono presenti ben quattro film di produzione italiana, tutti già usciti in sala e con notevole successo di pubblico. Se poi prendiamo la top ten italiana in streaming, svetta sì Buen Camino di Zalone/Nunziante (Netflix), che dopo pochi mesi dalla fine della sua marcia trionfale in sala continua a macinare numeri da capogiro sul piccolo schermo, ma a poche incollature ci sono Diamanti di Ozpetek – visto e rivisto in continuazione da quasi un anno e mezzo – e Le cose non dette di Muccino.

Curioso che poi film che non sono andati benissimo in sala, come Agata Christian, Due cuori e due capanne, La Grazia di Sorrentino e Il Maestro di Di Stefano, siano come rinati in streaming, ricoprendo il quarto, quinto, sesto e settimo posto. Nella top ten Italia delle visioni sul piccolo schermo casalingo o smart, solo all’ottavo posto c’è una produzione esclusiva per l’online di Prime Video: Non è un paese per single. Mentre continua la sua eterna presenza tra i primi dieci film più visti C’è ancora domani della Cortellesi.

Infine, gli uomini sorpassano di nuovo in percentuale le donne sia in sala sia in streaming, mentre comincia a farsi largo una bella percentuale di puristi dello streaming, circa il 30%, che dichiara di non frequentare mai la sala, pur consumando il prodotto film (e tanto cinema italiano) sui servizi pay.

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È morto Antonio Boccuni, il personal manager di Giuliano Sangiorgi ha avuto un infarto fulminante. I Negramaro: “Il vuoto che lasci è incolmabile”

22 October 2026 at 13:49

Un lutto improvviso colpisce i Negramaro e il mondo della musica italiana. Antonio Boccuni, personal manager di Giuliano Sangiorgi, è morto improvvisamente a 57 anni per un infarto fulminante. Originario di Genova, era un volto noto a chiunque seguisse la band salentina da vicino.

Boccuni non faceva parte del gruppo, ma per molti fan era come se ne fosse un componente. Il suo rapporto con Sangiorgi risaliva agli esordi dei Negramaro, quando il successo era ancora da costruire, e da allora lo aveva accompagnato quasi senza interruzioni: ai concerti, agli eventi pubblici, agli appuntamenti istituzionali.

La notizia è stata data dagli stessi Negramaro sui social. Il gruppo ha condiviso tre fotografie e un messaggio carico di dolore; tra le immagini, una lo ritrae accanto a Sangiorgi durante un live, un’altra è un ritratto in bianco e nero. Nel testo la band scrive che il vuoto lasciato è incolmabile, ringraziandolo per essere stato parte della famiglia. Sangiorgi ha scelto a sua volta di salutarlo con una fotografia che lo ritrae sulle spalle di Boccuni, un’immagine che racconta la confidenza costruita in tanti anni di strada insieme.

Sotto il post dei Negramaro si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio dei fan.

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Muore a 63 anni il padre della tronista di “Uomini e Donne” Giorgia Angeloni: era affetto da Parkinson

22 October 2026 at 13:48

Lutto a “Uomini e Donne”, dove la tronista Giorgia Angeloni nella giornata di mercoledì 21 ottobre ha perso suo padre Alberto, morto a 63 anni a causa del Parkinson. Angeloni, che è una delle troniste di questa stagione, nei giorni scorsi aveva abbandonato le registrazioni del programma di Maria De Filippi proprio per stare vicina al padre, le cui condizioni mediche eramno peggiorate.

Nonostante questo, chi segue il programma di Canale 5, avrà notato anche nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre la presenza di Giorgia Angeloni a “Uomini e Donne”. Il programma condotto da Maria De Filippi, infatti, viene registrato con l’anticipo di alcune settimane e dunque quello che va in onda è avvenuto diversi giorni prima.

Giorgia, fin dal suo arrivo nella trasmissione del pomeriggio di Canale 5, aveva parlato della malattia che è stata diagnosticata al padre quando aveva solo 50 anni. “Cerco di rendergli le giornate migliori, portandolo a fare una passeggiata o magari mangiando insieme un gelato”, aveva raccontato nella sua clip di presentazione, spiegando come cercasse di passare del tempo con suo padre.

Purtroppo, invece, nella giornata di mercoledì 21 ottobre l’uomo si è spento. I funerali del padre di Giorgia Angeloni si tengono giovedì 22 ottobre, nella Chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Maria Goretti, ad Aprilia, in provincia di Latina.

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Palazzo Chigi: “Nessun problema di rifornimento della carta igienica”

22 October 2026 at 13:46

Palazzo Chigi smentisce che esista un problema di rifornimento della carta igienica – come riportato dal Fatto Quotidiano – facendo sapere che ci sono scorte “ampie e sufficienti per mesi”. Poco dopo le 8 di mattina una nota preparata e inviata ai giornalisti dal capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, Fabrizio Alfano, fa sapere che non ci sono problemi di scorte dovuti alle proteste degli autotrasportatori che hanno creato disagi in molte zone del Sud Italia. L’ipotesi era circolata mercoledì in diverse sedi della presidenza del Consiglio con la richiesta, attraverso un passaparola, di portarsela da casa. Notizia che, secondo Palazzo Chigi, è “assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento e ridicola” facendo sapere che i magazzini “sono regolarmente riforniti e dispongono di scorte ampie e sufficienti per mesi”. La presidenza del Consiglio ha anche invitato i giornalisti a vedere di persona se esistano o meno le scorte di carta igienica.

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“Dopo una perdita così dolorosa, vorremmo risparmiare loro anche il dolore della separazione”: si cerca un nuovo proprietario per i cani della giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri

22 October 2026 at 13:44

Dopo la scomparsa della giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri, i suoi due cani Zeus e Bella sono in cerca di una nuova casa che li accolga. A occuparsi di loro è ora la sezione di Olbia della Lega nazionale per la difesa del cane. L’intenzione è quella, se possibile, di evitare di separare i due animali.

“Dopo una perdita così dolorosa, vorremmo risparmiare loro anche il dolore della separazione. Per questo cerchiamo con tutto il cuore un’adozione di coppia” viene infatti spiegato. Quali sono però le caratteristiche dei due cani che ora possono essere adottati? Zeus è un pastore tedesco di circa 4-5 anni, sterilizzato.

Era molto legato alla giornalista, tanto da condividere con lei il letto. “È un cane energico e reattivo, che ha bisogno di movimento, tempo e di una persona con esperienza, capace di conoscerlo e accompagnarlo in questo momento difficile”, spiegano i volontari. Per lui, in particolare, si cerca una sistemazione in cui non siano presenti altri cani maschi, con i quali si ritiene che sarebbe incompatibile.

Discorso diverso, invece, riguarda Bella, che ha circa 6 anni e viene descritta come “una cagnolina dolcissima, ma molto paurosa”. “Ha bisogno di una famiglia gentile e paziente, che sappia rispettare i suoi tempi e aiutarla a sentirsi al sicuro” viene infatti raccomandato.

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“Non hai capito che sei lì lì per lasciarci?”: lo sguardo del padre che ha cambiato la vita di Anthony Marra. Lo chef: “Così ho perso 180 chili con la dieta mediterranea”

22 October 2026 at 13:29

Centottanta chili in meno e una vita ritrovata. Anthony Marra, chef professionista seguito da oltre 300mila persone sui social, è passato da 278 a 98 chili con una dieta. Ospite a La Volta Buona, ha spiegato come ci è riuscito e quanto sia costato, in termini di fatica e di paura, un cambiamento che ha toccato il corpo ma anche la mente.

Il punto di svolta sono state delle semplici analisi del sangue. A raccontare lo scenario che ne uscì è stata la conduttrice Caterina Balivo: “Aveva il diabete altissimo”. Ma a convincerlo davvero sono stati i genitori. Una sera, davanti a un piatto di zeppole fritte, Anthony ha incontrato lo sguardo preoccupato del padre.

“Ho sentito il dolore attraverso i suoi occhi. Quel giorno mi disse: ‘Non hai capito che sei lì lì per lasciarci? Perché vuoi darci questo dolore?’“, ricorda. Da lì è nato l’impegno con la famiglia: “Ho detto che avrei cambiato vita: ho ripreso a studiare e ho dedicato del tempo a me stesso“.

Il punto di partenza era tutt’altro che semplice, anche nella vita di tutti i giorni. In un video condiviso sui social, l’uomo ha raccontato come trascorreva le notti: impossibilitato a dormire nel letto, era costretto a riposare su una poltrona a causa delle apnee notturne, che gli impedivano un sonno ristoratore. Il percorso seguito è stato rigoroso ma essenziale: “Ho adottato le linee guida della dieta mediterranea, considerata tra le più equilibrate e complete”.

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Il campo largo decida ora da che parte starà l’Italia o si spaccherà al primo voto

22 October 2026 at 13:10

A un anno dalle elezioni politiche (se non verranno anticipate) il centrosinistra è competitivo come non accadeva da tempo. Secondo i sondaggi di metà ottobre 2026, la coalizione progressista e il centrodestra sono separati da pochi decimali. Il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Più Europa e il nuovo soggetto politico di Ernesto Maria Ruffini discutono di primarie, di un programma da scrivere e di un nome nuovo per l’ormai logora formula del “campo largo”. Prima del nome, del candidato e del programma c’è però una domanda che nessuno vuole porsi apertamente traendone le necessarie conseguenze: su quale idea della collocazione internazionale dell’Italia si fonda questa alleanza?

Dove sono d’accordo – Sarebbe ingeneroso negare che i punti di convergenza siano numerosi e concreti. Le forze del centrosinistra (continuiamo a chiamarle così anche se qualcuna tra esse a sentire sinistra se la dà a gambe) hanno presentato insieme una proposta di salario minimo legale. Difendono il finanziamento della sanità pubblica e la lotta alle liste d’attesa. Si sono opposte all’autonomia differenziata e al premierato. Condividono un’agenda sui diritti civili, sulla scuola pubblica, sulla transizione ecologica e sul contrasto alla precarietà. Su Gaza, dopo molte incertezze, hanno trovato posizioni comuni in Parlamento e in piazza. È un patrimonio programmatico reale, un dato di fatto, non un’invenzione propagandistica.

Dove si dividono – Anche le divergenze, però, non sono marginali. In politica interna riguardano la giustizia, con Italia Viva più vicina alla separazione delle carriere, e il lavoro, come ha mostrato il referendum sul Jobs Act, che ha visto il Pd (ma non solo) di Schlein e i renziani su fronti opposti. Riguardano anche le infrastrutture e l’energia, dai termovalorizzatori al nucleare, le politiche di sostegno al reddito e i bonus edilizi. Sono differenze serie che a essere seri precluderebbero qualsiasi possibilità di spacciarsi di fronte agli elettori come possibile maggioranza credibile e coesa. Ma volendo fare uno sconto agli interessati e munendosi di uno sconfinato ottimismo, diciamo che potrebbero essere divergenze negoziabili, collocabili nella normale dialettica di ogni coalizione italiana.

Diverso è il caso della politica estera. Le posizioni sull’invio di armi all’Ucraina, sull’aumento delle spese militari, sul piano europeo di riarmo e sul rapporto con la Nato e con l’amministrazione americana non sono sfumature di uno stesso orientamento: sono orientamenti diversi. Il Pd, pur con un dibattito interno vivace, ha sostenuto l’aiuto militare a Kiev. Italia Viva, Più Europa e l’area riformista lo considerano non negoziabile. Il Movimento 5 Stelle e AVS chiedono di fermare l’invio di armi e di puntare solo sulla via diplomatica (come se fossero alternative) e hanno votato contro il riarmo europeo. Non a caso, dentro il Pd c’è chi già oggi giudica inaccettabile la linea di Conte, e dentro il Movimento c’è chi considera la linea del Pd subalterna all’Alleanza atlantica e dunque da respingere.

Perché la politica estera non è un capitolo come gli altri

Nella tradizione politica italiana (ma aggiungerei in qualsiasi seria democrazia) la politica estera non è mai stata un semplice capitolo del programma: è stata la cornice entro cui tutto il resto prendeva senso. Ai congressi dei grandi partiti di una volta, dalla Dc al Pci al Psi, le relazioni iniziali, la base su cui confrontarsi, si aprivano immancabilmente con l’analisi della situazione internazionale e solo dopo passavano alle questioni interne. Non era un rito: era la consapevolezza che la collocazione internazionale del Paese fissa i margini di ogni altra scelta, dall’economia al welfare, dalle politiche fiscali alla sicurezza.

La storia lo conferma. Nel 1949 la scelta atlantica di De Gasperi definì per decenni il perimetro delle maggioranze possibili. Negli anni Sessanta il centrosinistra organico nacque solo dopo che il Psi di Nenni ebbe chiarito la propria posizione sull’Alleanza atlantica: senza quel chiarimento i socialisti non sarebbero potuti entrare al governo. Nel 1976 Enrico Berlinguer sentì il bisogno di dichiarare che si sentiva “più sicuro” sotto l’ombrello della Nato, perché sapeva che la credibilità di governo del Pci passava di lì.

Gli esempi più recenti sono ancora più eloquenti e dovrebbero essere oggi considerati alla stregua di un monito. Nel febbraio 2007 il secondo governo Prodi andò in crisi proprio su un voto di politica estera, quello al Senato sulla mozione presentata da D’Alema su Afghanistan e base di Vicenza, che fu affossata da senatori della stessa maggioranza. L’anno seguente quella fragilità portò alla caduta definitiva. Nel 2022 la scissione di Di Maio dal Movimento 5 Stelle nacque dallo scontro sulle armi all’Ucraina, e da quelle tensioni partì la crisi che chiuse l’esperienza del governo Draghi. La politica estera, insomma, non è soltanto il terreno su cui le coalizioni nascono, discutono, litigano: è quello su cui cadono.

Una questione di onestà verso gli elettori

Per questo il problema smette di essere tattico e diventa non solo strategico ma, per la buona politica, anche etico. Già oggi, infatti, si può prevedere con ragionevole certezza che, chiunque vinca le primarie, Schlein o Conte, la maggioranza si spaccherebbe al primo voto sugli aiuti a Kiev o sulle spese per la difesa. Se è così, presentare questa coalizione come un’alternativa di governo stabile significa chiedere agli elettori di chiudere gli occhi e concedere una delega su qualcosa -piena coesione della maggioranza, unità di intenti, assicurazioni sulla stabilità- che non esiste. Non basta una formula lessicale da scrivere nel programma, tipo un “sostegno all’Ucraina nel quadro di un’iniziativa diplomatica europea” o simili, che ciascuno può domani leggere anche in due modi opposti. Le formule ambigue reggono in campagna elettorale, non al momento del voto nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

Prima ancora delle ricette economiche, i cittadini hanno dunque diritto di sapere da che parte starà l’Italia: con quali alleati, con quali impegni, con quale idea della sicurezza europea. È questa la prima garanzia di trasparenza che una forza di governo deve offrire. Un’alleanza che ha come unico obiettivo battere l’avversario e rimanda il nodo decisivo della collocazione internazionale in un contesto bellico a dopo il voto rischia di essere percepita persino dai propri elettori, come un cartello elettorale piuttosto che come un serio progetto di governo.

Che cosa resta in mano agli elettori

Si dirà che anche il centrodestra ha le sue contraddizioni in politica estera e che nessuna coalizione è perfettamente omogenea. È vero, ed è giusto riconoscerlo. Ma i problemi del fronte contrapposto non risolvono i propri. La strada onesta è una sola: affrontare ora, pubblicamente, la divergenza sull’Ucraina e sulla collocazione internazionale, e risolverla con una scelta chiara, anche a costo di perdere un pezzo dell’alleanza. Se la divergenza è insanabile, onestà intellettuale e politica dei diversi partiti, ma anche dei rispettivi leader, impongono di dichiararlo. A quel punto restano due strade: andare al voto con alleanze più ristrette ma coerenti, oppure stringere un patto esplicitamente limitato, dicendo agli elettori fin dove arriva.

Fingere che il problema non esista è la soluzione peggiore. Lo è per i partiti, che si condannerebbero a un governo fragile. Lo è per i cittadini che voterebbero un’alleanza che non sa nemmeno dove portare l’Italia nel mondo. Un pastrocchio, se non un’impostura, in grado di assicurare poltrone di governo, ma non certo quella alternativa politica di cui si dice il Paese ha bisogno. Morale: se la buona politica si fonda sulla trasparenza e l’onestà di intenti, il campo largo-progressista deve avere il coraggio e la saggezza di sciogliere immediatamente questo nodo in maniera chiara e netta di fronte agli elettori. A meno che non voglia prenderli in giro promettendo cose che non riuscirà mai a realizzare con il rischio di tornare alle urne al primo inciampo.

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Omoda X, il Suv che guarda al fuoristrada. Chery prepara la nuova offensiva in Europa – FOTO

22 October 2026 at 13:00
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Il futuro è adesso. E non è solo in Cina, anzi. Già oggi Chery, che nel 2027 celebra i trent’anni di attività, è il costruttore della Repubblica Popolare più internazionalizzato con quasi il 70% dei volumi contabilizzato all’estero. Con i suoi marchi ha cominciato l’offensiva europea: dal 2024 è presente in Italia con Jaecoo e Omoda e quest’anno ha lanciato Lepas alla quale sta per aggiungersi la stessa Chery, cui seguiranno iCaur nel 2027 e, forse nel 2028, anche il brand premium Freelander frutto della joint-venture con Jaguar Land Rover, mentre sono in corso riflessioni anche per l’importazione di altri marchi, come Exceed, sul quale già ragiona la Spagna. Lo scorso anno nel Belpaese il gruppo aveva venduto 15.500 macchine, che nei primi otto mesi del 2026 sono diventate 28.000.

Nel corso dell’International User Summit di Wuhu, dove si trova il suo quartier generale, il costruttore che nel 2025 ha dichiarato un giro d’affari vicino ai 42 miliardi di dollari ha esibito in anteprima la Omoda X. Si tratta ancora di un concept, peraltro apparentemente non troppo diverso da quella che potrebbe essere la versione definitiva (i tempi per eventuali “aggiustamenti” sono rapidissimi come evidenzia il caso della Lepas 4, sottoposta ad una revisione dopo i riscontri ottenuti non avevano soddisfatto la casa automobilistica) che potrebbe arrivare sul mercato con il 2028.

Misura 4,7 metri di lunghezza (tra 2,7 e 2,8 il passo) ed è contraddistinto da un nuovo linguaggio estetico, che si differenzia da quello dell’attuale gamma del marchio. Sono differenti gli esterni, ma anche gli interni: meno crossover e più Suv con i quali vengono corteggiati quei clienti (europei in particolare) che apprezzano lo stile del fuoristrada.

Viene definito come il primo cross-offroad vehicle, anche con 1.800 kg di massa rimorchiatile e 75 di portata sul tetto. Anche nei numeri il modello conferma questa impostazione perché l’altezza libera da terra è di 20 centimetri e la capacità di guado raggiunge i 70. Per il momento la Omoda X, che potrebbe non essere il nome definitivo, viene anticipata con le sole motorizzazioni full hybrid (Shs-h) da 225 Cv e 295 Nm di coppia e elettrica, i cui parametri non dovrebbero essere diversi da quelli già noti della Omoda 5 (211 Cv e 340 Nm).

Dentro l’abitacolo, oltre a 39 vani portaoggetti, spicca lo schermo verticale centrale da 13.2” collegato alla consolle nella quale spicca una sorta di “manettino” rosso che nasconde il tasto di avviamento. Ci sono diversi tasti fisici e c’è il cruscotto digitale da 10.5”.

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Auto e Moto d’Epoca 2026 apre a Bologna. Dalle leggende di Le Mans alle Ferrari di Agnelli e Senna

22 October 2026 at 12:11

Si sono aperti oggi a BolognaFiere i battenti dell’edizione 2026 di Auto e Moto d’Epoca, l’appuntamento di riferimento europeo per il motorismo storico che resterà aperto fino al 25 ottobre riunendo collezionisti, operatori, case automobilistiche, musei e appassionati provenienti da tutto il mondo.

Cuore pulsante dell’evento è la grande mostra tematica Icons of Speed – Endurance Legends, incentrata sulle competizioni di durata, dalle leggendarie 24 Ore di Le Mans e Daytona fino alle grandi sfide di Monza e del Nürburgring: protagoniste le vetture che raccontano l’evoluzione tecnologica e sportiva dell’endurance attraverso modelli iconici come la Porsche 917, la Porsche 956 Rothmans, la Sauber C9, la Bentley EXP Speed 8 e la Lancia LC1.

Ampio risalto anche per le due ruote, con un percorso che attraversa cinquant’anni di storia motociclistica e vede protagonista Honda Motor Europe con esemplari provenienti anche dalla Honda Collection Hall di Motegi, tra cui le NSR500 guidate da Eddie Lawson e Mick Doohan e la RC211V di Valentino Rossi.

Accanto alle leggende del Motomondiale si collocano le rarissime 500 da Gran Premio di Best Bikes Garage e la nuova area Prestige Bikes, pensata per le moto da collezione, mentre la piazzola Youngtimer Dreams ospita moto stradali rare e ambite da collezionisti e appassionati, come la Honda RC213V-S.

Tra le molteplici storie da scoprire ad Auto e Moto d’Epoca 2026 figurano quella della Ferrari 348 TB legata agli anni italiani di Ayrton Senna, la Ferrari 166 MM Barchetta verde e blu acquistata quasi in segreto da Gianni Agnelli e la Miura SV appartenuta personalmente al fondatore esposta dal Museo Ferruccio Lamborghini nell’anno in cui ricorrono i sessant’anni dal debutto del modello, mentre Mercedes-Benz celebra i centoquarant’anni dalla nascita dell’automobile e la De Dion-Bouton Type V del 1904 si distingue come la vettura a quattro ruote più antica presente al Salone

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“Il potere deve assicurare il benessere dell’intera società e il lavoro è veicolo di democrazia”: le parole di Mattarella

22 October 2026 at 11:30

“Vi è una considerazione che appare ineludibile. Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società. Ecco perché il lavoro è veicolo di democrazia, contribuisce alla qualità della coesione di una società civile“. In un ampio discorso alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l’anno 2026 al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio nei giorni in cui le condizioni salariali e il tenore di vita di alcune fasce della popolazione sono tornati al centro del dibattito pubblico, sottolinea il ruolo che le Istituzioni democratiche hanno nello sviluppo del Paese e nella promozione del lavoro come mezzo di integrazione e partecipazione alla vita politica. “Il lavoro, la sua cultura, la sua etica genera idee, pluralità, diffonde benessere, costruisce relazioni, dunque comunità” prosegue il Presidente, indicando nelle persone in procinto di ricevere l’onorificenza la puntuale dimostrazione di quanto da lui appena detto.

Il Presidente, poi, si sofferma sul rapporto tra lavoro e libertà. “La ipotizzata fine del lavoro -proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione- è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro” afferma Mattarella facendo riferimento a alla parabola evangelica in cui Lazzaro, povero mendicante, chiede al ricco Epulone di potersi sfamare con i resti del suo banchetto. In questo scenario l’Europa deve avere un ruolo da protagonista, chiamata a difendere i “valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale” che concepisce il salario come corrispettivo della dignità del lavoratore. “Il lavoro: luogo simbolo della dignità della persona, dove ognuno afferma il proprio talento, la propria professionalità, nessuno può essere asservito e ciascuno, con le proprie capacità, contribuisce al bene comune, della propria famiglia e della propria comunità” ha ribadito la massima carica dello Stato.

La coesione sociale, più volte menzionata da Mattarella, torna nel discorso del Presidente quando viene messa in relazione alla sicurezza delle persone, un tema quanto mai attuale a seguito degli scontri avvenuti a Milano nello scorso weekend: “Una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza. La coesione favorisce la partecipazione, induce ad avvertire il bene comune come proprio. Aiuta la stessa economia e le istituzioni”. E proprio ai più giovani ha voluto rivolgere un pensiero, andando forse in controtendenza con i toni accusatori che negli ultimi giorni si sono registrati nel dibattito pubblico: “Ai nostri giovani va data fiducia, ampiamente e concretamente” ha affermato Mattarella.

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Azerbaigian e Turchia agli antipodi sulla laicità scolastica. Anche sulla questione hijab

22 October 2026 at 11:26

Da un lato c’è un paese che prosegue coerentemente nella strada del laicismo, imboccata costituzionalmente. Dall’altro ce n’è un altro che si mostra sordo ad un principio di libertà, evocato dai paesi progressisti e da cittadini e cittadine desiderosi di diritti.

Azerbaigian e Turchia sono agli antipodi, sotto questo aspetto. Baku sta lavorando con profitto per una scuola laica in un Paese musulmano: lo scorso 21 settembre infatti è stato deciso dal governo con un decreto di fissare un unico standard di abbigliamento per gli alunni delle scuole statali: l’hijab non è contemplato. La Costituzione azera definisce il paese “laico”, anche per questa ragione i principi del carattere nazionale e laico dell’istruzione sono stati recentemente inseriti nella legge sull’istruzione generale e le nuove norme sulle divise rispondono essenzialmente a quell’impulso riformatore.

Di diverso avviso il governo turco, che ha promosso una protesta dinanzi al consolato azero di Istanbul, supportata da deputati del partito di governo. Non tutti, però, in Turchia sostengono la vulgata governativa: è il caso della parte laica del paese, che dal Bosforo vede la decisione azerbaigiana come un modello da seguire.

Tra queste voci libere spicca quella del teologo e opinionista Cemil Kılıç, noto critico dell’islam politico, che pochi giorni fa ha osservato: “Se l’Azerbaigian farà concessioni agli islamisti politici, in futuro andrà incontro a seri problemi. Non bisogna cedere in alcun modo. Occorre custodire con cura la propria identità laica”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giornalista Ardan Zentürk, editorialista del quotidiano Star ed ex direttore di Star TV, che ha dichiarato: “Non possiamo consegnare i giovani nelle mani delle comunità religiose. I giovani, naturalmente, devono essere laici”. Ma cosa ne pensa Baku? Ha semplicemente ricordato che la laicità è scritta nelle costituzioni di entrambi i Paesi e che le scelte interne di ciascuno restano affar suo.

Interessante la chiave di lettura offerta dall’editorialista del quotidiano Akşam Oğuzhan Bilgin, che si è domandato se ci sia qualcuno intenzionato a sabotare la fratellanza turco-azerbaigiana, rispondendo che nessuno ci riuscirà. Ecco un altro aspetto che presenta una coloritura anche geopolitica della questione.

Infatti vi sono altri Stati musulmani che adottano la scuola laica, come il Kazakistan dove i requisiti per l’uniforme scolastica obbligatoria, che escludono elementi religiosi, sono stati approvati nel 2016; o come l’Uzbekistan dove da otto anni è in vigore l’uniforme unica; o come il Tagikistan che nel giugno di due anni fa ha fatto di più, vietando per legge di indossare nei luoghi pubblici abiti “estranei alla cultura nazionale”. Tra le altre cose, Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan sono membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica, e nel 2027 Baku dovrebbe ospitare il suo prossimo vertice.

Del resto, la scuola laica è la regola anche in Europa. In Francia, dal 2004, la legge vieta nelle scuole pubbliche i “simboli religiosi ostentati”, con l’avallo della Corte europea dei diritti dell’uomo. In Austria, da questo settembre, le alunne sotto i 14 anni non indossano l’hijab a scuola. Nessuno di questi Paesi è ritenuto, per questo, meno libero. Baku ha semplicemente scelto la stessa strada.

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“Sono stanco, non so se potrei rifarlo fisicamente”: Gary Barlow rientra nella sua routine londinese tra ristoranti e amici. E intanto nel nuovo singolo dei Take That canta Howard Donald

22 October 2026 at 11:24

Gary Barlow torna alla vita quotidiana dopo il tour dei Take That Dopo aver ammesso di aver risentito del peso degli anni durante l’ultimo, estenuante tour dei Take That, Gary Barlow è rientrato nella sua routine londinese. Il cantante britannico, 55 anni, è stato avvistato lunedì 19 ottobre nel cuore di Londra, mentre si dirigeva verso un noto ristorante nel quartiere di Notting Hill. Ad accompagnarlo c’era Tom Gilbey, esperto di vini e volto noto sui social media. Barlow ha optato per un look decisamente informale: maglione nero, pantaloni della tuta e cappellino da baseball. I due hanno trascorso del tempo insieme nel locale alla moda, concedendosi una pausa in compagnia di un buon calice di vino.

A luglio, dopo l’ultima data a Dublino, Barlow aveva affidato a X un messaggio carico di emozione: “Miglior tour di sempre, e dopo 35 anni di carriera non è poco. Sono quasi certo che questo spettacolo non tornerà. Avevo 38 anni quando lo portammo in scena la prima volta, farlo a 55 è stata un’altra sfida. Non vedo come potrei rifarlo fisicamente. Con enorme dispiacere lascio il Circus nel mio passato. Sono riuscito a scappare con il Circus due volte”.

Lo show, portato in giro con i compagni Howard Donald e Mark Owen, era partito a maggio. Per prepararsi Barlow non aveva lasciato nulla al caso: a dicembre aveva raccontato su Instagram di essere stato alla clinica di lusso Lanserhof, all’Arts Club di Londra, dove l’abbonamento annuale parte da 6.500 sterline più 1.500 di iscrizione.

Chiuso il capitolo tour, il cantante è ripartito con una vacanza in famiglia in Messico, al resort di lusso One&Only Palmilla a Los Cabos, e ha mostrato il fisico tonico in alcuni scatti a torso nudo. “Sono finalmente fuori dalla bolla del tour”.

Intanto i Take That hanno pubblicato “Higher” con Howard Donald alla voce principale, in anteprima su BBC Radio 2 con Vernon Kay. È il quinto estratto da “Dreamers”, il nuovo album in 12 tracce in uscita il 20 novembre, un mix di pop, folk, house, ballate al pianoforte e pop orchestrale, con un brano firmato insieme a Tom Odell.

Il disco arriva dopo un anno segnato dal documentario Netflix e dal tour estivo “Circus”, che ha richiamato oltre 700mila fan tra Regno Unito e Irlanda. Nell’estate 2027 la band sarà in tour con “Dreamers Tour”: 31 concerti in 31 città e 16 Paesi europei, tra cui l’Italia, dal 3 giugno in Svizzera al 23 luglio in Germania.

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“Il processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset è stato equo”: la Corte Europea dei diritti umani respinge il ricorso per riabilitare Berlusconi

22 October 2026 at 11:16

Il procedimento che nel 2013 portò alla condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale non violò il diritto a un equo processo. Lo ha stabilito all’unanimità la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha esaminato solo la presunta mancanza di imparzialità della Cassazione e ha dichiarato irricevibili gli altri motivi.
Il ricorso era stato presentato dallo stesso Berlusconi nel dicembre 2013, dopo la condanna definitiva del 1° agosto per il caso dei diritti tv Mediaset: il leader di Forza Italia fu condannato a 4 anni e gli costò la decadenza da senatore.

Il ricorso, depositato nel 2014, era stato accolto dalla Cedu 8 anni dopo, nell’aprile del 2021, quando erano state poste al governo italiano ­– l’allora premier era Mario Draghi – dieci domande sull’equità del processo nei confronti di Berlusconi. Il team di legali del fondatore di Forza Italia – Andrea Saccucci, Franco Coppi, Niccolò Ghedini, Bruno Nascimbene, Keir Starmer e Steven Powles – aveva denunciato un processo iniquo e una condanna illegittima in base agli articolo 6,7 e 14 della Cedu: si andava dal mancato riconoscimento del legittimo impedimento dell’ex premier al taglio dei testimoni fino all’assegnazione del caso alla sezione feriale della Cassazione.

Vengono meno quindi le speranze di riabilitazione della famiglia Berlusconi che aveva puntato sul ricorso per avere un ruolo politicamente maggiore da qui ai prossimi mesi. Così invece non sarà.

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Italia e Spagna sospendono i controlli alle frontiere dopo le tensioni per i fatti di Ceuta

22 October 2026 at 11:15

Finirà, dopo quasi tre mesi, lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna iniziato il 1 agosto scorso con la decisione del governo Meloni di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna ripristinando i controlli alle frontiere in risposta al massiccio afflusso di migranti irregolari nell’exclave nordafricana di Ceuta. Al termine di una telefonata tra i ministri dell’Interno dei due Paesi, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, che segue l’incontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez all’ultimo Consiglio europeo, i due esponenti hanno concordato di mettere fine alle ritorsioni reciproche e di riaprire le frontiere insieme a un potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune.

“Il governo spagnolo ha deciso di non prorogare i controlli alle frontiere ripristinati lo scorso mese di agosto per i voli e i collegamenti marittimi provenienti dall’Italia, Paese che anche porrà fine ai suoi”, ha comunicato il ministero dell’Interno iberico in una nota. L’ultima proroga decisa da Madrid scadeva il 22 ottobre e, quindi, è da considerarsi non più in vigore. Così come quella italiana, dato che Roma lo scorso 16 ottobre aveva deciso di prorogare le restrizioni.

La possibilità, come detto, era stata discussa a Bruxelles dalla presidente del Consiglio e dal presidente del governo spagnolo. Prevedeva, da parte dei ministri dell’Interno dei due Paesi, la valutazione di strumenti alternativi di collaborazione in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori alle frontiere.

La crisi era esplosa tra il 30 e il 31 luglio, quando fra le 70mila e le 80mila persone erano entrate a Ceuta. Il primo agosto Roma aveva ripristinati i controlli temporanei sui passeggeri provenienti dalla Spagna invocando i rischi per la sicurezza interna e possibili infiltrazioni terroristiche. Madrid aveva risposto l’8 agosto con verifiche analoghe sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, motivandole con la pressione migratoria che interessa il Paese.

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“Il mio amore con Andrea Delogu? Anche se non stiamo più insieme ci sono talmente legato che, se mi chiamasse ora, prenderei il primo treno per raggiungerla”: parla Luigi Bruno

22 October 2026 at 11:13

Dopo Adorazione è tra i protagonisti di un’altra serie di grande successo disponibile su Netflix, Minerva – La Scuola. Interpreta Francesco, un ragazzo di periferia che cerca nella vita militare un’occasione per costruirsi un futuro e trovare il proprio posto nel mondo, finendo però per scontrarsi con un ambiente che considera la sua sessualità qualcosa da reprimere.

Un ruolo che, racconta Luigi Bruno a Vanity Fair, gli ha fatto “ritrovare il legame di tenerezza con mio fratello più piccolo, considerando che per lui sono un po’ un mentore, una guida”. E quando gli si chiede chi siano invece le sue guide, la risposta arriva senza esitazioni: “Ho la fortuna di avere al mio fianco delle persone, la mia famiglia, il compagno di mia madre, gli amici, che sono fondamentali per me. Per tutta la mia vita ho avuto un fortissimo rapporto con mia madre: mi ha cresciuto da sola. Poi, a un certo punto, nell’adolescenza è entrato il suo compagno, una persona molto legata a noi che ci fa tanto bene. Penso di avere una spiccata sensibilità femminile grazie a lei, una donna molto forte e indipendente”.

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“Napoli è stata finora la mia peggiore esperienza in Europa”: il giornalista norvegese demolisce il Maradona e stila la sua classifica degli stadi

22 October 2026 at 11:03

“Napoli è stato il mio ventesimo stadio in Europa col Bodo/Glimt e anche la peggiore esperienza finora”. Ha fatto molto discutere il post pubblicato su X da Benjamin Solas, giornalista norvegese dell’emittente Radio 3 Bodo che segue il club in tutte le sue trasferte. Solas nella sua recensione ha demolito lo stadio Maradona, dopo aver assistito alla sfida di Champions tra Napoli e Bodo giocata martedì sera. L’impianto partenopeo è finito all’ultimo posto nella classifica stilata dal giornalista. Le sue critiche però riguardano solo lo stadio e i collegamenti cittadini, non di certo i tifosi napoletani, sui quali dici: “Solo vibrazioni positive e un’atmosfera piacevole“.

Le critiche di Solas di fatto diventano un assist per Aurelio De Laurentiis, che da tempo brama di mollare l’impianto di Fuorigrotta per costruire un nuovo stadio. Il Maradona, nel frattempo, è stato inserito tra gli stadi candidati a ospitare alcuni match degli Europei 2032, con il progetto di una ristrutturazione da circa 200 milioni. Il piano è ambizioso, perché trasfigurerebbe l’attuale impianto, togliendo la pista d’atletica per aumentare la capienza e rifare di fatto tutte le tribune.

Solas evidenzia tutte le lacune dell’attuale Maradona: “Credo che anche i tifosi presenti condividano la mia impressione di una brutta esperienza. Strutture scadenti, ospitalità pessima, confusione, difficoltà di accesso e di uscita, solo per citarne alcune”. E in un altro tweet si legge: “Mancavano una sala stampa e un servizio di catering, la connessione internet era scadente, la disposizione degli spazi risultava confusa, l’accesso allo stadio era difficoltoso e il personale, che parlava a stento l’inglese, si è rivelato di scarso aiuto. Anche per i tifosi l’esperienza è stata negativa”.

Il giornalista norvegese però ammette che la situazione non è stata molto diversa negli altri due stadi italiani visitati. L’Olimpico infatti si piazza al 18esimo posto nella sua classifica, solo due posizioni sopra il Napoli. Mentre San Siro si guadagna la nona posizione solo grazie alla sua storia: “Ho pensato che abbia guadagnato qualche punto per il suo status iconico, per me. Non è stato un problema andare e tornare dallo stadio”. Ma “San Siro dovrebbe essere un po’ più in basso in questa classifica. L’Italia in generale ha standard terribili per la stampa”.

Nella sua classifica al primo posto c’è l’Emirates Stadium dell’Arsenal, seguito dall’Hotspur Stadium del Tottenham e a sorpresa dall’Eden Arena dello Slavia Praga, stadio costruito nel 2008. Stranamente, il vecchio Old Trafford è stato valutato meglio dell’Allianz Arena di Monaco, mentre è finito molto in basso anche lo storico Celtic Park.

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“Sotto la corazza degli adolescenti c’è il desiderio di essere amati”. Le parole di Papa Leone XIV ai giovani

22 October 2026 at 10:58

“Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati”. Accolto dal lungo applauso dei 1200 partecipanti provenienti da 60 Paesi nel mondo al Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, Papa Leone XIV ha parlato dei giovani, lanciando un appello a non dimenticare il “disagio esistenziale” che vivono. Un’intervento che arriva a pochi giorni dal week end di scontri avvenuto a Milano e della stretta securitaria messa in atto dal governo Meloni come risposta.

”Quanti studenti – ha detto il Pontefice – vivono anche condizioni di disagio esistenziale. Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto”. Un malessere vissuto anche nelle aule di scuola. “Molti – ha aggiunto – attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre università e forse si sentono anonimi”.

Il Papa, ancora convalescente dopo l’intervento al Gemelli per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso sulla Pastorale Scolastica e Universitaria e ha invitato gli istituti cattolici a non lasciare gli studenti a loro stessi. Ha chiesto di aiutarli “a essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”. Il coraggio, ha evidenziato Leone, “nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso”.

Oggi “falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani. Voi – ha detto il Pontefice rivolto a coloro che si occupano della pastorale scolastica e universitaria -, invece, avete scelto di fare qualcosa di più grande: camminare con loro lungo la strada, finché scoprano i doni che Dio ha già deposto in loro”. Per Leone è fondamentale che le scuole e le università cattoliche diventino un “luogo familiare dove si è attesi”.

Un passaggio lo ha poi dedicato al concetto di meritocrazia e alle possibili ripercussioni psicologiche sui ragazzi. “Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare”.

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Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

22 October 2026 at 10:57

Lo ha incastrato uno scontrino che aveva nello zaino. È stato un pezzetto di carta a portare al fermo di Richard William Salvador Janampa, 31enne peruviano irregolare e senza fissa dimora, accusato di aver abusato una studentessa tedesca di 21 anni in Erasmus lo scorso giovedì in via Giacosa, vicino a Parco Trotter, a Milano. La ragazza – come riporta Il Corriere della Sera – era rimasta sola dopo aver salutato il suo gruppo di amici – altri sette studenti stranieri – con cui aveva passato la serata; era stata poi aggredita e successivamente salvata dal casuale passaggio di due turisti italiani.

Determinante nelle indagini è stato il ritrovamento di uno zaino in via Padova, vicino al luogo della violenza: in esso è stato trovato uno scontrino, e dall’analisi delle telecamere del negozio in cui era avvenuto l’acquisto è stato possibile isolare il volto dell’aggressore. I carabinieri di Porta Garibaldi, poi, nella medesima sacca, hanno trovato la Sim di un telefono, da cui è stato possibile risalire al negozio dove è stata comprata e dunque rinvenire il numero di telefono associato e il suo intestatario.

Sono stati setacciati i filmati di videosorveglianza dei circuiti installati nella zona circostante all’aggressione: le riprese hanno mostrato la vittima venire adocchiata e poi aggredita da una sagoma, quella di Salvador Janampa. L’uomo è stato trovato nella zona di via Padova, vicino al luogo della violenza, ed è stato fermato – motivato con la presenza di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di fuga – e condotto in carcere.

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I rendimenti dei titoli decennali francesi ai massimi dal 2002: il differenziale con i Bund vola a 170 punti. Si allarga anche lo spread italiano

22 October 2026 at 10:50

La crisi del debito francese si aggrava e le tensioni si propagano di nuovo al mercato obbligazionario europeo. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi è arrivato giovedì a 170 punti base e il rendimento degli Oat a 10 anni ha superato il 5,1%, ai massimi dal 2002. Un nuovo campanello d’allarme per la seconda economia dell’Eurozona, alle prese con i conti pubblici in affanno, l’incertezza politica e le tensioni sociali a sei mesi dalle elezioni presidenziali. Anche i titoli italiani finiscono sotto pressione: lo spread tra Btp e Bund tedeschi sale a 124 punti base, sui livelli dell’aprile 2025, e il rendimento del decennale italiano si avvicina al 4,63%.

Quando lo spread si allarga, significa che gli investitori chiedono un premio maggiore per finanziare lo Stato percepito come più esposto a rischi politici e fiscali. Ieri, 20 ottobre, il differenziale tra Oat e Bund aveva già superato la soglia simbolica dei 150 punti base, attestandosi a 153 punti. Un livello che non si vedeva in chiusura di seduta dal 2012 ed è “associato alla crisi del debito nell’area euro”, ricordano gli analisti di Ubs Global Wealth Management. L’ulteriore allargamento a 170 punti segnala un nuovo deterioramento della fiducia del mercato. A pesare sul debito francese sono le preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici e la capacità del governo di trovare una maggioranza per le misure di bilancio. Il Parlamento sta discutendo la manovra finanziaria per il 2027 che prevede risparmi per 54 miliardi, ma visto il clima politico con le tensioni nelle piazze a margine delle manifestazioni contro il carovita e la prospettiva delle presidenziali della prossima primavera il timore dei mercati è che quei tagli necessari per contenere il disavanzo e stabilizzare il debito non si faranno.

In questo quadro anche l’Italia vede salire il costo del finanziamento: il rendimento del decennale italiano sale al 4,63%. Significa maggiori costi sulle nuove emissioni e sul debito da rifinanziare, con effetti che si trasferiscono progressivamente sulla spesa per interessi.

A rendere più complicato il quadro è la contemporanea fiammata dei prezzi energetici. Il Brent sale del 3,1% e supera i 112 dollari al barile, mentre il Wti guadagna il 2,9% e arriva a 99,9 dollari. Il gas resta sopra gli 89 euro al megawattora, sui massimi dal dicembre 2022. Il rincaro delle materie prime riaccende i timori sulle prospettive dell’inflazione e sulle conseguenze per la crescita. E un’inflazione più persistente preannuncia nuovi aumenti dei tassi da parte delle banche centrali contribuendo a tenere alta la pressione sui rendimenti obbligazionari.

Le vendite colpiscono anche i listini azionari, stretti tra il caro energia e la correzione del settore tecnologico. Gli investitori continuano a interrogarsi sulla redditività degli ingenti capitali investiti nell’intelligenza artificiale e sui tempi necessari perché la spesa delle grandi società tecnologiche si traduca in ricavi e profitti. Lo Stoxx 600, l’indice che riunisce le principali società europee, perde circa l’1%. Piazza Affari è tra le peggiori Borse del continente: il Ftse Mib cede l’1,87%.

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Vertice Putin-Zelensky-Trump, Mosca: “La discussione è in corso”

22 October 2026 at 10:47

L’improvvisa accelerazione diplomatica dei giorni scorsi per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbe portare a un obiettivo fino alla scorsa settimana impensabile. C’è una “discussione in corso” su un possibile vertice tra Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Lo ha detto oggi il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, rispondendo alla domanda se questo sia stato tra gli argomenti dell’incontro di ieri a San Pietroburgo tra l’inviato americano Steve Witkoff e il presidente russo. “L’argomento è stato sollevato, ma al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito. Non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso“, ha detto Ryabkov, citato dall’agenzia Interfax.

La dichiarazione di Ryabkov giunge all’indomani dell’incontro durato circa tre ore al Palazzo di Costantino a San Pietroburgo. La visita di Witkoff in Russia non è stata isolata: il giorno precedente, l’inviato di Trump si trovava a Oslo, dove ha incontrato Zelensky e i leader di Finlandia e Norvegia per gettare le basi di un quadro di pace coordinato con gli alleati europei e la Nato. Durante il colloquio con Putin, anche il consigliere americano Jared Kushner si è unito telefonicamente per presentare alcune proposte.

L’incontro di San Pietroburgo potrebbe aver segnato un netto passo avanti rispetto al ristagno delle trattative degli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dai consiglieri del Cremlino, Putin avrebbe accettato “in linea di principio” di avviare un nuovo ciclo di negoziati trilaterali a partire da metà novembre. La sede ipotizzata per il confronto a tre tra Stati Uniti, Russia e Ucraina è Abu Dhabi. Se confermati, i colloqui si concentrerebbero sulla definizione di un sistema di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e la Russia al termine delle ostilità.

Sul terreno, intanto, si continua a morire. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli‘ russi da ieri sera – ha scritto sui social Zelensky, ironizzando sull’espressione usata da Witkoff per definire Putin -. Sono stati impiegati 21 missili. Purtroppo, numerosi luoghi in tutta la città sono stati colpiti e danneggiati, persino un monastero”. “Quasi immediatamente dopo un altro ciclo di colloqui, la Russia ha lanciato un attacco mirato. Ciò significa che il suo atteggiamento nei confronti di tutto ciò che sta accadendo non è realmente cambiato”.

Le autorità ucraine hanno denunciato anche che le forze russe hanno attaccato un mercato a Lozova, nell’oblast di Kharkiv. Secondo i dati preliminari, due persone sono rimaste uccise e il numero dei feriti è di almeno 17 persone.

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