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Ricina, ipotesi movente sentimentale? Gianni Di Vita ammette la relazione con una donna: il marito di lei incontrò Antonella Di Ielsi

18 October 2026 at 15:06

Una relazione extraconiugale rimasta nascosta per anni, un matrimonio in crisi e un incontro avvenuto il giorno prima della data ritenuta più probabile per l’avvelenamento. Sono gli elementi che si inseriscono nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise dalla ricina a Pietracatella, in Molise. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, secondo quanto riportano Corriere e Repubblica, avrebbe ammesso agli investigatori di aver avuto una relazione con un’amica di vecchia data, anche lei sposata.

La donna e il marito, tecnico di laboratorio all’istituto agrario di Riccia (tra gli istituti sottoposti a ispezione informatica), sono finiti così al centro degli approfondimenti investigativi. Ma il possibile legame tra la relazione e la morte delle due donne resta, allo stato, un’ipotesi: non ci sono conferme che consentano di attribuire alla vicenda sentimentale un ruolo nel duplice omicidio. Secondo quanto emerso, Di Vita avrebbe inizialmente taciuto la relazione, per poi ammetterla dopo diverse audizioni. Anche la donna avrebbe confermato il rapporto durante un confronto in Questura durato quasi sei ore.

Il marito della donna avrebbe incontrato Antonella il 22 dicembre nello studio di Campobasso che la donna divideva con il marito: era il giorno prima della data indicata come la più probabile per l’avvelenamento. Tra i due ci sarebbero stati anche scambi di messaggi nei giorni in cui Antonella si sentiva male.

È su questo intreccio di rapporti personali che si concentra una delle piste seguite dagli investigatori. Fonti vicine all’inchiesta indicano quella passionale come la più attendibile, ma il movente non è stato accertato. Resta inoltre da chiarire se il bersaglio fosse Antonella e se la figlia sia stata colpita intenzionalmente. Le indiscrezioni secondo cui Sara avrebbe scoperto qualcosa circolate in questi giorni non hanno, al momento, conferme.

Il messaggio del 2018 e la crisi coniugale

La pista sentimentale aveva cominciato a prendere consistenza a giugno, quando dall’analisi del cellulare di Antonella sarebbe emerso un messaggio WhatsApp del 2018. La donna chiedeva a un’amica aiuto per trovare un avvocato divorzista. Convocata dagli investigatori, l’amica non avrebbe inizialmente confermato la circostanza; in seguito è stata indagata per false comunicazioni e favoreggiamento. È l’unica persona che risulta indagata nell’ambito degli approfondimenti collegati alla vicenda, mentre il fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico resta a carico di ignoti.

La relazione di Di Vita con l’insegnante sarebbe emersa progressivamente, insieme alle voci sulla crisi del matrimonio. L’uomo ha confermato di aver tradito la moglie e ha fatto il nome della donna quando gli investigatori glielo hanno chiesto direttamente. Lei si sarebbe presentata inizialmente in Questura accompagnata dal marito, prima che gli investigatori decidessero di mettere a confronto i due. Il quadro dei rapporti personali si intreccia ora con un altro filone, quello delle ricerche online sulla ricina, su cui la Procura di Larino ha disposto nuove verifiche.

I computer delle scuole e le ricerche sulla ricina

Nel decreto che dispone gli accertamenti si fa riferimento a navigazioni e interrogazioni su piattaforme web ritenute di interesse investigativo, con ricerche riguardanti “veleno”, “ricina” e termini analoghi. Gli investigatori intendono cercare nei dati acquisiti eventuali tracce di queste attività, comprese navigazioni attraverso Tor, deep web e dark web. Se dovessero emergere elementi utili, sarà necessario datarli e tentare di stabilire chi utilizzasse il computer o la rete in quel momento.

A complicare il quadro c’è il furto, avvenuto a marzo, di sette computer dal liceo di Casacalenda. Almeno due sarebbero stati prelevati da un’aula durante l’orario scolastico, gli altri da una seconda aula. L’episodio era stato denunciato ai carabinieri. La coincidenza temporale con le fasi dell’indagine è oggetto di attenzione, ma non dimostra da sola un collegamento con le morti.

Il fronte digitale comprende anche alcune conversazioni apparse su Reddit tra giugno 2025 e gennaio scorso, nelle quali utenti avrebbero discusso di come procurarsi veleni ad azione rapida, citando anche la ricina, e descritto la lavorazione dei semi del ricino. La polizia giudiziaria attende dall’Fbi un rapporto sull’origine degli indirizzi IP da cui sarebbero partite le ricerche. Anche in questo caso, l’eventuale rilevanza dei contenuti dovrà essere verificata.

Gli esami scientifici ancora attesi

Dopo che l’autopsia ha certificato l’intossicazione acuta da ricina, restano da conoscere gli esiti conclusivi degli accertamenti affidati agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino. Le analisi riguardano i campioni biologici, gli alimenti sequestrati e i reperti raccolti durante il sopralluogo del 30 luglio nell’abitazione di Pietracatella, dove furono repertati 131 campioni.

Non tutti gli alimenti consumati in casa tra il 23 e il 27 dicembre sono però disponibili: alcuni avanzi sarebbero finiti nell’organico raccolto dal servizio porta a porta. Il sindaco Antonio Tomassone ha ricordato che il ritiro avvenne sabato 27 dicembre, dopo il rinvio dovuto alla festività del 26. Sara sarebbe morta poche ore dopo il passaggio del mezzo, Antonella la mattina seguente.

Di Vita, in un’intervista dal cimitero dove riposano moglie e figlia, ha dichiarato di non aver mai creduto che qualcuno volesse uccidere lui, Antonella o Sara. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha invece definito l’avvelenamento accidentale “la più improbabile di tutte” le ipotesi.

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Caso Ricina, sotto esame il portatile della cugina di Gianni Di Vita. Completati gli accertamenti informatici

17 October 2026 at 12:34

Proseguono le indagini e gli accertamenti informatici nell’ambito dell’inchiesta sull’avvelenamento Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise dalla ricina lo scorso dicembre. Un notebook in particolare ha attirato l’attenzione degli investigatori nell’ultima giornata di ispezioni informatiche nelle scuole molisane disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte delle due donne. Questa volta gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco hanno acquisito i dati di un singolo computer portatile, in uso a Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, che insegna al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda. La perquisizione, iniziata alle 9 e conclusa alle 13, aveva l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di tracce informatiche riconducibili a ricerche sul veleno.

Come nelle altre scuole ispezionate nei giorni precedenti, gli investigatori hanno lavorato principalmente sui dati del server a cui sono collegati i computer dell’istituto, senza procedere all’acquisizione dei singoli dispositivi, con l’eccezione del notebook. Alle operazioni ha assistito Gianni Alfonso, esperto informatico e consulente di Vittorino Facciolla, avvocato che assiste Gianni Di Vita. Sull’ispezione resta però un elemento da chiarire. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dal plesso scolastico sono stati rubati sette computer. Sul furto avevano indagato i carabinieri, dopo la denuncia presentata dalla scuola. L’assenza dei dispositivi ha impedito di esaminare tutti i pc che sono stati utilizzati nell’istituto durante l’ultimo anno.

Con l’intervento di Casacalenda si sono concluse le quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura, che hanno interessato oltre 200 computer in altrettanti istituti. Gli investigatori erano già stati all’istituto Agrario e al liceo Scientifico di Riccia, dove lavorano la professoressa amica di Di Vita e suo marito, e al liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico.

Intanto, sul caso è intervenuto, con poche parole, lo stesso Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Interpellato dal Corriere della Sera al cimitero del paese, l’ex sindaco ha dichiarato: “Non ho mai creduto che volessero uccidermi“. E ha aggiunto: “Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”. Sull’inchiesta, invece, Di Vita ha preferito non entrare nei dettagli, affidandosi al lavoro degli investigatori: “Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo“.

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Ricina, le piante del seme velenoso individuate tra Riccia e il lago Occhito. Prosegue l’ispezione informatica

15 October 2026 at 11:08

Prosegue la ricerca di tracce informatiche che possano aiutare a ricostruire il duplice avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, morte alla fine dello scorso dicembre. Giovedì mattina gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco sono entrati nel liceo classico Mario Pagano del capoluogo molisano, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico. Gli accertamenti, iniziati intorno alle 9.15, riguardano 63 computer.

Poco prima dell’arrivo degli agenti è giunto nell’istituto anche il tecnico dei laboratori informatici. Le operazioni sono in corso e sono il proseguimento di quelle dei giorni precedenti con l’obiettivo di risalire all’utente che su Reddit chiedevano informazioni e notizie sul veleno spacciandosi per scrittore. Quella odierna ed è la terza delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di sostanze venefiche, al momento contro ignoti.

Nei giorni scorsi gli accertamenti hanno interessato l’Istituto Agrario e il liceo Scientifico di Riccia. In entrambi i casi gli investigatori non hanno sequestrato i singoli computer, ma hanno acquisito i dati dei server centrali, attraverso i quali transitano le connessioni dei dispositivi. Le informazioni saranno analizzate al termine delle operazioni nelle quattro scuole. Venerdì è prevista l’ultima perquisizione al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella.

Sempre secondo Repubblica, gli investigatori stanno cercando di verificare se le ricerche online di un utente che dall’agosto scorso avrebbe consultato su Reddit informazioni sull’impiego della ricina possano essere ricondotte a una persona coinvolta nella vicenda. Tra i termini che il software della Polizia di Stato è chiamato a individuare nei computer figurano anche “solfato di ammonio”, “solfato di sodio” ed “esano”, sostanze che potrebbero essere pertinenti alla lavorazione del veleno.

Le verifiche informatiche si inseriscono in un’indagine che punta a incrociare le tracce digitali con gli elementi scientifici raccolti sul veleno. Nelle scorse settimane, tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, gli agenti della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano, secondo quanto riporta Repubblica, avrebbero individuato diverse piante di ricina, in questo periodo dell’anno ricche di semi. È da questi ultimi che potrebbe essere stata ricavata la sostanza poi lavorata artigianalmente. Un’ipotesi investigativa che si collega alla quantità di veleno rilevata nei campioni di sangue delle due vittime dall’Istituto Maugeri di Pavia. Le due donne sono morte per un’intossicazione acuta da ricina. E dall’autopsia è emerso con chiarezza che le vittime non hanno avuto scampo per letalità e concentrazione del veleno.

La pista investigativa, riferisce ancora Repubblica, si concentra sulle relazioni personali di Gianni Di Vita e sui rapporti emersi dall’analisi delle chat di Antonella e dalle testimonianze raccolte. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha escluso al quotidiano che l’ipotesi secondo cui l’obiettivo dell’avvelenamento fosse Gianni Di Vita sia una pista della Procura: “Fantasie. Non è una nostra ipotesi”. Secondo la ricostruzione riportata dal giornale, gli investigatori ritengono che l’obiettivo potesse essere Antonella, mentre non è ancora certo che anche la figlia Sara fosse destinataria del piano.

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