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“Il miglior cane del mondo”: ecco il Fox Collie, un’inedita razza creata in California per dare un nuovo scopo ai cani pastori

22 October 2026 at 16:05

Il Fox Collie potrebbe essere il cane del ventunesimo secolo. Questa è la convinzione dell’allevatore di questa anomala razza di cani non ancora riconosciuta ufficialmente. Il New York Times ha incontrato colui che ha dato origine a questa particolare razza, Andy DuVigneaud, che vive nella Anderson Valley, una regione rurale della California settentrionale nota per i suoi vigneti, frutteti e allevamenti di bestiame.

Questa nuova razza nasce da una storia secolare, che prende avvio con la decisione la decisione del pastore scozzese Alexander McNab di importare dal suo paese una coppia di Scotch Collie, perché nessuno dei cani che aveva trovato al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1886, si era rivelato adeguato a svolgere il lavoro che spettava loro nei pascoli.

Una volta importata questa prima coppia di Scoth Collie, McNab tentò anche una serie di incroci con cani già presenti negli USA e da questi incroci nacque una razza che venne con il tempo perfezionata e che prende il nome proprio dal suo ideatore: McNab appunto.

È proprio da un McNab che è nata la sperimentazione che nel 2020 ha tentato DuVigneaud, quando questa specie era già ormai in progressiva diminuzione. Incrociando una cucciola di McNab con un altro esemplare simile, DuVigneaud sostiene di aver dato origine a una nuova razza, il Fox Collie.

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Un golden retriever vede il bacon in televisione e inizia a leccare lo schermo con molto gusto – IL VIDEO

22 October 2026 at 14:24

Sui social è diventato virale un video che mostra un cane leccare uno schermo della tv, convinto che il bacon che è lì raffigurato sia reale.

A pubblicare queste immagini, diventate presto diffusissime in rete, è stata l’influencer Ursula Daphne Aitchison, che sulla propria pagina Instagram condivide soprattutto i momenti che condivide con i suoi tre cani, Hugo, Huxley & Henrietta.

Si tratta di tre golden retriever, che hanno ormai preso familiarità con il fatto di trovarsi costantemente di fronte un telefono che li riprende. “Se Hugo ha dovuto vedere questa scena, allora è giusto che anche noi la vediamo” ha scritto l’influncer mostrando il suo cane, che scende dal divano e si avventa verso il televisore, che inizia presto a leccare dal momento che vede del bacon succulente.

Il cane, dunque, almeno inizialmente, ha l’illusione che quello che vede davanti a lui sia del vero bacon, ma presto sicuramente si sarà accorto anche lui che quelle immagini offerte dal televisore lo avevano ingannato.

Credits: profilo Instagram Ursula Daphne Aitchison (@ugoandursula)

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“Dopo una perdita così dolorosa, vorremmo risparmiare loro anche il dolore della separazione”: si cerca un nuovo proprietario per i cani della giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri

22 October 2026 at 13:44

Dopo la scomparsa della giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri, i suoi due cani Zeus e Bella sono in cerca di una nuova casa che li accolga. A occuparsi di loro è ora la sezione di Olbia della Lega nazionale per la difesa del cane. L’intenzione è quella, se possibile, di evitare di separare i due animali.

“Dopo una perdita così dolorosa, vorremmo risparmiare loro anche il dolore della separazione. Per questo cerchiamo con tutto il cuore un’adozione di coppia” viene infatti spiegato. Quali sono però le caratteristiche dei due cani che ora possono essere adottati? Zeus è un pastore tedesco di circa 4-5 anni, sterilizzato.

Era molto legato alla giornalista, tanto da condividere con lei il letto. “È un cane energico e reattivo, che ha bisogno di movimento, tempo e di una persona con esperienza, capace di conoscerlo e accompagnarlo in questo momento difficile”, spiegano i volontari. Per lui, in particolare, si cerca una sistemazione in cui non siano presenti altri cani maschi, con i quali si ritiene che sarebbe incompatibile.

Discorso diverso, invece, riguarda Bella, che ha circa 6 anni e viene descritta come “una cagnolina dolcissima, ma molto paurosa”. “Ha bisogno di una famiglia gentile e paziente, che sappia rispettare i suoi tempi e aiutarla a sentirsi al sicuro” viene infatti raccomandato.

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“Quale razza toy, il mio cane è diventato una pecora”: nelle intercettazioni le truffe della gang dei “barboncini pezzottati” di Napoli

22 October 2026 at 07:25

C’era chi spendeva 2700 euro per un cane di razza. E poi al telefono sbottava col venditore: “Ma hai saputo qualcosa del pedigree? E’ proprio brutto, l’ho portato anche dal veterinario, ‘signora questo cane si sta facendo bruttissimo’… e non è originale, perché devo avere un cane che non mi piace”? Dall’altra parte provavano a rassicurarla: “Signora quello fa la trasformazione tra sei otto mesi, per lo spitz è normale”. E il pedigree? “Ancora mi devono chiamare, appena so qualcosa vi chiamo”. Spesso non arrivava. O era fasullo.

Non si sa se sorridere (per le reazioni dei padroni) o arrabbiarsi per il trattamento dei poveri animali, leggendo le intercettazioni dell’associazione a delinquere accusata di aver lucrato imbrogliando sulla compravendita di cuccioli importati dall’Ungheria, prima che compissero i 60 giorni previsti dalla legge, e truccando le attestazioni sulla loro salute e sul loro status di animali di pregio.

L’indagine condotta dei carabinieri del Citas di Napoli, agli ordini del colonnello Marco Trapuzzano, e coordinata dal pm Giulio Vanacore, fa propendere per l’indignazione. Nei negozi sequestrati tra Napoli e Torre Annunziata i cagnolini arrivano malati e infetti per lo stress del viaggio e la prematura sottrazione alla madre, ammassati negli scatoloni, custoditi in condizioni igieniche precarie, e gonfiati di farmaci per farli apparire vispi e radiosi (chi lo compra un cane triste in vetrina?), sino alla vendita. Per poi morire, spesso, poco tempo dopo la cessione. Nelle intercettazioni, gli indagati la siringa la chiamavano “la bomba”. Un mix di Plasil, Ranitidina, Rocefin. “Il maltese cosa ha fatto”? “Ha fatto un po’ di sangue…”. La soluzione per rimetterlo in piedi? Iniettargli il composto. “La bomba”.

Tra le carte di una enorme ordinanza che ricostruisce querele e truffe risalenti fino al 2014, spunta la storia di un rivenditore che al telefono non nasconde di avere “40 barboncini tutti senza microchip”. E quello che dovrebbe essere un obbligo di legge, trasferire la proprietà di animali da compagnia solo se chippati, diventa un optional. “Vedi di mettere due microchip… te li pago a parte… fammi questa cortesia”. Scrive il Gip Giovanni Vinciguerra che il rivenditore “li inocula solo all’occorrenza e solo se ce n’è bisogno”. E quel bisogno, di solito, scatta soltanto quando c’è qualche controllo dell’Asl e bisogna a mettere a posto le situazioni.

Il giudice ha disposto il carcere per Giuseppe Esposito, Marco Esposito e Giuseppe Gallo, e gli arresti domiciliari per Manuel Esposito e Giovanni Marfella, accogliendo la richiesta cautelare per associazione a delinquere e altri sei dei 45 capi di imputazione relativi a una decina di indagati. Le vittime qualche volta si accorgevano di essere state raggirate perché i loro cani aumentavano di peso oltre le caratteristiche di un cagnolino di pregio. Una signora se ne lamenta di brutto: “Ma quale razza toy, che è diventato cinque volte tanto. È otto chili e mezzo, è diventato una pecora”. Truffata: aveva comprato uno Shi Tzu, esemplare per cui la variante toy non esiste.

Solo una piccola parte delle vendite veniva tracciata. Il resto, in contanti. Per non emettere ricevute. Per non contabilizzare sui registri di carico e scarico. Uno schemino riassume come hanno pagato 54 clienti, di cui alcuni che hanno denunciato. Dei 43.875 euro ricavati, solo 14.855 sono passati attraverso carte di credito o bancomat. La signora M. R. ha pagato il suo cucciolo con 1300 euro in contanti. La signora S. S. 1150 euro in contanti. La signora A. C. la sua bestiola l’ha pagata con 100 euro tracciati e 300 in contanti. Il signor F. A. 1750 euro tutti sull’unghia. Ci sono delle eccezioni: il signor P. C. ha pagato 1500 euro tracciandoli. Ha comunque denunciato. Era convinto di aver comprato un barboncino toy sano. Si è trovato in casa un meticcio con un difetto ereditario.

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“È stato trovato con lividi sulla testa e sul corpo, incluso un gonfiore alla bocca”: Puffin, il cane salvato da una donna che lo picchiava, ora cerca un nuovo proprietario

21 October 2026 at 15:47

Sono state le immagini della telecamera di sorveglianza presente sulla tromba di una scala a salvare un piccolo cucciolo di cane in Massachusetts. La polizia di New Bedford, osservando quei video, si è accorta che una donna passando sulle scale si era fermata per picchiare il proprio cane.

Il cucciolo in questione è Ace, messo in salvo proprio dalla polizia di New Bedford, che ha arrestato la donna di 32 anni che lo picchiava, accusandola di maltrattamento di animali. “È stato trovato con visibili lividi sulla testa e sul corpo, incluso un gonfiore alla bocca” ha spiegato la polizia.

Dopo essere stato portato in una clinica veterinaria per le cure, è stato trasferito nel rifugio per animali Forever Paws a Fall River. Qui il cane è stato ribattezzato Puffin, come spiegato in un post Facebook. “Dato che gli stiamo offrendo un nuovo inizio, gli abbiamo dato anche un nuovo nome. Un nuovo inizio, una tabula rasa: brindiamo ai nuovi inizi per questo cagnolino!” hanno spiegato i volontari di Forever Paws.

Il cane, nonostante quello che ha passato, sembra tranquillo e simile a molti altri suoi coetanei: “Puffin è davvero un cucciolo come tanti altri. È vivace e pieno di energia, ha ancora bisogno di aiuto per imparare a comportarsi bene al guinzaglio e sta appena scoprendo la sua voce e come usarla… e la usa spesso”.

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Una linea antimissile a Est. Perché l’Italia guarda ai Balcani

20 October 2026 at 11:58

E se lo schema adottato dagli Houthi in Arabia Saudita fosse replicato a poche decine di chilometri dai confini italiani? Una prima linea antimissile nei Balcani è un ombrello per tutta l’Europa che guarda a est, Italia compresa. La convinzione (espressa anche dal ministro della difesa Guido Crosetto) potrebbe presto trasformarsi in realtà operativa, dal momento che la cintura orientale dell’Europa trova, proprio nel costone balcanico, la sua area più sensibile agli attacchi esterni e alle penetrazioni dei super player.

Questo il ragionamento più volte fatto dal titolare della difesa, nella consapevolezza che da un lato “le preoccupazioni non sono aumentate in questo periodo, sono quelle che ci sono state negli ultimi anni”, ma dall’altro serve “garantire la sicurezza, intanto nei confini di casa”. Essendo quindi i Balcani un punto di riferimento per la sicurezza occorre “mettere in sicurezza i Balcani, utilizzare i Balcani anche in futuro pensando di installare qua radar che ci consentano di difendere sia questi Paesi sia il nostro, per prevenire le minacce”.

L’esempio portato dal ministro è quello relativo ai missili che hanno colpito gli aeroporti in Arabia Saudita, missili costruiti dagli Houthi, “quindi non da raffinati ingegneri, hanno raggiunto la velocità di 8.500 chilometri all’ora, capite quali sono le minacce che tutti i Paesi hanno di fronte per il futuro e quanto sia importante presidiare anche i Paesi di confine, i Paesi amici, proprio per installare con loro una copertura”. Il Kosovo dunque è uno dei Paesi candidati a ospitare quel radar antimissile, anche perché lì è presente la missione a guida Nato, Kfor, che pochi giorni fa ha visto un avvicendamento che riguarda da vicino l’Italia: il nuovo comandante è Roberto Vergori, generale di divisione, subentrato al generale di divisione turco Oezkan Ulutas. Come prima mossa ha incontrato il comandante delle Forze di sicurezza del Kosovo (Ksf), Bashkim Jashari, sia per fare il punto sul coordinamento istituzionale, sia per sottolineare come pace, sicurezza e stabilità in Kosovo hanno precisi riflessi in Ue. Da questo punto di vista va segnalato come il rapporto tra Italia e Kosovo sta vivendo un momento di particolare rafforzamento, come dimostra l’intenzione del ministero della Difesa italiano di ampliare e approfondire la cooperazione militare bilaterale con Pristina. Ne hanno parlato pochi giorni fa il ministro della Difesa italiano e l’omologo kosovaro Ejup Maqedonci, a Pristina: l’occasione era proprio la cerimonia di avvicendamento al comando della missione KFOR.

L’area resta gravida di criticità, come le tensioni con la Serbia, il ritardo nei capitoli per l’adesione all’Ue, ma un piccolo passo in avanti è stato fatto: dopo quattro elezioni in due anni, il Parlamento del Kosovo è riuscito a eleggere una presidente, grazie ad un accordo con l’opposizione: è Justina Shiroka Pula la più votata. Ma al di là di un ruolo che non è incisivo a livello politico, contava dare un segnale all’esterno del paese balcanico, dal momento che i rapporti tra il governo Kurti e l’opposizione erano complessi: infatti il governo ha approvato una legge per smussare i poteri del tribunale incaricato di giudicare i crimini di guerra, circostanza che la scorsa settimana aveva provocato molti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Come è noto, il tribunale aveva condannato a 25 anni di carcere l’ex presidente Hashim Thaçi per crimini di guerra commessi durante il conflitto per l’indipendenza dalla Serbia, ma la sentenza aveva suscitato una vera e propria sollevazione popolare. Oggi Pristina prova a ripartire.

(Foto: Kfor on X)

Musk è l’uomo più ricco del mondo, e anche il più tirchio

15 October 2026 at 03:45

«L’uomo più ricco del mondo disprezza la beneficenza» scrive L’Economist, che alla questione dedica un approfondimento. Una conclusione condivisibile, se si spulciano i (pochi) documenti disponibili, come hanno fatto il settimanale britannico, e prima ancora il New York Times e Bloomberg.

L’uomo più ricco del mondo, cioè Elon Musk, nonostante ciò, è a capo di una delle più grandi fondazioni benefiche d’America, e quindi del mondo. Per la precisione, la quinta. Secondo i dati più aggiornati, con un patrimonio di 14,7 miliardi di dollari, la Musk Foundation è oggi di poco più piccola della Ford Foundation e il doppio per fondi disponibili della Rockefeller Foundation, ma anche nel 2023, ma anche nel 2023, quando disponeva di “solo” 9,5 miliardi di dollari (il trentacinque per cento in meno rispetto a oggi), era già più grande di altre organizzazioni filantropiche familiari con decenni di storia alle spalle, tra cui la stessa Rockefeller Foundation, la MacArthur Foundation o la Andrew W. Mellon Foundation.

Musk ha spesso sostenuto che il suo contributo all’umanità non è nelle opere di bene, ma nelle auto elettriche di Tesla che non inquinano, nei satelliti di Starlink che permettono di comunicare più facilmente, nel dibattito politico garantito dal social X. Ritiene la filantropia «una sciocchezza», tempo fa dichiarò al podcast WTF che «è molto difficile donare denaro per fare realmente del bene», e da responsabile di Doge (la commissione per l’efficienza governativa che gli era stata affidata da Donald Trump) ha contribuito pesantemente a smantellare in quattro e quattr’otto UsAid, l’agenzia governativa fondata da John F. Kennedy nel 1961. Più di recente, il padrone di SpaceX non ha avuto remore a commentare con un «purtroppo, sì» la notizia secondo cui MacKenzie Scott, l’ex moglie di Jeff Bezos, ha donato dal 2019 in poi oltre ventisei miliardi di dollari a migliaia di associazioni. 

La contraddizione in termini è evidente, ma non tiene conto della legislazione americana in materia di donazioni e dell’uso improprio che ne fa Elon Musk. Come gran parte dei ricchi d’Oltreoceano, pianifica le sue elargizioni in modo da pagare meno tasse, ma in più – a differenza di molti di loro – la grande parte delle somme donate dalla sua fondazione va ad altre organizzazioni in qualche modo legate ai suoi interessi imprenditoriali. 

«Le donazioni più ingenti – scrive l’Economist – per circa otto miliardi di dollari in azioni Tesla, sono andate alla sua fondazione nel 2021 e nel 2022, anni in cui ha ceduto quote azionarie per miliardi di dollari e si è trovato a dover pagare maggiori tasse». L’imposta sulle plusvalenze (cioè la differenza del valore iniziale dell’azione e quello al momento della vendita) può essere ammortizzata se parte della somma viene destinata in beneficenza, richiedendo una detrazione fiscale che viene calcolata sul valore di mercato del titolo, non su quello al momento dell’acquisto. Risultato: «Alla fine del 2024, il valore contabile delle azioni detenute dalla Fondazione Musk era di circa 5,7 milioni di dollari, mentre il loro valore di mercato era stimato in quattordici miliardi di dollari». 

Qui la capacità interpretativa delle leggi americane si fa ancora più sapiente. In cambio delle agevolazioni fiscali, i filantropi si impegnano a distribuire ogni anno il cinque per cento del patrimonio, per non incorrere in sanzioni ma con una tolleranza di un altro anno in cui recuperare eventuali mancate donazioni. Ecco, secondo il New York Times, la Fondazione Musk ne ha usufruito per quattro anni consecutivi, quelli per cui è disponibile la documentazione: a fine 2024 risulterebbe un debito di quattrocento milioni di dollari. 

E non è finita qui. In base alle dichiarazioni fiscali e le stime di Candid Platform, che raccoglie e analizza dati sulle no profit americane, oltre un decimo del miliardo di dollari donato tra il 2020 e il 2024 dalla Musk Foundation sarebbe andato a Fidelity Charitable e Vanguard Charitable che gestiscono i cosiddetti DAF. Che cosa sono? Intermediari che consentono di beneficiare delle agevolazioni fiscali prima ancora che le donazioni siano davvero operative. Insomma, delle scatole cinesi della beneficenza.

Non è facile entrare in contatto con la fondazione, secondo Inside Philantropy non prende in considerazione chi si propone per essere finanziato, «pertanto, attirare la sua attenzione risulta difficile senza un legame personale con un membro della famiglia o senza acquisire visibilità all’interno delle reti in cui già fluiscono le erogazioni della Musk Foundation». Anche perché, al contrario delle altre istituzioni filantropiche che hanno decine di dipendenti, è gestita da un team di sole tre persone, che le dedicano in media due ore a settimana ciascuno: Musk; il capo del suo family office, Jared Birchall e una sua assistente, Matilda Simon.

Quel che si sa è tutto nelle dichiarazioni dei redditi, in particolare in quella del 2024, l’ultima disponibile. Il cinquantotto per cento dei fondi donati, secondo gli esperti consultati da Bloomberg e poi dall’Economist, è stato destinato a The Foundation, un altro ente benefico guidato dallo stesso Birchall, che condivide lo stesso indirizzo della Fondazione Musk e non dispone neppure di un suo sito web. The Foundation si propone di costruire scuole dedicate all’istruzione STEM. Musk ha finanziato una scuola privata chiamata Ad Astra, vicino alla precedente sede di SpaceX in California, con meno di cinquanta alunni, compresi i suoi figli. La scuola è stata poi chiusa, ed è in programma la realizzazione di un nuovo edificio, stavolta in Texas dove SpaceX ha trasferito l’immenso quartier generale.

Una delle donazioni più consistenti, ben cinquantacinque milioni di dollari risale al 2021, ed era destinata a un ospedale pediatrico per la cui raccolta fondi si era speso Jared Isaacman, il miliardario che ha poi finanziato una missione di SpaceX, a cui ha anche partecipato, prima di essere nominato da Trump a capo della Nasa. Donazioni minori hanno riguardato alcune non profit legate alla zona di Boca Chica, in Texas, dove erano precipitati i detriti del razzo Starship SN11 esploso in volo nel 2021, mentre 2,1 milioni di dollari sono finiti allo Scroll Prize, la competizione che si prefigge di  decifrare i papiri di Ercolano carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio, vinta anche dall’ingegnere Luke Farritor, uno dei cosiddetti “ragazzi del DOGE”. Tutto legale, beninteso, non sempre etico.

Molti più soldi Elon Musk sembra più propenso a voler destinare alle cause politiche. Da luglio a oggi ha dirottato 276 milioni di dollari verso gruppi vicini ai repubblicani, e di questi centocinquantotto milioni al Senate Leadership Fund, il principale super PAC che sostiene i candidati del partito al Senato. Questo fa dell’uomo più ricco del mondo anche il maggior donatore in vista delle elezioni di midterm. La sua attenzione è rivolta alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale (era seduto accanto a Trump il 29 settembre in occasione del White House Accord on Super Intelligence) e al sostegno di Ken Paxton in Texas. Qui è arrivato a retribuire tremila attivisti per affiggere volantini casa per casa. Soldi veri, in questo caso. E tanti.

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