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Normal view

The Israel Lobby’s Changing Fortunes

In the past 19 years, the lobby has become even richer, Israel’s alleged commitment to peace with Palestinians has been abandoned, it seeks outright military domination of its entire region, the lobby's go-to defense is to cry “antisemitism

Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa californiana sui miliardari. Meta gli dà nuove azioni per blindarlo per otto anni

22 October 2026 at 18:19

Il numero uno di Meta Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa sui miliardari, se la California approverà la misura. E il gruppo a cui fanno capo Facebook, Instagram e Whatsapp corre ai ripari per consentirgli di farlo senza mettere a rischio il controllo della società. Meta infatti, come emerge da un documento depositato alla Securities and Exchange Commission, distribuirà ai soci nuove azioni di classe C prive di diritto di voto in aggiunta a quelle già possedute. Zuckerberg potrà vendere o trasferire immediatamente il 20% dei titoli che riceverà, una quota equivalente a circa il 10% della sua partecipazione. E potrà usare il ricavato per saldare l’eventuale imposta. In cambio si impegna a mantenere la residenza in California per i prossimi otto anni.

L’intesa arriva a meno di due settimane dal referendum del 3 novembre sulla Proposition 40, che propone una patrimoniale una tantum del 5% sulle fortune dei circa 250 miliardari residenti nel Golden State e l’utilizzo del gettito per finanziare la sanità depauperata dai tagli di Trump e programmi per l’istruzione e l’assistenza alimentare. In caso di successo, segnerebbe una svolta per il dibattito sulla tassazione della ricchezza.

Secondo i documenti societari Zuckerberg, il cui patrimonio è stimato intorno ai 240 miliardi di dollari, aveva comunicato a un Comitato speciale di amministratori indipendenti di star valutando il trasferimento della residenza fuori dallo Stato per cercare di dribblare un’imposta che nel suo caso varrebbe circa 10 miliardi. Per pagare il conto avrebbe infatti dovuto vendere parte delle azioni di classe B, quelle che gli garantiscono diritti di voto maggiorati: la sua quota di controllo sarebbe scesa dal 60,6% a circa il 53%. Il Comitato speciale, ritenendo “di fondamentale importanza mantenere il Sig. Zuckerberg in una posizione di leadership all’interno della nostra azienda” e far sì che “che continui a risiedere e a gestire l’Azienda dalla nostra sede centrale in California per garantire la sua continua capacità di guidare efficacemente le nostre prestazioni durante quest’era di sfide e concorrenza senza precedenti”, ha trovato giocoforza una soluzione: una riorganizzazione della struttura azionaria. Meta distribuirà appunto ai soci dal gennaio 2027 nuove azioni di classe C, prive di diritto di voto, in aggiunta a quelle già possedute.

L’economista francese Gabriel Zucman, che da anni studia la concentrazione della ricchezza e le modalità per tassare i grandi patrimoni, ha scritto su X che la decisione è la prova che “la campagna per la Proposition 40 sta funzionando”: viene meno infatti l’argomento usato da molti oppositori secondo cui i miliardari “non potrebbero” versare il dovuto pena la perdita del controllo delle loro compagnie. Se messi alle strette, evidentemente, si può fare.

Da notare, peraltro, che come ricorda il documento inviato alla Sec dal 2013 Zuckerberg riceve uno stipendio annuo simbolico di un dollaro come amministratore delegato e presidente del gruppo. La società lo utilizza come argomento per motivare la sua necessità di liquidità. Ma il punto è che la sua ricchezza deriva soprattutto dal valore delle azioni Meta, che può crescere senza tradursi in reddito imponibile. È un meccanismo comune tra i grandi miliardari: finché le azioni non vengono vendute, l’incremento di valore resta generalmente una plusvalenza non realizzata e non è tassato come reddito da capitale. Il risultato che, a fronte della impressionante concentrazione delle fortune nelle mani di pochi, quei pochi riescono a versare meno tasse rispetto a un lavoratore del ceto medio. La patrimoniale una tantum proposta da un sindacato di lavoratori della sanità punta a correggere in parte questa asimmetria.

Come da copione l’opposizione alla misura è stata però violenta: molti grandi nomi della Silicon Valley, fallito l’obiettivo di impedire che la proposta promossa arrivasse alle urne, hanno messo in campo tutto il proprio arsenale finanziario e non solo per convincere gli elettori a bocciarla. Tra campagne di disinformazione e sostegno ad altre misure referendarie che potrebbero impedirne l’entrata in vigore. Alcuni miliardari, tra cui i cofondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, hanno valutato o annunciato di volersene andare. Anche se, come evidenziato da Zucman, sulla carta per avere successo il trasferimento fiscale avrebbe dovuto essere completato entro fine dicembre 2025: il testo infatti individua i potenziali contribuenti in base alla residenza al 1° gennaio 2026. L’eventuale trasferimento di Zuckerberg, ipotizzato per ottobre di quest’anno, sarebbe stato quindi al massimo un tentativo in extremis per tentare di contestare la propria assoggettabilità alla tassa, ma non una garanzia di esserne escluso.

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Musk punta a fondere SpaceX e Tesla: obiettivo un gruppo da 3.600 miliardi. E più potere nelle mani del multimiliardario

21 October 2026 at 19:12

Un unico gruppo da 3.600 miliardi di dollari di capitalizzazione e circa 155mila dipendenti con attività che spaziano dalle auto elettriche ai razzi spaziali, dai satelliti all’intelligenza artificiale. E con un fabbisogno finanziario altrettanto imponente. Il progetto di fusione tra Tesla e SpaceX, i due gioielli dell’impero del multimiliardario Elon Musk, potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’industria tecnologica e finanziaria. Per chi possiede direttamente azioni delle due società, ma pure per i risparmiatori esposti indirettamente attraverso fondi comuni, Etf e fondi pensione.

L’uomo più ricco del mondo ha definito l’unione una “buona idea” e ha annunciato la creazione di comitati ad hoc nelle due società per valutarla: lui non ne fa parte essendo in conflitto di interessi. L’obiettivo sarebbe riunire sotto un’unica struttura Tesla, impegnata nelle auto elettriche, nella robotica e nella guida autonoma, e SpaceX, protagonista dei lanci spaziali e dei servizi satellitari, con importanti contratti pubblici negli Stati Uniti. Quotata a giugno, quest’ultima ha archiviato il terzo trimestre in grande spolvero, con ricavi in crescita del 161% a 14,6 miliardi di dollari e utile in salita a 4,4 miliardi, più del doppio dei due miliardi attesi dagli analisti e in forte accelerazione rispetto al rosso di 1,1 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Ma anche le spese in conto capitale per sostenere i progetti spaziali e quelli legati all’intelligenza artificiale sono salite a 19,6 miliardi dai 18,4 miliardi del secondo trimestre.

Secondo il Financial Times, che cita le stime degli analisti raccolte da Visible Alpha, il nuovo gruppo avrebbe ricavi per 153 miliardi di dollari ma un flusso di cassa negativo per almeno 54 miliardi. Vuol dire che gli investimenti e le altre uscite di cassa potrebbero superare le risorse generate dalla gestione, rendendo necessario finanziare il buco con liquidità disponibile, debito o nuovi capitali.

Il primo nodo per gli investitori sarà il prezzo attribuito alle due società e il rapporto di cambio con cui le azioni verrebbero convertite. Se il mercato giudicasse SpaceX sopravvalutata o temesse che Tesla si accolli rischi e investimenti eccessivi, l’operazione potrebbe penalizzarli. C’è poi la questione del controllo. Musk dispone di circa l’84% dei diritti di voto di SpaceX grazie alle azioni con supervoto, mentre in Tesla la sua influenza è inferiore. La fusione rafforzerebbe ulteriormente il suo potere. Questo mentre già da tempo, nota il Ft, “gli investitori si interrogano sulla capacità di Musk di concentrarsi su tutti i suoi progetti” e “gli azionisti non riescono a capire dove stia investendo la maggior parte delle sue energie o del suo denaro”.

L’operazione dovrebbe inoltre superare l’esame delle autorità regolatorie e ottenere il consenso degli azionisti. Oltre agli Stati Uniti, servirà il via libera di giurisdizioni come Unione europea, Regno Unito e Cina. Pechino è un ostacolo particolarmente delicato: secondo il Ft Tesla ha generato nel Paese 21 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, circa il 22% del totale, mentre SpaceX è un importante contraente della difesa americana.

Le conseguenze della fusione potrebbero toccare anche chi non ha mai comprato un’azione Tesla. Il titolo è presente in numerosi indici azionari e può quindi entrare nei portafogli di fondi comuni, Etf e gestioni patrimoniali. Raggiungendo anche chi investe per la pensione integrativa. I possibili caveat, al netto dell’eventuale oscillazione del titolo, comprendono anche la concentrazione del rischio in un gruppo sempre più legato alle scelte di Musk, alle aspettative sull’intelligenza artificiale e alle politiche industriali e militari statunitensi.

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Worried about Russian meddling in UK politics? Wait till you see what Israel is up to

By: A A
19 October 2026 at 16:28

By Jonathan COOK

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Andy Burnham’s government is rolling out a new “Centre for Information Defence”. But the outside actors most aggressively undermining what little remains of British democracy are nowhere in its sights

Russia “interfered” in the 2016 Brexit vote by running some “anti-EU” articles on its RT channel and promoting a few internet trolls. Even MI5 has to admit that this activity had no tangible impact on the referendum campaign.

No matter. British prime minister Andy Burnham has once again revived the incendiary claim that Russian disinformation is an especial threat to British democracy. At the United Nations a few weeks ago he announced plans for a National Centre for Information Defence “to detect, attribute and disrupt these kinds of hostile state information attacks”.

For the new British prime minister, as for his predecessors, this is all about Moscow and the UK’s favourite bogeyman, Vladimir Putin. At the UN, Burnham promised British expertise to other European nations to protect them from Kremlin disinformation.

Meanwhile, evidence continues to mount that another foreign actor is meddling even more aggressively in British politics – and neither Burnham nor MI5 have a word to say about it.

Any evidence of Russia disinformation-peddling in the UK pales in comparison to Israeli influence operations – and that’s just the ones we know about. The head of MI5, Ken McCallum, noted that Russian disinformation was neither sophisticated nor successful. The same cannot be said for Israel’s handiwork.

Israel has been using “hasbara” trolls on social media platforms to manipulate public debates in Britain for years – the thrust of the accusation against Russia. But in Israel’s case, it goes much further than that.

This year the Israeli state massively increased its public diplomacy budget to $730 million to expand its influence operations. That includes flying even more politicians, clergy, academics and influencers to bombard them with pro-Israel propaganda they are then likely to spread back home. According to foreign minister Gideon Saar, Israeli advocacy should be treated “like investing in jets, bombs, and missile interceptors”.

There was already plenty of evidence through the late 2010s, as I reported at the time, that Israel was helping to organise, stoke and amplify a campaign to smear its arch-critic, Jeremy Corbyn, as an antisemite, in order to prevent him from reaching No 10 Downing Street.

Not least, Israel did so by advancing a new, bogus definition of Jew hatred through the International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Usefully, for Israel, that definition largely ignores hatred of Jews to focus instead on criticism of Israel.

That was the most blatant meddling possible in what remains of Britain’s democratic processes. UK politicians and media not only failed to oppose it, but actively sought to amplify the smears.

Civil war

This week the fanatically pro-Israel US lobby group the Anti-Defamation League revealed that it had been working with leading AI firms, which are increasingly being integrated into social media platforms, to suppress what it calls “antisemitism” – or what the rest of us would refer to as criticism of Israel.
Chris Menahan 🇺🇸@infolibnews
🚨 ADL CEO Jonathan Greenblatt reveals in Israel that he’s been working with all the top AI Frontier Labs to push them to suppress “anti-Semitism.” “We’ve been working with the Frontier Labs—OpenAI, Anthropic, Alphabet, the company that runs Gemini, Google, Meta, who runs Muse, …
10:32 PM · Oct 13, 2026 · 447 ТЫС. Views
CEO Jonathan Greenblatt observed: “We’ve had excellent collaboration with Silicon Valley.” The platforms, he said, would tackle content the ADL doesn’t like “right in the source code” – that is, before users can see it.

That is likely not only to remove criticism of Israeli atrocities and criticism of western governments, such as the UK’s, for colluding in Israel’s genocide but turn social media into a playground for bots and Israel apologists, giving them free reign to spread their propaganda without challenge.

We also know, thanks to the work of the French security services – maybe MI5 was too busy chasing Russian bots to notice – that an Israeli cyber agency called Blackcore targeted the SNP in May’s Scottish elections, as well as meddling in elections in France and New York.

Israeli tech firms, especially those dealing in spyware, intelligence and influence operations, are typically closely aligned with the Israeli state and its military. Most of the founders of tech start-ups are alumnae of the Israeli army’s 8200 intelligence unit.

Alongside the SNP, New York mayoral candidate Zohran Mamdani and a leftwing French party headed by Jean-Luc Melenchon were targeted. Why? Because, unlike their political rivals, all had dared to speak out against Israel’s genocide in Gaza.

With echoes of what happened to Corbyn, Blackcore’s campaigns were designed to smear candidates. In the case of the French elections, fake accounts were created to accuse one candidate of rape and another of paedophilia.

A new documentary, NAZA, shows how Israel has paved the way in using AI in pioneering new ways to kill on a mass scale in Gaza. It selected banks of targets for assassination, often by murdering those “suspects” when they are in family compounds, slaughtering large numbers of bystanders in the process.

It is therefore hardly surprising that tech firms in Israel have been caught using AI in similarly innovative and indiscriminate ways online, to target western publics with disinformation.

In the summer it emerged that the Israeli government had created a website for a fake “scholarly” think-tank. In a short period of time, it produced prodigious quantities of AI-generated content on Israel, optimised for common search terms, that promoted Israeli talking points and constantly suggested criticism of Israel risked fuelling antisemitism.

It was set up not only to influence internet chatbots into echoing its pro-Israel disinformation but also to integrate its content into what experts call the “underlying training data”: that is, the unquestioned assumptions on which chatbots operate.

Back in May 2024 Meta identified fake Israel-based accounts, “posing as Jewish students, African Americans and other concerned citizens”, peddling pro-Israel content in the US and Canada in support of Israel’s slaughter of Palestinians in Gaza.

Two months ago, Meta again found the same kind of dirty tricks emanating from Israel, this time targeting Britain, France and Australia among other countries. The AI-generated accounts posed “as local, civically-engaged brands, news sources, religious organizations, and political activists”.

Notably in the case of the UK and France, the influence campaigns were designed to stoke “anti-immigrant and anti-Muslim” sentiment. Israel has been critically involved in advancing Islamophobic content, fuelling fears of a supposed “Muslim takeover” of Europe to mobilise support for Israel as a bulwark in the Middle East against Islam, and thereby encourage sympathy for its genocidal attacks on Gaza.

As a consequence, the political landscape in Britain has been disfigured. Support for the far-right has been artificially inflated, polarising British society. The path is being paved towards deeper authoritarianism and the possibility of civil war.

Death knell

None of these dire outcomes, the death knell for what little remains of British democracy, is attracting even the mildest interest from the Burnham government or MI5. Instead, they are chasing what so far appears to have been far more marginal Russian output.

But it isn’t just the influence of Israel we should be worried about. The problem runs much deeper, with a host of other noxious outside actors trying to warp and disfigure British politics in ways that closely accord with Israel’s malign intent. Burnham’s Centre for Information Defence will do precisely nothing to tackle any of it.

Here are two other powerful external actors aligned with Israel in distorting British politics.

The billionaire class, a transnational elite that has no loyalty to Britain, interfere in our politics by making our political parties dependent on their donations. They use their money to buy influence with the main parties – which is why for decades it has made little difference whether we vote for the Conservatives or Labour. We get austerity either way, while the billionaires get permission for their forever wars, directing public wealth away from public services into the arms industries and resource grabs.

Jeremy Corbyn tried to break with this model by funding Labour with small donations from ordinary people instead of the billionaires. As a result, he was destroyed by a confected campaign run by the billionaires, in association with Israel and its trolls, to smear him as an antisemite.

Sir Keir Starmer, Corbyn’s successor, went right back to begging for money from Big Business, got the billionaires behind him, and rolled on with the austerity programme.

Is Nigel Farage’s Reform different? Of course, not. Even before reaching power, he’s dependent on crypto-billionaires living in Thailand and Hong Kong.

Meanwhile, the sometime US trillionaire Elon Musk is busy rallying Britain’s new blackshirts, led by serial fraudster Tommy Robinson, to chase after a few “illegal” migrants rather than identifying the real criminals tearing apart Britain: the super-rich like Musk.

The billionaires both wield and conceal their influence through their ownership of the corporate media. They use the media to aggressively promote their own causes – political and economic policies ensuring their further enrichment – by normalising the extreme ideology of neoliberal capitalism, with its promotion of endless resource extraction through forever wars and the fuelling of needless consumption.

The consequence is the destruction of the conditions for human life on the planet. The billionaires hope they can ride out the catastrophe in their bunkers, or cryogenically freeze their bodies until a point in the future when they can be uploaded to the cloud.

One of the media’s most important jobs is to use smear campaigns to destroy anyone, such as Corbyn and now Zack Polanski, who threatens the billionaires’ privileged position by offering a mildly socialist programme of wealth redistribution.

Vassal state
If the UK media wasn’t entirely captured by the billionaire class – serving as its PR division – then we might know more about the role of the United States in meddling in our politics.

The recent claims of a supposed “terrorist plot” outside RAF Fairford – really a US airforce base pretending to be a British base and one from which the US has waged an illegal war of aggression against Iran – should have reminded us that the Pentagon is largely in charge of UK foreign policy.

The US has some 15 major military bases on British soil, plus half a dozen smaller intelligence sites. As the rightwing US podcaster Tucker Carlson recently observed, the fact that Britain has foreign troops crawling all over it makes us little more than an occupied “vassal state”.

The US recently announced a $4 billion upgrade of its UK bases, including establishing storage sites for its nuclear arsenal. The plan caused barely a ripple of interest among British politicians or the media .

Although our political and media class pretend the UK is an equal partner in a western defence alliance, the North Atlantic Treaty Organisation, the reality is very different. Nato takes its orders from the US, doing Washington’s bidding. That’s why Nato has been pivoting towards America’s biggest economic rival, China, which is, of course, nowhere near the North Atlantic.

When the US snaps its fingers, Britain stands to attention and hikes its spending on the war industries. Along with European governments, the UK is willing to drain its national coffers and scythe through public spending with yet more austerity cuts to support Washington’s military agenda for “full-spectrum global dominance”.

Hidden influence

Much of the US influence on British politics is carefully concealed from view, operating behind closed doors.

In the early 2010s, the US was desperately seeking a pretext to extradite Julian Assange from the UK and lock him up in a super-max jail, hiding him out of sight after his organisation Wikileaks revealed US and British war crimes in Afghanistan and Iraq. It was during this period that Starmer, as the director of public prosecutions, repeatedly jetted off to Washington for secret meetings with US officials.

We will never know what was discussed. Freedom of information requests discovered that his own officials destroyed all records of those meetings.

Once he became a politician, Starmer was recruited to the shadowy Trilateral Commission, originally founded in the 1970s by officials in Jimmy Carter’s administration to deal with the supposed problem of “an excess of democracy” in the US. The commission’s view was that voters were becoming dangerously less passive, at that time over the Vietnam war, and ways needed to be found to return them to docility.

A similar British-American Project cements ties between rising stars in British politics, business and journalism and Washington elites. The power imbalance between the two sides ensures up-and-coming British leaders are readily groomed into an Atlanticist worldview in which the UK is very much the junior partner.

There are a plethora of other “respected’ think-tanks and organisations whose chief role is to embed US policy ideas, especially those relating to foreign policy, in the thinking of British elites. They include the Bilderberg Group, Chatham House, the Council on Foreign Relations, the Atlantic Council, The British-American Parliamentary Group, and BritishAmerican Business.

The US uses its financial muscle through these organisations and many others to manufacture consent for its extreme neoliberal and neoconservative ideologies. The latest example are massive grants to organisations willing to export Trump’s MAGA ideology to the UK, masquerading as a “public education” initiative.

There is plenty of evidence to show that it was pressure from the Trump administration that led to the unprecedented decision by Starmer’s government to proscribe a civil disobedience group, Palestine Action, for the first time in Britain’s history as a terrorist organisation.

Palestine Action had incensed Israel by targeting its weapons factories on UK soil, highlighting another aspect of British collusion in the Gaza genocide, and had infuriated Trump personally by spraying one of his golf courses in Scotland with the words “Gaza is not 4 sale”.

In truth, the ways that the US meddles directly in British politics are so numerous it is virtually impossible to quantify them. Britain is little more than a colony of the US, receiving diktats on important foreign policy issues – especially regarding US and Israeli interests – that the UK is invariably too frightened to oppose.

Burnham is already rolling over to reverse the UK’s decision to honour a ruling from the International Court of Justice and other international tribunals that Britain has no claim to sovereignty over the Chagos Islands and must return them to Mauritius. The UK has faced a temper tantrum from Trump on the matter because the US operates an illegal military base on one of the islands.

Disobedience by the UK is the exception, not the rule. Which makes Burnham’s exclusive focus on Russian influence almost laughably beside the point. This furious finger-pointing at the Kremlin is designed with one purpose in mind only: to distract the British public from where the real external meddling in our politics is coming from.

Original article:  jonathancook.substack.com

Clubes de tiro fazem anúncios proibidos de descontos em armas para apoiar Flávio Bolsonaro

16 October 2026 at 23:00

O número de urna de Flávio Bolsonaro (PL) está sendo usado por clubes de tiro em promoções e ofertas de armas, munições e outros serviços no Instagram como forma de apoio ao presidenciável, apesar de a legislação eleitoral proibir que pessoas jurídicas façam campanha para candidatos. A sanção pode ser uma multa que varia de R$ 5 mil a R$ 30 mil, além da remoção do conteúdo.

O Clube de Tiro, Caça e Colecionismo Bala de Prata, do procurador do Pará Flavio Luiz Rabelo Mansos Neto, passou a impulsionar, em 13.out.2026, um anúncio oferecendo 22% de desconto no valor de filiação ao clube e na concessão do certificado de registro (CR), que é a licença emitida pelo Exército que autoriza uma pessoa a ser colecionar, atirador desportivo ou caçador (CAC) e que precisa ser vinculada a um clube de tiro.

A promoção, com cores vibrantes em verde e amarelo no número acompanhada da frase “Brasil acima de tudo!”, indica ser válida até 25.out., data do segundo turno da eleição.

Publicação com promoção de 22% de desconto do CT Bala de Prata que também foi impulsionada no Instragram

A página já tinha postado, dois dias antes, um aviso de que a rede social estaria “reservada” para realizar “propaganda eleitoral gratuita” para Flávio Bolsonaro. Na imagem, constam as logomarcas de mais outros dois clubes de tiro: Ranger Master e Clube de Tiro Esportivo do Grão Pará (CTEGP), em que o procurador é, respectivamente, sócio e presidente. A legenda informa que o estabelecimento não está recebendo pix para fazer campanha e que não esconde a sua posição.

Aviso de “propaganda eleitoral gratuita” postada no perfil da Bala de Prata no Instagram

Os três clubes também haviam parabenizado publicamente a reeleição dos deputados federais Delegado Caveira e Joaquim Passarinho, a eleição de JK do Povão na Assembleia Legislativa do Pará, todos do PL, e de Dr. Daniel (Podemos) como governador do estado.

Por que isso importa?

  • A pauta armamentista é um dos principais motes de bolsonaristas, tendo sido a facilitação do acesso e da aquisição uma das principais políticas da gestão Jair Bolsonaro (2019-2022), cujo filho e presidenciável, além de parlamentares aliados, tentam retomar.

Em nota, a assessoria da Procuradoria-Geral do Estado Pará disse que o procurador “já requereu aposentadoria e está aguardando a conclusão do processo e que as atividades privadas mencionadas não possuem vínculo institucional com a PGE”.

O Redneck, clube que também vende armas e munições, localizado em Saltinho (SP), promoveu a campanha “22 na cabeça”. Primeiro, com desconto de 50% em munições de calibre .22, publicado em 2.out., que se encerrou em uma semana. Depois, devido ao “sucesso”, postou em 9.out. um novo vídeo oferecendo 22% desconto em dois modelos de rifles do mesmo calibre somente no final de semana passado.

Em ambas as publicações, o sócio e presidente da Associação Nacional Rifle (ANR), Rafael Buscariol Zampaulo, aparece mostrando os produtos: “Vai ter que digitar, escrever na postagem, ’22 na cabeça’ ou ‘é 22’, ‘Redneck é 22’, mas tem que ter o 22 escrito lá. [Você] vai ter que compartilhar no seu story. Feito isso, vocês fazem o print e aí fica guardadinho na mão ou já manda para a Carly [consultora] e a Carly faz o pedido das suas maquininhas [armas]”, instrui.

Além desses, o Núcleo localizou outros clubes de tiro em diferentes regiões do país que fizeram postagens com promoções vinculando o número 22. “Juntar o incentivo à compra de arma com propaganda eleitoral é uma ilegalidade explícita”, explica Carolina Ricardo, diretora-executiva do Instituto Sou da Paz.

Apesar de em parte das postagens não haver uma menção direta ao nome de Bolsonaro, o contexto indica a propaganda irregular, aponta Isabela Damasceno, advogada e membro da Academia Brasileira de Direito Eleitoral e Político (ABRADEP).

“O TSE não exige mais aquele trinômio, que é o candidato pedido o voto, mais o cargo. A alusão, mesmo que de forma indireta e dissimulada, sobre a candidatura e o pleito é reconhecida como um elemento eleitoral. Por se tratar de uma temática que esse candidato defende, que esse candidato colocou enquanto plano de governo, eu acho que fica muito tipificado que é um apoio de forma direta e ilegal para esse candidato. Então, entendo que sim, inclusive por algumas jurisprudências do tribunal, pode ser considerado um ilícito eleitoral essas propagandas”, afirma.

No caso do Redneck, o apoio a bolsonaristas tem mais um fundamento. Segundo o site Metrópoles, a ANR recebeu R$920 mil em emendas parlamentares dos deputados federais Mario Frias e Luiz Philippe de Orleans e Bragança, ambos do PL de São Paulo, que foram direcionadas a empresas de Zampaulo, sendo uma delas o Redneck.

O repasse seria irregular por ferir o princípio da impessoalidade, ou seja, a associação não poderia contratar empresas do mesmo grupo econômico ou que tivesse conflito de interesse. O caso está sendo apurado pelo Ministério do Esporte uma vez que os repasses teriam como objetivo viabilizar um projeto para incentivar o esporte de tiro ao prato em Saltinho.

Procurada pelo WhatsApp, uma atendente encaminhou o contato do outro proprietário do clube, André Teixeira. Ele solicitou comprovações de que se tratava de um contato de uma repórter e parou de responder depois que o Núcleo enviou link do site e contato de e-mail institucional. Os dois vídeos promocionais foram apagados.

Qualquer cidadão ou cidadã pode fazer uma denúncia de irregularidade eleitoral por meio do aplicativo Pardal, do Tribunal Superior Eleitoral, disponível tanto para Android quanto iOS. Você precisa se identificar por meio de autenticação pelo e-Título ou pelo Gov.br. A denúncia deverá conter informações que permitam a identificação e a apuração da possível irregularidade e poderá ser acompanhada de fotos, vídeos ou áudios que contribuam para demonstrar a ocorrência relatada.

Além disso, a advogada ressalta que se o candidato em questão tiver participação direta ou conhecimento do apoio e não fizer nada, ele pode ser enquadrado na infração de abuso do poder econômico, o que pode levar à cassação.

O Núcleo identificou que, em uma das publicações de propaganda eleitoral do clube de tiro Bala de Prata, havia curtida do deputado federal Delegado Caveira. Além disso, ele mesmo segue a página no Instagram.

Publicação de apoio a candidatos pela página do CT Bala de Prata com curtida do deputado federal reeleito Delegado Caveira

Em Carapicuíba (SP), o clube SPGuns também foi explícito: “promoção fora Lula: 22% de desconto em todos os serviços de despachante” para “colocar a documentação em dia”. A publicação, de 8.out., destaca que a promoção vale até 25.out. A empresa tem como sócios Renato Portante Soares e Lindemberg Araújo e apagou a publicação após o Núcleo entrar em contato para pedir posicionamento.

O IAT Clube de Tiro, em São Pedro da Aldeia (RJ), foi na mesma linha. A foto de capa indicava em letras garrafais com os dizeres “promoção de eleição” e “filiação anual com 22% de desconto”. No vídeo postado em 30.set., o instrutor e sócio Marcelo Pinto alertava que a oferta era limitada até 2.out. “Aproveita essa promoção porque, depois que o Flávio ganhar, depois que tudo acontecer, os preços vão subir, né, galera? A gente vai estar muito valorizado”, diz.

Uso da função pública

No caso do Rearmy Clube de Tiro, do empresário Walter Alves de Oliveira Junior, a publicação oferece um curso gratuito de atendimento pré-hospitalar em ambientes táticos para 20 participantes caso “os nove dedos” não vença a eleição. A imagem é acompanhada de uma foto do instrutor Weslei Leonardo Lopes, que é comandante da Guarda Civil Municipal de Tanguá (RJ), usando um uniforme semelhante ao da corporação, empunhando um fuzil, e na braçadeira está escrita a sigla “GCM”.

O post, de 6.out., aponta que a promoção vale até o dia 31 do mês e foi apagado após a reportagem contatar o clube.

Reprodução da promoção em que o comandante da GCM de Tanguá aparece

Para as especialistas entrevistadas, Lopes também está infringindo a legislação eleitoral por se utilizar da função pública para promover apoio político. “Ele, enquanto pessoa física, pode manifestar a predileção dele no candidato que ele entender, mas utilizar qualquer estrutura da coisa pública, do cargo que ele exerce para fazer essa manifestação, isso é uma conduta vedada”, sinaliza Isabela Damasceno, da ABRADEP.

Carolina Ricardo, do Sou da Paz, ainda aponta possível conflito de interesse. “Você trabalha pela segurança pública, mas trabalha no clube de tiro e faz propaganda de um clube de tiro. Ou seja, incentiva as pessoas a usar arma e atirar. Se você quer melhorar a segurança pública, você precisa promover a segurança pública e não incentivar a autodefesa”, avalia.

Em Araguaína (TO), a Delta Armas, que tem clube de tiro e loja de armas e equipamentos táticos, tem como sócios o servidor público federal Diego de Lana Acácio, lotado desde 2012 no Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária (Incra), e a dentista Fagna Araújo de Lana. O Núcleo não localizou postagens que vinculem a função dele às propagandas, apesar de ele fazer publicações em “collab” com a página da empresa.

Esse clube publicou, dois dias após o primeiro turno, uma promoção “em homenagem ao 22” com desconto para a compra de rifle calibre .22 até 24.out.2026. O clube já tinha feito outra oferta, às vésperas da votação, em 3.out., de duas filiações gratuitas caso Lula não fosse reeleito e Bolsonaro ganhasse. A página também já fez outras publicações com Diego Acácio vestindo camisetas com a frase “fora Lula”, mostrando uma arma com a frase “em outubro será PT”, que significa pistola Taurus, e divulgando evento de adesivaço pró-Bolsonaro organizado pelo clube.

À reportagem, a Delta Armas disse que, antes de dar um posicionamento, está “realizando as verificações necessárias para que qualquer esclarecimento seja feito com responsabilidade e precisão”.

Além disso, a reportagem também encontrou publicações de clubes de tiros realizando apenas campanha política, sem a oferta de descontos ou promoções. Um exemplo é o Artire Clube, em Rio Claro (SP), do empresário Euclides Emanuel Fernandes Speranza Dias. Ele gravou vídeo, em 9.set. ao lado do deputado federal Paulo Bilynskyj (PL-SP) e do vereador Coronel João Arraes (PL) que disputavam, respectivamente, a reeleição e o cargo de deputado estadual, e afirmou que Lula acabaria com os clubes de tiro se conseguisse um quarto mandato.

A página da empresa também continha um vídeo do ex-deputado federal Eduardo Bolsonaro incentivando o voto em Arraes e um post com os números de candidatos “para acabar com o PT”. Além dos dois parlamentares citados, o apoio foi para Ricardo Salles (que desistiu) e Guilherme Derrite (que se elegeu) para o Senado, Tarcísio de Freitas para governador de São Paulo (eleito) e Flávio Bolsonaro para presidente.

Em contato com o Núcleo via WhatsApp, a esposa de Euclides Dias e sócia da loja de armas, Gislaine Speranza Cordebelli Dias, disse que o posicionamento dele é enquanto pessoa física e que “nada tem haver com pessoa jurídica”, apesar de as publicações terem sido realizadas na página institucional do clube de tiro. Ela encaminhou o contato direto dele, mas não houve retorno.

Bilynskyj, que conseguiu se reeleger, já tinha feito declarações prometendo um “revogaço” dos decretos assinados pelo presidente Lula que freavam o acesso a armas para a população. De acordo com levantamento da Agência Pública, o partido dele, o PL, liderou o volume de doações por empresários do ramo armamentista, com R$ 420 mil injetados nas campanhas de candidatos.

O Núcleo procurou todos os clubes citados, os deputados Delegado Caveira e Paulo Bilynskyj, além da Prefeitura de Tanguá, mas não houve retorno.

No, the world zionist movement is not an antisemitic conspiracy theory

The World Zionist Organization was founded in 1897. It has an elaborate structure, including a World Zionist Congress, a Zionist General Council, a Zionist Executive, and a Zionist Supreme Court. And this is just one of the many such entities…

Universities fire dozens amid pressure from Zionist billionaires

Major drivers of the repression include pressure from wealthy pro-Israel donors, government interference, and the political loyalties of university administrators and trustees, according to a new report.

When will this White House madness end?

By: A A
10 October 2026 at 13:00

By Philip GIRALDI

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The United States competes with Israel for the “Most Hated” Distinction

It was another horrific week in Washington with President Donald Trump actually succeeding in coming out with an apparently improvised comment that equaled or maybe even exceeded his ghastly performance at the United Nations where he speculated over whether he should “annihilate” Iran and drive it back into the Stone Age. It would seem that ninety plus million dead Persians would satisfy Donald’s blood lust when it comes to killing innocent civilians, but the latest musing by our beloved leader had him addressing a campaign rally in Nebraska, where he appeared to be declaring that he might well consider wanting to continue the war against Iran even if the price to pay from the Iranians were to be retaliation consisting of eliminating some of our cities. He said “It’s a small price to pay for keeping the world safe, for keeping our country safe, and it’s going to be over with very soon. Let ’em take out Los Angeles, let ’em take out San Diego.”

Trump clearly saw the whole thing as some kind of quid pro quo expecting that even Californians would consider the price to pay worth it if it kept Iran from obtaining a nuclear weapon but he failed to make any reasonable connection between the nonexistent weapon and the good to come out of annihilation of millions of Americans. The irony is, of course, that since Iran has no nukes and nor is it even developing that resource, a point generally made by US intelligence, it could not in any event destroy either or both of the West Coast cities. But then again, Trump is not given much to deep thinking and what he tends to say is what is roiling around among the three brain cells that might actually be functioning in his oversize head at any moment.

Interestingly, the video recording the gathering shows the Nebraska crowd of MAGA supporters cheering the exchange, seemingly unaware that the war never needed to be fought, that Iran was not and is not any military threat to the United States, and that the whole bloody thing could be ended by Trump repeating his frequent declaration of “victory” before ordering all the troops home and putting an end to it. That way no one “loses” and no more innocents have to die but somehow that does not appear to be an option circulating in the White House.

In the wake of the comment, both California’s Democratic Governor Gavin Newsom and San Diego Republican Mayor Todd Gloria called out President Trump for his willing to see Americans die in large numbers due to bad policies coming out of Washington. Newsom wrote on social media how “After sending the National Guard to occupy California, Donald Trump is now saying our foreign enemies should ‘take out’ Los Angeles and San Diego. He is deranged and dangerous.” Gloria added “San Diego is not collateral damage. We are not expendable. And we are never a ‘small price to pay.’ Keep our city out of your reckless war talk.”

The White House inevitably pushed back in support of Trump’s comments, with communications director Steven Cheung writing on social media how “The media freakout over President Trump’s comments is not rooted in reality. He was clearly stating US cities would have been threatened if a nuclear Iran hadn’t been stopped. America is safer because of the President. Iran has no nuclear, no navy, no air force, and no money.” Interestingly, Trump’s communications director, who interpreted the comment backwards by claiming falsely that the president had “stopped” an Iranian nuke, was incapable of understanding what Trump actually said and instead invented what he might have been wanting to say. All of which explains why the White House is as dysfunctional as it is.

Beyond that, something at least veering towards a bit of constructive policy did take place on September 30th when the United States completed its troop withdrawal from Iraq, which it has been de facto occupying for the past 23 years. The withdrawal, which took place after multiple requests by the Iraqi government, appears to be due to the desire to move US troops out of the effective range of some of the Iranian short range-missiles and drones which could easily reach Iraq. The soldiers and airmen will be moving to next door Jordan which means they will still be near enough to intervene if the Iraqis become naughty and do anything that is not perceived as being in American “interests.”

Some will recall that back in January 2020, then President Donald Trump ordered the assassination of the Iranian head of the Iranian Revolutionary Guards Qasim Soleimani who had just landed in Baghdad Airport to join in peace talks between his country and the Iraqis. Peace talks are not the sort of thing that Trumpists are good at, particularly if they involve actual or potential enemies of Israel, so Soleimani had to be stopped. The Iraqis are certainly aware that the departure of US soldiers does not mean an end to American intervention, which can indeed be at the point of a gun but which might also be through sanctions and other less kinetic means.

All of which is to suggest that the game is not over yet and Trump is quite capable of doing something very stupid in an attempt to salvage whatever remains from his reputation. What is behind a lot of this nonsense is the evil circle involving Trump himself and his good friends in Israel. Make no mistake that Israel is dedicated to becoming “Greater Israel” while also eliminating its potential enemies in Asia and Africa. And, unlike Iran, it is actually nuclear armed thanks to the material and technology that it stole from the United States before killing President John F Kennedy who tried to stop them. And the witless Donald will do everything in his power to help Prime Minister Benjamin Netanyahu be reelected, be it because he is being blackmailed or because he loves the man so much. Be that as it may, Trump will cooperate fully with Netanyahu or whoever succeeds him, no matter what. So too will there be the usual consensus on doing everything to please the Jewish state coming from the usual crowd of Israel firsters in Congress, in the mainstream media and among the Foundations that have come to rely on the money and “respect” that comes from inhabiting the same space as those who are beloved by Zion.

For those who have not yet aware of just how deeply the Zionist activists have inserted themselves in the body politic, I would greatly recommend an article put out by the highly respectable Quincy Institute that just appeared this past week written by Kelley Vlahos, the Editor in Chief of Responsible Statecraft. It provides the sordid details of how the Israel Lobby backed up by Jewish billionaires has been able to create and then subvert a conservative movement that originally appeared to support American interests to make them instead do Israel’s bidding. She describes how “The annual confab, [NatCon 2026] ostensibly launched for American conservatives in 2019, is in Jerusalem this week, largely focused on shoring up US support for the Jewish state.” If Israel is successful, it will bring about a proposed US-Israeli integration at the Pentagon and take its place as a “partner” of the United States in defense matters as well as in foreign policy. Make no mistake, Israel will bleed us dry and then discard our carcass without even a backward glance. It will be the end of our country. President Donald J Trump and his predecessor Joe Biden have done much to move this process along and it is to them and the cowards in Congress and the media that we the owe the deep hole that we as a once-upon-a-time proud and independent people will soon find ourselves in.

Original article:  www.unz.com

How a U.S. Diplomat Suppressed and Altered Reports Critical of Israel

NYT: David Milstein, a top aide to Ambassador Mike Huckabee, has repeatedly suppressed or significantly revised embassy reporting on Israeli activities. Milstein is the stepson of right-wing radio host Mark Levin

Israel’s flailing chatbot army

No longer able to rely on traditional lobbying, Israel is pouring huge funds into ‘cognitive warfare’ aimed at manipulating the responses of AI platforms.

New IDF Website Frames Slain Gaza Journalists as Terrorists

Since October 2023, no nation’s military has killed nearly as many journalists as Israel, a fact that often opens them up to considerable criticism. The IDF aims to quell those concerns with a new round of official narrative

The Israeli Right Portrays Islam as Murderous. It Serves a Political Purpose

A new Israeli book says that right-wing Israeli scholars, journalists, and rabbis cherry-pick religious Muslim texts and ignore moderate voices as part of a clear agenda to demonize Islam 

Dos clubes de tiro ao poder: segmento de armas injeta mais de R$ 1,2 milhão nas eleições

2 October 2026 at 12:00

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

O mercado do tiro participa das eleições financiando campanhas e lançando candidatos próprios, enquanto alguns parlamentares eleitos defendem suas pautas no Congresso. Empresários de clubes de tiro e fabricantes, comerciantes e importadores de armas despejaram pelo menos R$ 1,2 milhão na campanha deste ano, revela cruzamento de dados feito pela Agência Pública. 

O levantamento, que considera doações registradas no Tribunal Superior Eleitoral até 30 de setembro, mostra que 96 candidatos foram beneficiados com financiamento de 98 empresários ligados ao setor.

Há ainda 28 sócios e administradores que registraram candidaturas próprias – metade deles concorrem pelo PL, partido do candidato à presidência Flávio Bolsonaro. Eles disputam principalmente cargos de deputado estadual (17), mas há registros para deputado federal, vice-governador e 1º suplente de senador.

Entre os candidatos que receberam doações desses empresários, estão nomes conhecidos, como os deputados federais Nikolas Ferreira (PL-MG), Kim Kataguiri (Missão-SP) e Julia Zanatta (PL-SC), que concorrem à reeleição. Com exceção de Zanatta, que recebeu R$ 5 mil, os outros dois deputados receberam valores baixos, inferiores a R$ 400. Os três defenderam ou beneficiaram o setor durante seus mandatos.

As maiores quantias foram recebidas pelos candidatos filiados ao PL (R$ 420 mil), ao Republicanos (R$ 153 mil) e ao Novo (R$ 133 mil) – juntas, as três legendas de direita e extrema direita concentram quase 60% dos R$ 1,2 milhão doados a candidatos.

chart visualization

As doações registradas até agora são menores do que as computadas nas eleições de 2022, quando 118 empresários do setor doaram R$ 2,69 milhões a 126 candidatos. 

O cruzamento considerou todos os clubes de tiro, fabricantes, vendedores e importadores de armas e munições com registro no Exército e cruzou com a base de dados da Receita Federal para chegar aos nomes dos sócios e administradores. Desde 2015, é proibido que empresas façam doações a campanhas políticas – esse espaço é hoje ocupado por pessoas físicas.

A doação de campanha é permitida por lei e não implica nenhuma irregularidade. Ela, no entanto, pode ser um indicativo dos setores que serão defendidos e beneficiados caso os financiados sejam eleitos.

Para Carolina Ricardo, diretora-executiva do Instituto Sou da Paz, esse apoio eleitoral ajuda a sustentar uma agenda do setor, que passa pela compra de armas, pela redução da tributação e pelo funcionamento dos clubes. “O lobby parlamentar visa prioritariamente à aprovação de projetos de lei que flexibilizem o comércio, ampliem o porte de armas para categorias funcionais, diminuam tributos e reduzam o controle estatal sobre os clubes de tiro. Apoiar candidatos alinhados garante uma bancada ativa e comprometida com a ampliação contínua das garantias econômicas e operacionais do setor”, analisa a especialista.

Na avaliação de Felippe Angeli, coordenador de advocacy do Justa, a proibição de doações empresariais em 2015 mudou a forma de participação desse mercado no financiamento eleitoral. “Desde a proibição de doações de pessoas jurídicas, donos e executivos das grandes indústrias, além de empresários de clubes de tiro, continuam doando como pessoas físicas. Eles encaram essas doações como investimento estratégico”. A leitura do coordenador descreve a articulação do setor – os registros de doação, isoladamente, não são suficientes para revelar a motivação de cada financiador.

Conflito de interesses?

Julia Zanatta (PL-SC) é uma dessas pontes entre o setor e o Congresso. Aos 41 anos, a catarinense natural de Criciúma construiu sua ascensão política alinhada ao bolsonarismo e às pautas conservadoras. Formada em jornalismo e direito, Zanatta chegou à Câmara na eleição de 2022 e fez da defesa das armas uma marca do mandato. Em 2025, ela destinou uma emenda parlamentar de R$ 800 mil (posteriormente ampliada para cerca de R$ 999 mil) para a prefeitura de São José, em Santa Catarina, contratar um clube de tiro de um aliado seu para realizar treinamentos para a Guarda Municipal.

Deputada federal Julia Zanatta em foto, no Instagram, em um trono de fuzis
Deputada federal Julia Zanatta em foto, no Instagram, em um trono de fuzis

Em novembro de 2025, o ICL Notícias revelou que uma auditoria do Tribunal de Contas de Santa Catarina identificou indícios de direcionamento na contratação. A prefeitura negou irregularidades e afirmou ter seguido a legislação. À época, a deputada disse em suas redes sociais que a destinação da emenda atendeu a todas as exigências legais de transparência e rastreabilidade. Afirmou ainda que manteria o direcionamento de verbas para treinamentos em clubes de tiro, estendendo o investimento para a aquisição de armamentos, fuzis e munições.

Carolina Ricardo, do Sou da Paz, faz uma dura crítica quando o apoio político se transforma em destinação de dinheiro público sem transparência. “Uma coisa é a atuação política legítima no processo legislativo, outra, completamente diversa, é o desvio de emendas públicas para custear campeonatos privados ou pagar serviços de clubes particulares sem concorrência transparente. O direcionamento de emendas para capacitação de Guardas Civis Municipais em estandes privados exemplifica o uso personalista do recurso público, frequentemente desprovido de rigor licitatório.”

Além dessa emenda, a bandeira pró-armas de Zanatta aparece em seus discursos, nas visitas aos clubes de tiro e nos nomes que ajudaram a financiar sua campanha. Um deles é Filipe Silveira Pavei, sócio-administrador da Pavei Brasil e de outras empresas de comércio e importação de armamentos. Em 2022, ele doou R$ 10 mil à deputada. Na campanha deste ano, o levantamento identificou um aporte de R$ 5 mil. O empresário também contribuiu para a campanha de outros candidatos.

A Agência Pública procurou Zanatta, Kataguiri, Nikolas Ferreira e o empresário Filipe Silveira Pavei, mas eles não responderam até a publicação deste texto. O espaço segue aberto.

Dinheiro público, campanha própria

Um empresário do setor simboliza como negócios e política se retroalimentam. Wagner Higa de Freitas é sócio de uma empresa de comércio de armas e também presidente da Federação de Tiro do Mato Grosso do Sul. A federação foi contemplada por uma emenda de R$ 3 milhões do deputado federal Marcos Pollon (PL-MS), anunciada em dezembro de 2025. Além de ter sido beneficiado com dinheiro público, Higa de Freitas é candidato a deputado estadual (PL-MS) neste ano e recebeu doações de cinco empresários do setor para sua campanha.

A emenda de Pollon, segundo o G1, era para a melhoria das estruturas dos 61 clubes de tiro filiados à federação de Freitas, para a aquisição de um playground e para a realização do primeiro Campeonato Estadual de Tiro em 2026. À época, Pollon defendeu a destinação do recurso público como uma forma de valorizar o tiro esportivo.

Apesar de, neste ano, Pollon ainda não ter recebido doações de empresários do setor, o deputado e candidato à reeleição é conhecido defensor dos clubes de tiro e das empresas de armas.

Deputado federal Marcos Pollon (à dir.) em cena de vídeo ao lado de Wagner Higa de Freitas, no Instagram
Deputado federal Marcos Pollon (à dir.) em cena de vídeo ao lado de Wagner Higa de Freitas, no Instagram

Aos 45 anos, o advogado de Mato Grosso do Sul é fundador do PROARMAS, movimento que mobiliza apoiadores do acesso civil ao armamento. Antes de pedir votos, ele já atuava no debate sobre as regras para caçadores, atiradores e colecionadores, os CACs. Em 2022, foi eleito com 103.111 votos, a maior votação para deputado federal no estado.

Durante o seu mandato, o bolsonarista apresentou projetos que beneficiam o setor, inclusive no campo tributário. Duas das propostas apresentadas propõem isenção de tributos a armas, munições e equipamentos comprados por atiradores desportivos registrados ou por mulheres vítimas de violência doméstica. Pollon também quer criar, com recursos públicos, o “Programa Minha Primeira Arma”, que subsidia a aquisição do primeiro armamento. Para os clubes de tiro, o deputado defende qualificá-los como Organizações da Sociedade Civil de Interesse Público (Oscips). O deputado usa o mesmo argumento, o do tiro como atividade de interesse coletivo, ao destinar recursos públicos à federação de Mato Grosso do Sul.

Pollon e Zanatta assumiram seus mandatos no início de 2023, em meio a uma virada na política de armas. Entre 2019 e 2022, o governo Bolsonaro ampliou a quantidade de armamentos e munições que civis e CACs podiam comprar e reduziu a fiscalização do setor. Porém, no seu primeiro dia de governo, Lula assinou o Decreto 11.366, que revogou normas da gestão anterior, suspendendo novos registros de clubes de tiro e CACs e restringindo a compra de armas e munições por civis.

Ainda em 2023, o Supremo Tribunal Federal também invalidou trechos dos decretos de Bolsonaro que flexibilizavam o acesso a armas.

Em julho, o governo publicou a nova regulamentação do Estatuto do Desarmamento, e Zanatta, cinco dias depois, tentou reverter parte das restrições no Congresso.

Carolina vê nessa reação uma mudança na forma de atuação política dos defensores das armas. “O debate público arrefeceu em relação à exaltação bélica de 2022 [sob Bolsonaro], mas a articulação legislativa prossegue de maneira silenciosa. Com os limites impostos pelos decretos do atual Executivo e a atuação da Polícia Federal, os parlamentares do setor concentram seus esforços em projetos de lei infraconstitucionais e negociações de bastidores.”

Grandes doadores, grandes negócios

No levantamento da Agência Pública, apenas cinco doadores concentram mais da metade (55,6%) dos recursos investidos nos candidatos deste ano. Bernardo Simões Birmann, membro do conselho de administração da Taurus e administrador da AMTT CBC Comércio Varejista Ltda, destinou R$ 150 mil a Thiago Virgilio Teixeira de Souza (Republicanos-RJ), candidato a deputado estadual. Além disso, ele também injetou R$ 50 mil na campanha do deputado federal Roberto Luiz (PL-RJ), candidato à reeleição. É o maior valor destinado por um empresário a candidatos no levantamento de 2026.

Birmann também aparece entre os financiadores de 2022. Naquele pleito, destinou R$ 100 mil a Julio Lopes (PP-RJ) e R$ 35 mil a Hugo Leal (PSD-RJ). A presença do mesmo doador em duas eleições mostra a continuidade das contribuições, embora os beneficiários tenham mudado.

Outra parcela expressiva vem de dirigentes de entidades esportivas. Ronaldo Baumgarten Neto, presidente do Tabajara Tênis Clube, que tem um estande de tiro, doou R$ 100 mil à candidatura para a Câmara dos Deputados de João Paulo Kleinübing (PL-SC).

Atirador em clube de tiro empunha pistola e mira para a câmera
Cinco empresários ligados a empresas de armas e clubes de tiro concentram 55,6% dos recursos investidos nos candidatos deste ano

Procuramos Bernardo Simões Birmann, da Taurus, Thiago Virgilio Teixeira de Souza (Republicanos-RJ), Ronaldo Baumgarten Neto e João Paulo Kleinübing (PL-SC), mas eles não responderam até a publicação deste texto.

Empresários que disputam cargos

Maycon Henrique Tombini reúne as duas formas de participação. Identificado como sócio da Liga Nacional de Rifle, ele disputa uma vaga de deputado federal pelo PL de Goiás e investiu R$ 184,5 mil na própria campanha. 

Em 2022, Tombini constava como financiador de outras candidaturas, com destaque para os R$ 66,9 mil destinados ao Major Vitor Hugo (PL-GO), que foi deputado federal entre 2018 e 2022, mas não conseguiu se eleger naquele ano. Agora, ele está entre os que buscam ocupar novamente uma cadeira na Câmara dos Deputados. 

Entre os empresários-candidatos, destaca-se também um dos conselheiros da Taurus, a maior fabricante de armas do país. José Paulo Cairoli (MDB) foi vice-governador do Rio Grande do Sul e hoje concorre a uma vaga como 1º suplente ao Senado.

Procurados, Maycon Henrique Tombini, Major Vitor Hugo, Wagner Higa de Freitas e José Paulo Cairoli não se manifestaram até a publicação deste texto.

A questão do armamento e dos incentivos ao setor ultrapassa os muros empresariais e os corredores do poder – e atinge diretamente a sociedade.

Para Ricardo, a discussão sobre quem financia e quem decide a política de armas precisa considerar também quem sofre suas consequências. “A violência armada não se dispersa de maneira neutra: ela incide com maior gravidade sobre as populações negras, periféricas e vulneráveis. O incremento de armas em circulação, seja pela letalidade direta, seja pelo extravio e incremento do poder bélico de grupos criminosos, recrudesce de forma trágica a desigualdade e a insegurança nos territórios mais desassistidos do país.”

METODOLOGIA

A Pública cruzou listas de quatro grupos empresariais que estão na Diretoria de Fiscalização de Produtos Controlados do Exército com cadastros da Receita Federal e dados eleitorais do TSE. Entraram no cruzamento registros de clubes de tiro e fabricantes, vendedoras e importadoras de armas de fogo, munições, armas de pressão, produtos menos letais e insumos como peças, carregadores e acessórios. Ficaram de fora atividades exclusivamente químicas, explosivos de mineração, fogos de artifício e blindagem de veículos sem vínculo com armas.

Foram identificadas pessoas físicas que aparecem como sócios, administradores e dirigentes, além de empresários individuais e representantes cadastrais de sócios. O cruzamento eleitoral combina nome e os dígitos disponíveis do CPF. A base da Receita foi obtida em agosto de 2026: esses vínculos não comprovam, por si, que a mesma função era exercida em 2022. Diferenças de grafia e empresas sem pessoa física identificada no cadastro também limitam a abrangência do levantamento.

Os dados eleitorais foram extraídos em 30 de setembro de 2026. Repetições causadas pelo vínculo de uma pessoa com mais de uma empresa foram descontadas, e as abas por atividade não foram somadas entre si. Como a eleição está em curso, os valores de 2026 são parciais. A inclusão no levantamento identifica um vínculo cadastral e uma movimentação declarada, sem presumir irregularidade ou uma motivação comum a todos os doadores.

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