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Sospesa la cancellazione dei carnet smart di Trenitalia. Salvini: “Prima un tavolo con le associazioni dei consumatori”

22 October 2026 at 16:05

Trenitalia sospende la cancellazione dei “carnet smart” su richiesta del ministro dei trasporti Matteo Salvini: “Ho chiesto a Trenitalia di sospendere qualsiasi tipo di novità prima di un tavolo da me convocato con le associazioni dei consumatori al ministero dei Trasporti. E hanno risposto di sì”, ha dichiarato il vicepremier in prefettura a Milano. Il “carnet smart” è un pacchetto di 10 corse su un’unica tratta sui treni Frecciarossa e Frecciargento in classe standard: è uno degli strumenti più utilizzati dai pendolari, lavoratori o studenti. A metà ottobre Trenitalia ha annunciato che a partire dal 1º novembre questa soluzione sarà eliminata: era stata pensata per lo smart working del periodo Covid e, sostiene la società, fin da subito si sapeva che il fenomeno si sarebbe ridimensionato. Esistono ancora molti lavoratori da remoto però che, con questa scelta di Trenitalia, arriveranno a spendere fino a 1.400 euro in più all’anno per i costi di trasporto.

“Il carnet smart rappresentava un essenziale cuscinetto di flessibilità e calmierazione dei costi per le nuove formule di lavoro ibrido. Toglierlo significa scaricare sui pendolari rincari pesantissimi proprio in un momento di diffusa difficoltà economica. L’impatto economico della rimodulazione tariffaria e dell’introduzione dei costi accessori penalizza duramente le tratte più frequentate. Chiediamo a Trenitalia un immediato passo indietro sul Carnet Smart e l’apertura di un tavolo di confronto per istituire tariffe agevolate stabili che tengano conto delle reali modalità di mobilità del Paese”, ha affermato in una nota Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori).

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Via i carnet, salasso per i pendolari. Grazie Trenitalia! È questo il servizio pubblico che vogliamo

21 October 2026 at 12:34

Viaggio tra Torino e Milano da più di cinque anni: tre volte alla settimana, con orari abbastanza fissi. Mi ritengo fortunata perché ho a disposizione dei giorni di smartworking mensili e anche perché sono una pendolare “comoda”: vivo a un chilometro dalla stazione di partenza, il mio ufficio si trova non lontano dalla stazione di arrivo.

Nonostante la stanchezza cronica di chi come me passa buona parte del proprio tempo di non lavoro sui mezzi, ho sempre considerato vantaggioso potermi fare una famiglia nella città che ho scelto e continuare a lavorare in un’altra, tra l’altro quella più ricca (e costosa) d’Italia. Viaggiare poi non mi costringe a cercare un alloggio a Milano, che come tutti sanno ha prezzi altamente proibitivi.

Da questo novembre però dovrò rivedere i miei piani: Trenitalia ha deciso di eliminare lo strumento introdotto durante i primi anni di Covid, il carnet Smart, che consente alle persone come me – che possono lavorare da remoto alcuni giorni a settimana – di spostarsi tra due città senza dover acquistare il costosissimo abbonamento (nel mio caso 374 euro al mese) dell’alta velocità. Usando il carnet Smart riuscivo a coprire i miei circa 12-14 giorni in presenza in redazione (per un totale di 22-24 viaggi a/r) mensili con una spesa che si aggirava – è una stima al ribasso – sulle 250 euro. Stiamo parlando di somme importanti ma per un trasporto veloce, che mi evita un affitto a Milano, il conto è senz’altro in attivo.

La doccia fredda è arrivata lunedì: le condizioni “sono cambiate” e dunque via i carnet, l’unica soluzione è l’abbonamento, ridotto di qualche euro ma con la gabola della prenotazione obbligatoria a 2 euro per ciascuna corsa. Questo significa che io, come altri milioni di pendolari in tutta Italia sulle tratte brevi di alta velocità, vedremo aumentare i nostri costi mensili del 126% (questo il calcolo dell’onorevole Marco Grimaldi – Avs che per primo ha denunciato il salasso), l’equivalente di uno stipendio a fine anno.

Ok, Trenitalia è un’azienda pubblica ma pur sempre un’azienda. Non sono ingenua e mi aspetto che negli anni possa rimodulare le sue offerte commerciali e – soprattutto per l’alta velocità – voglia monetizzare il più possibile. Qui però non si tratta di rincari, ma di un cambio di paradigma. Dice l’azienda: ora che non c’è più la pandemia, quei carnet non servono più. “Alla luce dei cambiamenti nelle abitudini di viaggio e nell’organizzazione del lavoro – spiega nella nota – Trenitalia ha sviluppato una nuova formula di abbonamento, pensata per rispondere alle esigenze sia dei pendolari tradizionali sia degli smart worker”. Quale ottusità!

Quindi – per capire – ora che c’è un sistema che funziona e hai creato una comunità di lavoratori vincolata a quello strumento, al posto di potenziarlo e magari aggiungere nuove corse, cosa fai? Lo rimuovi. Chiaro, no? Ma quale modello sociale vogliamo se un’azienda pubblica è la prima a fare cassa sui lavoratori?

Siamo peraltro in un periodo nero per gli spostamenti visti i costi energetici lievitati a dismisura: andare in auto per me non è un’alternativa sostenibile, non lo sarebbe nemmeno dal punto di vista ecologico; e penso di parlare per migliaia di persone. Sottotraccia poi c’è sempre quel modo di dipingere lo smartworking come emergenziale e non come parte strutturale di un mondo del lavoro evoluto.

In questi giorni, a bordo dei treni, ho sentito tante persone parlare animatamente di questa “novità”: la maggior parte dei commenti era tra il furioso e lo sconsolato. Molti – come me – dovranno farsi i conti in tasca e valutare l’effettiva convenienza di pendolare, già di per sé un’attività usurante. Al momento alcuni parlamentari hanno annunciato interrogazioni al ministro dei Trasporti, le istituzioni locali (nel mio caso l’assessore regionale piemontese) hanno fatto sapere che chiederanno spiegazioni: mi sembra il minimo.

Ai pendolari non resta che arrabbiarsi e denunciare questa stangata a freddo. Sono nati dei comitati, su Change.org qualcuno ha lanciato una petizione, sui social c’è una valanga di commenti negativi. Continuiamo ad attivarci.

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Addio ai carnet Smart, Trenitalia fa cassa sui lavoratori pendolari. Salvini ne risponda!

19 October 2026 at 15:38

La notizia è arrivata con soli 14 giorni di anticipo: dal 1° novembre Trenitalia cancellerà i carnet Smart, quelli da 10 biglietti Standard andata e ritorno per Frecciarossa e Frecciargento. Una soluzione che, ad esempio, sulla tratta Torino-Milano, era già arrivata a costare 139 euro. Nel 2024 erano 99. Significa che c’è già stato un rincaro del 40%. Ora, la decisione improvvisa di sospendere i carnet è stata comunicata con una nota sul sito.

Nel frattempo, la compagnia ferroviaria di bandiera ha abbassato l’abbonamento mensile da 374 a 294 euro, ma anche questa suona come una presa in giro, dal momento che per ogni biglietto è stata introdotta una prenotazione obbligatoria da due euro. Significa che chi si muove lungo la linea Torino-Milano spostandosi cinque volte al mese vedrà un rincaro mensile di 175 euro (+126%) rispetto ai 139 del carnet. Con dieci viaggi si passa da 278 a 334 euro, con un aumento di 56 euro. Sono aumenti dai 600 ai 1900 annui. Per chi si muove da Torino a Milano due volte a settimana, l’impatto sarà di 1.400 euro di costi di trasporto in più all’anno. Interi stipendi.

In sostanza Trenitalia, un’azienda pubblica, sta facendo cassa sui lavoratori pendolari non quotidiani, studenti universitari, collaboratori occasionali e precari, giovani in smart working. La società si difende sostenendo che il fenomeno del lavoro in remoto si sarebbe ridimensionato dopo la sua fase espansiva in epoca di Covid. Eppure quei lavoratori e quelle lavoratrici, quegli studenti e quelle studentesse esistono ancora (e, aggiungo, l’arretrare del lavoro agile è una pessima notizia).

Il carnet Smart composto da 10 corse su tratta unica su Frecciarossa/Frecciargento in classe standard restava lo strumento più usato da lavoratori giovani e precari, che devono recarsi in ufficio cinque, dieci, al massimo volte al mese (ovvero poche). Lavoratori che si spostano al massimo tre volte a settimana non hanno bisogno di un abbonamento, sproporzionato rispetto all’uso. Senza contare che spesso non hanno la possibilità di prenotare subito il biglietto andata e ritorno (il che permetterebbe di spendere solo 2 euro di prenotazione anziché 4), perché i loro orari d’ufficio non vengono quasi mai rispettati. Che alternative hanno adesso queste persone? Soltanto i treni regionali, che significano il doppio del tempo perso in spostamenti.

C’è infatti una realtà di fondo in tutto questo: il problema strutturale è il numero insufficiente di treni, con la conseguenza che nelle ore di punta risulta quasi impossibile prenotare l’alta velocità in classe standard. Anziché aumentare i posti, Trenitalia sta puntando a spostare i pendolari non regolari sui regionali. Una non soluzione, punitiva per un’intera categoria, in un momento di enorme difficoltà.

Per questo come Avs abbiamo parlato di una mossa classista e ambientalmente scellerata, che il Ministero dei trasporti dovrebbe impedire. Perciò ho depositato un’interrogazione rivolta al “peggior Ministro delle infrastrutture dai tempi dell’invenzione della ruota”. In un Paese attraversato da carovita, prezzi insostenibili di energia, carburante e beni primari, rispetto a cui i salari da fame non possono stare al passo, è incredibile che invece di incentivare gli spostamenti su rotaie si punisca chi sceglie il treno come mezzo di trasporto.

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Trenitalia cancella i Carnet Smart, pendolari in rivolta: “Rincari fino al 126%”. Interrogazioni a Salvini

19 October 2026 at 13:59

Pendolari in rivolta e interrogazioni parlamentari annunciate al ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Perché da novembre Trenitalia cancella il Carnet Smart, dieci viaggi in trenta giorni sui treni dell’Alta Velocità, dal lunedì al venerdì, a prezzi agevolati. Una decisione che interessa soprattutto i tanti lavoratori che alternano presenza in ufficio e smart working. Sulle tratte Torino-Milano, Bologna-Milano e Roma-Napoli il carnet costa 139 euro, 13,90 a viaggio; sulla Firenze-Bologna 99. Ma a meno di non effettuare una ventina di tratte al mese, toccherà sborsare di più o trovare un’alternativa. Una prospettiva che, però, per Trenitalia non rappresenta l’attuale domanda, alla quale l’azienda sostiene di aver risposto con un abbonamento mensile con una riduzione di 80 euro.

Sulla Torino-Milano il nuovo abbonamento mensile scenderà da 374 a 294 euro, ma ogni prenotazione costerà 2 euro. Cinque viaggi, per dieci tratte tra andata e ritorno, oggi acquistabili a 139 euro, con l’abbonamento costerebbero 314 euro: 175 euro in più (+126%). Con dieci viaggi si passerebbe da 278 a 334 euro, +56 euro. Senza Carnet Smart, denuncia il Comitato Pendolari Alta Velocità Roma-Napoli, chi non acquista l’abbonamento potrebbe pagare circa 48 euro a viaggio a tariffa piena, contro i 13,90 euro a tratta del carnet. “Non si può chiedere ai lavoratori di moltiplicare per tre o quattro il costo della propria mobilità semplicemente per continuare a recarsi al lavoro”, scrive il Comitato sui social, chiedendo il ripristino o un’alternativa equivalente.

C’è già chi minaccia di passare alla concorrenza. Nelle chat dei pendolari circolano reclami a Trenitalia e inviti a rivolgersi all’Antitrust. Perché, si legge sui social, “cancellano la sola tariffa flessibile per chi fa smart working o turni parziali”, e annuncia di rivolgersi alla concorrenza”. Sulla Torino-Milano, ad esempio, Italo offre dieci viaggi a 179 euro: 40 in più rispetto al vecchio carnet, ma meno dei 314 euro dell’abbonamento Trenitalia. Che diventa conveniente se i viaggi raddoppiano: con venti viaggi il nuovo abbonamento Trenitalia costa 334 euro contro i 358 di due carnet Italo. Su alcune tratte, però, la concorrenza non offre la stessa copertura e non manca chi si sente costretto a scegliere l’auto. Ci sono poi altri tipi di carnet che Trenitalia manterrà, ma per chi non si sposta tutti i giorni la soluzione più economica è arrivata al capolinea.

Trenitalia difende la scelta, che giustifica con un’evoluzione della domanda, dove il fenomeno dello smart working si sarebbe ridimensionato rispetto al passato, a quando il Carnet Smart era nato, subito dopo il Covid. L’azienda evidenzia rivendica “il nuovo modello di gestione degli abbonamenti mensili all’Alta Velocità, con una riduzione di 80 euro“. Che, spiega in una nota “si inserisce in un percorso di evoluzione dell’offerta commerciale volto a rispondere alle mutate esigenze di mobilità dei clienti e a un utilizzo più efficiente dei posti disponibili sui treni”. Il Carnet Smart, spiega l’azienda, arrivò dopo la pandemia per il lavoro agile. Ora vuole contrastare anche le prenotazioni non utilizzate che, dice, sottraggono posti. I 2 euro saranno rimborsati annullando il viaggio prima della partenza. E sulla Napoli-Roma, scrive Trenitalia in una nota, “chi fa trenta viaggi risparmierà 20 euro rispetto al vecchio abbonamento”. Di altro avviso alcuni parlamentari. Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) denuncia una “mossa classista e ambientalmente scellerata” a danno di studenti e precari e annuncia un’interrogazione a Salvini. Anche Raffaella Paita e Ivan Scalfarotto (Italia Viva) interrogheranno il ministro: “Chi si sposta per motivi professionali non può essere costretto a quadruplicare la spesa con abbonamenti mensili da oltre 400 euro o a pagare i viaggi a tariffa piena”.

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