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Pil all’1%, inflazione al 4,2% e salari reali in calo: l’allarme dell’Upb

23 October 2026 at 13:41

L’economia italiana continua a crescere, ma il caro energia mette a rischio la ripresa e riduce il potere d’acquisto dei lavoratori. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, il Pil aumenterà di circa l’1% nel 2026, mentre l’inflazione ha raggiunto il 4,2% a settembre. Nonostante la tenuta dell’occupazione, le retribuzioni reali restano oltre nove punti percentuali inferiori ai livelli del 2020.

Servizi in crescita, industria debole: nel terzo trimestre il Pil avanza di uno o due decimi

L’Italia continua a crescere a “ritmi moderati”, ma i rincari energetici e l’aumento dei prezzi rischiano di frenare ulteriormente l’economia. La Nota sulla congiuntura di ottobre 2026 dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) conferma una previsione di crescita del Pil intorno all’1% per quest’anno, sostanzialmente in linea con quella del governo. A preoccupare sono soprattutto l’inflazione al 4,2% e la nuova riduzione dei salari reali, che continuano a perdere potere d’acquisto.

Nei primi sei mesi dell’anno il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo, mostrando un andamento simile a quello dell’Area Euro. Per il terzo trimestre, i modelli dell’Upb indicano un ulteriore aumento compreso tra uno e due decimi di punto percentuale. A sostenere l’attività economica è soprattutto il settore dei servizi, mentre l’industria continua a mostrare segnali di debolezza. La fiducia delle imprese è migliorata in primavera, ma l’incertezza economica rimane elevata.

La previsione di crescita per il 2026 è “coerente con la previsione formulata per la validazione del quadro macroeconomico del Dpfp 2026 (1,1%)”, osserva l’Upb, che sottolinea come “il quadro resta provvisorio in attesa dei dati Istat di fine ottobre, mentre i rischi sono prevalentemente al ribasso a causa di tensioni geopolitiche, prezzi e condizioni di finanziamento”.

Le maggiori difficoltà riguardano il potere d’acquisto delle famiglie. Il mercato del lavoro continua a mostrare una buona tenuta, con un aumento dell’occupazione e della partecipazione, ma la crescita dei prezzi sta erodendo nuovamente il valore delle retribuzioni.

“Prosegue la fase espansiva del mercato del lavoro, aumenta l’occupazione e la partecipazione, ma le retribuzioni in termini reali hanno ripreso a ridursi e sono inferiori a quelle del 2020 per oltre nove punti percentuali”, rileva l’Ufficio parlamentare di bilancio.

L’inflazione, arrivata al 4,2% a settembre, è stata alimentata soprattutto dai rincari dell’energia, risultati più marcati in Italia rispetto alla media dell’Area Euro. L’aumento dei costi si è concentrato principalmente sulle componenti direttamente esposte, come abitazione, acqua, elettricità, gas, combustibili e trasporti.

Rispetto alla crisi energetica del 2021-2022, quando gli aumenti si erano rapidamente estesi ai prezzi alimentari e ai servizi, la trasmissione dei rincari alle altre componenti dell’inflazione è stata finora più contenuta. A limitare gli effetti hanno contribuito minori problemi nelle catene di approvvigionamento, aumenti meno pronunciati delle materie prime agricole e una risposta più tempestiva della politica monetaria.

Da settembre, tuttavia, l’Upb rileva i primi segnali di diffusione degli aumenti anche ai prezzi dei trasporti, degli ortaggi e dei legumi. Contemporaneamente crescono le aspettative di inflazione di famiglie e imprese, mentre si intensificano le pressioni sui prezzi nelle prime fasi della produzione.

L’economia italiana rimane quindi esposta agli effetti dello shock energetico, alle tensioni geopolitiche internazionali e al peggioramento delle condizioni di finanziamento. Secondo l’Upb, questi fattori potrebbero compromettere le prospettive di crescita nei prossimi mesi, nonostante la tenuta dei servizi e dell’occupazione.

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5 October 2026 at 10:31

È vero che minimo contrattuale e salario effettivamente percepito non sono la stessa cosa. Ma qualunque misura si utilizzi, l’Italia ha subito una forte perdita di salario reale rispetto agli altri grandi paesi. Chiamando in causa la contrattazione collettiva.

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4 September 2026 at 09:01

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