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Intesa Sanpaolo rafforza il sostegno alle startup, all’innovazione e alla transizione sostenibile

22 October 2026 at 09:51

Intesa Sanpaolo, con Up2Stars e In Action Esg CLIMATE 40 startup accelerate e tre progetti green premiati con 100mila euro ciascuno

Intesa Sanpaolo consolida il proprio impegno a favore dell’innovazione, delle startup e della transizione sostenibile con l’evento conclusivo di Up2Stars e In Action Esg CLIMATE, due programmi complementari sviluppati insieme a Intesa Sanpaolo Innovation Center. Le iniziative puntano a sostenere la crescita delle giovani imprese innovative e a valorizzare progetti capaci di generare un impatto concreto sul piano ambientale. 

Il Gruppo ha sostenuto negli ultimi dieci anni la crescita dell’ecosistema dell’innovazione attraverso circa 1 miliardo di euro di finanziamenti destinati a oltre 4.200 startup e imprese innovative. Nell’ambito dell’evento sono state inoltre premiate tre realtà con un contributo di 100mila euro ciascuna, per un totale di 300mila euro, attraverso il programma In Action Esg CLIMATE. 

Up2Stars, promosso dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, sostiene la crescita delle startup ad alto contenuto tecnologico, favorendone il dialogo con imprese, investitori e operatori specializzati. In Action Esg CLIMATE, promosso da Intesa Sanpaolo Assicurazioni guidata da Virginia Borla, è invece dedicato ai progetti capaci di produrre un impatto ambientale concreto e misurabile. Il Grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino ha ospitato le 40 startup protagoniste del percorso di accelerazione di Up2Stars, sviluppato attraverso un network di partner che comprende ELITE, Digit’Ed, Microsoft, Innovit e Factory Plus in qualità di acceleratore. 

Nel corso dell’evento sono state premiate anche le tre startup vincitrici della quarta edizione di In Action Esg CLIMATE, selezionate tra 231 candidature. Tra i progetti premiati figura Rarearth, di Monte San Vito, in provincia di Ancona, che ha sviluppato un processo per il riciclo delle terre rare contenute nei magneti a fine vita, destinato alla produzione sostenibile di nuovi magneti ad alte prestazioni. Premiata anche Pipein, di Torino, con il progetto “Waterguard”, una soluzione pensata per ridurre le perdite nelle condotte idriche sommerse o pressurizzate attraverso sistemi robotici e tecnologie di intelligenza predittiva.

Il terzo riconoscimento è andato a Voidless, di Milano, che innova il settore della logistica producendo in tempo reale scatole su misura per ogni ordine, con l’obiettivo di ridurre costi, sprechi e impatto ambientale. La terza edizione di Up2Stars, lanciata a giugno 2025, ha raccolto 500 candidature e selezionato 40 startup ad alto potenziale, dieci per ciascuno dei quattro ambiti considerati prioritari per il sistema produttivo italiano: Nuovi materiali, Robotica, Aerospazio e Design Tech.

Le startup hanno seguito gratuitamente un percorso di accelerazione curato da Factory Plus, con attività di mentorship e approfondimenti specialistici. Nei quattro Demo Day conclusivi, realizzati con il sostegno di Visa, le realtà selezionate hanno presentato soluzioni in settori che spaziano dall’economia circolare all’intelligenza artificiale, dalla salute alla manifattura digitale, dall’automazione industriale alla space economy.

La distribuzione geografica delle 40 startup vede il Nord Italia ospitarne il 75%. La Lombardia è la regione più rappresentata, con 16 startup, di cui 13 a Milano, mentre la presenza di realtà innovative in Campania, Marche e Puglia testimonia la crescita di nuovi poli imprenditoriali anche al di fuori dei tradizionali hub del Nord. Dal 2022, In Action Esg CLIMATE ha raccolto complessivamente oltre 600 candidature, premiato 14 progetti e assegnato grant per più di 2 milioni di euro. 

Con 1.500 candidature e 120 startup accelerate in tre edizioni, Up2Stars accompagna le imprese innovative dalla fase di accelerazione fino all’accesso al mercato dei capitali attraverso la Lounge ELITE Intesa Sanpaolo. Ad oggi sono 62 le startup entrate nella Lounge, di cui 12 provenienti dall’ultima edizione. 

Negli ultimi dieci anni Intesa Sanpaolo ha inoltre erogato circa 1 miliardo di euro a oltre 4.200 startup e imprese innovative, raggiungendo una quota di mercato del 31% nel segmento startup e del 54% tra le PMI innovative. Nel 2024, inoltre, 12 startup selezionate tra le migliori partecipanti alle prime due edizioni di Up2Stars hanno preso parte a una missione negli Stati Uniti, organizzata dalla Banca dei Territori insieme a INNOVIT, l’Italian Innovation and Culture Hub nella Silicon Valley. L’evento conclusivo ha rappresentato anche un momento di confronto sui temi dell’innovazione e della crescita sostenibile, con gli interventi di Agostino Deiana, Anna Roscio e Serena Fumagalli, oltre alle testimonianze di alcune delle startup accelerate nel programma. 

Al centro della giornata anche la tavola rotonda “L’innovazione a servizio della crescita e delle transizioni sostenibili”, con la partecipazione di Viviana Bacigalupo, Direttrice Generale di Intesa Sanpaolo Innovation Center, Matteo Bertocchi, CEO e Founder di Novac, Antonio Granito, Executive Director Area Finanza e Sostenibilità di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, e Stefano Peroncini, Chief Executive Officer di Eureka! Venture SGR. 

Nel corso della cerimonia Lauretta Filangieri, Responsabile Sostenibilità di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, ha assegnato i tre contributi, mentre Virginia Borla, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Intesa Sanpaolo Assicurazioni e Responsabile della Divisione Insurance di Intesa Sanpaolo, ha chiuso i lavori sottolineando il valore strategico dell’ecosistema dell’innovazione e il ruolo delle assicurazioni nel sostenere lo sviluppo sostenibile e la competitività del sistema economico.

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Militari in città, ma che cosa possono fare in concreto? L’operazione Strade sicure e l’insicurezza dei soldati

22 October 2026 at 09:47

Per fronteggiare l’emergenza di Milano, dovuta agli scontri tra manifestanti violenti e polizia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha deciso di inviare i rinforzi, 500 militari. Ma dopo un confronto tra Chigi e il Colle si è deciso di non assegnare a questi soldati gli stessi poteri dei poliziotti. Il rischio ora è che in pericolo siano proprio questi militari e che il loro apporto sia inutile, visto che non potranno disporre di taser, manette e sparay urticanti per difendersi da eventuali attacchi. I 500 militari rientrano quindi nella quota di rinforzi della legge istituita dal quarto governo Berlusconi e denominata appunto “Strade sicure“. Attualmente ci sono 6.800 militari impegnati in questo servizio in tutta Italia, ai quali si aggiungeranno i 500 destinati a Milano.

Cosa possono fare? Sono due – riporta Il Corriere della Sera – le linee di intervento affidate ai militari di Strade sicure: la difesa “statica” di obiettivi sensibili (come le ambasciate) e il monitoraggio dinamico del territorio tramite pattugliamento a piedi, solo in affiancamento degli agenti di pubblica sicurezza (carabinieri, poliziotti, agenti della guardia di finanza). In entrambi i casi i militari sono a disposizione dell’autorità di pubblica sicurezza (prefetto e questore). Come gli altri agenti di pubblica sicurezza, possono identificare e controllare le generalità. Possono perquisire sul posto, ma solo in caso di fondato sospetto che un soggetto sia in possesso di armi, munizioni, esplosivi.

Cosa non possono fare? Non essendo agenti di polizia giudiziaria, i militari non possono ricevere querele e denunce, non possono né svolgere indagini né interrogare, non possono cercare droga o refurtiva o altri corpi di reato in una perquisizione personale. Devono svolgere il proprio ruolo congiuntamente alle forze di polizia.

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Banca Ifis, al fianco di Euro Stampi nell’operazione di M&A con HAIDLMAIR

22 October 2026 at 09:44

Banca Ifis, la divisione Fürstenberg advisor esclusivo nell’acquisizione del 75% di Euro Stampi da parte del gruppo austriaco

Banca Ifis rafforza la propria attività di advisory alle imprese e affianca Euro Stampi nell’operazione di M&A che ha portato il gruppo austriaco HAIDLMAIR ad acquisire una quota di maggioranza pari al 75% della società italiana. L’operazione è stata seguita dalla divisione Fürstenberg di Banca Ifis, che ha agito in qualità di financial advisor esclusivo dei soci di Euro Stampi.

La Banca ha affiancato i soci lungo l’intero processo, dalla strutturazione dell’operazione alla ricerca del partner internazionale, dalla gestione delle negoziazioni fino al closing. Le cinque famiglie fondatrici resteranno nel capitale di Euro Stampi, mantenendo ciascuna una partecipazione del 5%, per una quota complessiva del 25%.

“L’operazione tra Euro Stampi e HAIDLMAIR testimonia la capacità di Banca Ifis, attraverso la divisione Fürstenberg, di mettere competenze specialistiche e conoscenza del tessuto produttivo italiano al servizio degli imprenditori”, dichiara Cataldo Conte, Responsabile Corporate & Investment Banking di Banca Ifis.

“Il nostro obiettivo è quello di sostenere i percorsi di crescita, consolidamento e apertura internazionale delle loro imprese, con servizi profilati su misura che li accompagnino nelle sfide su mercati sempre più competitivi. Questa operazione evidenzia come oggi Banca Ifis sia un operatore bancario completo per i servizi alle imprese, capace di integrare credito, equity e advisory su operazioni straordinarie”, aggiunge Conte.

L’operazione, gestita dal deal team di Fürstenberg composto da Michele Nataloni, Alfredo Leonelli e Francesco Maggiori, dà vita a una partnership industriale tra due realtà di riferimento internazionale nella progettazione e nella costruzione di stampi.

L’integrazione delle rispettive competenze e capacità produttive consentirà alle due società di rafforzare l’offerta rivolta ai clienti e sostenere il proprio sviluppo sui mercati internazionali. Euro Stampi e HAIDLMAIR continueranno comunque a operare come società e brand indipendenti.

Il deal si inserisce nel percorso di crescita del Corporate & Investment Banking di Banca Ifis, che dall’inizio del 2026 opera sotto il nuovo brand Fürstenberg. La strategia punta a rafforzare il ruolo della Banca come partner specializzato delle imprese, mettendo a disposizione competenze finanziarie e industriali per accompagnarne le principali scelte strategiche.

Attraverso l’advisory M&A, affiancata alle competenze di Equity Capital Markets, Finanza Strutturata ed Equity Investment, Banca Ifis si propone come one stop shop a supporto degli imprenditori e delle PMI italiane nelle operazioni di crescita, aggregazione, apertura del capitale e sviluppo internazionale. Il team M&A del Corporate & Investment Banking, costituito nel 2020, ha già accompagnato oltre 10 società in operazioni straordinarie.

Euro Stampi, fondata nel 1982 e con sede a Jesi, in provincia di Ancona, è specializzata nello sviluppo e nella produzione di stampi a iniezione di medie e grandi dimensioni destinati ai settori del packaging e delle tecnologie ambientali. L’azienda opera in oltre 40 Paesi, impiega più di 100 collaboratori e dispone di una superficie produttiva superiore a 6.000 metri quadrati.

HAIDLMAIR, con sede a Nußbach, in Austria, è uno dei principali fornitori di stampi a iniezione ad alte prestazioni ed è leader europeo nella produzione di stampi per contenitori destinati allo stoccaggio e alla logistica, cassonetti per la raccolta differenziata, pallet e altri manufatti in plastica di grandi dimensioni.

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Riccardo Minola: “Forza muscolare e capacità aerobica predicono la longevità. Nessun integratore si avvicina”

22 October 2026 at 09:23

Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.

Medico chirurgo specialista in ortopedia, il dottor Riccardo Minola ha oltre quarant’anni di esperienza maturata tra la medicina, la chirurgia ortopedica e lo sport ad altissimo livello. Formatosi al Gaetano Pini e tra Berna, Lione e Pittsburgh, ha diretto la Chirurgia Ortopedica dell’Humanitas ed è past president della Società Italiana di Artroscopia. Nel 2005 ha operato alla spalla Gianluigi Buffon, che l’anno successivo sarebbe diventato campione del mondo.

Negli anni Minola ha affiancato all’esperienza sui danni e sulle patologie del corpo un’attenzione sempre maggiore alla medicina del benessere, dello sport e della performance. Oggi è Medical Director di Yamaha Motor Racing e segue la squadra in MotoGP, un ambiente in cui corpo e mente vengono portati al limite e nel quale ogni parametro può contribuire alla prestazione. Nel suo studio di Milano segue atleti e pazienti di ogni età e lavora allo sviluppo di un “gemello digitale” (Digital Twin) per misurare lo stato di benessere e comprendere come migliorare la performance.

Ma cosa può insegnare l’altissimo livello a chi non corre a oltre 300 km/h e vuole semplicemente stare bene e invecchiare meglio? Con Minola abbiamo parlato delle abitudini che incidono sulla longevità, dell’importanza della forza muscolare e dell’attività aerobica, degli effetti di smartphone e computer su collo e spalle e degli esercizi utili per prevenire problemi. Ma anche del confine tra scienza del benessere e consumismo del wellness, in un mercato sempre più affollato di integratori, app, dispositivi e protocolli che promettono di misurare e migliorare la salute.

Dottore, da dove si comincia?
Dalle basi, banali solo in apparenza: dormire bene, muoversi ogni giorno, allenare la forza, mangiare in modo semplice, coltivare le relazioni. Forza muscolare e capacità aerobica sono tra i più solidi predittori di longevità. Nessun integratore si avvicina a questi effetti.

Lo smartphone ci rovina il collo?
Il problema non è la curva, è il tempo. Restare a lungo con la testa in avanti, al telefono o al computer, carica collo e spalle. Non esiste una postura perfetta: la migliore è la prossima. Telefono all’altezza degli occhi, una pausa ogni 30-40 minuti, qualche rotazione delle spalle e un’apertura del torace.

Le spalle sono il punto debole di molti. Cosa fare?
La spalla, l’articolazione più mobile del corpo, vive dell’equilibrio muscolare. Con un elastico bastano pochi esercizi: rotazioni esterne con il gomito al fianco, rematori e le «Y-T-W» a busto inclinato per stabilizzare la scapola. Poi la mobilità della colonna dorsale: una schiena rigida sovraccarica la spalla. Carichi progressivi, due o tre volte a settimana.

E cosa evitare?
Lento e lat machine dietro la nuca, che stressano la spalla anteriore; le tirate al mento con i gomiti alti; i dip profondi con sovraccarico. E l’errore più comune: smettere di muovere una spalla che fa male. Quasi sempre il carico graduale è la cura, non il nemico. Per alcuni casi, un buon programma di esercizi vale quanto l’intervento.

Integratori, app, dispositivi: il benessere è ovunque. È un bene?
La scienza dello stare bene esiste ed è rigorosa. Il consumismo del benessere è un’altra cosa: come in tanti ambiti della vita, ci fa inseguire dettagli e apparenze e ci allontana dal contenuto. Il protocollo miracoloso, l’esame che nessuno ha chiesto, l’integratore di moda, il dato dello smartwatch letto senza contesto. In MotoGP misuriamo moltissimo, ma un dato vale solo se cambia una decisione. Prima di comprare qualcosa per la salute, chiedetevi se avete già fatto le cose semplici. Quasi sempre la risposta è no.

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Il 2030 è dietro l’angolo. E se l’intelligenza artificiale facesse saltare la cassaforte del mondo?

22 October 2026 at 09:20

Il commento

C’è una data che dovrebbe togliere il sonno ai governi, ai banchieri centrali, ai vertici delle grandi aziende tecnologiche. E, a pensarci bene, anche a ciascuno di noi. Il 2030. Mancano poco più di tre anni. Un tempo brevissimo, se paragonato alla portata della trasformazione che ci attende. Perché entro quella data potremmo trovarci di fronte a un problema che oggi viene discusso soprattutto nei laboratori di ricerca e negli ambienti della cybersicurezza, ma che riguarda direttamente la tenuta dell’economia mondiale: la possibilità che le tecnologie sulle quali abbiamo costruito la fiducia digitale diventino improvvisamente vulnerabili.

Non sto parlando soltanto di Bitcoin. E neppure dell’ennesima bolla finanziaria pronta a scoppiare. Il problema è molto più profondo. Riguarda la possibilità di dimostrare che un pagamento è autentico, che una transazione è stata autorizzata dal legittimo proprietario, che una comunicazione riservata non è stata intercettata, che un ordine impartito attraverso una rete informatica proviene effettivamente da chi sostiene di averlo inviato. In altre parole, riguarda qualcosa che abbiamo imparato a considerare scontato: la fiducia nei sistemi digitali.

Per capire la gravità della questione bisogna partire da una constatazione. Negli ultimi vent’anni abbiamo trasferito una parte crescente della nostra esistenza dentro infrastrutture informatiche che funzionano grazie alla crittografia. Il denaro, le identità, le comunicazioni, i contratti, i segreti industriali. Tutto è protetto da sofisticati sistemi matematici che rendono estremamente difficile, per i computer tradizionali, violare determinate chiavi di sicurezza. Il punto è che questa protezione non è una legge di natura. Dipende dalla capacità di calcolo disponibile. E quella capacità sta cambiando.

L’intelligenza artificiale accelera la ricerca, individua vulnerabilità, automatizza gli attacchi. Il quantum computing promette di fare qualcosa di ancora più radicale: risolvere problemi matematici che oggi consideriamo praticamente impossibili. La combinazione delle due tecnologie potrebbe cambiare le regole della sicurezza digitale.

Prendiamo Bitcoin. La blockchain è stata presentata per anni come una delle innovazioni più sicure mai concepite. Un registro distribuito, non controllato da un’autorità centrale, nel quale le transazioni vengono validate attraverso meccanismi crittografici. Una costruzione ingegnosa, che ha resistito a numerosi attacchi e ha alimentato un intero universo finanziario. Eppure anche questa architettura ha un punto vulnerabile. Le firme digitali utilizzate per autorizzare le transazioni si basano su algoritmi che un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe compromettere. In particolare, potrebbe risalire da determinate chiavi pubbliche alle corrispondenti chiavi private, consentendo a un aggressore di disporre di fondi che non gli appartengono.

Non significherebbe cancellare magicamente la blockchain. Significherebbe mettere in discussione la prova stessa della proprietà digitale. Che, per una moneta nata per eliminare la necessità di fidarsi di un intermediario, sarebbe un paradosso devastante. Il problema non è fantascientifico. Nel marzo 2026 Google Quantum AI ha pubblicato una ricerca che ridimensiona le risorse teoricamente necessarie per compromettere la crittografia a curve ellittiche utilizzata anche dalle criptovalute. Non significa che oggi qualcuno possa violare Bitcoin. Significa, però, che la distanza tecnologica da quel risultato potrebbe essere inferiore a quanto si pensava. E qui nasce una domanda inquietante. Che cosa accadrebbe se un giorno venisse annunciato che una macchina è riuscita a ricavare una chiave privata da una chiave pubblica?

Non servirebbe aspettare furti su larga scala. Basterebbe la notizia. I mercati comincerebbero a interrogarsi sulla sicurezza dei patrimoni custoditi nei portafogli digitali. Gli operatori dovrebbero distinguere gli indirizzi vulnerabili da quelli protetti. Le piattaforme sarebbero costrette ad accelerare aggiornamenti delicatissimi. La fiducia, che nel sistema finanziario è importante quanto il capitale, subirebbe un colpo difficilmente quantificabile.

Ma sarebbe un errore fermarsi alle criptovalute. Il vero rischio è che Bitcoin rappresenti soltanto il primo campanello d’allarme di una crisi molto più estesa. Pensiamo ai sistemi di pagamento. Ogni giorno miliardi di operazioni attraversano una rete mondiale fatta di banche, circuiti di carte, piattaforme digitali, infrastrutture interbancarie e sistemi di regolamento. Non tutti utilizzano gli stessi algoritmi e non tutti presentano le medesime vulnerabilità. Ma molti dipendono, direttamente o indirettamente, da protocolli crittografici che dovranno essere aggiornati per resistere ai futuri computer quantistici. Se la transizione non avvenisse in tempo, il problema potrebbe diventare sistemico. Non perché un computer quantistico sarebbe automaticamente capace di svuotare ogni conto corrente. Sarebbe una rappresentazione sbagliata. Ma perché la compromissione di componenti critiche dell’autenticazione e delle comunicazioni potrebbe mettere in difficoltà intere catene di pagamento, costringendo gli operatori a sospendere servizi, sostituire certificati, verificare transazioni e ripristinare la sicurezza.

Immaginiamo per un istante una grande infrastruttura finanziaria costretta a fermarsi per verificare l’affidabilità delle proprie chiavi crittografiche. I bonifici internazionali rallentano. Le imprese incontrano difficoltà nei regolamenti. Le banche devono gestire un’ondata di richieste e controlli. I mercati reagiscono all’incertezza. Le catene di fornitura, che già oggi dipendono da pagamenti tempestivi e flussi informativi continui, subiscono nuove interruzioni.

È uno scenario, non una previsione. Ma è uno scenario che chi governa la finanza non può permettersi di ignorare. E c’è un aspetto ancora più delicato. La sicurezza nazionale. Siamo abituati a pensare alla guerra attraverso carri armati, missili, droni e sistemi di difesa. Ma un esercito moderno è anche una gigantesca organizzazione digitale. Deve pagare personale e fornitori, trasferire risorse, acquistare componenti, gestire informazioni riservate, proteggere comunicazioni e autenticare ordini.

Le criptovalute sono già entrate nell’economia dei conflitti, attraverso donazioni, trasferimenti transfrontalieri, finanziamenti e circuiti alternativi utilizzati anche per aggirare restrizioni finanziarie. Questo non significa che gli eserciti paghino ordinariamente i propri soldati in Bitcoin: non ci sono elementi per considerarla una pratica generalizzata. Significa però che gli asset digitali sono ormai parte dell’infrastruttura finanziaria che circonda la guerra. E se la crittografia che protegge queste operazioni diventasse vulnerabile, le conseguenze potrebbero andare ben oltre la perdita di denaro.

Un sistema militare deve poter essere certo dell’identità di chi impartisce un comando, dell’integrità di un messaggio e della riservatezza di un’informazione. Un avversario capace di compromettere alcuni di questi meccanismi potrebbe ottenere vantaggi strategici enormi. La sicurezza delle comunicazioni e quella delle transazioni finanziarie appartengono, sotto questo profilo, alla stessa famiglia di problemi. Esiste poi un pericolo meno appariscente, ma forse ancora più insidioso. È la possibilità che informazioni cifrate vengano intercettate oggi e conservate in attesa di poterle decifrare domani. I tecnici lo chiamano harvest now, decrypt later. Significa che un segreto industriale, un documento diplomatico o una comunicazione militare sottratti nel 2026 potrebbero diventare leggibili negli anni successivi, quando saranno disponibili strumenti di calcolo adeguati. Il futuro, insomma, potrebbe compromettere retroattivamente la sicurezza del presente.

A questo punto la domanda diventa inevitabile. Come ci salviamo? La risposta è, almeno in parte, dentro la stessa rivoluzione tecnologica che genera la minaccia. Il quantum computing non è soltanto un potenziale strumento di attacco. Può contribuire allo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione e sicurezza. Ma soprattutto ci obbliga a compiere un passaggio che non possiamo più rimandare: abbandonare progressivamente gli algoritmi vulnerabili e adottare una crittografia post-quantistica. Non occorre aspettare l’arrivo di un computer quantistico sufficientemente potente per farlo. Anzi, sarebbe il peggior errore possibile. Nel 2024 il National Institute of Standards and Technology americano ha approvato i primi tre standard fondamentali di crittografia post-quantistica, progettati per resistere anche agli attacchi dei futuri computer quantistici. Il Regno Unito ha indicato il 2035 come orizzonte per completare la migrazione dei sistemi. Il lavoro, dunque, è già cominciato.

Ma aggiornare un algoritmo non è come sostituire un’applicazione sul telefono. Bisogna intervenire su reti bancarie, software, dispositivi, infrastrutture pubbliche, sistemi industriali e apparati che possono rimanere operativi per decenni. Occorrono investimenti, competenze, test e soprattutto coordinamento.

Ed è qui che la questione tecnologica diventa politica, nel senso più alto del termine. Nessun Paese può mettere in sicurezza da solo un’economia che funziona attraverso reti globali. Non possono farlo gli Stati Uniti, nonostante la loro supremazia in molti segmenti dell’innovazione digitale. Non può farlo la Cina, pur disponendo di enormi capacità di ricerca e investimento. Non può farlo l’Europa, che possiede competenze scientifiche e industriali importanti ma soffre di frammentazioni e dipendenze tecnologiche.

Se una banca europea aggiorna i propri sistemi, ma continua a dialogare con infrastrutture vulnerabili in altre parti del mondo, il problema non è risolto. Se una catena industriale protegge i propri dati ma i fornitori non fanno altrettanto, resta esposta. Se le infrastrutture civili e militari adottano standard incompatibili, la sicurezza rischia di trasformarsi in una nuova forma di isolamento.

Serve allora qualcosa che oggi può sembrare quasi utopistico: una grande alleanza internazionale per la sicurezza crittografica. Un accordo che coinvolga Stati Uniti, Cina, Unione europea e le altre principali potenze tecnologiche. Non per condividere segreti militari o rinunciare alla competizione strategica, ma per individuare standard interoperabili, procedure di certificazione, tempi di transizione e meccanismi di gestione delle vulnerabilità. Un terreno comune sul quale la rivalità geopolitica non impedisca la protezione delle infrastrutture civili essenziali.

È difficile? Certamente. I rapporti tra Washington e Pechino sono segnati dalla competizione tecnologica. L’Europa cerca faticosamente una propria autonomia digitale. Il controllo dei semiconduttori, delle tecnologie quantistiche e dell’intelligenza artificiale è diventato una questione di potere. Ma proprio per questo la cooperazione è necessaria. Ci sono infrastrutture che nessuno ha interesse a vedere collassare. Il sistema dei pagamenti internazionali è una di queste. La sicurezza delle comunicazioni essenziali è un’altra. Come per la sicurezza nucleare o per la gestione dei grandi rischi sanitari, la competizione fra Stati deve poter convivere con alcune regole comuni.

E l’Europa, anziché limitarsi a osservare la sfida tra le due superpotenze, dovrebbe assumere un ruolo da protagonista. Ha le competenze scientifiche, le imprese, i centri di ricerca e la forza regolatoria per contribuire alla definizione delle nuove regole. Ma deve investire molto di più e, soprattutto, deve muoversi con maggiore rapidità. Perché il problema del 2030 non è sapere se proprio in quell’anno una macchina riuscirà a violare una firma digitale di Bitcoin. Nessuno può affermarlo con certezza. Le stime divergono e le difficoltà ingegneristiche restano considerevoli.

Il problema è che potremmo arrivare al 2030 senza avere ancora completato il lavoro necessario a difenderci. E in una società nella quale quasi ogni attività economica dipende da una forma di autenticazione digitale, la vulnerabilità di quei sistemi non sarebbe una questione per informatici. Diventerebbe una questione di stabilità finanziaria, continuità industriale, sicurezza nazionale e sovranità. Abbiamo trascorso gli ultimi anni chiedendoci quanto l’intelligenza artificiale cambierà il lavoro, la produttività, la medicina e la nostra vita quotidiana. Domande legittime, naturalmente. Ma forse abbiamo dedicato troppo poco tempo a un interrogativo ancora più elementare: chi garantirà che le infrastrutture digitali sulle quali poggia questa nuova economia continueranno a essere affidabili?

C’è una sottile ironia in tutto questo. Abbiamo costruito un mondo nel quale il denaro si muove alla velocità della luce, i contratti possono essere eseguiti automaticamente e le macchine cominciano a prendere decisioni autonome. E ora scopriamo che le fondamenta matematiche di una parte di questo edificio potrebbero dover essere sostituite. Non è una ragione per fermare il progresso. È una ragione per governarlo. Il 2030 non deve diventare la data di un’apocalisse digitale. Deve diventare la scadenza entro la quale le grandi potenze avranno dimostrato di saper collaborare almeno sulla sicurezza del mondo che hanno costruito. Perché il rischio più grande non è che un giorno un computer diventi abbastanza potente da violare una chiave crittografica. È che gli uomini, pur conoscendo il pericolo, non riescano a mettersi d’accordo in tempo per cambiare la serratura.

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Shiva, patrimonio immobiliare da quasi 10 milioni ma la società è andata in rosso: ecco perché

22 October 2026 at 08:45

Vale quasi 10 milioni di euro il “tesoro” di immobili e terreni di Andrea Arrigoni, in arte “Shiva”. Lo si legge alla voce delle “immobilizzazioni materiali” della UH17, la holding milanese di famiglia del rapper, attiva da oltre 30 anni nel real estate e che possiede diversi immobili a Milano, per l’esattezza 51 come dice una visura catastale aggiornata. Vero è, però, che il flusso derivante dagli affitti ha visto ricavi in lieve calo a 565mila euro dai 660mila euro del 2024 e così alla fine la società è andata in rosso per 257mila euro mentre l’anno prima aveva segnato un piccolo utile di 67mila euro.

UH17 ha comunque un patrimonio netto di 1,6 milioni ed è gravata da debiti per 8,2 milioni, larga parte dei quali (6,4 milioni) sono però verso i soci. Amministratrice unica della società è Carmelina Spata, madre del rapper mentre il 100% è in mano alla società semplice Money Route. Oltre al settore immobiliare, UH17 controlla il 70% di Milano Ovest, la società che gestisce i guadagni musicali di Shiva.

E qui i numeri sono decisamente migliori perché nel 2025 i ricavi sono “esplosi” a 6,4 milioni più che raddoppiati dai 3 milioni dell’anno prima anche se l’utile è stato solo di 80mila euro. Di Milano Ovest amministratore unico è Luca Arrigoni, padre del rapper.

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Stellantis rassicura la Regione Lazio sul futuro di Cassino: vertice a Torino, attesa per il piano Maserati

22 October 2026 at 08:45

Sulla vertenza legata allo stabilimento Stellantis di Cassino (Piedimonte San Germano) arriva una prima svolta interlocutoria ma ricca di spunti. I vertici del gruppo Stellantis hanno incontrato a Torino i rappresentanti della Giunta laziale. Il confronto si è concentrato sulle prospettive dello stabilimento in una fase definita ancora complessa per l’industria automobilistica e per il futuro produttivo del sito. All’appuntamento tenutosi al Centro Stile hanno preso parte il presidente Francesco Rocca, la vicepresidente Roberta Angelilli, il responsabile europeo del gruppo Emanuele Cappellano e l’amministratore delegato di Maserati e Alfa Romeo, Santo Ficili. Al centro del tavolo sono state poste le criticità operative del sito manifatturiero, segnato nell’ultimo periodo da una forte contrazione dei volumi produttivi e dal ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.

Si aspetta dicembre per la nuova linea strategica della Maserati

Per conoscere nel dettaglio gli impegni concreti e le nuove allocazioni industriali occorrerà attendere la prima metà di dicembre, finestra temporale scelta dal gruppo per svelare il nuovo piano di rilancio del brand. L’impianto laziale assembla oggi modelli di punta come la Gecale, affiancata dalle vetture Giulia e Stelvio, rendendo il futuro dello stabilimento strettamente connesso alle scelte strategiche previste per la gamma di lusso. Il governatore Francesco Rocca ha definito l’esito dell’interlocuzione decisamente positivo e superiore alle attese della vigilia, confermando l’intenzione di aggiornare a breve le rappresentanze sindacali e sollecitando al contempo un intervento normativo e finanziario urgente da parte dell’Unione Europea.

Sospensioni produttive e incognite sulle possibili partnership estere

La cautela resta d’obbligo a causa delle marcate difficoltà che continuano a caratterizzare l’operatività quotidiana della fabbrica. L’autunno ha fatto registrare ulteriori stop alle linee di montaggio dovuti al calo della domanda di mercato, fattore che alimenta le preoccupazioni dei lavoratori sul mantenimento dei livelli occupazionali. Sullo sfondo restano anche le indiscrezioni relative a possibili intese industriali con colossi cinesi del calibro di Jac e Huawei, scenari che potrebbero ridefinire le filiere di montaggio e le competenze operative assegnate al sito italiano nei prossimi anni.

La posizione di Stellantis sul ruolo centrale dell’impianto laziale

Dal canto suo la dirigenza del gruppo Stellantis ha voluto ribadire la centralità della struttura nell’ambito dell’architettura produttiva continentale. Attraverso le parole del manager Emanuele Cappellano, la società ha confermato l’attenzione verso il polo industriale di Cassino, evidenziando come, pur all’interno di una congiuntura di mercato particolarmente complessa, prosegua il lavoro mirato a rafforzare la competitività dei marchi del gruppo ed a porre le basi per una crescita sostenibile nel lungo termine.

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Mense scolastiche Roma, Gualtieri sfratta gli ultraprocessati: 800 milioni per cambiare menu

22 October 2026 at 08:30

Più prodotti freschi, filiere locali e qualità nei 150mila pasti serviti ogni giorno. Il pranzo a scuola diventa una questione di salute e disuguaglianze.

La rivoluzione alimentare di Roma comincia dal vassoio della mensa. Niente ricette da chef stellati: l’obiettivo è mandare in pensione i cibi ultraprocessati e puntare su ingredienti freschi e stagionali. A ribadirlo è il sindaco Roberto Gualtieri al Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti.

In gioco ci sono 150mila pasti quotidiani e un appalto quadriennale da 766 milioni di euro, quasi 800 milioni in cifra tonda. Un servizio che riguarda nidi e scuole della Capitale e può incidere sulla salute dei bambini e sull’economia agricola del territorio.

Mense scolastiche, cosa cambia a Roma

Il bando pubblicato a luglio, suddiviso in 15 lotti, uno per municipio, esclude gli alimenti ultraprocessati e favorisce prodotti biologici, stagionali e certificati. Più frutta, verdura e pesce fresco, meno plastica e attenzione al recupero delle eccedenze.

Attenzione, però: non tutto ciò che viene lavorato è necessariamente ultraprocessato. Pane, yogurt e legumi in scatola non sono automaticamente paragonabili alle formulazioni industriali più elaborate. Il vero banco di prova saranno criteri precisi e controlli sulla loro applicazione.

Un bambino su dieci mangia meglio a scuola

Il dato più significativo è di carattere sociale. Secondo Gualtieri, per il 10% dei bambini romani la mensa offre il pasto più sano della giornata. Dietro quella percentuale ci sono famiglie che devono fare i conti con prezzi, tempi stretti e difficoltà economiche.

La refezione scolastica diventa così anche uno strumento contro le disuguaglianze alimentari. Il Campidoglio vuole rafforzare il legame con agricoltori e mercati di prossimità: filiere più corte, nell’impostazione illustrata dal sindaco, possono contribuire a garantire qualità senza far esplodere i costi.

Dal capitolato al piatto: la prova più difficile

L’iniziativa rientra nella politica del cibo di Roma Capitale, dal Consiglio del cibo alla valorizzazione dell’agricoltura urbana. Ma il risultato dipenderà dai fornitori, dal funzionamento delle cucine e dai controlli, oltre che dal gradimento dei piccoli commensali. Perché una mensa perfetta sulla carta serve a poco se il pranzo finisce nel secchio. E stavolta, più che nei comunicati, il successo si misurerà in ciò che i bambini mangeranno davvero.

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Ancona, truffe e corruzione negli appalti post sisma: otto arresti della Gdf e 51 indagati

22 October 2026 at 08:26

Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e un sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro: è il bilancio dell’operazione “Ricostruzione” della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda, su un sistema illecito in commesse per la ricostruzione privata post-sisma 2016 e appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino, per accuse di truffa aggravata, infiltrazioni di criminalità organizzata di stampo mafioso, e corruzione. Oltre 50 perquisizioni nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza.

L’operazione denominata “Ricostruzione“, condotta dal Nucleo di polizia economico – finanziaria delle Fiamme Gialle di Ancona, si è articolata in più filoni, tra i quali, uno relativo alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi sismici, i cui lavori sono stati subappaltati anche a soggetti collegati alla criminalità organizzata calabrese e campana e, un altro, concernente condotte di corruzione poste in essere da pubblici ufficiali e imprenditori.

Gli accertamenti, tra esecuzione delle misure cautelari, perquisizioni e acquisizioni di documenti. Hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di Finanza. Al momento sono ci sono 51 persone indagate; per otto delle quali è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona la misura della custodia cautelare in carcere; disposto l’interrogatorio preventivo per altre cinque e il sequestro per oltre 57 milioni di euro. I dettagli dell’operazione saranno forniti nella conferenza stampa indetta per le 15 presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza sito in Ancona, Lungomare Vanvitelli 26, alla presenza della Procuratrice della Repubblica di Ancona, dottoressa Monica Garulli. 

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Dritto e Rovescio, Del Debbio parla con i maranza e analizza le novità in tema sicurezza: le anticipazioni

22 October 2026 at 08:18

Dritto e Rovescio, ospiti stasera: tra i temi anche le proteste sul carovita al Sud e un focus sulle armi

Al centro della puntata, un approfondimento sul fenomeno dei Maranza, con testimonianze esclusive di ragazzi presenti nelle piazze, per esplorarne le esperienze, i contesti di provenienza, i riferimenti culturali e le aspettative.
 
Ampio spazio sarà dedicato ai provvedimenti del governo e alle iniziative volte a contrastare gli episodi di violenza e criminalità. A seguire, il confronto sulle proteste civili e pacifiche contro il carovita, con particolare attenzione al Sud Italia e alle difficoltà economiche che interessano famiglie e cittadini.
 
Infine, un’analisi del rapporto tra giovani, consumo e simboli del successo economico, dai prodotti di lusso ai beni di marca, e un focus sul tema delle armi, sulla loro esibizione e sul significato che possono assumere nelle dinamiche di intimidazione, conflitto e affermazione del potere.
 
Tra gli ospiti anche: Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia), Davide Faraone (Itala Viva), Matteo Perego (Forza Italia), Pierfrancesco Majorino (Partito Democratico), Silvia Sardone (Lega) e Lorenzo Pacini (Partito Democratico).

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Toyota Hilux a idrogeno alla Dakar 2027: debutto da 400 kW

22 October 2026 at 06:45

Il DKR GR FC Hilux di Toyota debutterà nella Dakar Future Mission 1000: celle a combustibile da 400 kW e Dania Akeel alla guida.

La Toyota Hilux a idrogeno si prepara alla Dakar 2027. GAZOO Racing ha completato la costruzione del prototipo DKR GR FC Hilux e avviato i test dinamici in vista dell’esordio nella categoria Dakar Future Mission 1000. Al volante ci sarà la pilota saudita Dania Akeel. La novità è soprattutto tecnica: un sistema elettrico a celle a combustibile da 400 kW, alimentato da idrogeno compresso, porterà nel rally-raid un laboratorio per verificare prestazioni, affidabilità e resistenza in condizioni estreme.

Dakar 2027, una sfida dedicata alle nuove tecnologie

La Future Mission 1000 è la categoria della Dakar riservata ai veicoli sperimentali e alle tecnologie di propulsione alternative. Per Toyota sarà la prima partecipazione a una competizione motoristica con un veicolo FCEV a idrogeno di questo tipo. La scelta del deserto non è casuale: calore, polvere, vibrazioni e percorsi mutevoli permettono di raccogliere dati difficili da riprodurre in un normale ciclo di collaudo.

Come funziona il DKR GR FC Hilux: 400 kW e fuel cell

Sotto la carrozzeria del DKR GR FC Hilux lavorano due stack di celle a combustibile integrati in un unico sistema ad alta potenza. L’idrogeno reagisce con l’ossigeno nelle fuel cell per produrre l’elettricità destinata alla trazione: non si tratta quindi di un motore termico che brucia idrogeno. La potenza complessiva dichiarata è di 400 kW. Per l’alimentazione vengono impiegati quattro serbatoi ad alta pressione, derivati dalla tecnologia della Toyota Mirai, con una capacità totale di 8,4 kg di idrogeno.

Telaio da competizione e sospensioni con 350 mm di escursione

La base tecnica è quella del DKR GR Hilux utilizzato nelle competizioni rally-raid. Restano il telaio tubolare, la cellula di sicurezza, l’impostazione delle sospensioni e l’impianto frenante. Le sospensioni a doppi triangoli offrono 350 mm di escursione, una misura pensata per affrontare fondi molto irregolari. Le dimensioni dichiarate sono 4,50 metri di lunghezza, 2,30 metri di larghezza e 2,10 metri di altezza; il peso complessivo rimane inferiore a 2.500 kg. Sono previsti pneumatici TOYO TIRE Open Country M/T-R.

Fibra naturale, raffreddamento ed elettronica sotto esame

La trasformazione della Hilux da corsa riguarda anche materiali e gestione termica. Alcuni pannelli in fibra di carbonio lasciano spazio a componenti in fibra naturale, mentre debutta un circuito di raffreddamento ad alta tensione specifico per il nuovo gruppo propulsore. In un veicolo fuel cell la capacità di controllare le temperature è decisiva per mantenere prestazioni costanti e salvaguardare l’affidabilità. La centralina IAV Dragoon coordina l’elettronica del sistema fuel cell.

Dania Akeel guiderà il prototipo nei test e alla Dakar

Il programma sportivo sarà affidato a Dania Akeel, pilota saudita impegnata nel rally-raid dal 2021. Al debutto alla Dakar ha chiuso fra i primi dieci della classe T3 e nel 2025 ha conquistato una vittoria di tappa nella categoria Challenger. Ha inoltre ottenuto successi di tappa nel World Rally-Raid Championship e vinto per due volte la FIA Middle East Baja Cup, nel 2024 e nel 2025, con una Hilux schierata da Overdrive Racing. L’esperienza su terreni differenti sarà importante per interpretare le reazioni del nuovo sistema di trazione.

Dallo sviluppo in Europa ai test prima del debutto

Per realizzare il DKR GR FC Hilux, il centro di ricerca e sviluppo europeo di Toyota, vicino a Bruxelles, ha lavorato insieme a Overdrive Racing, che gestisce il programma TOYOTA GAZOO Racing W2RC e ha sviluppato l’Hilux da competizione. Hanno contribuito anche TOYOTA RACING GmbH a Colonia e Toyota Motor Corporation. La costruzione è terminata e il prototipo è entrato nella fase dei collaudi dinamici: i risultati serviranno a validare l’integrazione fra telaio, propulsione elettrica, stoccaggio dell’idrogeno ed elettronica di controllo.

Emissioni allo scarico e obiettivi della tecnologia a idrogeno

Durante la marcia il sistema FCEV non produce CO₂ allo scarico: la reazione elettrochimica genera acqua. Questo dato non significa però che l’intero ciclo di vita del veicolo sia privo di emissioni, perché il bilancio dipende anche da come viene prodotto e trasportato l’idrogeno, oltre che dalla costruzione del mezzo. La sperimentazione alla Dakar rientra nell’approccio multi-tecnologico di Toyota, che considera differenti soluzioni di propulsione in funzione delle applicazioni e delle esigenze d’uso.

Accanto allo sponsor Jameel Motorsport, il progetto coinvolge partner tecnici come DENSO, TOYO TIRE, IAV e PRF. Il traguardo industriale va oltre la classifica: raccogliere informazioni utili per migliorare celle a combustibile, sistemi di raffreddamento e robustezza dei componenti. Se le verifiche confermeranno le aspettative, l’esperienza del rally-raid potrà contribuire allo sviluppo di future applicazioni stradali e sportive dell’idrogeno Toyota, senza anticipare risultati che soltanto i test e la gara potranno misurare.

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L’estranea, da Bari a Roma l’incubo corre verso gli Oscar: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel thriller che non dà tregua

22 October 2026 at 06:30

Un film potente, originale e aperto a molteplici interpretazioni. Da vedere, possibilmente senza aspettarsi di uscire dalla sala particolarmente rasserenati

Tra le strade di San Lorenzo e una Capitale assediata dalla pioggia prende forma il dramma familiare diretto da Paolo Strippoli. Un film psicologico inquietante e visionario, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, che esplora il prezzo dei desideri e l’illusione di poter controllare il destino.

A volte basta alterare la percezione della realtà, incrinare le certezze e trasformare ciò che appare familiare in qualcosa di profondamente minaccioso. È su questo terreno che si muove il nuovo lungometraggio di Strippoli, un’opera che fin dalle sequenze iniziali avverte il pubblico, senza bisogno di dichiararlo: allacciate le cinture, perché i prossimi 115 minuti non saranno una passeggiata.

L’obiettivo è generare inquietudine, disagio, un senso crescente di instabilità. E da questo punto di vista il risultato è pienamente raggiunto. L’estranea è un film che non cerca di piacere a tutti, né di rassicurare chi guarda. Preferisce turbare, insinuare dubbi e lasciare addosso una sensazione sgradevole ma cinematograficamente stimolante.

Una regia che aggredisce i sensi: immagini, musica e suoni diventano protagonisti

Strippoli costruisce un universo visivo e sonoro nel quale ogni elemento contribuisce a destabilizzare lo spettatore. La macchina da presa non si limita a registrare gli avvenimenti, ma si muove incessantemente, gira attorno ai personaggi, li osserva da prospettive impreviste e talvolta sembra volerli imprigionare.

La colonna sonora irrompe con volumi elevati, gli effetti acustici assumono frequenze taglienti, mentre le luci colorate accentuano il carattere quasi allucinatorio di alcune sequenze. Nulla appare casuale: fotografia, montaggio, musica e regia partecipano alla costruzione di un unico organismo narrativo, nervoso e soffocante.

Per certi aspetti viene in mente il cinema di Paolo Sorrentino, soprattutto quello de Il divo, dove suono e immagine si fondono in una rappresentazione fortemente stilizzata. Ma mentre Sorrentino utilizza questa combinazione per creare un universo affabulatorio, barocco e visionario, Strippoli la trasforma in uno strumento di pressione psicologica.

Emblematica, in questo senso, la sequenza ambientata durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006. L’euforia collettiva diventa una cornice straniante, nella quale il rumore della festa sembra amplificare anziché cancellare l’angoscia individuale.

Da Bari a Roma, una famiglia perfetta e un patto con il destino

La vicenda prende forma a Bari, alla fine degli anni Novanta, all’interno della famiglia Colonna. Una famiglia dell’alta borghesia, economicamente agiata, apparentemente felice e convinta di avere davanti un futuro luminoso.

Anna, interpretata da Jasmine Trinca, e il marito Walter, cui dà volto Adriano Giannini, ripongono grandi aspettative nei figli Alice e Tobia. Il successo sembra un diritto acquisito, la felicità una condizione destinata a durare. Ma il destino, come spesso accade nel cinema e ancor più frequentemente nella vita, non sottoscrive contratti a tempo indeterminato.

Una successione di eventi drammatici incrina progressivamente quella costruzione di certezze, mettendo Anna davanti a un interrogativo terribile: fino a che punto è lecito spingersi per salvare ciò che si ama? È proprio quando la disperazione raggiunge il suo culmine che compare una figura misteriosa, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Un’estranea dotata di poteri inspiegabili, capace di offrire una via d’uscita dalle tragedie familiari. La sua proposta è apparentemente semplice: rimediare a una sventura in cambio di un sacrificio. Naturalmente, il prezzo potrebbe rivelarsi molto più alto del previsto.

L’ambientazione romana

Il racconto si sviluppa su due piani temporali. Al passato barese si contrappone la Roma contemporanea, dove Anna si presenta nell’appartamento della figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per rivelarle il segreto che ha segnato l’esistenza della famiglia. La Capitale non rappresenta soltanto una seconda ambientazione geografica, ma diventa lo scenario nel quale i conti rimasti in sospeso tornano drammaticamente a galla.

Da San Lorenzo a Termini, le location del film

La presenza romana non è affatto marginale. L’estranea è stato girato anche nella Capitale, utilizzando ambientazioni riconoscibili, soprattutto nel quartiere San Lorenzo, nella zona della stazione Termini e in diverse strutture ospedaliere. Tra le location figurano via degli Ausoni, lo scalo ferroviario osservato dall’alto, l’Ospedale San Camillo, l’American Hospital e gli studi cinematografici di via Tiburtina. Anche l’appartamento romano di Alice, spazio fondamentale per la costruzione della tensione narrativa, è legato a questo contesto urbano. Non siamo, tuttavia, davanti alla Roma monumentale delle cartoline, dei palazzi del potere o delle terrazze mondane. Strippoli sceglie una città più quotidiana, contemporanea e claustrofobica.

La pioggia incessante che accompagna il confronto tra madre e figlia finisce per trasformare l’ambiente urbano in una proiezione dello stato d’animo dei personaggi. Roma perde progressivamente i propri contorni rassicuranti, diventando uno spazio ostile, nel quale il passato sembra impossibile da tenere fuori dalla porta. Un utilizzo della Capitale particolarmente interessante: una città che non viene celebrata, ma coinvolta nella costruzione dell’incubo. E che contribuisce alla riuscita di un film finanziato anche attraverso il programma regionale Lazio Cinema International.

Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, due interpretazioni che reggono il film

Uno degli aspetti più convincenti del lungometraggio è il confronto tra le due protagoniste. Jasmine Trinca conferma la maturità artistica raggiunta attraverso una successione di interpretazioni di notevole spessore. La sua Anna è una donna complessa, attraversata dalla paura e dal bisogno quasi ossessivo di conservare il controllo sulla propria esistenza. Non è soltanto una madre disposta a tutto per proteggere i figli. È anche una donna che desidera sentirsi indispensabile, determinante nelle scelte familiari, capace di indirizzare gli eventi secondo la propria volontà. Il suo dramma nasce proprio dallo scontro tra questa necessità di controllo e l’imprevedibilità della vita.

Valeria Bruni Tedeschi, dal canto suo, costruisce una presenza inquietante senza dover necessariamente ricorrere agli espedienti più convenzionali del cinema horror. La sua estranea possiede un’ambiguità quasi naturale, una capacità di oscillare tra apparente benevolenza e minaccia che rende il personaggio particolarmente efficace. Ma chi è davvero questa donna? Una manifestazione del male? Una creatura soprannaturale? La personificazione del destino, del senso di colpa o delle pulsioni più oscure dell’essere umano?

La sceneggiatura, firmata dallo stesso Strippoli insieme a Salvatore De Chirico, evita opportunamente di offrire una spiegazione univoca. Ed è proprio questa libertà interpretativa a costituire uno dei principali elementi di interesse dell’opera.

Non soltanto horror: il vero mostro è l’illusione di controllare la vita

Ridurre L’estranea a un film horror sarebbe limitante. L’opera attraversa diversi territori narrativi: il dramma familiare, il thriller psicologico, il fantastico e persino la tragedia morale. Al centro non c’è semplicemente una presenza minacciosa, ma un interrogativo antico quanto l’umanità: che cosa siamo disposti a sacrificare pur di cambiare il corso degli eventi? Il riferimento al patto faustiano è evidente. Tuttavia, Strippoli lo rilegge attraverso le dinamiche di una famiglia contemporanea, facendo emergere le contraddizioni che possono nascondersi dietro l’amore, l’ambizione e il desiderio di protezione.

La forza del film risiede nella capacità di trasformare un racconto soprannaturale in una riflessione sulla fragilità delle certezze borghesi, sulla maternità e sul confine, spesso incerto, tra generosità ed egoismo. Non tutto è immediatamente decifrabile e alcune scelte stilistiche possono risultare persino eccessive. Ma si tratta di eccessi che appartengono alla personalità del film, non di semplici esercizi di virtuosismo.

Da Venezia a Toronto, fino alla corsa agli Oscar 2027

La carriera internazionale de L’estranea conferma la particolarità del progetto. Coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, il film è stato presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conquistato il Premio ARCA CinemaGiovani come miglior film italiano, per poi ottenere il secondo posto nel premio del pubblico della sezione Midnight Madness al Toronto International Film Festival. A settembre è arrivata anche la designazione ufficiale dell’Italia per la categoria Miglior film internazionale agli Oscar 2027. Una scelta tutt’altro che scontata, considerando che tradizionalmente il nostro cinema si presenta agli Academy Awards con opere drammatiche, storiche o fortemente legate alla tradizione autoriale nazionale.

Il giudizio: un film coraggioso, imperfetto e decisamente da vedere

L’estranea non è un’opera accomodante. Richiede attenzione, disponibilità a confrontarsi con immagini disturbanti e una certa tolleranza verso un’esperienza sonora e visiva talvolta volutamente esasperata. Eppure, proprio nella sua capacità di spingersi oltre i confini consueti del racconto cinematografico, trova la propria identità.

Strippoli dimostra di possedere una personalità registica riconoscibile e il coraggio di percorrere territori ancora relativamente poco frequentati dal cinema italiano contemporaneo. La sua ambizione non è soltanto spaventare, ma utilizzare la paura per indagare le debolezze umane.

Alla fine della proiezione rimane una domanda in sospeso: siamo davvero padroni delle nostre scelte oppure trascorriamo l’esistenza cercando disperatamente di convincerci di esserlo?

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Picchiava donne a caso per strada: il terrore di Milano finisce in manette a Roma

22 October 2026 at 06:15

Condannato per una serie di violenze contro passanti nel capoluogo lombardo, il 24enne era irreperibile da luglio. I carabinieri lo hanno individuato in via Giolitti: sconterà la pena a Regina Coeli.

La fuga è finita fra i marciapiedi affollati dell’Esquilino e il via vai di viaggiatori della stazione Termini. È qui che i carabinieri hanno rintracciato A.S., 24 anni, di origine senegalese, ricercato dopo la condanna per una serie di aggressioni ai danni di donne a Milano. Un caso che aveva seminato paura tra Porta Venezia e la Stazione Centrale: sette episodi, vittime scelte apparentemente a caso e violenze senza alcuna richiesta di denaro.

Il controllo in via Giolitti e l’arresto a Roma

Domenica 18 ottobre, intorno alle 8, una pattuglia del nucleo Scalo Termini ha fermato il giovane in via Giolitti per identificarlo. La verifica nelle banche dati ha fatto emergere un ordine di carcerazione emesso l’8 ottobre dalla Procura di Milano. A.S., dichiarato irreperibile a luglio, deve scontare un residuo di un anno, nove mesi e 17 giorni di reclusione. Dopo gli accertamenti è stato trasferito nel carcere romano di Regina Coeli.

Sette donne colpite per strada: il terrore a Milano

Secondo la ricostruzione degli investigatori, fra agosto e ottobre 2025 il giovane prendeva di mira donne che camminavano sole, sorprendendole con calci, pugni e spinte. Nessuna rapina: l’aggressione sembrava essere l’unico scopo.

In via Boscovich una 61enne riportò lesioni con 60 giorni di prognosi. La notte del 5 ottobre, nel giro di mezz’ora, quattro donne furono assalite tra via Tadino e via Castaldi. Una 32enne, colpita al volto mentre era a terra, subì la frattura del setto nasale. Le telecamere di sorveglianza permisero alla polizia milanese di ricostruire gli spostamenti del sospettato, riconoscibile anche per gli abiti vistosi e alcune ciocche bionde. Nell’ottobre 2025 arrivò il primo arresto a Milano.

Undici identità e un precedente alla stazione Termini

Gli accertamenti rivelarono 43 fotosegnalamenti e 11 alias utilizzati dal giovane. Fra i suoi precedenti figurava anche una rapina contestata nel luglio 2025 proprio nell’area di Termini, a Roma. Il Tribunale di Milano lo ha condannato il 1° aprile 2026; la sentenza è diventata definitiva il 18 maggio. Ma quando è arrivato il momento di eseguire la pena, il 24enne non era più reperibile.

La ricerca si è conclusa nel cuore della Capitale, a pochi passi dagli stessi binari già comparsi nella sua storia giudiziaria. Restano da ricostruire i movimenti compiuti durante i mesi di irreperibilità.

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22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone

22 October 2026 at 06:00

Il 22 ottobre 1933 Roma si sveglia con un appuntamento decisamente insolito. Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, si trasforma in un gigantesco ring a cielo aperto. Niente cavalli, carrozze o eleganti passeggiate: questa volta volano pugni. E non pugni qualsiasi, perché a distribuirli è Primo Carnera, il gigante friulano diventato pochi mesi prima campione del mondo dei pesi massimi.

22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone
Il manifesto originale dell’incontro

Attorno al quadrato si accalcano, secondo le cronache, circa 70mila spettatori. Un evento dalle proporzioni straordinarie per l’epoca, con un ospite che non ha alcuna intenzione di passare inosservato: Benito Mussolini. Il regime ha organizzato una celebrazione della forza italica. E naturalmente pretende un trionfo.

Due metri di muscoli e un avversario che non vuole cadere

Carnera è un fenomeno anche fuori dal ring: oltre due metri d’altezza, circa 120 chili di peso e due mani che sembrano badili. Nato a Sequals, in Friuli, ha conosciuto la povertà, lavorato in un circo e attraversato l’Atlantico per diventare il primo italiano campione mondiale dei pesi massimi. Di fronte a lui c’è Paulino Uzcudun, pugile basco e campione europeo, un osso durissimo. Carnera lo supera di circa trenta chili e il pubblico pregusta una conclusione rapida. Anche Mussolini vorrebbe un successo per knock-out, possibilmente spettacolare e utile alla propaganda.

Ma lo spagnolo ha evidentemente dimenticato di leggere il copione.

Quindici riprese, una vittoria e qualche mugugno

Il combattimento dura tutte le quindici riprese previste. Carnera attacca, colpisce, domina gran parte dell’incontro, ma Uzcudun resiste ostinatamente. Non cade. Non si arrende. E soprattutto non concede al regime la fotografia tanto desiderata: quella dell’avversario steso al tappeto. Carnera vince nettamente ai punti, conserva il titolo mondiale e conquista anche quello europeo. Eppure, tra gli spettatori c’è chi manifesta delusione. Il gigante ha vinto, ma non nel modo in cui qualcuno aveva stabilito che dovesse vincere.

Una situazione quasi surreale: essere campione del mondo e rischiare di sentirsi rimproverare perché non si è picchiato abbastanza.

Quando lo sport diventava propaganda

L’incontro romano rimane uno dei momenti più significativi nella storia del pugilato italiano. Ma racconta anche un’altra storia: quella di un potere politico che trasforma gli atleti in manifesti viventi. Carnera, celebrato come simbolo di una nazione invincibile, è in realtà un uomo dalla vicenda assai più complessa, segnata da successi, sfruttamento economico e sconfitte.

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“Così le manifestazioni pacifiche potrebbero degenerare rapidamente”. Cortei a Milano e in tutta Italia, scatta l’alert dell’ambasciata Usa

22 October 2026 at 05:51

“Proteste, dimostrazioni e raduni potrebbero verificarsi in tutta Italia nei prossimi giorni. Le recenti dimostrazioni a Milano e Bologna hanno portato a saccheggi e scontri violenti. Altri dimostranti potrebbero riunirsi nelle piazze del centro città e vicino alle principali stazioni ferroviarie. Anche le dimostrazioni pensate per essere pacifiche possono degenerare rapidamente. Le autorità locali potrebbero aumentare le misure di sicurezza, inclusi blocchi stradali, restrizioni al traffico o un maggior numero di agenti di polizia nelle zone dove si svolgono le dimostrazioni. Ci si aspetta un maggiore spiegamento di polizia intorno ai siti turistici, i nodi di trasporto e le scuole”. Questo è l’alert postato dall’ambasciata Usa in Italia.

“Credo che i giovani debbano essere non solo rispettati, aiutati anche a superare dei momenti di difficoltà e di crisi e anche a tenerli lontani da fenomeni di illegalità. Purtroppo abbiamo visto che nelle situazioni in particolare del Nord Italia tra coloro che hanno distrutto negozi, distrutto beni pubblici c’erano tantissimi minorenni. Siamo preoccupati per loro, per l’educazione che gli è stata data, per l’assenza evidentemente di principi, di regole che devono rispettare”. Lo afferma il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a Tg2 Post sulle nuove misure sulla sicurezza prese dal governo anche in vista delle manifestazioni previste per sabato prossimo.

“Tutta la comprensione possibile per i ragazzi, però chi sbaglia, chi danneggia i beni degli altri non può restare impunito. Questo vale per gli adulti e io credo in termini pedagogici valga anche per i ragazzi, con sanzioni commisurate ovviamente non solo al crimine ma anche che tengano conto dell’età dei di chi le commette”, conclude Lollobrigida.

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Elezioni di midterm, Trump è sotto di dieci punti. Popolarità del presidente al minimo storico: ecco a quanto è scesa

22 October 2026 at 04:49

Il Partito Democratico entra nella fase finale della campagna elettorale per le elezioni di midterm con un vantaggio di 10 punti percentuali sui Repubblicani a livello nazionale. Lo dicono i risultati dell’ultimo sondaggio della Cnn, secondo cui più di tre quarti degli elettori vedono in queste elezioni l’opportunità di un cambiamento. La popolarità del presidente Usa, Donald Trump, è scesa al 32%, nuovo minimo storico: gli elettori esprimono una diffusa insoddisfazione sia per l’economia che per lo stato del Paese.

Sentimenti negativi penalizzano il Partito Repubblicano nel suo tentativo di mantenere il controllo del Congresso, anche se alcuni elettori esprimono scetticismo sul fatto che una vittoria democratica possa portare a miglioramenti significativi. Il vantaggio dei Democratici (49% contro 39%) è il più ampio registrato nei sondaggi della Cnn da poco prima delle elezioni del 2020, e si basa su ampi margini tra i tradizionali pilastri che sostengono il partito, come gli elettori afroamericani, gli ispanici, le donne e i giovani adulti.

“Chi è il tizio che ha sferrato il pugno, mi è piaciuto molto“. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, dopo che un manifestante in South Carolina è stato colpito da un pugno da un suo sostenitore. Durante un comizio del presidente all’Università di Clemson, è salita la tensione e diversi contestatori sono stati allontanati. A quanto pare, riferisce il Guardian, un manifestante è stato colpito con un pugno da un partecipante al comizio e Trump non ha nascosto la sua soddisfazione.

“È stato fantastico, amico. Wow. Mi è piaciuto tantissimo“, ha detto il presidente. “Chi è quello che ha tirato il pugno?”, ha aggiunto. “Mi hai ricordato Evander. Il vero Holyfield”, ha detto riferendosi all’ex campione dei pesi massimi. Bisogna dar loro atto del loro merito. Ci vuole coraggio per farlo”. Sui social sono stati diffusi video che mostrano un altro presunto sostenitore del presidente mentre colpisce alla nuca un altro manifestante, che è stato poi scortato fuori dalla polizia.

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Auto e Moto d’Epoca 2026 apre a Bologna: tutte le novità

22 October 2026 at 04:41

Fino al 25 ottobre BolognaFiere ospita grandi auto da corsa, moto leggendarie, Ferrari rare e collezionisti internazionali.

Auto e Moto d’Epoca 2026 apre oggi, 22 ottobre, a BolognaFiere e fino a domenica 25 trasforma il quartiere fieristico in una grande vetrina del motorismo storico. Il salone richiama collezionisti, musei, restauratori, commercianti e appassionati da numerosi Paesi, intrecciando cultura automobilistica e mercato delle vetture d’epoca. A dare il tono all’edizione sono le regine dell’endurance, le moto del Motomondiale e alcuni esemplari unici che raramente escono dalle collezioni.

Icons of Speed: l’endurance entra nella leggenda

Il cuore espositivo è Icons of Speed – Endurance Legends, percorso dedicato alle grandi gare di durata: dalla 24 Ore di Le Mans a Daytona, passando per Monza e Nürburgring. Dodici auto riunite nella mostra, affiancate da altrettante vetture distribuite nei padiglioni, raccontano come l’innovazione tecnica abbia cambiato il modo di affrontare velocità, affidabilità e strategie di gara.

Fra i nomi più attesi figurano la Porsche 917, simbolo di un’epoca irripetibile, la Porsche 956 Rothmans, la Sauber C9, la Bentley EXP Speed 8 e la Lancia LC1. Non è soltanto una sfilata di carrozzerie celebri: la selezione mette a confronto soluzioni aerodinamiche, motorizzazioni e filosofie progettuali nate per resistere per ore ai limiti della meccanica.

Honda e le grandi moto da Gran Premio

La sezione motociclistica attraversa mezzo secolo di corse e modelli da collezione. Honda Motor Europe porta a Bologna motociclette provenienti anche dalla Honda Collection Hall di Motegi. Spiccano le NSR500 di Eddie Lawson e Mick Doohan e la RC211V di Valentino Rossi: macchine che permettono di ripercorrere il passaggio dalle 500 due tempi alla nuova stagione della MotoGP.

Alle protagoniste del Mondiale si aggiungono le rare 500 da Gran Premio di Best Bikes Garage e Prestige Bikes, area dedicata alle due ruote più ricercate. Nello spazio Youngtimer Dreams trova posto anche la Honda RC213V-S, versione stradale ispirata alla MotoGP e difficile da incontrare dal vivo. Torna inoltre l’Italian Motorcycle Championship – Custom Bike Show, con interpretazioni personalizzate della cultura motociclistica.

Ferrari, Lamborghini e i pezzi da collezione

Il fascino delle auto storiche passa anche attraverso le storie dei proprietari. Tra gli esemplari annunciati ci sono una Ferrari 348 TB legata al periodo italiano di Ayrton Senna e la Ferrari 166 MM Barchetta verde e blu acquistata, con grande riservatezza, da Gianni Agnelli. Due vetture molto diverse, unite dalla capacità di evocare protagonisti e atmosfere della storia dell’automobile.

Il Museo Ferruccio Lamborghini espone la Miura SV appartenuta personalmente al fondatore, nell’anno del sessantesimo anniversario della Miura. Mercedes-Benz celebra i 140 anni dalla nascita dell’automobile, mentre la De Dion-Bouton Type V del 1904 è indicata come la quattro ruote più antica presente in fiera. Un arco temporale che va dai pionieri della motorizzazione alle supercar entrate nel mito.

Il mercato internazionale sceglie Bologna

Accanto alle esposizioni, il salone rafforza il proprio peso commerciale. Debutta la Galleria Aaldering e tornano operatori europei come Metropole e OldtimerFarm; la collaborazione con InterClassics Brussels amplia ulteriormente i contatti oltreconfine. Per chi compra, vende o restaura, la manifestazione offre un punto d’incontro fra domanda internazionale, competenze specialistiche e veicoli di pregio.

Il dialogo tra espositori, collezionisti e restauratori è uno dei tratti distintivi dell’appuntamento: qui un’auto non viene osservata soltanto come oggetto di design, ma anche per provenienza, qualità del restauro e originalità dei componenti. Aspetti decisivi in un mercato in cui storia e autenticità incidono sul valore.

Non mancano Alfa Romeo Heritage, il padiglione APT/Motor Valley, ASI Village e lo spazio istituzionale ACI. L’European Corvette Day – Italy, organizzato con il coinvolgimento del National Corvette Museum, aggiunge un capitolo statunitense al programma. Ricambi, automobilia, modellismo e orologi da collezione completano una proposta rivolta sia ai professionisti sia a chi cerca il dettaglio giusto per la propria passione.

Quattro giorni tra cultura e passione motoristica

Per Mario Carlo Baccaglini, presidente di Intermeeting, l’obiettivo è far vivere il patrimonio storico anche alle nuove generazioni, valorizzando persone e innovazioni oltre ai veicoli. L’amministratore delegato Luciano Rizzi sottolinea invece il rafforzamento della partecipazione estera. Antonio Bruzzone, ceo di BolognaFiere, lega il significato dell’evento alla Motor Valley e alla sua tradizione industriale.

Dal 22 al 25 ottobre 2026, Auto e Moto d’Epoca Bologna propone dunque molto più di un’esposizione statica: dalle sport-prototipo alle due ruote da gara, fino ai rarissimi pezzi con una storia da raccontare, il pubblico può leggere l’evoluzione dei motori attraverso le macchine che l’hanno resa possibile. È qui che la memoria del passato incontra il presente del collezionismo europeo.

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Maserati, centenario del Tridente: le novità ad Auto e Moto d’Epoca

22 October 2026 at 04:32

Dal 22 al 25 ottobre Maserati celebra il centenario del Tridente a Bologna con Ghibli SS, GranTurismo Trofeo e il programma Classiche.

La storia di Maserati torna nella città in cui nacque nel 1914. Dal 22 al 25 ottobre 2026, la Casa modenese partecipa alla 43ª edizione di Auto e Moto d’Epoca, a BolognaFiere, con un’esposizione dedicata a due interpretazioni del granturismo italiano: la Ghibli SS Coupé del 1972 e la GranTurismo Trofeo da 590 CV. Le vetture, ospitate nello stand Motor Valley, mettono a confronto cinquant’anni di tecnica, design e prestazioni, mostrando come il marchio abbia declinato nel tempo il concetto di automobile sportiva destinata anche ai lunghi viaggi. La presenza alla rassegna assume un significato particolare nell’anno del centenario del Tridente, simbolo che debuttò sulle vetture da competizione nel 1926. Per il pubblico del salone, il confronto diretto fra una sportiva degli anni Settanta e un modello contemporaneo offre anche una lettura concreta dell’evoluzione dell’automobile: dal ruolo dominante della meccanica al crescente peso dell’elettronica, senza abbandonare il rapporto fra forme e funzione.

Dal 1914 alla Tipo 26: le radici della leggenda

Bologna non è una tappa casuale. Qui venne fondata l’azienda Maserati e alla Fontana del Nettuno si ispira l’emblema del Tridente. Nel 1926 la Maserati Tipo 26, guidata da Alfieri Maserati, conquistò alla Targa Florio la vittoria di classe e l’ottavo posto assoluto: fu l’inizio di una lunga tradizione agonistica. Il salone bolognese collega dunque le origini del marchio alla sua produzione attuale, mentre la ricorrenza dei cento anni riguarda specificamente il simbolo e il debutto sportivo, non la fondazione dell’azienda.

Ghibli SS Coupé 1972: il fascino del V8 italiano

La Maserati Ghibli compie nel 2026 sessant’anni dalla presentazione al Salone di Torino del 1966. La linea, firmata da Giorgetto Giugiaro per Ghia, colpì per il cofano allungato, il profilo basso e la coda filante. Alla base delle proporzioni c’era anche una soluzione tecnica: il V8 con lubrificazione a carter secco, collocato in posizione ribassata. Dopo il lancio commerciale della Coupé nel 1967 e l’arrivo della Spyder nel 1969, il 1970 segnò l’introduzione della versione SS con motore da 4,9 litri. L’esemplare esposto a Bologna fu prodotto il 3 luglio 1972 ed era destinato inizialmente al mercato tedesco. Il suo V8 alimentato a carburatori sviluppa 335 CV a 5.500 giri/min, trasmessi alle ruote da un cambio manuale ZF a cinque marce. La velocità massima dichiarata è di 280 km/h, un dato notevole per una 2+2 degli anni Settanta. La Ghibli dimostra quanto lo stile fosse legato alle scelte meccaniche, non soltanto alla ricerca estetica. La configurazione a motore anteriore e la cura per le finiture esprimevano un’idea di sportività diversa da quella di una vettura da circuito: velocità elevate, carattere distintivo e abitabilità per affrontare anche viaggi lunghi. La sua storia è oggi un elemento rilevante per il collezionismo, oltre che per il patrimonio stilistico italiano.

GranTurismo Trofeo: 590 CV e tecnologia Nettuno

Di fronte alla classica, la nuova Maserati GranTurismo Trofeo interpreta il medesimo tema con tecnologie moderne. La vettura esposta, nella tinta Verde Giada, monta il V6 Nettuno 3.0 biturbo da 590 CV e 650 Nm, dotato di combustione a precamera derivata dall’esperienza nelle competizioni. Secondo i dati del costruttore supera i 320 km/h e abbina il motore alla trazione integrale. Lo scarico sportivo, i cerchi dedicati e le finiture in fibra di carbonio ne sottolineano l’impostazione prestazionale. Nell’abitacolo, Alcantara e carbonio a vista richiamano il mondo delle corse, mentre l’architettura da granturismo punta a conservare comfort e versatilità nei trasferimenti prolungati. La differenza rispetto alla Ghibli SS è soprattutto nel modo in cui elettronica, gestione della trazione e sistemi di bordo partecipano alla dinamica di guida. Anche l’impostazione della vettura cambia: materiali, interfacce digitali e soluzioni di controllo sostituiscono molte delle risposte puramente meccaniche tipiche del passato. Resta però la volontà di distinguersi dalle sportive più estreme attraverso una maggiore attenzione alla fruibilità quotidiana.

Una seconda Ghibli SS e due incontri il 23 ottobre

La presenza Maserati prosegue nello spazio della Fédération Internationale des Véhicules Anciens (FIVA), dove è esposta un’altra Ghibli SS Coupé, costruita nel 1970. Venerdì 23 ottobre, inoltre, sono previsti due appuntamenti nello stand ACI – ACI Storico, al Padiglione 25, stand A10-B11. Alle 11:00 Cristiano Bolzoni, responsabile di Maserati Classiche, interviene a “Dentro la fabbrica del mito”, dedicato ai dipartimenti Heritage e alla conservazione della memoria automobilistica. Alle 15:00 Davide Baldini, responsabile di Maserati Fuoriserie, partecipa all’incontro “120 anni AC Bologna e 100 anni del Tridente Maserati”. Il programma affianca all’esposizione delle vetture il racconto del lavoro svolto dietro le quinte sul patrimonio storico.

Maserati Classiche: certificare e custodire la storia

A Bologna i visitatori possono approfondire anche le attività di Maserati Classiche, il programma avviato a Modena nel 2021 per la tutela delle vetture del marchio. Oggi il progetto rientra in BOTTEGAFUORISERIE e comprende archivi, attività di conservazione e servizi specialistici. Tra questi spicca la Certificazione di Autenticità, rilasciata dopo una valutazione di esperti che confrontano caratteristiche tecniche del veicolo, documentazione e registri storici della Casa. Il servizio riguarda vetture con oltre vent’anni di vita, oltre a modelli speciali e serie limitate. Le Officine Classiche e realtà come la Collezione Maserati Umberto Panini contribuiscono a rendere accessibile una tradizione che il marchio intende valorizzare anche nelle sue auto più recenti. La sfida è tenere insieme memoria industriale e innovazione, come suggerisce il dialogo tra Ghibli SS e GranTurismo Trofeo.

Maserati, centenario del Tridente: le novità ad Auto e Moto d’Epoca
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Guerra in Ucraina, altra notte da incubo a Kiev: ripetuti attacchi missilistici russi: 13 esplosioni in otto minuti

22 October 2026 at 04:30

Missili balistici lanciati dalle forze russe hanno colpito diverse località di Kiev, ferendo sei persone e causando esplosioni che hanno scosso la città. Lo riferiscono i media ucraini. Intorno alle 2 del mattino (ora locale) nel quartiere di Dniprovsky sono stati colpiti due edifici residenziali e “potrebbero esserci persone intrappolate sotto le macerie”, secondo quanto dichiarato dal sindaco, Vitali Klitschko, citato dal Kyiv Independent. Un’ora più tardi missili balistici hanno nuovamente preso di mira la capitale: almeno 13 esplosioni hanno scosso la città in meno di otto minuti. Una terza ondata di esplosioni è stata avvertita intorno alle 3:35.

Un edificio adibito a struttura medica è stato danneggiato nel quartiere di Pecherskyi, mentre nel quartiere di Sviatoshynskyi, a seguito di un attacco nemico, è scoppiato un incendio all’interno di un ristorante”, ha riferito l’Amministrazione militare della città. Massiccio attacco di droni ucraini verso Mosca. Secondo quanto riferito dal sindaco della capitale russa, Sergei Sobyanin, tra le 20.30 di ieri e le 4 di oggi, 650 velivoli senza pilota hanno sorvolato la zona, la gran parte dei quali sono stati abbattuti.

Le forze ucraine hanno colpito con un attacco di droni la città russa di Lipetsk, importante centro industriale e capoluogo dell’omonima provincia, a 335 chilometri a est del confine ucraino. Secondo quanto riportato dal Kyiv Independent, nell’attacco è stato colpito un edificio di diversi piani e sono state udite esplosioni in città. Testimoni oculari hanno diffuso video che sembrano mostrare droni ucraini che sorvolano la città a bassa quota e fiamme che illuminano il cielo notturno. Lipetsk ha una popolazione di circa 500.000 abitanti e ospita l’acciaieria di Novolipetsk, un imponente impianto che assicura il 20% della produzione totale di acciaio grezzo della Russia ed è il più grande stabilimento siderurgico del paese.

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Prandini (Coldiretti): Il blocco dell’autotrasporto ha conseguenze anche per gli agricoltori

22 October 2026 at 01:15

(Agenzia Vista) Roma, 21 ottobre 2026
“Sul tema del blocco dell’autotrasporto, in termini più generali, paradossalmente ancora una volta rischiano proprio di essere gli agricoltori, oltre che i cittadini, a pagarne le conseguenze. Soprattutto per quanto riguarda i prodotti cosiddetti freschissimi, penso a tutto il comparto dell’ortofrutta o il comparto lattiero caseario. Noi anche ieri abbiamo interloquito con le istituzioni per cercare di favorire un accordo con tutto il sistema dell’autotrasporto. Solo con una mediazione di carattere politico e con lo stanziamento di nuove risorse riusciremo a recuperare una situazione di normalità”. Lo ha detto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini a margine del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione.
Coldiretti
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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