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La salute mentale degli studenti non si tutela con i voucher e non si risolve con gli slogan

15 October 2026 at 03:45

Scuola

Pochi giorni dopo la Giornata mondiale della salute mentale restano i numeri: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona su sette convive con un disturbo mentale, e nel mondo i disturbi d’ansia riguardano quattrocentosettanta milioni di persone, tra cui centoquarantasei milioni di bambini e adolescenti. Eppure, mentre si ripete la promessa del «aiuteremo tutti», in Italia si discute ancora se serva uno psicologo nelle scuole.

La Lega propone due ore al mese obbligatorie di educazione psicologica in ogni classe, fino alla fine delle superiori, dedicate ad ascolto, confronto e prevenzione, per intercettare il disagio prima che possa trasformarsi in qualcosa di più grave.

Per garantire il servizio è ipotizzata l’assunzione di diciottomila docenti psicoterapeuti, a partire dalle scuole superiori, per estendere poi il modello a medie ed elementari. «L’obiettivo – spiega il promotore Armando Siri – è fornire agli studenti strumenti per la gestione delle emozioni, prevenire le situazioni di disagio e sviluppare competenze psicologiche che possano accompagnarli nel loro percorso di crescita».

Il finanziamento sarebbe affidato a un’addizionale Ires dello 0,65 per cento sulle società di capitali con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.

A prima vista, una proposta sensata. Poi arriva la nota di Pro Vita e Famiglia, che la boccia sostenendo che la scuola non è un ambulatorio e che i giovani non sono casi clinici né disturbi da correggere. Con questa logica, verrebbe da chiedersi se anche bullismo e violenza debbano essere archiviati come semplici litigi tra compagni.

Il ministro Valditara boccia l’idea del suo stesso partito («Lo psicologo a scuola? Una sciocchezza») e rivendica AscoltaMI: un voucher da duecentocinquanta euro per cinque colloqui online a studente, con una dotazione di 18,5 milioni di euro l’anno, che raggiungerebbe appena settantaquattromila studenti: uno su ventidue.

Cinque colloqui, peraltro online, che nelle intenzioni del ministro dovrebbero funzionare da rete di sicurezza contro bullismo, violenza ed emarginazione: fenomeni che richiedono continuità, ascolto e conoscenza del contesto. Il disagio, infatti, non si presenta su appuntamento e non scompare quando finisce il voucher.

Il quadro è quello di buone intenzioni senza programmazione e con fondi drammaticamente insufficienti: nel 2025 solo una persona su cinquantasette ha avuto accesso a un sostegno psicologico gratuito, e lo Stato ha finanziato il bonus psicologo per appena 6.300 persone a fronte di trecentosessantamila domande.

Da «Diritto a Stare Bene» arriva una proposta che prova a spostare il focus: un emendamento alla prossima legge di bilancio chiede di superare voucher, sportelli e presenze occasionali per inserire stabilmente lo psicologo nella scuola.

Il progetto prevede l’assunzione a tempo pieno di seicento psicologhe e psicologi, uno per ogni istituzione scolastica coinvolta, con almeno due terzi delle ore svolte in presenza, nelle classi e nei diversi plessi.

Con una spesa di trenta milioni di euro, la misura consentirebbe di raggiungere nel 2027 mezzo milione di studenti. Un solo dato resta certo: senza provvedimenti concreti rischiamo di perdere un’intera generazione, e per questo esame non esiste la sessione di recupero a settembre.

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