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Donazione di rene madre-figlia, storia di Iris e del terzo trapianto ricevuto: “Come sta la mamma?”

18 October 2026 at 10:48

La prima domanda, appena sveglia in terapia intensiva, è stata per la mamma: “Come sta la mamma?”. Iris, 23 anni, aveva appena affrontato un intervento delicato, il trapianto di un rene donato dalla madre Lidia, 49 anni. Eppure, al risveglio, il suo pensiero è andato subito alla donna che le ha appena dato una nuova possibilità. Una storia di malattia, attese e legami familiari che si è compiuta ieri all’ospedale Borgo Trento di Verona, dove madre e figlia si trovano ora entrambe ricoverate in terapia intensiva. Ci resteranno anche nei prossimi giorni.

Iris è affetta da fibrosi cistica e nel corso della sua vita ha già dovuto affrontare due trapianti bipolmonari, nel 2012 e nel 2019, a Padova. Il trapianto renale rappresenta un nuovo passaggio in un percorso sanitario complesso, affrontato insieme alla famiglia e ai professionisti che la seguono da anni.

A raccontare la vicenda è Nicole, sorella di Iris, che sottolinea il significato dell’intervento al di là dell’aspetto clinico: “Racconta non soltanto la complessità di convivere con una malattia cronica e affrontare interventi così delicati, ma anche la forza di una famiglia che non ha mai smesso di lottare e il valore inestimabile della donazione“.

La scelta della madre e l’attesa del trapianto

La famiglia Stan vive a Val Liona, in provincia di Vicenza, ma Iris è seguita fin da piccola all’ospedale Borgo Trento. Nel tempo si è così consolidato un rapporto con la comunità sanitaria veronese, che ha accompagnato la giovane nelle diverse tappe del suo percorso. La decisione di procedere con una donazione da vivente è stata legata anche ai tempi di attesa per un organo compatibile. “La lista dei trapianti può arrivare anche a due anni”, spiega Nicole. In questi mesi entrambi i genitori si sono sottoposti agli esami necessari per verificare la possibilità di donare un rene alla figlia. Alla fine, la scelta è ricaduta sulla madre, risultata leggermente più in salute e più compatibile.

“Mia madre e mio padre hanno fatto tutti gli esami in questi mesi, ma mia madre era leggermente più in salute e più compatibile. E fortunatamente qualche giorno fa ha avuto il via libera”, racconta Nicole. Per Lidia, dunque, la possibilità di donare è arrivata dopo un percorso di verifiche e accertamenti. Per Iris, invece, si è concretizzata l’opportunità di affrontare il trapianto senza dover attendere i tempi, potenzialmente lunghi, della lista.

“Sono doloranti, però è una cosa che aspettavamo da tanto”

Le ore successive all’intervento sono quelle del recupero e dell’assistenza medica. Entrambe sono ricoverate in terapia intensiva e, come riferisce Nicole, sono ancora doloranti. Ma alla sofferenza fisica si accompagna il sollievo per aver finalmente affrontato un’operazione attesa a lungo. “Sono doloranti, però è stata una cosa che aspettavamo da tanto”, racconta la sorella. “I tempi per gli esami sono un po’ lunghi, però sono entrambe molto contente di essere riuscite a fare questo trapianto”.

L’intervento rappresenta anche un traguardo per l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona: è il 106esimo trapianto di rene eseguito nel 2026, dopo il superamento della soglia dei cento interventi all’inizio del mese. Ma per la famiglia Stan il significato di quel numero passa soprattutto attraverso una storia personale, fatta di cure, attese e sostegno reciproco. “Dietro ogni trapianto ci sono persone, famiglie, professionisti sanitari e nuove possibilità di vita”, sottolinea Nicole. Ora madre e figlia affrontano insieme i primi giorni dopo l’intervento. E quella domanda pronunciata da Iris al risveglio, “Come sta la mamma?”, restituisce in poche parole il legame che attraversa tutta la loro storia: anche dopo un’operazione così importante, il primo pensiero della figlia è stato per chi,

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“Un ottimo segnale per il recupero”, lo pneumologo sulle dimissioni di Papa Leone XIV dopo l’intervento al polmone

17 October 2026 at 15:07

Le dimissioni di Papa Leone XIV dopo cinque giorni di ricovero al Policlinico Gemelli rappresentano un segnale incoraggiante per il recupero dopo l’intervento chirurgico al polmone destro. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), che invita però ad attendere gli esiti degli esami per delineare con maggiore precisione i prossimi passi. Martedì 13 ottobre il Pontefice è stato sottoposto a un intervento per l’asportazione di un adenocarcinoma, un tumore maligno del polmone destro. Il fatto che abbia potuto lasciare l’ospedale dopo pochi giorni è, secondo lo specialista, un elemento positivo. Le dimissioni sono “un ottimo segnale, vuol dire che è andato tutto bene“, sottolinea Micheletto.

Dopo un’operazione di questo tipo, una fase importante del recupero riguarda il ripristino della normale espansione del polmone. “Il polmone deve tornare a espandersi completamente. Durante l’operazione, una parte del polmone collassa. Successivamente, deve riespandersi”, spiega lo pneumologo. A favorire il processo è anche un tubo di drenaggio, utilizzato per rimuovere aria e liquidi dalla cavità toracica. I tempi di recupero non sono uguali per tutti e possono variare da paziente a paziente. La rimozione dei drenaggi, osserva l’esperto, è un passaggio favorevole: “È un ottimo segnale perché i medici hanno rimosso i tubi di drenaggio. Ora dovrà fare alcuni controlli più avanti”.

Anche il movimento contribuisce alla ripresa. Non è necessario pensare soltanto a esercizi specifici di fisioterapia respiratoria: “Anche camminare rappresenta una forma di riabilitazione, perché favorisce il recupero della funzionalità respiratoria”. L’attività fisica, svolta gradualmente, aiuta infatti a recuperare la capacità respiratoria e a riprendere progressivamente le normali abitudini. Tra gli elementi favorevoli indicati da Micheletto c’è inoltre l’assenza, per quanto risulta, di patologie respiratorie croniche. “È che il Santo Padre non risulta affetto da patologie respiratorie croniche come la Bpco”, osserva lo specialista, riferendosi alla broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia che può compromettere la respirazione e rendere più complesso il recupero.

Per stabilire come proseguirà il percorso clinico sarà però necessario attendere gli esiti dell’esame istologico, effettuato sui tessuti prelevati durante l’intervento. Un’attenzione particolare sarà riservata ai linfonodi, per verificare se siano presenti cellule tumorali. “In particolare, sarà importante conoscere l’esito dell’esame dei linfonodi, per verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali”, precisa Micheletto. Il risultato potrà contribuire a definire il quadro e le successive indicazioni mediche. “Se i linfonodi risulteranno negativi, il quadro potrà essere più favorevole. In ogni caso, saranno i medici a stabilire il percorso di sorveglianza più appropriato”. Tra le possibilità per seguire nel tempo le condizioni del Pontefice, lo pneumologo indica controlli radiologici periodici: il “monitoraggio potrebbe prevedere una Tac ogni 3-6 mesi, per controllare nel tempo la situazione clinica e verificare che non compaiano nuovi segni della malattia”. Saranno comunque gli specialisti che hanno in cura il Papa a definire tempi e modalità dei controlli sulla base dei risultati degli esami e dell’evoluzione clinica.

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