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“Certo che so’ vecia. Il peggio è passato ma la paura resta. In tv mi lascio travolgere dall’euforia della puntata, ma dentro fa male”: Mara Venier compie 76 anni

22 October 2026 at 08:59

Mara Venier ha spento il 20 ottobre 76 candeline. “Certo che so’ vecia. Ma al posto di incupirmi, ho sorriso”, racconta la conduttrice al settimanale Gente. Non si guarda allo specchio prima. Non lo fa nemmeno ora. “Del tempo che passa non mi importa molto. Non mi sono mai considerata bella, nemmeno quando ero giovane e lo ero davvero, ma non me ne rendevo conto. Ero insicura, vedevo tutte più tutto di me. Ed ero malinconica. Non sono tanto cambiata nel tempo, anzi. Con gli anni emergono le fragilità, si diventa più vulnerabili, vuoi circondarti solo da persone che ti vogliono bene”.

Un traguardo a cui arriva carica, grata e forte. “Sono reduce da un paio di anni complicati. La malattia di mio marito Nicola, prima di tutto – confessa – Quando vedi l’amore della tua vita che per una pancreatite acuta improvvisamente rischia di morire, perché è stato per tre giorni in fin di vita, ti senti franare tutto addosso. Quel momento mi ha provata in modo indelebile. Anche se il peggio è passato, dentro di me il pensiero e la paura restano… Anche se cerco di sorridere e quando sono in tv mi lascio travolgere dall’euforia della puntata, dentro fa male”.

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“Stefano De Martino si è chinato, ha spalancato le braccia e lui gli è saltato addosso riempendolo di bacetti. Si sono subito voluti bene, ha conquistato il suo cuore”: parla la manager del cane Tommasino

20 October 2026 at 11:31

Il cane Tommasino? Per essere al fianco di Stefano De Martino ha dovuto fare un casting e superarlo. A raccontarlo al settimanale DiPiùTv è Giulia Pasqualetti, titolare di “Animal spot”, l’agenzia che cura gli interessi degli animali nello spettacolo. Ma c’è di più… Tommasino, che ha preso il posto di Gennarino, è diventato già una stella della TV: oltre ad avere una manager, ha una accompagnatrice e un addetto stampa, che prende per lui gli appuntamenti. E il settimanale televisivo svela la presenza anche di una carta d’identità, con l’attuale residenza: via Mecenate, presso gli studi Rai di Milano. «Sì, Tommasino è proprio una star e come tale viene trattato. Di cognome fa Capone. Ed è nato il 6 settembre 2025 ed è residente a Milano. Sotto la voce stato civile, al momento, c’è scritto che è in cerca di una compagna e la sua statura è di una “spanna”».

«Per gioco – dice sorridendo Giulia Pasqualetti – Stefano De Martino ha presentato Tommasino in TV come il nipote di Gennarino, cioè il figlio della sorella. Ma lui si è conquistato subito l’affetto del pubblico e ora tutti lo riconoscono per strada: la sua popolarità è al massimo». Ma come si è arrivati alla scelta di Tommasino? «Inizialmente, l’idea di Stefano De Martino e della Rai era quella di scegliere un cane di razza diversa rispetto a Gennarino, che è un Jack Russell. Tant’è che abbiamo presentato a Stefano una ventina di cani, che lui è venuto a conoscere personalmente presso la nostra agenzia. Di questi venti cani, Stefano ne ha selezionati due. Il giorno seguente, Stefano ha fatto il provino finale a questi due cagnolini, ma non è andata bene». Stefano non era soddisfatto di quei cani e allora si è deciso di organizzare un altro giorno di prove con un altro gruppo di cani. «Il giorno dopo De Martino si è messo a scrutarli uno a uno e mentre li “passava in rassegna”, all’improvviso, si è fermato di fronte a Tommasino e ha esclamato: “È lui, voglio lui. Basta”. Così, Stefano si è chinato, ha spalancato le braccia e Tommasino gli è saltato addosso riempendolo di “bacetti”. Si sono subito voluti bene». Incredibilmente «Tommasino era disoccupato, aveva fatto solo qualche pubblicità e aspettava una grande occasione come questa: è talmente entusiasta del lavoro che sta facendo che non salta nemmeno un giorno di lavoro».

E lo sapevate che il cagnolino di Affari Tuoi lavora dal lunedì al venerdì e non più di quattro ore al giorno? E «quando ce n’è proprio bisogno, fa un’ora di straordinari. Pagati. La sua giornata funziona così: tutte le mattine, viene “prelevato” a casa dall’accompagnatrice, che lo fa salire in macchina e lo porta sul set. Tommasino, quando arriva, va subito nel suo camerino dove trova le sue leccornie e la signora che bada al trucco. Poi, appena arriva Stefano De Martino gli corre incontro felice. Tommasino ha conquistato il cuore di Stefano perché oltre a essere molto socievole è un cagnolino con una elevatissima capacità di concentrazione: ha immediatamente capito come funziona il programma…».

E quando Stefano lo chiama in scena lui arriva di corsa. Il premio? Un biscotto al prosciutto o al salmone. Poi l’ultima curiosità: «Tommasino ha una veterinaria che lo visita una volta a settimana per veri!care che le sue condizioni !- siche siano sempre ottimali. La cosa più importante, infatti, è che lui stia bene. Ora, l’unica cosa che manca a Tommasino è una compagna. Lui, infatti, è in cerca di una fidanzatina e spera tanto di incontrarla presto… Ora che è un divo sarà più facile»

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“Scoprire di essere il figlio segreto di Pippo Baudo è stato un trauma molto forte. Mi veniva una nausea terrificante, tremavo, la testa mi girava. Una sera finii in coma per gli psicofarmaci”: parla Alex Baudo

18 October 2026 at 11:43

Scoprire di essere il figlio di Pippo Baudo «fu un trauma molto forte. Non sapevo più chi era mio padre, mi sentivo fuori dal cerchio della famiglia e ingannato da tutti… Iniziai a soffrire di disordine da panico…». È il racconto di Alex, il figlio segreto, fino a quando a 31 anni, non ha scoperto il suo vero padre. Un padre che non si è mai nascosto, non si è mai tirato indietro dalle proprie responsabilità. Alex nel 1993 aveva pubblicato un disco di successo, era appena diventato padre di Sean e come regalo seppe la verità. A raccontargliela fu «mio fratello Riccardo – confessa al settimanale Oggi – Scoprii anche che in molti sapevano la verità, tranne me».

Felicità, stupore, rabbia, panico. Tutto insieme, tutto all’improvviso. «Mi veniva una nausea terrificante, tremavo, la testa mi girava. Un giorno dovevo prendere il tram ma, quando arrivava, non riuscivo a salire. Restavo bloccato… Per tenere sotto controllo gli attacchi di panico, prendevo degli psicofarmaci, una sera ne presi troppi, che mandai giù con un alcolico». Alex confessa anche che «finii in coma, mi salvò la telefonata di un amico che capii che stavo male e avvisò la polizia: entrarono sfondando la porta».

Sempre a Oggi ha raccontato di essersi allontanato da sua madre Mirella Adinolfi. «Il nostro rapporto si irrigidì, parlavamo poco. Mamma era turbata, forse credeva che la ritenessi responsabile, ma non era così. Abbiamo ricucito durante un viaggio in Europa. È mancata tre anni fa e ancora penso “Ora la chiamo”».

E a proposito di chiamate: «Ricordo ancora quando mi disse per la prima volta al telefono “Ciao, sono papà”. Per poco non mi misi a piangere». L’eredità divisa in tre parti uguali tra Alex, sua sorella Tiziana e la segretaria Dina Minna. «È stata una decisione di papà e la rispetto».

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“La commozione mi ha travolta al punto che le lacrime mi solcano il viso senza sosta, mi mancano tantissimo gli animali che ho avuto e sono morti. È un grandissimo lutto”: così Elena di Cioccio

17 October 2026 at 15:24

Segreti, su VanityFair, non è solo una rubrica intima di confessioni di chi ha bisogno di farlo. È anche un angolo un cui Elena Di Cioccio riesce a esprimere i propri sentimenti, rivivere ricordi personali, dare i propri consigli. Uno di questi è sicuramente l’amore. E l’amore, come scrive lei, deve rendere felici. E quando qualcuna le scrive il contrario, Elena risponde così: «L’amore deve far stare bene e non è amore quando non è così! Forse alcune persone si legano a persone sbagliate perché non sanno stare da sole. Personalmente, non accetterei mai una situazione del genere per evitare la solitudine. Spero che questa ragazza se ne renda conto al più presto perché non c’è nulla di più importante della propria vita, della salute e del rispetto per se stessi!».

Tra le tante lettere che hanno colpito Elena ce n’è una dedicata al lutto. «Si supera? Come si supera? L’intensità del cordoglio dipende dall’identità di chi abbiamo perso, dal legame che abbiamo vissuto o dal vuoto che ci lascia?». Domande che si pone. E le risposte? Elena le lascia direttamente ai lettori dopo aver letto la lettere di una donna di 70 anni. “Quello che non riesco a confessare a nessuno – scrive la signora – non riesco a superare il lutto per la morte di un gatto. Giovane, bellissimo, finito sotto un’ auto o una motocicletta. Non era il primo gatto che ho avuto e che mi è morto. Del resto chi ha un animale sa che dovrà affrontarne la perdita. Eppure è passato un anno e mezzo e io ancora piango in segreto. Non riesco a farmene una ragione. E mi vergogno a dirlo, o forse dovrei dire che dovrei vergognarmi, ma la morte di mio padre non è stata così dolorosa per me. Forse perché era anziano e quindi, come dire, rientrava nell’ ordine naturale delle cose”.

Un dolore che riporta Elena ai tempi della sua giovinezza. «Mi hai sbloccato il ricordo di quando mia nonna perse il suo adorato cane Chicco. Mi hai riportato alla memoria i suoi occhi lucidi che, mentre raccontava di lui, guardavano sempre verso il basso, nel punto esatto in cui era abituata a vederlo. Mentre parlava delle sue gesta, Chicco era ancora lì, vicino alle sue caviglie, con il naso rivolto all’insù, in attesa di una sua carezza. Mi commuovo mentre te lo racconto. Perché era mia nonna e perché mi capita la stessa cosa ogni volta che ripenso a Medusa, la mia gatta nera, a Tobia, il mio micio pirata, vissuto oltre vent’anni in barba a ogni più rosea aspettativa, o a Lucifero, Margot, Icio, Storm, Chia e tutti gli altri gatti con cui ho avuto il privilegio di convivere. A questo punto, mia cara, la commozione mi ha travolta al punto che le lacrime mi solcano il viso senza sosta».

Lacrime sincere perché «mi mancano tantissimo, tutti, e non ci posso fare niente. Ma è giusto così, perché nessuno di loro sarà mai sostituibile nel mio cuore…». Un lutto è un lutto «anche se questo genere di lutto viene sottovalutato o banalizzato e molto frequentemente affrontato in solitudine, senza gli strumenti giusti, perdere un animale domestico equivale a perdere un compagno di vita, una presenza quotidiana, un affetto profondo, puro e incondizionato. Un membro della famiglia la cui assenza è difficile da metabolizzare». Poi ancora. «L’animale non se ne andrà via di casa, non metterà su famiglia, non ti tradirà per niente al mondo, perché tu sei il suo mondo. Piuttosto, contribuirà ad alleviare le tue sofferenze e alla felicità della casa, ogni giorno». Questo per dire come che «non sei matta o esagerata: sei afflitta da un grandissimo lutto, che non è giusto considerare eccessivo o “infantile”. E non te lo dico solo io: te lo confermano anche gli esperti!».

Elena Di Cioccio poi parla di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One che conferma quanto la sofferenza per la perdita di un animale da compagnia possa, talvolta, essere così intensa da portare alcune persone a sviluppare il disturbo da lutto prolungato che può durare mesi e persino anni. «Non è il tuo caso, certo, ma ma mi rincuora sapere che il lutto per gli animali sia stato preso scientificamente in considerazione».
«Perciò ti dico che a settant’anni hai tutto il diritto di piangere per un gatto, di commuoverti quando ne vedi uno per strada e persino di raccontare per l’ennesima volta le sue marachelle a qualcuno che magari le ha già sentite. Non c’è un’età in cui dobbiamo diventare ragionevoli a tutti i costi. E, soprattutto, non c’è una scadenza per smettere di sentire la mancanza di chi abbiamo amato. Quanto a tuo padre, non farei classifiche del dolore…».

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