❌

Normal view

“È tornato a Downing Street dopo un piccolo intervento chirurgico ed è in via di ripresa”: l’aggiornamento di Downing Street sul celebre gatto Larry

15 October 2026 at 11:53

Larry, il celebre gatto che dal 2011 vive a Downing Street, era stato avvistato nei giorni scorsi con una cicatrice che aveva fatto crescere molta apprensione sui social. Il governo britannico ha quindi voluto rassicurare tutti i cittadini inglesi circa il gatto noto nel Regno Unito come “Chief Mouser Larry“.

“Il nostro cacciatore di topi, Larry, è tornato a Downing Street dopo un piccolo intervento chirurgico ed è in via di ripresa. Sta molto meglio, ma procede con cautela, un passo alla volta. Siamo grati ai veterinari per le loro cure eccezionali” ha spiegato in un post pubblicato su X l’ufficio del premier Andy Burnham.

Il gatto è arrivato a Downing Street è arrivato dalla Battersea Dogs and Cats Home, dietro la volontà dell’allora premier David Cameron. Il suo ingresso ufficiale nella sede del governo inglese avvene, infatti, il 15 settembre 2011.

Negli anni il gatto è diventato protagonista anche di alcune particolari incursioni durante le visite di capi di stato stranieri. Nel 2019, durante una visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è comparso nella fotografia ufficiale sulla soglia di Downing Street e poche ore dopo è stato visto dormire proprio sotto l’auto blindata del presidente americano.

Our Chief Mouser Larry is back at Downing Street following a minor operation, and is recovering well.

He is feline much better but taking things one paw at a time.

We are grateful to the vets for their outstanding care. https://t.co/ScZ82a5o7n

— UK Prime Minister (@10DowningStreet) October 9, 2026

L'articolo “È tornato a Downing Street dopo un piccolo intervento chirurgico ed è in via di ripresa”: l’aggiornamento di Downing Street sul celebre gatto Larry proviene da Il Fatto Quotidiano.

La Russia ha interferito sulla Brexit, e Londra ammette di non aver indagato abbastanza

12 October 2026 at 06:27

Britain's Prime Minister Andy Burnham delivers his Leader's Speech during the Labour Party Conference in Liverpool, England, Tuesday, Sept. 29, 2026. (AP Photo/Jon Super)

La Russia ha interferito nel referendum sulla Brexit del 2016. La notizia non è poi così sorprendente: voci di questo tipo circolano già dal 2020. Ma stavolta le parole sono del premier britannico Andy Burnham, che ha raccontato di aver chiesto chiarimenti sull’eventuale coinvolgimento di Mosca quando è entrato a Downing Street, ricevendo una risposta affermativa. «Ho posto la domanda quando sono arrivato a Downing Street: c’è stata un’ingerenza russa nel referendum del 2016? Ho avuto una risposta chiara: sì, c’è stata», ha detto in un’intervista al podcast “The Rest Is Politics”.

L’intervento di Burnham segna una discontinuità rispetto alla posizione dei precedenti governi conservatori, che sostenevano non ci fossero prove di un’interferenza russa riuscita nel voto che portò il Regno Unito fuori dall’Unione europea. Burnham, tuttavia, non ha precisato chi gli abbia fornito la valutazione, su quali prove si basi né se le attività russe abbiano effettivamente influenzato il risultato del referendum.

Già nel 2020, una commissione parlamentare britannica che si occupa dell’intelligence aveva criticato il governo e i servizi segreti per non aver indagato adeguatamente sui tentativi di interferenza di Mosca. Secondo il rapporto, non era stata richiesta una valutazione completa delle attività russe, nonostante gli indizi relativi all’uso di media controllati dallo Stato e account sui social network per influenzare la politica britannica. A differenza di quanto avvenuto negli Stati Uniti dopo le presidenziali del 2016, non era stata condotta neppure un’analisi complessiva successiva al referendum.

Per Burnham, rendere pubbliche queste informazioni è oggi particolarmente importante per aiutare le altre democrazie europee a riconoscere le operazioni di influenza straniere. «Credo che sia importante mettere chiaramente a verbale queste cose, anche per aiutare gli elettori in Germania e in Francia a capire che una parte di questa politica è fomentata dai nostri nemici, vale a dire la Russia», ha spiegato. «Siamo stati troppo sulla difensiva e non abbiamo informato abbastanza le persone sulla misura in cui dall’estero si cerca di destabilizzare il processo politico».

Il premier ha affrontato il tema durante la visita a Berlino della scorsa settimana, parlando con il cancelliere tedesco Friedrich Merz della minaccia rappresentata da Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra. Secondo Burnham, Merz ha espresso preoccupazione per i legami tra la formazione e Mosca: «L’AfD è chiaramente legata alla Russia, finanziata, credo». Ha aggiunto che «dalla Russia arriva sicuramente disinformazione e informazione falsa diretta alla politica tedesca».

Londra sta intanto sviluppando un nuovo Centro nazionale per la difesa dell’informazione, incaricato di individuare e contrastare le campagne straniere che mirano a indebolire la democrazia britannica. Il governo ha inoltre annunciato una collaborazione con Berlino contro le minacce ibride.

Le dichiarazioni di Burnham arrivano mentre il premier ha riaperto anche il dibattito sul futuro rapporto con Bruxelles, lasciando aperta la possibilità di un ritorno del Regno Unito nell’Unione europea. La questione russa e quella europea si intrecciano così nella sua strategia: dieci anni dopo il referendum, Londra vuole fare i conti con le possibili interferenze che hanno accompagnato la Brexit e, allo stesso tempo, rivalutare il rapporto politico con il continente.

L'articolo La Russia ha interferito sulla Brexit, e Londra ammette di non aver indagato abbastanza proviene da Linkiesta.it.

❌